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lunedì 11 dicembre 2023

Giornata internazionale della Montagna: ma chi cura le ferite delle cave?

 

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

L'11 dicembre è la Giornata internazionale della Montagna: le Istituzioni la celebreranno in pompa magna - come negli anni scorsi -, con abbondante retorica?
Invece noi guardiamo alla condizione del nostro territorio montano e ci chiediamo: chi pensa a rimarginare le ferite inferte alle nostre montagne? Ci riferiamo ad esempio al monte Cornizzolo, dove le pesanti ferite delle ex cave di Pusiano e di Cesana Brianza continueranno a farsi notare per i prossimi secoli, a fronte di un'attività di escavazione che è durata poco più di 50 anni!  Ebbene, le Istituzioni non hanno saputo (o, meglio, voluto) pretendere un vero ripristino ambientale delle ex cave e miniere, sia dal punto di vista paesaggistico (cosa che, ad esempio, rischia di condizionare anche la possibilità di sviluppo turistico nella zona), sia dal punto di vista idrogeologico. Infatti i fronti cava (anche una volta chiuse), col passare degli anni, continuano a costituire un elemento di rischio per il distacco di eventuali frane, come verificatosi negli anni scorsi a Cesana Brianza, per fortuna senza conseguenze per la popolazione. Bisognava imporre alla Cementeria di Merone (oggi Holcim) il completo ripristino ambientale e paesaggistico delle cave e miniere, questo da parte delle Istituzioni competenti, ovvero rispettivamente Regione e Ministero e, per quanto riguarda le convenzioni, gli stessi Comuni.

Le montagne vanno tutelate nella loro naturalità, lo si faccia anzitutto ripristinando le ferite del passato o, allargandoci ad esempio al monte Magnodeno a Lecco, evitando nuove concessioni di escavazione!
Altrimenti, nel celebrare Giornata internazionale della Montagna, ci riempiamo solo la bocca di ipocrisie e di parole inutili.

domenica 2 marzo 2014

Scavare nel passato del Parco Brianza Centrale

La scarpata lungo il muro di cinta. Si notino anche i rifiuti e un cassone in cemento abbandonato.
Su questo blog ci eravamo già occupati dell'appezzamento di terreno posto appena a nord del Cimitero Principale di Seregno e che rientra nel perimetro del Parco Brianza Centrale. Lo scorso anno era stato oggetto di un vasto scavo (leggi qui e qui) su cui una interpellanza consiliare, ancora oggi inevasa, chiedeva lumi all'amministrazione comunale.

Lo scavo sembra aver avuto origine da una richiesta del Comune che chiedeva alla proprietà un intervento per risolvere il problema del ristagno di acque meteoriche lungo il muro di cinta del Cimitero.

Se oggi ci ritorniamo sopra è perché, nel corso di una passeggiata, ci siamo accorti che il terreno sul lato est rispetto a quello dov'è avvenuto lo scavo presenta lungo il perimetro una scarpata all'apparenza artificiale, il che potrebbe far pensare che, in passato, anche su questo terreno sia avvenuto uno scavo.

Il cambio di quota in corrispondenza del muro di cinta.
Il cambio di quota tra il terreno e la strada.
Il terreno come appare su Google maps (foto anno 2008)

sabato 8 febbraio 2014

Il piano che spiana: "Addio ai monti di Lecco"


“Addio, monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo; 
cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, 
non meno che lo sia l’aspetto de’ suoi più familiari; 
torrenti, de’ quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; 
ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti;  addio! 
Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana!"
brano tratto da "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni, 

Lunedì 3/2/2014 il consiglio provinciale di Lecco ha approvato il Piano Cave.

Il piano consente di estrarre, nei prossimi 20 anni, ben 11,7  milioni metri cubi di rocce industriali distribuiti principalmente sulle cave del capoluogo:
  • 8 milioni sulla Vaiolo Alta
  • 3,5 milioni sulla Vaiolo Bassa
  • 200 mila metri cubi per la cava del Cornello
A queste si aggiungono:
  • 900 mila metri cubi di pietrisco per le cave del Moregallo
  • 550 mila di ghiaia per l'ex cava Mossini
Gli scavi autorizzati ammontano quindi a circa 13 milioni di metri cubi.

