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lunedì 2 febbraio 2026

L’Oasi WWF del Bassone compie 50 anni: un patrimonio naturale ai margini di Como


Cinquant’anni di tutela, biodiversità e volontariato. L’Oasi WWF del Bassone – Torbiere di Albate festeggia un traguardo importante e lo fa nel giorno simbolo delle zone umide: il 2 febbraio, anniversario della Convenzione internazionale di Ramsar. A raccontare la ricorrenza ai microfoni di Radio Ciao Como è stato Gianni Del Pero, geologo e volontario WWF, collegato direttamente dall’osservatorio dell’oasi.

«Mi trovo sulla torre dell’osservatorio, all’interno del lago grande dell’Oasi WWF del Bassone», ha spiegato Del Pero. «Quest’anno l’oasi compie 50 anni e oggi celebriamo anche il cinquantesimo anniversario della Convenzione di Ramsar, con cui si è riconosciuto a livello mondiale il ruolo fondamentale delle zone umide per l’ambiente e la biodiversità».


L’Oasi del Bassone è stata formalmente istituita il 13 aprile 1976 grazie a una convenzione tra Regione Lombardia e WWF Lombardia, diventando una delle prime aree protette di questo tipo sul territorio comasco.

Novanta ettari di ambiente naturale, modellati in 40 mila anni di storia, dove la presenza umana ha lasciato segni minimi. Un patrimonio che oggi ospita una biodiversità straordinaria.

«Al Bassone abbiamo oltre 280 specie animali, prevalentemente uccelli, soprattutto acquatici, ma non solo», ha raccontato Del Pero. «È un luogo che è stato riconosciuto e scelto dalla biodiversità in modo eccezionale: qui gli animali vivono e si riproducono».

Accanto alla fauna, anche la vegetazione è parte integrante dell’equilibrio dell’oasi: boschi e ambienti ripariali, con la presenza caratteristica degli ontani, piante tipiche delle zone umide capaci di crescere a diretto contatto con l’acqua.


Alla domanda sullo stato di salute dell’oasi, la risposta è chiara: «Sta molto bene, a patto che venga conosciuta e rispettata». Da qui l’impegno del WWF, in collaborazione con la Provincia di Como, per realizzare una rete di sentieri che consenta una fruizione responsabile.

«Stiamo creando percorsi che permettano di godere di questo patrimonio senza impattare sull’ambiente e senza disturbare gli animali, perché questa è casa loro», ha sottolineato Del Pero. «È un patrimonio di tutti: di Albate, di Como, della Lombardia e, di fatto, dell’intera collettività».


La giornata di celebrazioni è stata anche un momento di memoria. Durante l’escursione organizzata per l’anniversario, i volontari hanno ricordato Antonio Bossi, storico educatore ambientale del WWF.

«Antonio Bossi ha iniziato qui la sua attività, realizzando i primi pannelli dell’aula natura», ha ricordato Del Pero. «La sua passione e le sue competenze hanno fatto nascere l’amore per il Bassone che ancora oggi ci accompagna».

In suo ricordo sono stati piantati alberi e arbusti all’ingresso dell’oasi, «un segno che resterà per le generazioni future».

Come visitare l’oasi

Il WWF invita a raggiungere l’area preferibilmente a piedi, anche dalle stazioni delle Ferrovie Nord, oppure lasciando l’auto all’esterno dell’oasi, in zona via Al Piano, nei pressi di Cascina Bengasi. La segnaletica turistica provinciale guida i visitatori fino agli ingressi.

I sentieri interni sono accessibili solo in alcuni periodi dell’anno, in base alle esigenze della fauna, mentre il percorso perimetrale è sempre fruibile.


«Venite a visitare l’Oasi del Bassone»
, è l’invito finale di Del Pero, «ma fatelo con rispetto. E seguite il WWF: organizzeremo nuove escursioni e occasioni per conoscere questo luogo straordinario».

Un angolo di natura preziosa, a pochi passi dalla città, che da mezzo secolo racconta quanto sia possibile convivere con l’ambiente, se lo si ascolta e lo si tutela.

lunedì 20 ottobre 2025

Alluvioni e fondi pubblici: ridefinire le priorità per proteggere Meda, Cabiate e Seveso


L’alluvione del 22 settembre ha evidenziato la fragilità del bacino del Seveso e del sistema idraulico locale: oltre 5 milioni di metri cubi di acqua e fango hanno attraversato la città di Meda, provocando danni diffusi a infrastrutture, abitazioni e terreni.

La gestione del rischio idraulico richiede oggi decisioni rapide, mirate e strutturate per garantire la sicurezza delle comunità e ridurre costi futuri. In questi giorni, Gianni Del Pero, geologo ed ex Presidente Delegato del WWF Lombardia, ha inviato una dettagliata analisi tecnica agli amministratori comunali del territorio, nella quale mette in luce criticità e propone una riallocazione più efficace delle risorse già disponibili.

Nel territorio sono stati predisposti progetti per la realizzazione di vasche di laminazione ad Alzate Brianza (capienza 200.000 m³) e a Mariano Comense (capienza 75.000 m³). Questi interventi risultano già finanziati per oltre 13 milioni di euro complessivi e sono finalizzati alla protezione degli abitati di Mariano e Carugo.

Tuttavia, come sottolinea Del Pero:

  • gran parte delle piene che hanno colpito Meda, Cabiate e Seveso nell’evento del 22 settembre si sono generate a valle delle aree in cui sono previste le vasche; pertanto tali bacini non intercetterebbero questi apporti idrici in caso di eventi analoghi futuri;
  • le opere progettate prevedono strutture in cemento armato molto costose che assorbono risorse significative pur proteggendo una porzione limitata del bacino;
  • altri comuni gravemente colpiti (Meda, Cabiate, Seveso, Cantù e altri) non dispongono di finanziamenti per interventi emergenziali o manutentivi.

Questa verifica induce a porre domande di efficacia e priorità: conviene spendere risorse ingenti per opere localizzate a monte, se le piene più dannose vengono prodotte a valle?

Del Pero suggerisce di rivedere l’impostazione dei progetti di Alzate e Mariano per ottenere risultati più ampi e rapidi. Le azioni proposte sono:

  1. Riprogettare le vasche per ridurre l’uso di strutture in cemento e valorizzare soluzioni di “laminazione naturale” (rimodellamento morfologico di aree già idonee), come già fatto nella Valle del Lura. Vantaggi: costi minori, tempi di realizzazione ridotti, maggiore compatibilità ambientale. Obiettivo: liberare risorse finanziarie già assegnate per destinarle a interventi urgenti a valle.
  2. Destinare parte dei fondi già stanziati a opere immediate nei comuni oggi esclusi dai progetti (Meda, Cabiate, Seveso), con interventi di manutenzione e piccole opere idrauliche ad alta efficacia.
  3. Integrare soluzioni “grigie” e “verdi”, cioè opere di consolidamento arginale e adeguamento dei ponti, insieme ad aree di espansione e riqualificazione fluviale.

La tabella seguente riassume i principali interventi attualmente previsti nel bacino, con i relativi importi e fonti di finanziamento:

 

Intervento Comuni Importo
lavori
Finanziamento
Area laminazione roggia Vecchia in via Santuario Alzate Brianza € 3.120.000 € 6.300.000
Argine roggia Vecchia a Sant’Ambrogio Carugo € 170.000 € 340.000
Sistema monitoraggio vasca esistente roggia Vecchia Carugo € 30.000 € 40.000
Argine roggia Vecchia via Luini / Caravaggio / Segantini Mariano Comense € 200.000 € 435.000
Area laminazione torrente Terrò - Cascina Cottina Mariano Comense € 1.170.000 € 2.620.000
Fitodepurazione scarico A7 Mariano Comense € 60.000 € 135.000
Protezione spondale Terrò su SP 32 Mariano Comense € 30.000 € 50.000
 

Per diversi comuni del bacino, Del Pero elenca interventi immediati e a basso costo, in grado di ridurre sensibilmente il rischio:

  • Manutenzione idraulico-forestale degli alvei (pulizia, rimozione ostacoli, controllo del trasporto solido);
  • Rialzo e consolidamento argini nei tratti critici (es. sponda sinistra del Tarò da Via Valseriana a Via Luigi Rho);
  • Aumento della luce dei ponti e dei sottoattraversamenti per favorire il deflusso e limitare i rigurgiti;
  • Sistemi di monitoraggio e allerta;
  • Laminazioni diffuse in aree come la Val de Mez, che intercettano le acque a ridosso dei centri abitati.

