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domenica 25 gennaio 2026

Raccolta differenziata oltre l’80%: perché in Brianza la vera sfida è produrre meno rifiuti

Andamento della Raccolta Differenziata a Seregno 2015-2024. Fonte Catasto Rifiuti ISPRA

La Brianza viene spesso citata come uno dei territori più efficienti nella gestione dei rifiuti urbani. Percentuali elevate di raccolta differenziata, sistemi porta a porta consolidati e buone performance ambientali sono ormai una costante in molti Comuni dell’area. Ma proprio questi risultati pongono una domanda nuova e più scomoda: che cosa facciamo, oggi, per ridurre davvero la quantità di rifiuti che produciamo?

Per provare a rispondere, abbiamo scelto di focalizzare l’attenzione sui dati di Seregno. Non perché sia un’eccezione, ma proprio perché rappresenta bene l’andamento medio dei Comuni brianzoli: popolazione stabile, raccolta differenziata molto elevata e un sistema di gestione dei rifiuti ormai maturo. Le dinamiche che emergono da questi numeri sono quindi facilmente generalizzabili all’intera area.

I dati raccontano una storia di successo. In poco più di un decennio la percentuale di raccolta differenziata a Seregno è cresciuta in modo molto marcato, passando dal 53,77% del 2010 a valori stabilmente superiori all’80% tra il 2019 e il 2021, con un picco dell’81,45% nel 2019. Anche nel 2024, nonostante una lieve flessione, il dato resta molto elevato, attestandosi al 78,20%. Si tratta di risultati che collocano il Comune – e con esso buona parte della Brianza – tra le realtà più virtuose della Lombardia e del Paese.

Dopo il forte balzo registrato tra il 2015 e il 2017, l’andamento della raccolta differenziata entra però in una fase di maturità. Le oscillazioni degli ultimi anni sono contenute e fisiologiche: quando si raggiungono percentuali così alte, migliorare ulteriormente diventa sempre più complesso. Questo non indica un arretramento, ma segnala che il sistema ha ormai intercettato gran parte del rifiuto differenziabile.

Andamento della Raccolta Urbana a Seregno 2015-2024. Fonte Catasto Rifiuti ISPRA

È proprio in questa fase che i limiti di una lettura basata solo sulle percentuali diventano evidenti. Continuare a concentrarsi quasi esclusivamente sulla raccolta differenziata rischia di nascondere il problema principale: la quantità complessiva di rifiuti prodotti resta elevata.

Il biennio 2020–2021, segnato dalla pandemia, è particolarmente istruttivo. In quel periodo la raccolta differenziata ha mantenuto livelli molto alti, superando l’80% anche in condizioni difficili. Allo stesso tempo, però, la produzione di rifiuti pro capite è aumentata sensibilmente, arrivando nel 2021 a circa 420 chilogrammi per abitante all’anno. Lockdown, smart working e aumento degli acquisti online hanno portato con sé più imballaggi e più rifiuti domestici.

Questo dato è ancora più significativo se messo in relazione con l’andamento della popolazione. A Seregno, come nella maggior parte dei Comuni brianzoli, la popolazione è rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi quindici anni. L’aumento dei rifiuti non è quindi legato a più abitanti, ma a cambiamenti nei modelli di consumo e negli stili di vita. È una dinamica che riguarda l’intero territorio.

Andamento della raccolta rifiuti pro-capite a Seregno 2015-2024. Fonte Catasto Rifiuti ISPRA

Negli anni successivi alla pandemia la produzione pro capite è tornata su valori più contenuti, attorno ai 400 chilogrammi per abitante all’anno, ma il messaggio resta chiaro. Anche con sistemi di raccolta molto efficienti, la quantità di rifiuti prodotti può crescere. La raccolta differenziata gestisce i rifiuti, ma non li evita.

Per questo la vera sfida ambientale per la Brianza non è inseguire qualche punto percentuale in più di raccolta differenziata, ma ridurre la produzione complessiva di rifiuti. Significa intervenire a monte, ripensare imballaggi, consumi e abitudini quotidiane, e spostare il dibattito pubblico dal “come smaltiamo” al “perché produciamo così tanto”.

I dati mostrano che siamo arrivati a un punto di svolta. La gestione dei rifiuti ha raggiunto livelli di eccellenza; ora serve un cambio di paradigma. La transizione ecologica, in Brianza, passa sempre più dalla capacità di produrre meno rifiuti, non solo di differenziarli meglio.

mercoledì 19 novembre 2025

Radici che svelano il passato: il ritrovamento alla Riserva Fontana del Guercio

Una passeggiata nella Riserva rivela antiche tracce della discarica che cinquant’anni fa ne deturpava il cuore verde.


Martedì 18 novembre, camminando lungo i sentieri della Riserva Naturale Fontana del Guercio, l’atmosfera era ancora impregnata dell’umidità lasciata dalle recenti piogge. I passi affondavano leggermente nel terreno molle e, qua e là, il bosco mostrava i segni del maltempo: diversi alberi, ormai abbattuti dal vento, giacevano a bordo dei percorsi, come ferite aperte nel paesaggio.


Proprio accanto al sentiero principale, uno di questi tronchi caduti ha rivelato qualcosa di inaspettato. Le radici, sollevate dalla forza dello schianto, hanno smosso il terreno circostante formando una buca. E in quella cavità, la terra ha lasciato riaffiorare un frammento di storia: alcune vecchie latte di vernice, arrugginite e deformate dal tempo, sepolte più di cinquant’anni fa, quando questa zona era stata ridotta a una discarica abusiva.


Un ritrovamento che sembra parlare.
Un monito silenzioso proveniente dal passato.

Proprio l'anno scorso l’Associazione Museo “nel Novecento” ha pubblicato nel suo ultimo volume — realizzato in occasione del cinquantenario della grande opera di pulizia — alcune fotografie d’epoca che documentano lo stato drammatico dell’area prima dell’intervento dei volontari. Gli “Amis de la Funtana”, così si erano chiamati, furono i protagonisti di un’impresa che cambiò il destino del luogo: restituirono dignità a un ambiente ferito e posero le basi per la tutela che oggi conosciamo.


Vedere oggi quegli oggetti riaffiorare dal terreno è come aprire una finestra su quei tempi. È una testimonianza ancora potente, che ricorda quanto il territorio sia fragile e quanto la cura di chi lo vive faccia la differenza. La natura, anche quando sembra avere ritrovato un equilibrio, porta ancora dentro di sé le tracce di ciò che è stato.

La Fontana del Guercio, come molti altri luoghi della Brianza, ci insegna che la salvaguardia del paesaggio non è un obiettivo raggiunto una volta per tutte, ma un impegno continuo. Occorrono attenzione costante, manutenzione, rispetto. Non solo per preservare la bellezza ambientale, ma anche — e soprattutto — per garantire il nostro stesso benessere.

Quei vecchi barattoli di vernice, affiorati dopo decenni, ci ricordano che il passato non è mai completamente sepolto. Ma ci ricorda anche che la responsabilità del futuro è nelle nostre mani.

venerdì 11 luglio 2025

Fontana del Guercio, ambiente violato

Scarico abusivo di rifiuti nella Riserva Naturale: individuato il responsabile


Proprio all’imbocco della Riserva Naturale Fontana del Guercio, nei pressi del sentiero che sale a Cascina Incasate, in questi giorni sono ben visibili due aree delimitate da un nastro bianco-rosso. Purtroppo, un gesto criminale - non troviamo altro termine - ha portato allo scarico illecito di rifiuti vari e di lastre di eternit, materiale altamente pericoloso.


