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martedì 29 settembre 2026

Pedemontana e il senso dei luoghi: quando una strada cancella il paesaggio

Foto: La Rondine di Concorezzo

Vent’anni fa arrivava al cinema Cars, una storia apparentemente semplice ambientata lungo una vecchia strada americana. La Route 66, con le sue stazioni di servizio, i piccoli centri, le insegne, le attività e i paesaggi, diventava molto più di una strada: era il filo che teneva insieme una comunità e il territorio nel quale viveva. Nel film, l’arrivo della grande autostrada cambia tutto. Le automobili smettono di attraversare quei luoghi, i viaggiatori non si fermano più, le attività chiudono e quello che prima era un paesaggio vissuto diventa, lentamente, un paesaggio dimenticato. È una storia per bambini. Ma forse proprio per questo riesce a raccontare con una semplicità che noi adulti abbiamo perduto qualcosa di molto serio: una strada non attraversa semplicemente un territorio. Lo trasforma. È questa la riflessione che propone in questi giorni la pagina Facebook di Ferma Ecomostro D Breve, richiamando Cars e mettendo in relazione quella vecchia strada americana con la Pedemontana e, in particolare, con la controversa tratta D Breve.

Il paragone non è soltanto cinematografico. Quando si parla di una nuova infrastruttura siamo abituati a contare chilometri, veicoli, minuti risparmiati, svincoli e costi. Tutto viene tradotto in numeri. Molto più raramente ci chiediamo che cosa quei numeri significhino quando vengono calati dentro un paesaggio.

  • Quanti alberi?
  • Quanti campi?
  • Quanti percorsi rurali interrotti?
  • Quanti margini di bosco cancellati?
  • Quante visuali che non esisteranno più?

E soprattutto: quanto territorio siamo disposti a perdere per rendere più veloce il nostro attraversamento del territorio stesso? Forse il problema è proprio qui. Abbiamo progressivamente smesso di considerare il paesaggio come qualcosa che ci appartiene e di cui siamo responsabili. Lo abbiamo ridotto a uno spazio disponibile, a una superficie sulla quale tracciare infrastrutture, costruire, collegare, compensare. Un campo non è più necessariamente un campo: può diventare un'area da trasformare. Un bosco non è più necessariamente un bosco: può diventare una porzione di territorio da attraversare. Una strada rurale non è più una parte della storia di un luogo: può diventare semplicemente un ostacolo da superare. E così, pezzo dopo pezzo, perdiamo qualcosa che non compare nei computi metrici e non entra facilmente nelle tabelle dei costi-benefici: il senso dei luoghi.

Il paesaggio non è soltanto ciò che vediamo. È ciò che riconosciamo. È memoria, relazione, esperienza. È il percorso che abbiamo fatto mille volte in bicicletta, il filare di alberi che conosciamo da sempre, il campo che cambia colore con le stagioni, il campanile che compare oltre le cascine, il bosco nel quale abbiamo imparato a orientarci. È anche il modo nel quale una comunità abita il proprio territorio. Per questo una grande infrastruttura non è mai soltanto una questione di traffico. Pedemontana, come ricordano i promotori della mobilitazione contro la tratta D Breve, pone anche una domanda molto più radicale: che cosa siamo disposti a sacrificare in nome della strada?

La risposta non può essere affidata soltanto alla velocità con cui potremo percorrerla. Perché una volta costruita, una strada resta. Il cemento resta. Gli svincoli restano. Le recinzioni restano. Le aree trasformate restano. E ciò che viene cancellato dal paesaggio non sempre torna indietro. La vecchia Route 66 di Cars raccontava proprio questo: la perdita di una strada significava la perdita di un mondo. Noi rischiamo di fare il contrario. Costruire nuove strade per perdere il mondo che attraversano. Ed è forse questo il paradosso più amaro.

Abbiamo imparato a progettare strade sempre più efficienti, ma abbiamo dimenticato che anche il paesaggio ha bisogno di essere attraversato senza essere distrutto.

La pagina Ferma Ecomostro D Breve invita a fare comunità, coinvolgendo cittadini, associazioni, comitati e amministratori locali. Al di là delle diverse posizioni sulla singola opera, è una sollecitazione che merita attenzione: tornare a discutere delle infrastrutture non soltanto come opere da realizzare, ma come trasformazioni profonde del territorio.

lunedì 27 luglio 2026

PTCP della Brianza: gli ambientalisti chiedono più tutele per il suolo libero e la Rete Verde


La variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e della Brianza entra nella fase conclusiva delle osservazioni e il mondo ambientalista torna a richiamare l’attenzione su una questione fondamentale: il futuro di un territorio tra i più urbanizzati d’Italia. 

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, realtà che da anni segue con attenzione l’evoluzione della pianificazione provinciale, ha presentato nei termini previsti dalla legge un articolato documento con 11 osservazioni alla variante adottata dal Consiglio Provinciale con deliberazione n. 13 del 28 aprile 2026. Un lavoro approfondito che conferma il ruolo svolto negli anni dal Coordinamento e dal suo referente Giorgio Majoli, la cui competenza e continuità nell’analisi degli strumenti urbanistici provinciali hanno rappresentato un punto di riferimento per molte associazioni ambientaliste brianzole. Il blog Brianza Centrale ha sempre seguito e sostenuto questa attività, ritenendo fondamentale che anche nella nostra provincia, dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli critici, vi sia una presenza attenta e competente capace di analizzare gli strumenti urbanistici e proporre alternative concrete.

Il primo tema posto dal Coordinamento riguarda gli Ambiti Agricoli Strategici (AAS) e la Rete Verde di ricomposizione paesaggistica. La richiesta è chiara: la variante del PTCP deve recepire integralmente gli ampliamenti delle aree agricole e della rete ecologica già approvati dai Comuni nei rispettivi PGT dal 2013 ad oggi. In un territorio dove gli spazi liberi sono sempre più frammentati, non è sufficiente fotografare la situazione esistente: occorre riconoscere e rafforzare le tutele già deliberate dagli enti locali. Da qui anche la richiesta di escludere nuove previsioni edificatorie su suolo libero, evitando ulteriori incrementi dei carichi urbanistici, del traffico e dell’impermeabilizzazione del territorio.

Particolare attenzione viene dedicata agli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP), introdotti proprio per tutelare alcune aree strategiche rimaste libere. Secondo il Coordinamento, la quota minima di territorio libero da mantenere all’interno degli AIP dovrebbe essere portata almeno all’80%, superando l’attuale criterio del 51%, ritenuto insufficiente per garantire una reale prevalenza della tutela ambientale. Un tema particolarmente importante perché molti AIP rappresentano oggi alcune delle ultime connessioni verdi tra centri abitati, aree agricole e sistemi naturalistici.

Un altro capitolo riguarda la crescita degli insediamenti produttivi e logistici. Gli ambientalisti chiedono che il PTCP censisca e rappresenti in modo completo i poli esistenti e quelli previsti, valutando nella VAS (Valutazione Ambientale Strategica) gli effetti complessivi su traffico, qualità dell’aria e rumore. La Brianza conosce già gli effetti della progressiva trasformazione del territorio in una piattaforma infrastrutturale e logistica: nuove strutture non possono essere valutate singolarmente senza considerare l’impatto cumulativo.

