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martedì 28 aprile 2026

Parco GruBrìa: anche Giussano entra nel percorso verso il Parco Regionale del Seveso

In alto, in verde scuro, le aree giussanesi che entreranno nel nuovo Parco

Dopo aver raccontato dell’adesione del Comune di Meda al futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, un nuovo tassello si aggiunge a questo percorso: anche Giussano ha formalmente deciso di entrare in questa progettualità.

La scelta è arrivata in una data simbolica, quella del 22 aprile, Giornata della Terra, quando il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità la richiesta di istituzione e adesione al nuovo Parco Regionale.

Un passaggio che il Comune definisce chiaramente come strategico: “Si tratta di un passaggio strategico nell’ottica della pianificazione territoriale che inserisce anche Giussano all’interno di una progettualità finalizzata a rafforzare la tutela del verde, salvaguardare le aree ancora libere e costruire una rete ecologica sovracomunale.” Un elemento importante, soprattutto se letto alla luce del contesto brianzolo, dove la pressione urbanistica e infrastrutturale continua a ridurre e frammentare gli spazi aperti. Il progetto del nuovo Parco Regionale nasce infatti dall’evoluzione del PLIS GruBrìa, un sistema che già oggi supera i 2.000 ettari e che interessa numerosi comuni tra la provincia di Monza e Brianza e la Città Metropolitana di Milano. “Proprio per rispondere a queste criticità, i Comuni già aderenti hanno promosso la trasformazione in parco regionale, con l’obiettivo di incrementare il livello di tutela ambientale e accedere a maggiori risorse per interventi di riqualificazione e sviluppo sostenibile.” È in questo quadro che si inserisce la decisione di Giussano, che pur non facendo parte finora del PLIS GruBrìa ha scelto di aderire, riconoscendo il valore più ampio dell’iniziativa.

Dettaglio delle nuove aree di Giussano che entreranno nel nuovo parco

Le parole del sindaco Marco Citterio chiariscono bene il senso politico e amministrativo della scelta: “Con questa scelta Giussano compie un passo importante nella direzione della tutela del proprio territorio e della qualità della vita dei cittadini. In un contesto come il nostro fortemente urbanizzato, rafforzare la presenza di verde e mettere in sicurezza le aree ancora libere significa investire concretamente sul futuro della nostra comunità e delle nuove generazioni.”

Non solo tutela, ma anche opportunità: “Questa decisione rappresenta anche un’opportunità strategica per sviluppare una progettualità di medio e lungo periodo, permettendo al Comune di partecipare a bandi pubblici e accedere a risorse dedicate alla riqualificazione ambientale, alla mobilità sostenibile e alla valorizzazione del territorio.” Un passaggio particolarmente rilevante riguarda il tema – sempre più attuale – della gestione del suolo e dei rischi ambientali: “Preservare terreni permeabili e non edificati significa garantire la presenza di suoli in grado di assorbire l’acqua, contribuendo a ridurre il rischio idrogeologico e a mitigare gli effetti degli eventi meteorologici sempre più intensi.”

Accanto alle valutazioni positive, non sono mancate anche letture critiche. Sui social è intervenuto Gianni Del Pero, già presidente di WWF Lombardia e attuale vicepresidente di WWF Insubria, che ha evidenziato le contraddizioni del Comune di Giussano, ricordando come in passato siano state assunte scelte urbanistiche fortemente impattanti, tra cui la realizzazione del centro commerciale Iperal. Una critica che, sul piano sostanziale, richiama un tema reale: la difficoltà di conciliare nuove politiche di tutela con un passato segnato da significativo consumo di suolo. Meno convincente appare invece il tono ironico utilizzato nel definire il progetto del Parco del Seveso, che rischia di spostare il confronto dal merito delle scelte a una contrapposizione poco utile. Resta infatti un dato: l’adesione al futuro Parco Regionale rappresenta comunque un passo nella direzione della tutela delle aree verdi residue. Un passo che non cancella le scelte del passato, ma che può contribuire – se accompagnato da coerenza nelle decisioni future – a costruire una visione diversa per il territorio.

Il percorso, naturalmente, è ancora lungo: “Nei prossimi mesi Regione Lombardia procederà con la convocazione della conferenza programmatica che definirà il perimetro definitivo del Parco e ne avvierà formalmente l’istituzione.” Nel frattempo, il quadro che emerge è sempre più chiaro: accanto a scelte che continuano a consumare e frammentare il territorio, si stanno muovendo anche processi che puntano – almeno nelle intenzioni – a ricostruire una rete ecologica e a rafforzare gli strumenti di tutela. Una contraddizione che attraversa tutta la Brianza e che rende ancora più decisivo ciò che accadrà nei prossimi mesi.

lunedì 2 febbraio 2026

L’Oasi WWF del Bassone compie 50 anni: un patrimonio naturale ai margini di Como


Cinquant’anni di tutela, biodiversità e volontariato. L’Oasi WWF del Bassone – Torbiere di Albate festeggia un traguardo importante e lo fa nel giorno simbolo delle zone umide: il 2 febbraio, anniversario della Convenzione internazionale di Ramsar. A raccontare la ricorrenza ai microfoni di Radio Ciao Como è stato Gianni Del Pero, geologo e volontario WWF, collegato direttamente dall’osservatorio dell’oasi.

«Mi trovo sulla torre dell’osservatorio, all’interno del lago grande dell’Oasi WWF del Bassone», ha spiegato Del Pero. «Quest’anno l’oasi compie 50 anni e oggi celebriamo anche il cinquantesimo anniversario della Convenzione di Ramsar, con cui si è riconosciuto a livello mondiale il ruolo fondamentale delle zone umide per l’ambiente e la biodiversità».


L’Oasi del Bassone è stata formalmente istituita il 13 aprile 1976 grazie a una convenzione tra Regione Lombardia e WWF Lombardia, diventando una delle prime aree protette di questo tipo sul territorio comasco.

Novanta ettari di ambiente naturale, modellati in 40 mila anni di storia, dove la presenza umana ha lasciato segni minimi. Un patrimonio che oggi ospita una biodiversità straordinaria.

«Al Bassone abbiamo oltre 280 specie animali, prevalentemente uccelli, soprattutto acquatici, ma non solo», ha raccontato Del Pero. «È un luogo che è stato riconosciuto e scelto dalla biodiversità in modo eccezionale: qui gli animali vivono e si riproducono».

Accanto alla fauna, anche la vegetazione è parte integrante dell’equilibrio dell’oasi: boschi e ambienti ripariali, con la presenza caratteristica degli ontani, piante tipiche delle zone umide capaci di crescere a diretto contatto con l’acqua.


Alla domanda sullo stato di salute dell’oasi, la risposta è chiara: «Sta molto bene, a patto che venga conosciuta e rispettata». Da qui l’impegno del WWF, in collaborazione con la Provincia di Como, per realizzare una rete di sentieri che consenta una fruizione responsabile.

«Stiamo creando percorsi che permettano di godere di questo patrimonio senza impattare sull’ambiente e senza disturbare gli animali, perché questa è casa loro», ha sottolineato Del Pero. «È un patrimonio di tutti: di Albate, di Como, della Lombardia e, di fatto, dell’intera collettività».


La giornata di celebrazioni è stata anche un momento di memoria. Durante l’escursione organizzata per l’anniversario, i volontari hanno ricordato Antonio Bossi, storico educatore ambientale del WWF.

«Antonio Bossi ha iniziato qui la sua attività, realizzando i primi pannelli dell’aula natura», ha ricordato Del Pero. «La sua passione e le sue competenze hanno fatto nascere l’amore per il Bassone che ancora oggi ci accompagna».

In suo ricordo sono stati piantati alberi e arbusti all’ingresso dell’oasi, «un segno che resterà per le generazioni future».