Solo lo scorso anno si era celebrato con orgoglio il 50° anniversario dell’intervento degli “Amis de la Funtana”, che negli anni Settanta avevano ripulito la zona da una vera e propria discarica abusiva.


Nei giorni scorsi, grazie alle indagini condotte dalle autorità di pubblica sicurezza, è stato individuato il responsabile dello scarico illecito, nei confronti del quale l’amministrazione ha già sporto denuncia penale.


Ci auguriamo che simili atti non si ripetano più e che chi ha commesso questo gesto criminale venga giustamente sanzionato, a tutela dell’ambiente e della bellezza di questo prezioso angolo naturale.

 


domenica 11 agosto 2024

Circolo Ambiente: "Incendio di Mozzate, è tempo di superare le discariche"


Ieri, 10 agosto 2024, un grave incendio è divampato nella discarica regionale Econord di Mozzate richiedendo l'intervento di ben 5 squadre dei vigili del fuoco provenienti dai comandi di Como e Varese. Le fiamme, alte e minacciose, hanno impegnato i soccorritori per ore, con le operazioni di spegnimento che si sono protratte fino a tarda sera. Sul posto sono intervenuti anche i tecnici dell'ARPA e il sindaco della città. Fortunatamente, non si segnalano feriti, ma le cause del rogo restano ancora da chiarire.


Roberto Fumagalli
, del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", ha commentato l'accaduto: "Le discariche non dovrebbero più esistere... invece in Regione Lombardia succede ancora che queste strutture siano fonte di gravi rischi ambientali e sanitari. Questo ennesimo incendio dimostra quanto sia urgente un cambiamento radicale nella gestione dei rifiuti. Questi eventi ci ricordano l'importanza di una gestione sostenibile e responsabile dei rifiuti. È inaccettabile che ancora oggi, nel 2024, ci troviamo a fronteggiare situazioni come questa, che mettono in pericolo non solo l'ambiente, ma anche la salute delle nostre comunità. È tempo di dire basta alle discariche e di promuovere modelli alternativi basati anzitutto su politiche concrete per la riduzione alla fonte dei rifiuti, poi sul riuso delle merci e, infine, sul riciclo finalizzato al recupero di materia. In questo si esclude quindi sia l'incenerimento che, tanto meno, il deposito in discarica." 

 



martedì 9 luglio 2024

I vandali non riposano mai: abbandonato un divano nella Riserva della Fontana del Guercio di Carugo


Nei giorni scorsi, durante le consuete attività di monitoraggio all'interno della Riserva Naturale, la Protezione Civile di Carugo ha fatto una scoperta sconcertante: un divano abbandonato lungo il corso della Roggia Borromeo, precisamente nel lavatoio di Cascina Guardia.

Questo atto di inciviltà giunge in un momento particolarmente significativo per la comunità di Carugo, proprio nei giorni in cui si celebra il cinquantesimo anniversario del recupero della Fontana del Guercio. La pubblicazione del libro commemorativo "La Fontana del Guercio: a cinquant'anni dal recupero" ha segnato una tappa importante, ricordando la trasformazione di una discarica desolata in una rigogliosa riserva naturale (leggi qui). La scoperta del divano abbandonato rappresenta un duro colpo per chi ha lavorato instancabilmente per la tutela e la valorizzazione di quest'area.

La copertina del libro sui cinquant'anni del recupero della Fontana del Guercio

È ancora più sconcertante considerare che i vandali che hanno abbandonato il divano l'hanno fatto in una zona non facilmente raggiungibile e dove è possibile arrivare solo a piedi. Ci si chiede quindi perché fare questa fatica e non portarlo alla piattaforma ecologica del Comune. Inoltre, ricordiamo che nella zona del lavatoio qualche mese fa una frana ha fatto crollare il muro di contenimento della roggia (leggi qui) e fino ad oggi non si hanno notizie sul suo ripristino.

I responsabili del gruppo della Protezione Civile hanno espresso la loro amarezza in una dichiarazione: "È molto triste vedere che, proprio nei giorni in cui celebriamo la pulizia della riserva con la pubblicazione del libro 'La Fontana del Guercio: a cinquant'anni dal recupero', qualcuno consideri ancora questo luogo, che un tempo era una discarica, come se fosse ancora tale."

L'atto vandalico mette in luce l'importanza di una vigilanza continua e di una sensibilizzazione costante della cittadinanza riguardo alla salvaguardia dell'ambiente. Nonostante gli sforzi e i progressi compiuti, episodi come questo ricordano che la lotta contro l'abbandono dei rifiuti è ancora lontana dall'essere vinta.

venerdì 26 aprile 2024

Mariano Comense: slitta ancora la chiusura definitiva della discarica!

Nella foto uno dei numerosi incendi verificatosi negli ultimi anni presso la discarica.

di Roberto Fumagalli,  presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Alcune settimane fa l’annuncio della Giunta comunale di Mariano Comense: «A marzo 2024 chiude la discarica».  Ora veniamo a sapere che la discarica non è stata chiusa e non chiuderà a breve!  Un vero scandalo!
È da almeno l'inizio degli anni 2000 che si attende la chiusura definitiva della discarica di Cascina Settuzzi. Invece in questi ultimi 10 anni abbiamo assistito ad annunci di chiusura mai rispettati, e poi a continue proroghe, e questo da parte di Amministrazioni comunali di diverso colore politico succedutesi in questo stesso periodo.
Oltre a ciò, negli ultimi anni si sono verificati numerosi incendi con conseguente dispersione di inquinanti pericolosi per la salute pubblica!    

Le discariche (così come gli inceneritori) non devono più esistere, sono sistemi obsoleti e inquinanti per far credere di 'smaltire' i rifiuti, che però non spariscono ma si trasformano in sostanze inquinanti per aria, acqua, suolo!

Ancora una volta ribadiamo la necessità dell'immediata chiusura della discarica di Mariano e l'avvio degli interventi di messa in sicurezza e di bonifica.

martedì 14 febbraio 2023

Rifiuti pericolosi nel Bosco della Moronera: il caso arriva in parlamento

Fonte immagine: AssoTV

Dopo il reportage trasmesso da AssoTV e l'interessamento dei Verdi comaschi e lombardi la questione dei rifiuti abbandonati nel Bosco della Moronera approda in Parlamento.

Elisabetta Patelli, storica esponente ambientalista del comasco, ha dichiarato: “70 ettari di  Bosco della Moronera trasformati in una discarica a cielo aperto, anche di rifiuti pericolosi. Si tratta di una delle poche aree verdi in una delle zone più urbanizzate d’Europa, nel sud della Provincia di Como e a pochi chilometri dalla periferia milanese. Quest’area forestale, compresa tra i residui agricoli dei Comuni di Turate, Cirimido e Lomazzo, è un tipico bosco dell’alta pianura insubre, originato dalla foresta primordiale che copriva l’Europa. In questo contesto territoriale. La Moronera è la più vasta e omogenea zona alberata nelle frammentate campagne sulla direttrice che da Milano porta a Como e costituisce un anello nella rete del risicato asse verde pedemontano”.

 

 

Ora, grazie a Devis Dori, deputato dell'Alleanza Verdi e Sinistra, il caso approda in Parlamento. Qui sotto trovate il testo dell'interrogazione.

 

Interrogazione al Ministro dell'ambiente e della sicurezza energetica, al Ministro dell'interno, al Ministro della salute.