Questi lavori possono essere realizzati rapidamente e con spese contenute, a condizione che si proceda a una riallocazione dei fondi e a una semplificazione delle procedure.

Secondo Del Pero, i finanziamenti possono essere reperiti principalmente attraverso:

  • Riassegnazione dei fondi già stanziati per le vasche, riducendo le spese su strutture troppo costose e investendo in interventi diffusi;
  • Fondi emergenziali nazionali e regionali;
  • Accordi tra comuni del bacino per presentare progetti condivisi;
  • Cofinanziamenti e fondi europei per adattamento climatico;
  • Prioritizzazione: impiegare prima le risorse per manutenzioni e opere a massimo impatto.

Voce Importo Note
Totale importi lavori previsti € 4.780.000 Somma degli interventi principali
Totale complessivo finanziamenti assegnati € 9.920.000 Finanziamenti già disponibili
Quota utilizzabile per interventi alternativi ≈ € 5.000.000 Possibili risparmi da riprogrammare
Fondi mancanti per Cabiate, Meda, Seveso € 0 Nessun finanziamento previsto attualmente
Interventi urgenti in Val de Mez e alveo Tarò Modesti Costo molto inferiore ai 15 mln delle vasche

 

Oggi, 20 novembre, si riunirà il Comitato di Coordinamento del Contratto di Fiume Seveso (sottoscritto anche da Meda nel 2008), per verificare l’attuazione del Programma d’Azione 2024.

Il piano attuale prevede finanziamenti solo per le vasche di Alzate e Mariano, mentre le proposte di laminazione a Cabiate e Meda (Val de Mez) non hanno ancora copertura economica. Questo appuntamento sarà decisivo per ridefinire le priorità e sbloccare interventi urgenti a valle.
La riduzione del rischio idraulico nel bacino del Seveso non può basarsi su un’unica grande opera, ma su una rete di interventi coordinati, diffusi e tempestivi.

Documento integrale

Per completezza, pubblichiamo integralmente la lettera inviata da Gianni Del Pero agli amministratori comunali di Meda, contenente l’analisi tecnica e le proposte dettagliate.


Interventi Anti-Alluvione urgenti e indifferibili. Quali sono e come finanziarli. 

di Gianni Del Pero

Gent.mi Amministratori Comunali l'evento catastrofico del 22 settembre ha devastato la nostra Città. Leggo l'attenta analisi sviluppata dal nostro Sindaco Luca Santambrogio condivisa sui social e media con l'elencazione delle attività da intraprendere. Si ripone grande speranza nella realizzazione di vasche di laminazione ad Alzate e Mariano, auspicando che gli enti preposti si attivino tempestivamente per gli interventi di emergenza. Per alcune azioni si evidenzia la necessità di avere adeguata copertura finanziaria, anche per quegli interventi che sono di competenza del comune. Sottopongo alla Vostra attenzione e Intervengo qui su un punto fondamentale: le vasche di Alzate e Mariano che prevedono di invasare rispettivamente 200mila e 75000 mc per mettere in sicurezza i soli abitati di Mariano e Carugo (questo e' l'obiettivo dichiarato dei progetti predisposti che non si occupano della difesa idraulica di Cabiate, Meda e Seveso). La piena del Taro'-Terro'- Certesa del 22 settembre ha visto transitare nella nostra città oltre 5milioni di mc di acqua e fango, una quantità enorme anche perché gran parte degli apporti si sono generati nella porzione di bacino a valle delle vasche di Mariano che quindi anche in futuro non potrebbero intercettarle. I progetti di Alzate e Mariano sono già finanziati oltre 13 milioni di euro ma prevedono opere costosissime che comunque non serviranno né a risolvere né a mitigare i problemi di Cabiate, Meda e Seveso che attendono invece interventi urgentissimi come quelli effettuati in Val de Mez e quelli per la rimozione delle macerie degli argini crollati in alveo che saranno curati da AIPO. Non ci sono invece finanziamenti per altri interventi in nessuno degli altri comuni del bacino idrografico a partire da Meda, ma anche per Cabiate, Seveso e a nord-ovest a Cantù. 

Credo quindi che sia necessario rivedere il progetto ed il relativo quadro economico delle vasche di Alzate e Mariano e delle opere accessorie previste solo in quei comuni e a Carugo, per liberare risorse economiche già disponibili da spendere subito nei nostri comuni. Modificare l'impostazione progettuale rinunciando a costose opere in cemento armato a favore di un rimodellamento morfologico di aree già idonea alla laminazione (come è stato fatto nella Valle del Lura e come è già in progetto di fare a Cabiate e anche a Meda in Val de Mez) consentirebbe di risparmiare vari milioni di euro tra quelli già disponibili (e lo ripeto, sono finanziamenti già assegnati al nostro territorio) da utilizzare subito anche a Meda, oltre che negli altri comuni che sono al momento esclusi dalla progettazione di opere e interventi "Anti-Alluvione". 
 

A Meda sappiamo bene cosa serve e sappiamo ancor meglio che dobbiamo intervenire subito per la manutenzione idraulico-forestale dell'alveo del Taro' e delle Vallette anche bloccando il trasporto solido,per il rialzo arginale in sponda sinistra Taro' a partire da Via Valseriana a Via Luigi Rho, per l'aumento della luce dei ponti, per impedire il rigurgito e aumentare il deflusso a partire da quello di Via Luigi Rho. Pochi soldi rispetto ai 15 milioni impegnati per le vasche... Il 20 Novembre è convocato il Comitato di coordinamento del Contratto di Fiume Seveso (contratto che anche Meda ha sottoscritto nel 2008) per la valutazione dello stato di attuazione del programma di azioni approvato ad Ottobre del 2024 dove sono previste le vasche di Alzate e Mariano (Finanziate) e tra gli altri interventi anche due proposte di laminazione a Cabiate e a Meda, in Val de Mez (per le quali invece non sono previsti finanziamenti) Ringraziando per l'attenzione, certo che saprete adottare le decisioni più appropriate per la nostra Città. 


venerdì 3 ottobre 2025

WWF Lombardia, cambia la guida: dopo sei anni il medese Del Pero lascia il posto ad Attalla

Gianni Del Pero, ex Presidente Delegato del WWF Lombardia

Il WWF Italia ha annunciato un avvicendamento nella rappresentanza lombarda. Un cambiamento che tocca da vicino il nostro territorio: l’ormai precedente Presidente Delegato del WWF Lombardia Gianni Del Pero, originario di Meda, è stato una figura molto presente e attiva nella realtà locale durante i suoi sei anni di mandato.

Del Pero ricopriva l’incarico dal 2019 ed era stato riconfermato nell’ottobre 2023 “grazie all’iperattività e ai risultati raggiunti nel territorio”, come riportato qui.

Al suo posto subentra il milanese Mario Attalla, nominato dal Consiglio Nazionale dell’associazione.

Mario Attalla, il nuovo Delegato WWF della Lombardia (Fonte immagine: Facebook)

In una nota, il WWF sottolinea che “il dott. Mario Attalla, da tre anni componente del Consiglio del WWF Italia e del CdA della Fondazione WWF, è un professionista con una lunga e consolidata esperienza nel settore del marketing e della comunicazione”. Nel corso della sua carriera, aggiunge l’associazione, “ha collaborato con numerose organizzazioni non governative, mettendo a disposizione le sue competenze per campagne di sensibilizzazione, raccolta fondi e comunicazione strategica”.

