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martedì 4 agosto 2026

Tutelare il suolo, ma solo fino a un certo punto: le osservazioni del Comune di Monza al PTCP

Il consumo di suolo a Monza. Immagine tratta dal web.

Il Comune di Monza dichiara di voler ridurre il consumo di suolo e tutelare il suolo libero. Ma nelle osservazioni alla variante del PTCP provinciale chiede di modificare alcune delle tutele che potrebbero ostacolare nuove trasformazioni. Dalla Cascinazza alla Rete Verde, passando per via Sant’Anastasia: ecco cosa emerge dai documenti.

C'è una questione che merita di essere discussa con attenzione nel dibattito sulla nuova pianificazione urbanistica di Monza: quanto è realmente vincolante l'obiettivo di ridurre il consumo di suolo quando, contemporaneamente, si chiede di rendere più flessibili alcune delle tutele che proteggono il suolo libero?

La domanda nasce dalla lettura delle osservazioni che il Comune di Monza ha presentato alla variante del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e della Brianza.

Il documento comunale parte da una premessa che, almeno nelle intenzioni, va nella direzione auspicata da chi da anni si batte contro il consumo di suolo. Il Comune ricorda infatti che la variante al proprio PGT, avviata nel 2023 e attualmente all'esame del Consiglio comunale, è finalizzata all'adeguamento alla legge regionale sul consumo di suolo e al perseguimento di una «consistente riduzione del consumo di suolo» rispetto al PGT vigente. Tra gli obiettivi dichiarati vengono indicati anche la tutela del suolo libero e la valorizzazione delle componenti ambientali e paesaggistiche. Fin qui, nulla da eccepire. Il problema nasce quando si passa dalle dichiarazioni generali alle richieste specifiche formulate alla Provincia.

Cascinazza: tutelare il suolo, ma non tutto


Uno dei casi più significativi riguarda la Cascinazza, attraverso l'ambito di trasformazione AT18. Il Comune chiede alla Provincia di stralciare dall'individuazione come Ambito destinato all'attività agricola di interesse strategico (AAS) una porzione di territorio compresa nel perimetro dell'AT18, così da poter garantire l'attuazione dell'ambito di trasformazione per l'intera superficie del complesso cascinale. La richiesta viene motivata anche con un'altra operazione che, nelle intenzioni dell'amministrazione, dovrebbe produrre un importante beneficio ambientale: per l'attuazione dell'AT18 il Comune prevede la cessione di oltre 240.000 metri quadrati di aree esterne all'ambito, situate tra il Lambro e via Rosmini, da destinare alla creazione di un parco agricolo attrezzato con percorsi ciclopedonali e alla realizzazione della vasca di espansione del Lambro prevista dal Piano Territoriale Regionale.

Via Adda

Viale Sicilia

È una scelta che pone però una domanda inevitabile. La tutela di oltre 24 ettari di territorio può essere considerata una compensazione sufficiente per rendere possibile la trasformazione urbanistica di un'altra area oggi sottoposta a tutela agricola? Non è una domanda retorica e non significa mettere in discussione il valore del parco agricolo proposto o della vasca di espansione. Significa chiedersi se la tutela del territorio debba essere valutata soltanto in termini quantitativi, sommando metri quadrati protetti da una parte e metri quadrati trasformati dall'altra. Per chi si batte contro il consumo di suolo, il tema è centrale: un'area agricola o libera non è necessariamente intercambiabile con un'altra area libera situata altrove. Il valore ambientale, paesaggistico, ecologico e territoriale di un luogo dipende anche dalla sua posizione e dalle relazioni che intrattiene con il territorio circostante.

La Rete Verde: meno vincoli dove possono diventare scomodi

Ancora più significativa è la parte delle osservazioni dedicata alla Rete Verde di Ricomposizione Paesaggistica (RVRP) del PTCP. La Rete Verde è uno degli strumenti attraverso i quali il PTCP individua una struttura territoriale destinata alla tutela e alla valorizzazione del paesaggio, con una funzione anche di rete ecologica. Il Comune di Monza chiede però di rivederne il disegno, escludendo le aree che costituiscono pertinenze di insediamenti esistenti e quelle che risultavano già impermeabilizzate alla data di adozione del PTCP, il 22 dicembre 2011. 

La richiesta non si ferma qui. In alternativa allo stralcio delle aree dalla Rete Verde, il Comune propone di modificare l'articolo 31 delle Norme di Piano, in modo da rendere possibile anche l'attuazione di opere di impermeabilizzazione già previste dagli strumenti urbanistici comunali alla data di adozione del PTCP, anche indipendentemente dalla specifica destinazione urbanistica successivamente attribuita alle aree. Ed è proprio questo passaggio a meritare particolare attenzione. Perché cosa succede se un'area che un tempo era destinata alla trasformazione urbanistica viene successivamente destinata a verde e, anni dopo, torna ad essere considerata urbanizzabile? La proposta del Comune sembra voler evitare che la successiva modifica della destinazione urbanistica cancelli definitivamente il peso delle precedenti previsioni edificatorie. In altre parole, una vecchia previsione urbanistica potrebbe continuare a produrre effetti anche quando quella previsione non è più vigente? È un principio che merita un confronto pubblico, soprattutto in un territorio come la Brianza, dove la disponibilità di suolo libero è sempre più ridotta.

Via Sant'Anastasia: il caso che spiega tutto


Il Comune porta nelle proprie osservazioni un esempio concreto: l'area di via Sant'Anastasia/viale Libertà. L'area è oggi compresa nella Rete Verde ed è di proprietà comunale. Nel PGT vigente alla data di adozione del PTCP, nel 2011, era inserita in un ambito di trasformazione destinato prevalentemente a servizi SAP. Successivamente, con il PGT del 2017, una parte dell'area è stata ridestinata a verde. Ora, nella variante al PGT attualmente in corso, il Comune propone nuovamente una destinazione a servizi che comporterebbe l'impermeabilizzazione del suolo oggi libero. L'area è infatti stata inserita tra quelle considerate «urbanizzabili» nella Carta del Consumo di Suolo. È un esempio particolarmente significativo perché rende concreto il problema.

Un'area che oggi è libera e in parte destinata a verde potrebbe essere nuovamente impermeabilizzata sulla base di una previsione urbanistica che risale a quindici anni fa. La proposta avanzata dal Comune alla Provincia consentirebbe infatti di considerare sufficiente il fatto che il PGT vigente nel 2011 prevedesse già un intervento comportante impermeabilizzazione, anche se quella destinazione è stata successivamente modificata. È questo il modo in cui vogliamo affrontare la riduzione del consumo di suolo? Oppure dovremmo considerare un'area per quello che è oggi, chiedendoci se sia davvero necessario trasformarla, anziché considerare come una sorta di diritto acquisito una vecchia previsione urbanistica?

Via Baradello e via Tagliamento


Le osservazioni riguardano anche altre aree. Per via Baradello, il Comune chiede lo stralcio dalla Rete Verde di un'area verde di proprietà comunale prospiciente edifici residenziali ALER. La motivazione è legata a un progetto di rigenerazione urbana e sociale del quartiere, con la previsione di nuove destinazioni a servizi e parcheggi. In questo caso è necessario evitare semplificazioni: rigenerare un quartiere e migliorare la qualità degli spazi pubblici non equivale automaticamente a consumare nuovo suolo. Ma proprio per questo sarebbe importante capire nel dettaglio quale sarà il rapporto tra la nuova destinazione dell'area e la sua attuale funzione di spazio verde.


Analoga richiesta riguarda un'area comunale tra via Tagliamento e via Generoso, interessata dalla presenza di uno svincolo di accesso alla SS36. Anche in questo caso il Comune chiede lo stralcio dalla Rete Verde. Si tratta di casi diversi tra loro e non è corretto metterli tutti sullo stesso piano. Ma nel loro insieme mostrano un problema generale: quando la tutela ambientale entra in conflitto con una scelta urbanistica, la direzione che il Comune propone alla Provincia è quella di rendere più flessibile la tutela.

