Visualizzazione post con etichetta Covid-19. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Covid-19. Mostra tutti i post

martedì 5 luglio 2022

1976 Seveso 2022: dal disastro Icmesa all'emergenza Covid


 
Dal disastro ICMESA all'emergenza pandemica; qual era l'idea di salute che scaturiva dalle lotte dei lavoratori, delle donne, degli scienziati e dei tecnici schierati? Quale sanità si stava disegnando in quegli anni e qual è la situazione oggi, dopo due anni di emergenza Covid?
 

Giovedì 7 luglio 2022
dalle ore 21.00 in piazza Confalonieri (lato via Manzoni), Seveso

Ne parliamo con:

  • VITTORIO AGNOLETTO, docente di Globalizzazione e politiche della salute all'università Statale di Milano, conduttore della trasmissione "37e2" su Radio Popolare
  • MARCO CALDIROLI, presidente di MEDICINA DEMOCRATICA


A cura di:

  • Seveso Memoria di parte
  • Coordinamento No Pedemontana
  • Medicina Democratica

sabato 15 gennaio 2022

Rifiuti domestici e Covid: bastano dei piccoli accorgimenti per non fermare la raccolta differenziata

Immagine tratta dal web

 

L'associazione Eco dalle Città ha chiesto all'ISS di aggiornare le disposizioni in materia di gestione dei rifiuti domestici seguendo le indicazioni europee che raccomandano sì di gestire con attenzione i rifiuti più delicati ma di proseguire la raccolta differenziata: "L'Italia è per molti versi il paese più avanzato sul fronte della raccolta differenziata. Inibirla sarebbe un grave danno ambientale ed economico. L'indicazione contraria alla raccolta differenziata è stata per lo più dimenticata o ignorata, ma questo non è certo un buon motivo per tenerla in vigore"


Lettera aperta all’Istituto Superiore di Sanità sulla gestione rifiuti Covid

Spettabile ISS          

Gentile Lucia Bonadonna

stiamo verificando a livello locale e anche in altri paesi europei la questione della gestione dei rifiuti domestici urbani in relazione alla pandemia Covid. Come probabilmente già altri e più importanti soggetti vi hanno segnalato, sta diventando impossibile seguire le indicazioni che erano contenute nel vostro documento del maggio 2020. Le città che avevano iniziato una gestione separata della raccolta domiciliare ai positivi, impostandola come raccolta di rifiuti ospedalieri, vi hanno già rinunciato o stanno rinunciando  stante la impossibilità di stare dietro ai continui cambiamenti della popolazione contagiata.

Abbiamo raccolto notizie o segnalazioni in tal senso rispetto a Roma, alle città toscane, a Palermo, a Genova. Il tentativo di far gestire i rifiuti provenienti dalle abitazioni dei positivi come rifiuti ospedalieri provoca costi alti e continue disfunzioni organizzative. Nel vostro documento era previsto che in molte situazioni non si potesse procedere a quel tipo di “gestione separata” e allora scatta la disposizione di non differenziare i rifiuti, mettendoli tutti in uno stesso sacco doppio. Questa indicazione è stata però superata da quella della Commissione Ue, che raccomanda da un lato di proseguire la raccolta differenziata, dall’altro di gestire con attenzione i rifiuti più delicati dal punto di vista Covid, come mascherine e fazzolettini provenienti dal domiciliato positivo, ponendoli in un sacchetto all’interno del più ampio sacco indifferenziato.

Una nostra rapida indagine in altri paesi europei  indica che non sono in vigore norme, disposizioni o suggerimenti contrari alla raccolta differenzata. In Spagna si raccomanda – come da documento Ue – di chiudere i rifiuti diciamo “personali del paziente” in un sacchetto prima di metterli nel più ampio sacco dell’indifferenziato. In Portogallo si raccomanda di usare sacchi resistenti e di non riempirli troppo, per evitare rotture. A Berlino e Amburgo le aziende dei rifiuti ci hanno risposto che le disposizioni speciali sono state abbandonate dopo il 2020 e oggi si procede normalmente. A Vienna ci hanno detto che valgono le regole dei tempi pre Covid. A Bruxelles che i cittadini sono invitati a conferire i rifiuti riciclabili al termine dell’isolamento domiciliare.

