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martedì 24 marzo 2026

Lago di Pusiano: quale futuro per le sue acque? Un incontro pubblico per capire e agire


Il Lago di Pusiano è uno dei luoghi simbolo della Brianza, un ecosistema prezioso ma fragile, sempre più al centro di preoccupazioni ambientali. Negli ultimi anni, fenomeni come l’eutrofizzazione, l’inquinamento e gli effetti della crisi climatica hanno reso evidente la necessità di comprendere meglio lo stato di salute del lago e le prospettive per il suo futuro.

Per questo motivo, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” promuove una serata di approfondimento aperta a tutta la cittadinanza: “Come sta il Lago di Pusiano? La qualità delle acque del lago, tra inquinamento e crisi climatica”. L’incontro si terrà venerdì 10 aprile 2026 alle ore 20:45, presso la Sala civica di Palazzo Beauharnais (Via Mazzini 39, Pusiano).

Sarà un’occasione importante per ascoltare esperti e istituzioni che, da diversi punti di vista, studiano e intervengono sul lago:
  • Fabio Buzzi (ARPA Lombardia) illustrerà lo stato ambientale attuale delle acque
  • Diego Copetti (CNR-IRSA) analizzerà le “risposte” del lago alle pressioni locali e ai cambiamenti globali
  • Andrea Fenocchi (Università di Pavia) presenterà dati, evidenze scientifiche e modelli previsionali sulla salute del lago
  • Daniele Magni e Michel Fasoli (Regione Lombardia) approfondiranno il ruolo delle istituzioni nei processi di risanamento
A moderare l’incontro sarà Roberto Fumagalli, del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

L’iniziativa rappresenta un momento fondamentale di confronto pubblico: non solo per comprendere meglio le criticità ambientali del Lago di Pusiano, ma anche per discutere possibili soluzioni e responsabilità condivise. La partecipazione è infatti aperta a tutta la cittadinanza, con l’invito esteso anche ai sindaci dei comuni rivieraschi e alle istituzioni del territorio.

lunedì 2 marzo 2026

Ricordare l’acqua per prendersi cura del territorio: Meda riscopre il Tarò nella Settimana della Donna


In occasione della Settimana della Donna, la città di Meda diventa teatro di un’iniziativa che intreccia ambiente, memoria collettiva e sguardo femminile sul paesaggio urbano. Il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera partecipa al calendario cittadino proponendo due passeggiate urbane nel pomeriggio di domenica 8 marzo e domenica 15 marzo 2026, dedicate al rapporto tra Donna e Acqua.

Il titolo scelto per le iniziative, “Ricordando un 22 settembre – Passeggiata urbana per ri-conoscere un torrente”, richiama una data che ha segnato profondamente la storia recente della città. Il 22 settembre, infatti, è il giorno dell’alluvione che colpì Meda, evento che molti ricordano ancora con forza e che per altri rischia di diventare una memoria sbiadita. Tornare a parlarne oggi significa riflettere sul rapporto tra territorio, corsi d’acqua e scelte urbanistiche, ma anche sulla necessità di una cura costante e consapevole dell’ambiente.

La partenza è fissata alle ore 14:45 dal ponte di via Luigi Rho (zona “Svizzera”), nei pressi del civico 13. Da qui il gruppo si muoverà lungo un itinerario che tocca numerosi ponti e luoghi simbolici del paese: via Parini, piazza Cavour, vicolo Tarò, via Cialdini, via P. Orsi con il ponte ciclopedonale, via Solferino, via De Amicis, corso Europa, fino all’area parcheggio lungo il torrente Tarò accanto alla scuola dell’infanzia Maria Bambina, con uno sguardo anche sull’area di cantiere di via Matteotti. L’arrivo è previsto nella zona dell’oratorio Santo Crocifisso, in piazza del Lavoratore.


Il cammino, della durata di circa due ore, non è una semplice passeggiata: lungo il percorso vengono narrati i contenuti degli allestimenti dedicati all’8 marzo curati dal gruppo delle Teresine, insieme alla storia e al ruolo del torrente Tarò, corso d’acqua che attraversa la Brughiera e che, se ignorato o maltrattato, può trasformarsi da risorsa a rischio. I ponti diventano così luoghi di racconto: punti di attraversamento fisico ma anche simbolico, dove si riflette su ciò che scorre sotto — acqua, ecosistemi, memoria — e su ciò che, purtroppo, a volte vi scorre sopra.


La conclusione della passeggiata è prevista intorno alle 17:00, per permettere ai partecipanti di proseguire il pomeriggio con gli appuntamenti culturali della Settimana della Donna:

  • domenica 8 marzo, alle 17:30, alla Sala Civica Radio, con il Premio Meda Donna 2026;
  • domenica 15 marzo, alle 17:00, sempre alla Sala Radio, con lo spettacolo teatrale conclusivo “E l’acqua parlò alle donne”.

Due passeggiate urbane aperte a tutte e tutti, pensate come momenti di ascolto, consapevolezza e condivisione. Un invito a ricordare il 22 settembre non solo come una data di emergenza, ma come un punto di partenza per ripensare il rapporto tra comunità, acqua e territorio. 

martedì 24 febbraio 2026

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” accende i riflettori sul lago di Pusiano


La Regione Lombardia ha approvato i criteri per l’assegnazione di contributi destinati al risanamento delle acque dei laghi lombardi, mettendo a disposizione oltre 3 milioni di euro per il triennio 2026-2028 (leggi qui). Le risorse saranno utilizzate per interventi sui laghi presenti nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Milano, Mantova, Varese e Sondrio, con l’obiettivo di migliorare la qualità ambientale e la funzionalità ecologica degli ecosistemi lacustri.

Il finanziamento regionale prevede tre principali tipologie di intervento: la tutela e il miglioramento della biodiversità, attraverso la gestione delle specie animali e vegetali; la riqualificazione delle sponde, con interventi morfologici e la creazione di ecosistemi filtro e fasce tampone; infine, il miglioramento dell’assetto fognario, con azioni volte al contenimento degli scarichi e alla gestione sostenibile delle acque meteoriche urbane lungo le rive dei laghi.

In questo contesto si inserisce l’intervento del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", che ha espresso l’auspicio che parte delle risorse regionali vengano destinate anche ai laghi briantei che presentano ancora gravi criticità ambientali. In particolare, l’associazione richiama l’attenzione sulla situazione del Lago di Pusiano, uno dei bacini più compromessi dal punto di vista della qualità delle acque.

Secondo il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, il lago di Pusiano continua a risentire della presenza di scarichi fognari non adeguatamente depurati che confluiscono direttamente nel lago o attraverso i suoi affluenti. A questo si aggiunge il problema degli sfioratori di piena, che in occasione di forti precipitazioni rilasciano reflui non trattati in prossimità delle sponde lacustri e dei corsi d’acqua, una criticità spesso legata alla persistenza di fognature miste in diversi comuni del territorio.

A delineare con maggiore precisione il quadro è Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che sottolinea come i dati disponibili confermino una situazione preoccupante: «I dati relativi al lago di Pusiano attestano una situazione di forte inquinamento. La conferma si è avuta anche la scorsa estate, con la non balneabilità di alcune spiagge e approdi nei comuni di Pusiano e Merone».