Una delle osservazioni più rilevanti riguarda i procedimenti SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), spesso utilizzati per introdurre varianti urbanistiche finalizzate alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi. Il Coordinamento evidenzia una possibile contraddizione: da un lato la variante al PTCP dichiara di voler rafforzare la tutela del sistema rurale e ridurre il consumo di suolo; dall’altro alcune procedure semplificate potrebbero consentire trasformazioni proprio nelle aree agricole strategiche o nelle aree libere. La proposta è quindi quella di introdurre criteri più restrittivi, privilegiando il recupero delle aree dismesse e impedendo nuovo consumo di suolo negli ambiti maggiormente tutelati.

Le osservazioni affrontano anche il tema della tutela dei boschi, dei corridoi vallivi e degli elementi geomorfologici. Il Coordinamento chiede che il PTCP riconosca il valore strategico delle aree forestali individuate dal futuro Piano di Indirizzo Forestale dell’Alta Pianura e sostenga il percorso di riconoscimento del Parco Regionale PANE. La richiesta è di considerare boschi e aree verdi non come spazi residuali, ma come vere infrastrutture ecologiche fondamentali per la qualità ambientale della Brianza.

Due osservazioni riguardano infine le modifiche introdotte dalla variante sugli impianti da fonti energetiche rinnovabili e sui nuovi Servizi di Interesse Provinciale (SIP). Il Coordinamento non mette in discussione la necessità della transizione energetica, ma evidenzia il rischio che formule generiche possano permettere la collocazione di impianti a terra o nuove funzioni anche all’interno di aree agricole strategiche e della Rete Verde. Per questo viene chiesto che siano definiti criteri chiari di compatibilità ambientale e che venga sempre garantita la continuità ecologica dei corridoi verdi.

Le osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP rappresentano quindi un contributo articolato al dibattito sul futuro territoriale della provincia. Non si tratta soltanto di difendere ciò che resta del territorio libero, ma di proporre un diverso modello di sviluppo: meno consumo di suolo, più rigenerazione urbana, tutela delle aree agricole, valorizzazione del paesaggio e maggiore attenzione agli effetti cumulativi delle trasformazioni. La Brianza è ormai un territorio densamente urbanizzato e infrastrutturato. Proprio per questo il nuovo PTCP dovrebbe avere il coraggio di assumere fino in fondo una priorità: non consumare altro suolo libero e proteggere le ultime connessioni ecologiche rimaste.

mercoledì 13 maggio 2026

Parco P.A.N.E., un museo a cielo aperto che la Pedemontana rischia di distruggere


Una giornata per riscoprire il territorio, la sua storia e il suo valore ambientale, ma anche per riflettere su ciò che rischia di andare perduto. È questo lo spirito dell’iniziativa promossa dal Comitato Ferma Ecomostro D Breve insieme al Parco Agricolo Nord Est.

Sabato 23 maggio, dalle ore 9.00 alle 17.00, il Parco P.A.N.E. si trasformerà in un vero e proprio percorso esperienziale dal titolo “In viaggio nel tempo – il Parco attraverso la storia”, con visite guidate e attività tematiche aperte a tutti (accesso libero senza iscrizione).

Attraverso cinque percorsi tematici, i partecipanti potranno attraversare diverse epoche storiche, immergendosi in un paesaggio che racconta la relazione tra uomo e ambiente:

  • Epoca glaciale – La geologia, con ritrovo a Vimercate
  • Epoca romana – L’antica via di Trezzo, con partenza da San Rocco
  • Dal 1600 al 1800 – Paesaggi manzoniani, con ritrovo a Ornago
  • Dal 1800 al 1900 – La bachicoltura, con attività informative a Ornago
  • Oggi – L’agricoltura nel Parco, con visite ad aziende locali e percorsi educativi

Il programma si articola nell’arco dell’intera giornata, con attività distribuite tra mattina e pomeriggio e possibilità di partecipare a più momenti, esplorando così le trasformazioni del territorio nel tempo.

L’iniziativa rappresenta non solo un’occasione di conoscenza e partecipazione, ma anche un momento di consapevolezza: il Parco Agricolo Nord Est è infatti un patrimonio ambientale e culturale diffuso, un vero museo a cielo aperto che il progetto della Pedemontana tratta D breve rischia di compromettere in modo irreversibile.

Il progetto nasce grazie alla collaborazione con il Parco, che ha sostenuto e creduto nell’iniziativa, pensata come un dono alle comunità locali e come possibile appuntamento ricorrente negli anni futuri.

Un ringraziamento va a tutte le realtà coinvolte: Associazione Artù, l’architetto Francesco Stucchi, Azienda Agricola Frigerio, Fattoria didattica La Chiave di Sol, il Gruppo di Cammino Bellusco e le Guardie Ecologiche Volontarie del Parco.

martedì 21 aprile 2026

La fame di asfalto: Pedemontana pronta a divorare il P.A.N.E.

La tratta D breve di Pedemontana e i confini del P.A.N.E.

Il recente comunicato di Regione Lombardia sulla Pedemontana, che annuncia l’esclusione di ventuno Comuni dalla cosiddetta “tratta D lunga”, merita di essere letto con attenzione non solo per ciò che afferma esplicitamente, ma soprattutto per ciò che lascia intendere tra le righe.

A prima vista, la decisione viene presentata come una scelta di “buonsenso”, capace di liberare i territori da vincoli urbanistici ormai superati e di restituire margini di pianificazione agli enti locali. Un linguaggio rassicurante, che richiama ascolto e condivisione. Tuttavia, proprio questa narrazione solleva interrogativi importanti, perché il superamento della tratta D lunga non equivale affatto a un ridimensionamento dell’infrastruttura, bensì al contrario consolida implicitamente il percorso della cosiddetta “tratta D breve”.

Ed è qui che il comunicato si fa significativo per ciò che non dice.

In un momento in cui sono in corso ricorsi e contestazioni contro la tratta D breve – un progetto che, se realizzato, comporterebbe la devastazione del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.) – la Regione sceglie di non affrontare apertamente il nodo centrale della questione: l’impatto ambientale e territoriale dell’opera. Si preferisce invece parlare di semplificazione amministrativa, di allineamento degli strumenti urbanistici, di aggiornamenti tecnici. Tutti elementi reali, certo, ma che rischiano di funzionare come una cortina fumogena rispetto al tema più rilevante.

Perché liberare i Comuni dal tracciato “storico” significa, di fatto, sgomberare il campo da alternative e rafforzare un’unica direzione progettuale. Una direzione che insiste su un’area agricola e naturale di grande valore, senza che vi sia stato un vero confronto pubblico all’altezza delle conseguenze.

Ma c’è un ulteriore elemento che merita attenzione, e che nel comunicato resta completamente implicito. La rimozione dei vincoli legati alla Pedemontana non rappresenta automaticamente una tutela per quei territori. Al contrario, apre uno scenario tutto da scrivere.