Il doppio binario del consumo di suolo

Ed è proprio qui che si trova, a nostro avviso, la questione politica più interessante. Da una parte Monza dichiara di voler ridurre il consumo di suolo e tutelare quello libero. 
Dall'altra, nelle osservazioni al PTCP, chiede:

  • di stralciare una porzione dell'AT18 Cascinazza dagli ambiti agricoli strategici;
  • di rivedere il perimetro della Rete Verde;
  • di escludere alcune aree dalle sue tutele;
  • oppure, in alternativa, di modificare le norme provinciali per consentire nuove impermeabilizzazioni sulla base di previsioni urbanistiche già esistenti nel 2011;
  • di rendere quindi più facilmente attuabili alcune trasformazioni che oggi incontrano maggiori ostacoli per effetto delle tutele ambientali e paesaggistiche.

Questo non significa che la variante al PGT di Monza sia complessivamente una variante "cementificatoria". Il documento comunale sostiene esplicitamente il contrario e sarebbe scorretto ignorarlo. Ma proprio per questo le singole scelte contenute nelle osservazioni meritano di essere discusse. Perché la vera questione non è soltanto quanti metri quadrati di suolo verranno formalmente sottratti alle trasformazioni rispetto al passato. La domanda è anche quali aree vengono considerate sacrificabili e quali strumenti di tutela siamo disposti a indebolire per poterle trasformare.

Il suolo libero non è una riserva da utilizzare quando serve

Da anni, in Brianza, assistiamo a un fenomeno che conosciamo bene: ogni singola trasformazione viene spesso presentata come eccezionale, necessaria, compensata o legata a un interesse pubblico. Il risultato, però, si misura alla fine sul territorio reale. Un pezzo alla volta, un'area dopo l'altra, la superficie libera diminuisce e quella impermeabilizzata aumenta. Per questo riteniamo che la discussione sul nuovo PTCP e sulla variante al PGT di Monza debba partire da un principio semplice: il suolo libero non dovrebbe essere considerato una riserva da utilizzare quando emerge una nuova esigenza urbanistica. E soprattutto una vecchia previsione edificatoria non dovrebbe trasformarsi automaticamente in un lasciapassare per una nuova impermeabilizzazione. Se una previsione non è stata realizzata per quindici anni, e nel frattempo quell'area è stata destinata a verde, forse la domanda da porsi non dovrebbe essere come recuperare il vecchio diritto a trasformarla. Dovrebbe essere: abbiamo ancora davvero bisogno di trasformarla?

La Provincia dovrà scegliere quale idea di territorio sostenere

Ora la parola passa anche alla Provincia di Monza e Brianza, che dovrà valutare le osservazioni presentate dai Comuni nell'ambito della variante al PTCP. È un passaggio importante perché non si tratta soltanto di decidere il destino di alcune aree monzesi. Si tratta di stabilire quanto deve essere forte e coerente una politica provinciale di tutela del suolo e della Rete Verde. Come blog Brianza Centrale abbiamo sempre sostenuto che la Brianza non abbia bisogno di altro consumo di suolo, ma di recuperare e riqualificare ciò che è già stato urbanizzato. Per questo non ci interessa attribuire etichette o fare processi alle intenzioni. Ci interessa porre una domanda molto semplice, alla quale sarebbe utile che amministratori e pianificatori rispondessero con altrettanta chiarezza:

  • se davvero vogliamo ridurre il consumo di suolo, perché dovremmo rendere più facile trasformare proprio quelle aree che gli strumenti urbanistici sovracomunali hanno individuato per essere protette?

La sfida della nuova pianificazione urbanistica dovrebbe essere quella di consumare meno suolo, non quella di trovare nuove eccezioni per poterlo consumare.

sabato 1 agosto 2026

PTCP della Brianza, Majoli: "Non basta fotografare il territorio, bisogna proteggerlo"

Nei giorni scorsi il nostro blog ha presentato le 11 osservazioni alla variante al PTCP della Provincia di Monza e della Brianza elaborate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP, richiamando l'attenzione in particolare sulla tutela del suolo libero, sulla Rete Verde e sulla necessità di evitare nuovo consumo di territorio.

Abbiamo scelto ora di approfondire quei temi direttamente con Giorgio Majoli, referente del Coordinamento, che da anni segue l'evoluzione degli strumenti di pianificazione territoriale della Provincia. Non si tratta quindi di riprendere semplicemente quanto già illustrato nel precedente post, ma di provare a capire meglio che cosa c'è in gioco nella variante al PTCP, quali sono le criticità individuate dagli ambientalisti e quale idea di territorio viene proposta per il futuro della Brianza. Dal destino degli Ambiti Agricoli Strategici alla funzione della Rete Verde, dagli Ambiti di Interesse Provinciale alla crescita degli insediamenti produttivi e logistici, fino al rapporto tra transizione energetica e tutela del suolo: con Majoli abbiamo affrontato alcuni dei nodi che saranno decisivi per il futuro di una provincia dove gli spazi liberi sono ormai una risorsa sempre più preziosa.

Giorgio Majoli (a dx), durante un sopralluogo sul territorio

La variante al PTCP è arrivata a una fase decisiva. Qual è la valutazione complessiva del Coordinamento?


La nostra valutazione parte da una preoccupazione di fondo: siamo in una delle province più urbanizzate d’Italia e proprio per questo ogni scelta di pianificazione dovrebbe avere come priorità la difesa di ciò che rimane libero. Il Coordinamento segue da anni l'evoluzione del PTCP e, anche in occasione di questa variante, ha cercato di fornire un contributo concreto, non limitandosi a denunciare i problemi ma avanzando proposte e richieste precise. Avevamo già chiesto che la variante fosse sottoposta alla Valutazione Ambientale Strategica, la VAS, ma questa proposta non è stata accolta dalla Provincia. Di conseguenza, gli effetti ambientali di una parte significativa delle modifiche introdotte rimangono non adeguatamente valutati, anche se molti di essi sono facilmente immaginabili. Abbiamo quindi presentato 11 osservazioni, che riguardano diversi aspetti della pianificazione provinciale ma che hanno un filo conduttore comune: rafforzare la tutela del territorio libero e delle connessioni ecologiche.

Partiamo proprio dal suolo libero. Qual è la vostra richiesta principale?

La questione fondamentale riguarda gli Ambiti Agricoli Strategici, gli AAS, e la Rete Verde di ricomposizione paesaggistica. Chiediamo che la variante al PTCP recepisca integralmente gli ampliamenti delle aree agricole e della rete ecologica già approvati dai Comuni nei rispettivi PGT dal 2013 a oggi. È un punto importante. Se un Comune, attraverso il proprio strumento urbanistico, ha riconosciuto e tutelato una nuova area agricola o una connessione ecologica, la pianificazione provinciale dovrebbe valorizzare quella scelta e non ignorarla. In una situazione di crescente frammentazione del territorio non è sufficiente fotografare ciò che esiste oggi. Occorre riconoscere e rafforzare le tutele già deliberate dagli enti locali.

Da qui deriva anche la vostra richiesta di non prevedere nuove edificazioni sul suolo libero?

Esattamente. Chiediamo di escludere nuove previsioni edificatorie su suolo libero, evitando ulteriori incrementi dei carichi urbanistici, del traffico e dell'impermeabilizzazione del territorio. La Brianza ha già conosciuto una trasformazione molto intensa. Continuare ad aggiungere nuove edificazioni senza considerare la quantità di territorio che è già stata consumata significa aggravare una situazione che presenta problemi evidenti dal punto di vista ambientale, paesaggistico e della mobilità.

Un'attenzione particolare nelle vostre osservazioni è dedicata agli Ambiti di Interesse Provinciale, gli AIP. Perché?

Gli AIP erano stati introdotti anche con l'obiettivo di tutelare alcuni spazi rimasti liberi. Il problema è che, nella pratica, questo strumento ha mostrato delle debolezze e può diventare anche un modo per localizzare nuove edificazioni, attraverso intese con la Provincia finalizzate a mitigarne gli impatti. Noi riteniamo invece che negli AIP debba essere garantita una reale prevalenza della tutela ambientale. Per questo proponiamo di portare dall'attuale 51% all'80% la quota minima di territorio libero da mantenere all'interno degli AIP. È una richiesta particolarmente importante perché molti di questi ambiti rappresentano oggi alcune delle ultime connessioni verdi tra i centri abitati, le aree agricole e i sistemi naturalistici.