Fumagalli richiama inoltre l’attenzione sui risultati delle analisi più recenti: «Nei mesi scorsi anche i dati sulla presenza dei PFAS, le cosiddette sostanze chimiche perenni, hanno visto il lago di Pusiano come il più inquinato tra i laghi briantei e lariani, con concentrazioni molto elevate».

Da qui l’appello alle istituzioni competenti affinché si intervenga in modo strutturale: «Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” siamo molto preoccupati dello stato di salute del lago. Chiediamo ai Comuni rivieraschi, alle Province di Como e Lecco e alla Regione Lombardia di intervenire per il disinquinamento del lago. Il problema principale è rappresentato dagli scarichi fognari che ancora oggi confluiscono nel lago, direttamente o tramite gli affluenti, in particolare il Lambrone».

L’associazione auspica quindi che i nuovi fondi regionali possano essere intercettati anche per il lago di Pusiano: «Auspichiamo che parte del finanziamento regionale venga utilizzata per avviare interventi concreti di eliminazione degli scarichi e di efficientamento delle fognature, così da arrivare finalmente al disinquinamento delle acque del lago».


Il tema dello stato ambientale del lago di Pusiano sarà al centro anche di un incontro pubblico dal titolo “Come sta il lago di Pusiano? – Qualità delle acque del lago tra inquinamento e crisi climatica”, organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” per la sera di venerdì 10 aprile presso Palazzo Beauharnais a Pusiano. L’iniziativa, attualmente in fase di preparazione, avrà l’obiettivo di informare e sensibilizzare la cittadinanza sulle condizioni di salute del lago e sulle prospettive di risanamento.

sabato 22 marzo 2025

La tutela delle risorse idriche e l'assurdo progetto del Monte San Primo


di Roberto Fumagalli, Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Oggi, 22 Marzo, è la Giornata mondiale dell'Acqua, una risorsa sempre più scarsa e preziosa, anche in virtù della crisi climatica e delle speculazioni finanziarie (privatizzazioni) sulla gestione del servizio idrico.

Il tema è di importanza anche per le piste da sci, che sempre più spesso devono ricorrere all’innevamento artificiale.
Ciò vale anche per l'assurdo progetto del Monte San Primo, per il quale si pensa di ricorrere finanche all'utilizzo di acqua potabile (!), potenziando l'acquedotto comunale.

Anche per questo diciamo NO al pessimo progetto del Monte San Primo!   

Leggi: https://www.lavocedellevalli.it/neve-artificiale-soluzione-o-accanimento-1-milione-di-litri-dacqua-per-una-sola-pista

#SalviamoilMonteSanPrimo

domenica 29 dicembre 2024

Proteggere il Monte San Primo significa tutelare l’acqua di tutti


La maestosa vista delle Prealpi Lombarde che sovrastano il Lago di Como, utilizzata in passato dal Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" per promuovere manifestazioni a tutela del monte contro i prospettati impianti sciistici, è stata scelta anche da un’azienda che imbottiglia acqua minerale per raccontare l’origine della sua purezza e unicità.

Questa immagine potente celebra non solo la bellezza del territorio, ma anche il delicato equilibrio naturale che lo caratterizza. Tuttavia, essa rappresenta anche un monito: preservare l’ambiente non è solo un atto di rispetto verso la natura, ma una condizione indispensabile per mantenere la qualità di risorse fondamentali come l’acqua.

Le acque che sgorgano dalle falde profonde del Monte San Primo intraprendono un lungo percorso geologico attraverso stratificazioni di rocce glaciali e carbonatiche. Questo processo millenario le arricchisce di sali minerali e oligoelementi, rendendole un bene prezioso e di alta qualità.
 
Nonostante la promozione di quest’acqua come prodotto esclusivo imbottigliato, è importante ricordare che essa è accessibile a tutti: basta aprire il rubinetto. Molte delle acque captate dagli acquedotti pubblici della Brianza Comasca provengono dalle stesse falde profonde, condividendo caratteristiche di purezza e composizione. Bere l’acqua del rubinetto non solo è una scelta ecologica e sostenibile, ma permette di evitare rifiuti e trasporti inutili, oltre che risparmiare risorse economiche.

La qualità di queste acque dipende strettamente dalla salute del territorio. Il Monte San Primo, che alimenta in modo significativo le falde idriche locali, è oggi minacciato dal progetto “OltreLario: Triangolo Lariano meta dell'outdoor”, che prevede la realizzazione di:

  • Impianti sciistici e di innevamento artificiale.
  • Piste da sci e aree per il “tubing” in plastica.
  • Nuovi parcheggi e infrastrutture invasive.

Queste opere, oltre a consumare suolo, richiederebbero anche elevate quantità di acqua ed energia, alterando il ciclo idrico naturale e rischiando di compromettere le sorgenti che alimentano non solo l’acqua imbottigliata, ma anche quella potabile dei comuni circostanti.

Il Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo" ha proposto un modello di sviluppo alternativo che valorizzi la montagna senza danneggiarla, puntando su:

  • Interventi di tutela ambientale, per preservare il paesaggio e la biodiversità.
  • Turismo dolce, con percorsi di trekking e attività a basso impatto.
  • Promozione dell’acqua pubblica, che è uguale a quella pubblicizzata, ma ecologicamente ed economicamente più sostenibile.

Bere acqua del rubinetto, infatti, significa fare una scelta consapevole e responsabile: non solo si risparmia, ma si riduce la produzione di rifiuti e di inutili trasporti, sostenendo la tutela delle risorse naturali.

La bellezza del Monte San Primo non è solo una risorsa paesaggistica, ma un simbolo della nostra relazione con l’ambiente. Le sue falde, che alimentano sia l’acqua pubblica sia quella imbottigliata, ci ricordano quanto sia importante mantenere intatto questo equilibrio.

Commenta Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" e portavoce del Coordinamento "Salviamo il Monte San Primo": "Proteggere le nostre montagne significa anche garantire la qualità delle acque che scorrono nei nostri rubinetti, valorizzare il nostro patrimonio naturale e costruire un futuro più sostenibile. È un impegno che richiede consapevolezza e scelte responsabili, partendo dalla semplice, ma significativa, decisione di bere acqua del rubinetto".

giovedì 3 ottobre 2024

Seregno: al via la fase conclusiva del maxi progetto di Brianzacque per ridurre le perdite idriche

Seregno, incrocio di via Locatelli con via Bologna

A Seregno, lunedì 7 ottobre, inizierà la fase conclusiva del maxi progetto di Brianzacque da 60 milioni di euro, cofinanziato dal PNRR con 50 milioni, e finalizzato alla riduzione delle perdite idriche. Dopo un anno di pausa, riprenderanno i lavori per la sostituzione di un tratto dell’acquedotto vicino ai confini con Mariano Comense, coinvolgendo quattro strade principali: via Orcelletto (dal civico 75 fino all’incrocio con via Varese, via Locatelli (dal civico 129 fino all’incrocio con via Bologna) e via Bologna. Le vecchie tubature saranno rimpiazzate da condotte in polietilene, riducendo le perdite d'acqua stimate in circa 7.113 metri cubi all'anno.

I lavori, che dureranno circa tre mesi e mezzo, includeranno scavi sorvegliati da archeologi per prevenire eventuali ritrovamenti. Questo intervento è parte di un più ampio piano di ammodernamento e digitalizzazione delle reti idriche, che ha già portato alla sostituzione del 77% dei contatori idrici di Seregno con dispositivi smart meter, permettendo un monitoraggio più preciso dei consumi.