L’ Italia è per molti versi il paese più avanzato sul fronte della raccolta differenziata. Inibirla sarebbe un grave danno ambientale ed economico. L’indicazione contraria alla raccolta differenziata è stata per lo più dimenticata o ignorata, ma questo non è certo un buon motivo per tenerla in vigore. Per quanto siamo riusciti a conoscere e a capire non è necessario disporre la rinuncia alla raccolta differenziata e sono sufficienti raccomandazioni e accorgimenti che la vostra esperienza e competenza saprà indicare.

Certi di interpretare il punto di vista di chi si occupa e preoccupa della economia circolare dei rifiuti, vi chiediamo quindi di aggiornare le indicazioni in merito.



 

Leggi anche:

Erba (CO), raccolta differenziata in forte diminuzione: perché?

 

mercoledì 24 marzo 2021

Piano vaccini della Lombardia: una Regione senza Letizia


 

Riceviamo e pubblichiamo.

di Carlo Borghetti, consigliere regionale PD 

 

In Lombardia il piano vaccinale di ARIA fa ACQUA da ogni parte. La Regione è col sedere per TERRA, Fontana mette a ferro e FUOCO i vertici aziendali. Ci sono tutti gli ELEMENTI perché il flop perduri ancora a lungo... Altro che Letizia: non ci resta che piangere...

Medici e operatori sanitari, Direttori Generali di ATS e ASST, Protezione Civile, Sindaci, Associazioni e cittadini si stanno tutti dando un gran da fare perché la campagna vaccinale in Lombardia decolli, ma persino il consulente Bertolaso lamenta di non avere poteri: chi vuole può firmare qui http://chng.it/GFCZdXhL

È la richiesta al Governo perché mandi un commissario vero per gestire le vaccinazioni in Lombardia, che dia una mano innanzitutto alle ATS, alle ASST e ai Sindaci.

Stanno arrivando in consegna milioni di dosi di vaccino, bisogna essere pronti: solo vaccinando di più e più velocemente potremo uscirne, salvaguardando la salute e l’economia, a partire dai settori più colpiti, e riaprendo tutte le scuole.

Possiamo, anzi, dobbiamo farcela.

mercoledì 10 febbraio 2021

Nel territorio di Monza e Brianza nasce il Coordinamento per il Diritto alla Salute


 

a cura del Coordinamento Diritto alla Salute Monza e Brianza

Aderiamo e condividiamo le iniziative del Coordinamento Lombardo: la richiesta di Commissariamento della Sanità lombarda, il rifiuto della Legge Maroni  [L.R. 23/2015] e della privatizzazione dell’assistenza ai malati cronici, oltre alle numerosissime iniziative di presidio programmate per il 20 febbraio ad un anno esatto del "paziente uno " di inizio della pandemia.
Rivendichiamo la tutela e la ricostruzione della Sanità pubblica, tanto più in una Regione – la Lombardia – nella quale l’impresa privata, fatta entrare con l’alibi dei miglioramenti indotti dalla concorrenza, ha introdotto il criterio del profitto e depauperato il sistema pubblico, mortificando le sue originarie funzioni principali – cioè la presenza del servizio sanitario nel territorio ed il primato della prevenzione.


Condividiamo le analisi e le proposte contenute nel manifesto di Medicina Democratica dell’aprile 2020, riteniamo insufficiente sia la semplice sostituzione dell'assessore Gallera con l’ex ministra Moratti, sia l'affidamento delle vaccinazioni lombarde a Bertolaso come super-commissario.
Queste sono solo modifiche di facciata che prefigurano ulteriori devastazioni.
A un anno dal “paziente uno”, il vero ammalato di neoliberismo oltre che di imprevidenza e incompetenza, è la sanità lombarda.


