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giovedì 24 ottobre 2024

Lago di Annone: contro le alghe serve togliere le fogne!


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Per risolvere il problema dell'eutrofizzazione delle acque del lago di Annone occorre agire - in termini di assoluta priorità - sugli scarichi fognari, che arrivano nel lago attraverso le rogge e i torrenti immissari.

Come risaputo - non da ora ma ormai da svariati decenni - il fenomeno della formazione delle alghe è dovuto all'immissione nel lago, per lo più tramite gli affluenti, di 'nutrienti' che possono avere più origini, le più comuni sono:

  • le acque reflue, ovvero scarichi fognari non collettati che, direttamente o tramite i canali scolmatori, finiscono nelle rogge e torrenti e da qui nel lago;
  • i fertilizzanti (ricchi di azoto e fosforo) utilizzati in agricoltura, che finiscono nei corsi d'acqua e nel lago per dilavamento, soprattutto in coincidenza con le forti piogge.

Finché non si risolverà il collettamento di tutti gli scarichi fognari (anche piccoli) e si interromperà l'uso/abuso dei fertilizzanti in agricoltura, il lago non sarà risanato e periodicamente - soprattutto in coincidenza con periodi di gran caldo a cui purtroppo siamo sempre più abituati - si dovrà assistere alla formazione delle alghe.
Altri interventi ipotizzati o in corso (prelievi ipolimnici dai fondali, ecc.) rischiano di essere un palliativo. I decisori politici non possono non sapere che la priorità per il risanamento delle acque del lago di Annone deve necessariamente passare attraverso l'intercettazione degli scarichi delle fogne.

lunedì 16 ottobre 2023

Emergenza ambientale nel torrente Bevera di Brianza: minacciata la popolazione di gambero di fiume autoctono


Nella notte di mercoledì 11 ottobre 2023, un gruppo di esperti del Comitato per la Difesa delle Bevere e del Fiume Lambro e del Dipartimento di Scienze e Politiche Ambientali dell'Università degli Studi di Milano ha scoperto una grave emergenza ambientale nel tratto iniziale del torrente Bevera di Brianza, sopra località Nava a Colle Brianza. Durante un normale monitoraggio del territorio, sono stati rinvenuti oltre 80 gamberi di fiume autoctono morti in pochi metri di corso d'acqua.

La situazione è particolarmente allarmante poiché è stata colpita l'ultima popolazione ancora abbondante e in buona salute di gambero di fiume del Monte di Brianza, nonché una delle ultime in tutta la Provincia di Lecco. Questa popolazione era miracolosamente sopravvissuta alla lunga siccità del 2022. Il gambero di fiume autoctono è una specie protetta a livello europeo, inclusa nella Lista Rossa come specie a rischio di estinzione. Inoltre, la "Direttiva habitat" classifica l'Austropotamobius pallipes come specie di interesse comunitario, per la quale devono essere individuate "zone speciali di conservazione".

In Lombardia, il gambero italiano è tutelato dal 1977, con divieto di cattura, trasporto e commercio, vietando anche l'alterazione e la distruzione dei loro habitat. Anna Nicolodi, Presidente del Comitato Bevere, ha prontamente allertato gli Enti competenti, incluso il Nucleo Forestale di Lecco e l'ATS della Brianza, e ha concordato un sopralluogo tempestivo, avvenuto lo scorso venerdì 13 ottobre.


Durante l'ispezione, sono stati rinvenuti e campionati altri gamberi moribondi che sono stati inviati all'Istituto Zooprofilattico di Padova, al fine di condurre ulteriori analisi al fine di determinarne le cause della morte. Inoltre, ARPA Lombardia è stata allertata per condurre campionamenti delle acque, in caso di sospetto inquinamento chimico. Nel caso in cui si accertasse la presenza della patologia fungina conosciuta come "peste del gambero", una malattia devastante per questi crostacei, le Istituzioni Sanitarie, in collaborazione con le Amministrazioni locali, dovranno delimitare una zona focolaio per impedire qualsiasi attività umana lungo il corso d'acqua e prevenire la diffusione della malattia.

Il Comitato Bevere lancia un appello alla massima attenzione e chiede che tutte le attrezzature che entrano in contatto con l'acqua dei luoghi potenzialmente contaminati, come il fiume Lambro, il lago di Annone, il lago di Pusiano, il Bevera, ecc., vengano accuratamente disinfettate con candeggina al 4% prima di essere utilizzate altrove.


Il Comitato Bevere esprime profonda preoccupazione per questo grave episodio, che potrebbe essere attribuito a comportamenti umani scorretti in contrasto con la conservazione dell'ambiente e la tutela della biodiversità. Il Comitato Bevere si impegna a collaborare con gli Enti e le Istituzioni per individuare le cause di questa tragedia ambientale e prevenirne il ripetersi.