Senza il corridoio di salvaguardia, quelle aree tornano nella piena disponibilità pianificatoria dei Comuni, attraverso i rispettivi PGT. E qui si apre una domanda cruciale: quale sarà la loro destinazione futura? Se da un lato si può auspicare una valorizzazione ambientale o agricola, dall’altro non si può ignorare che la richiesta di svincolo nasce spesso dalla volontà di rendere nuovamente utilizzabili quelle aree per nuovi progetti. E questi progetti potrebbero tradursi non in parchi o tutele, ma in nuove edificazioni, infrastrutture locali, espansioni residenziali o produttive.

In altre parole, il rischio è che si passi da un vincolo infrastrutturale a una possibile pressione urbanistica diffusa. Un cambiamento meno visibile, forse, ma non necessariamente meno impattante nel medio-lungo periodo.

Il comunicato parla di “ascolto dei territori”, ma molti territori coinvolti raccontano una realtà diversa: osservazioni ignorate, preoccupazioni liquidate, richieste di approfondimento rimaste senza risposta. Il risultato è una percezione crescente di opacità decisionale, in cui le scelte strategiche sembrano già definite mentre il dialogo resta formale, se non assente.

Anche il tempismo della decisione non è neutro. Intervenire sul Piano Territoriale Regionale mentre sono ancora aperti contenziosi sulla tratta D breve significa incidere indirettamente sul contesto in cui quei ricorsi si collocano. È una mossa che, pur tecnicamente legittima, appare politicamente orientata a consolidare uno scenario prima che il dibattito si sia realmente concluso.

In questo quadro, il “detto non detto” diventa il vero contenuto del comunicato: la conferma implicita che la tratta D breve è considerata l’opzione da portare avanti, anche a costo di sacrificare un patrimonio ambientale come il P.A.N.E. E che questo percorso prosegue senza un reale processo partecipativo, senza una trasparenza adeguata e senza una valutazione pubblica comparativa delle alternative.

Per chi ha a cuore il territorio della Brianza e la sua residua rete di spazi agricoli e naturali, questo passaggio non può essere archiviato come un semplice aggiornamento tecnico. È un segnale politico chiaro, che impone di alzare il livello di attenzione e di pretendere finalmente quel confronto aperto e sostanziale che finora è mancato.

martedì 31 marzo 2026

Pedemontana “D breve”: la risposta di Regione Lombardia conferma tutti i dubbi


Nei giorni scorsi è arrivata la risposta dell’assessora alle Infrastrutture Claudia Terzi all’interrogazione presentata dalla consigliera regionale Michela Palestra sulla cosiddetta “D breve” della Pedemontana.

Una risposta attesa, soprattutto dopo le forti prese di posizione dei sindaci del Vimercatese e della Brianza e i ricorsi al TAR contro l’approvazione del progetto.

Ma leggendo il documento emerge con chiarezza un elemento di fondo: la Regione non entra nel merito delle criticità sollevate, limitandosi a difendere la correttezza formale della procedura seguita.

Ed è proprio qui che sta il problema.

Il punto centrale della vicenda resta uno: la “D breve” è davvero una semplice variante del progetto approvato nel 2009? La risposta regionale afferma che: il progetto “è stato inquadrato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (‘MIT’) e da CAL quale variante […] al progetto definitivo […] approvato dal CIPE con delibera n. 97/2009”. Ma non spiega perché. Non entra nel merito delle contestazioni dei Comuni, che sostengono invece che si tratti, di fatto, di una nuova opera:

  • con un tracciato diverso
  • con impatti ambientali aggiornati
  • in un contesto territoriale profondamente cambiato

Questa non è una questione tecnica secondaria: è il nodo che consente di applicare una procedura semplificata. Eppure, nella risposta, viene semplicemente data per acquisita.

La Regione rivendica la correttezza dell’iter seguito, richiamando la normativa che consente al soggetto aggiudicatore di approvare varianti senza passaggio dal CIPESS: “le varianti […] sono approvate esclusivamente dal soggetto aggiudicatore […] qualora non superino del 50 per cento il valore del progetto approvato”. E aggiunge che il MIT ha dato indicazione a CAL di procedere in questo modo.
Tutto formalmente corretto, dunque.
Ma qui emerge il classico schema delle grandi opere: “possiamo farlo” → diventa automaticamente → “è giusto farlo”. È proprio questo salto che manca nella risposta.

Non viene mai spiegato:

  • se questa procedura fosse adeguata per un’opera così impattante
  • se fosse opportuno evitare un passaggio più ampio e trasparente
  • se fosse corretto ridurre il coinvolgimento degli enti locali

La legittimità giuridica viene fatta coincidere con la legittimità politica. E non sono la stessa cosa.

La Regione sottolinea che:

  • nel 2022 ci sono stati incontri con il territorio
  • nel 2023 ulteriori confronti nell’ambito della Conferenza dei Servizi

Ma si tratta di momenti:

  • precedenti alla versione definitiva del progetto
  • orientati a “ottimizzazioni” e mitigazioni
  • non a una discussione sulle scelte di fondo

In altre parole, i territori sono stati coinvolti a valle, non a monte.

Non risulta un reale spazio per discutere:

  • se l’opera fosse necessaria
  • se esistessero alternative meno impattanti
  • quale modello di mobilità si volesse per l’area

Uno dei passaggi più deboli riguarda la comunicazione dell’approvazione. La Regione afferma: “la pubblicità dell’atto approvativo sia stata assicurata” e che la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale “non può intendersi come ‘condotta lesiva’”.

Formalmente, è vero. Ma sostanzialmente?

La pubblicazione è avvenuta:

  • nel Foglio delle Inserzioni
  • senza una reale comunicazione pubblica
  • senza un momento di confronto istituzionale

Questo significa che un atto che:

  • ha effetti urbanistici
  • impone vincoli espropriativi
  • incide pesantemente sul territorio

è stato reso noto in modo tecnicamente corretto ma politicamente minimale. Legalità non è sinonimo di trasparenza.

C’è un elemento che colpisce più di tutti. Nella risposta:

  • non si parla praticamente mai di ambiente
  • nessun riferimento al P.A.N.E.
  • nessuna valutazione sugli impatti
  • nessun cenno alle alternative

Eppure è proprio su questo che si concentrano le preoccupazioni dei territori. La questione viene trattata come un problema amministrativo, non come una scelta che:

  • consuma suolo
  • frammenta ecosistemi
  • compromette aree agricole
  • contraddice gli obiettivi climatici

Nel complesso, la risposta dell’assessora Terzi:

  • chiarisce il quadro normativo, ma evita il confronto politico
  • difende la procedura, ma non giustifica la scelta

Resta quindi intatto il cuore delle criticità sollevate da amministrazioni locali e cittadini. E resta soprattutto quella sensazione già vista in molte altre grandi opere: quando esiste una scorciatoia procedurale, la si utilizza e il fatto che sia possibile diventa automaticamente una giustificazione

La vicenda della “D breve” non riguarda solo un’infrastruttura. Riguarda il modo in cui si prendono decisioni che cambiano il territorio.