Premesso che:

  • il Bosco della Moronera, con un'estensione di 70 ettari, rappresenta una delle poche aree verdi rimaste in una delle zone più urbanizzate d'Europa, nel sud della provincia di Como, a pochi chilometri dalla periferia milanese;
  • quest'area forestale, compresa tra i residui agricoli dei comuni di Turate, Cirimido e Lomazzo, è un tipico bosco dell'alta pianura insubre, originato dalle antiche brughiere che sostituirono già in epoca storica e per opera dello sfruttamento umano, l'Urwald, la foresta primordiale che copriva l'Europa;
  • in questo contesto territoriale, la Moronera in particolare è la più vasta e omogenea zona alberata nelle frammentate campagne sulla direttrice che da Milano porta a Como e costituisce un anello nella rete, spesso interrotta, dei corridoi ecologici del risicato asse verde pedemontano;
  • nonostante il Bosco della Moronera sia un «luogo del cuore» del Fai, Fondo ambiente italiano, da tempo è stato trasformato in una vera discarica a cielo aperto, con cumuli di detriti;
  • la società Pedemontana Lombarda si era impegnata con le sue opere di compensazione ambientale a realizzare intorno a Pedemontana «il più esteso progetto ambientale mai sviluppato in Italia»;
  • a margine della strada si trovano materiali edili e materiali di sgombero, sicuramente scaricati da camioncini a cassone, oltre a sacchi di rifiuti civili col marchio dei comuni di Lomazzo e Turate;
  • vi sono inoltre rifiuti pericolosi, soprattutto eternit, esposti alle intemperie quindi altamente pericolosi se dispersi nell'aria e nella falda;
  • ai sensi dell'articolo 309 del decreto legislativo n. 152 del 2006, il Ministero dell'ambiente e della sicurezza energetica, ove ve ne sia espressa richiesta, ha la facoltà di intervenire con autonomi e diretti poteri, al fine di impedire il verificarsi di danni ambientali, salva ogni discrezionalità sulle misure più opportune da intraprendere e sui provvedimenti da assumere conseguentemente;
  • l'estrema urgenza di un intervento è determinata dalla possibile presenza di sostanze pericolose potenzialmente in grado di arrecare un danno irreversibile all'ambiente e alla salute dei cittadini.

Si chiede:

  • se i Ministri interrogati siano al corrente dei fatti esposti in premessa e quali iniziative, per quanto di competenza, intendano adottare a tutela dell'ambiente e a garanzia della salute dei cittadini, anche promuovendo una verifica da parte del nucleo operativo ecologia dei Carabinieri, al fine di accertare quali materiali e sostanze siano presenti all'interno e in prossimità del Bosco della Moronera e restituirlo alla sua vocazione ecologica naturale.

mercoledì 5 ottobre 2022

Successo per l’EcoTrekking di Inverigo, con ‘Brianza Senza Plastica’

Buona partecipazione alla giornata ecologica per la raccolta dei rifiuti tra Cremnago e lo ‘Zoc del Peric’, organizzata da 4 associazioni del territorio.


Una bella giornata all'insegna dell’ecologia. È quella che si è tenuta domenica 2 ottobre a Cremnago di Inverigo per l’EcoTrekking, organizzato da 4 associazioni del territorio (Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, ‘SiAmo Inverigo’, Le Contrade e Unione Sportiva Villa Romanò), nell'ambito del progetto ‘Brianza Senza Plastica’. I partecipanti alla giornata hanno avuto modo, da una parte, di contribuire alla raccolta dei rifiuti abbandonati, dall'altra di conoscere le aree naturali comprese nel parco dello ‘Zoc del Peric’.
 

Un primo gruppo di partecipanti ha preso parte alla pulizia delle zone urbane di Cremnago, col coordinamento di ‘SiAmo Inverigo’, che periodicamente organizza giornate di pulizia. L'altro gruppo ha invece partecipato alla visita - con la guida degli esperti de Le Contrade e del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” - tra i sentieri del parco, toccando le aree di maggior interesse tra cui il ‘tunbon’, le fontanelle, fino ad arrivare alla zona umida che dà il nome all’intero parco dello ‘Zoc del Peric’. Durante la camminata naturalistica sono altrettanto stati raccolti i rifiuti rinvenuti lungo i sentieri, tra cui alcuni palloncini in plastica che hanno finito la loro corsa in mezzo ai boschi.


Il risultato della giornata ecologica è attestato dal quantitativo dei rifiuti raccolti. Al termine della mattinata si sono contati decine tra secchi e sacchi pieni di rifiuti, raccolti per la parte maggiore nelle aree urbana, ovvero lungo le strade di Cremnago: tra questi in particolare molte bottiglie di vetro e  plastica, abbandonate dai soliti incivili, poi varie altre tipologie di rifiuti ed anche lo schermo di un computer.  


Come detto,  l'iniziativa rientrava nel progetto ‘Brianza Senza Plastica’,  col quale si vuole ridurre la plastica monouso, che è causa di problemi ambientali. Il progetto - realizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e cofinanziato da Fondazione Cariplo  - proseguirà nelle prossime settimane con incontri di educazione ambientale nelle scuole del territorio. Il tutto con l'obiettivo di promuovere comportamenti rispettosi dell'ambiente in cui viviamo.

martedì 27 settembre 2022

EcoTrekking il 2 ottobre a Inverigo per ‘Brianza Senza Plastica’

Giornata ecologica per raccogliere i rifiuti tra Cremnago e lo ‘Zoc del Peric’, organizzata da 4 associazioni del territorio
 


Una mattinata ecologica dedicata a raccogliere i rifiuti abbandonati, con la finalità di  sensibilizzare la cittadinanza alla riduzione dell'uso della plastica. Sono questi gli obiettivi dell’EcoTrekking previsto per domenica 3 ottobre a Inverigo, nell'ambito del progetto ‘Brianza Senza Plastica’.
Ad organizzare l'evento 4 associazioni del territorio: il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” insieme ai gruppi ‘SiAmo Inverigo’, Le Contrade e l’Unione Sportiva Villa Romanò. La mattinata prevede la pulizia dei rifiuti nelle aree urbane di Cremnago e nelle aree naturali comprese nel parco dello ‘Zoc del Peric’.  

 

Il ritrovo è previsto per le ore 8:30 in piazza San Vincenzo a Cremnago di Inverigo. La conclusione è prevista entro le ore 12 circa.

L’iniziativa è aperta a tutta la cittadinanza, adulti e bambini. Alcuni dettagli pratici per i partecipanti:
-    indossare scarponcini tipo trekking e abbigliamento adeguato;
-    l’organizzazione fornirà i guanti e i sacchi per la raccolta dei rifiuti;
-    i minori devono essere accompagnati da un adulto.
Per ulteriori informazioni scrivere a info@circoloambiente.org

L’evento sarà anche l'occasione per conoscere i sentieri e le peculiarità ambientali del parco sovracomunale dello ‘Zoc del Peric’, con la guida delle associazioni organizzatrici.


Come detto, l'iniziativa del 2 ottobre si inserisce ambito del progetto ‘Brianza Senza Plastica’, che ha per obiettivo la riduzione del plastica monouso, la cui dispersione nell'ambiente crea gravi problemi ecologici, inclusi quelli derivanti dalla trasformazione in microplastiche . Per questo il consiglio rivolto alla cittadinanza è quello di sostituire le plastiche usa-e-getta con prodotti durevoli, che non producono rifiuti.