 

 
Aggiornamento 17/10/2023
 


Per sentire il podcast della trasmissione cliccare qui.

domenica 16 agosto 2020

L'unica “spiaggia” non balneabile della provincia di Lecco si trova sul Lago di Annone

Lago di Annone. Foto Wikipedia


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

Dopo i nuovi dati dell’ATS sulla non balneabilità del lago di Annone, torniamo a ribadirlo: serve più impegno per il risanamento della qualità delle acque. I più recenti dati dell’ATS confermano che l'unica “spiaggia” non balneabile della provincia di Lecco è quella in località Ona di Annone Brianza.

Ecco, i comuni rivieraschi, la Provincia e le altre Istituzioni competenti, devono darsi come principale obiettivo il disinquinamento delle acque. E, in primo luogo, questo deve passare da un controllo a tappeto degli scarichi attivi nelle rogge e nei torrenti immissari. Si tratta infatti di corsi d'acqua spesso molto inquinati, come attestano anche le campagne di rilevazione svolte negli scorsi anni. Sul fronte del disinquinamento secondo noi si sta facendo troppo poco. Occorrono controlli più efficaci sulle tubazioni di scarico, da quelle autorizzate e quelle abusive. Ma anche quelle delle cosiddette “acque chiare” dove spesso confluiscono, oltre alle acque piovane, anche i dilavamenti dei piazzali di zone industriali o scoli provenienti dai terreni agricoli sui quali vengono utilizzati fertilizzanti chimici che aumentano l’apporto di sostanze come il fosforo o l’azoto, che sono causa dell’eutrofizzazione delle acque del lago.

I comuni rivieraschi stanno lavorando molto sulla fruizione turistica dello specchio d’acqua. Ma il lago di Annone può essere bello dal punto di vista paesaggistico e quindi turistico, ma quello che è più importante, in uno specchio d'acqua naturale, è la qualità delle proprie acque.
Questo per evitare situazioni limite come quelle verificatesi nei giorni scorsi nel lago di Sartirana, in cui tonnellate di pesci sono morte a causa della carenza di ossigeno nelle acque, determinata da vari fattori, tra cui il principale è appunto l’inquinamento delle acque del lago che, unito alla riscaldamento delle temperature di questi mesi estivi, crea anossia, un mix letale per i pesci e per l’equilibrio ecologico delle acque.

venerdì 17 gennaio 2014

Le Associazioni ambientaliste per la tutela del Lago di Annone

(fonte immagine: wikipedia)
di Pierfranco Mastalli, Legambiente Lecco e Antonello Bonelli, WWF Lecco

Le associazioni ambientaliste convergono sulla proposta del Parco Monte Barro di individuare il lago di Annone come Sito di Importanza Comunitaria.
Il Progetto “Biodiversità in Rete” rappresenta il primo passo per la realizzazione della rete ecologica locale tra il Fiume Adda e Fiume Lambro passando per il Monte Barro. Nucleo fondamentale della proposta è l’inserimento nella rete ecologica locale del Lago di Annone, con la realizzazione di un importante corridoio ecologico interessante habitat e specie di elevatissimo interesse scientifico-conservazionistico, sia a livello nazionale che continentale.

Oggi il Lago di Annone è completamente privo di tutela e gestione naturalistica, differentemente dagli altri Laghi Briantei disposti entro o in prossimità del corridoio ecologico (Alserio, Olginate, Pusiano e Segrino), tutti istituiti come Siti di Importanza Comunitaria (SIC) ai sensi della Direttiva europea 92/43/CEE, denominata Direttiva Habitat.

Uno degli obbiettivi principali del Progetto “Biodiversità in Rete” è la definizione di una specifica forma di gestione del Lago di Annone. Il Parco del Monte Barro ha già espresso l’intenzione di verificare la possibilità di estensione dell’attuale SIC del Monte Barro al bacino del Lago di Annone, accogliendo in tale modo sollecitazioni più volte comparse sulla stampa locale o in atti pubblici a partire sin dagli anni ’80. Tale opzione, tra l’altro, è già stata dibattuta gli scorsi anni in seno al disciolto Consorzio del Lago di Annone e sarebbe quindi logico che le Amministrazioni Comunali che si stanno impegnando per il risanamento del bacino si ponessero l'obiettivo di tutelare e dare valore aggiunto al contesto ambientale e paesaggistico in cui è inserito il lago di Annone.

La situazione appare oggi matura per assumere una specifica iniziativa che estenda il SIC del Monte Barro al Lago di Annone, secondo confini da concordare con i Comuni lacuali e tali da consentire non solo tutela ma anche e soprattutto la gestione coordinata di un sistema che per sua natura necessita di attenzioni ed investimenti particolari, considerate anche le possibilità di ottenere forme di fruizione sostenibili e rispettose dell’ambiente.