  1. Qual è il ruolo dei Comuni?
  2. Quanto pesa la tutela ambientale?
  3. Che spazio ha il confronto pubblico?

Finché a queste domande si risponderà solo con articoli di legge e riferimenti procedurali, il rischio è sempre lo stesso: decisioni già prese, territori chiamati solo a prenderne atto. E la Brianza, ancora una volta, paga il prezzo più alto.

sabato 7 marzo 2026

Pedemontana, la D breve imposta ai territori: interrogazione in Regione


Nei giorni scorsi la consigliera regionale Michela Palestra (Patto Civico) ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale della Lombardia per chiedere chiarimenti sulle modalità con cui è stato approvato il progetto definitivo della variante della tratta D della Autostrada Pedemontana Lombarda, la cosiddetta “D breve”.

L’interrogazione prende le mosse dal decreto pubblicato l’11 dicembre 2025 sulla Gazzetta Ufficiale con cui Concessioni Autostradali Lombarde (CAL), soggetto aggiudicatore dell’opera, ha approvato il progetto definitivo della variante della tratta D del collegamento autostradale Dalmine–Como–Varese–Valico del Gaggiolo.

L’atto approva il progetto non solo sotto il profilo tecnico, ma anche ai fini della compatibilità ambientale, della localizzazione urbanistica, dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e della dichiarazione di pubblica utilità, determinando di fatto l’intesa tra Stato e Regione sulla localizzazione delle opere. In questo modo l’approvazione sostituisce ogni altra autorizzazione o parere necessario alla realizzazione dell’intervento.


La cosiddetta “D breve” interessa numerosi comuni del Vimercatese e della Brianza: Vimercate, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Carnate, Ornago, Sulbiate, Caponago, Agrate Brianza e Cavenago di Brianza, oltre a Cambiago.

Secondo quanto evidenziato da diversi sindaci del territorio, il progetto rischia di stringere i comuni dell’area tra l’attuale Tangenziale Est e la Pedemontana, destinata a confluire nella Tangenziale Est Esterna dopo l’interconnessione con l’autostrada A4.

Particolarmente rilevante è l’impatto previsto sul Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.), area agricola e naturale nata da una scelta politica condivisa negli anni da diverse amministrazioni locali. Una parte significativa del tracciato attraverserebbe infatti il territorio del parco, con conseguenze che, secondo i critici del progetto, rischiano di comprometterne la funzione e il valore ambientale.


L’interrogazione punta soprattutto a chiarire la procedura seguita per l’approvazione del progetto.

CAL ha infatti adottato l’atto applicando una norma speciale che consente al soggetto aggiudicatore di approvare varianti al progetto definitivo senza il passaggio al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, purché le modifiche non superino una determinata soglia di valore.

Secondo le amministrazioni locali e i ricorrenti, tuttavia, la “D breve” non rappresenterebbe una semplice variante ma di fatto una nuova opera, che avrebbe quindi richiesto procedure diverse e un maggiore coinvolgimento degli enti territoriali.

Proprio per contestare l’iter seguito, diversi sindaci dei comuni interessati hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, chiedendo anche la sospensione dell’atto.

Nel ricorso vengono sollevate numerose questioni: dalla natura del progetto alla competenza del soggetto che lo ha approvato, dalla valutazione ambientale riferita a un tracciato precedente alla mancata valutazione di alternative meno impattanti, fino alle possibili violazioni delle direttive europee.

Attraverso l’interrogazione, la consigliera Palestra chiede al presidente della Regione e all’assessore competente di chiarire diversi aspetti della vicenda.

In particolare, viene chiesto di spiegare:

  • perché si sia fatto ricorso alla procedura speciale che ha consentito al soggetto aggiudicatore di approvare direttamente il progetto;
  • quali siano le motivazioni di una condotta che, secondo gli enti locali, avrebbe generato una percezione non corretta dello stato del procedimento;
  • perché dell’approvazione non sia stata data adeguata informazione pubblica, essendo stata pubblicata solo nel foglio delle inserzioni della Gazzetta Ufficiale e non nella Serie Generale;
  • se la Regione ritenga che il metodo seguito abbia rispettato il ruolo istituzionale dei sindaci e il diritto dei territori a un confronto trasparente.

L’interrogazione riporta così al centro del dibattito regionale la questione della tratta “D breve” della Pedemontana e, più in generale, il rapporto tra grandi opere infrastrutturali, tutela del territorio e partecipazione delle comunità locali alle decisioni che le riguardano.

martedì 10 febbraio 2026

Pedemontana contro la Brianza: la D-Breve approvata senza ascoltare il territorio


Negli ultimi giorni si è aperta una nuova pagina di conflitto tra le comunità della Brianza orientale e i promotori della variante di Pedemontana Lombarda denominata “Tratta D-Breve”. Dieci Sindaci dei Comuni interessati – Agrate Brianza, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Caponago, Carnate, Cavenago di Brianza, Ornago, Sulbiate e Vimercate – hanno reso pubblico un comunicato congiunto annunciando la notifica formale di un ricorso al TAR contro l’atto di approvazione della variante, pubblicato il 11 dicembre 2025 sulla Gazzetta Ufficiale.


Secondo il comunicato, i Comuni ritengono che:

  • l’approvazione sia avvenuta in “gran segreto” e senza alcuna comunicazione alle amministrazioni locali;
  • la delibera di CAL sia stata adottata facendo leva su una interpretazione “distorta” del cosiddetto Decreto Infrastrutture e senza il previsto passaggio della Conferenza dei Servizi e del CIPESS;
  • non sia stata data evidenza pubblica della delibera sui siti istituzionali di CAL, dell’Autostrada Pedemontana Lombarda, del Ministero dell’Ambiente o del Ministero delle Infrastrutture.

I Sindaci denunciano dunque una forzatura procedurale e un tentativo di escludere gli enti locali dal processo decisionale, limitando così la partecipazione e la trasparenza. Per questo motivo – nonostante i tempi stretti per impugnare l’atto – hanno ufficialmente notificato il ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR).


Abbiamo esaminato il testo pubblicato sulla GU n. 146 del 11-12-2025 (atto TX25ADA11993), che non è altro che la delibera di approvazione del progetto definitivo della variante alla Tratta D da parte di Concessioni Autostradali Lombarde S.p.A., soggetto concedente dell’opera autostradale.

Dal documento ufficiale si osserva che:

  • La delibera richiama una lunga serie di atti normativi e di programmazione infrastrutturale preesistenti che inquadrano la Pedemontana come “infrastruttura strategica” e legittimano procedure speciali per l’approvazione delle varianti utilizzando strumenti normativi del passato.
  • In particolare, si fa riferimento al D.Lgs. 36/2023 (“codice dei contratti pubblici”), ma con richiamo al fatto che, per interventi già avviati, continui a valere la disciplina del vecchio Codice dei Contratti (D.Lgs. 163/2006).
  • La delibera non contiene dettagli tecnici o ambientali della Tratta D-Breve nel testo pubblicato; piuttosto, rassicura la “ammissibilità” procedurale del progetto sulla base di queste norme.

Questa impostazione burocratica potrebbe essere uno degli elementi che i Sindaci contestano: l’atto giuridico-procedurale non sembra sostituirsi alla necessaria partecipazione dell’ente locale e alla trasparenza dell’iter decisionale.