Approfondimenti:
- La provincia di Lecco si appresta a votare il nuovo piano cave ... per soddisfare le ditte!
- Le osservazioni presentate da Qui Lecco Libera
- Il Piano cave di Lecco rende la Brianza un colabrodo 

lunedì 30 dicembre 2013

Parco Brianza Centrale: "Cosa c'è sotto quel campo?"

Il campo oggetto dello scavo come si presenta in questi giorni (dic. 2013)
Cosa c'è sotto quel campo?

Questa la domanda che ci facciamo da quando nello scorso mese di maggio abbiamo pubblicato la notizia  riguardante lo scavo, con conseguente asportazione di terreno e successivo riempimento, del campo posto a nord del Cimitero Principale di Seregno. Terreno che, è bene ricordarlo, fa parte del Parco Brianza Centrale.


L'intervento è stato oggetto anche di una interpellanza presentata nel mese di febbraio 2013 dal consigliere comunale Mauro Ballabio che finora non ha ricevuto alcuna risposta da parte del Sindaco e dell'Assessore competente. E questo silenzio non ci lascia tranquilli.  
Cosa c'è sotto quel campo?


Lo scavo, eseguito tra la fine del 2012 e l'inizio del 2013, era avvenuto in seguito ad una richiesta dell'Amministrazione  Comunale che, lamentando la presenza di ristagno di acque meteoriche a ridosso del muro di cinta del Cimitero, chiedeva alla proprietà un intervento tecnico per risolvere il problema.


La soc. San Vitale 2005, nel rispondere alla richiesta del Comune, si impegnava ad seguire l'intervento richiesto e, a lavori ultimati, ad inviare una nota di corretta esecuzione delle opere. Questa nota è mai stata trasmessa? E' stata mai richiesta? Perchè è stato necessario asportare tutto quel terreno? Con che materiale è stato riempito lo scavo?  

Cosa c'è sotto quel campo?

 
 

Documenti:
Per leggere il post: Una cava nel Parco Brianza Centrale? cliccare qui.
Per scaricare l'interpellanza presentata del consigliere Mauro Ballabio cliccare qui.
Per scaricare la lettera di richiesta del Comune cliccare qui.
Per scaricare la lettera di risposta della Soc. San Vitale cliccare qui.
Nota: Le due lettere erano esposte, durante la fase dei lavori, in una cartelletta trasparente sulla recinzione di cantiere

giovedì 16 maggio 2013

Una cava nel Parco Brianza Centrale?

L'area a nord del cimitero principale di Seregno (maggio 2013)
Non tutti sanno che il terreno posto a nord del cimitero fa parte del Parco Brianza Centrale, anche se un cartello sta lì a ricordarcelo.

Da qualche mese questo terreno è stato cintato da una rete da cantiere e un foglio, contenuto in una busta di plastica trasparente, ci avvisa che la Soc. San Vitale 2005 s.r.l. "In ottemperanza alla nota prot. 50237 del 12 settembre 2012 del Dirigente Area Infrastrutture e Qualità Urbana Ing. Franco Greco" ... provvederà alla "rimozione della terra di riporto, così da eliminare l'inconveniente segnalatoci".


La nota del Comune indicava semplicemente che nel terreno in oggetto erano presenti "diversi ristagni d'acqua meteorica presumibilmente accumulatasi a seguito dei recenti eventi temporaleschi" e che "tale situazione" poteva "indurre alla formazione di rilevanti fenomeni infiltrativi di umidità" del muro di cinta del cimitero.

Or dunque, direte voi, qual è il problema: un semplice lavoro di canalizzazione e/o drenaggio per uno spessore di qualche decina di centimetri sarebbe stato sufficiente a risolvere il problema.

Invece che succede: inizia lo scavo dell'intera area e l'asportazione di ghiaia e sabbia di pregio e valore, che si vede bene dalle foto essere presente da un paio di metri di profondità, e il successivo riempimento con materiali inerti che certamenente determineranno anche maggiori problemi di drenaggio delle preesistenti ghiaie e sabbie.
L'ambito più direttamente a ridosso del cimitero, che in teoria necessitava di intervento, non sembra essere stato "bonificato" .