Per questi motivi le associazioni ambientaliste condividono la strategia di conservazione individuata dal Parco Monte Barro che punta a coinvolgere i Comuni che si affacciano sul lago di Annone, per creare le fondamenta per una concreta rete ecologica in grado di fermare e contrastare gli effetti dell'urbanizzazione che frammenta e trasforma il nostro ambiente naturale.

Grazie anche agli investimenti dell'ultimo decennio delle amministrazioni locali finalizzati al recupero di una buona qualità delle acque del lago attraverso la depurazione delle acque ed il sifonamento dei fondali, interventi che stanno dando in primi positivi risultati, ecco ora il momento per imboccare un percorso parallelo che consenta di istituire un adeguato livello di protezione alle sponde ed al lago, alla vegetazione esistente ed alla fauna, alla rete idrografica ed ai territori gravitanti sul lago che compongono insieme un prezioso mosaico di ecosistema lacustre prealpino.

Lo strumento del SIC prima e del parco naturale poi saranno scelte fondamentali per conseguire la protezione necessaria a tutelare uno tra i più interessanti e significativi laghi prealpini, sotto l'aspetto ambientale e paesaggistico.

Info:
- lecco@legambiente.org
- sezione@wwf.lecco.it

martedì 19 novembre 2013

Grazie al WWF nuove ali solcano i cieli lecchesi

Lo stagno di Prà Pozzetto
Un’intera giornata “spesa” per la natura quella di sabato 16 novembre per gli attivisti del WWF Lecco, impegnati in una serie di attività all’interno dell’area protetta del Parco Regionale del Monte Barro.

Suddivisi in gruppi e coordinati dal vicepresidente dell’Associazione, Raoul Manenti, la mattina è stata dedicata a tre distinte attività:
  • monitoraggio delle casette per insetti posizionate in primavera in quattro diversi punti all’interno dell’area protetta. Il progetto, denominato BarroBugBox, gode del contributo dell’associazione di apicoltura Apilombardia, per favorire la presenza e la diffusione di insetti impollinatori;
  • campionamento dei macroinvertebrati in alcuni ruscelli, nell’ambito del progetto per la tutela del Gambero di fiume;
  • manutenzione naturalistica dello stagno di Prà Pozzetto;
Proprio nell’area di Prà Pozzetto, nel cuore del Parco del Monte Barro, il momento più emozionante della giornata con il rilascio di alcuni rapaci (tra cui una poiana, tre gheppi e uno sparviere), che gli attivisti del WWF Lecco hanno restituito alla vita libera.

Poiana
Gheppio
Sparviere
Erano stati ritrovati feriti, centrati da colpi di fucili da caccia e recuperati con i pallini di piombo conficcati nello sterno, alcuni con lesioni alle zampe o alle ali. Animali protetti dalla legislazione italiana ed europea ma ugualmente vittime di cacciatori senza scrupoli che il più delle volte, dopo averli presi a fucilate, li abbandonano agonizzanti in quanto il rischio di essere sorpresi con un esemplare abbattuto è troppo alto...
Dopo lunghe cure e terapie riabilitative presso il CRAS (Centro Recupero Animali Selvatici) dell’Oasi WWF di Valpredina (BG), hanno ripreso il volo dalle pendici del Monte Barro, in una bella giornata autunnale, seguiti dagli sguardi ammirati di numerosi presenti all’evento.

Nel pomeriggio, in un luogo più idoneo nei pressi del lago di Annone, la liberazione di uno splendido gufo di plaude, vittima di avvelenamento e anch’esso recuperato al volo dalle cure dei veterinari del CRAS WWF.

Gufo di palude


A seguire il Consiglio Direttivo dell’Associazione e gli attivisti si sono riuniti per una prima programmazione delle attività 2014. Tante le idee, dai corsi naturalistici al monitoraggio delle specie aliene, dalle tradizionali uscite alla ricerca della salamandra nera al progetto di un giardino per farfalle, alle possibili sinergie con aziende agricole e produttori locali per la promozione di cibi a kilometro zero... oltre alla quotidiana attenzione per la tutela del territorio lecchese e della sua naturalità.

“Le idee non ci mancano –dice il presidente Lello Bonelli- la loro possibile realizzazione dipenderà poi da tempo, risorse, e soprattutto dalle persone che ci vorranno dare una mano a concretizzarle. Ma giornate di impegno come quella di oggi e la presenza di tanti attivisti e persone che per la prima volta sono venute a conoscerci sono un segnale positivo per la continuità e la crescita dell’Associazione.”

Intanto nuove ali solcano i cieli lecchesi, segno concreto dell’impegno del WWF sul territorio.