Il progetto, sostenuto dall’Unione Europea tramite il Next Generation EU, è un passo significativo per migliorare l’efficienza del servizio idrico nella provincia di Monza e Brianza.

giovedì 21 settembre 2023

Oggiono, lavori anti-alluvione sul torrente Gandaloglio. Il Circolo Ambiente: “Un palliativo, occorre ridurre il consumo di suolo!”

Il tratto coperto del torrente Gandaloglio in corrispondenza dello stabilimento della ex Segalini


Roberto Fumagalli
, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”  

 

Sui lavori anti-alluvione in fase di realizzazione lungo il torrente Gandaloglio tra Oggiono e Molteno (che prevedono la realizzazione di una vasca di laminazione), come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” continuiamo a esprimere le nostre perplessità.



A nostro giudizio, gli interventi anti-esondazioni vanno pensati in maniera diversa, risalendo anzitutto alle cause. Il bacino idrico del Gandaloglio nei decenni passati è stato interessato da una pesante cementificazione, che ha interessato sia le sponde che le aree di esondazione naturale del torrente. Se pensiamo al tratto in cui il torrente corre stretto in mezzo ai capannoni, tra via per Dolzago e il Peslago. E poi alla pesante cementificazione, sempre di capannoni, nella zona del Mognago, che in precedenza era formata dai campi agricoli, che si allagavano in caso di forti piogge, ovvero costituiva di fatto l'area di esondazione naturale del Gandaloglio. Questo gravoso consumo di suolo in una zona in cui la falda è profonda pochi decine di centimetri, costringe il fiume - in caso di forti piogge - a esondare sulla strada. C'è poi il tema, già ricordato più volte, dello stabilimento della ex Segalini di Molteno costruito proprio sulla confluenza tra il Gandaloglio e il Bevera, ovvero nell'area più delicata dal punto di vista idraulico! Ebbene, per risolvere i problemi degli allagamenti vanno ridotte le cause e va gestito diversamente il territorio.  



Opere come quelle in corso d'opera - che costano svariati milioni di euro di soldi pubblici - rischiano di essere solo un palliativo. Non è detto poi che, in caso di forti piogge, la vasca di laminazione entri in funzione.  L'abbiamo già visto ad esempio nel 2002 a Baggero di Merone, alla confluenza tra il torrente Bevera e il fiume Lambro. Qui, dopo pochi mesi dalla costruzione di una inutile vasca di laminazione, il fiume è esondato lo stesso, allagando abitazioni e costringendo alla evacuazione decine di famiglie.
Quindi, lo ripetiamo, il primo tema da affrontare è l'eccessivo consumo di suolo.  È nei PGT che si decide tutto: Oggiono, Molteno e gli altri comuni della zona dimostrino anzitutto di avere PGT a consumo di suolo zero. Solo così, senza ulteriore  cementificazione, si possono contenere le conseguenze delle esondazioni naturali dei corsi d'acqua.

venerdì 26 maggio 2023

Perchè Seregno è finita sott'acqua spiegato bene

Seregno, via Cavour

Seregno, via allo Stadio


Mercoledì 24 maggio 2023 alcune zone di Seregno si sono ritrovate sott'acqua. Le immagini circolate in rete e che pubblichiamo sono eloquenti. 

Per spiegare quanto successo riportiamo qui sotto l'intervento che il sindaco Alberto Rossi ha pubblicato sulla sua pagina Facebook.



di Alberto Rossi, sindaco di Seregno


Allerta meteo passata, e potremmo pure andare oltre e non parlarne. Ma invece voglio provare a raccontare che cosa è avvenuto nella nostra città, spiegarvi il perché, e cosa si può fare per limitare (ma non impedire) certi fenomeni.

Intanto, ieri la nostra stazione meteo ha registrato la caduta di 52 mm di pioggia (quasi la metà di quello che cade mediamente a maggio), 27 mm dei quali molto localizzati tra le ore 15 e le 15:30; durante quella mezz’ora sono caduti 22 mm concentrati in 15 minuti, valori con tempi di ritorno tra 5 e 10 anni.

Si tratta di fenomeni che stressano il nostro sistema fognario e lo portano al limite causando in alcune zone la fuoriuscita dell'acqua dai tombini per la troppa pressione cui era sottoposta nelle tubazioni e la difficoltà di deflusso.

Il nostro sistema fognario è stato realizzato e dimensionato 40 anni fa, in situazioni meteo-climatiche e di territorio diverse (minor cementificazione e numero di abitanti assai inferiore).

La manutenzione di tombini o strade influisce su questo fenomeno? No. Può in parte attenuare, ma se l’evento meteorico è superiore alla capacità di smaltimento, si verificano problemi di drenaggio urbano, come è successo ieri.

Infatti, negli ultimi decenni ogni volta che è avvenuto questo fenomeno il problema si è verificato sempre negli stessi (pochi) punti. Quali? Ovviamente i sottopassi, ma in generale alcune tra le zone più “basse” della città. Ad esempio, la stazione ferroviaria è a 221 metri sul livello del mare, mentre la parte nord della città arriva fino a 235 slm.

Le zone sono sempre le stesse, e mi voglio soffermare in particolare sulla zona di via Circonvallazione, e parte di Galilei. È quella con la maggiore storicità e problematica idraulica di questi episodi, per una ragione specifica. Nella parte sud, verso via Montello, c'è un sistema di apertura automatica per cui nel momento in cui la condotta fognaria va in pressione, per evitare rotture stradali (avvenne decenni fa), i chiusini di sicurezza si aprono, facendo fuoriuscire l'acqua per allentare la pressione sulle tubazioni.

È un tema insormontabile? No, ma la soluzione di questo problema non è “pulire un tombino”, che naturalmente merita sempre la sua manutenzione.

Premesso che con il cambiamento climatico in corso l’intensità di questi fenomeni sarà destinato ad aumentare, nel caso specifico diverse interlocuzioni ufficiali con BrianzAcque avvenute negli scorsi anni hanno portato ad individuare un’area comunale - compresa fra via Circonvallazione e via Sicilia - sulla quale realizzare una vasca volano che possa accogliere l'acqua in presenza di episodi straordinari come quello di ieri.

Per quanto riguarda l’evento di ieri, Brianzacque con i propri tecnici, in regime di pronto intervento, è uscita tempestivamente a verificare i casi di sovrapressione fognaria, controllando il corretto deflusso delle acque nelle caditoie, anche attraverso l'ausilio di camion spurgo e infatti dopo un paio di ore la situazione è tornata alla normalità. Come Comune siamo intervenuti con tre equipaggi della Polizia Locale e due della Protezione Civile per presidiare le strade e lavorare per risolvere le diverse criticità.

Ringrazio gli uomini e le donne della Polizia Locale, della Protezione Civile e di BrianzAcque che come sempre hanno svolto un lavoro prezioso.

 

giovedì 6 aprile 2023

Seregno: l'acqua protagonista di due visite guidate

L'ultimo fine settimana di marzo, in occasione della Giornata mondiale dell'acqua, il circolo culturale Seregn de la memoria in collaborazione con il WWF Insubria ha organizzato visite guidate alla fontana del mangiabagaj e al laghetto di San Carlo. Riportiamo di seguito i report dei due eventi.  