 
 
 
 

L'operazione di scavo, che ha visto l'andirivieni di numerosi automezzi, ha avuto luogo nei mesi di gennaio e febbraio in una zona abbastanza frequentata in quanto adiacente al Cimitero Principale e nei pressi della piattaforma ecologica per la raccolta differenziata dei rifiuti di via Reggio.

Uno dei tanti autocarri che hanno trasportato il terreno
Cartelli di divieto di sosta per riservare il parcheggio ai camion
Sull'argomento è intervenuto anche il consigliere comunale Mauro Ballabio che, all'inizio di febbraio, ha presentato una interpellanza al riguardo dove si legge che: "la vasta area è stata oggetto di un vastissimo e profondo scavo (minimo 6-7 metri) con la movimentazione della terra anche all'esterno del cantiere che ha comportato tra l'altro l'abbattimento di alcune alberature". Purtroppo l'interpellanza non ha ricevuto a tutt'oggi alcuna risposta. Ci auguriamo che quanto prima l'Amministrazione Comunale (Assessorati ai Lavori Pubblici e ai Parchi) dia una esauriente risposta in modo tale che ogni dubbio venga fugato.

Il terreno come si presenta in questi giorni (maggio 2013)
Chi può autorizzare questo tipo di scavi?

La competenza per scavi di notevoli dimensioni (cava) è della Provincia così come la discarica.

L'unica possibilità di scavare con autorizzazione comunale (e comunque non a profondità così elevate) è quella di farlo per un intervento edilizio, e in questo caso bisogna sottostare al procedimento per la tracciabilità delle terre e rocce da scavo.

In nessun modo, invece, un ambito libero (per giunta con vincolo cimiteriale) può diventare dalla sera alla mattina discarica incontrollata di rifiuti (tali sono considerati anche i terreni, qualora i conferimenti non siano autorizzati e con documenti che attestano la qualità del materiale). Anche qui il sito deve essere specificatamente e preventivamente autorizzato dalla provincia, così come devono essere autorizzati gli operatori.

Se fosse stato commesso un illecito cosa si dovrebbe fare?

Si dovrebbe procedere alla caratterizzazione dei materiali (cioè la loro analisi chimica per stabilirne la qualità) abusivamente conferiti. Se risultassero conformi dovrebbero essere smaltiti presso una discarica per rifiuti inerti. Dovrebbe poi fare seguito il recupero ambientale che dovrebbe avvenire mediante il conferimento di "mista di cava certificata", cioè adeguato materiale ghiaioso-sabbioso proveniente da una cava autorizzata che certifica la qualità e la quantità del materiale che dovrebbe essere portato.

sabato 2 marzo 2013

Desio: 100mila metri cubi di rifiuti nella cava della ’ndrangheta


Desio - Veleni nella cava della ’ndrangheta
Bonifica a rischio. Un’operazione troppo costosa


di Alessandro Crisafulli da il Giorno del 01/03/2013


«C'è il rischio, molto serio e concreto, che non si arrivi mai alla bonifica». È un’ipotesi choc, quella di Gianni Del Pero, geologo di Meda, consulente di parte per il Comune di Desio nel procedimento civile sulla famigerata cava Molinara. Perchè se si avverasse, il territorio desiano rimarrebbe con una enorme ferita, grave sotto il profilo ambientale ma anche morale e simbolico. Come un pugno allo stomaco della città e dei cittadini, sferrato dalla ‘ndrangheta, che in quell’area ha creato uno degli epicentri del suo radicamento, del suo business, dei suoi tentacoli sull’intera provincia e regione (8 arresti e 20 indagati nel 2008, con a capo i fratelli Fortunato e Giovanni Stellitano). «Purtroppo – spiega il professionista - la discarica è di tali dimensioni, i passaggi che mancano sono talmente tanti, i costi sono così elevati e la vicenda così intricata che davvero potrebbe rimanere lì chissà per quanto, come del resto altre aree a Desio e in Brianza».

I dati, alcuni inediti: 15mila metri quadrati di area, «con almeno 100mila metri cubi di materiali all’interno - racconta Del Pero - di cui abbiamo almeno 25mila tonnellate di rifiuti certificati e tracciabili: 8mila arrivano da un’azienda di Briosco, e presentano inquinanti come cromo e piombo; poi abbiamo 10mila tonnellate di cosiddette big bags cioè grossi contenitori di plastica che arrivano da un’azienda di Mozzanica; il resto sono in gran parte macerie da demolizioni». Materiale che ha mosso un enorme giro d’affari. Duplice: la vendita della terra scavata da un lato; lo scarico abusivo dei rifiuti dall’altro. «E sorprende come l’attività principale di chi ha gestito la cava – sottolinea Del Pero – sia stata la prima, mentre lo scarico abusivo solo accessorio, altrimenti avrebbero potuto gettare rifiuti ancora più pericolosi e inquinanti».