Come visitare l’oasi

Il WWF invita a raggiungere l’area preferibilmente a piedi, anche dalle stazioni delle Ferrovie Nord, oppure lasciando l’auto all’esterno dell’oasi, in zona via Al Piano, nei pressi di Cascina Bengasi. La segnaletica turistica provinciale guida i visitatori fino agli ingressi.

I sentieri interni sono accessibili solo in alcuni periodi dell’anno, in base alle esigenze della fauna, mentre il percorso perimetrale è sempre fruibile.


«Venite a visitare l’Oasi del Bassone»
, è l’invito finale di Del Pero, «ma fatelo con rispetto. E seguite il WWF: organizzeremo nuove escursioni e occasioni per conoscere questo luogo straordinario».

Un angolo di natura preziosa, a pochi passi dalla città, che da mezzo secolo racconta quanto sia possibile convivere con l’ambiente, se lo si ascolta e lo si tutela.

venerdì 16 gennaio 2026

Mario Attalla nuovo Delegato WWF in Lombardia: una nomina che riguarda anche la Brianza

Per leggere il comunicato ufficiale del WWF cliccare qui.


Il Consiglio Nazionale del WWF Italia ha ufficialmente nominato Mario Attalla nuovo Delegato regionale del WWF in Lombardia. Attalla ricopriva già da alcuni mesi il ruolo di Coordinatore regionale e la nomina formalizza ora un incarico importante in una regione particolarmente esposta a consumo di suolo, grandi infrastrutture e forti pressioni ambientali.

Mario Attalla è da tre anni componente del Consiglio Nazionale del WWF Italia e del Consiglio di Amministrazione della Fondazione WWF. Professionista con una lunga esperienza nel settore del marketing e della comunicazione, ha collaborato con numerose organizzazioni non governative occupandosi di campagne di sensibilizzazione, raccolta fondi e comunicazione strategica, mettendo le proprie competenze al servizio dei temi ambientali e sociali.

Nel comunicato stampa diffuso dal WWF Italia, Attalla ha dichiarato: “Sono molto felice dell’incarico anche perché nei tre mesi passati come Coordinatore ho avuto modo di approfondire di persona sia la conoscenza di tanti volontari molto attivi che quasi tutte le strutture presenti in Lombardia, in particolare le meravigliose Oasi. Ho avuto modo di confrontarmi sui temi prioritari che derivano dalla mission WWF e abbiamo deciso che nel 2026 concentreremo i nostri sforzi su quelli più urgenti e attuali: il consolidamento delle esperienze, il presidio del territorio per contrastare la cementificazione incontrollata, l’attrazione di nuovi volontari con un occhio particolare al mondo giovanile, lo sviluppo della comunicazione multimediale, l’implementazione dell’educazione ambientale nelle scuole, il contrasto al bracconaggio e ultimo, ma forse più importante, la salvaguardia della salute di tutti che dipende dall’ambiente in cui viviamo tutti i giorni”.

Il WWF Italia accompagna la nomina con questa dichiarazione ufficiale: “Il WWF Italia esprime piena fiducia nella capacità del nuovo Delegato di proseguire le attività in corso in Lombardia, già dimostrate in questi mesi da Coordinatore, e consolidare il rapporto tra la dimensione regionale e quella nazionale del WWF, favorendo sinergie e promuovendo attività concrete e partecipate per la salvaguardia dell’ambiente sul territorio lombardo.”

Rivolgiamo a Mario Attalla i nostri auguri di buon lavoro, auspicando che possa contare sul pieno supporto delle Organizzazioni Aggregate del WWF e che, allo stesso tempo, sappia rafforzare il dialogo con le associazioni e i comitati ambientalisti del territorio.

I temi richiamati dal nuovo Delegato – contrasto alla cementificazione, tutela della salute, presidio del territorio – sono centrali anche per la Brianza e richiedono posizioni chiare e un lavoro di rete ampio e inclusivo. Ci auguriamo che questa nuova fase possa favorire maggiore convergenza e collaborazione, nell’interesse dell’ambiente e delle comunità locali.

Le prime parole di Attalla ai media locali: volontari, territorio e salute


A pochi giorni dalla nomina, Mario Attalla è intervenuto ai microfoni di Radio CiaoComo, nella trasmissione Conversescion condotta da Claudia Fasola e Lorenzo Canali, offrendo un primo quadro delle priorità del WWF Lombardia e del metodo di lavoro che intende adottare.

Nel corso dell’intervista, Attalla ha ricordato il proprio percorso all’interno dell’associazione, spiegando di aver fatto parte del Consiglio Nazionale del WWF e di aver chiesto successivamente di poter dare un contributo più diretto sul territorio, da cui è nata la proposta di assumere il ruolo di Delegato regionale.

Parlando delle linee strategiche del WWF in Lombardia, Attalla ha sottolineato come i “piloni” derivino dal WWF Italia, ma vengano poi declinati a livello regionale sulla base delle specificità locali. Dal confronto con le realtà territoriali, ha spiegato, sono emerse alcune esigenze prioritarie: la valorizzazione e il consolidamento delle esperienze decennali delle Organizzazioni Aggregate, il rafforzamento della comunicazione e il riconoscimento del ruolo centrale dei volontari, perché – ha ricordato – “quando parliamo di WWF parliamo prima di tutto dei volontari”.

Tra i temi centrali ribaditi nell’intervista ci sono il presidio del territorio e il contrasto alla cementificazione, l’attrazione di nuovi volontari, con particolare attenzione alla fascia giovanile, e lo sviluppo di modalità più efficaci per coinvolgere ragazzi e ragazze tra i 20 e i 30 anni, che – ha osservato – rispondono positivamente quando vengono proposte attività adatte a loro.

Ampio spazio è stato dedicato anche all’educazione ambientale nelle scuole, ambito in cui il WWF lombardo registra buoni risultati nelle zone dove è più attivo, e al tema della comunicazione, che Attalla considera un canale fondamentale anche per raccontare non solo le emergenze, ma la bellezza della natura, spesso oscurata da un racconto fatto solo di cattive notizie.

Infine, un passaggio significativo è stato dedicato al tema della salute, intesa come strettamente legata alla salute degli ecosistemi: “la natura in cui viviamo, se è in salute, ci fa vivere meglio”, ha spiegato, richiamando il legame diretto tra ambiente e benessere delle persone.

Nel corso dell’intervista Attalla ha anche citato un caso concreto, quello dei ciliegi di corso XX Settembre a Como, inizialmente destinati al taglio. Una vicenda che ha visto una forte mobilitazione dei cittadini, spinta sia da motivazioni emotive – la fioritura come elemento identitario e paesaggistico – sia da valutazioni razionali, dato che le piante effettivamente da sostituire erano poche. Attalla ha ringraziato Susy Rossini per l’impegno profuso e ha espresso soddisfazione per il fatto che cittadini informati abbiano chiesto un tavolo di confronto con l’amministrazione, ribadendo che il WWF mette competenze al servizio dell’interesse collettivo.
 

lunedì 20 ottobre 2025

Alluvioni e fondi pubblici: ridefinire le priorità per proteggere Meda, Cabiate e Seveso


L’alluvione del 22 settembre ha evidenziato la fragilità del bacino del Seveso e del sistema idraulico locale: oltre 5 milioni di metri cubi di acqua e fango hanno attraversato la città di Meda, provocando danni diffusi a infrastrutture, abitazioni e terreni.

La gestione del rischio idraulico richiede oggi decisioni rapide, mirate e strutturate per garantire la sicurezza delle comunità e ridurre costi futuri. In questi giorni, Gianni Del Pero, geologo ed ex Presidente Delegato del WWF Lombardia, ha inviato una dettagliata analisi tecnica agli amministratori comunali del territorio, nella quale mette in luce criticità e propone una riallocazione più efficace delle risorse già disponibili.