Visita guidata alla Fontana del mangiabagaj

di Carmela Tandurella, Circolo culturale Seregn de la memoria

Sabato 25/3/2023 - In occasione della Giornata mondiale dell'acqua, abbiamo voluto riproporre le visite alla Fontana del Mangiabagaj guidate da Zeno Celotto per inquadrarne la storia in quella più ampia dell'acqua pubblica nel passato della nostra città. La rinascimentale fontana sforzesca, originale delle copie realizzate da Luca Beltrami di cui fa parte quella giunta, per vicende non ancora note, a Seregno e collocata nel 1928 nella piazza che fronteggia il palazzo comunale, documenta un periodo di abbondanza di risorse idriche, tanto da consentirne l'uso ornamentale: eppure, ben diversa era, anche in tempi più vicini a noi, la condizione della cittadinanza rispetto alla fruizione di questo bene primario. Ne è prova il primo testo letto da Chiara Consonni: una supplica indirizzata nel 1839 dalla deputazione di Seregno alla “Eccellentissima Casa Borromeo”, proprietaria della roggia di Cesano Maderno, perchè provvedesse a riempire le vasche che servivano alla “indigentissima popolazione” seregnese per tutti gli usi quotidiani. Erano quattro, queste vasche: una detta del Fossarone, posta a nord dell'attuale piazza Segni, una detta della Serboggia, posta ad est dell'abitato, nell'attuale via Cavour, l'altra di Mezzogiorno, posta a sud dell'attuale piazza Roma, e infine quella detta del Vescovile posta ad ovest dell'abitato in corrispondenza della Piazzetta Caprera. Immaginabile è la salubrità di queste fosse d'acqua stagnante adibite ad ogni possibile uso, da riserva contro gli incendi ad abbeveratoio per animali e vasca di lavaggio per le attività artigianali. Mentre le case patrizie disponevano di pozzi privati, solo tre pozzi pubblici erano a disposizione per gli usi domestici della popolazione (rimane ancora visibile il Pozzo nell'omonimo vicolo).
Queste conoscenze che Zeno Celotto ha messo a disposizione degli intervenuti, valgono a farci riflettere sulla preziosità dell'acqua di cui oggi disponiamo spesso senza risparmio, mentre la storia della Fontana, con le insegne sforzesche che la adornano, dovrebbe indurci a difendere l'integrità di questo bel monumento arrestandone l'evidente degrado con un sapiente restauro.
(Per scaricare il report in formato pdf cliccare qui)



Visita guidata al Laghetto di San Carlo

di Alberto Isnenghi, WWF Insubria

Domenica 26/3/2023 - L'appuntamento era per le 15.30. Gli organizzatori si erano recati sul posto in anticipo per accogliere gli iscritti che si fossero eventualmente presentati ed avvertirli che la visita era sospesa per il maltempo.
Hanno trovato in attesa un gruppetto di persone e, mentre si discuteva sul da farsi, ne sono arrivate altre. A quel punto è stato gioco forza cambiare parere ed iniziare la visita. Per fortuna tutti erano dotati di ombrello e la pioggia è stata abbastanza leggera, fino a dissolversi verso le 17.30.
E così la visita è iniziata:

  • Paolo Cazzaniga ha illustrato lo spirito dell'iniziativa, promossa da Seregn de la memoria;
  • Zeno Celotto ha raccontato il travagliato percorso che ha portato nel 2013 al rilancio del laghetto;
  • Alberto Isnenghi ne ha descritto alcuni aspetti naturalistici, sottolineando quelli legati all'acqua;
  • Carlo Sironi amministratore della pagina FB dedicata al laghetto e appassionato fotografo naturalista, ha parlato dell'avifauna che lo frequenta, delle presenze esotiche indesiderate e delle regole che vanno rispettate per la sua conservazione.

Al termine della visita, quando la pioggia è cessata, il Presidente di Seregn de la memoria, Paolo Cazzaniga, su richiesta, si è improvvisato attore. Si è prestato infatti a leggere una poesia in dialetto dedicata al laghetto, quando rischiava di essere interrato. La poesia è stata fortunosamente ritrovata in una pubblicazione del WWF del 2007 ed, al momento, è in cerca del suo autore.
(Per scaricare il report in formato pdf cliccare qui)


sabato 25 marzo 2023

Meda. Che relazione c'è tra il consumo di suolo e la (mancata) ricarica della falda acquifera?

Copertina del rapporto Unesco 2022 "Acque sotterranee: rendere visibile la risorsa invisibile" (scaricabile cliccando qui)

Riprendiamo alcune riflessioni di Gianni Del Pero, presidente delegato WWF Lombardia, sulla relazione tra il consumo di suolo e lo spreco d'acqua.

"Il consumo di suolo incide sullo spreco di acqua che non si infiltra in falda ma buttiamo in fognatura. Quattro conti fatti per Meda sugli effetti del consumo di suolo sulla disponibilità di acqua. Oggi "diamo i numeri": le "quattro gocce" di pioggia cadute oggi a #Meda (8 millimetri su 8,31 kilometri quadrati) corrispondo a "soli" 665000 metri cubi cubi (665 milioni di litri). Con un consumo di suolo del 53% (cioè superfici impermeabilizzate con cemento e asfalto) nella nostra citta' "abbiamo buttato" in fognatura 352000 metri cubi d'acqua "fresca e pulita" che rimpiangeremo in estate. L'anno scorso persi 12000 metri quadri (poca roba, "solo" 12000 metri cubi d'Acqua pulita in fogna) quest'anno abbiamo già in programma di "buttare via" altre decine di migliaia di metri cubi d'acqua costruendo per decine di migliaia di metri quadri in Via Cialdini, in Via Gagarin, Via Cadorna, Via Piave, la dove c'era l'erba ora c'è...
Cambiamenti climatici e consumo di suolo, riscaldamento globale e siccità che siano due facce della stessa medaglia?"

lunedì 13 marzo 2023

Il circolo culturale "Seregn de la memoria" ed il WWF insieme per celebrare la Giornata Mondiale dell'Acqua

 

Il circolo culturale "Seregn de la memoria" ed il WWF Insubria organizzano, a Seregno, due iniziative per celebrare la Giornata Mondiale dell'Acqua.

 

Sabato 25 marzo 2023 - Piazza Martiri della Libertà

Ore 15.00 e 16.30: Visite guidate alla Fontana del mangiabagaj con Zeno Celotto. Letture di Chiara Consonni. Per approfondire cliccare qui.

 

Domenica 26 marzo 2023 - Parco Borsellino e Falcone

Ore 15.30: Visita guidata al Laghetto di San Carlo con Alberto Isnenghi e Carlo Sironi. Per approfondire visita il sito web o la pagina Facebook del laghetto.