Un altro tema molto attuale riguarda la crescita degli insediamenti produttivi e logistici. Cosa chiedete alla Provincia?

Chiediamo innanzitutto che il PTCP censisca e rappresenti in maniera completa sia i poli esistenti sia quelli previsti, e che gli effetti complessivi vengano valutati attraverso la VAS, considerando traffico, qualità dell'aria e rumore. Il problema è proprio quello degli effetti cumulativi. Non possiamo continuare a valutare ogni nuovo insediamento come se fosse isolato dagli altri. La Brianza conosce già gli effetti della progressiva trasformazione del territorio in una vera e propria piattaforma infrastrutturale e logistica. Se si costruisce un nuovo polo produttivo o logistico, bisogna considerare cosa accade quando questo si aggiunge a tutti quelli già presenti e a quelli previsti nelle aree vicine. Il traffico aumenta, aumentano le emissioni, il rumore, la pressione sulla viabilità e il consumo di territorio. Sono effetti che non possono essere valutati soltanto guardando il singolo progetto.

Nelle vostre osservazioni affrontate anche il tema dei procedimenti dello Sportello Unico per le Attività Produttive SUAP. Perché ritenete che sia necessario intervenire su questo strumento?

Perché esiste una possibile contraddizione tra gli obiettivi dichiarati dalla variante e ciò che può avvenire concretamente attraverso alcune procedure semplificate. Da una parte si afferma la necessità di rafforzare la tutela del sistema rurale e di ridurre il consumo di suolo; dall'altra, attraverso procedimenti SUAP finalizzati alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi, possono essere introdotte varianti urbanistiche che interessano anche aree agricole strategiche o altre aree libere. Chiediamo quindi criteri più restrittivi, privilegiando il recupero delle aree dismesse e impedendo nuovo consumo di suolo proprio negli ambiti che dovrebbero essere maggiormente tutelati.

Tra le vostre osservazioni ci sono anche quelle relative a boschi, corridoi vallivi ed elementi geomorfologici. Che cosa chiedete in questo caso?

Chiediamo che il PTCP riconosca il valore strategico delle aree forestali che saranno individuate dal futuro Piano di Indirizzo Forestale dell'Alta Pianura e che sostenga il percorso di riconoscimento del Parco Regionale PANE. È necessario cambiare il modo di guardare alle aree verdi. Boschi, aree agricole e corridoi ecologici non sono spazi residuali che rimangono dopo aver deciso dove costruire. Sono vere e proprie infrastrutture ecologiche, fondamentali per la qualità ambientale della Brianza.

Il territorio libero deve quindi essere considerato una vera infrastruttura?

Sì, e credo che questo sia uno dei cambiamenti culturali più importanti che dobbiamo compiere. Quando si parla di infrastrutture si pensa normalmente a strade, ferrovie, reti tecnologiche. Ma anche un corridoio ecologico, un bosco, una zona agricola che mantiene una connessione tra due aree naturali svolge una funzione essenziale per il territorio. Se interrompiamo queste connessioni con nuove edificazioni e infrastrutture, frammentiamo ulteriormente gli habitat e rendiamo più fragile l'intero sistema ambientale. 

Avete affrontato anche il tema degli impianti da fonti energetiche rinnovabili. La vostra posizione potrebbe apparire in contrasto con la necessità della transizione energetica.

Non è affatto così. Il Coordinamento non mette in discussione la necessità della transizione energetica e dello sviluppo delle fonti rinnovabili. Il problema è dove realizzare gli impianti e secondo quali criteri. La variante introduce modifiche relative agli impianti da fonti energetiche rinnovabili e ai nuovi Servizi di Interesse Provinciale, e noi riteniamo necessario evitare il rischio che impianti fotovoltaici a terra o nuovi manufatti con funzioni sovracomunali possano essere collocati anche all'interno degli Ambiti Agricoli Strategici o della Rete Verde senza criteri sufficientemente rigorosi. Chiediamo quindi criteri chiari di compatibilità ambientale e la garanzia della continuità ecologica dei corridoi verdi. La transizione energetica è necessaria, ma non può essere utilizzata come giustificazione per consumare altro suolo di pregio o interrompere connessioni ecologiche.

Dalle vostre 11 osservazioni emerge quindi una visione complessiva del futuro della Brianza. Quali sono, in sintesi, le priorità che proponete?

La prima è molto semplice: non consumare più suolo. Ma questo non significa soltanto bloccare le nuove edificazioni. Significa anche promuovere una vera rigenerazione urbana, che non sia basata esclusivamente su premialità edificatorie, ma che serva a migliorare concretamente la qualità della vita, la viabilità e la qualità dell'urbanizzato esistente. Poi ci sono la preservazione delle aree agricole, la tutela delle connessioni ecologiche, la valorizzazione del paesaggio e una pianificazione più attenta agli effetti cumulativi delle trasformazioni. Dobbiamo smettere di considerare ogni intervento come un episodio isolato. Il territorio è uno solo e gli effetti di tanti piccoli o grandi interventi si sommano.

Che cosa dovrebbe cambiare, allora, nel modo di pianificare il territorio brianzolo?

Dovremmo passare da una logica nella quale si cerca di compensare o mitigare ogni nuova trasformazione a una logica nella quale si stabilisce innanzitutto che cosa non deve essere trasformato. Il punto non è soltanto difendere quello che rimane del territorio libero. È proporre e costruire un modello diverso di sviluppo. La Brianza non ha bisogno di altro consumo di suolo per migliorare la propria qualità della vita. Ha bisogno di rigenerare ciò che è già urbanizzato, recuperare le aree dismesse, migliorare la mobilità, preservare le aree agricole e ricostruire le connessioni ecologiche.

Il PTCP dovrebbe avere proprio questa funzione: non limitarsi a registrare le trasformazioni, ma orientare il futuro del territorio.

Le 11 osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP vanno in questa direzione. Sono un contributo al confronto sulla variante, ma soprattutto una proposta per una Brianza capace di riconoscere nel suolo libero, nell'agricoltura, nei boschi, nel paesaggio e nelle reti ecologiche non ciò che resta da edificare, ma una parte essenziale del proprio patrimonio e del proprio futuro.

lunedì 27 luglio 2026

PTCP della Brianza: gli ambientalisti chiedono più tutele per il suolo libero e la Rete Verde


La variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e della Brianza entra nella fase conclusiva delle osservazioni e il mondo ambientalista torna a richiamare l’attenzione su una questione fondamentale: il futuro di un territorio tra i più urbanizzati d’Italia. 

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, realtà che da anni segue con attenzione l’evoluzione della pianificazione provinciale, ha presentato nei termini previsti dalla legge un articolato documento con 11 osservazioni alla variante adottata dal Consiglio Provinciale con deliberazione n. 13 del 28 aprile 2026. Un lavoro approfondito che conferma il ruolo svolto negli anni dal Coordinamento e dal suo referente Giorgio Majoli, la cui competenza e continuità nell’analisi degli strumenti urbanistici provinciali hanno rappresentato un punto di riferimento per molte associazioni ambientaliste brianzole. Il blog Brianza Centrale ha sempre seguito e sostenuto questa attività, ritenendo fondamentale che anche nella nostra provincia, dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli critici, vi sia una presenza attenta e competente capace di analizzare gli strumenti urbanistici e proporre alternative concrete.

Il primo tema posto dal Coordinamento riguarda gli Ambiti Agricoli Strategici (AAS) e la Rete Verde di ricomposizione paesaggistica. La richiesta è chiara: la variante del PTCP deve recepire integralmente gli ampliamenti delle aree agricole e della rete ecologica già approvati dai Comuni nei rispettivi PGT dal 2013 ad oggi. In un territorio dove gli spazi liberi sono sempre più frammentati, non è sufficiente fotografare la situazione esistente: occorre riconoscere e rafforzare le tutele già deliberate dagli enti locali. Da qui anche la richiesta di escludere nuove previsioni edificatorie su suolo libero, evitando ulteriori incrementi dei carichi urbanistici, del traffico e dell’impermeabilizzazione del territorio.