Nel territorio sono stati predisposti progetti per la realizzazione di vasche di laminazione ad Alzate Brianza (capienza 200.000 m³) e a Mariano Comense (capienza 75.000 m³). Questi interventi risultano già finanziati per oltre 13 milioni di euro complessivi e sono finalizzati alla protezione degli abitati di Mariano e Carugo.

Tuttavia, come sottolinea Del Pero:

  • gran parte delle piene che hanno colpito Meda, Cabiate e Seveso nell’evento del 22 settembre si sono generate a valle delle aree in cui sono previste le vasche; pertanto tali bacini non intercetterebbero questi apporti idrici in caso di eventi analoghi futuri;
  • le opere progettate prevedono strutture in cemento armato molto costose che assorbono risorse significative pur proteggendo una porzione limitata del bacino;
  • altri comuni gravemente colpiti (Meda, Cabiate, Seveso, Cantù e altri) non dispongono di finanziamenti per interventi emergenziali o manutentivi.

Questa verifica induce a porre domande di efficacia e priorità: conviene spendere risorse ingenti per opere localizzate a monte, se le piene più dannose vengono prodotte a valle?

Del Pero suggerisce di rivedere l’impostazione dei progetti di Alzate e Mariano per ottenere risultati più ampi e rapidi. Le azioni proposte sono:

  1. Riprogettare le vasche per ridurre l’uso di strutture in cemento e valorizzare soluzioni di “laminazione naturale” (rimodellamento morfologico di aree già idonee), come già fatto nella Valle del Lura. Vantaggi: costi minori, tempi di realizzazione ridotti, maggiore compatibilità ambientale. Obiettivo: liberare risorse finanziarie già assegnate per destinarle a interventi urgenti a valle.
  2. Destinare parte dei fondi già stanziati a opere immediate nei comuni oggi esclusi dai progetti (Meda, Cabiate, Seveso), con interventi di manutenzione e piccole opere idrauliche ad alta efficacia.
  3. Integrare soluzioni “grigie” e “verdi”, cioè opere di consolidamento arginale e adeguamento dei ponti, insieme ad aree di espansione e riqualificazione fluviale.

La tabella seguente riassume i principali interventi attualmente previsti nel bacino, con i relativi importi e fonti di finanziamento:

 

Intervento Comuni Importo
lavori
Finanziamento
Area laminazione roggia Vecchia in via Santuario Alzate Brianza € 3.120.000 € 6.300.000
Argine roggia Vecchia a Sant’Ambrogio Carugo € 170.000 € 340.000
Sistema monitoraggio vasca esistente roggia Vecchia Carugo € 30.000 € 40.000
Argine roggia Vecchia via Luini / Caravaggio / Segantini Mariano Comense € 200.000 € 435.000
Area laminazione torrente Terrò - Cascina Cottina Mariano Comense € 1.170.000 € 2.620.000
Fitodepurazione scarico A7 Mariano Comense € 60.000 € 135.000
Protezione spondale Terrò su SP 32 Mariano Comense € 30.000 € 50.000
 

Per diversi comuni del bacino, Del Pero elenca interventi immediati e a basso costo, in grado di ridurre sensibilmente il rischio:

  • Manutenzione idraulico-forestale degli alvei (pulizia, rimozione ostacoli, controllo del trasporto solido);
  • Rialzo e consolidamento argini nei tratti critici (es. sponda sinistra del Tarò da Via Valseriana a Via Luigi Rho);
  • Aumento della luce dei ponti e dei sottoattraversamenti per favorire il deflusso e limitare i rigurgiti;
  • Sistemi di monitoraggio e allerta;
  • Laminazioni diffuse in aree come la Val de Mez, che intercettano le acque a ridosso dei centri abitati.

Questi lavori possono essere realizzati rapidamente e con spese contenute, a condizione che si proceda a una riallocazione dei fondi e a una semplificazione delle procedure.

Secondo Del Pero, i finanziamenti possono essere reperiti principalmente attraverso:

  • Riassegnazione dei fondi già stanziati per le vasche, riducendo le spese su strutture troppo costose e investendo in interventi diffusi;
  • Fondi emergenziali nazionali e regionali;
  • Accordi tra comuni del bacino per presentare progetti condivisi;
  • Cofinanziamenti e fondi europei per adattamento climatico;
  • Prioritizzazione: impiegare prima le risorse per manutenzioni e opere a massimo impatto.

Voce Importo Note
Totale importi lavori previsti € 4.780.000 Somma degli interventi principali
Totale complessivo finanziamenti assegnati € 9.920.000 Finanziamenti già disponibili
Quota utilizzabile per interventi alternativi ≈ € 5.000.000 Possibili risparmi da riprogrammare
Fondi mancanti per Cabiate, Meda, Seveso € 0 Nessun finanziamento previsto attualmente
Interventi urgenti in Val de Mez e alveo Tarò Modesti Costo molto inferiore ai 15 mln delle vasche

 

Oggi, 20 novembre, si riunirà il Comitato di Coordinamento del Contratto di Fiume Seveso (sottoscritto anche da Meda nel 2008), per verificare l’attuazione del Programma d’Azione 2024.

Il piano attuale prevede finanziamenti solo per le vasche di Alzate e Mariano, mentre le proposte di laminazione a Cabiate e Meda (Val de Mez) non hanno ancora copertura economica. Questo appuntamento sarà decisivo per ridefinire le priorità e sbloccare interventi urgenti a valle.
La riduzione del rischio idraulico nel bacino del Seveso non può basarsi su un’unica grande opera, ma su una rete di interventi coordinati, diffusi e tempestivi.

Documento integrale

Per completezza, pubblichiamo integralmente la lettera inviata da Gianni Del Pero agli amministratori comunali di Meda, contenente l’analisi tecnica e le proposte dettagliate.


Interventi Anti-Alluvione urgenti e indifferibili. Quali sono e come finanziarli. 

di Gianni Del Pero

Gent.mi Amministratori Comunali l'evento catastrofico del 22 settembre ha devastato la nostra Città. Leggo l'attenta analisi sviluppata dal nostro Sindaco Luca Santambrogio condivisa sui social e media con l'elencazione delle attività da intraprendere. Si ripone grande speranza nella realizzazione di vasche di laminazione ad Alzate e Mariano, auspicando che gli enti preposti si attivino tempestivamente per gli interventi di emergenza. Per alcune azioni si evidenzia la necessità di avere adeguata copertura finanziaria, anche per quegli interventi che sono di competenza del comune. Sottopongo alla Vostra attenzione e Intervengo qui su un punto fondamentale: le vasche di Alzate e Mariano che prevedono di invasare rispettivamente 200mila e 75000 mc per mettere in sicurezza i soli abitati di Mariano e Carugo (questo e' l'obiettivo dichiarato dei progetti predisposti che non si occupano della difesa idraulica di Cabiate, Meda e Seveso). La piena del Taro'-Terro'- Certesa del 22 settembre ha visto transitare nella nostra città oltre 5milioni di mc di acqua e fango, una quantità enorme anche perché gran parte degli apporti si sono generati nella porzione di bacino a valle delle vasche di Mariano che quindi anche in futuro non potrebbero intercettarle. I progetti di Alzate e Mariano sono già finanziati oltre 13 milioni di euro ma prevedono opere costosissime che comunque non serviranno né a risolvere né a mitigare i problemi di Cabiate, Meda e Seveso che attendono invece interventi urgentissimi come quelli effettuati in Val de Mez e quelli per la rimozione delle macerie degli argini crollati in alveo che saranno curati da AIPO. Non ci sono invece finanziamenti per altri interventi in nessuno degli altri comuni del bacino idrografico a partire da Meda, ma anche per Cabiate, Seveso e a nord-ovest a Cantù. 