Informazioni e iscrizioni gratuite scrivendo a info@seregndelamemoria.it e, il giorno stesso, presso il gazebo informativo.

giovedì 24 novembre 2022

Cabiate: il 29 novembre si discute di acqua di rubinetto da bere


‘È meglio l'acqua del rubinetto o quella in bottiglia?’
. Al quesito si cercherà di rispondere nel corso dell’incontro pubblico che si terrà martedì 29 novembre 2022, ore 20,45,  presso la sala consiliare di Cabiate (via Grandi n. 1)  L'evento ha per titolo 'Acqua da bere: dal rubinetto o dalla bottiglia?'.  
Interverranno alcuni rappresentanti di ‘Como Acqua’, la società pubblica che gestisce il servizio idrico a livello provinciale, che discuteranno del tema: "Le qualità dell'acqua potabile", ovvero del perché è sicuro e conveniente rinunciare all'acqua in bottiglia, specialmente di plastica:

  • Stefano Carcano, responsabile Area Relazioni Istituzionali, HR, Sviluppo strategico Como Acqua
  • Damiano Ostinelli, Area Tecnica Gestione e Investimenti - responsabile UO Cantù
  • Chiara Gaffuri, Laboratori Como Acqua


L’incontro del 29 novembre è uno degli eventi del progetto ‘Brianza Senza Plastica’, che vede come capofila il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che vede come partner il Comune di Cabiate. Il piano è cofinanziato da Fondazione Cariplo ed ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Como. Il progetto ha l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulla riduzione della plastica usa-e-getta e sui pericoli derivanti dalla dispersione della plastica nell'ambiente.  
Per questo, sempre nel corso della serata del 29 novembre, interverrà anche il dott. Stefano Magni, ricercatore in ecologia presso Università degli Studi di Milano, Dipartimento di Bioscienze, che discuterà del tema: "Le microplastiche nelle acque superficiali", con un focus particolare sui laghi e fiumi del nostro territorio. Le microplastiche, ricordiamo, derivano dalla degradazione della plastica che, con gli anni, si trasforma appunto in pezzettini piccolissimi che possono contaminare il suolo e le acque e, pertanto, entrare nella catena alimentare.


L'invito è quindi quello di partecipare all'incontro del 29 novembre per discutere di questi temi interessanti per l'ambiente e per la nostra salute.


domenica 13 novembre 2022

Crisi idrica 2022: evento eccezionale o futura normalità?


Venerdì 25 novembre 2022 a partire dalle ore 14.30 si terrà il webinar dal titolo Crisi idrica: evento eccezionale o futura normalità?

Per iscriverti all’evento clicca qui:
https://clover.unipv.it/locandina_clover_25novembre2022_link/

venerdì 22 luglio 2022

WWF Lombardia: "Nessuno ha il diritto esclusivo di portare l'acqua al proprio mulino!"



di Gianni Del Pero, Presidente WWF Lombardia


Gli ultimi dati ufficiali pubblicati giovedì 21 luglio 2022 sullo stato delle riserve idriche in Lombardia sono sbalorditivi! Nonostante la situazione drammatica, mentre i grandi Laghi sono al minimo di regolazione e hanno perso in una settimana 50 milioni di metri cubi di acqua e i canali irrigui sono in secca, gli invasi idroelettrici hanno perso solo 10 milioni di metri cubi e ne trattengono ancora (17 luglio) 390 milioni! 

 


Ma quando pensano di farli scendere? Ad agosto dopo i temporali della prossima settimana? Quando probabilmente non serviranno più a salvare l'agricoltura, dopo avere prodotto danni ecobiologici irreversibili a laghi e fiumi e inutili sofferenze ai cittadini e all'intera Lombardia? L'acqua è il Bene Comune per eccellenza! Nessuno ha il diritto esclusivo di portare l'acqua al proprio mulino!

sabato 16 luglio 2022

Acqua: un'emergenza cronica. Perché tutti siamo chiamati a fare la nostra parte subito

Precipitazioni medie in Italia, 1901-2020 (da Wikipedia)
Download Data, su climateknowledgeportal.worldbank.org

di Carlo Borghetti, Vice Presidente del Consiglio Regione Lombardia
e-mail segreteria.borghetti@consiglio.regione.lombardia.it


Lo scorso 15 maggio 2022 l’Italia ha esaurito la sua quota di risorse che il pianeta riesce a rigenerare nel corso di un anno, secondo i calcoli del Global Footprint Network. Stiamo già vivendo a debito con il pianeta Terra, perché il nostro Paese ha bisogno di 2,7 volte quello che gli spetterebbe commisurato alla popolazione e al territorio. Terra, aria, risorse minerali e acqua sono risorse finite, non infinite. Ecco perché è fondamentale agire velocemente secondo un triplice criterio: preservare-utilizzare-recuperare le risorse-beni comuni, a partire dall’acqua.
 
Non c’è altra strada per invertire la rotta di quella che ormai non può più nemmeno essere definita una “emergenza” perché i drammi odierni –una siccità che non ha eguali nella nostra storia, incendi e la tragedia del distacco del seracco della Marmolada– non sono altro che la punta dell’iceberg di un modo di vivere incurante degli appelli e poi degli allarmi degli esperti di cambiamenti climatici che ormai va avanti da molti, troppi decenni. Preservare-utilizzare-recuperare è il senso della “transizione ecologica”, espressione della quale ancora forse non si comprende appieno il significato.
 
Anche di questo ho parlato lo scorso 8 luglio nel convegno “Il sistema dell’acqua circolare” organizzato dalla Commissione Ambiente e Protezione civile del Consiglio regionale, a cui hanno preso parte ARPA Lombardia, esperti e rappresentanti delle istituzioni ospitati dal Centro Ricerche di CAP, il Consorzio Acqua Potabile della Città Metropolitana di Milano all’Idroscalo di Milano. Obiettivo: portare all’attenzione di tutti –responsabili della cosa pubblica, operatori, cittadini– le criticità del sistema idrico e soprattutto individuare gli strumenti per una migliore gestione dell’acqua, cominciando da una maggiore limitazione degli scarichi industriali, civili, commerciali e artigianali e dalla diffusione della conoscenza dei comportamenti responsabili che tutti noi possiamo utilizzare anche nella vita quotidiana, in famiglia e al lavoro.
 
Un giornale ha definito “buchi nell’acqua” le perdite idriche di rete, un problema che non riguarda i Comuni lombardi ma che nell’intero Paese fa sì che su 2,4 miliardi di metri cubi di acqua immessi in rete, l’erogazione finale sia ridotta a 1,5 miliardi di metri cubi: quasi un miliardo di metri cubi d’acqua va persa, oltre il 35% del totale.
 
L’Italia utilizza quasi il 35% delle sue risorse idriche rinnovabili, quando l’obiettivo europeo di efficienza prevede di non estrarre più del 20% delle disponibili ed è prima in Europa per prelievo di acqua potabile, con oltre 9 miliardi di metri cubi. E ancora, mentre in Europa il consumo medio giornaliero per persona è di 120 litri, gli italiani ne consumano 243 litri, più del doppio. A margine, siamo anche tra i primi consumatori di acqua in bottiglia al mondo. I nostri comportamenti sono la prova della mancanza di consapevolezza sul fatto che gli sprechi, prima o poi, si pagano: serve una diversa cultura di utilizzo.
 
Delle proposte e azioni da mettere in atto si è discusso nel convegno e personalmente condivido la posizione di Legambiente, che già l’ottobre scorso aveva auspicato una nuova strategia per gestire l’acqua come risorsa circolare. Come?
Con “interventi strutturali per rendere efficiente il funzionamento del ciclo idrico integrato, separare le reti fognarie, investire sullo sviluppo di sistemi depurativi innovativi e con tecniche alternative”.
Nonché “misure di incentivazione e defiscalizzazione in tema idrico come avviene per gli interventi di efficientamento energetico”, “obbligo di recupero delle acque piovane e installazione di sistemi di risparmio idrico e recupero della permeabilità in ambiente urbano attraverso misure di de-sigillazione del suolo, togliendo asfalto e cemento, per ridargli permeabilità”.
E, ancora, “utilizzo dei Criteri Minimi Ambientali definiti dal Ministero della transizione ecologica nel campo dell’edilizia per ridurre gli sprechi; implementazione di sistemi di recupero e riutilizzo delle acque; riutilizzo dell’acqua nei cicli industriali  con un servizio di depurazione dedicato”.
 