Il progetto ‘Brianza Senza Plastica’ prevede altre azioni, tra cui la sostituzione delle stoviglie in plastica nella mensa scolastica di Cabiate, con stoviglie durevoli; il tutto con l'obiettivo concreto di eliminare la plastica usa-e-getta. Il progetto è cofinanziato da Fondazione Cariplo ed è realizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, col patrocinio della Provincia di Como.

domenica 11 settembre 2022

FFF Como: Il 23 settembre torniamo in piazza per l'ambiente!


di Margherita Balestrini, portavoce per Fridays For Future Como


Due giorni prima delle elezioni politiche nazionali, torniamo nelle piazze di tutta Italia per un nuovo sciopero per il clima.
A Como il ritrovo è previsto alle ore 9.30 davanti al comune di Como in via Vittorio Emanuele II.

Partendo dall’Agenda Climatica di Fridays For future Italia, porteremo in piazza delle richieste urgenti all’amministrazione, che vertono principalmente su tre temi: trasporti, spazi verdi e rifiuti.

  • La mobilità richiede infatti di essere maggiormente governata a favore di investimenti nel trasporto pubblico per disincentivare l'uso dei mezzi privati. Una conversione del settore che si può ottenere: potenziando i servizi pubblici di trasporto, riorganizzando gli orari delle corse, e favorendo quindi l'intermodalitá tra mezzi diversi (su gomma, su ferro e su acqua) e abbattendo il costo dei biglietti tramite forme di gratuità dei trasporti pubblici;
  • La gestione del verde, che a Como può essere migliorata con la messa a dimora di nuovi alberi, la creazione di spazi verdi come punti focali per la socialità e la tutela delle aree verdi esistenti (extraurbane) con l'estensione degli attuali parchi sovraccomunali e/o regionali;
  • La circolarità dell'economia dei rifiuti che non può essere messa in discussione e per tanto si può realizzare fermando la terza linea di incenerimento fanghi della Guzza (a cui il sindaco Rapinese ha già mostrato particolare sensibilità e ci auspichiamo continui nelle sedi opportune a mostrare il proprio dissenso verso la costruzione di questo impianto).

Infine quest'estate abbiamo visto gli effetti dei cambiamenti climatici anche sul nostro territorio con la prolungata siccità che ha determinato una riduzione della resilienza degli ecosistemi.
Un motivo in più per scendere in piazza e ribadire che il momento per agire è ora!

venerdì 17 giugno 2022

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” torna a contestare il progetto legato all’inceneritore di Valmadrera


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

 
Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ribadiamo la nostra totale contrarietà al progetto del teleriscaldamento, voluto da Silea, che interesserà i comuni di Lecco, Valmadrera e Malgrate.

Il nostro no è dettato da almeno 2 considerazioni.

  1. Il teleriscaldamento sarà legato all’incenerimento dei rifiuti fino al 2032, ovvero avremo ancora 10 anni di funzionamento di un forno che invece potrebbe da subito chiudere una delle 2 linee esistenti, considerando la progressiva diminuzione dei quantitativi di rifiuti prodotti in provincia di Lecco, tant’è che già oggi molti rifiuti arrivano da fuori provincia.
  2. Non è possibile prevedere quante utenze si allacceranno alla rete di teleriscaldamento; inoltre chi si allaccerà rimarrà ‘vincolato’ alla rete stessa, quando invece la priorità deve essere indirizzata all’efficientemente energetico (ovvero alla riduzione dei consumi di energia) e all’utilizzo di fonti rinnovabili autoprodotte, quali ad esempio il fotovoltaico o le pompe di calore.

La promessa di 'decarbonizzazione’ avverrebbe dopo il 2032, nel frattempo si continueranno a bruciare rifiuti per un altro decennio! L’incenerimento è un sistema obsoleto e fortemente inquinante, che contribuisce al peggioramento della qualità dell'aria in uno dei territori tra i più inquinati d'Europa. L’incenerimento produce inoltre come ‘scarto’ altri rifiuti, ovvero ceneri tossiche - corrispondenti a circa un terzo dei rifiuti bruciati (!) - che devono essere trasportate in apposite discariche.

In definitiva la nostra richiesta è che si disattivi da subito una linea dell'inceneritore di Valmadrera, mentre per la seconda si deve programmare un piano di dismissione entro, al massimo, 5 anni.
Questo anche considerando che, grazie all’introduzione della tariffa puntuale – già attiva in alcuni comuni della provincia, con ottimi risultati – potremmo avere un’ulteriore diminuzione dei rifiuti indifferenziati.

Nel frattempo le Istituzioni del territorio, dalla Regione ai Comuni, devono mettere in campo politiche concrete di riduzione alla fonte dei rifiuti. Questa è la vera priorità che va rivendicata, piuttosto che 'avallare' altri 10 anni di incenerimento!

domenica 29 maggio 2022

Lungolago di Vercurago: una mattinata di pulizia con il WWF Lecco e CK90 per #GenerAzioneMare


Sabato 28 maggio 2022 WWF Lecco, in collaborazione con l'Associazione Canoa Kajak 90 e il patrocinio del Comune di Vercurago, ha organizzato una mattinata di pulizia del lungolago, nell’ambito del progetto nazionale WWF #GenerAzioneMare “No Plastic in Nature”: una trentina volontari, sacchi alla mano, hanno ripulito un’area di spiaggia lunga circa 500m.



Nonostante la spiaggia di Vercurago venga regolarmente pulita dal Comune, i volontari hanno trovato e raccolto molti rifiuti disseminati su prato e spiaggia, oltre a quelli prelevati con l’aiuto delle canoe all’interno del canneto adiacente alla spiaggia, per un totale di poco meno di un centinaio di kg.

Tra i rifiuti rinvenuti raccolti vari rottami di metallo, molte bottiglie di vetro, carta e cartone, lattine, tappi di bottiglia, quasi 800 mozziconi di sigarette e tantissima plastica tra bottiglie, tappi, sacchetti, bastoncini, contenitori e frammenti di oggetti.


Non dimentichiamo però anche le microplastiche, ovvero piccoli frammenti di plastica di dimensione inferiore al mezzo centimetro, che sono quasi invisibili perché nascoste tra i sassi, la sabbia o le alghe che l’acqua porta a riva: l’attività di ricerca delle microplastiche, svolta campionando alcuni punti della spiaggia, ha evidenziato che ogni metro quadrato di spiaggia contiene almeno una quarantina di micro-frammenti, che trascinati poi dalle onde all’interno del lago sono ugualmente pericolose per la salute degli animali e rappresentano un grave danno ambientale. Le cause dell’inquinamento da microplastiche sono in parte legate ai gesti quotidiani e a comportamenti incivili, come l’abbandono nell’ambiente o lo smaltimento scorretto di rifiuti plastici. Ma anche attività in apparenza innocue, come il lavaggio in lavatrice di tessuti sintetici, i quali rilasciano negli scarichi domestici enormi quantità di microfibre.