Credo quindi che sia necessario rivedere il progetto ed il relativo quadro economico delle vasche di Alzate e Mariano e delle opere accessorie previste solo in quei comuni e a Carugo, per liberare risorse economiche già disponibili da spendere subito nei nostri comuni. Modificare l'impostazione progettuale rinunciando a costose opere in cemento armato a favore di un rimodellamento morfologico di aree già idonea alla laminazione (come è stato fatto nella Valle del Lura e come è già in progetto di fare a Cabiate e anche a Meda in Val de Mez) consentirebbe di risparmiare vari milioni di euro tra quelli già disponibili (e lo ripeto, sono finanziamenti già assegnati al nostro territorio) da utilizzare subito anche a Meda, oltre che negli altri comuni che sono al momento esclusi dalla progettazione di opere e interventi "Anti-Alluvione". 
 

A Meda sappiamo bene cosa serve e sappiamo ancor meglio che dobbiamo intervenire subito per la manutenzione idraulico-forestale dell'alveo del Taro' e delle Vallette anche bloccando il trasporto solido,per il rialzo arginale in sponda sinistra Taro' a partire da Via Valseriana a Via Luigi Rho, per l'aumento della luce dei ponti, per impedire il rigurgito e aumentare il deflusso a partire da quello di Via Luigi Rho. Pochi soldi rispetto ai 15 milioni impegnati per le vasche... Il 20 Novembre è convocato il Comitato di coordinamento del Contratto di Fiume Seveso (contratto che anche Meda ha sottoscritto nel 2008) per la valutazione dello stato di attuazione del programma di azioni approvato ad Ottobre del 2024 dove sono previste le vasche di Alzate e Mariano (Finanziate) e tra gli altri interventi anche due proposte di laminazione a Cabiate e a Meda, in Val de Mez (per le quali invece non sono previsti finanziamenti) Ringraziando per l'attenzione, certo che saprete adottare le decisioni più appropriate per la nostra Città. 


venerdì 3 ottobre 2025

WWF Lombardia, cambia la guida: dopo sei anni il medese Del Pero lascia il posto ad Attalla

Gianni Del Pero, ex Presidente Delegato del WWF Lombardia

Il WWF Italia ha annunciato un avvicendamento nella rappresentanza lombarda. Un cambiamento che tocca da vicino il nostro territorio: l’ormai precedente Presidente Delegato del WWF Lombardia Gianni Del Pero, originario di Meda, è stato una figura molto presente e attiva nella realtà locale durante i suoi sei anni di mandato.

Del Pero ricopriva l’incarico dal 2019 ed era stato riconfermato nell’ottobre 2023 “grazie all’iperattività e ai risultati raggiunti nel territorio”, come riportato qui.

Al suo posto subentra il milanese Mario Attalla, nominato dal Consiglio Nazionale dell’associazione.

Mario Attalla, il nuovo Delegato WWF della Lombardia (Fonte immagine: Facebook)

In una nota, il WWF sottolinea che “il dott. Mario Attalla, da tre anni componente del Consiglio del WWF Italia e del CdA della Fondazione WWF, è un professionista con una lunga e consolidata esperienza nel settore del marketing e della comunicazione”. Nel corso della sua carriera, aggiunge l’associazione, “ha collaborato con numerose organizzazioni non governative, mettendo a disposizione le sue competenze per campagne di sensibilizzazione, raccolta fondi e comunicazione strategica”.

Il comunicato evidenzia inoltre che il nuovo Coordinatore Regionale sarà chiamato a “proseguire le attività in corso a livello regionale e consolidare il rapporto tra la dimensione regionale e quella nazionale del WWF, favorendo sinergie e promuovendo attività concrete e partecipate per la salvaguardia dell’ambiente in territorio lombardo”.

domenica 28 settembre 2025

Videoescursione lungo il Tarò-Certesa: natura, memoria e riflessione dopo l’alluvione


Dopo l’alluvione del 22 settembre, che appena sei giorni fa ha colpito duramente i comuni brianzoli e in particolare Meda, si terrà un’escursione nell’area del Bosco delle Querce di Seveso e Meda in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi. A guidarla sarà il geologo Gianni Del Pero, che ha voluto far precedere l’appuntamento da una videoescursione pubblicata su YouTube: un racconto lungo i tratti più a monte del Terrò-Tarò-Certesa per aiutare a comprendere meglio cosa è accaduto e perché questi corsi d’acqua esondano.

Il programma dell’evento (cliccare qui) prevede una camminata guidata di circa 4 km (compatibilmente con la percorribilità dei sentieri dopo l’alluvione), lungo le sponde del Tarò-Certesa, all’interno del Bosco delle Querce nei comuni di Meda e Seveso, fino al Paradiso Verde, con rientro lungo le ciclopedonali. L’iniziativa è promossa da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, con l’obiettivo di capire insieme le cause delle esondazioni, valutare se sia possibile ridurne gli effetti e, soprattutto, riaffermare la necessità di rispettare i corsi d’acqua.


La videoescursione prende avvio da Mariano Comense, dove “dietro questa collina che anticipa la collina naturale della Bughiera Briantea scorre la Roggia Vecchia, un torrente che negli anni precedenti all'urbanizzazione innondava la sua pianura alluvionale, l'area golenale. Poi dopo le grandi costruzioni che hanno interessato tutta la pianura, è stato necessario proteggere il territorio urbanizzato mediante questi nuovi argini rialzati”. Una protezione che, però, ha conseguenze: “tutta l'acqua contenuta nella Roggia Vecchia a questo punto confluisce più velocemente verso valle, non si lamina, non si sparge all'esterno e quindi sovraccarica il torrente già saturo d'acqua”.

Camminando lungo la Roggia Vecchia si incontrano le opere di difesa idraulica e gli argini artificiali. Nonostante l’intervento dell’uomo, restano lembi di naturalità “molto apprezzati dall'airone cenerino che trova qui il suo habitat parzialmente invaso dall’homo 'poco' sapiens”. Poco più avanti si incontra il ponte costruito sopraelevato, “tenendo conto delle problematiche idrauliche che possono essere indotte da un torrente durante gli eventi atmosferici estremi, sempre più intensi e sempre più frequenti”.

La narrazione si sofferma poi sullo scarico dell’impianto di depurazione, che diventa paradossalmente la sorgente del Terrò: “Il torrente Terrò per 11 mesi all’anno è asciutto e solo in occasione di eventi atmosferici estremi, sempre più intensi e sempre più frequenti, viene alimentato in condizioni naturali. La tubazione di scarico è il primo apporto di acqua nel torrente che a monte invece risulta sempre secco”.

Il percorso attraversa Cabiate, dove si osserva il lavoro di rinaturalizzazione e gli interventi di pulizia della 'Busa' che hanno “svolto una buona funzione di trattenimento del trasporto solido”. Nonostante ciò, “la piena è stata decisamente rilevante”.

Il cuore del racconto è Meda, tra i luoghi più colpiti dall’alluvione del 22 settembre: “Il torrente di Via Luigi Rho, la sua confluenza nel 'torrente' di via dei Mille e la fuga lungo via Marsala, i 'nuovi corsi d’acqua' di Meda… dal ponte di via Cialdini, tre giorni dopo l’alluvione, il torrente ha ancora una portata elevata e la torbidità delle acque notevole, segno di un trasporto solido dalla collina e dai comuni a monte”.

Infine, il Tarò lascia Meda e diventa Certesa, entrando nel Bosco delle Querce di Seveso e Meda. Qui, nonostante i segni della piena, “i germani reali apprezzano questo ambiente quasi naturale”.