Molte di queste azioni hanno a che fare anche con la sicurezza del territorio lombardo: siccità e fortunali, dissesto idrogeologico, eccessiva impermeabilizzazione del suolo, inadeguatezza degli invasi hanno causato negli ultimi anni un numero mai visto prima di richieste di riconoscimento dello stato di calamità naturale. Che, di nuovo, si traducono in richieste di risorse per risarcimenti danni: emergenze, insomma. Solo una migliore gestione delle acque e del suolo può modificare questa situazione.
 
Ma ha senso parlare di “emergenza” quando le siccità che abbiamo sofferto in Italia sono state nel 1997, 2002, 2012, 2017 e nel 2022, e che la serie si fa sempre più ravvicinata? E aggiungiamo che nel 2021 il Po, secondo l’Autorità Distrettuale del Fiume, ha avuto portate del 30% sotto la media. Quindi non stiamo bene neanche negli anni “dimenticati” dalla siccità.
 
A ogni evento drammatico –alluvioni, esondazioni, bombe d’acqua, ghiacciai che si ritirano, valanghe che si distaccano, crisi agroalimentari– sembra che ci accorgiamo di qualcosa di inaspettato, di nuovo. Parliamo di calamità come di una disgrazia esterna che turba il nostro vivere quotidiano, per la quale non c’è preavviso e non abbiamo alcuna colpa. Eppure le catastrofi sono sempre più connesse al nostro modo di vivere e saranno sempre più frequenti e “normali” se non modifichiamo subito e profondamente il nostro approccio con l’ambiente in cui viviamo. L’attenzione all’acqua di questi mesi impone scelte forti e immediate, ma anche programmi per il medio e il lungo periodo, per evitare crisi nel futuro prossimo venturo.

“La Terra non è un’eredità ricevuta dai nostri padri ma un prestito da restituire ai nostri figli”.

giovedì 7 luglio 2022

Siccità: perché costruire nuovi invasi non può essere la soluzione


A cura CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale)


La grave crisi idrica in corso è senza dubbio da inquadrare nella epocale crisi climatica ed ecologica in atto e come tale va approcciata in modo strutturale, affrontando le cause e non correndo dietro ai sintomi. Questa crisi ha una fondamentale causa: aver perseguito per decenni uno sviluppo economico che prescinde dai vincoli ecosistemici. Nella UE ciò ha avuto tragiche conseguenze:

  • più dell’80% degli habitat è in cattivo stato di conservazione
  • dal 1970 le aree umide si sono contratte del 50%
  • negli ultimi 10 anni il 71% dei pesci e il 60% degli anfibi ha mostrato un declino delle popolazioni
  • un terzo tra api e farfalle sono in declino e un decimo sono sull’orlo dell’estinzione.

Questi dati non possono essere guardati con sufficienza. La permanenza umana sulla Terra necessita che la biodiversità sia salvaguardata e che si invertano le dinamiche di declino in atto da decenni.

Per tali ragioni riteniamo che sia inaccettabile —perché insostenibile e quindi causa di ulteriore aggravio delle future crisi e dai benefici non duraturi— ogni risposta alla crisi idrica che si basi sull’ulteriore depredazione delle risorse naturali e su ogni ulteriore aggressione alla biodiversità: è una scelta letteralmente senza futuro. Siamo pertanto fortemente contrari alle attuali sistematiche deroghe al deflusso ecologico e riteniamo fallimentare e dannosa ogni  strategia incardinata sulla costruzione di nuovi invasi lungo i corsi d’acqua.


Per un approccio razionale al problema è necessario mettere in discussione come viene utilizzata questa risorsa limitata che è l’acqua. L’agricoltura è il maggiore utilizzatore mondiale: secondo stime ANBI in Italia ad essa sono imputabili 14,5 miliardi di mc di acqua l’anno, pari al 54% dei consumi totali. In quest’ambito, a nostro avviso, è una distorsione che si continui a parlare dei miliardi di euro di danni causati all’agricoltura dalla siccità, quando il fulcro della questione dovrebbe essere la produzione di cibo, che prima di tutto deve essere sostenibile. La sostenibilità è un prerequisito essenziale affinché i livelli produttivi permangano nel tempo, a fronte non solo delle crisi idriche, ma delle numerose altre crisi sistemiche che stanno rendendo sempre più difficile e costoso l’accesso ai fattori su cui si è basata la produttività agricola dal secondo dopoguerra ad oggi. È quindi prioritario ripensare a quali siano le produzioni agricole meritevoli di essere incentivate e quali invece da disincentivare, in un’ottica di sicurezza alimentare, privilegiando ad esempio le colture meno idroesigenti all’interno del nuovissimo Piano strategico nazionale della PAC (PSP) che, lo ricordiamo, è stato bocciato dalla Commissione Europea in particolare proprio per lo scarso coraggio in tema di sostenibilità ambientale.    

Per incrementare la sostenibilità della produzione agricola è fondamentale poi ridefinire l’organizzazione dei paesaggi agrari e delle pratiche agronomiche. L’agricoltura è la maggiore causa singola di perdita di biodiversità. Nella UE il 70% dei suoli sono degradati. Secondo ISPRA il 28% del territorio italiano presenta segni di desertificazione, che non è banalmente un problema di mancanza d’acqua; infatti, secondo dati del 2008, in Italia “l’80% dei suoli ha un tenore di carbonio organico inferiore al 2%, di cui una grossa percentuale ha valori di CO minore dell’1%”, questo indica suoli disfunzionali, proni alla desertificazione, meno capaci di trattenere acqua e nutrienti, dalla minore capacità produttiva. Va generalizzata quindi l’adozione di misure mirate all’incremento della funzionalità ecologica dei territori agrari e della loro capacità di trattenere e far infiltrare le acque meteoriche e prevenire il degrado dei suoli.

Il secondo livello di ragionamento è quello relativo all’uso più efficiente, e in quest’ambito prioritaria è la riduzione delle perdite di rete. Nel 2018 le perdite nelle reti idriche potabili erano pari al 42% in aumento di 10 punti rispetto al decennio precedente, a causa della crescente obsolescenza. Data la situazione, non possiamo quindi non evidenziare come il PNRR preveda di investire entro il 2026 solo 900 milioni di €, quando l’OCSE nel 2013 stimava che dovremmo spendere 2,2 miliardi €/anno per i prossimi 30 anni per far fronte alle  necessità del Paese e per metterci in pari con il livello di investimenti per il mantenimento delle reti del  resto d’Europa.

Solo avendo a riferimento questa primaria forte riduzione dei fabbisogni ha senso interrogarsi sulle strategie più opportune per assicurarci la necessaria disponibilità idrica durante la sempre più lunga stagione secca. Nel dibattito pubblico attualmente sembra che esista solo un’unica possibilità: costruire nuovi invasi artificiali. Come CIRF siamo totalmente contrari a nuove dighe lungo i corsi d’acqua, mentre siamo possibilisti su piccoli invasi collinari volti alla raccolta dei deflussi superficiali, per quanto pure questi non siano esenti da criticità. Non si possono proporre nuove dighe senza considerare il loro fortissimo impatto sui sistemi idrografici; attualmente gli sbarramenti sono:

  • il fattore di pressione più significativo in almeno il 30% dei corpi idrici europei;
  • causa del mancato raggiungimento del buono stato ecologico in almeno il 20% dei corpi idrici europei.    