Particolare attenzione viene dedicata agli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP), introdotti proprio per tutelare alcune aree strategiche rimaste libere. Secondo il Coordinamento, la quota minima di territorio libero da mantenere all’interno degli AIP dovrebbe essere portata almeno all’80%, superando l’attuale criterio del 51%, ritenuto insufficiente per garantire una reale prevalenza della tutela ambientale. Un tema particolarmente importante perché molti AIP rappresentano oggi alcune delle ultime connessioni verdi tra centri abitati, aree agricole e sistemi naturalistici.

Un altro capitolo riguarda la crescita degli insediamenti produttivi e logistici. Gli ambientalisti chiedono che il PTCP censisca e rappresenti in modo completo i poli esistenti e quelli previsti, valutando nella VAS (Valutazione Ambientale Strategica) gli effetti complessivi su traffico, qualità dell’aria e rumore. La Brianza conosce già gli effetti della progressiva trasformazione del territorio in una piattaforma infrastrutturale e logistica: nuove strutture non possono essere valutate singolarmente senza considerare l’impatto cumulativo.

Una delle osservazioni più rilevanti riguarda i procedimenti SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), spesso utilizzati per introdurre varianti urbanistiche finalizzate alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi. Il Coordinamento evidenzia una possibile contraddizione: da un lato la variante al PTCP dichiara di voler rafforzare la tutela del sistema rurale e ridurre il consumo di suolo; dall’altro alcune procedure semplificate potrebbero consentire trasformazioni proprio nelle aree agricole strategiche o nelle aree libere. La proposta è quindi quella di introdurre criteri più restrittivi, privilegiando il recupero delle aree dismesse e impedendo nuovo consumo di suolo negli ambiti maggiormente tutelati.

Le osservazioni affrontano anche il tema della tutela dei boschi, dei corridoi vallivi e degli elementi geomorfologici. Il Coordinamento chiede che il PTCP riconosca il valore strategico delle aree forestali individuate dal futuro Piano di Indirizzo Forestale dell’Alta Pianura e sostenga il percorso di riconoscimento del Parco Regionale PANE. La richiesta è di considerare boschi e aree verdi non come spazi residuali, ma come vere infrastrutture ecologiche fondamentali per la qualità ambientale della Brianza.

Due osservazioni riguardano infine le modifiche introdotte dalla variante sugli impianti da fonti energetiche rinnovabili e sui nuovi Servizi di Interesse Provinciale (SIP). Il Coordinamento non mette in discussione la necessità della transizione energetica, ma evidenzia il rischio che formule generiche possano permettere la collocazione di impianti a terra o nuove funzioni anche all’interno di aree agricole strategiche e della Rete Verde. Per questo viene chiesto che siano definiti criteri chiari di compatibilità ambientale e che venga sempre garantita la continuità ecologica dei corridoi verdi.

Le osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP rappresentano quindi un contributo articolato al dibattito sul futuro territoriale della provincia. Non si tratta soltanto di difendere ciò che resta del territorio libero, ma di proporre un diverso modello di sviluppo: meno consumo di suolo, più rigenerazione urbana, tutela delle aree agricole, valorizzazione del paesaggio e maggiore attenzione agli effetti cumulativi delle trasformazioni. La Brianza è ormai un territorio densamente urbanizzato e infrastrutturato. Proprio per questo il nuovo PTCP dovrebbe avere il coraggio di assumere fino in fondo una priorità: non consumare altro suolo libero e proteggere le ultime connessioni ecologiche rimaste.

sabato 4 luglio 2026

PTCP della Provincia di Varese: WWF Insubria chiede più tutela per suolo, corridoi ecologici e rigenerazione urbana


Il WWF Insubria interviene nel dibattito sulla pianificazione territoriale della Provincia di Varese, inviando in questi giorni una serie di osservazioni sul Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), attualmente in fase di revisione.

Un documento articolato, composto da sette punti principali, che punta a rafforzare la tutela del paesaggio, della biodiversità e della salute pubblica. Al centro, una richiesta netta: ridurre drasticamente il consumo di suolo e invertire la rotta rispetto alla frammentazione del territorio.

Le osservazioni dell’associazione si concentrano in particolare sugli ambiti di Malpensa, del Sempione e del Saronnese, dove il piano provinciale segnala ormai una “residua presenza di aree libere”. Per il WWF Insubria non è più sufficiente contenere l’espansione urbanistica: serve un cambio di paradigma. Come sottolinea il vicepresidente dell’associazione, Matteo Colaone, “in queste aree non si tratta più di contenere il consumo di suolo, ma di arrivare progressivamente ad azzerarlo”. L’indicazione è chiara: evitare nuove edificazioni su aree vergini e puntare invece sul recupero del patrimonio edilizio esistente. “Ogni nuova trasformazione irreversibile del suolo rappresenta una perdita che il territorio non può più permettersi”, aggiunge Colaone.

Tra le richieste rivolte alla Provincia c’è anche quella di costruire un quadro conoscitivo aggiornato, Comune per Comune, su case sfitte, aree dismesse e potenzialità di rigenerazione. L’obiettivo è orientare le politiche urbanistiche verso il riuso dell’esistente e ridurre la pressione sul territorio. In questo senso, il WWF Insubria sollecita anche interventi di depavimentazione e strategie contro le isole di calore urbane, in linea con i modelli più avanzati di “città spugna”. “Rigenerare significa anche restituire spazio alla natura dentro i contesti urbani”, osserva ancora Colaone, “non solo costruire in modo diverso, ma anche disfare ciò che non è più necessario”.

Uno dei punti più delicati riguarda la tutela dei corridoi ecologici, già individuati e confermati dal PTCP. Secondo il WWF Insubria, queste aree non devono essere compromesse da nuove urbanizzazioni, soprattutto in un territorio già fortemente frammentato. Il tema si intreccia con una vicenda concreta: la localizzazione del nuovo canile di Varese in località “i Duni”, ricadente in un corridoio ecologico che collega due PLIS (Parchi Locali di Interesse Sovracomunale). Il WWF Insubria, insieme ad altri soggetti, ha presentato ricorso contro il progetto. “Comprendiamo la necessità di risolvere le criticità del canile attuale”, afferma Colaone, “ma non possiamo accettare soluzioni che interrompano un corridoio ecologico strategico per la fauna e per la connessione tra aree protette”. L’associazione ribadisce inoltre una proposta alternativa: individuare aree dismesse o già urbanizzate, servite da infrastrutture, in grado di ospitare la struttura senza impatti su habitat di pregio.

Tra gli elementi accolti positivamente c’è la ricostituzione della Commissione Provinciale per l’Ambiente Naturale, tornata operativa dopo diversi anni di inattività. L’organismo riunisce dieci esperti e ha tra i propri compiti quello di esprimere pareri su riserve naturali, studi paesaggistici e possibili nuove aree protette. Tra i nominati figura proprio Matteo Colaone, designato dalle associazioni ambientaliste. “È uno spazio importante di confronto tecnico e scientifico che può incidere concretamente sulle scelte territoriali”, commenta Colaone, “a patto che venga messo realmente in condizione di lavorare sulle priorità ambientali del territorio”.

Nel complesso, WWF Insubria chiede un salto di qualità nella pianificazione provinciale: più coordinamento tra livelli istituzionali, meno consumo di suolo, maggiore attenzione alle connessioni ecologiche e una visione integrata del territorio. “Il PTCP è uno strumento decisivo”, conclude Colaone, “e deve essere all’altezza delle sfide ambientali che non sono più rimandabili”.

giovedì 11 dicembre 2025

Il cuore verde della Brianza è fragile: l’appello degli Amici del Parco GruBrìa sulla Variante PTCP

Brianza, dove il verde resiste a fatica: il racconto di un appello per non perdere l’ultimo respiro del territorio


Chi vive in Brianza lo sa: qui tutto è vicino, tutto è denso, tutto è pieno.
Case abitate e disabitate, condomìni cresciuti uno accanto all’altro come funghi, capannoni, rotonde, strade, parcheggi. Perfino gli spazi “vuoti”, quando li si guarda bene, spesso sono parcheggi. Lo sguardo corre e si ferma solo quando incontra una macchia di verde, un piccolo campo sopravvissuto, una fascia di alberi che sembra dire: “sono ancora qui, per ora”.