“Tutti i dati suggeriscono che la contaminazione da plastica dell’oceano sia irreversibile. Agire a monte dell’inquinamento da plastica è molto più efficace che ripulire in seguito. Solo agendo ora all’unisono i governi, il mondo produttivo e la società potranno limitare la crisi planetaria della plastica”
(Eva Alessi, responsabile sostenibilità WWF Italia).

sabato 30 aprile 2022

Cabiate (con il Circolo Ambiente) verso la riduzione della plastica usa e getta


 

Incontro pubblico organizzato da 

Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” 

e Comune di Cabiate
5 maggio 2022 h. 20:45
Sala Consiglio Comune di Cabiate
“Brianza Senza Plastica” - iniziative plastic-free
Presentazione del progetto di sostituzione delle stoviglie monouso nella mensa scolastica


Cabiate si avvia sulla strada “plastic-free” attraverso la sostituzione delle stoviglie in plastica monouso nella mensa scolastica e alcune iniziative di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza.
Un primo evento si terrà giovedì 5 maggio alle ore 20:45 presso la Sala Consiglio del Palazzo Municipale - via Grandi n. 1, dove si terrà l’incontro pubblico dal titolo "Come e perché possiamo ridurre la plastica". L’educatrice ambientale Monica Lazzarini illustrerà ai partecipanti come sia possibile ridurre la plastica usa-e-getta nelle nostre scelte quotidiane, anche con esempi pratici.  
Nello stesso incontro l’Amministrazione Comunale presenterà il progetto di introduzione del sistema di lavaggio nella mensa della scuola primaria di via Manzoni con la sostituzione delle stoviglie in plastica monouso con stoviglie durevoli a partire dal prossimo anno scolastico. Il progetto prevede l’introduzione del sistema di lavaggio delle stoviglie nella mensa scolastica della scuola primaria di Cabiate e le attività di sensibilizzazione della cittadinanza e degli alunni delle scuole di Cabiate, ha ricevuto il contributo di Fondazione Cariplo che finanzierà il 60% mentre la restante parte sarà a carico dell’Amministrazione Comunale di Cabiate.

Queste iniziative rientrano nel progetto “Brianza Senza Plastica” che vede come capofila il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” in partenariato con il Comune di Cabiate, col patrocinio della Provincia di Como e il cofinanziamento di Fondazione Cariplo. Obiettivo del progetto è quello di evitare la produzione annua di svariati quintali di rifiuti di plastica, tutelando l’ambiente attraverso la riduzione dell’utilizzo della plastica usa-e-getta che, come ormai risaputo, crea gravi problemi ecologici sia nella fase di produzione che in quella di smaltimento (anche l’incenerimento provoca emissioni nocive), sia nel caso di dispersione nell’ambiente degradandosi con il tempo in pezzettini piccolissimi – le cosiddette microplastiche – che giungono a contaminare terreno, aria ed acque superficiali.
L’invito pertanto che si rivolge alla cittadinanza è quello di ridurre (se non addirittura abbandonare) l’utilizzo degli imballaggi in plastica monouso preferendo al loro posto i contenitori durevoli, ad esempio acquistare prodotti sfusi (frutta, verdura, formaggi, carni, ecc.) anziché quelli contenuti nelle vaschette di plastica o di polistirolo.
Per saperne di più su questi argomenti è possibile partecipare all’incontro serale del 5 maggio; ai partecipanti verrà distribuito materiale informativo su come ridurre la plastica usa-e-getta.

 


 

sabato 23 aprile 2022

A Erba si producono ancora troppi rifiuti, mentre diminuisce la raccolta differenziata!

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

Lo scorso gennaio come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” avevamo richiesto all’Amministrazione comunale di Erba il motivo della forte diminuzione della raccolta differenziata, passata da quasi il 73% del 2018 al 66% del 2020 (passando per il 70% nel 2019), in base ai dati diffusi dal gestore Service 24.  
Nella risposta inviataci nelle scorse settimane, l'assessora all’ecologia e la sindaca di Erba ci hanno scritto che, effettivamente, c'è stato questo decremento delle raccolte differenziate, ma che occorre tenere conto della riduzione del quantitativo totale dei rifiuti prodotti a Erba.
Scrivono dal Comune:
“In merito all'andamento storico della percentuale di Raccolta Differenziata presso il Comune di Erba, si osserva che, nel corso del tempo, la produzione pro capite di rifiuti ha registrato una diminuzione.
Quel che non si è osservato in termini di aumento di percentuale di Raccolta Differenziata – come sarebbe auspicabile - Io si è osservato in termini di riduzione della produzione di rifiuti pro capite. Nell'anno 2018 infatti la produzione di rifiuti pro capite era pari a 585,80 kg/abitante, per passare a 537,98 kg/abitante nel 2019 e arrivare nel 2020 a 515,92 kg/abitante. La produzione complessiva di rifiuti nei tre anni in esame è diminuita di oltre 1.000 tonnellate e tale riduzione ha riguardato in modo generalizzato un po' tutte le tipologie.”


Fin qui siamo d’accordo (anche se non ci sono state mai chiarite le cause della diminuzione della raccolta differenziata!). Però se estendiamo lo sguardo, anziché agli ultimi 3 anni, agli ultimi 6, le cose cambiano e molto. Infatti prima dell’ultimo triennio, nel periodo che va dal 2015 al 2018 si è avuto un forte aumento della produzione dei rifiuti; inoltre la produzione pro capite relativa al 2020 è addirittura più alta rispetto all’anno 2015 (si è passati dalla più bassa produzione pro capite di 496,47 kg/abitante del 2015, al massimo raggiunto nel 2018 pari a 585,80 kg/abitante, per arrivare nel 2020 a 515,92 kg/abitante). Il tutto come si vede nel grafico allegato [fonte: https://www.catasto-rifiuti.isprambiente.it].



Ci chiediamo quindi il perché dell’aumento della produzione, se riferita agli ultimi 6 anni, e della diminuzione della raccolta differenziata, se riferita agli ultimi 3 anni.
 

Oltretutto se prendiamo i dati relativi all’anno 2020 dei comuni più popolosi della provincia di Como, ebbene Erba si pone al primo posto per produzione pro capite di rifiuti (515 kg/ab per Erba, contro ad es. 438 kg/ab di Como o addirittura 392 kg/ab di Mariano Comense) e al penultimo posto per percentuale di RD (dai dati Ispra: 69% di Erba, contro l’80% di Fino Mornasco). Siamo quindi in presenza di dati che attestano come Erba sia la maglia nera nella gestione dei rifiuti. 

 

 

 

Invece siamo perfettamente d'accordo col Comune di Erba sul fatto che il primo obiettivo della gestione dei rifiuti è la loro riduzione alla fonte. In tal senso chiediamo all’Amministrazione (ormai in scadenza e, pertanto, ci rivolgiamo fin da ora alla nuova che si insedierà dopo le elezioni di giugno) un impegno serio e costante per attivare una campagna per la riduzione dei rifiuti. Una campagna di sensibilizzazione che comprenda accordi con i numerosi supermercati di Erba, che dovrebbero proporre i loro prodotti con sempre meno imballaggi, eliminando ad esempio le vaschette in plastica o in polistirolo. Ci aspettiamo anche che indirizzi di tale tenore siano previsti nella procedura di affidamento in house alla società Service 24, che verrà discussa nella seduta del Consiglio comunale di Erba del prossimo 22 aprile. Auspichiamo appunto che nell’affidamento il Comune abbia previsto anche azioni di sensibilizzazione, da parte della società pubblica, rivolte agli utenti (alle famiglie, ma anche alle utenze commerciali), per produrre sempre meno rifiuti, soprattutto imballaggi, e per gestire in modo corretto le raccolte differenziate. Il tutto ovviamente a costo zero per le casse del Comune e per le utenze.