La videoescursione è dunque un invito a guardare con occhi diversi i corsi d’acqua, comprendendo le fragilità che le urbanizzazioni e i cambiamenti climatici hanno accentuato, ma anche la resilienza della natura che resiste e convive con noi.

giovedì 25 settembre 2025

Terrò, Tarò, Certesa: dall’alluvione del 22 settembre un invito a riflettere sui fiumi


L’alluvione del 22 settembre scorso, che ha duramente colpito i comuni attraversati dai torrenti Tarò-Terrò-Certesa, affluenti del Seveso, è l’ennesimo campanello d’allarme. Un segnale che ci ricorda quanto sia fragile l’equilibrio del nostro territorio e quanto sia urgente tornare a rispettare i corsi d’acqua, spesso costretti, cementificati e dimenticati.

Da questa consapevolezza nasce l’invito promosso da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, che organizzano un appuntamento speciale in occasione della Giornata Mondiale dei Fiumi, all’interno della rassegna L’arte della terra – Festival. Domenica 28 settembre il programma prevede due momenti significativi nei comuni di Meda e Seveso, all’interno dell’Atlante delle rive, progetto teatrale di Marco Paolini dedicato ai fiumi d’Italia.

Alle 15.00, con ritrovo nel parcheggio di via Vignazzola a Meda (tra via Brennero e via Certesa), partirà una breve escursione di circa 4 km. Guidati dal geologo Gianni Del Pero, i partecipanti percorreranno i sentieri del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, camminando lungo le sponde del Tarò-Certesa per poi raggiungere il Paradiso Verde e rientrare attraverso le ciclopedonali. L’escursione sarà anche un’occasione per verificare le condizioni dei percorsi dopo l’alluvione e per riscoprire la bellezza e le criticità del bacino del Seveso.

Al termine della passeggiata, presso lo Chalet del Bosco delle Querce in via Ada Negri a Seveso, si terrà un incontro pubblico curato ancora da Del Pero. Con il supporto di immagini e video, sarà raccontata la storia e la geografia del bacino del Seveso: dalle sorgenti alla confluenza, passando per i torrenti Tarò e Certesa e gli innumerevoli corsi d’acqua che attraversano la Brughiera. Un momento di approfondimento per comprendere le cause delle esondazioni e riflettere sugli interventi possibili e necessari.

L’iniziativa, promossa da WWF Lombardia, Teatro In-folio e Comitato Parco Regionale Groane – Brughiera, è gratuita e aperta a tutti. È gradita la prenotazione al numero 393 063347 o via email a teatroinfolio@mac.com

lunedì 22 settembre 2025

Meda sott’acqua: l’alluvione del Tarò era già scritta nei piani comunali

Immagini ricevute da cittadini

«Non abbiamo mai visto una cosa del genere, è una situazione apocalittica»
. Così il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, ha commentato l’alluvione che oggi, lunedì 22 settembre, ha messo in ginocchio la città. Strade sommerse, piazze allagate, blackout diffusi, la casa di riposo isolata: un disastro che i cittadini ricordano simile soltanto a quello del 2014.

Eppure, la relazione “Rischio da esondazione del reticolo idrografico” del Comune di Meda (aggiornata nel 2021) descriveva con precisione gli scenari che si sono verificati oggi.

Il documento distingueva due tipologie principali di rischio:

  • «allagamento di aree urbane tombinate – rete fognaria (…) dovuta al rigurgito della rete fognaria o dei fossi e scoli di drenaggio»;
  • «esondazione del Torrente Certesa e dei corsi d’acqua del reticolo superficiale (…) con conseguente disalveamento della corrente ed alluvionamento delle aree circostanti».

Due situazioni che si sono materializzate oggi: fognature saltate, strade trasformate in torrenti, esondazioni diffuse in via Como, piazza Cavour, vicolo Rho, Largo Europa.

Il Piano metteva in guardia sullo stato del torrente Tarò:

  • «Il tratto in Comune di Meda (…) si presenta con una tipologia monocorsuale a sezione varia, tipicamente rettangolare, con sponde raramente naturali e prevalentemente artificiali, (…) con notevoli riduzioni di sezione e cambi di direzione».

Un alveo forzato, stretto e irregolare, che in occasione di piogge intense «accentua gli aspetti più dannosi propri del regime torrentizio (…) elevata velocità della corrente e dell’onda di piena».

Un’analisi che coincide con le parole del geologo medese e presidente del WWF Lombardia, Gianni Del Pero: «il Ponte de la Svizzera è la causa prima del rigurgito a monte e delle esondazioni, lo sappiamo dal 2002, sarebbe ora di fare concretamente qualcosa».


Secondo lo scenario riportato nel Piano, in caso di piena il Tarò avrebbe esondato proprio nei punti colpiti oggi:

  • «il Torrente Certesa esonda in sinistra idrografica all’altezza dei palazzi di vicolo Rho 61 ed in Via dei Mille»;
  • «l’esondazione (…) contribuisce all’allagamento dell’area attorno al Municipio e della stazione»;
  • «la mobilità in direzione est-ovest è temporaneamente interrotta ed anche il trasporto pubblico tramite treno potrebbe venire interrotto».

Una previsione che sembra la cronaca della giornata di oggi, con le stesse vie allagate, la zona del Municipio sott’acqua e la viabilità cittadina bloccata.

Il Piano era chiaro: «Il Comune di Meda è soggetto ad un rischio idraulico elevato che coinvolge porzioni di territorio relativamente ampie e che interessano in maniera importante l’ambito antropizzato del Comune».

La conferma arriva anche dai dati: oltre il 7% del territorio comunale è classificato a pericolosità idraulica media o elevata, con danni potenziali a case, scuole, attività economiche e servizi essenziali.


Quello che il sindaco ha definito «più grave dell’alluvione del 2014» non era quindi un evento imprevedibile, ma lo scenario di rischio che il Comune stesso aveva messo nero su bianco, avvertendo: «La scarsa naturalità delle sponde e la sostanziale assenza di aree di rilassamento del fiume (…) determinano velocità dell’acqua molto elevate in caso di piena, con conseguenti possibili flussi extra alveo aventi livelli ed energia tali da provocare danni anche molto elevati sia ai beni materiali che agli uomini».

Un giudizio che Del Pero ha ribadito nelle stesse ore dell’emergenza: «Le fognature non reggono, il drenaggio urbano è insufficiente in una città quasi totalmente impermeabilizzata. Gli scolmatori non riescono a scaricare nel Tarò che si gonfia ulteriormente ed esonda: è il copione che vediamo ripetersi da anni».

📌 Estratti dal Piano comunale di emergenza di Meda (2021)


Sulle tipologie di rischio

«Allagamento di aree urbane tombinate – rete fognaria (…) dovuta al rigurgito della rete fognaria o dei fossi e scoli di drenaggio».
«Esondazione del Torrente Certesa (…) con conseguente disalveamento della corrente ed alluvionamento delle aree circostanti».

Sullo stato del torrente
«Il tratto in Comune di Meda (…) presenta notevoli riduzioni di sezione e cambi di direzione».
«Il torrente Certesa ha le caratteristiche di un collettore in condizioni di magra, mentre durante le piene accentua gli aspetti più dannosi propri del regime torrentizio».


Sulle zone vulnerabili

«Il Torrente Certesa esonda in sinistra idrografica all’altezza dei palazzi di vicolo Rho 61 ed in Via dei Mille».
«L’esondazione (…) contribuisce all’allagamento dell’area attorno al Municipio e della stazione».

Sul livello di rischio complessivo
«Il Comune di Meda è soggetto ad un rischio idraulico elevato che coinvolge porzioni di territorio relativamente ampie e che interessano in maniera importante l’ambito antropizzato del Comune».
«La scarsa naturalità delle sponde e la sostanziale assenza di aree di rilassamento (…) determinano velocità dell’acqua molto elevate in caso di piena, con conseguenti possibili flussi extra alveo aventi livelli ed energia tali da provocare danni anche molto elevati sia ai beni materiali che agli uomini».

mercoledì 23 luglio 2025

Legambiente e altre sei associazioni contro il progetto di un resort di lusso a Torno

Panoramica dell'area interessata dall'intervento

Legambiente Como, insieme ad altre sei associazioni ambientaliste (WWF Lombardia, Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, Gruppo Naturalistico della Brianza, La Natura W Onlus, Associazione Iubilantes ODV e La Nostra Valle APS), ha espresso una netta opposizione al progetto di realizzazione di un resort turistico di lusso nel Comune di Torno, in prossimità della storica Villa Pliniana. Il progetto, attualmente oggetto di Valutazione Ambientale Strategica (VAS), è stato giudicato dalle associazioni “fortemente impattante e insostenibile” sotto molteplici punti di vista.