Il comunicato evidenzia inoltre che il nuovo Coordinatore Regionale sarà chiamato a “proseguire le attività in corso a livello regionale e consolidare il rapporto tra la dimensione regionale e quella nazionale del WWF, favorendo sinergie e promuovendo attività concrete e partecipate per la salvaguardia dell’ambiente in territorio lombardo”.

domenica 13 luglio 2025

Seveso, diossina e tabelle: quando la chiarezza vale più dell’ironia


di Domenico Corrusco


Nei giorni scorsi, sulla pagina Facebook di Insieme in Rete, Gianni Del Pero - Presidente Delegato del WWF Lombardia, geologo, e anche Supervisore delle operazioni di bonifica per Pedemontana - ha pubblicato un post con i risultati delle analisi sulla diossina nella zona di Seveso.

Al post ha allegato una tabella che riporta un valore di tossicità equivalente per la diossina pari a 18,6 ng/kg. Fin qui, nulla di strano: la trasparenza sui dati ambientali è sempre una buona notizia.

Il problema però sta in come questi dati vengono presentati e in ciò che viene detto - e non detto - a corredo.

Del Pero, infatti, nel suo post utilizza un tono fortemente ironico e a tratti sprezzante verso chi, a suo dire, diffonde “allarmismo ingiustificato” o non sarebbe in grado di capire la materia.

Parla genericamente di “NoCarote - Nobonifica” o di chi sarebbe contrario alla bonifica “perché poi potrebbero farci sopra un’autostrada”, ma non chiarisce mai esattamente a chi si riferisca. È una critica vaga, rivolta a un indistinto “qualcuno” che resta sempre senza nome.

E va detto chiaramente: non è il pubblico o i comitati locali ad alimentare le polemiche, ma è lo stesso Del Pero che le innesca, con i suoi toni sarcastici e provocatori.

Il nodo tecnico è semplice:

  • Del Pero afferma che, con un valore di 18,6 ng/kg, il sito non sarebbe contaminato e quindi “la bonifica non si deve fare”, perché il limite di legge sarebbe 100 ng/kg.

Ma questa affermazione è solo parzialmente corretta. In realtà:

  • ✅ Il limite di 100 ng/kg vale per suoli destinati ad uso industriale o commerciale.
  • ❌ Per aree residenziali, scuole, parchi, orti, giardini, il limite è invece 10 ng/kg.

Dunque, se il terreno in questione si trovasse in un’area destinata a verde pubblico o residenziale, il valore di 18,6 ng/kg supererebbe il limite e richiederebbe un intervento di bonifica.

Il vero punto debole del post è però un altro: Del Pero non dice dove si trova esattamente il terreno analizzato. Manca qualsiasi informazione fondamentale, come:

  • la zona o il lotto specifico da cui è stato prelevato il campione;
  • la destinazione urbanistica dell’area (residenziale, verde pubblico, industriale);
  • la profondità a cui è stato eseguito il prelievo;
  • la data dell’analisi.

Senza questi dati, la tabella non basta a stabilire se la bonifica sia davvero necessaria o no. I numeri, da soli, non raccontano tutta la storia.

C’è poi un’altra evidente contraddizione nel discorso di Del Pero:

  • da una parte, sostiene che “la bonifica non si deve fare” perché il valore risulta sotto soglia (secondo il limite industriale);
  • dall’altra, attacca con grande veemenza chi, sempre secondo lui, sarebbe contrario alla bonifica o la ostacolerebbe.

Se davvero “la bonifica non si deve fare” perché non necessaria, perché allora prendersela così tanto con chi dice - magari con motivazioni diverse - che la bonifica non vada fatta?

Non si può sostenere nello stesso discorso che la bonifica non serva e contemporaneamente polemizzare con chi dice che non va fatta. È una posizione che finisce per smentirsi da sola.

Un ultimo punto riguarda la forma. Quando si ricoprono ruoli ufficiali e si trattano dati così delicati, la chiarezza e il rispetto diventano un dovere, non una scelta.

La vicenda di Seveso non è solo una questione tecnica: è memoria, salute pubblica, paure radicate. Merita risposte precise, documentate e, soprattutto, espresse senza sarcasmo né battute sprezzanti.

I numeri servono. Ma servono anche i dettagli su dove si trovano quei numeri, e a cosa servono. E se vogliamo davvero evitare allarmismi, la miglior medicina è sempre la trasparenza. Non il sarcasmo.

Per chiarezza e trasparenza, riportiamo qui sotto integralmente il testo del post originale di Gianni Del Pero, così come pubblicato su Facebook, e la tabella allegata. Ognuno potrà leggerli direttamente e farsi la propria opinione.

Post originale

    Gianni Del Pero
    [12 luglio 2025]

    I dati delle analisi di Diossine e Furani effettuate sui terreni prelevati dalla Terra della #Diossina detta di #Seveso non sono dati pubblici, per evitare ingiustificato allarmismo con panico indotto da commenti incompetenti dettati da evidenti altre finalità. E dopo 11 anni, ottenuta la caratterizzazione e la conseguente bonifica, sono arrivati i primi risultati delle analisi di collaudo delle bonifiche effettuate. Inutile cercare di spiegarlo ai neonegazionisti dei NoCarote - Nobonifica perché inquina (!), No bonifica perché poi dopo potrebbero farci sopra una Autostrada (meglio continuare a mangiare uova, pomodori e zucchine alla Diossina!), No bonifica "non so neanche perché" o perché "lo dico io"... Nel referto analitico allegato, incomprensibile a chi non vuole comprenderlo, il valore di tossicità equivalente di "Diossina" è 18,6 ng/kg (il limite di legge è 100). Il SITO NON E' Contaminato la BONIFICA NON SI DEVE FARE! Oggi il rischio di esposizione alla Diossina detta di #Seveso prodotta dalla #Icmesa di #Meda e' di molto diminuito solo grazie alla coerente determinazione delle Associazioni Ambientaliste Insieme in Rete

Tabella (immagine allegata al post originale)

 



01/08/2025 - Aggiornamento importante

In relazione ad alcune interpretazioni emerse nei commenti e a quanto riportato nel post, riteniamo opportuno fornire, anche a seguito di una mail ricevuta da Gianni Del Pero, un chiarimento ufficiale circa il suo ruolo nel contesto delle attività di bonifica della cosiddetta “Terra della Diossina”.

Con una lettera datata 29 luglio 2025, il Direttore Generale di Autostrada Pedemontana Lombarda, Ing. Sabato Fusco, ha chiarito in modo inequivocabile la posizione di Del Pero, sottolineando che:

    “Il dottor Del Pero non ha oggi e non ha avuto in passato alcun incarico professionale o istituzionale da Autostrada Pedemontana Lombarda o connesso con essa.”

    “Non ha mai avuto autorizzazione per accedere alle aree di cantiere di bonifica, non è mai stato registrato il suo accesso.”

    “Non gli abbiamo fornito dati diversi da quelli pubblici o condivisi col Tavolo permanente.”


Per chiarezza e trasparenza, si precisa pertanto che Gianni Del Pero non ha avuto alcun ruolo formale o privilegiato nei lavori di bonifica, né ha avuto accesso riservato alle informazioni o ai cantieri.