È proprio a quelle macchie di verde che pensa l’associazione Amici del Parco GruBrìa, ogni volta che si parla di piani urbanistici, varianti e nuove regole del territorio. Perché il PLIS GruBrìa – una collana di prati, valli e boschetti – è uno degli ultimi polmoni verdi rimasti tra Monza e Milano. Non un grande parco, non un parco “da cartolina”: piuttosto un mosaico fragile di spazi aperti che ancora resistono, incastrati dentro una Brianza che in settant’anni ha perso più del 60% dei suoi terreni agricoli.

Ed è per questo che, davanti alla Variante 2025 al PTCP provinciale, gli Amici del Parco non sono rimasti a guardare.

La Provincia ha definito le nuove norme come un insieme di “modifiche minori”. Ma per chi vive la Brianza, questa parola – minori – suona stonata.

Quando ti muovi in un territorio dove:

  • Lissone ha consumato oltre il 71% del suolo,
  • Muggiò più del 62%,
  • Seregno il 54%,
  • e così via fino a una media del 58% nei comuni del Parco,

beh, allora ti accorgi che non esiste davvero nulla di “minore”.

È come dire che aggiungere ancora una goccia in un vaso già pieno non farà differenza. Tutti sappiamo come va a finire. Basta poco. A volte basta pochissimo.

Gli Amici del Parco GruBrìa hanno spiegato una cosa semplice, quasi intuitiva, ma troppo spesso ignorata: quando un territorio è già saturo, anche le piccole scelte possono avere grandi conseguenze.

Le osservazioni inviate alla Provincia raccontano proprio questo:

  • che nuove possibilità edificatorie, anche dentro il territorio già urbanizzato, possono spingere verso la costruzione di aree sensibili, come scarpate e valli;
  • che aprire alla possibilità di impianti energetici nelle zone agricole o nella Rete Verde, senza stabilire limiti e regole, rischia di indebolire i corridoi naturali ancora attivi;
  • che introdurre una nuova categoria di “Servizi di Interesse Provinciale” senza spiegare cosa siano e dove possano andare significa tenere la porta socchiusa a interventi potenzialmente molto impattanti.

E la Brianza, si sa, non sopporta più porte socchiuse.

Ogni varco può diventare un’apertura, e ogni apertura può tradursi in un nuovo pezzo di suolo perso. Suolo che una volta coperto non tornerà mai più indietro.

Il Parco GruBrìa non è solo un luogo: è una funzione, un sistema di equilibrio. Le sue valli drenano l’acqua quando piove troppo. Le sue scarpate regolano il flusso superficiale. I suoi corridoi ecologici fanno da ponte fra aree frammentate.

Sono quelle cose che non si vedono finché non scompaiono, e quando scompaiono è sempre troppo tardi.

È qui che le osservazioni dell’associazione diventano un racconto più grande: quello di un territorio che ha bisogno di continuità, di connessioni, di respiro. Un racconto che guarda anche al futuro Parco del Seveso, immaginando un’unica grande dorsale verde capace di tenere insieme Brianza e area metropolitana.

Tra i vari contributi, c’è anche una proposta molto concreta:

  • stabilire una soglia del 40% come limite massimo di suolo consumato oltre il quale non si può più costruire.

Un valore simbolico ma anche utile: è la media provinciale indicata da ISPRA. E guardarlo oggi, quando quasi tutti i comuni del PLIS sono già ben oltre, significa prendere coscienza di una cosa evidente: abbiamo già superato molte soglie di sicurezza.

Gli Amici del Parco chiedono una Valutazione Ambientale Strategica completa. Non per bloccare tutto, non per dire “no” a prescindere, ma per dire: “Fermiamoci un momento. Guardiamo cosa stiamo facendo. Valutiamo davvero le conseguenze.”

Una VAS completa permette proprio questo: capire cosa succede non solo domani, ma fra dieci, venti, trent’anni. Valutare gli effetti cumulativi, immaginare scenari alternativi, misurare gli impatti reali e non quelli presunti.

Perché la Brianza non è più il territorio espansivo di una volta: è una terra arrivata al limite, che chiede attenzione, cura, responsabilità.

Alla fine, l’osservazione più importante degli Amici del Parco non è neppure scritta esplicitamente nel documento, ma si legge fra le righe: il PLIS GruBrìa è prezioso perché è fragile.

Non è un grande parco protetto, non è un’oasi intoccabile: è un territorio “normale”, fatto di campi, alberi, siepi, piccoli ruscelli, lembi di natura rimasti incastrati tra le case.

È proprio questo a renderlo importante. Non è un monumento: è vita quotidiana. È ciò che resta, e ciò che potrebbe tornare a crescere, se glielo permettessimo.

Per questo ogni goccia conta. Per questo ogni modifica va pesata. Per questo ogni scelta deve essere consapevole.

E forse è proprio così che si racconta davvero la Brianza di oggi: una terra densissima che, nonostante tutto, ha ancora un cuore verde che vuole continuare a battere.

Le principali osservazioni degli Amici del Parco GruBrìa sulla Variante 2025 al PTCP

• Territorio già saturo
Nei comuni del PLIS il consumo di suolo supera in media il 58%: in queste condizioni anche piccole variazioni normative possono generare effetti significativi.

• Modifiche non “minori”
La Variante introduce deroghe, rilocalizzazioni e nuove possibilità edificatorie che, in un contesto così fragile, richiedono una Valutazione Ambientale Strategica completa.

• Rischi per valli, scarpate e corridoi ecologici
Le nuove norme potrebbero consentire interventi in ambiti geomorfologicamente sensibili, aumentando vulnerabilità idraulica ed ecologica.

• Impianti FER e nuovi servizi senza criteri chiari
La possibilità di installare impianti energetici e “Servizi di Interesse Provinciale” nella Rete Verde e negli AAS non è accompagnata da definizioni, limiti e parametri tecnici.

• Necessità di strumenti di compensazione più rigorosi
L’associazione chiede un modello metodologico chiaro e misurabile per valutare la qualità ecologica delle trasformazioni e garantire compensazioni efficaci.

• Proposta di una soglia di consumo di suolo
Suggerito un limite orientativo del 40% di suolo consumato, oltre il quale non dovrebbero essere consentite nuove trasformazioni.

• Richiesta finale
Alla luce delle criticità evidenziate, gli Amici del Parco GruBrìa chiedono che la Variante al PTCP sia sottoposta a VAS completa, per garantire trasparenza e tutela del territorio.


Info:

  • Gli Amici del Parco GruBrìa si ritrovano ogni venerdì sera, alle ore 21, presso il Circolo Cooperativo Libertà, via Leonardo da Vinci 30, Seregno;
  • e-mail: amiciparcogrubria@gmail.com

martedì 25 novembre 2025

Variante PTCP 2025: la Brianza rischia di perdere terreno


Negli ultimi mesi la Provincia di Monza e Brianza ha avviato il percorso di aggiornamento del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), lo strumento che definisce le regole generali per l’uso del territorio: dove si può costruire, quali aree devono essere tutelate, come va preservata la rete ecologica, quali interventi sono compatibili con la tutela ambientale e paesaggistica.

Il PTCP, dunque, non è un documento tecnico per pochi addetti ai lavori: è il quadro che orienta le scelte urbanistiche dei Comuni e che influisce concretamente sulla qualità dell’ambiente, sul consumo di suolo, sulla sicurezza idrogeologica e sulla protezione degli spazi naturali.

Nel 2025 la Provincia ha pubblicato una nuova proposta di modifica – la “Variante 2025” – presentata come un aggiornamento tecnico e cartografico. Tuttavia, come abbiamo già evidenziato su questo blog, queste modifiche toccano aspetti sensibili della pianificazione territoriale, introducendo nuove regole e maggiore flessibilità in settori che incidono direttamente sulla tutela del paesaggio, delle aree agricole e della rete ecologica provinciale.