Secondo quanto analizzato nei documenti ufficiali, la proposta presentata dalla società Como Partners Srl – riformulata nell’aprile 2025 rispetto alla versione iniziale del dicembre 2023 – ridurrebbe i volumi previsti, ma in modo ritenuto del tutto insufficiente. Il piano attuale comporterebbe un aumento volumetrico pari a quattro volte quello esistente, con la realizzazione di edifici fino a quattro piani fuori terra.

Tra le principali criticità evidenziate dalle associazioni spiccano tre aspetti:

  • Rischio idrogeologico elevato: l’area interessata presenta un versante con forte pendenza, e i previsti sbancamenti per la costruzione di edifici e parcheggi interrati comporterebbero una modifica permanente e irreversibile della morfologia del terreno. La presenza di una falda superficiale discontinua aumenta il rischio di instabilità e interferenza con le acque sotterranee. Inoltre, la massiccia impermeabilizzazione del suolo in un’area così ripida comporterebbe un incremento significativo del deflusso superficiale, con conseguenti problemi di gestione delle acque meteoriche.
  • Impatto ambientale ed ecologico: il progetto prevede l’abbattimento di 77 alberi, tra cui castagni, noci, pruni e tigli, nonché la trasformazione di oltre 2.100 metri quadrati di superficie boscata. Le associazioni sottolineano che la compensazione prevista, con la messa a dimora di 107 nuovi alberi, non potrà in alcun modo replicare le funzioni ecologiche svolte dagli esemplari maturi abbattuti. La realizzazione di circa 7.200 mq di superficie lorda pavimentata – tra strade, piscine e aree cementificate – contribuirebbe inoltre alla formazione di un’isola di calore locale e all’artificializzazione del paesaggio.
  • Consumo di suolo mascherato: sebbene nei documenti ufficiali si affermi che non vi sarà incremento di consumo di suolo, in quanto l’area è classificata come "Tessuto Urbano Consolidato", secondo le associazioni si tratta di una forzatura interpretativa. L’area interessata, pur comprendendo alcuni edifici, è in gran parte un parco permeabile. L’intervento, con i suoi 21.600 metri cubi di nuovi volumi urbanistici, comporterebbe una drastica impermeabilizzazione del suolo e un reale consumo di territorio.

Le associazioni hanno inoltre posto l’attenzione su altre problematiche, tra cui la gestione degli scarichi fognari, l’impatto sul traffico locale, l’aumento dei consumi energetici, il rumore, e le alterazioni alla linea di costa del lago.

Nel documento di osservazioni pubblicato integralmente sul sito di Legambiente Como, viene anche sollevata una critica più ampia al modello di sviluppo rappresentato da questo tipo di operazioni immobiliari. Secondo i promotori della contestazione, l’intervento si inserisce in una tendenza che privilegia la sostituzione del patrimonio edilizio esistente con nuovi complessi di lusso, compromettendo progressivamente l'integrità ambientale e paesaggistica del Lago di Como.

Sebbene i documenti progettuali impieghino termini come “sostenibilità”, “bioedilizia” e “resilienza”, secondo le associazioni si tratterebbe di un caso di greenwashing, dove misure di mitigazione marginali vengono utilizzate per giustificare un intervento che viene considerato intrinsecamente insostenibile. Per Legambiente e le realtà aderenti, la vera sostenibilità consisterebbe in un recupero conservativo dell’esistente, e non nella sua sostituzione con edificazioni di grande impatto.

domenica 13 luglio 2025

A piedi nudi intorno al Lago di Montorfano


Domenica 20 luglio 2025 il WWF Lombardia, in collaborazione con il Gruppo l’Ontano di Montorfano, il Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera e il Gruppo Naturalistico della Brianza, organizza un’escursione rigenerante a piedi nudi intorno al Lago di Montorfano. L’iniziativa è gratuita e aperta a tutti.

Solo una parte del percorso, quella sul terreno argilloso in riva al lago, sarà effettuata a piedi nudi e soltanto da chi vorrà togliersi le calzature, per riscoprire il contatto diretto dei piedi con la natura.

Ritrovo: Parcheggio del Cimitero di Montorfano (Via Molino) alle ore 9.30.
Rientro previsto: ore 12.30.

Gradita la prenotazione.
Info e prenotazioni: 330 225 140 - delegatolombardia@wwf.it

Non tutti sanno che, insieme al sistema vestibolare e agli occhi, i piedi sono tra gli organi di senso più importanti per il controllo dell’equilibrio, della postura e del movimento. Nel corso di milioni di anni, i piedi umani si sono evoluti a stretto contatto con l’ambiente naturale, sviluppando una sensibilità straordinaria capace di percepire pressioni, torsioni, variazioni di temperatura e asperità potenzialmente pericolose.

Purtroppo, queste capacità sensoriali vengono sempre meno allenate perché, fin dai primi giorni di vita, i piedi sono protetti da calze e scarpe che li isolano dagli stimoli naturali. Camminare scalzi in casa, su superfici lisce e uniformi, non è sufficiente a mantenerne attive tutte le funzioni.

Il Lago di Montorfano rappresenta uno degli angoli più incontaminati del territorio, con una preziosa biodiversità di flora e fauna. Dal 2014, la Riserva Naturale Lago di Montorfano è un’area protetta affidata in gestione al Parco Regionale della Valle del Lambro, in convenzione con i Comuni di Montorfano (CO) e Capiago Intimiano (CO). È importante ricordare che, contrariamente a quanto indicato nella locandina (“Escursioni estive gratuite nel Parco delle Groane e della Brughiera”), la Riserva Naturale Lago di Montorfano non rientra nella gestione del Parco delle Groane e della Brughiera, ma appunto in quella del Parco Regionale della Valle del Lambro.

Questa escursione vuole offrire ai partecipanti l’occasione di riscoprire il piacere e i benefici del camminare a piedi nudi nella natura, e di conoscere un percorso che potrà poi essere ripetuto in autonomia ogni volta che si desidera rigenerarsi in questo ambiente unico.

Un’occasione speciale per ritrovare il contatto sensoriale con la terra e immergersi nella bellezza del Lago di Montorfano.

Seveso, diossina e tabelle: quando la chiarezza vale più dell’ironia


di Domenico Corrusco


Nei giorni scorsi, sulla pagina Facebook di Insieme in Rete, Gianni Del Pero - Presidente Delegato del WWF Lombardia, geologo, e anche Supervisore delle operazioni di bonifica per Pedemontana - ha pubblicato un post con i risultati delle analisi sulla diossina nella zona di Seveso.

Al post ha allegato una tabella che riporta un valore di tossicità equivalente per la diossina pari a 18,6 ng/kg. Fin qui, nulla di strano: la trasparenza sui dati ambientali è sempre una buona notizia.

Il problema però sta in come questi dati vengono presentati e in ciò che viene detto - e non detto - a corredo.

Del Pero, infatti, nel suo post utilizza un tono fortemente ironico e a tratti sprezzante verso chi, a suo dire, diffonde “allarmismo ingiustificato” o non sarebbe in grado di capire la materia.

Parla genericamente di “NoCarote - Nobonifica” o di chi sarebbe contrario alla bonifica “perché poi potrebbero farci sopra un’autostrada”, ma non chiarisce mai esattamente a chi si riferisca. È una critica vaga, rivolta a un indistinto “qualcuno” che resta sempre senza nome.