Dalla vendita della terra la «banda» potrebbe aver ricavato minimo 3,5 milioni di euro. E ulteriori milioni di euro dall’altro settore, «solo per smaltire regolarmente le 10mila tonnellate di big bags – dice Del Pero – un’azienda dovrebbe spendere circa 1,5 milioni, per scaricarle abusivamente avranno pagato circa la metà». Dalle carte, ma anche dalle immagini filmate dalla polizia provinciale durante l’inchiesta, «emerge una rete impressionante di aziende grandi e piccole e padroncini – spiega il professionista – che fa business con il movimento terra e i rifiuti». I rifiuti sono nascosti fino a 12 metri, come evidenzia l’analisi geologica richiesta dalla Procura ed effettuata da uno specialista di Bergamo e i rilievi dell’Arpa (oltre a cromo e piombo ci sono idrocarburi ad aumentare il potenziale inquinante). Mancano però vari passaggi, prima di poter procedere con una bonifica, «una caratterizzazione – spiega il geologo – per la quale ci vogliono almeno 150mila euro, e poi l’installazione dei pozzi piezometri per verificare se qualcosa è arrivato fino alla falda». Poi, si potrà realizzare una bonifica, con una duplice opzione: un «capping», cioè la rimozione dei rifiuti superficiali e poi un «sarcofago» per tombare il resto, evitando che inquini; oppure una rimozione totale.

«La prima ipotesi non mi convince – spiega Del Pero –, ci vorrebbe invece una soluzione drastica, il cui costo è di circa 5,2 milioni di euro». Già raddoppiato rispetto alle prime ipotesi. Una cifra enorme. L’obiettivo del sindaco Roberto Corti è quello di rivalersi sui responsabili, che però risulterebbero nullatenenti (c’è anche una richiesta del Comune di 3 milioni di risarcimento per il danno ambientale). C’è l’opzione Pirellone, per avere dei finanziamenti, ma prima occorre un iter piuttosto complesso. Quindi, visto che il Comune non ha certo i soldi per «anticipare» le spese, il rischio è la paralisi totale a tempo indeterminato. «E a medio termine il cromo, l’inquinante più preoccupante, potrebbe arrivare in falda - dichiara il geologo - ; mentre se si partisse oggi in due anni l’area sarebbe ripulita».

giovedì 25 ottobre 2012

Il Piano cave di Lecco rende la Brianza un colabrodo

Immagini tratte dal sito del Comitato No Cave
Arrivano dieci cave, la Brianza è in rivolta

Brianza in rivolta contro la possibilità di decine di crateri fondi fino a trenta metri che rischiano di costellare per sempre il territorio lecchese. Li prevede il nuovo Piano cave provinciale

di Daniele De Salvo, tratto da Il Giorno - Ed. Lecco del 22/10/2012

LECCO - Brianza in rivolta contro la possibilità di decine di crateri fondi fino a trenta metri che rischiano di costellare per sempre l'intero territorio lecchese. Li prevede il nuovo Piano cave provinciale a Belledo, Maggioanico, Galbiate, Civate, Cremeno, Mandello del Lario, Colico, Cortenova, Pescate, Annone Brianza, Missaglia, Merate, Robbiate, Paderno d'Adda, Osnago, Verderio Inferiore e Verderio Superiore.

Il progetto interessa una superficie di circa 600 ettari, pari a una sessantina di campi da calcio tra ampliamento dei poli già attivi e soprattutto l'apertura di ulteriori siti. L'obiettivo è quello di recuperare mediamente 1.300.000 metri cubi di ghiaia, terra, sabbia, pietrisco all'anno da qui fino ai prossimi due lustri. Dovrebbero consentire di soddisfare il bisogno di materie prime per strade, edifici residenziali e capannoni industriali, oltre che per ristrutturare e manutenere il patrimonio immobiliare e infrastrutturale esistente. Le stime indicano che in tutto occorreranno da un minimo di 9 milioni di mc ad un massimo di 17 milioni a seconda delle varie proiezioni, tanto quanto il volume di un lago alpino.