Riteniamo importante fornire questa precisazione per evitare confusioni e fraintendimenti nel dibattito pubblico, mantenendo alta l’attenzione sulla correttezza e trasparenza delle informazioni riguardanti la bonifica.
(blog Brianza Centrale) 

sabato 7 giugno 2025

Proseguono le attività di "Fare Ambiente" del WWF Insubria

La nuova Oasi Maresco-Pontile a San Giuliano Milanese


Riceviamo e pubblichiamo


Le Oasi del Caloggio e Fontanili di Bollate e quella del Fosso del Ronchetto di Seveso sono sempre più rigogliose e verdi. L'Oasi del Bassone Torbiere di Albate-Como è rinata a nuova Vita, centinaia di nuovi Alberi hanno preso il posto degli infestanti e degli esotici che stavano soffocando l'Oasi e proseguono le attività di manutenzione  e di monitoraggio faunistico. Volontariato e monitoraggi professionali anche al laghetto San Carlo di Seregno, al Bosco dei 1000 Alberi di Solaro, alle garzaie del Parco delle Groane e della Brughiera.

Abbiamo completato la prima fase del progetto  di recupero Sentieri nel Parco Pineta di Appiano e Tradate e a breve inizieranno i lavori  del progetto per la "Conservazione del Pinus Sylvestris, miglioramento della biodiversità e contrasto agli effetti del cambiamento climatico" cofinanziato da WWF Italia e Parco Pineta.

E a Legnano passiamo dall'inaugurazione dell'Aula Natura, ai Giardini delle farfalle, alla Forestazione Urbana con frutteto didattico.

E abbiamo anche aiutato i nostri "cugini" del WWF Sud Milano per "creare" la nuova Oasi Maresco-Pontile a San Giuliano Milanese, l'Oasi n. 101 del WWF Italia.

Con le ultime 200  piante (almeno per quest'anno) abbiamo portato a quasi 2000 il numero di Alberi e Arbusti introdotti in questi anni nella Valle dei Mulini di Meda, intervento finanziato dal Comune di Meda nelle aree  nelle quali Pedemontana avrebbe dovuto realizzare una "compensazione ambientale". 
Il 25 Aprile abbiamo restituito alla Pineta della Brughiera 4 esemplari di Pino Silvestre e il 28 Aprile abbiamo inaugurato il Nuovo Frutteto Didattico e riportato in vita la Storica Vigna...

E anche nel Parco del Lura non abbiamo fatto mancare il nostro contributo: dopo avere portato il punto di vista ambientalista e la competenza professionale per la realizzazione delle aree di laminazione di Lomazzo  "Prati del Ceppo", che è diventato un modello di intervento sostenibile per la riduzione del rischio idraulico perfettamente inserito nel contesto paesaggistico, particolarmente apprezzato dalla fauna che vi si è insediata, abbiamo contribuito alle indagini preliminari e alla progettazione del percorso ciclocampestre nel Parco Lura, per la Mobilità Sostenibile, concretamente. Questo per noi è Ambientalismo in pratica!
Sabato 14/06/2025 inaugurazione del tratto Cadorago-Bulgorello. 

Grazie a tutti i Volontari WWF e non che hanno contribuito a "Fare Ambiente".

 

Gianni Del Pero, Presidente Delegato WWF Lombardia 

mercoledì 4 dicembre 2024

Bonifica e Pedemontana: dal picchettamento ai collaudi, il punto sui lavori

Il 12 dicembre nuova riunione del Tavolo Permanente sui lavori di bonifica


Gianni Del Pero, Presidente WWF Lombardia, ci ha scritto per informarci che il prossimo 12 dicembre si terrà una nuova riunione del Tavolo Permanente sui lavori di bonifica legati al progetto Pedemontana: "All’incontro sono stati invitati i Comuni interessati (Lentate, Barlassina, Meda, Seveso, Cesano Maderno e Bovisio Masciago), insieme a istituzioni e associazioni come Provincia di Monza e Brianza, ARPA, ATS, CAL, Regione Lombardia, Legambiente Seveso, Comitato Ambiente Bovisio, WWF Lombardia e varie liste civiche locali."



Del Pero segnala inoltre che sono già iniziate le operazioni di accantieramento e le attività preliminari, tra cui il picchettamento delle maglie di bonifica relative alla tratta 4, in particolare nelle aree identificate come A e B. Parallelamente, è stato definito il calendario delle operazioni di caratterizzazione del terreno, che include gli scavi di bonifica e i successivi collaudi in contraddittorio con ARPA.



È importante sottolineare che il Tavolo Permanente è frutto della richiesta avanzata da diverse associazioni ambientaliste e liste civiche dei territori interessati dalla tratta B2 (Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano Maderno, Altra Bovisio Masciago, Comitato Ambiente Bovisio Masciago e Cittadini per Lentate), una richiesta che ha ottenuto il supporto dei sindaci della zona e che è stata successivamente accolta da Pedemontana. Questo processo partecipativo dimostra la determinazione delle realtà locali a monitorare le operazioni e garantire trasparenza sulle attività di bonifica, soprattutto in un’area storicamente compromessa dalla presenza di diossine.

Il Tavolo Permanente rappresenta quindi un importante strumento per aggiornare i soggetti coinvolti sullo stato dei lavori e per discutere eventuali criticità, in un’ottica di collaborazione tra enti locali, associazioni e istituzioni.

 

SCHEDA (dal sito di Pedemontana)

Monitoraggio polveri e diossine

Informazioni sul metodo di rilevazione e controllo delle polveri e delle diossine durante le fasi di scavo nei cantieri della bonifica

Ubicazione centraline Tratta B2

Come previsto dal Progetto di Bonifica approvato dagli Enti, durante tutto il periodo di esecuzione delle attività di bonifica sarà effettuato un costante monitoraggio dell’eventuale dispersione di polveri in atmosfera, attraverso la verifica dei valori dei parametri particolato (PM 10 e PM 2. 5) e diossine (PCDD).

Il monitoraggio avrà come obiettivo il controllo degli indicatori di qualità dell’aria potenzialmente influenzabili dalle attività di cantiere e dalla movimentazione dei terreni per tutta la durata dell’intervento, a partire dalla cantierizzazione.

Nello specifico il monitoraggio dell’atmosfera ha la finalità di:

  • controllare la qualità dell’aria durante l’esecuzione delle attività di bonifica;
  • verificare la qualità dell’aria al fine di garantire la protezione della salute, sia dei lavoratori impegnati nelle attività sia della popolazione residente nelle vicinanze;
  • individuare eventuali criticità legate alle lavorazioni, per intervenire con opportune azioni mitigative allo scopo di riportare i valori di qualità dell’aria nei limiti.

Come si svolge il monitoraggio. Le attività di monitoraggio saranno condotte su:

  • Stazioni di cantiere – In prossimità dell’area di cantiere attiva (fronte di scavo) e dotate di dispositivi per il monitoraggio delle polveri (PM 10 e PM 2.5 ) in tempo reale.
  • Stazioni ricettore – Esterne al cantiere, ubicate nei pressi di insediamenti urbani. Sono state posizionate n. 9 centraline in modo da “coprire” ognuno dei lotti di intervento.

Tali stazioni sono dotate di:

  • Campionatori (filtri) per il particolato PM 10 e PM 2.5;
  • Campionatori volumetrici ad alta portata per il monitoraggio delle diossine.

Per l’intera durata del monitoraggio, inoltre, sarà predisposta una stazione meteorologica nei pressi della Stazione Ricettore PMA5 (nel Comune di Cesano Maderno) mediana rispetto alla totalità delle aree in bonifica, come supporto all’analisi e per consentire la validazione dei dati registrati dalle postazioni di misura. I dati che la stazione meteorologica rileverà sono:

  • Velocità e provenienza del vento;
  • Temperatura e umidità relativa;
  • Precipitazioni atmosferiche;
  • Radiazione solare;
  • Pressione barometrica.

Il monitoraggio “ante operam”. Prima della cantierizzazione delle aree e prima dell’avvio di ogni attività connessa alla bonifica (agosto 2024) è stata eseguita una campagna di monitoraggio “ante operam” su tutte le nove centraline, della durata di una settimana. Questa rilevazione serve a individuare i valori di “bianco”, ovvero quelli da utilizzare come termine di confronto con i valori che saranno poi rilevati durante la fase di esecuzione della bonifica, in modo da poterne valutare gli eventuali impatti.