E va detto chiaramente: non è il pubblico o i comitati locali ad alimentare le polemiche, ma è lo stesso Del Pero che le innesca, con i suoi toni sarcastici e provocatori.

Il nodo tecnico è semplice:

  • Del Pero afferma che, con un valore di 18,6 ng/kg, il sito non sarebbe contaminato e quindi “la bonifica non si deve fare”, perché il limite di legge sarebbe 100 ng/kg.

Ma questa affermazione è solo parzialmente corretta. In realtà:

  • ✅ Il limite di 100 ng/kg vale per suoli destinati ad uso industriale o commerciale.
  • ❌ Per aree residenziali, scuole, parchi, orti, giardini, il limite è invece 10 ng/kg.

Dunque, se il terreno in questione si trovasse in un’area destinata a verde pubblico o residenziale, il valore di 18,6 ng/kg supererebbe il limite e richiederebbe un intervento di bonifica.

Il vero punto debole del post è però un altro: Del Pero non dice dove si trova esattamente il terreno analizzato. Manca qualsiasi informazione fondamentale, come:

  • la zona o il lotto specifico da cui è stato prelevato il campione;
  • la destinazione urbanistica dell’area (residenziale, verde pubblico, industriale);
  • la profondità a cui è stato eseguito il prelievo;
  • la data dell’analisi.

Senza questi dati, la tabella non basta a stabilire se la bonifica sia davvero necessaria o no. I numeri, da soli, non raccontano tutta la storia.

C’è poi un’altra evidente contraddizione nel discorso di Del Pero:

  • da una parte, sostiene che “la bonifica non si deve fare” perché il valore risulta sotto soglia (secondo il limite industriale);
  • dall’altra, attacca con grande veemenza chi, sempre secondo lui, sarebbe contrario alla bonifica o la ostacolerebbe.

Se davvero “la bonifica non si deve fare” perché non necessaria, perché allora prendersela così tanto con chi dice - magari con motivazioni diverse - che la bonifica non vada fatta?

Non si può sostenere nello stesso discorso che la bonifica non serva e contemporaneamente polemizzare con chi dice che non va fatta. È una posizione che finisce per smentirsi da sola.

Un ultimo punto riguarda la forma. Quando si ricoprono ruoli ufficiali e si trattano dati così delicati, la chiarezza e il rispetto diventano un dovere, non una scelta.

La vicenda di Seveso non è solo una questione tecnica: è memoria, salute pubblica, paure radicate. Merita risposte precise, documentate e, soprattutto, espresse senza sarcasmo né battute sprezzanti.

I numeri servono. Ma servono anche i dettagli su dove si trovano quei numeri, e a cosa servono. E se vogliamo davvero evitare allarmismi, la miglior medicina è sempre la trasparenza. Non il sarcasmo.

Per chiarezza e trasparenza, riportiamo qui sotto integralmente il testo del post originale di Gianni Del Pero, così come pubblicato su Facebook, e la tabella allegata. Ognuno potrà leggerli direttamente e farsi la propria opinione.

Post originale

    Gianni Del Pero
    [12 luglio 2025]

    I dati delle analisi di Diossine e Furani effettuate sui terreni prelevati dalla Terra della #Diossina detta di #Seveso non sono dati pubblici, per evitare ingiustificato allarmismo con panico indotto da commenti incompetenti dettati da evidenti altre finalità. E dopo 11 anni, ottenuta la caratterizzazione e la conseguente bonifica, sono arrivati i primi risultati delle analisi di collaudo delle bonifiche effettuate. Inutile cercare di spiegarlo ai neonegazionisti dei NoCarote - Nobonifica perché inquina (!), No bonifica perché poi dopo potrebbero farci sopra una Autostrada (meglio continuare a mangiare uova, pomodori e zucchine alla Diossina!), No bonifica "non so neanche perché" o perché "lo dico io"... Nel referto analitico allegato, incomprensibile a chi non vuole comprenderlo, il valore di tossicità equivalente di "Diossina" è 18,6 ng/kg (il limite di legge è 100). Il SITO NON E' Contaminato la BONIFICA NON SI DEVE FARE! Oggi il rischio di esposizione alla Diossina detta di #Seveso prodotta dalla #Icmesa di #Meda e' di molto diminuito solo grazie alla coerente determinazione delle Associazioni Ambientaliste Insieme in Rete

Tabella (immagine allegata al post originale)

 



01/08/2025 - Aggiornamento importante

In relazione ad alcune interpretazioni emerse nei commenti e a quanto riportato nel post, riteniamo opportuno fornire, anche a seguito di una mail ricevuta da Gianni Del Pero, un chiarimento ufficiale circa il suo ruolo nel contesto delle attività di bonifica della cosiddetta “Terra della Diossina”.

Con una lettera datata 29 luglio 2025, il Direttore Generale di Autostrada Pedemontana Lombarda, Ing. Sabato Fusco, ha chiarito in modo inequivocabile la posizione di Del Pero, sottolineando che:

    “Il dottor Del Pero non ha oggi e non ha avuto in passato alcun incarico professionale o istituzionale da Autostrada Pedemontana Lombarda o connesso con essa.”

    “Non ha mai avuto autorizzazione per accedere alle aree di cantiere di bonifica, non è mai stato registrato il suo accesso.”

    “Non gli abbiamo fornito dati diversi da quelli pubblici o condivisi col Tavolo permanente.”


Per chiarezza e trasparenza, si precisa pertanto che Gianni Del Pero non ha avuto alcun ruolo formale o privilegiato nei lavori di bonifica, né ha avuto accesso riservato alle informazioni o ai cantieri.

Riteniamo importante fornire questa precisazione per evitare confusioni e fraintendimenti nel dibattito pubblico, mantenendo alta l’attenzione sulla correttezza e trasparenza delle informazioni riguardanti la bonifica.
(blog Brianza Centrale) 

lunedì 23 giugno 2025

Storie di Lucciole e Allocchi: un’esperienza nel cuore della notte tra fascino e consapevolezza


Anche quest’anno, l’escursione notturna “Storie di Lucciole e Allocchi” nella brughiera di Meda, all’interno del Parco delle Groane e della Brughiera Briantea, non ha deluso le aspettative. Organizzata dal Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera insieme a LIPU e WWF, con il patrocinio del Comune di Meda e del Parco stesso, l’iniziativa ha richiamato una settantina di partecipanti, attratti dalla possibilità di vivere il bosco in una veste insolita e suggestiva.

L’atteso incontro con il Succiacapre si è fatto ancora una volta desiderare, ma lungo il viale di Carpini che porta alla Zoca di Pirutit, le lucciole hanno saputo incantare con la loro danza luminosa, confermando una presenza sempre più numerosa. Il momento forse più emozionante è stato l’incontro ravvicinato con un Allocco, che ha simbolicamente ricordato, con la sua apparizione silenziosa, la presenza attenta e discreta degli abitanti notturni del bosco.


Questa esperienza, così intensa e coinvolgente, offre anche un’occasione per una riflessione più ampia. Se da un lato la conoscenza diretta della natura è fondamentale per promuoverne la tutela, dall’altro è importante continuare a prestare attenzione all’impatto delle nostre attività. Per il futuro, si potrebbe valutare l’opportunità di contenere il numero di partecipanti - ad esempio entro un massimo di 50 persone - per mantenere intatta la quiete della notte e ridurre al minimo il disturbo per la fauna selvatica.