L'ipotesi di perforare la provincia e di ridurla ad un colabrodo ha scatenato una levata di scudi trasversale da parte di ambientalisti, amministratori e politici locali e soprattutto dei cittadini, specie appunto in Brianza, dove è nato il Comitato No cave Meratese e Casatese ed è stato istituito da tempo anche il Comitato Indignados no cava di Civate per quanto riguarda il Cornizzolo. I responsabili dei gruppi hanno avviato una massiccia campagna di sensibilizzazione dell'opinione pubblica e di protesta, raccogliendo migliaia di firme a una petizione che intima lo stop ai vertici di Villa Locatelli.

"Diciamo no alle cave perchè deturperanno gli ultimi polmoni verdi e luoghi che invece sono da proteggere per la valenza paesaggistica in una delle zone più densamente abitate, ma anche perchè porteranno traffico, inquinamento, rumore - spiega Alessandro Pozzi, consigliere provinciale di minoranza e portavoce del Comitato No cave in Brianza, oltre che esponente di Legambiente -. Inoltre il settore edile è in crisi, le imprese del comparto stanno chiudendo. Il suolo è un bene non finito, dobbiamo proteggerlo".

sabato 6 ottobre 2012

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” replica alla multinazionale svizzera sul futuro del cementificio di Merone


“No ai ricatti della Holcim; la cava sul Monte Cornizzolo non si deve fare!”. Così il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” commenta le affermazioni della multinazionale svizzera del cemento in merito alla possibilità di aprire una nuova attività estrattiva sul Monte Cornizzolo a Civate.

La Holcim ha affermato che senza la cava al Cornizzolo sarà costretta a chiudere il cementificio di Merone; invece se la cava venisse concessa metterà sul tavolo 20 milioni di euro di investimenti.  Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente: “I 20 milioni “promessi” dalla Holcim assomigliano molto ai 20 miliardi promessi da Marchionne (che ha poi ritrattato…) per il rilancio della Fiat, ovvero potrebbero rivelarsi un bluff. Infatti la Holcim sa benissimo che la richiesta di scavare sul Cornizzolo è irricevibile e che l’autorizzazione non verrà mai concessa poiché ci sono svariati vincoli storici e ambientali. Evidentemente la multinazionale svizzera sta cercando un pretesto per giustificare i propri piani industriali, che potrebbero prevedere la chiusura del cementificio di Merone”.

La cava di Civate è improponibile poiché devasterebbe la montagna, già sfregiata dalle precedenti escavazioni della Cementeria di Merone. Oltretutto a poche centinaia di metri dall’ipotizzato sito di cava, esiste l’antica abbazia di San Pietro al Monte per la quale è stata chiesta la tutela da parte dell’Unesco.

Gli ambientalisti di Merone intervengono anche sulle dichiarazioni dell’azienda a proposito del trasporto dei materiali: “La Holcim dice che non è sostenibile, dal punto di vista economico e ambientale, far arrivare il calcare da lontano e che il trasporto su rotaia non si può utilizzare. Eppure l’azienda continua a far arrivare coi TIR da tutta Italia le decine di migliaia di tonnellate di rifiuti pericolosi (peci, oli, fanghi, ecc.), che già oggi brucia nei propri forni!

La Holcim deve essere coerente: se non vuole inquinare con il trasporto su gomma della marna, allora deve rinunciare al trasporto e all’incenerimento dei rifiuti nei forni di Merone! E poi il problema della sostenibilità economica non sussiste: se l’azienda ha 20 milioni da spendere, una parte di questi può essere utilizzata per il trasporto del calcare da fuori provincia”.

In definitiva, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ribadisce la netta opposizione all’escavazione sul Monte Cornizzolo e all’incenerimento dei rifiuti nei forni del cementificio di Merone. 

CIRCOLO AMBIENTE “Ilaria Alpi”
sito web:  www.circoloambiente.org

lunedì 20 febbraio 2012

Lecco, cemento e cave


Venerdì 24 febbraio, ore 21
Sala conferenze della Banca Popolare di Sondrio, Via Amendola (ang. via Previati) - Lecco

LE CONSEGUENZE DEL CEMENTO
Palazzi, svincoli, centri commerciali, cave. 
Chi fa affari col cemento fa pagare i costi ai cittadini. E lo chiama “sviluppo”.