Le perplessità espresse dalle amministrazioni e dalle associazioni ambientaliste non sono nuove. Negli anni scorsi, infatti, i Comuni avevano già inviato diffide legali contro la variante per le gravi criticità procedurali, e per l’assenza di un confronto chiaro su impatti e alternative.

Gli oppositori temono in particolare:

  • la scomposizione del progetto originale di Pedemontana, trasformandolo in opere che non raggiungono più i terminali previsti dalla concessione e che quindi modificano la struttura infrastrutturale iniziale;
  • impatti sulla viabilità locale, con traffico che potrebbe riversarsi su strade non adeguate e peggiorare la qualità dell’aria;
  • conseguenze per aree naturali come il Parco P.A.N.E., considerate a rischio di “sventramento” se la nuova arteria venisse realizzata;
  • un modello decisionale che ignora gli enti locali e la comunità nella gestione di scelte che incidono fortemente sul territorio.

Il contenzioso sulla Tratta D-Breve si intreccia con questioni più ampie di politica infrastrutturale lombarda. Per esempio, nel Piano Economico Finanziario (PEF) recentemente approvato, è prevista la Tratta D-Breve come parte del futuro assetto autostradale di Pedemontana.

Tuttavia, questa stessa variante è stata oggetto di forti critiche anche da altri soggetti, che sostengono che una modifica così sostanziale al progetto originario potrebbe essere incompatibile con la concessione e quindi potenzialmente contestabile legalmente.


I Sindaci hanno indetto una conferenza stampa pubblica per sabato 14 febbraio 2026 alle ore 11 presso Palazzo Trotti, Comune di Vimercate, per spiegare le motivazioni del ricorso e illustrare i passi successivi.

Il blog Brianza Centrale invita le cittadine e i cittadini a partecipare, informarsi e contribuire a un dibattito pubblico che metta al centro trasparenza, tutela ambientale e rispetto delle comunità locali.

sabato 10 gennaio 2026

Vimercate e i data center: il Comitato Ferma Ecomostro mette al centro la difesa del suolo

Data Center area ex IBM. Render complessivo del progetto

Negli ultimi mesi Vimercate si è progressivamente trasformata in uno dei territori più appetibili della Brianza per l’insediamento di grandi infrastrutture digitali. Nel giro di poco tempo sono emersi più progetti distinti, collocati in aree diverse della città, ma uniti da un filo conduttore comune: un’elevata intensità energetica, nuove infrastrutture strategiche e varianti urbanistiche che stanno ridisegnando il territorio.

Sul territorio comunale si stanno infatti concentrando più interventi legati al mondo dei data center, strettamente collegati tra loro dalla necessità di una nuova e imponente infrastruttura elettrica:

  • il Campus Santa Maria Molgora, nell’Ambito di Trasformazione AT.6
  • la riqualificazione dell’area ex IBM a Velasca, in via Kennedy
  • la nuova centrale elettrica Terna all’interno del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.)

Progetti diversi, con iter autorizzativi differenti, ma i cui impatti ambientali e territoriali si sommano nel tempo e nello spazio.

Il Campus Santa Maria Molgora: un intervento di scala urbana

Planivolumetrico dell'intervento AT.6

L’intervento più esteso riguarda l’Ambito di Trasformazione AT.6, in via Santa Maria Molgora, al margine meridionale di Vimercate. Si tratta di un’area oggi in gran parte libera, che rappresenta uno degli ultimi grandi spazi aperti di questa parte della città.

Come chiarisce il Comitato Ferma Ecomostro D Breve, tuttavia, non si tratta di un’area “intoccabile” dal punto di vista urbanistico: “Le aree della zona Santa Maria Molgora sono proprietà privata e già incluse nel PGT come aree commerciali ovvero aree soggette ad edificazione.”

La superficie complessiva dell’ambito è di circa 260.000 metri quadrati. Il Programma Integrato di Intervento (PII) prevede la realizzazione di due grandi edifici produttivi destinati a data center, alti circa 22 metri, affiancati da un complesso terziario direzionale con uffici e funzioni complementari. Il progetto comprende inoltre una profonda riorganizzazione della viabilità, con nuove strade e la realizzazione di rotatorie considerate strategiche, oltre a fasce verdi e a una macchia boschiva con funzione di mitigazione paesaggistica.

Il PII è stato adottato dal Consiglio comunale ed è in variante al Piano di Governo del Territorio ai sensi della L.R. 12/2005, anche se una riperimetrazione ha escluso circa 29.900 metri quadrati, che resteranno agricoli.

Dal punto di vista economico, l’operazione porta con sé un pacchetto consistente di opere e risorse: oneri di urbanizzazione per circa 4,5 milioni di euro, la realizzazione di nuovi edifici comunali – tra cui un magazzino e la sede della Polizia locale – e fondi utilizzabili anche per la futura piscina comunale. Un valore complessivo stimato intorno ai 10 milioni di euro, che l’Amministrazione ha ritenuto sufficiente a giustificare la trasformazione di questa ampia porzione di territorio.

L’area ex IBM: rigenerazione urbana, ma non senza criticità

Area ex IBM. Inquadramento dell'area rispetto al contesto locale

Un secondo intervento riguarda l’area ex IBM di Velasca, lungo via Kennedy. Qui il contesto è diverso: non si parla di consumo di nuovo suolo agricolo, ma di rigenerazione urbana di un comparto produttivo esistente, da tempo in declino.

Il progetto prevede la demolizione dei vecchi capannoni e la realizzazione di nuove strutture digitali e uffici tecnologici, sfruttando le infrastrutture di rete ed energia già presenti. Proprio per questo motivo, l’intervento viene spesso percepito come meno impattante rispetto ad altri.

Il Comitato Ferma Ecomostro invita però a guardare oltre questa lettura semplificata: “Sull’area ex IBM verranno stoccati quasi 6 milioni di litri di carburante per alimentare 133 generatori. Questi dati emergono chiaramente dalla VIA.”

Un elemento che apre interrogativi importanti, soprattutto considerando il contesto idrogeologico dell’area: “In un’area classificata ad alto grado di pericolosità rispetto al fenomeno degli occhi pollini, e senza un’adeguata documentazione sulle ricadute sui piani di gestione alluvionali, stoccare 6.000 metri cubi di carburante potrebbe rappresentare un rischio concreto. Il caso del Lambro dovrebbe farci riflettere.”

Non a caso, su questi aspetti sono arrivate richieste di maggiori garanzie sia da Regione Lombardia sia dal Ministero della Sanità.

A questo scenario si aggiunge un’ulteriore ipotesi, ancora incerta ma significativa: “È stata chiesta autorizzazione anche per un terzo data center nel Quartiere Torri, nell’area ex Telettra. La sua realizzazione, però, non è ancora definita.”

La centrale Terna nel Parco P.A.N.E.: il vero punto di frattura

Area ex IBM e Centrale. Inquadramento dell'area attraversata dall'elettrodotto

Il nodo più critico dell’intera vicenda resta però la nuova centrale elettrica Terna, necessaria ad alimentare contemporaneamente i data center previsti sul territorio comunale.