Un piccolo accorgimento che può rafforzare il messaggio di rispetto e armonia con l’ambiente che iniziative come questa vogliono trasmettere.

domenica 15 giugno 2025

Valle dei Mulini a Meda: interviene il WWF Lombardia

Una delle aree recentemente piantumate

Gianni Del Pero, Presidente Delegato WWF Lombardia, con il sostegno del Comitato Scientifico WWF Lombardia e del Presidente di WWF Insubria ci ha inviato una comunicazione – dal titolo piuttosto deciso: “In difesa dell'Ambiente Naturale e nel rispetto del Lavoro delle decine di Volontari: No alla disinformazione e al Neonegazionismo!” – fa riferimento ad alcuni commenti apparsi sotto un post pubblicato sul nostro blog lo scorso 7 giugno.

Il riferimento, per chi volesse contestualizzare, è ai commenti anonimi o pseudonimi pubblicati sotto questo post: Proseguono le attività di "Fare Ambiente" del WWF Insubria

Pensavamo che la questione fosse stata chiarita. Tuttavia, la lettera del WWF dimostra che, almeno da parte loro, la vicenda resta aperta.
Riportiamo integralmente il testo ricevuto, che è accompagnato dalla foto della pagina 104 del volume "Dorsale Verde Nord" (2009), dove viene descritta la “Connessione Ecologica della Valle dei Mulini a Meda”, uno dei primi progetti strutturati in quell’area.

Testo integrale della lettera WWF Lombardia


Con interventi anonimi, usando pseudonimi "Gruppo di..." e "Medese", ma mostrando gravissimi problemi di memoria o peggio con finalità contrarie alla tutela dell'Ambiente Naturale, su Medinforma e sul Blog Brianza Centrale si tenta l'ennesimo assalto alla Valle dei Mulini e al lavoro di progettazione e realizzazione di decine di aree verdi nel nostro territorio. Come WWF non possiamo accettare disinformazione e neonegazionismo!

E' infatti grazie al lavoro di decine di volontari, alla collaborazione di tutte le Associazioni Ambientaliste di Meda (citiamo le più attive: Cooperativa sociale La Brughiera Onlus, Comitato Parco Regionale Groane - Brughiera, WWF OA Insubria ODV, Circolo XX Settembre) con il contributo economico del Comune di Meda, di BrianzAcque e di due aziende del territorio, che sono stati piantumati in questi anni quasi 10000 Alberi che sono patrimonio di tutti, anche di chi ne nega l'esistenza. Chiunque può percorrere Via Seveso (sì, proprio quella Via Seveso devastata da un'amministrazione comunale che avrebbe dovuto essere più sensibile ai temi ambientali), Via degli Angeli Custodi (lato Scuole /Mulino ma anche lato "Lazzaretto"), Via Giovanni XXIII, Via della Vigna (che esiste così come Via Molino), Via Canturina e Via Manzoni fino in Via Pescarenico e Via Santa Maria e verificare che il progetto di compensazione ambientale che Pedemontana avrebbe dovuto realizzare nei decenni scorsi è stato in gran parte realizzato. E anche il sentiero ciclo-campestre della Vigna e del Vecchio Mulino, elemento di connessione tra il Bosco delle Querce di Seveso e Meda e il Parco Delle Groane e della #Brughiera, è stato riaperto grazie al lavoro dei Volontari. Regaleremo a chiunque sia interessato, il Volume "Dorsale Verde Nord", edito nel 2009, che a pag. 90-91-92 e 104 riporta la prima scheda progettuale della "Connessione Ecologica della Valle dei Mulini a Meda" di Paolo Conte e Gianni Del Pero. 

Nell'immagine: pag. 104 del volume “Dorsale Verde Nord”, 03/2009

In quel testo storico i contributi di molti Amici dell'Ambiente e del WWF tra i quali Andrea Longo (WWF Bosco di Vanzago), Gianni Casiraghi, Paolo Pirola, Fabio Lopez, Iolanda Negri, Salvatore Colombo, Daniele Santambrogio, Silvia Baldo, Luca Frezzini, Gianni Del Pero (WWF Groane), Zeno Celotto (allora WWF Groane), Francesco Nicolodi, Fabio Cologni (WWF Trezzo), Neil Citterio (allora WWF Vimercatese), Marco Monguzzi, Nicolò Mapelli.
Il neonegazionismo è inaccettabile e la disinformazione non paga.
Gli Alberi e i Parchi ci sono, impossibile negarlo, Meda e la Brianza tutta ringraziano.

Gianni Del Pero - Presidente Delegato WWF Lombardia
Il Comitato Scientifico WWF Lombardia
    Claudio Clemente
    Giovanni Gottardi
    Riccardo Mancioli
    Fabrizio Merati
    Alessandro Tolomeo
Maurizio Borghi
- Presidente di WWF Insubria


Osservazioni: una vicenda che merita attenzione e confronto

Pur riconoscendo il grande impegno di volontari e associazioni nel corso degli anni, ritieniamo utile offrire ai nostri lettori anche alcuni spunti di riflessione, utili per alimentare un dibattito trasparente e civile:
  • Toni forti e linguaggio polemico: termini come “neonegazionismo” o “assalto alla Valle dei Mulini” risultano eccessivi rispetto alla natura dei commenti apparsi, che – pur critici – ponevano dubbi e non negazioni. Il confronto sull’ambiente dovrebbe restare su toni più misurati.
  • La documentazione e il riferimento a vie e toponimi locali (es. Via della Vigna, Via Molino) vengono usati per dimostrare la realizzazione del progetto. Tuttavia, la presenza di alberi o nomi di vie non è sempre sufficiente, da sola, a dimostrare "che il progetto di compensazione ambientale che Pedemontana avrebbe dovuto realizzare nei decenni scorsi è stato in gran parte realizzato".
Il progetto locale 15 (PL15) di Pedemontana, 02/2009


Per chi volesse approfondire uno dei nodi più discussi – il PL15 – segnaliamo una scheda informativa pubblicata su: http://www.alternativaverde.it/rete/meda/medapl15.html

Il blog Brianza Centrale, nel rispetto di tutte le parti coinvolte, continuerà a pubblicare documenti, osservazioni e testimonianze che possano aiutare i cittadini a farsi un'opinione consapevole, evitando semplificazioni e inutili polemiche.

 

Aggiornamento 16/06/2025

Abbiamo ricevuto da Gianni Del Pero, Presidente Delegato del WWF Lombardia, una risposta al sottostante commento di Roberto (leggi qui), corredata da alcune mappe che volentieri condividiamo. Le immagini mostrano gli interventi di riqualificazione ambientale effettuati negli ultimi anni nell’area oggetto del discusso progetto di compensazione ambientale PL15.

Del Pero segnala che, oltre agli interventi visibili sulle mappe, sono stati ripristinati anche percorsi ciclopedonali e aree non facilmente rappresentabili (come il frutteto o i tracciati campestri). Inoltre, sottolinea l’esistenza di una convenzione firmata con il Comune di Meda, che include i mappali pubblici interessati dal progetto.

A questo proposito, ricordiamo che sul blog erano già stati pubblicati in passato articoli e mappe relative al PL15 e agli interventi previsti e realizzati, come nel post di ottobre 2024:

👉 WWF Insubria: aggiornamento sui progetti nella Valle dei Mulini

Condividiamo di seguito le nuove mappe ricevute, che aiutano a inquadrare meglio lo stato attuale del progetto.

In rosso vivo gli interventi completati nel 2025, in blu l'area riqualificata del "Lazzaretto". Non rappresentabili il frutteto e i percorsi campestri e ciclocampestri.

In rosso il Sentiero  ciclocampestre della Vigna e del Vecchio Mulino ripristinato e collegato a percorsi protetti all'interno delle Scuole Diaz  e alla ciclabile dell'area Brianzacque in progetto. 

L'elemento principale della campestre lungo circa 500 metri.

Per chi volesse approfondire ulteriormente, è disponibile anche il link a un articolo pubblicato su Medinforma nel settembre 2023 (cliccare qui).
 
da Medinforma, settembre 2023