Prima le Giunte Formigoni, poi la riforma Maroni del 2015 e infine l’attuale Giunta Fontana.
Vogliamo l’abbandono del modello che ha portato alla distruzione della Sanità pubblica lombarda.
La Sanità è di fondamentale importanza per tutte le persone, senza differenze di reddito e di territorio, e perciò deve essere pubblica per poter essere offerta ad ognuno con pari attenzione, mentre la Regione Lombardia ha scelto invece di privilegiare i risultati economici e le concentrazioni.
Il Sistema Sanitario Regionale lombardo è diventato un “sistema ospedalocentrico”, in cui MEDICINA TERRITORIALE e PREVENZIONE sono state indebolite, quasi azzerate e con la creazione della ATS Brianza e la creazione futura della Fondazione ospedaliera San Gerardo si aggrava ulteriormente una realtà sanitaria già gravemente compromessa.


L'estesa pratica dell'accreditamento delle strutture private e il taglio dei finanziamenti a quelle pubbliche hanno causato l’esplosione delle liste d’attesa riducendo l’accesso per le cure delle cronicità.
Nell’attuale drammatica esperienza della pandemia la mancanza dei servizi sanitari territoriali e di base ha concorso a produrre la congestione degli ospedali, che non riescono ad assicurare gli interventi sanitari anche per le patologie più pericolose ed invalidanti.


Ci proponiamo di operare per riaffermare i principi costituzionali e di civiltà della Sanità Pubblica e Universale,  a partire dalla salvaguardia e ripristino dei presidi sanitari minacciati di smobilitazione e dalla difesa dei diritti dei ricoverati anche nelle RSA e nelle RSD fatta dai comitati di parenti – che rivendicano il controllo su tali strutture.


Solidarizziamo con le operatrici e gli operatori sanitari e le loro organizzazioni rappresentative per rivendicare un’occupazione adeguata, non precaria, ed orientata verso le originarie funzioni territoriali e preventive del sistema pubblico.


Monza e la Brianza non possono rimanere silenziose davanti alle sofferenze della Sanità pubblica, con le sue ingiustizie che in Lombardia ci stanno schiacciando: è nostro dovere intervenire per rimediare a questo scempio scandaloso.


LA SALUTE NON E’ UNA MERCE, LA SANITA’ NON E’ UN'AZIENDA.
 

Coordinamento Diritto alla Salute Monza e Brianza.
Per adesioni scrivere alla Pagina Facebook: Coordinamento per il Diritto alla Salute - MB


giovedì 5 novembre 2020

Il WWF al Comune di Meda: "Il Covid si combatte anche rispettando l'ambiente e le regole della civile convivenza"

Purtroppo abbiamo una situazione drammatica da un punto di vista sanitario ma non per questo ci dobbiamo dimenticare della tutela dell'ambiente e del rispetto delle regole della civile convivenza.

 

Per questo, il WWF Lombardia, dopo avere inviato tre esposti rimasti inevasi al Comune di Meda, ha inoltrato all'ente una diffida formale ad ottemperare a quanto richiesto.


Il testo della diffida

Egr. Sig. Sindaco Luca Santambrogio
Egr. Sig. Comandante Polizia Locale Valter Bragantini

Il sottoscritto Gianni Del Pero, ... nella sua funzione di Presidente Delegato WWF Lombardia, premesso che in più occasioni e con pec trasmesse in data (tra le varie) 02.12 2019 e 22.04.2020  ha presentato a questo Ente:
  • la segnalazione della presenza di recinzioni e manufatti privi di titolo autorizzativo in Via del Ry (anche con interruzione della fruizione della civica Via e l’impossibilità di accedere all’elemento del reticolo idrico secondario detto Torrente Ry), in ambiti limitrofi accessibili da Via Colombera (determinando l’impossibilità ad accedere al Parco Regionale delle Groane e della Brughiera) e, ancora, in Via Cavallina;
  • la segnalazione della presenza di scarichi di rifiuti inerti in Via Santa Maria e limitrofe (Via delle Betulle, Via del Ry) e lungo la prosecuzione di Via Varese, e la segnalazione di movimentazioni terre all’interno del territorio del Parco in ambiti accessibili da Via del Ry e da Via Cavallina.