I risultati di tale campagna sono stati poi messi a confronto con i valori registrati dalle centraline ARPA (con particolare riferimento alla centralina di Meda), che ha mostrato una significativa corrispondenza dei dati. In questo modo è stato possibile individuare i valori “di fondo” da considerare come riferimento nelle successive campagne in corso d’opera.

Il monitoraggio in corso d’opera. Il monitoraggio in corso d’opera verrà eseguito nell’ambito delle attività di bonifica di ciascun Lotto Funzionale per tutta la durata delle attività, dall’allestimento del cantiere fino alla sua dismissione, ovvero al completamento delle attività di bonifica.

Verranno effettuate campagne con frequenza settimanale per il monitoraggio giornaliero di particolato PM10 e PM2.5 e diossine presso le stazioni ricettore più vicine al lotto di intervento. Verrà anche monitorato in continuo il particolato PM10 e PM2.5 all’interno del cantiere durante le fasi di scavo.

In caso di anomalia. I dati ottenuti dal monitoraggio in corso d’opera permetteranno di rilevare eventuali impatti indotti direttamente o indirettamente dall’esecuzione dell’attività di bonifica, con conseguente adeguamento della conduzione dei lavori.

Qualora le misure di monitoraggio ambientale in fase di corso d’opera evidenziassero un’anomalia qualitativa dei parametri monitorati, verranno applicate delle procedure d’intervento finalizzate a ricondurre questi parametri a valori accettabili (interventi di mitigazione) o, in situazioni più critiche, si procederà alla temporanea interruzione delle attività di cantiere fino al ripristino delle condizioni conformi alla ripresa delle attività.

giovedì 28 novembre 2024

Meno cemento, più natura: ripensare le aree di laminazione sul Seveso

Progetti di laminazione nel bacino della Roggia Vecchia-Terrò: le posizioni del Comitato Parco Groane-Brughiera


L’argomento dei progetti di laminazione previsti nel bacino della Roggia Vecchia-Terrò-Tarò-Certesa è stato recentemente discusso in seno al Direttivo del Comitato Parco Groane-Brughiera, durante il quale sono state condivise preoccupazioni e proposte alternative. Le aree interessate dai progetti, inseriti nel programma d’azione del Contratto di Fiume Seveso approvato il 26 ottobre dal Comitato di Coordinamento, hanno una rilevanza paesaggistica significativa, ma rischiano di essere compromesse da interventi considerati troppo invasivi.

Nel corso della riunione del Direttivo, i membri del Comitato hanno sottolineato la necessità di ripensare i progetti con un approccio meno ingegneristico e più orientato alla naturalità del territorio. Una strategia che, oltre a ridurre il consumo di suolo e l’uso del cemento, potrebbe liberare risorse economiche da destinare a interventi diffusi di manutenzione idraulico-forestale e di messa in sicurezza arginale nei diversi comuni del bacino.

Gianni Del Pero, geologo e membro attivo del Comitato, ha evidenziato l’importanza di preservare il valore paesaggistico delle aree coinvolte. "Queste zone hanno una rilevanza ambientale unica: interventi meno invasivi potrebbero tutelare il paesaggio e, al contempo, risultare economicamente più vantaggiosi per l’intero bacino", ha dichiarato.

Si è fatto riferimento, in particolare, a esempi positivi come le schede progettuali già presentate dai comuni di Meda e Cabiate, che propongono soluzioni di laminazione più piccole e integrate nel paesaggio, in contrasto con le grandi vasche previste nei progetti attuali.


Dettagli dei Progetti

Area di Laminazione sul torrente Roggia Vecchia



Il progetto principale si concentrerebbe in un avvallamento naturale a nord della ferrovia Como-Lecco, nei pressi della stazione di Brenna Alzate, nel comune di Alzate Brianza. Questa opera prevede un volume complessivo di 200.000 m³ e mira a mitigare gli allagamenti nei centri abitati di Carugo, Mariano Comense, Cabiate, Meda e Seveso.

Le principali caratteristiche progettuali includono:
  • Un manufatto di controllo in calcestruzzo armato con una luce di dimensioni 2,5 x 2,0 metri.
  • Interventi paesaggistici come l’abbassamento del letto di 1,5 metri e l’allargamento dell’alveo fino a 30 metri, con l’obiettivo dichiarato di ottenere un andamento più naturalistico per il torrente.
Su questo punto, Del Pero ha osservato: "Parlare di 'naturalizzazione' del torrente ampliandone la sezione a 30 metri non ha molto senso. È necessario ripensare il progetto per garantire una vera integrazione con l’ambiente circostante".

Area di laminazione sul torrente Terrò


Un secondo progetto, in località Cascina Bice a Mariano Comense, prevede la realizzazione di due invasi in linea, rispettivamente di 50.000 e 25.000 m³. Anche qui è previsto un manufatto di controllo in calcestruzzo armato, simile a quello del progetto sulla Roggia Vecchia.

Il Comitato ha espresso forte preoccupazione per l’impatto ambientale di interventi così invasivi, che potrebbero invece essere realizzati in modo meno impattante. Queste osservazioni sono state anche anticipate durante la recente presentazione del progetto Connecting Seveso, che punta a connettere le aree verdi lungo i torrenti del bacino.

Nei prossimi mesi, il Comitato prevede di partecipare attivamente ai tavoli regionali e sovracomunali per proporre modifiche ai progetti, con l’obiettivo di bilanciare le esigenze di sicurezza idraulica con la tutela del paesaggio. Inoltre, è stata avanzata l’idea di inviare una comunicazione ufficiale a tutti i comuni del bacino per ribadire l’importanza di un approccio più sostenibile e condiviso.

"Dobbiamo far capire che un approccio meno invasivo non è solo possibile, ma anche necessario per garantire un equilibrio tra sicurezza e tutela del nostro patrimonio naturale", ha concluso Del Pero.

L’impegno del Comitato Parco Groane-Brughiera rappresenta un esempio di partecipazione attiva e responsabilità verso un territorio che merita attenzione e rispetto, anche nelle scelte legate alla gestione idraulica.

martedì 26 novembre 2024

Bonifica da diossina e Pedemontana: critiche, proposte e riflessioni scientifiche


Gianni Del Pero, geologo e presidente del WWF Lombardia, ci ha segnalato un volantino diffuso dal Comitato No Pedemontana, ritenendo le affermazioni in esso contenute errate e pericolose. A seguito di ciò, ci ha inviato le sue precisazioni, che riportiamo di seguito. Da parte nostra, auspichiamo che questa discussione possa rappresentare la premessa per costruire un percorso che porti all'unità dei gruppi impegnati nel contrasto alla Pedemontana. Mettere insieme le competenze di ciascuno rappresenta un valore aggiunto incomparabile per affrontare una questione così complessa.


Nel documento diffuso dal Comitato No Pedemontana si legge: "NON È VERO CHE NON È POSSIBILE IL RISCHIO ZERO, BASTEREBBE NON PROSEGUIRE CON I LAVORI DI PEDEMONTANA." Il volantino critica l’attuale progettazione della bonifica, accusata di rispondere esclusivamente alla necessità di realizzare l’infrastruttura, senza considerare adeguatamente la sicurezza ambientale e la tutela della salute pubblica. Come alternativa, il Comitato propone:

  • Una mappatura approfondita delle concentrazioni e dell’estensione della contaminazione.
  • La destinazione a verde delle aree non edificate.
  • L'aggiunta di strati di terreno pulito e una rimozione graduale del suolo contaminato in piccole porzioni, lontano dai centri abitati.