Da decenni la nostra associazione è impegnata nelle campagne per la riduzione alla fonte dei rifiuti, non ultimo il progetto ‘Brianza Senza Plastica’ (cofinanziato da Fondazione Cariplo) che ha appunto per obiettivo la riduzione dei rifiuti di plastica usa-e-getta. Il nostro progetto prevede tra l’altro anche interventi nelle scuole del territorio e incontri con gli adulti.


giovedì 10 febbraio 2022

Alzate Brianza: ancora rifiuti abbandonati nell’ambiente! La protesta del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”


 

Nei giorni scorsi un gruppo di volontari del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", coordinati da Franco Invernizzi, ha provveduto a ripulire dai rifiuti alcune zone del territorio alzatese. Tra queste, alcune aree lungo i cigli della strada provinciale da Alzate a Cantù, anche in prossimità del sentiero del 'Piantun'.  Gli attivisti del Circolo hanno raccolto diversi sacchi di rifiuti e, quello che fa ancora più rabbia, è che si tratta, in parte, delle stesse zone già ripulite alcuni mesi fa dallo stesso gruppo di volontari.

 



Roberto Fumagalli, presidente dell'associazione ambientalita ci ha dichiarato: "Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" denunciamo ancora una volta l'inciviltà dei cittadini che abbandonano i rifiuti nell'ambiente, anziché conferirli correttamente nei sacchi della raccolta porta a porta o presso le apposite piattaforme comunali. Ribadiamo la richiesta, rivolta alle Istituzioni, per intensificare i controlli, anche attraverso l’estensione del numero delle fototrappole nelle zone più a rischio. Sappiamo, in ogni caso, che è una minoranza quella degli incivili che abbandonano i rifiuti, inquinando il territorio. Ma come associazione chiediamo che si mettano in campo iniziative di educazione ambientale rivolte ai cittadini. A tal proposito si ricorda il progetto ‘Brianza Senza Plastica’ (di cui il Circolo Ambiente è capofila), che include proprio momenti di informazione e sensibilizzazione – allo scopo di ridurre la produzione dei rifiuti e della plastica monouso – in cui sono previsti anche interventi nelle scuole del territorio."  


mercoledì 26 gennaio 2022

Circolo Ambiente: "Il nuovo inceneritore di Como è inutile e dannoso"

Lo scorso 24/01/2022 si è tenuta a Como una seduta della Commissione speciale per l'esame del progetto della terza linea del termovalorizzatore. Riportiamo di seguito una sintesi delle considerazioni/osservazioni del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

 


 


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”


Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ribadiamo la nostra contrarietà all’ipotesi di realizzazione della 3^ linea dell’inceneritore di Como in loc. La Guzza, per la combustione di fanghi da depurazione. L’abbiamo detto unitamente ad altre associazioni ambientaliste del territorio, tra cui WWF Insubria, Legambiente Como, Medicina Democratica e Associazione Medici per l’Ambiente - ISDE (leggi qui).

In questa fase preliminare, si sta parlando (mediaticamente) di ‘3^ linea di incenerimento’, quando sarebbe più corretto parlare di un ‘raddoppio della capacità di incenerimento’. Infatti l’inceneritore di Como, dalla potenzialità attuale delle due linee pari a 85.000 tonnellate/anno, passerebbe a circa 170.000 tonnellate/anno, facendo diventare l'impianto di ‘La Guzza’ all’incirca il 4° (a pari merito con altri) in Lombardia per capacità di incenerimento, dopo quelli di Brescia, Milano Silla e Parona (PV).  Questo in una regione dove, coi 13 impianti esistenti, abbiamo già una sovra-capacità di incenerimento! Già questa considerazione dovrebbe portare a respingere al proponente il progetto in esame.

Con le presenti note vogliamo in ogni caso concentrare l’attenzione su due elementi:

  1. Perché non serve un (nuovo) inceneritore per i fanghi di depurazione;
  2. Perché il sito di La Guzza non è idoneo ad ospitare un nuovo inceneritore.

1. Perché non serve un (nuovo) inceneritore per i fanghi di depurazione

In fase di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale, che dovrà essere condotta successivamente), la prima verifica da compiere non è la valutazione degli effetti sulle matrici ambientali (effetti combinati sulla salute e sull’ambiente; inquinamento dell'aria, conseguente alle emissioni da combustione e al traffico indotto; ecc.), quanto la preliminare valutazione sulla necessità del progetto stesso, rispondendo alle seguenti domande: “Il progetto serve?” , “Ci sono alternative percorribili rispetto al progetto stesso?”. La risposta a queste domande è, di fatto, già stata data dalle associazioni ambientaliste. A nostro giudizio l’impianto non serve poiché ci sono altre possibilità, più idonee e meno impattanti, per la gestione dei fanghi di depurazione.
Lo ribadiamo: la destinazione ‘naturale’ dei fanghi da depurazione è in agricoltura, tant’è che attualmente in Lombardia circa il 80% dei fanghi da depurazione prodotti in ambito regionale vengono impiegati in ambito agricolo.
Con questo non vogliamo negare le problematiche che potrebbero innescarsi (e che, in alcuni casi, si sono verificate nella nostra regione) in conseguenza dalla tipologia dei fanghi trattati. Occorre quindi mantenere alta l’attenzione sulla qualità dei fanghi da destinare ai campi agricoli, verificando la presenza e la concentrazione di contaminanti nei fanghi stessi, soprattutto metalli e altre tipologie di sostanze inquinanti.

Un’ultima considerazione, sempre in relazione all’utilizzo dei fanghi in agricoltura, è legata alla necessità di non disperdere (ovvero recuperare) sostanze preziose (fertilizzanti), anche in relazione al problema della ‘desertificazione del suolo’.


2. Perché il sito di ‘La Guzza’ non è idoneo ad ospitare un nuovo inceneritore

Questo secondo focus è dedicato al sito in località ‘La Guzza’ di Como, sia per la parte su cui sorgono le due linee esistenti dell’inceneritore, sia per quella destinata ad ospitare il nuovo impianto di incenerimento fanghi.
In particolare rispetto a quest'ultimo comparto, ovvero l'area ex Econord, in base a quanto affermato nel corso dell'audizione della Provincia di Como, sembrerebbe non esservi la necessità di una Bonifica del sito, relativamente alle note vicende connesse ai depositi abusivi di rifiuti da parte della ‘SMR Ecologia’ (vicenda legata alle ecomafie). Nelle more di uno specifico accesso agli atti presso la Provincia di Como, occorre conoscere quali verifiche sono state condotte in relazione ai carotaggi e alla localizzazione degli stessi.

L'altro elemento riguarda la prossimità del comparto con il sito che ospita la ‘Palude di Albate’ che, come noto, è un SIC, ovvero un Sito di Importanza Comunitaria. Pertanto occorre, per verificare l'impatto del nuovo inceneritore, fare riferimento anche alle Direttive Habitat e Uccelli, che riguardano essenzialmente la tutela faunistica e ambientale dell’area naturalistica. Da solo, questo elemento potrebbe far considerare che quello di ‘La Guzza’ rappresenta uno dei siti meno idonei ad ospitare un nuovo impianto di trattamento rifiuti.

L'ultimo elemento riguarda l'inceneritore esistente che, sulla base della risultanza documentale, non è esente da problematiche in ordine alla gestione e alle conseguenti ricadute sull’ambiente. Si intende fare riferimento, in particolare, alla verifica ispettiva di ARPA eseguita a primavera 2021, che ha attestato, per quanto concerne il forno di combustione rifiuti, la seguente ‘inottemperanza’: “Mancato rispetto della temperatura di postcombustione di almeno 850 °C, …, a seguito di blackout elettrico avvenuto il giorno 14/02/2021 e 24/02/2021 in presenza di rifiuti in camera di combustione”. Si ricorda che, in caso di abbassamento della temperatura del forno al di sotto degli 850°C ed in presenza di rifiuti nella camera di combustione, si potrebbe potenzialmente sviluppare la dispersione in atmosfera di sostanze nocive, come le famigerate diossine ed altri inquinanti.