A distanza di svariati mesi (periodo ben superiore ai 30 gg indicati nella normativa applicabile) non ha avuto nessuna risposta scritta in relazione alla suddetta richiesta ne notizia di intervento in merito, ai sensi e per gli effetti dell’art. 328 del codice penale, così come modificato dall’art. 16 della legge 16 aprile 1990, n. 86

diffida


il responsabile del procedimento del competente servizio a compiere l’atto oggetto del dovere del suo ufficio (accertando e nel caso sanzionando le violazioni, adottando i provvedimenti necessari per la rimozione delle opere abusive e per il ripristino dei luoghi), o ad esporre le ragioni del ritardo entro il termine di 30 giorni dalla ricezione della presente richiesta inviando relativa comunicazione, con l’espresso avvertimento che, in difetto, sarà presentato esposto alla competente autorità giudiziaria.

martedì 3 novembre 2020

Emergenza pandemia: WWF, LIPU e LEGAMBIENTE chiedono al Governo di sospendere l’attività venatoria

 

Condividiamo una lettera inviata al Presidente del Consiglio ed altre autorità con la richiesta di sospendere le attività venatorie, in considerazione  dell’attuale grave situazione della pandemia e delle modalità di caccia che non garantiscono un adeguato rispetto delle regole “anticovid”, da parte di chi svolge attività di caccia in questo periodo (ad es. le “braccate” per i cinghiali o l’utilizzo degli “appostamenti fissi”).


L’istanza è firmata dai Presidenti nazionali di WWF, LIPU e Legambiente (le tre associazioni ambientaliste che fanno parte del tavolo presso il Ministero dell’Ambiente sul “Piano antibracconaggio”).


Illustrissimi Presidente e Ministro,


l’approvazione del DPCM 24 ottobre 2020 “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 maggio 2020, n. 35, recante «Misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19», e del decreto-legge 16 maggio 2020, n. 33, convertito, con modificazioni, dalla legge 14 luglio 2020, n. 74, recante «Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l’emergenza epidemiologica da COVID-19»” ha posto in evidenza l’urgenza, laddove fosse ancora necessario, di porre le massime attenzioni, prevenzioni e raccomandazioni, alle modalità di svolgimento di ciascuna attività, lavorativa e ricreativa, valutando e bilanciando divieti e autorizzazioni per non mettere ulteriormente in pericolo il primario diritto alla salute previsto dall’art. 32 Cost. e il futuro stesso del Paese.


A tal fine sono state compiute al livello nazionale scelte dolorosissime per attività lavorative e commerciali di ogni genere, culturali e ricreative, fino al ripristino dell’obbligo della didattica a distanza per il 75% dei giovani delle Scuole medie superiori, giovanissimi che più di ogni altra fascia d’età soffrono per la rinuncia allo sviluppo di relazioni sociali.


Orbene in questo drammatico contesto non sono state invece introdotte misure mirate a prevenire la diffusione del contagio durante lo svolgimento di un’attività meramente ludico-sportiva qual è l’attività venatoria. Si tratta di un’attività praticata da una popolazione costituita da circa 500.000 cittadini, oltre l’80% dei quali ha più di 50 anni di età e ben il 30% sono ultrasettantenni. La maggior parte di costoro rientra, quindi, nella fascia di popolazione più fragile ed esposta ad essere vittima del virus e/o a subirne gravi conseguenze, con maggiori rischi di ospedalizzazione e conseguente aggravio di tutto il sistema sanitario.