Venerdì 24 febbraio alle 21 presso la Sala Conferenze della Banca Popolare di Sondrio, Via Previati, Lecco, Qui Lecco Libera organizza la presentazione del libro “LE CONSEGUENZE DEL CEMENTO” scritto da LUCA MARTINELLI, giornalista di Altreconomia. Il tema della cementificazione selvaggia del territorio dev’essere posto in primo piano considerando la devastazione del paesaggio, la messa a rischio dell’equilibrio idrogeologico e il peggioramento della vivibilità di alcuni quartieri trasformati in grandi dormitori.

In occasione della presentazione del libro verrà proiettato in anteprima il video-documentario “COLTIVANDO CAVE” realizzato da Qui Lecco Libera avente per oggetto il nascituro Piano Cave Provinciale. Potranno essere ascoltate le testimonianze dei sindaci del territorio a fronte delle proposte di ingente escavazione contenute nel Piano.

Il territorio lecchese vive ancor oggi gli errori e talvolta anche gli orrori di una sbagliata pianificazione urbanistica degli anni passati. Nel caso specifico del Comune di Lecco il nuovo Piano di Governo del Territorio e il nuovo Piano Cave possono essere l’occasione per lasciarsi tutto alle spalle: il PGT in quanto unico strumento di progettazione della Lecco che verrà, il Piano Cave rispetto al quale chiediamo al Comune di Lecco di farsi promotore di una iniziativa politica contro la devastazione delle montagne.

domenica 13 novembre 2011

No alla cava sul Monte Cornizzolo!


La Holcim (ex Cementeria di Merone) dopo 10 anni ha (ri)chiesto l’apertura di una nuova cava sul Monte Cornizzolo, a 950 metri di altezza su uno dei crinali più belli e panoramici situato tra il Rifugio Marisa Consigliere e la Basilica di San Pietro al Monte.

Dopo oltre cinquant’anni di escavazione dissennata (sopra i paesi di Pusiano, Cesana e Suello), ora vorrebbe continuare la sua opera sopra il paese di Civate.

Si vorrebbe estrarre materiale per vent’anni, (che poi diventerebbero come sempre molti di più) e svuotare la montagna estraendo 8 milioni di m3 di roccia, pari a circa 20 milioni di tonnellate.

Il nostro territorio non merita nuove devastazioni!
Ha già dato troppo in termini ambientali, ora deve essere valorizzato per tutte le sue bellezze.

CHIEDIAMO
  • a tutti i cittadini dei Paesi della cintura del Cornizzolo e a tutti quanti amano la nostra montagna, di fare sentire ancora la propria voce per contrastare questo grave pericolo che un domani potrebbe estendersi al Triangolo Lariano;
  • alle Amministrazioni della Cintura del Cornizzolo di continuare senza tentennamenti e con ancora più convinzione nella battaglia contro l’apertura della nuova cava;
  • all’Amministrazione Provinciale in un primo tempo e, successivamente alla Regione, di rigettare la richiesta della Holcim ed escludere qualsiasi ulteriore tipo di escavazione sul Monte Cornizzolo.
Il Cornizzolo: una montagna di gente…. una montagna per sempre


Prossimamente organizzeremo eventi per fare conoscere a tutti la gravità del pericolo che incombe e per mettere in atto azioni di partecipazione e mobilitazione.

Coordinamento Cornizzolo
Amici di San Pietro - S.E.C. - ARCI Bellavista - IndignadosNoCava - (Civate); Gruppo Difesa Natura - Parapendio Club Scurbatt - AGS - (Suello); SEV - OSA - CAI - (Valmadrera); Cumpagnia di Nost - Associazione Cacciatori - CAI - Atletica Triangolo Lariano - Ciclo Team Canzo - Gruppo Naturalistico della Brianza - K3 Volley Canzo A.S.D. - Karatè Do Canzo - Nonsoloturismo - Pubblica Assistenza S.O.S. - U.S.G. Canzese - Prim’Alpe - (Canzo);  Comitato no Cava Scarenna - CAI - CIMA - (Asso);  CAI Caslino (Caslino)

Info: www.cornizzolonocava.com

giovedì 28 ottobre 2010

Sono 349 i siti da bonificare in provincia di Monza e Brianza

Nel corso del consiglio provinciale di Monza e Brianza dello scorso 30 settembre 2010 è intervenuto l'assessore all'ambiente Sala, che rispondendo ad una interpellanza della consigliera Fiorito, ha comunicato che la Provincia a finora censito 349 siti da bonificare.