Secondo Gianni Del Pero, le proposte contenute nel volantino sono problematiche e rischiose. Egli sottolinea: "Gravissimo errore ritenere che sia meglio spostare un po' di terra un po' alla volta senza adottare le cautele che vengono utilizzate nelle 'bonifiche' per impedire l’aerodispersione di polveri con diossina."

La questione della dispersione di polveri è infatti cruciale quando si tratta di inquinanti come la diossina, classificata come uno dei contaminanti organici più pericolosi. La rimozione del terreno contaminato senza misure di sicurezza adeguate potrebbe aumentare i rischi per la salute umana e l’ambiente.

Del Pero contesta inoltre l’affermazione del volantino secondo cui mancherebbe una mappatura delle aree inquinate, ricordando: "Esiste una mappatura aggiornata delle aree contaminate, ottenuta grazie all'attività delle associazioni ambientaliste e al Coordinamento Insieme in Rete. Migliaia di analisi sono state condotte dal 2012 in poi, includendo la caratterizzazione di Pedemontana (2016-2018) e le analisi di rischio (2018-2019)."

Le affermazioni di Del Pero richiamano l’attenzione sull’importanza di affrontare il problema della bonifica in modo scientificamente rigoroso. La diossina, un inquinante organico persistente, è notoriamente difficile da rimuovere e richiede protocolli specifici per evitarne la dispersione.

  • Mappatura e monitoraggio. Un monitoraggio accurato è alla base di qualunque intervento efficace. La mappatura citata da Del Pero rappresenta un passaggio fondamentale per definire le strategie di intervento più appropriate, evitando soluzioni improvvisate che potrebbero aggravare la situazione.
  • Vincolo a verde delle aree non edificate. La destinazione a verde delle aree non edificate può rappresentare una scelta strategica per limitare l'esposizione diretta al suolo contaminato. Tuttavia, come sottolineato dal presidente WWF, è indispensabile garantire che queste aree siano prima messe in sicurezza attraverso interventi certificati e non semplicemente "coperti" da nuovi strati di terreno.
  • Gestione dei rischi durante la rimozione del terreno. L’asportazione graduale di terreno contaminato, come suggerito nel volantino, presenta criticità evidenti. Senza l’impiego di tecnologie avanzate, il rischio di aerodispersione di polveri contaminanti è elevato. Per questo, le tecniche di bonifica devono prevedere barriere fisiche, contenimento controllato e trasporto in discariche specializzate per minimizzare i rischi di esposizione.

La questione della bonifica delle aree contaminate dalla diossina rappresenta una delle sfide più complesse legate alla realizzazione della Pedemontana. Da un lato, è fondamentale che le associazioni e i comitati cittadini continuino a esercitare un ruolo di vigilanza e proposta; dall’altro, è altrettanto importante che le soluzioni proposte siano fondate su basi scientifiche solide e su una valutazione accurata dei rischi.

venerdì 22 novembre 2024

Lettera al Blog Brianza Centrale: Pedemontana, capre, diossine e la Luna



Caro Blog Brianza Centrale,

scrivo come semplice lettore e cittadino della Brianza, colpito da un dibattito che ho seguito sui social. Oggi, scorrendo una pagina Facebook dedicata a questioni ambientali, ho notato il commento di Gianni Del Pero, supervisore per conto del WWF della bonifica legata alla Pedemontana. Rispondeva al manifesto dei comitati No Pedemontana, che recitava: "Se non è a rischio zero, non è bonifica."

Del Pero ha risposto con due strofe che mi hanno fatto riflettere, e anche sorridere:

    "La capra ha quattro arti / Dario ha quattro arti / Dario è una capra."
    "La diossina ha inquinato / Si bonifica dalla diossina / La bonifica è inquinante."

Ma mentre ridevo, mi sono chiesto: sta guardando il dito al posto della Luna?

Lo slogan dei comitati No Pedemontana, a prima vista, può sembrare eccessivo: "Se non è a rischio zero, non è bonifica." Ovviamente sappiamo tutti che il rischio zero non esiste. Eppure il messaggio non è così ingenuo come sembra.

I comitati non stanno chiedendo l’impossibile, ma vogliono farci notare che la bonifica non è un’operazione neutra: viene fatta solo perché si vuole costruire Pedemontana. Se l’autostrada non si costruisse, non ci sarebbe bisogno della bonifica, e quindi nemmeno dei rischi che questa comporta.

In altre parole, il vero messaggio è: fermiamo Pedemontana e ci risparmiamo sia l’opera inutile, sia i rischi della bonifica. Lo slogan è provocatorio per attirare l’attenzione, ma la riflessione che sottende è molto seria.

Gianni Del Pero ha risposto con la sua ironia, evidenziando una verità tecnica innegabile: ogni processo di bonifica comporta rischi. È impossibile bonificare senza produrre un minimo impatto. E su questo ha ragione: è giusto ricordare che anche la soluzione a un problema ambientale può avere effetti collaterali.

Tuttavia, il punto principale del manifesto non era negare questa realtà. I comitati stavano parlando d’altro: la bonifica è necessaria solo perché si vuole costruire Pedemontana. Del Pero sembra soffermarsi sull’apparente ingenuità dello slogan, ma così facendo rischia di ignorare il cuore della questione: è giusto assumersi il rischio di una bonifica per un’opera che molti considerano inutile e dannosa?

Se i comitati stanno puntando alla Luna (fermare Pedemontana per evitare tutto ciò), Del Pero rischia di concentrarsi sul dito (la difficoltà di raggiungere il rischio zero).

Dietro tutto questo scambio di battute c’è la vera questione: ha senso costruire Pedemontana? I comitati la vedono come un’opera inutile, dispendiosa e ad alto impatto ambientale, e considerano la bonifica solo una conseguenza di questa scelta sbagliata.

Chi difende Pedemontana potrebbe invece rispondere che la bonifica è necessaria a prescindere, autostrada o no, perché il territorio contaminato deve essere ripulito. Ma se fosse così, perché non si è agito prima? La bonifica è partita solo ora, perché l’autostrada rende necessario intervenire. E questo alimenta il dubbio dei comitati: è davvero per il bene del territorio o per giustificare un’opera controversa?

Le strofe di Del Pero ci ricordano una verità importante: non esistono interventi a impatto zero. Ogni scelta comporta dei rischi. Ma è altrettanto vero che i rischi possono essere evitati evitando l’opera che li rende necessari.

In questo caso, il vero punto di scontro è Pedemontana. I comitati sostengono che si tratti di un’opera inutile, e che evitare di costruirla significherebbe eliminare anche il rischio della bonifica. Del Pero, invece, sembra più concentrato sul processo tecnico della bonifica, ma rischia così di ignorare il problema di fondo: siamo sicuri che Pedemontana valga tutto questo?

Da semplice lettore, non ho tutte le risposte. Ma questo scambio mi ha fatto riflettere su quanto sia importante andare oltre le parole e cercare di capire il contesto. Tra capre, diossine e rischi residui, è chiaro che ci troviamo davanti a una questione complessa.

E allora, caro Blog Brianza Centrale, mi chiedo e vi chiedo: dove sta davvero la Luna in questa vicenda?

Un saluto,
Un anonimo lettore

giovedì 14 novembre 2024

Le bonifiche nelle ex Zone contaminate da diossina non si fermano alla Pedemontana


In seguito ai commenti ricevuti al post "Pedemontana, bonifiche e tutela ambientale", Gianni Del Pero ci ha nuovamente scritto per chiarire le procedure di gestione ambientale nelle zone ex-contaminate, come la Zona B di Seveso, in seguito al disastro ICMESA del 1976.

Del Pero evidenzia come, grazie a "Insieme in Rete" - una rete di associazioni ambientaliste che ha contribuito ad attivare misure preventive e protocolli di bonifica - nel 2012 l'ARPA Lombardia (Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente) abbia richiamato l'attenzione sui rischi legati alla diossina, raccomandando controlli obbligatori sugli scavi in aree ex-contaminate e introducendo normative specifiche nei piani regolatori comunali di Desio, Seveso e Cesano Maderno. Queste misure, pensate per minimizzare il rischio di esposizione ai contaminanti residui, assicurano che tutte le operazioni di scavo o edilizia rispettino standard di sicurezza ambientale.