Va evidenziato, infatti, che l’insieme del numero dei titolari di concessione di licenza di caccia, nell’ordine di decine di migliaia di persone in ciascuna regione, la loro ampia mobilità tra province e regioni e il fatto che tale attività sia svolta in larghissima misura in forme collettive, come la caccia in braccata e la caccia al capanno, che portano in queste settimane all’assembramento di decine di migliaia di persone, sono tali da essere potenzialmente molto pericolose. Basti descrivere succintamente, per valutare il rischio di diffusione del contagio, l’attività di caccia da appostamento fisso, che viene svolta in capanni chiusi dotati solo di piccole feritoie da cui i cacciatori sparano agli uccelli migratori. Generalmente la dimensione è di pochi metri quadrati. In tali ambienti, privi di un efficace ricambio di aria, più cacciatori permangono insieme per numerose ore, talvolta insieme ad accompagnatori privi di licenza di caccia e, come più volte rilevato dal nostro personale di vigilanza volontaria, spesso senza indossare gli obbligatori dispositivi di protezione individuale.


Riteniamo altresì importante sottolineare che la caccia, attività ludico-sportiva, non può né deve essere confusa con le esigenze di gestione della fauna, patrimonio indisponibile dello Stato, o dei danni alle attività antropiche ad esso correlati, in quanto la vigente legislazione nazionale assegna espressamente e opportunamente, con l’articolo 19 della Legge 157/92, esclusivamente alla diretta responsabilità delle Regioni e degli Enti gestori delle aree protette tali funzioni, da svolgere, laddove necessario, tramite l’appropriata redazione, approvazione e realizzazione di specifici piani di controllo faunistico.
Tutto ciò sinteticamente premesso, nell’interesse della Collettività, della primaria tutela del diritto ex art. 32 Cost. e nel rispetto dell’art. 191 TFUE, le scriventi Associazioni chiedono alle S.S. V.V. ill.me di sospendere tutte le forme collettive con cui può essere espletata l’attività venatoria, attività ludico-ricreativa.


Consapevoli dell’urgenza e importanza di agire senza indugi per rallentare la diffusione della pandemia in atto, con l’occasione rivolgiamo i più distinti saluti.


Stefano Ciafani, Presidente Legambiente onlus

Aldo Verner, Presidente LIPU onlus

Donatella Bianchi, Presidente WWF Italia onlus.

martedì 27 ottobre 2020

Lo scarica barile del trasporto pubblico

di Dario Balotta, presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture)

“È inaccettabile che oggi, dopo mesi in cui abbiamo ripetuto che il trasporto pubblico poteva diventare il collo di bottiglia se non fossero stati riprogrammati gli orari, ci si venga a dire che si chiudono scuole e attività produttive perché i trasporti si sono fatti trovare impreparati”: a dirlo è Arrigo Giana, presidente di Agens (l’Agenzia confederale dei trasporti) e amministratore dell’azienda trasporti milanese (Atm).

Di veramente inaccettabile nel 2020, tuttavia, c’è un’altra cosa: il fatto che Atm - come tutte le aziende di trasporto pubblico italiane - non abbiano ancora chiaro che il mondo e la mobilità sono cambiati, e che sono soltanto loro a vivere di rendita, garantiti da concessioni che durano da decenni senza quasi mai essere state messe a gara. Zero flessibilità, zero innovazione, tante garanzie pubbliche, soldi a palate e aziende strutturate ancora come negli anni ’80: sono queste le vere cause del fallimento dei sistemi di trasporto pubblici.  

Attualmente, rispetto al periodo pre-Covid la mobilità si è ridotta della metà; nella gran parte delle scuole superiori i flussi degli ingressi e delle uscite sono stati ridotti del 50% grazie alla didattica …
… gli over 65 si muovono prevalentemente in automobile. Dunque, che cosa serve ancora ad Atm per evitare gli affollamenti? Sarebbe bastato rafforzare le linee più congestionale con qualche autobus a noleggio.