La notizia è senz'altro importante ma bisogna anche fare attenzione a non basare tutto sul numero. 349 sono le procedure "ambientali" legate alla caratterizzazione dei terrenio ai fini edilizi: non è detto che tutte queste siano contaminate (e in effetti la gran parte non lo sono).

Il problema più grosso è la qualità/quantità della contaminazione e se si arriverà davvero alla bonifica. E poi ci sono le aree contaminate che non sono conosciute o non rientrano in progetti edilizi. E queste tendono a scappare via...

Di seguito l'intervento integrale dell'assessore Sala

"Per quanto riguarda la domanda se la Provincia di Monza Brianza e dotata o intende dotarsi di uno specifico censimento delle Cave da bonificare, la risposta è si, e lo stiamo facendo già da tempo sui siti da bonificare, quindi oggi abbiamo 349 siti in bonifica di cui 214 sono bonifiche attive, tenga presente che questo catasto e in fase di aggiornamento perché deriva da dati trasmessi dalla Provincia di Milano e da verifiche fatte da noi.
Per attive si intendono quelle dove i responsabili stanno svolgendo attività connesse alla bonifica, cioè: caratterizzazione, stesura dei Piani, esecuzione dei Piani e cosi via. Molte di queste sono dormienti, cioe significa che le proprieta hanno iniziato il procedimento, per esempio, presentando il Piano di caratterizzazione, ma non lo hanno ancora completato, è chiaro che il non completamento deriva dal fatto che ci sono elevati costi da sostenere, queste pratiche possono
riprendere in qualsiasi momento.
Teniamo presente che il soggetto responsabile in questo procedimento e il Comune, che può attivare provvedimenti ingiuntivi, tuttavia l'Ente e consapevole che in caso di inerzia dei proprietari, dovrebbe sostituirsi anticipando i relativi costi di bonifica, sovente insostenibili da parte di un Ente locale.
Quindi riusciamo a capire perche alcune bonifiche sono cosiddette dormienti. Capita che l’unica rivalsa possibile, talvolta e la confisca del terreno e ancora
qui abbiamo il problema degli elevati costi di bonifica. Le rimanenti bonifiche non dormienti sono state certificate. Non significa che i siti sono in condizione perfetta, significa che i valori alterati originari sono rientrati nei parametri di legge a seconda dell'uso futuro del sito, sia esso verde, residenza, industriale o quant’altro. I siti piu rilevanti mantengono Piani di monitoraqgio e possono portare ulteriore attività qualora si verificano nuovi superamenti di soglie, per esempio attraverso il controllo nei piezometri o attraverso deqli appositi carotaggi.
Il dato 349, 214, non esclude che ci siano altri siti contaminati, attualmence ignoti, trattandosi per la maggicr parte in questi casi di terreni privati, è del tutto evidente che non è materialmente possibile attivare una campagna a tappeto, tuttavia ad ogni piccolo segnale, ARPA e Provincia di Monza Brianza intervengono per verificare lo stato.
Per quanco riguarda invece le Cave, il vero censimento, diciamo cosìi, verrà pesto in essere, abbiamo avviato il procedimento con una delibera di Giunta che ha il significato della presa in carico della situazione, e nel momentc in cui cominceremo la pianificazicne in termini di attività estrattiva, anche li rileveremo tutti i dati.
Attualmente abbiamo sei Ambiti, di cui tre hanno presentato il progecco Ambito che dobbiamo approvare, quindi in istruttoria abbiamo anche un Progetto d'Ambit0 in arrivo per fine mese che è una Cava di circa 2 milioni di metri cubi. Più due
proroghe di autorizzazione all'attivita escrattiva in corso di istruttoria. Su questo io posso essere più preciso man mano che il procedimento di pianificazicne Cave andrà avanti."

Immagine tratta da "Il Cittadino MB"