La centrale dovrebbe sorgere in un’area agricola compresa tra Cascina Gargantini e la località Rossino, all’interno del Parco Agricolo Nord Est. L’impianto occuperebbe una superficie di circa 19.355 metri quadrati e sarebbe collegato a nuove linee elettriche aeree e interrate a 220 kV.

Comune di Vimercate e Parco P.A.N.E. hanno espresso parere negativo al progetto. Nonostante ciò, Terna ha attivato una Conferenza dei servizi decisoria presso il Ministero dell’Ambiente, che porterà a una variante al PGT d’ufficio, superando la contrarietà dell’ente locale. Regione Lombardia e Soprintendenza hanno già espresso pareri favorevoli, e le aree agricole interessate saranno espropriate.

Il Comitato chiarisce che la dimensione e la collocazione della centrale non sono casuali: “Il fatto di dover alimentare tre data center comporta necessariamente una sottostazione di servizi di queste dimensioni, collocata proprio in quel punto del Parco P.A.N.E. per garantire i tre collegamenti contemporaneamente.”

È stata inoltre respinta la proposta alternativa avanzata dal Comune, che prevedeva tre centrali più piccole, ciascuna all’interno delle aree dei singoli data center e al di fuori del Parco.

Impatti cumulativi e assenza di una visione complessiva

Collocazione di AT.6 (in basso) rispetto all'area di progetto ex IBM (in alto)

Ogni intervento viene oggi valutato singolarmente, come se fosse un episodio isolato, ma ciò che continua a mancare è una valutazione complessiva degli effetti che questi progetti producono nel loro insieme. Il consumo di suolo diretto e indiretto, il fabbisogno energetico complessivo, i rischi ambientali e idrogeologici, la pressione sulle risorse idriche e le infrastrutture necessarie a sostenere un polo energetico-digitale di queste dimensioni non vengono affrontati in modo unitario.

Il Comitato Ferma Ecomostro sottolinea che la propria preoccupazione principale non riguarda tanto l’intensità energetica del territorio, quanto la perdita irreversibile di suolo agricolo, in particolare quando questa avviene all’interno di un parco: “Siamo più amareggiati dal nuovo consumo di suolo che comporterà la sottostazione di servizi, collocata in un’area oggi libera e agricola all’interno del Parco, rispetto alla cosiddetta intensità energetica del territorio.”

Il Comitato introduce inoltre una distinzione importante tra interventi di riqualificazione e nuovo consumo di suolo: “Riqualificare un’area produttiva trascurata come l’ex IBM, di proprietà privata, può essere accettabile rispetto a realizzare nuove opere che devastano un Parco, come potrebbe avvenire con Pedemontana.”

A rendere ancora più complesso il quadro è la frammentazione degli iter autorizzativi e decisionali. La mancanza di una strategia nazionale chiara e trasparente per lo sviluppo dei data center – capace di tenere insieme sicurezza informatica, politica industriale, ambiente ed energia – genera incertezza e lascia irrisolti interrogativi fondamentali sul senso complessivo di queste operazioni.

Come osserva il Comitato: “Opere di questo tipo dovrebbero rientrare in una strategia nazionale per la sicurezza informatica, lo sviluppo industriale, l’ambiente e l’energia, che tenga conto di tutti i fattori in gioco, incluso il suolo.”

L’assenza di una visione unitaria solleva dubbi anche sul reale ritorno per i territori che ospitano queste infrastrutture: “Questa mancanza di visione mette dubbi anche sugli investitori: i benefici maggiori andranno a Big Tech straniere o contribuiranno davvero allo sviluppo della nostra economia?”

Secondo il Comitato, questa impostazione rischia inoltre di svuotare di significato gli strumenti di pianificazione locale: “Si rischia di rendere vani i piani territoriali comunali, causando frustrazione negli amministratori e sfiducia nei cittadini, che si sentono ancora una volta non adeguatamente tutelati.”

A questa carenza di indirizzo strategico si affianca un quadro normativo giudicato insufficiente: “La normativa sui data center è insufficiente e lacunosa e rischia di lasciare i Comuni soli di fronte a nuove forme di consumo di suolo.”

Una situazione che contribuisce ad alimentare un diffuso senso di impotenza nelle comunità coinvolte: “Ancora una volta i territori e i cittadini si sentono oppressi e costretti ad accettare opere imposte, che sottraggono aree verdi e minano la qualità della vita e il benessere psico-fisico delle comunità.”

Da qui nasce una riflessione che va oltre i singoli progetti e chiama in causa anche gli stili di vita contemporanei e le scelte quotidiane che alimentano una domanda crescente di infrastrutture digitali sempre più energivore: “Continuare ad acquistare case nuove, fare acquisti online, conservare milioni di dati, alimentare sistemi sempre più energivori ha conseguenze dirette sul consumo di suolo, il quale difficilmente si arresterà.”

Per questo, conclude il Comitato Ferma Ecomostro, diventa centrale il ruolo dell’informazione e della consapevolezza collettiva: “Insistiamo sull’informazione e sulla cultura per diffondere senso critico su temi che ricadono sull’intera collettività e sulla tutela dei beni comuni.”

Fonte immagini: "Studio di Impatto Ambientale" area ex IBM

lunedì 21 luglio 2025

Passeggiata nel Parco P.A.N.E. contro l’Ecomostro D-Breve: cittadini e istituzioni insieme per difendere il territorio


Sabato scorso si è tenuto un nuovo evento promosso dal Comitato “Ferma Ecomostro D Breve”, che ha visto una partecipata passeggiata nel parco P.A.N.E. – acronimo di Parco Agricolo Nord Est, simbolo di natura, vita e senso di comunità.

La giornata si è conclusa con un aperitivo rigenerante tra i prati, ma è lungo il sentiero che si è consumato uno dei momenti più significativi: l’incontro con un agricoltore locale accompagnato dal figlio, impegnato a controllare il raccolto. Le sue parole hanno lasciato un segno profondo nei partecipanti: “Cosa lascerò a mio figlio?”. Una riflessione amara che racconta la preoccupazione concreta per il futuro, in un territorio già duramente colpito dall’urbanizzazione forzata.

L’agricoltore, infatti, è stato privato di una parte consistente del suo terreno agricolo a causa della futura realizzazione della sottostazione Terna nel cuore del parco. Come se non bastasse, la sua attività rischia di essere ulteriormente compromessa dalla tratta D-Breve della Pedemontana, infrastruttura viabilistica da tempo contestata da comitati, associazioni e parte della cittadinanza.

Il Comitato sottolinea con forza la necessità di ascoltare le istanze delle comunità locali, troppo spesso ignorate da scelte calate dall’alto che finiscono per mortificare l’identità dei luoghi e il tessuto sociale ed economico del territorio.


Durante l’evento sono stati ringraziati La Chiave di Sol per l’accompagnamento musicale, i numerosi partecipanti, la consigliera del Partito Democratico di Monza Sarah Brizzolara, l’assessore all’Ambiente del Comune di Ornago Stefano Galbusera, e tutti gli amministratori che – pur non presenti fisicamente – hanno fatto arrivare messaggi di apprezzamento e sostegno.