Un’azienda come Atm, del tutto autoreferenziale nonostante si dipinga come una realtà all’avanguardia, invece di chiedere al mondo di cambiare dovrebbe farlo essa stessa attraverso un rapido mutamento organizzativo, che al contrario non ha neppure ipotizzato, lasciandosi andare a un facile quanto inutile “scarica barile”.

mercoledì 24 giugno 2020

Brianza: le istanze del WWF e degli ambientalisti per la ripartenza post-Covid

Nei giorni scorsi la Provincia di Monza e della Brianza ha organizzato un tavolo interistituzionale "Verso gli Stati Generali della Brianza per la ripartenza" con l'obbiettivo di "condividere insieme problemi, soluzioni, opportunità che l’emergenza COVID ha fatto emergere".

Tra gli invitati erano presenti  WWF, Legambiente, Italia Nostra e FAI.

Al termine della giornata, Gianni del Pero, Presidente del WWF Lombardia ci ha dichiarato: "Al cospetto del Presidente e del Vicepresidente, con i due Dirigenti Infosini e Zoppè abbiamo avuto la possibilità di ribadire le istanze che in questi anni abbiamo avanzato: PTCP e Aree Agricole Strategiche con verifica dell'applicazione in ambito comunale delle linee di indirizzo. Rigidissimo controllo sul consumo di suolo. Parchi come gestione ottimale del territorio, a partire dal consolidamento anche in Monza del GruBria. Mobilità sostenibile e archiviazione di Pedemontana.

Abbiamo presentato il "Manifesto per un Futuro Sostenibile in Lombardia" elaborato da Italia Nostra, Legambiente e WWF che ha ricevuto un plauso dagli Amministratori che lo hanno condiviso nella sua articolazione considerando un ottimo punto di partenza per un confronto sulle azioni che ci siamo impegnati a garantire."

domenica 22 marzo 2020

Legambiente Lombardia: "le riduzioni delle polveri sottili riscontrate dall’inizio del periodo di emergenza Covid-19 sono coerentemente riferibili alla riduzione del traffico"

Lo smog nella Pianura Padana, in una foto satellitare del 2005 © Nasa
Fact checking a cura di LEGAMBIENTE LOMBARDIA

Riduzione di inquinanti (PM10) nel periodo di applicazione in Lombardia delle misure straordinarie legate all’epidemia di Covid-19.

Le misure progressivamente più severe di limitazione della mobilità e delle attività al fine di contenere il dilagare epidemico da Covid-19 hanno sicuramente portato a effetti benefici sulla qualità dell’aria in Pianura Padana, su cui però le comunicazioni sono state spesso discordanti e contraddittorie, ‘tirate’ per sostenere tesi sul maggiore o minor contributo inquinante della specifica fonte emissiva e spesso corroborate da suggestive immagini satellitari che ‘svelavano’ effetti di riduzione degli inquinanti che in realtà sono governati, se osservati per brevi periodi, in maniera prevalente dalla forzante meteorologica.

Per cercare di fare chiarezza, occorre valutare le variazioni su archi temporali sufficienti lunghi per ‘appiattire’ gli effetti legati alla variabilità meteo (elevata specialmente nelle fasi di successione stagionale, quale quella in corso), e operare un confronto con condizioni di periodi di calendario sovrapponibili in annate precedenti e recenti (per limitare il fattore di deriva legato ai trend emissivi, ovvero evitare il confronto con periodi in cui composizione e quantità delle emissioni erano fortemente diverse da quelle attuali). Abbiamo operato un confronto sui dati delle centraline ARPA Lombardia dei capoluoghi delle province lombarde, confrontando i dati raccolti nel periodo 20 febbraio-19 marzo 2020 con gli analoghi (19 febbraio-20 marzo, un giorno in più per tener conto dell’annualità bisestile) del 2017, 18 e 19.