In risposta ad alcune affermazioni ricevute, Del Pero precisa: “Bisognerebbe conoscere l'argomento di cui si vuole parlare, ma questo l’ho già detto, sebbene sembri essere stato ignorato. Ho risposto a un commento cercando di spiegare che, grazie a Insieme in Rete (nonostante alcuni ne rifiutino la storia), nel 2012 ARPA ha ripreso in esame il problema della diossina, ricordando ai Comuni l'importanza di prestare attenzione ai rischi legati agli scavi nelle aree contaminate. Di conseguenza, sono state adottate norme tecniche nei piani regolatori di Desio e successivamente di Seveso e Cesano, che richiedono tuttora l'analisi della diossina per tutti gli scavi nell'ex Zona B.”

Del Pero ribadisce inoltre che, contrariamente a quanto affermato da alcuni, “le bonifiche non sono legate solo al progetto autostradale della Pedemontana.” Invita inoltre le persone che hanno inviato i commenti a prendere coscienza dell'importanza di queste norme e del contesto storico che ne ha richiesto l'applicazione, sottolineando come chi nega l'efficacia o la necessità di tali interventi spesso non abbia una conoscenza approfondita della questione: “In un’altra risposta, ho già ricordato che questa procedura è in vigore dal 2013 (grazie al nostro impegno: io, te e gli amici di Insieme in Rete) e prosegue, nonostante alcuni, senza essersi realmente informati, continuino a negarne l'evidenza.”

Immagine tratta da Sapere n. 848 del 1982

A integrare le indicazioni fornite da Del Pero, aggiungiamo alcuni dettagli sulle procedure per gli interventi edilizi nella Zona B, riportate nella VAS (Valutazione Ambientale Strategica) del Comune di Seveso.

Dalla VAS emerge una regolamentazione rigorosa per tutti gli interventi edilizi nelle zone colpite dalla contaminazione di diossina TCDD. Le principali fasi previste per chi desidera costruire o modificare edifici in Zona B sono le seguenti:

  • Analisi ambientale preventiva: Prima di qualsiasi intervento edilizio, è obbligatorio svolgere un'analisi approfondita del suolo e del sottosuolo per verificare la presenza di contaminanti. Questa analisi serve a determinare se le concentrazioni di diossina o altri inquinanti sono al di sotto della soglia di sicurezza, nota come Concentrazione Soglia di Contaminazione (CSC), per l'uso previsto dell'area.
  • Presentazione del progetto alle autorità: Il progetto deve essere sottoposto al Comune e all'ARPA per l'approvazione. Gli enti preposti valutano il piano di indagine e garantiscono che le operazioni si svolgano in conformità con le normative ambientali.
  • Verifica e certificazione finale: A lavori conclusi, il direttore dei lavori deve redigere una relazione finale, da approvare da parte del Comune e dell'ARPA, che certifichi la compatibilità dell'area con l'uso previsto. Se le concentrazioni di contaminanti risultano superiori alla CSC, è necessario avviare un processo di bonifica specifico secondo la normativa regionale e nazionale.
  • Gestione terre e rocce da scavo: Ogni intervento in Zona B che prevede movimentazione di terre deve includere un piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo, soggetto a valutazione e approvazione da parte dell'ARPA. Questo passaggio è essenziale per evitare una nuova diffusione di contaminanti.
  • Norme estese per le ex Zone A e B: Le normative specifiche per diossine e furani (secondo il DM 27/10/2010) si applicano a tutte le aree ricadenti nelle ex Zone A e B, rendendo obbligatorio il rispetto delle soglie di contaminazione per questi composti e, ove necessario, l'attivazione delle procedure di bonifica.

Queste procedure sono essenziali non solo per proteggere la salute pubblica, ma anche per salvaguardare l'ambiente. L'intervento tempestivo e la collaborazione tra associazioni di Insieme in Rete, le autorità locali e ARPA hanno permesso di stabilire regolamentazioni che fungono da barriera contro ulteriori rischi, garantendo un monitoraggio continuo e prevenendo la dispersione di contaminanti.

martedì 12 novembre 2024

Pedemontana, bonifiche e tutela ambientale: Gianni Del Pero chiarisce la posizione del WWF


Dopo la pubblicazione di un articolo su "Il Post" riguardante le bonifiche per la Pedemontana (leggi qui) e del successivo commento critico di Domenico Corrusco (leggi qui), Gianni Del Pero, Presidente del WWF Lombardia, ci ha scritto per precisare la posizione dell'associazione. Del Pero evidenzia alcune contraddizioni nelle osservazioni di Corrusco: in particolare, respinge l’interpretazione secondo cui il WWF avrebbe un atteggiamento di collaborazione nei confronti del progetto Pedemontana e chiarisce che la richiesta di bonifica del WWF è stata una costante sin dal 2009, senza alcun sostegno implicito all’autostrada. Inoltre, Del Pero smentisce l’affermazione secondo cui le bonifiche sarebbero limitate esclusivamente alle aree attraversate dal tracciato autostradale, ribadendo invece che si stanno effettuando interventi anche al di fuori del sedime dell'autostrada Pedemontana. Nella nota riportata qui sotto Gianni Del Pero risponde puntualmente ai punti di critica.

 

Pedemontana e bonifiche:
il WWF risponde alle critiche

di Gianni Del Pero, Presidente del WWF Lombardia


I tentativi di trovare presunti conflitti di interesse o incoerenze nell’attività del presidente della prima associazione ambientalista della Lombardia stanno perdendo vigore. Insistere nel confondere la costante richiesta ambientalista (avanzata fin dal 2009 da tutte le associazioni ambientaliste allora attive) di una bonifica dei terreni con un presunto sostegno al progetto Pedemontana è una vera e propria “panzana” o “fake”, come ormai riconosciuto da quasi tutti. Si tratta infatti di un’affermazione infondata, poiché la richiesta di bonifica è sempre stata nettamente separata dal giudizio, negativo, sull’infrastruttura autostradale.

Inoltre, l’affermazione secondo cui la bonifica riguarderebbe esclusivamente le aree attraversate dal tracciato autostradale, lasciando altre zone storicamente inquinate senza prospettive di risanamento, è altrettanto errata. Infatti, bonifiche e analisi di rischio sono in corso nei diversi comuni coinvolti e stanno procedendo anche al di fuori del sedime della Pedemontana. In tal senso, è importante essere informati correttamente.

Negli ultimi giorni, due procedimenti di bonifica sono stati completati. Anche la frase “una ferita riaperta [...] riportare alla superficie quella che era sepolta aggrava il rischio” per sottintendere incoerenza sembra ignorare (forse volutamente) i risultati ottenuti da associazioni ambientaliste che collaborano da anni su questi temi. Già nel 2016, su diverse reti televisive italiane e svizzere, il geologo aveva commentato i progetti di bonifica che prevedevano una movimentazione di circa 1 milione di metri cubi di “terreni contaminati da diossina,” presentando queste argomentazioni poi discusse in conferenza dei servizi per modificare il progetto autostradale e quello di bonifica.

Attualmente si prevede la bonifica fisica di circa 44.000 metri cubi di terreno, da trattare secondo norme di massima sicurezza, come stabilito dalle prescrizioni della conferenza dei servizi. Su Radio Popolare è ancora disponibile un’intervista del 2016 che riprende questi argomenti (cliccare qui).