Anche in ordine agli elementi sopracitati, ribadiamo la nostra contrarietà all’ipotesi di realizzazione della 3^ linea dell’inceneritore di Como in loc. La Guzza, per la combustione di fanghi da depurazione.

Inceneritore di Como. Ipotesi terza linea. Aspetti sanitari con un doveroso sguardo al passato


A cura di Enzo Tiso, presidente Circolo Legambiente "A. Vassallo" APS - Como

Premetto che il direttivo del circolo Legambiente, sulla base delle informazioni raccolte, esprime contrarietà alla realizzazione di una terza linea sulla base di diverse motivazioni, non solo di carattere ambientale, rese pubbliche in un documento sottoscritto con altre associazioni e inviato agli enti interessati e alla stampa (leggi qui). La contrarietà riguarda la prassi della monocombustione generalizzata dei fanghi, indipendentemente dalla localizzazione degli impianti.

In queste brevi righe si vogliono però portare all'attenzione motivazioni di carattere sanitario riguardanti in modo specifico il sito comasco.

La nuova linea dedicata all'incenerimento dei fanghi avrà le caratteristiche di un nuovo inceneritore che porterebbe a raddoppiare i quantitativi di rifiuti trattati (RSU, rifiuti speciali ed ospedalieri nelle prime due linee più i fanghi della terza). Come noto tutti gli inceneritori emettono fumi contenenti sia inquinanti tipici della combustione, sia derivanti dal materiale trattato, sia dalla reazione tra le diverse sostanze (CO, COT, HCl, NOx, SOx, Polveri sottili di varie dimensioni, Ammoniaca, Diossine, furani, PCB, mercurio, cadmio, cromo). Sostanze dotate di varia tossicità e alcune sono considerate "cancerogeni certi".

Gli inquinanti ricadono sui terreni circostanti e può esserci esposizione da parte dei residenti e dei lavoratori e possono interessare tutto l'ecosistema. Alcune di esse ricadendo su terreni coltivati possono entrare nella catena alimentare. Per la prospettata nuova linea sono previsti sistemi di abbattimento e controllo degli inquinanti, analogamente a quanto avviene per l'esistente, volti a minimizzare le concentrazioni per cercare di mantenerle rispettose dei limiti imposti dalla normativa e facendo riferimento alle migliori tecniche disponibili (BAT).

È indubbio però che le emissioni della nuova linea si aggiungeranno alle esistenti, vanificando la adesione alle migliori tecniche di abbattimento sopra richiamate. Va inoltre ricordato che per valutare gli effetti sulla popolazione, oltre alla quantità e concentrazione nell'aria di una sostanza, va presa in considerazione anche la durata dell'esposizione e questo vale in particolar modo per i cancerogeni e per le sostanze che hanno la capacità di accumularsi nell'organismo.

Il primo inceneritore in località La Guzza (Como) si e insediato nel 1969 ed il secondo nel 1997. Autorizzati per RSU e per rifiuti speciali pericolosi e non e per rifiuti ospedalieri. La normativa dei primi anni era notoriamente molto meno restrittiva, le tecniche di costruzione molto meno efficaci e i controlli molto meno frequenti. I valori considerati "accettabili" dei vari inquinanti sono cambiati nel tempo sulla base di nuove conoscenze scientifiche ed in genere sono stati tutti ampiamente abbassati. Si pensi solo alla diversa valutazione della pericolosità delle polveri man mano che si analizzavano gli effetti nocivi delle diverse componenti (PM10, PM2,5 ...).

Leggiamo dal sito di ACSM AGAM che solo nel 1986 vi e stato un adeguamento dell'impianto trattamento acque e della linea di trattamento fumi, i cui lavori però si concludono solo nel 2004. Solo nel 2005 è adottato un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni. Solo nel 2009 è attivato un portale per il controllo della radioattività. Non si è mai pensato di eseguire una indagine epidemiologica nella zona ma secondo una revisione di vari studi fatta da OMS si conclude che: "i documenti che trattano degli effetti sulla salute degli inceneritori attivi nel periodo 1969-1996 riportano cosfantemente un rischio rílevabile di alcuni tumori stomaco, colon, fegato e polmoni) nelle popolazioni che vivono nelle vicinanze". (WHO Meeting Report , 2015: Waste and human health: Evidence and needs", World Healt Organization, Regional Office for Europe).
 

Più incerti i risultati di studi epidemiologici svolti in anni recenti su popolazioni esposte alle emissioni di inceneritori di più moderna concezione ma che comunque non escludono danni alle persone e all'ambiente. Cito tra i tanti solo uno studio su otto inceneritori in Emilia Romagna per gli anni 2003-2006 che mostra un aumento significativo nella popolazione di nascite premature e un'associazione con l'abortività spontanea. (Regione Emilia Romagna, quaderni di Moniter, 6/12).


Nel valutare pertanto le possibili conseguenze legate alle emissioni inquinanti in questa zona, occorre prendere in seria considerazione il fatto che siamo di fronte ad una esposizione a sostanze, anche ad azione cancerogena, da oltre 50 anni. Anche basse concentrazioni, che perdureranno quindi ancora per decine di anni, accresceranno il rischio di contrarre patologie soprattutto a carico di chi da più tempo risiede o lavora nelle zone di ricaduta, oltre ad inquinare l'ambiente e l'ecosistema. Queste emissioni si sommano alle altre fonti di inquinamento atmosferico presenti ed in particolare a quelle dovute al traffico veicolare a servizio del termovalarizzatare o comunque presente nella zona.

martedì 25 gennaio 2022

Inceneritore di Como. Il WWF: non serve bruciare i fanghi di depurazione

Lo scorso 20/01/2022 si è tenuta a Como una seduta della Commissione speciale per l'esame del progetto della terza linea del termovalorizzatore. Riportiamo di seguito una sintesi della comunicazione/contributo del WWF Insubria.

 

Il progetto della terza linea dell'inceneritore Agam Acsm di Como

di Gianni Del Pero, Geologo, Presidente WWF Insubria e WWF Lombardia


Riteniamo opportuno sottolineare la mancanza di una reale esigenza di bruciare fanghi di depurazione in quanto, quantomeno per l’intera Lombardia, la produzione annuale viene interamente smaltita nel territorio regionale prevalentemente con utilizzo in agricoltura anche in co-combustione come additivo alla termovalorizzazione per migliorarne il rendimento energetico abbassando il potere calorifico dei rifiuti conferiti. Parte di questa aliquota viene avviata alla termodistruzione anche perché i fanghi non raggiungono una qualità adeguata per il loro utilizzo in agricoltura in quanto contaminati oltre le soglie di legge.

Il 20/01/2022 Regione Lombardia ha presentato l’Aggiornamento del Programma regionale in materia di gestione rifiuti e bonifiche siti contaminati fornendo dati molto interessanti anche, e in particolare, relativi al mercato dei fanghi di depurazione, sui quantitativi e sulle modalità di trattamento in essere, all’interno di politiche tese alla Economia Circolare.