Il dato che emerge è che in tutti i capoluoghi lombardi la qualità dell’aria, per l’indicatore PM10, è decisamente migliore, nel periodo considerato di quest’anno, rispetto al dato degli anni precedenti, con livelli medi decisamente più alti (33-35 microg/mc) per i capoluoghi della ‘bassa zootecnica’ (CR, MN, LO), rispetto ai capoluoghi della fascia pedemontana (BG, VA, LC, SO, valori tra 19 e 28 microg/mc), ma in tutti i casi con dati medi del periodo ampiamente inferiori alla soglia di legge(40 microg/mc) per il dato medio annuo. La riduzione rispetto al dato medio del periodo è più forte per i capoluoghi pedemontani (-27 / -34%) rispetto a quella osservata per i capoluoghi della ‘bassa’ zootecnica (-16 / -23%).

Si tratta di dati che hanno una forte coerenza rispetto a quanto si sarebbe potuto attendere con la riduzione del traffico legata alle misure di emergenza, oltre che con una moderata riduzione delle emissioni da riscaldamento domestico (incluso quello da combustione di legna o simili) legata prevalentemente alle temperature più miti della media stagionale lungo l’arco del periodo. Un modello visualmente efficace per correlare le fonti con l’entità delle emissioni è quello sviluppato da ARPA Emilia Romagna (fig) nell’ambito del progetto life PREPAIR, che mette in evidenza il ruolo oggi largamente prevalente del particolato di origine secondaria (cioè formato in atmosfera a partire da precursori), costituito da sali d’ammonio (solfati e nitrati), in cui l’ammoniaca gassosa che origina da emissioni di origine zootecnica reagisce con l’umidità atmosferica e i gas da emissioni di combustione (SOx e NOx) per dar luogo a microcristalli di sali sospesi.


Lo schema mostrato fornisce anche una spiegazione plausibile dei livelli più alti di polveri sottili (e dei minori abbassamenti) riscontrati nella ‘bassa zootecnica’, laddove non solo l’attività di allevamento si ritiene non significativamente interferita dall’emergenza covirus ma, anzi, in questo periodo dell’anno contribuisce maggiormente alle emissioni ammoniacali in quanto nei mesi di febbraio e marzo si effettuano gli spandimenti in campo di liquami e deiezioni impiegate come fertilizzanti per le semine primaverili.


All’attività zootecnica, eccessivamente addensata nella bassa lombarda dove si concentra circa il 40% del patrimonio zootecnico nazionale, sono anche in gran parte ascrivibili molti dei superamenti delle soglie di legge, come quello riferito da ARPA Lombardia in data 19 marzo 2020.

Concludendo, dunque, le riduzioni di inquinamento da polveri sottili, fino ad un terzo in meno delle concentrazioni medie del periodo, riscontrate dall’inizio del periodo di emergenza Covid-19 sono coerentemente riferibili in prevalenza alla riduzione delle emissioni da traffico, sia leggero che pesante, e in minor misura alla riduzione delle emissioni da riscaldamento per ragioni in larga misura indipendenti dall’emergenza Covid (è plausibile che le utenze domestiche abbiano fatto maggior ricorso all’accensione dei riscaldamenti, pur con temperature esterne miti, ma è altrettanto vero che altre utenze, ad esempio le scuole, sono state disconnesse fin dall’inizio dell’emergenza). I dati in apparente controtendenza di superamento dei livelli soglia, rilevati in occasione di fasi meteorologiche con tempo stabile e alta pressione, sono interpretabili, in larga misura, come effetti delle emissioni derivanti dalla elevatissima concentrazione dell’attività di allevamento, in particolare nella fascia della Bassa Pianura, oltre che dalle altre fonti (in primo luogo industriali e da produzione energetica) e dal traffico pesante residuo, soprattutto autostradale.