Più nello specifico le dighe (insieme alle escavazioni in alveo) hanno determinato un cronico deficit di sedimenti su estese porzioni del reticolo idrografico italiano, con incisione degli alvei ed erosione costiera, che hanno determinato danni a ponti e opere di difesa, con un ingente esborso di risorse per ricostruire o stabilizzare tali infrastrutture e per realizzare opere di difesa dei litorali. Incisione degli alvei ed erosione delle coste sono fattori primari di depauperamento delle falde freatiche e di intrusione del cuneo salino, ovvero proprio quei fenomeni che imputiamo (esclusivamente) alla siccità e che pretendiamo di combattere con nuove dighe. All’accumulo negli invasi si collegano poi altri problemi significativi che non vengono mai messi sul tavolo della discussione:

  • gli invasi perdono molta acqua per evapotraspirazione, come media italiana, ad essere molto cautelativi, non meno di 10.000 mc/anno per ogni ettaro di superficie dello specchio d’acqua, ma questa quantità è sicuramente maggiore nel Mezzogiorno e per gli invasi di minori dimensioni (ad esempio quelli collinari) e non farà che aumentare al crescere delle temperature medie;
  • soprattutto negli invasi più piccoli l’acqua può raggiungere temperature elevate, con formazioni di condizioni anossiche, fioriture algali e sviluppo di cianotossine (uno dei problemi emergenti di maggior rilievo a livello mondiale) tutti fattori che compromettono il successivo utilizzo di queste acque.

Il luogo migliore dove stoccare l’acqua è la falda, ogni qual volta ce n’è una.  I serbatoi artificiali sono sostanzialmente interventi monofunzionali, la multifunzionalità tanto sbandierata è solo una chimera, come mostra la realtà degli invasi esistenti, perché i diversi obiettivi a cui possono teoricamente contribuire sono tra loro conflittuali e nella pratica si possono raggiungere solo molto parzialmente. La ricarica controllata della falda determina un ventaglio ampio di benefici oltre quello dello stoccaggio: falde più alte sono di sostegno a numerosi indispensabili habitat umidi, lentici e lotici; si previene la subsidenza indotta dall’abbassamento della falda; falde più elevate rilasciano lentamente acqua nel reticolo idrografico sostenendo le portate di magra; livelli di falda alti contrastano l’intrusione del cuneo salino. I sistemi di ricarica controllata della falda costano in media 1,5€/m3 di capacità di infiltrazione annua, mentre per gli invasi i costi arrivano a 5-6€/m3 di volume invasabile. I sistemi di ricarica controllata consumano molto meno territorio, per essi è più facile trovare siti idonei.

Nell’immediato, non possiamo controllare l’andamento delle precipitazioni e delle temperature (per quanto esso sia stato condizionato nei decenni dall’attività antropica) ma possiamo certamente agire (con prospettive di risposta a breve termine) per far sì che le sempre minori e più concentrate precipitazioni permangano più a lungo sul territorio invece di scorrere velocemente a valle fino al mare.

Per ottenere ciò bisogna attuare una grande opera di riqualificazione che comprenda: la riqualificazione morfologica ed ecologica dei corsi d’acqua, decanalizzandoli e recuperando le forti incisioni subite nei decenni scorsi, riconnettendo le pianure alluvionali, ripristinando fitte formazioni boscate riparie; la ricostituzione della rete di siepi interpoderali e del reticolo idraulico minuto; l’adozione generalizzata di pratiche colturali che implementino il contenuto di sostanza organica nei suoli e la loro capacità di assorbire le piogge e trattenere umidità e nutrienti (un incremento dell’1% nel contenuto di sostanza organica può garantire fino a 300 m3/ha di accumulo idrico nel suolo, disponibile per la vegetazione); la de-impermeabilizzazione delle aree urbane. Queste sono misure previste dalle strategie per la “biodiversità 2030” e “From farm to fork” nell’ambito del New Green Deal della UE. E riprese dalla recente proposta normativa (il “Pacchetto Natura”) presentata il 22 giugno scorso dalla Commissione Europea. Le proposte attualmente in discussione in Italia vanno esattamente nella direzione opposta.

Sempre più dovremmo imparare a convivere con i due estremi di lunghe siccità e precipitazioni intense, con il loro portato di alluvioni, a cui solo un territorio e un reticolo idrografico maggiormente naturali possono far fronte contemporaneamente. Chiediamo pertanto al Governo di fermare il piano invasi e di mettere in campo una strategia di adattamento davvero integrata, incardinata su un esteso piano di riqualificazione e di incremento della biodiversità, come giustamente suggerito dalle recenti strategie e proposte normative europee.
 

Per scaricare il comunicato stampa CIRF in formato pdf cliccare qui.

sabato 22 settembre 2018

Carimate: la natura che depura


Dalle 15.00 visita guidata degli impianti di depurazione delle acque.
Alle 16.00 inaugurazione dell'impianto di fitodepurazione e a seguire concerto di Patrizio Fariselli, colonna portante degli AREA.

INGRESSO LIBERO

domenica 5 novembre 2017

Viaggio alla scoperta delle acque della Brughiera tra Cabiate e Mariano


a cura del  Comitato per il Parco Regionale della Brughiera

Dopo un anno di grande sofferenza per la mancanza di piogge, abbiamo pensato che fosse interessante organizzare un'escursione per visitare alcuni luoghi in Brughiera dove l'acqua, quando c'è, trasforma ancora il nostro territorio nonostante le attività umane e a volte proprio a causa di queste. Abbiamo previsto anche una visita guidata all'impianto di depurazione di Mariano Comense che, nei periodi ormai frequenti di siccità, è l'unica sorgente attiva sull'asta del torrente Tarò.

Faremo diverse considerazioni su come le acque vengono usate, sfruttate, inquinate o depurate, e come potremmo comportarci diversamente con le pratiche quotidiane del nostro vivere per cercare di salvaguardare l'ambiente e utilizzare con "rispetto" la risorsa indispensabile dell'acqua.

L'escursione è in collaborazione con il Gruppo Naturalistico della Brianza ed è inserita anche nella loro programmazione di iniziative che ha come titolo "Incontri Lariani".