Gli obiettivi regionali di autosufficienza e di prossimità di gestione sono in evidente contrasto con quelli della proposta della terza linea dell’inceneritore di Como Agam-Acsm che preve di creare un bacino sovraprovinciale di collettamento dei fanghi sottraendoli alla gestione territoriale ed al loro attuale utilizzo in agricoltura.
Percentuali dell’ordine dell’80% del prodotto stabilizzato/trattato con verifica di qualità per gli usi alternativi al “trattamento termico” (come detto prioritamente all’utilizzo in agricoltura e nel rispetto dell’economia circola) sono già oggi raggiunte. Evidente, quindi, che nella nostra Regione non serva nessun nuovo impianto e nessuna nuova tecnologia rivoluzionaria (come sarebbe quella di bruciare fanghi bagnati) per la gestione dei fanghi prodotti.

Resta la necessità di migliorare il monitoraggio degli afflussi agli impianti di depurazione e di migliorare la gestione dei processi per migliorare la qualità degli scarichi e dei fanghi e aumentare quindi la quantità di fanghi idonei al loro utilizzo in agricoltura.

Economia circolare, economia reale, autosufficienza territoriale, gestione di prossimità sono gli elementi mancanti nelle previsioni progettuali della terza linea dell’inceneritore di Como che ci portano a esprimere una valutazione fortemete critica e contraria all’ipotesi.

La provincia di Como gestisce bene i propri fanghi, non ha alcun bisogno di importare fanghi dalle province limitrofe o addirittura provenienti da altre regione per alimentare il fabbisogno di svariate decine di migliaia di tonnellate che Agam-Acsm vorrebbero incenerire e di cui non c’è disponibilità ne offerta nel territorio provinciale.

sabato 15 gennaio 2022

Rifiuti domestici e Covid: bastano dei piccoli accorgimenti per non fermare la raccolta differenziata

Immagine tratta dal web

 

L'associazione Eco dalle Città ha chiesto all'ISS di aggiornare le disposizioni in materia di gestione dei rifiuti domestici seguendo le indicazioni europee che raccomandano sì di gestire con attenzione i rifiuti più delicati ma di proseguire la raccolta differenziata: "L'Italia è per molti versi il paese più avanzato sul fronte della raccolta differenziata. Inibirla sarebbe un grave danno ambientale ed economico. L'indicazione contraria alla raccolta differenziata è stata per lo più dimenticata o ignorata, ma questo non è certo un buon motivo per tenerla in vigore"


Lettera aperta all’Istituto Superiore di Sanità sulla gestione rifiuti Covid

Spettabile ISS          

Gentile Lucia Bonadonna

stiamo verificando a livello locale e anche in altri paesi europei la questione della gestione dei rifiuti domestici urbani in relazione alla pandemia Covid. Come probabilmente già altri e più importanti soggetti vi hanno segnalato, sta diventando impossibile seguire le indicazioni che erano contenute nel vostro documento del maggio 2020. Le città che avevano iniziato una gestione separata della raccolta domiciliare ai positivi, impostandola come raccolta di rifiuti ospedalieri, vi hanno già rinunciato o stanno rinunciando  stante la impossibilità di stare dietro ai continui cambiamenti della popolazione contagiata.

Abbiamo raccolto notizie o segnalazioni in tal senso rispetto a Roma, alle città toscane, a Palermo, a Genova. Il tentativo di far gestire i rifiuti provenienti dalle abitazioni dei positivi come rifiuti ospedalieri provoca costi alti e continue disfunzioni organizzative. Nel vostro documento era previsto che in molte situazioni non si potesse procedere a quel tipo di “gestione separata” e allora scatta la disposizione di non differenziare i rifiuti, mettendoli tutti in uno stesso sacco doppio. Questa indicazione è stata però superata da quella della Commissione Ue, che raccomanda da un lato di proseguire la raccolta differenziata, dall’altro di gestire con attenzione i rifiuti più delicati dal punto di vista Covid, come mascherine e fazzolettini provenienti dal domiciliato positivo, ponendoli in un sacchetto all’interno del più ampio sacco indifferenziato.

Una nostra rapida indagine in altri paesi europei  indica che non sono in vigore norme, disposizioni o suggerimenti contrari alla raccolta differenzata. In Spagna si raccomanda – come da documento Ue – di chiudere i rifiuti diciamo “personali del paziente” in un sacchetto prima di metterli nel più ampio sacco dell’indifferenziato. In Portogallo si raccomanda di usare sacchi resistenti e di non riempirli troppo, per evitare rotture. A Berlino e Amburgo le aziende dei rifiuti ci hanno risposto che le disposizioni speciali sono state abbandonate dopo il 2020 e oggi si procede normalmente. A Vienna ci hanno detto che valgono le regole dei tempi pre Covid. A Bruxelles che i cittadini sono invitati a conferire i rifiuti riciclabili al termine dell’isolamento domiciliare.

L’ Italia è per molti versi il paese più avanzato sul fronte della raccolta differenziata. Inibirla sarebbe un grave danno ambientale ed economico. L’indicazione contraria alla raccolta differenziata è stata per lo più dimenticata o ignorata, ma questo non è certo un buon motivo per tenerla in vigore. Per quanto siamo riusciti a conoscere e a capire non è necessario disporre la rinuncia alla raccolta differenziata e sono sufficienti raccomandazioni e accorgimenti che la vostra esperienza e competenza saprà indicare.

Certi di interpretare il punto di vista di chi si occupa e preoccupa della economia circolare dei rifiuti, vi chiediamo quindi di aggiornare le indicazioni in merito.



 

Leggi anche:

Erba (CO), raccolta differenziata in forte diminuzione: perché?

 

martedì 21 dicembre 2021

Erba (CO), raccolta differenziata in forte diminuzione: perché?


 

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale di Erba (CO), si è parlato dell’aumento della Tassa sui Rifiuti (TARI). Ma il dato che richiede più chiarimenti è: per quale motivo la raccolta differenziata a Erba è in forte diminuzione?

Infatti dai dati del gestore Service 24,  la percentuale di separazione è passata da quasi il 73% del 2018 al 66% del 2020 (passando per il 70% nel 2019): occorre che il Comune chiarisca le cause di questa forte diminuzione.

 



Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” chiediamo pertanto all’Amministrazione Comunale di Erba i motivi di questa inversione di tendenza delle raccolte separate dei rifiuti: la diminuzione è dovuta ad una minore risposta da parte dei cittadini (cosa che ci sembra poco plausibile) oppure ad un cambiamento del servizio di raccolta da parte di Service 24? In quest'ultimo caso occorre chiarire cosa è cambiato nella gestione del servizio che ha determinato questo minor risultato nelle raccolte differenziate. In definitiva domandiamo: quali sono state le 'pecche' nel sistema?

A nostro giudizio la causa non può essere imputata al Covid, poiché in altri comuni (e in media nella Provincia di Como) la percentuale, nel 2020, è risultata in aumento rispetto agli anni precedenti.

 



Infine, visto che una parte della raccolta differenziata è costituita da plastica (e, parte di questa, è costituita dalle bottiglie di acqua), noi riteniamo che occorra sensibilizzare i cittadini sull'uso dell'acqua di rubinetto da bere, che a Erba è sicuramente di buona qualità, pari a quelle in bottiglia. E, in aggiunta a questo, si potrebbe aumentare il numero delle casette dell'acqua, che rappresenterebbe un sistema efficace per evitare la produzione di bottiglie di plastica. Anche qui chiediamo: cosa sta facendo in tal senso il Comune?