Secondo la normativa italiana ed europea, quando una modifica di piano può avere effetti significativi sull’ambiente, dev’essere sottoposta a una Valutazione Ambientale Strategica (VAS): un processo trasparente che analizza gli impatti delle scelte e permette la partecipazione dei cittadini e delle associazioni.

Proprio su questi aspetti è intervenuto il Coordinamento Ambientalista “Osservatorio PTCP di Monza e Brianza”, che ha presentato una serie di osservazioni e richieste formali, sostenendo che la Variante 2025 contenga cambiamenti troppo rilevanti per essere approvati senza una VAS completa.

Di seguito, proponiamo un’intervista approfondita a Giorgio Majoli, portavoce del Coordinamento, per capire meglio quali siano le criticità rilevate e perché, secondo gli ambientalisti, questa Variante debba essere valutata con maggiore attenzione.

Intervista a Giorgio Majoli

Giorgio Majoli, al centro, durante un sopralluogo

D. Majoli, avete appena presentato una serie di osservazioni alla Provincia sulla “Variante 2025” del PTCP. Perché questa scelta?

R. «Perché la Variante 2025 non è una semplice modifica minore, come viene presentata. Analizzando i documenti abbiamo riscontrato criticità rilevanti che non possono essere liquidate con un semplice screening. Secondo noi, per la portata dei cambiamenti e per i potenziali impatti cumulativi sul territorio, serve una Valutazione Ambientale Strategica completa, trasparente e partecipata. Le norme europee e nazionali sono chiare: quando un piano può incidere sull’ambiente in modo significativo, la VAS è obbligatoria.»

D. Entriamo nel merito. Una prima criticità riguarda l’aumento di “flessibilità normativa”. Cosa intendete?
R. «La Variante introduce margini di interpretazione molto ampi nelle aree tutelate. Questo significa che norme nate per garantire salvaguardia e protezione diventano più controverse, più interpretabili, e quindi potenzialmente più vulnerabili.
La preoccupazione è chiara: una disciplina troppo “flessibile” rischia di diventare una porta aperta a deroghe e trasformazioni difficili da controllare. In un territorio fragile come la Brianza, questo è particolarmente pericoloso. Abbiamo bisogno di chiarezza, stabilità e certezze, non di incertezze normative.»


D. Avete segnalato anche il rischio di nuove edificazioni in aree geomorfologicamente fragili. Perché?
R. «Perché le modifiche all’articolo 11 potrebbero permettere interventi edilizi perfino in valloni, orli di terrazzo, scarpate e altri ambiti geologicamente delicati, se questi ricadono dentro aree urbanizzate.
In Brianza molte zone sensibili sono ormai inglobate nella città: ciò significa che la Variante potrebbe indirettamente favorire nuove costruzioni proprio dove il territorio è meno adatto. Questo comporta rischi sia per la sicurezza idraulica sia per il consumo di suolo, che qui è già oltre i livelli di guardia.»

D. Nel vostro documento parlate anche di impianti a fonti rinnovabili: non siete favorevoli?
R. «Anzi, siamo favorevolissimi. Ma la Variante prevede la possibilità di installare impianti a fonti rinnovabili anche in aree agricole strategiche e nella rete ecologica, senza però definire criteri chiari per localizzazione e valutazione degli impatti.
Senza regole precise – lo ribadiamo – anche un intervento virtuoso può creare danni, ad esempio interrompendo corridoi ecologici o frammentando spazi naturali fondamentali. Le energie rinnovabili vanno sviluppate, ma con criteri robusti e non lasciando spazio all’improvvisazione.»

D. Un’altra criticità riguarda l’introduzione dei SIP. Cosa non funziona?
R. «La Variante introduce una nuova categoria di interventi, i Servizi di Interesse Provinciale, ma non ne definisce la tipologia.
Questo rende impossibile una valutazione trasparente degli impatti. È una sorta di scatola vuota che un domani potrebbe essere riempita con qualsiasi cosa, anche con funzioni potenzialmente insediabili nella Rete Verde, che è l’ossatura ecologica del territorio.
Una previsione così vaga è in contrasto con l’obiettivo di non compromettere la funzionalità ecologica dei nostri sistemi verdi.»


D. Le compensazioni ambientali sono un tema centrale. Cosa non va nella Variante?
R. «È stato introdotto un nuovo articolo sulle compensazioni ambientali e territoriali, ma senza indicare standard minimi, indicatori misurabili, criteri chiari.
Senza numeri e parametri verificabili la compensazione rischia di diventare una formalità burocratica che non garantisce un reale equilibrio ecologico.
Noi chiediamo criteri precisi e meccanismi certi di applicazione. Una compensazione deve ristabilire ciò che si perde, non limitarsi a dichiararlo.»


D. Parliamo di partecipazione. Perché ritenete inadeguati i tempi previsti?
R. «Perché la Provincia ha messo a disposizione i documenti per soli 30 giorni, un tempo insufficiente per un confronto pubblico serio su scelte che influenzeranno il territorio per decenni.
Chiediamo un incontro pubblico, più tempo e più strumenti di partecipazione. La VAS completa garantirebbe proprio questo: trasparenza, confronto e coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni.»


D. In sintesi, cosa chiedete alla Provincia?
R. «Chiediamo una cosa semplice e di buon senso: che la Variante 2025 venga assoggettata a Valutazione Ambientale Strategica completa.
Non siamo contrari agli aggiornamenti del PTCP, ma qualunque modifica che incide sulle tutele ambientali deve essere valutata con la massima attenzione.
La Brianza è una delle aree più consumate d’Italia: ogni passo verso una maggiore flessibilità urbanistica deve essere accompagnato da garanzie solide, verificabili e trasparenti. Altrimenti il rischio è di compromettere ulteriormente un territorio che ha già pagato troppo.»

 

Per scaricare le osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista cliccare qui.

 

giovedì 13 novembre 2025

Brianza, territorio al limite: ecco come far sentire la propria voce

Variante 2025 al PTCP: come presentare osservazioni per chiedere la Valutazione Ambientale Strategica


La Provincia di Monza e della Brianza ha pubblicato sul portale SIVAS e sul proprio sito istituzionale il Rapporto preliminare di verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) relativo alla Variante 2025 del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP).
Cittadini, associazioni e enti locali hanno tempo fino al 9 dicembre 2025 per inviare osservazioni e contributi all’indirizzo PEC: provincia-mb@pec.provincia.mb.it.

La VAS è uno strumento di trasparenza e tutela previsto dalla Direttiva europea 2001/42/CE: serve a verificare se piani e varianti urbanistiche possano avere effetti significativi sull’ambiente e, in caso affermativo, ad avviare una valutazione approfondita e partecipata.

Nel caso della Variante 2025, la Provincia ritiene che si tratti di modifiche “minori”, ma diversi passaggi del Rapporto preliminare — come l’ammissione di nuove costruzioni in aree sensibili o l’installazione di impianti energetici in aree agricole — fanno pensare che una VAS completa sia non solo opportuna, ma necessaria per garantire la tutela del territorio brianzolo.

La pagina web dove è possibile consultare e scaricare il Rapporto preliminare

Linee guida per chi vuole presentare osservazioni


Le osservazioni possono essere presentate da chiunque abbia interesse, anche solo per la tutela di interessi diffusi (cittadini, comitati, associazioni, enti locali, tecnici, scuole, agricoltori, ecc.).
Devono essere inviate in forma scritta, via PEC (posta elettronica certificata) entro il 9 dicembre 2025.

Ecco alcune linee guida pratiche per rendere le osservazioni efficaci e mirate:

Il documento completo è lungo, ma si può iniziare da:

  • Cap. 2: “La Variante 2025 al PTCP” – descrive le modifiche proposte.
  • Cap. 6: “Verifica degli effetti significativi sull’ambiente” – dove si valuta l’impatto potenziale.

Scaricabile dal sito della Provincia o dal portale SIVAS Lombardia cercando “Variante PTCP 2025 – Provincia MB”.

