Nei giorni scorsi la consigliera regionale Michela Palestra (Patto Civico) ha presentato un’interrogazione in Consiglio regionale della Lombardia per chiedere chiarimenti sulle modalità con cui è stato approvato il progetto definitivo della variante della tratta D della Autostrada Pedemontana Lombarda, la cosiddetta “D breve”.
L’interrogazione prende le mosse dal decreto pubblicato l’11 dicembre 2025 sulla Gazzetta Ufficiale con cui Concessioni Autostradali Lombarde (CAL), soggetto aggiudicatore dell’opera, ha approvato il progetto definitivo della variante della tratta D del collegamento autostradale Dalmine–Como–Varese–Valico del Gaggiolo.
L’atto approva il progetto non solo sotto il profilo tecnico, ma anche ai fini della compatibilità ambientale, della localizzazione urbanistica, dell’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio e della dichiarazione di pubblica utilità, determinando di fatto l’intesa tra Stato e Regione sulla localizzazione delle opere. In questo modo l’approvazione sostituisce ogni altra autorizzazione o parere necessario alla realizzazione dell’intervento.
La cosiddetta “D breve” interessa numerosi comuni del Vimercatese e della Brianza: Vimercate, Bellusco, Bernareggio, Burago di Molgora, Carnate, Ornago, Sulbiate, Caponago, Agrate Brianza e Cavenago di Brianza, oltre a Cambiago.
Secondo quanto evidenziato da diversi sindaci del territorio, il progetto rischia di stringere i comuni dell’area tra l’attuale Tangenziale Est e la Pedemontana, destinata a confluire nella Tangenziale Est Esterna dopo l’interconnessione con l’autostrada A4.
Particolarmente rilevante è l’impatto previsto sul Parco Agricolo Nord Est (P.A.N.E.), area agricola e naturale nata da una scelta politica condivisa negli anni da diverse amministrazioni locali. Una parte significativa del tracciato attraverserebbe infatti il territorio del parco, con conseguenze che, secondo i critici del progetto, rischiano di comprometterne la funzione e il valore ambientale.
L’interrogazione punta soprattutto a chiarire la procedura seguita per l’approvazione del progetto.
CAL ha infatti adottato l’atto applicando una norma speciale che consente al soggetto aggiudicatore di approvare varianti al progetto definitivo senza il passaggio al Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile, purché le modifiche non superino una determinata soglia di valore.
Secondo le amministrazioni locali e i ricorrenti, tuttavia, la “D breve” non rappresenterebbe una semplice variante ma di fatto una nuova opera, che avrebbe quindi richiesto procedure diverse e un maggiore coinvolgimento degli enti territoriali.
Proprio per contestare l’iter seguito, diversi sindaci dei comuni interessati hanno presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, chiedendo anche la sospensione dell’atto.
Nel ricorso vengono sollevate numerose questioni: dalla natura del progetto alla competenza del soggetto che lo ha approvato, dalla valutazione ambientale riferita a un tracciato precedente alla mancata valutazione di alternative meno impattanti, fino alle possibili violazioni delle direttive europee.
Attraverso l’interrogazione, la consigliera Palestra chiede al presidente della Regione e all’assessore competente di chiarire diversi aspetti della vicenda.
In particolare, viene chiesto di spiegare:
- perché si sia fatto ricorso alla procedura speciale che ha consentito al soggetto aggiudicatore di approvare direttamente il progetto;
- quali siano le motivazioni di una condotta che, secondo gli enti locali, avrebbe generato una percezione non corretta dello stato del procedimento;
- perché dell’approvazione non sia stata data adeguata informazione pubblica, essendo stata pubblicata solo nel foglio delle inserzioni della Gazzetta Ufficiale e non nella Serie Generale;
- se la Regione ritenga che il metodo seguito abbia rispettato il ruolo istituzionale dei sindaci e il diritto dei territori a un confronto trasparente.
L’interrogazione riporta così al centro del dibattito regionale la questione della tratta “D breve” della Pedemontana e, più in generale, il rapporto tra grandi opere infrastrutturali, tutela del territorio e partecipazione delle comunità locali alle decisioni che le riguardano.



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