Programma completo
  • Ritrovo ore 8.45 alla stazione ferroviaria FNM di Cabiate (CO. Vi invitiamo ad arrivare al ritrovo in treno... molto comodo per questa escursione e sopratutto.... "sostenibile"!
  • Partenza ore 9.00 con passaggio dalla Foresteria di Villa Padulli. Cenni alla campagna di raccolta adesioni al progetto di recupero della villa: è ancora possibile votare con un clic il progetto di Cabiate - Reti più per il recupero del Castello di Villa Padulli.
  • Percorso nel Parco della Brughiera lungo il sentiero dei Ponti in legno n. 4
  • Visita alle opere di ingegneria  naturalistica per il consolidamento delle sponde della Valletta (Torrente Boscaccio) e del loro attuale stato.
  • Percorso in direzione Cascina della Mordina fino all’incrocio con la zona del Roccolo recentemente recuperata da parte del PLIS Brughiera.
  • Visita all’area umida retrostante importante per la riproduzione degli anfibi.
  • Percorso attraverso alcuni prati stabili fino al sentiero n. 5; discesa nella valle del Torrente Tarò in direzione del Depuratore gestito dalla Valbe Servizi S.p.A.
  • Visita  e  osservazione  di  significativi  e  interessanti  affioramenti  geologici  in prossimità del torrente, con possibilità di verifica tattile di uno stato particolare del terreno con depositi fluvioglaciali di oltre 300.000 anni fa.
  • Ritrovo ore 10.25 davanti all’ingresso del Depuratore in via Caravaggio n. 42, Mariano Comense (CO). Inizio della visita guidataore 10.30 accompagnati da responsabili dell’impianto. Durata della visita: circa 1 ora e mezza. Per partecipare alla visita è obbligatorio prenotarsi entro venerdì 10 novembre 2017. Numero massimo di persone: 40. Per partecipare alla visita è indispensabile leggere l'informativa "visite guidate" del depuratore. Fine della visita guidataore 12.00 e uscita dal Depuratore.
  • Breve visita alla Roggia Vecchia nelle vicinanze a monte della sua immissione nel torrente Tarò dove sono visibili opere di regolazione delle acque.
  • Rientro in stazione ore 13.00 passando  per via della Resistenza, via Carso, il Santuario Maria Annunciata e via Vittorio Emanuele II
Info e prenotazioni:
Tiziano, cell. 331 2271052 - email: informazioni@comitatoparcobrughiera.it

Nel pomeriggio visita guidata a Villa Padulli di Cabiate

La Foresteria di Villa Padulli
Dopo l'escursione e la pausa pranzo, alle ore 14.30 sarà possibile visitare il Parco e la Villa Padulli di Cabiate (CO) accompagnati da rappresentanti dell'Amministrazione Comunale e da alcuni volontari che ci faranno da guida nel sito e nei locali visitabili della Villa.

Ritrovo ore 14.15 davanti alla Foresteria della Villa Padulli in piazza Umberto 1° al n° 11 Cabiate (CO).

Per aiutare nei lavori di recupero del parco intrapresi in questi anni dal Comune, abbiamo pensato di chiedere ai partecipanti alla visita guidata un contributo di € 5,00 a persona (minorenni esclusi) da lasciare ad un rappresentante del Comune o dei volontari che ci accompagneranno.

Anche per la visita alla Villa è gradita la conferma di partecipazione via e-mail o telefonica entro venerdì 10 novembre al numero telefonico o alla e-mail sopra indicata.

Per chi partecipa all'escursione mattutina e vuole fermarsi anche per la visita pomeridiana, è consigliato il pranzo al sacco. Verificheremo la possibilità di riparo in un bar in zona che ospiti i "viandanti" o dove poter consumare un piatto o un panino.

Vi ricordiamo inoltre che è ancora possibile VOTARE IL PROGETTO DI CABIATE - RETI PIU' per il recupero del Castello di Villa Padulli. Basta un semplice click su http://bit.ly/2fsObkF

domenica 28 maggio 2017

Briosco: radiografia di un fiume e di un paese quarant'anni dopo

Alcuni degli studenti del 1977 e di oggi che hanno svolto la ricerca sul Lambro
1977 - Ventiquattro ragazzi della classe 3° A della Scuola Media Statale di Briosco, con l'aiuto di due insegnanti, durante le ore libere e in parte anche in classe, hanno lavorato insieme per due mesi a una ricerca approfondita sul loro paese. Briosco, in provincia di Milano.

Lo scopo principale dell'indagine era quello di individuare le zone inquinate e le relative fonte inquinanti che, a conclusione del lavoro, dovevano essere riprtate sulla planimetria del territorio comunale.

Una pagina della ricerca tratta dal libro "La ricerca ambientale e la scuola" pubblicato da Paravia nel 1979
2017 - Quarant'anni dopo due scuole, l'I.C. Manzoni di Cologno Monzese e l'I.C. Alfredo Sassi di Renate-Veduggio-Briosco, hanno voluto ripetere la stessa esperienza. Il lavoro volto è stato presentato domenica 28 maggio presso il Mulino di Peregallo a Briosco (MB).

Ettore Fiorina apre il convegno della mattina leggendo "Requiem per una biscia d'acqua" di Carlo Annoni
 
Il Mulino di Peregallo
La discesa in canoa lungo il fiume Lambro
Presentazione della ricerca effettuata dai ragazzi delle medie di Briosco e Cologno Monzese alla presenza dei ragazzi della 3°A del 1977

mercoledì 17 maggio 2017

Il Lambro torna a scuola (1977-2017)


di Paolo Pirola, Associazione Culturale Brianze

L'iniziativa "Il Lambro torna a scuola 1977-2017" nasce dalla "scoperta" di un libro edito da Paravia nel 1979 in cui si dedica grande spazio ad una ricerca effettuata dalla terza media sez A  di Briosco nel 1977, relativa al fiume Lambro e al problema ambientale (Radiografia di un fiume e di un paese).


A distanza di 40 anni abbiamo pensato, come associazione culturale Brianze (www.brianze.it) di ripetere questa ricerca, per confrontarla con la precedente. A tal fine abbiamo coinvolto le Scuole Medie di Briosco, cui si sono aggiunte quelle di Cologno Monzese, grazie alla passione per il Lambro di un docente che ivi insegna.


Abbiamo poi coinvolto alcune associazioni della parte settentrionale del fiume ( Associazione Canoa Pusiano), soggetti privati (Tecnologie Impresa Cabiate - Albergo Ristorante Il Corazziere Merone), la Cooperativa Aretè ( storico Mulino di Peregallo a Briosco) e, naturalmente, comune di Briosco, Brianzacque e Parco Regionale Valle Lambro, che hanno contribuito economicamente alla realizzazione del progetto.


In estrema sintesi, il progetto prevede la campionatura delle acque del Lambro effettuata dai ragazzi a Merone/Pusiano, Briosco e Cologno ( nord- centro - sud ). Il conferimento dei campioni in laboratori attrezzati per l'analisi (grazie alla disponibilità di Tecnologie Impresa), con la possibilità di un coinvolgimento diretto degli studenti. Prevediamo inoltre l'intervento di un esperto di analisi IBE (indicatori biotici), profondo conoscitore del Lambro.


Il lavoro comprende anche:
  • Interviste a imprenditori, cittadini, rappresentanti delle istituzioni - sempre sul modello della ricerca 1977 - , per confrontare la mutata sensibilità ambientale di oggi con quella di allora.
  • La pubblicizzazione e la divulgazione di questa ricerca, con gli strumenti più idonei.
  • Una manifestazione finale di chiusura, presso il Mulino di Briosco, aperta a tutta la popolazione della valle, che potremmo definire "Festa del Lambro". Abbiamo poi invitato  gli ex ragazzi classe 1963 e i professori protagonisti della ricerca di allora per confrontarli coi ragazzi di oggi; mettendo a disposizione canoe ed accompagnatori per alcune discese lungo il fiume.
Il piccolo sogno sarebbe poi quello di istituire con le stesse scuole una sorta di osservatorio permanente delle acque del Lambro, ripetendo ogni anno analisi e divulgazione dei dati.


Per prenotare il giro in canoa: Fabio 3356846108
Per prenotare la visita al Mulino: Gabriella/Paolo 3338024913