La verifica di assoggettabilità riguarda possibili impatti sull’ambiente, la salute e il paesaggio.
Nelle osservazioni conviene evidenziare:

  • modifiche che possono ridurre le tutele su aree agricole o naturali;
  • nuove costruzioni in ambiti sensibili (vallive, orli di terrazzo, aree idrogeologiche);
  • impianti energetici o infrastrutture che potrebbero frammentare la rete ecologica o alterare il paesaggio;
  • assenza di criteri misurabili per le “compensazioni ambientali”;
  • necessità di monitoraggi e di valutazioni cumulative (non solo caso per caso).

Le considerazioni conclusive del Rapporto preliminare

È utile scrivere chiaramente che, a giudizio del proponente, la Variante deve essere assoggettata a Valutazione Ambientale Strategica completa, motivando in breve:

  • perché alcune modifiche possono avere effetti significativi;
  • come la VAS garantirebbe trasparenza, confronto pubblico e approfondimento tecnico.

Esempio di frase da inserire:
“Si ritiene che la Variante 2025 al PTCP possa produrre effetti significativi sull’ambiente, in particolare sulle aree agricole strategiche e sulla rete verde provinciale, e pertanto debba essere sottoposta a Valutazione Ambientale Strategica completa ai sensi della Direttiva 2001/42/CE e del D.Lgs. 152/2006.”

Si può sollecitare la Provincia a:

  • organizzare un incontro pubblico o webinar per illustrare la Variante;
  • pubblicare una sintesi comprensibile del Rapporto VAS;
  • garantire che tutte le osservazioni ricevute siano rese pubbliche prima della decisione finale.

Osservazioni efficaci non devono essere polemiche ma chiare, motivate e documentate.
Citare articoli o sezioni del Rapporto (es. “art. 11 – Elementi geomorfologici”) aiuta a rendere il contributo più solido e tecnico, anche se scritto da cittadini.


Come inviare le osservazioni

mercoledì 12 novembre 2025

Provincia di Monza e Brianza: pubblicato il Rapporto Preliminare VAS sulla Variante 2025 al PTCP

Immagini tratte dal Rapporto preliminare VAS

È stato pubblicato sul portale regionale SIVAS e sul sito istituzionale della Provincia di Monza e della Brianza il Rapporto Preliminare di verifica di assoggettabilità alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) relativo alla Variante 2025 del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP).
Chiunque — cittadini, comitati, associazioni, enti — può inviare contributi e osservazioni entro il 9 dicembre 2025 all’indirizzo PEC provincia-mb@pec.provincia.mb.it.

Di cosa si tratta

La VAS è uno strumento previsto dalla Direttiva 2001/42/CE per garantire che piani e programmi pubblici tengano conto degli effetti sull’ambiente.
La “verifica di assoggettabilità” serve a stabilire se la variante deve essere sottoposta a una valutazione ambientale completa oppure se può procedere con una procedura semplificata.


Cosa prevede la Variante 2025


La revisione del PTCP è stata avviata nell’agosto 2024, più di dieci anni dopo la sua approvazione originaria.
L’obiettivo dichiarato è rendere il piano più “adattivo”, aggiornandone norme e cartografie “senza snaturare la struttura portante di tutela paesaggistico-ambientale”.

In sintesi, la Variante comprende:

  • Aggiornamenti cartografici: aggiornamento dei perimetri di Parchi Regionali e PLIS, e della Tavola 8 sull’assetto idrogeologico, con nuova classificazione delle aree a pericolosità “occhi pollini”.
  • Adempimenti: recepimento dei Protocolli d’intesa con i Comuni e aggiornamenti coerenti con i PGT comunali.
  • Revisione normativa: modifica di numerosi articoli (tra cui gli artt. 6, 8, 11, 31, 34, 47) e introduzione di due nuovi:
  • Art. 49 – Servizi Pubblici di Interesse Provinciale (SIP), per la pianificazione condivisa dei servizi pubblici a scala sovracomunale;
  • Art. 50 – Compensazione ambientale-territoriale, che introduce misure di riequilibrio ecosistemico per interventi impattanti.


Punti critici da monitorare


Pur presentandosi come una “variante minore”, il Rapporto mostra alcune potenziali criticità che meritano attenzione:

  • Maggiore flessibilità normativa: la spinta verso una “maggiore adattività” del PTCP può tradursi in una maggiore discrezionalità per interventi edilizi anche in ambiti oggi fortemente tutelati (come le aree agricole strategiche e gli ambiti geomorfologici).
  • Nuove possibilità di edificazione: le modifiche all’art. 11 permettono nuove costruzioni in aree urbanizzate ma dentro ambiti vallivi, aprendo margini per trasformazioni edilizie dove finora erano vietate.
  • Impianti da fonti rinnovabili in aree agricole e rete verde: la previsione di poter collocare impianti FER (fotovoltaico o altre rinnovabili) anche negli Ambiti agricoli strategici (AAS) o nella Rete verde, pur “con misure compensative”, potrebbe compromettere la continuità ecologica e la funzione paesaggistica di tali aree.
  • Compensazioni ambientali: il nuovo art. 50 introduce un principio positivo, ma ancora vago: mancano criteri chiari su come misurare le compensazioni e garantire reali benefici ambientali.
  • Coinvolgimento pubblico: la procedura è aperta alla partecipazione, ma solo per un mese. Occorrerà vigilare affinché le osservazioni dal basso vengano realmente considerate nella decisione finale di assoggettamento alla VAS.

Il documento riconosce che la componente ambientale è la struttura portante del piano provinciale, ma diversi passaggi rischiano di indebolire le tutele a favore di logiche di “rigenerazione” spesso ambigue, che potrebbero nascondere nuove pressioni edificatorie.

Per questo è fondamentale che associazioni, comitati e singoli cittadini analizzino attentamente il Rapporto preliminare e presentino contributi puntuali entro la scadenza del 9 dicembre 2025.

Tutti i documenti sono disponibili sul portale SIVAS Regione Lombardia e sul sito della Provincia di Monza e della Brianza.

lunedì 3 novembre 2025

Brianza Centrale: 16 anni di resistenza verde contro la cementificazione

L'immagine di copertina del nostro blog. Foto G. Casiraghi

Tra pochi giorni festeggeremo sedici anni dalla nascita del Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale.
Era il 9 novembre 2009 quando tutto è cominciato: un gruppo di cittadini, tanta passione e un’idea semplice ma potentissima, quella di difendere e far crescere le aree verdi della Brianza.

Una delle prime riunioni del Comitato. Anno 2009

Da allora, questo blog è stato – e continua a essere – la voce del Comitato, il luogo dove raccontiamo le nostre battaglie, le nostre proposte e le nostre speranze per un territorio più equilibrato, più verde e più vivibile.
In questi sedici anni ci siamo battuti con determinazione non solo per l’ampliamento del Parco, ma anche per proteggere le aree che già ne fanno parte, difendendole dai continui tentativi di erosione e consumo di suolo.

Convegno del marzo 2009 promosso da "Insieme in rete per uno sviluppo sostenibile", gruppo da cui siamo nati

Troppo spesso, ancora oggi, il verde viene visto come uno “spazio vuoto”, un luogo in attesa di essere riempito. È un errore culturale profondo.
La natura non è un vuoto: è una presenza viva e indispensabile.
I terreni agricoli, le aree permeabili, i boschi, i prati e la biodiversità che li abita sono elementi fondamentali dell’equilibrio ecologico e della qualità della vita. Sono difese naturali contro le alluvioni, filtri per l’aria, rifugi per la fauna, spazi di benessere e di bellezza per tutti.

Riunione per illustrare il nuovo parco GruBrìa, anno 2019

Nel corso di questi anni, abbiamo dato vita a campagne informative, passeggiate per far conoscere il territorio, e presentato innumerevoli osservazioni ai Comuni facenti parte del Parco e anche a quelli confinanti, per proporre ampliamenti e soluzioni di tutela.
Col tempo, l’idea – di cui non rivendichiamo la primogenitura, ma rivendichiamo con orgoglio la difesa e la diffusione – di un grande Parco verde della Brianza Centrale è diventata un patrimonio condiviso e riconosciuto da molti.