“L’allarme era stato lanciato da tempo, poi è arrivata la certificazione dell’ARPA, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente. Ora i dati sono stati consegnati da Pedemontana ai sindaci dei comuni interessati, e confermano l’inquinamento da diossina. Il 40% dei prelievi effettuati nel tratto tra Lentate e Cesano Maderno ha registrato valori oltre i limiti di legge, una percentuale che sale al 56% per i terreni superficiali, quelli più esposti al rischio di contaminazione in caso di movimentazione. ARPA ha effettuato oltre 600 prelievi.
Il dato è preoccupante, e la bonifica risulta costosa. Gli ambientalisti chiedono nuovamente che il tracciato si fermi a Lentate, limitando l’intervento alla sistemazione della viabilità sulla Milano-Meda. La Pedemontana è progettata per collegare la provincia di Varese con quella di Bergamo, passando dal Comasco e dalla Brianza, per un totale di 157 km e un costo stimato di 4,1 miliardi di euro, di cui 1,2 miliardi pubblici e oltre 400 milioni in sgravi fiscali.

L’area inquinata è quella limitrofa a Seveso, colpita dal disastro dell’Icmesa nel luglio 1976. Si tratta del tratto classificato come B2, ma tracce di diossina sono state riscontrate anche a Cesano, nel tratto C in direzione Vimercate.

La società Pedemontana ha ora trenta giorni per presentare un piano di bonifica preliminare e sei mesi per completare quello definitivo.

'Le analisi confermano la contaminazione diffusa che temevamo,' dice Gianni Del Pero, geologo incaricato dai comuni di Barlassina, Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio e Seveso di monitorare i campionamenti.

Il destino dell’opera è incerto, e la bonifica molto onerosa. La diossina è uno degli inquinanti più pericolosi, per cui serve la massima cautela. Riguardo ai costi, avevo stimato, in base ai progetti preliminari, una spesa minima di 40 milioni di euro.” Pedemontana aveva invece previsto 4 milioni di euro per la bonifica. Chi coprirà la differenza? I precedenti proprietari dei terreni? I responsabili dell’inquinamento? La società Pedemontana? La Regione Lombardia? Nei prossimi trenta giorni si attendono risposte anche su queste questioni.”


Per ascoltare l’intervista rilasciata a Radio Popolare da Gianni Del Pero cliccare qui.

domenica 3 novembre 2024

Pedemontana: bonifiche in corso e dubbi "pragmatici"

Le dichiarazioni di Del Pero a "il Post", 3 novembre 2024


di Domenico Corrusco

Il Post di domenica 3 novembre 2024 riporta che le bonifiche dei terreni per il progetto Pedemontana - la nuova autostrada che attraverserà la Brianza - procedono con il benestare pragmatico del WWF. Un’associazione ambientalista che collabora con chi sta realizzando una controversa infrastruttura? Un ossimoro che merita qualche approfondimento.

Del Pero, presidente delegato del WWF Lombardia, sottolinea che la posizione dell'associazione è “pragmatica.” In qualità di supervisore dei cantieri di bonifica, spiega che senza l’intervento del WWF l’autostrada sarebbe già stata completata, ma senza le bonifiche: “Senza il nostro intervento l’autostrada sarebbe già stata fatta senza bonifiche.” È dunque grazie alla presenza dell’associazione che l’infrastruttura è stata fermata e “corretta” per consentire un intervento di messa in sicurezza.

Tuttavia, questa posizione attuale sembra contrastare con le dichiarazioni passate dello stesso Del Pero. Nel 2016, infatti, il geologo aveva dichiarato alla televisione svizzera RSI che la costruzione della Pedemontana avrebbe rischiato di “riaprire una ferita dolorosa” per il territorio di Seveso, sottolineando che riportare alla superficie il suolo contaminato avrebbe aggravato i rischi di esposizione alla diossina: “Una ferita riaperta [...] riportare alla superficie quella che era sepolta aggrava il rischio.” Parole nette, che oggi sembrano lasciare spazio a nuove priorità.

A conferma di questo cambiamento di approccio, Del Pero ha commentato l’articolo del Post affermando: “Nella Terra della #Diossina detta di Seveso si discute ancora della #Bonifica ma dopo 48 anni, finalmente, si interviene nelle aree non bonificate negli anni settanta e ottanta.”

Viene però da chiedersi se questo “intervento” sia davvero così ampio come Del Pero lascia intendere. La bonifica, infatti, riguarda esclusivamente le aree attraversate dal tracciato dell’autostrada, mentre altre zone storicamente inquinate restano intatte e senza prospettive di risanamento. Risulta quindi curioso come il progetto di bonifica, invece di risolvere il problema su vasta scala, si concentri soltanto dove passa la Pedemontana, ignorando altre aree che da quasi cinquant’anni convivono con i residui di diossina.

 

Scheda / Trascrizione dell'intervista alla RSI, 10 luglio 2016
Link al video: cliccare qui

Intervistatore: "Quarant’anni fa la nube tossica, quarant’anni dopo una sorta di ferita che viene magari riaperta grazie all’autostrada?"
Gianni Del Pero: "Assolutamente una ferita riaperta. Per chi era già residente, due volte aperta: già abbiamo subito le conseguenze dell’esposizione alla diossina nel 1976, riportare alla superficie quella che era sepolta aggrava il rischio e richiama a quello che abbiamo subito tanti anni fa."



sabato 2 novembre 2024

Un dialogo sulla bonifica di Pedemontana. Il silenzio della conoscenza si dissipa?

 

Riportiamo di seguito uno scambio di battute - apparse sulla pagina Facebook di Insieme in Rete - tra Gianni Del Pero, Presidente del WWF Lombardia, e un cittadino interessato, in quanto riteniamo possano essere utili ai lettori di questo blog per chiarire alcuni aspetti relativi alla bonifica dei terreni contaminati dall’incidente Icmesa di Seveso.

Gianni Del Pero, Presidente del WWF Lombardia e referente per il monitoraggio delle bonifiche del progetto Pedemontana, ha recentemente condiviso un articolo riguardante la bonifica dei terreni contaminati dall'incidente Icmesa di Seveso, accompagnandolo con il commento: “Tutti hanno il diritto di dire la propria sulla #Diossina detta di Seveso ma non tutti sanno bene cosa dire…”.

Un lettore ha commentato chiedendo maggiore chiarezza sulla posizione di Del Pero in merito alla bonifica, scrivendo: “Lei è più titolato. Ci dica cosa ne pensa della bonifica. Grazie.”.

Del Pero ha risposto ricordando l’impegno del WWF negli anni: “Oltre 30 anni fa abbiamo iniziato a fare analisi sui terreni interessati dall'accidente dell'Icmesa, e da 15 anni chiediamo che, se si doveva fare un'autostrada in queste aree, si procedesse prima con la bonifica. Dal 2015 al 2019, abbiamo partecipato alle conferenze dei servizi per valutare il piano operativo di bonifica e abbiamo chiesto e ottenuto modifiche e integrazioni. E controlleremo che le operazioni siano condotte con il massimo rigore per ridurre al minimo il rischio di aerodispersione della diossina residua.”

Sempre lo stesso lettore ha poi espresso dubbi sulla trasparenza dei controlli, chiedendo: “Relativamente alle bonifiche, cosa ne pensa del fatto che i controlli delle diossine nel terreno non siano fatti da un ente terzo (ARPA) ma da realtà scelte da APL (Autostrada Pedemontana Lombarda)? Non insinua che non verranno fatte a dovere, ma per trasparenza sarebbe stato meglio un ente terzo e indipendente.”

Del Pero ha precisato che “le analisi per certificare l’esito della bonifica saranno effettuate, secondo quanto stabilito nella conferenza dei servizi del 2018, ‘in contraddittorio’ con ARPA. Anche la metodica di campionamento sarà quella definita da ARPA, in accordo con il supporto tecnico dei Comuni. Verranno prelevati campioni in tre aliquote del fondo scavo e delle pareti, e tutti saranno analizzati da un laboratorio privato incaricato da Pedemontana, con validazione di ARPA.”