Il Comitato guarda ora al prossimo appuntamento pubblico, previsto per il 4 ottobre a Monza, che si preannuncia come un momento importante per dare nuova forza alla mobilitazione. Le adesioni continuano a crescere e l’obiettivo è coinvolgere il maggior numero di cittadini possibile per chiedere un cambio di rotta nelle politiche territoriali.


Per restare aggiornati e aderire alle iniziative del comitato è possibile visitare la pagina Facebook:
👉 https://www.facebook.com/FermaEcomostro/

giovedì 27 marzo 2025

La battaglia de "La Rondine" per la tutela del paesaggio minacciato da Pedemontana

Foto: La Rondine di Concorezzo

Il gruppo civico "La Rondine" di Concorezzo ha lanciato un nuovo appello per la salvaguardia del paesaggio del Parco Agricolo Nord Est, minacciato dall’avanzata del progetto autostradale Pedemontana. L’iniziativa mira a sensibilizzare i cittadini sull'importanza della bellezza del territorio e a raccogliere adesioni per fermare un’opera che, secondo gli attivisti, avrebbe un impatto negativo sotto molteplici aspetti.

Con l'arrivo della primavera, il Parco Agricolo Nord Est si prepara a tingersi di giallo grazie alla fioritura della colza (Brassica napus), una delle tante espressioni di un paesaggio rurale che rischia di scomparire. "La Rondine" sottolinea come la bellezza del territorio non sia solo una questione estetica, ma un elemento fondamentale per il benessere della comunità e per la qualità della vita.

Gli attivisti hanno spesso posto l’accento sugli aspetti critici del progetto Pedemontana: l’inutilità dal punto di vista trasportistico, le perdite economiche già accertate e quelle future previste, nonché il forte impatto ambientale. Tuttavia, l’associazione invita a riflettere anche sul valore paesaggistico, troppo spesso trascurato nelle discussioni sulle grandi opere infrastrutturali.

Attraverso un link diretto (https://bit.ly/Rondine_StopPedemontana), "La Rondine" invita i cittadini a esprimere la propria adesione alla campagna di sensibilizzazione e a prendere parte attiva alla tutela del territorio. L'obiettivo è quello di difendere non solo l’ambiente e la biodiversità, ma anche il senso di appartenenza e identità che il paesaggio trasmette alle comunità locali.

L’iniziativa rappresenta un ulteriore passo nella lotta per un modello di sviluppo sostenibile, in cui le necessità infrastrutturali siano bilanciate con la tutela del patrimonio naturale e paesaggistico. "La Rondine" ribadisce che il futuro del territorio dipende dalle scelte di oggi e invita tutti a unirsi in questa battaglia per preservare la bellezza e l’integrità del Parco Agricolo Nord Est.

domenica 2 febbraio 2025

La battaglia del Vimercatese: “No all’ecomostro della Pedemontana"


Nella mattina del 1° febbraio 2025, nella sala consiliare del Comune di Burago Molgora, si è svolta la conferenza stampa organizzata dalle dieci amministrazioni comunali del Vimercatese per presentare ufficialmente la diffida inviata al CIPESS, al Ministero delle Infrastrutture, al Ministero dell’Ambiente, alla società Pedemontana Lombarda e alla Regione Lombardia. L’azione legale, trasmessa tramite un avvocato, rappresenta un ulteriore passo nella ferma opposizione al progetto della Pedemontana da parte dei territori interessati.

Il comitato "Ferma Ecomostro D Breve" ha diffuso un comunicato nel quale sottolinea con forza la necessità di una "fermezza e seria politica" nella gestione della mobilità locale. "L'importanza di questa azione si riassume in pochi punti – si legge nella nota – la determinazione delle amministrazioni del Vimercatese che, dopo due anni e cambi nelle giunte, sono ancora unite. A dimostrazione di come l'interesse da difendere è alto e senza appartenenza politica".

Durante l’incontro, sono stati affrontati anche temi centrali legati alla mobilità, come il finanziamento BEI per le tratte B2 e C, e la visione limitata della Regione Lombardia, che continua a privilegiare esclusivamente lo sviluppo stradale, senza un piano integrato per il trasporto pubblico e i collegamenti interprovinciali. Secondo il comitato, la "mancanza, da parte degli Enti sovracomunali preposti, di un piano della mobilità che prenda in esame i collegamenti dei territori tra più province" lascia i singoli comuni a gestire "pezzi di opere a sé stanti".

Il comunicato evidenzia inoltre come la partecipazione attiva della cittadinanza sia fondamentale per contrastare il progetto Pedemontana: "La partecipazione di centinaia di cittadini è l'esempio di come un territorio unito fa la differenza. I cittadini contano e possono ribaltare le sorti nella realizzazione di Pedemontana".

Infine, il comitato ribadisce il proprio sostegno alle amministrazioni locali impegnate nella battaglia: "Le informazioni apprese e la conoscenza ci rendono forti nella nostra convinzione di opposizione. Riportare ad altri ciò che sta accadendo farà aumentare la consapevolezza. Il nostro Comitato è a fianco delle amministrazioni, con un impegno di azioni concrete. Ai Sindaci la nostra stima e riconoscenza per ciò che stanno facendo".

L’iniziativa rappresenta un chiaro segnale della volontà del territorio di opporsi a un progetto considerato impattante e privo di una visione strategica per la mobilità sostenibile. La lotta contro la realizzazione della Pedemontana continua, con cittadini e amministratori locali fianco a fianco nella difesa del loro territorio.

domenica 26 gennaio 2025

Dieci sindaci contro Pedemontana: una battaglia comune per il futuro del territorio


La recente decisione di dieci sindaci del Vimercatese di inviare una diffida legale al CIPESS (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo Sostenibile) e agli enti competenti ha visto il sostegno dei comitati locali, riuniti da anni nella battaglia contro l'espansione della Pedemontana. La diffida, che chiede di non procedere con l’approvazione della tratta D breve, rappresenta un passo significativo nella resistenza all’opera, sollevando questioni centrali sul ruolo delle amministrazioni locali e sul rapporto tra politica e cittadinanza.

La tratta D breve, attualmente ferma al Ministero a seguito di approfondimenti richiesti a Concessioni Autostradali Lombarde (CAL), resta al centro di un ampio fronte di opposizione. Manuela Meloni, membro attivo del Comitato Ferma Ecomostro Tratta D-Breve, sottolinea come l’azione dei dieci sindaci si collochi in un quadro più ampio di resistenza all’intero progetto Pedemontana.

"Questa diffida è un passo importantissimo per fermare la tratta D breve," osserva Giacomo Mosca, del Comitato per la Difesa del territorio NO Pedemontana, "e dimostra che i sindaci non sono meri amministratori di condominio, ma possono e devono opporsi a opere che compromettono il futuro delle comunità." Il riferimento, diretto e critico, è rivolto a quei sindaci che in passato hanno evitato di prendere posizioni nette, limitandosi a "gestire" le decisioni calate dall’alto.