Una delle iniziative contro la cementificazione delle aree verdi

Eppure, non possiamo dare nulla per scontato.
Gli attacchi alla cementificazione sono sempre in agguato, a volte anche da chi non ci si aspetterebbe.
È il caso del Comune di Seregno, che nel 2024 ha presentato con orgoglio il proprio Piano Clima, nel quale tra le azioni prioritarie figurano la difesa del suolo e persino la decementificazione. Eppure, proprio da lì oggi arriva una proposta che va nella direzione opposta: realizzare un nuovo ospedale su un’area agricola del Parco, nel quartiere San Salvatore di Seregno, al confine con Albiate, in zona Dosso.

Un articolo del Giornale di Seregno, anno 2014. Un titolo ancora attuale

Non vogliamo negare la possibile necessità di un nuovo ospedale – un tema complesso e importante – ma riteniamo inaccettabile che si scelga di costruirlo sacrificando un’area agricola del Parco. Esistono alternative: aree già urbanizzate, dismesse o da riqualificare, che meriterebbero di essere valutate prima di consumare nuovo suolo.

L'area agricola del parco dove è stata proposta la localizzazione del nuovo ospedale

Quella zona ci sta particolarmente a cuore: nel 2012, grazie ad alcune osservazioni al PTCP della Provincia di Monza e Brianza, riuscimmo a ottenerne la tutela.
Oggi vederla minacciata ci ricorda che la difesa del territorio è un impegno continuo, che non conosce pause né traguardi definitivi.

Ottobre 2025. Riunione degli Amici del Parco GruBrìa

In questo contesto, una buona notizia: in queste settimane, un gruppo di cittadini si sta riunendo per costituire una nuova associazione dedicata alla difesa e alla valorizzazione del Parco GruBrìa, di cui il Parco Brianza Centrale oggi fa parte.
L’obiettivo è quello di far conoscere meglio il Parco, proporne l’ampliamento, sostenere la sua trasformazione in Parco Regionale e, naturalmente, difenderlo da chi lo vorrebbe sacrificare ad altri interessi.

Noi, nel nostro piccolo, sosteniamo convintamente questa nuova associazione e invitiamo i lettori del blog ad aderire.
Nei prossimi giorni pubblicheremo tutte le informazioni per chi vorrà partecipare e contribuire attivamente.

Perché il verde non è uno spazio vuoto.
È un bene comune, una ricchezza viva, un’eredità da custodire e tramandare.
E perché, anche dopo sedici anni, il nostro impegno continua — con la stessa convinzione e la stessa speranza di quel 9 novembre 2009.

martedì 14 ottobre 2025

Più verde o più cemento? L’intesa provinciale e il consumo di suolo tra propaganda e realtà

Inquadramento dell’AIP (Ambito di interesse provinciale)

Nelle scorse settimane la stampa locale ha riportato con toni entusiastici una notizia che, a un primo sguardo, sembrerebbe positiva: “Più verde a ovest della Statale 36. L’accordo con la Provincia e i comuni di Seregno, Verano e Giussano porta al 77% la superficie da mantenere a suolo libero”, titolava Il Giornale di Seregno il 7 ottobre.
Dietro l’apparenza, però, si cela una realtà più complessa - e, per molti versi, preoccupante.

Il Giornale di Seregno, 7 ottobre 2025

Come ha sottolineato Alberto Colombo di Sinistra e Ambiente sulla pagina Facebook di Insieme in rete, l’area interessata è una delle ultime superfici libere tra Carate, Giussano e Seregno. Proprio qui, con l’intesa tra Provincia e Comuni, è stato autorizzato un nuovo consumo di suolo pari a 179.480 metri quadrati, pari al 23% della superficie totale. Si tratta di un’area strategica dal punto di vista paesaggistico, classificata come Ambito di Interesse Provinciale (AIP) dal Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e Brianza.

La narrazione ufficiale sottolinea il mantenimento del 77% di suolo libero, ma omette di evidenziare che quel 23% urbanizzabile corrisponde comunque a quasi 18 ettari di nuovo territorio consumato, destinato a funzioni produttive, commerciali e residenziali. In altre parole, si urbanizza una fetta consistente di un’area che il PTCP stesso riconosce come strategica per preservare la separazione tra i tessuti urbani e l’identità dei centri abitati.

Individuazione dell’AIP in intesa

L’articolo 34 del PTCP definisce gli Ambiti di Interesse Provinciale come aree a rilevanza paesaggistica sovralocale, la cui tutela dovrebbe essere prioritaria. Per prevedere nuove urbanizzazioni in queste aree, le norme impongono azioni di coordinamento tra Provincia e Comuni, formalizzate attraverso un protocollo d’intesa.

Proprio questo è avvenuto il 2 settembre 2025, quando la Provincia ha approvato con Decreto Presidenziale n.116 lo schema di intesa con i Comuni di Carate Brianza, Giussano, Seregno e Verano Brianza. Tale intesa permette di concentrare e ridurre le previsioni edificatorie originarie, ma non le elimina: semplicemente riconfigura la distribuzione del cemento in modo da renderla formalmente coerente con gli obiettivi del PTCP.

È un meccanismo perfettamente legale, previsto dall’art. 34, comma 3, del Piano. Ma la domanda politica e ambientale è: ha senso consumare altro suolo in aree riconosciute come strategiche dal punto di vista paesaggistico?

La comunicazione istituzionale si è concentrata sulla percentuale di suolo “libero” che resterà tale, il famoso 77%. Tuttavia, questa cifra è fuorviante se non accompagnata dal dato assoluto e dal contesto territoriale.
In un territorio già fortemente urbanizzato come la Brianza, ogni ettaro libero ha un valore ecologico, paesaggistico e ambientale altissimo. La perdita di 179.480 mq non può essere considerata marginale: significa meno suolo agricolo, meno capacità di assorbire acqua piovana, meno spazi verdi fruibili e maggiore frammentazione ecologica.

Superficie urbanizzata allo stato di fatto e superficie urbanizzabile

Dettaglio tabella delle superfici (stato di fatto e urbanizzabili)

L’operazione è emblematica di una tendenza più ampia: usare la retorica della “tutela prevalente” per legittimare nuovi interventi edilizi, che diventano così più accettabili agli occhi dell’opinione pubblica.

La Provincia ha un ruolo chiave come ente di area vasta. Dovrebbe coordinare e limitare gli eccessi della pianificazione comunale frammentata. Ma in questo caso, l’intesa sembra aver legittimato una nuova urbanizzazione, piuttosto che porre un freno strutturale.

Lo stesso schema di protocollo - frutto di un lungo iter iniziato nel 2017 - è stato redatto per “definire le previsioni urbanistiche” dell’AIP condiviso tra i quattro Comuni. Nel documento, si riconosce esplicitamente la coerenza con gli obiettivi del PTCP, ma non viene mai messo in discussione se sia opportuno urbanizzare quell’area, bensì come farlo nel modo “più ordinato”.

Il caso dimostra come la normativa provinciale, pur nata per ridurre e razionalizzare il consumo di suolo, possa di fatto trasformarsi in uno strumento per autorizzare nuova edificazione sotto il cappello della tutela prevalente.

Suolo libero. Elementi di progetto per il paesaggio

Gli AIP dovrebbero servire a salvaguardare spazi aperti strategici. Ma nella pratica, tramite le intese, si aprono varchi all’edificazione.
La Provincia parla di “coerenza con gli obiettivi del PTCP”, ma l’effetto concreto è la perdita irreversibile di suolo libero.

Il caso dell’intesa provinciale per l’area ovest della SS36 dimostra come la retorica della “percentuale di suolo libero” possa mascherare decisioni di grande impatto territoriale. In un contesto come quello brianzolo, non basta mantenere il 77% di suolo libero per parlare di tutela effettiva: ogni metro quadro non urbanizzato rappresenta una risorsa preziosa.

Serve un cambio di paradigma nella pianificazione territoriale: da una logica di compensazione e “bilanciamento” tra cemento e verde, a una logica di rigida tutela e rigenerazione. Solo così sarà possibile affrontare seriamente la crisi ecologica e contrastare il consumo di suolo, oggi spesso travestito da pianificazione “sostenibile”.