La diffida al CIPESS non è solo un gesto tecnico, ma un atto politico che ridefinisce il ruolo degli amministratori locali, dimostrando che il conflitto, quando necessario, può essere uno strumento di progresso. "Nel nostro territorio convivono due modelli di amministrazione," spiega Mosca: "da un lato, quelli che vedono il loro ruolo in chiave puramente tecnocratica; dall’altro, chi crede che fare politica significhi progettare collettivamente il futuro, anche attraverso il confronto e il conflitto istituzionale."

Meloni, da parte sua, mette in luce l’importanza del legame tra comitati e istituzioni: "I sindaci rispondono alle comunità, e il nostro compito come cittadini è sostenere e stimolare le amministrazioni. Questo modello di partecipazione dovrebbe servire da esempio, dimostrando che la politica può ancora rispondere ai bisogni dei territori."

Il movimento contro Pedemontana è emblematico di una politica dal basso che cerca di coniugare tutela ambientale e partecipazione democratica. Meloni, attivista dal 2022, racconta come la difesa del parco P.A.N.E. sia stata il punto di partenza del suo impegno. "Ma il nostro obiettivo va oltre la sola tratta D breve. Questa è una battaglia per il territorio nel suo complesso."

Il dibattito evidenzia anche il valore della partecipazione collettiva: "Se i cittadini si muovono, la politica si muove," ribadisce Meloni, invitando tutti a non arrendersi e a sostenere le iniziative locali.

Il gesto dei dieci sindaci del Vimercatese non è solo una presa di posizione contro Pedemontana, ma una lezione di politica attiva e responsabile, che dimostra come le istituzioni locali possano ancora essere il baluardo dei diritti delle comunità. Come conclude Mosca: "La logica tecnocratica è triste e rinunciataria, e non ci appartiene. Preferiamo una politica che guarda al futuro e non ha paura del conflitto, se necessario per difendere ciò che conta davvero."

La sfida ora passa al CIPESS e al governo, chiamati a rispondere a una mobilitazione che continua a crescere, unendo cittadini e amministratori in una battaglia comune per il futuro del territorio.

martedì 3 dicembre 2024

Uniti contro l’Ecomostro: sindaci e cittadini insieme per fermare la "tratta D Breve" della Pedemontana

Bosco della Bruciata. Foto di Manuela Meloni

La questione della "tratta D Breve" della Pedemontana continua a suscitare un’intensa mobilitazione in Brianza, coinvolgendo amministrazioni locali, associazioni e cittadini. In prima linea, i sindaci di 11 comuni brianzoli (Agrate Brianza, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Cavenago di Brianza, Cambiago, Caponago, Carnate, Ornago, Sulbiate e Vimercate), che hanno inviato al Ministero dell'Ambiente osservazioni dettagliate sull’ultima integrazione presentata da APL (Autostrada Pedemontana Lombarda) nell’ambito della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).

Foto aerea. Nel cerchio rosso il Bosco della Bruciata

Manuela, del "Comitato di cittadini Ferma Ecomostro dbreve", in un post su Facebook sottolinea l'importanza della collaborazione tra amministrazioni comunali e popolazione, definendola un evento straordinario per il territorio. L’incontro fissato lo scorso 30 novembre presso il parco P.A.N.E. ha rappresentato un momento cruciale per fare il punto sulle azioni future e consolidare l’opposizione a un’opera considerata da molti dannosa e priva di utilità pubblica.


Questa sinergia tra istituzioni e cittadini appare particolarmente significativa, in quanto mai si era vista una tale unione su un tema così controverso nella storia recente della Brianza.

Anemone nemorosa

Il dibattito va oltre le questioni politiche ed economiche: al centro della discussione c’è la tutela del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.). Manuela ricorda che questo parco è un “museo a cielo aperto”, con una rilevanza geologica ed ambientale naturale.
Tra le sue peculiarità, il Bosco della Bruciata, un raro esempio di Querco-Ulmeto che rappresenta un unicum vegetazionale a livello nazionale e testimonianza di un passato millenario. Inoltre, il parco conserva tracce delle ultime tre fasi glaciali, rendendolo un patrimonio inestimabile da salvaguardare.

Corydalis cava

Tuttavia, non mancano le preoccupazioni. La realizzazione di tratti in galleria artificiale – spesso indicata come una soluzione di compromesso – viene criticata perché comprometterebbe comunque il parco, minandone l’integrità e l’equilibrio ecologico.

Scilla bifolia

Oltre agli aspetti ambientali, la Pedemontana pone interrogativi culturali e sociali. "Non si tratta solo di una questione ambientale o politica," scrive Manuela, "ma di un tema che riguarda l’intera collettività." La Corte dei Conti ha già segnalato l’insostenibilità finanziaria dell’opera, che graverà sulle risorse pubbliche con un debito da ripagare a partire dal 2045. Inoltre, l’autostrada non ridurrà il traffico locale, ma aumenterà quello di attraversamento, nonostante i volumi di traffico siano stati sovrastimati, impattando notevolmente sulle comunità coinvolte.

Elleboro verde

Il confronto è tutt’altro che concluso. Cittadini e amministrazioni attendono con impazienza i prossimi sviluppi sulla procedura di VIA, ma l’opposizione alla "tratta D Breve" rimane ferma. La vera sfida sarà mantenere viva questa coesione e diffondere una maggiore consapevolezza sull’importanza di preservare il territorio, non solo per il presente, ma anche per le future generazioni.

giovedì 11 aprile 2024

Una camminata per scoprire la bellezza del Parco P.A.N.E. dove passerà Pedemontana


Domenica 21 aprile 2024, alle 9, a Vimercate, ci si ritrova al parcheggio di via Mameli. Il Comitato Ferma Ecomostro D-Breve aspetta tutti per esplorare insieme una nuova parte del Parco PANE, con un percorso di circa 10km! Sarà possibile anche dare un'occhiata e votare la foto preferita della maratona fotografica "teniamoci la bellezza che c'è". Per informazioni e iscrizioni, è possibile contattare il comitato via email: fermaecomostrod@gmail.com.

 


 


venerdì 8 marzo 2024

Parco Agricolo Nord Est. Sogno di una fioritura di fine inverno


Un viaggio nell'incantevole bosco del Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.), ricco di biodiversità vegetale rara e protetta: un autentico tesoro naturale. Un sogno di colori e forme che si risvegliano mentre tutto è ancora in letargo.

Durante l'escursione, verranno svelati i segreti di queste piante particolari e dell'ecologia del bosco in quel delicato passaggio tra inverno e primavera. A condurci saranno le Guardie Ecologiche Volontarie del Parco, esperte già nel censimento delle specie floristiche di pregio.

L'appuntamento è fissato per domenica 10 marzo al Bosco della Bruciata, con accesso dal fondo di via Gargantini, Carnate (MB).

Le visite partiranno alle ore 10:30, 11:00 e 11:30, con una durata prevista di 1 ora.

In caso di pioggia, l'escursione sarà rimandata a domenica 17 marzo.

La partecipazione è gratuita, ma l'iscrizione è obbligatoria inviando un'email a iniziative@parcoagricolonordest.it. Si consiglia di indossare scarpe e abbigliamento adatti al percorso escursionistico.

Per scaricare la locandina in formato pdf cliccare qui.