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mercoledì 24 settembre 2025

Seregno, la città che rischia di diventare solo per ricchi


A Seregno, la questione dell’area ex Dell’Orto non è soltanto un dibattito urbanistico o immobiliare: è uno specchio, forse doloroso, di che città abbiamo deciso di essere. Il progetto proposto - residenze di lusso, volumetrie elevate, poco verde pubblico, standard sociali ridotti e processi partecipativi deboli - disegna un futuro che rischia di allontanare chi questa città la abita davvero: le giovani coppie, le famiglie dei lavoratori, chi non se lo può permettere.

Prendendo spunto dal dossier delle Acli, dal parere del Politecnico e dai post che abbiamo pubblicato, questi sono i fatti principali:

  • Il piano prevede oltre 41.000 metri cubi edificati, con un indice edificatorio di circa 5 m³/m², molto più alto rispetto ad altri comparti simili in Seregno.
  • È prevista una torre di 14 piani su via San Rocco.
  • Gli appartamenti previsti sono circa 160, il che potrebbe comportare un incremento di popolazione nell’area ex Dell’Orto di circa 450-500 persone. Un numero importante per comprendere l’impatto complessivo.
  • Le dotazioni pubbliche (verde, spazi sociali, servizi) sembrano limitate o monetizzate, spesso ridotte a spazi condominiali e frammentati.
  • Manca un’offerta significativa di edilizia convenzionata o accessibile: il progetto è pensato per fasce medio-alte.
  • Il coinvolgimento della cittadinanza è stato minimo: i dossier e le proposte arrivano soprattutto “dal basso”, non da percorsi partecipativi istituzionali.

Abbiamo ricevuto diverse sollecitazioni da cittadini che pongono interrogativi concreti e molto rilevanti:

  • Quanti dei nuovi appartamenti saranno davvero accessibili per chi non ha redditi elevati? Se solo pochi - una decina o poco più - significa che la trasformazione serve soprattutto a valorizzare l’investimento privato, non a rispondere ai bisogni della popolazione locale.
  • Qual è il prezzo medio previsto? E il target reale: ceto medio, o una fascia ancora più alta?
  • Qual è il rapporto tra gli alloggi di lusso e quelli in edilizia convenzionata/sociale? In città “virtuose” si garantisce anche il 30%.
  • Come cambierà la dinamica commerciale del quartiere? A Milano la costruzione di case extra lusso ha portato con sé locali esclusivi, affitti più cari e la chiusura di negozi familiari. Seregno rischia lo stesso destino.
  • Quali saranno gli impatti su servizi, mobilità, traffico? Un aumento di 450-500 abitanti non è banale: scuole, trasporti, parcheggi, verde e inquinamento ne risentiranno.

Il rischio è una città a doppia velocità:

  • Un centro (o alcune zone) elegante, ben curato, costoso, destinato a chi può permetterselo.
  • Quartieri periferici o meno centrali che restano con meno investimenti, meno servizi, più costi sociali.
  • Una città forse bella, ma sempre più divisa, meno inclusiva, meno comunitaria.
Per evitare che Seregno diventi solo per ricchi, servono azioni chiare:
  • Pubblicare tutti i dati reali: quanti alloggi, a quale prezzo, a quali fasce sociali destinati, quale quota di edilizia convenzionata.
  • Fissare regole chiare e vincolanti, non solo linee guida.
  • Garantire almeno una quota significativa di edilizia sociale/convenzionata, senza monetizzare gli standard.
  • Assicurare verde pubblico vero, non solo giardini condominiali.
  • Incentivare formule alternative: edilizia popolare, cooperative, canoni calmierati.
  • Avviare processi partecipativi seri e tempestivi, che consentano ai cittadini di incidere davvero.

Il modo in cui abitiamo la città determina chi siamo. Se ogni grande intervento diventa solo occasione di profitto privato, senza ricadute collettive in termini di accessibilità e qualità della vita, Seregno diventerà un bene di lusso.

Seregno è davanti a un bivio: essere una città-vetrina, destinata a pochi, oppure una città giusta, in cui le trasformazioni urbanistiche servano l’intera comunità. L’area ex Dell’Orto non è solo un cantiere: è il simbolo del futuro che ci attende.

Se si costruisce solo per chi può pagare, se si valorizza il profitto più del bene comune, rischiamo di perdere la nostra comunità, la nostra storia e la speranza che tutti - non solo i ricchi - possano sentirsi a casa a Seregno.

martedì 23 settembre 2025

Betùn e ciap-ciap a Seregn


Dopo diversi approfondimenti sull’ex area Dell’Orto, pubblichiamo una canzone che racconta, con ironia e rabbia, come il cemento (“betùn”) e i cantieri (“ciap-ciap”) stiano sostituendo visione e spazi verdi. Tra promesse di rigenerazione e realtà di muri e asfalto, il testo mette in musica la frustrazione dei cittadini e la mancanza di una visione della città.

Strofa 1
Dell’Orto l’è sparid, gh’è restà on gran bus, tump-tump,
i disan “rigenerazion”, ma gh’è domà fuss.
Parlen de verde, de piani, de gran visiun,
ma sott el tavulin gh’è semper betun.

Riturnell (da cantà in coro)
Eh va là, va là, ciap-ciap, betun a volontà,
la città la se stropa, e nissun che la vorrà.
Eh va là, va là, puf-puf, visiun minga gh’è,
el comun el dorm, e intant i muri i vegn su!

Strofa 2
El privat el comanda, el comun el fa “sì”, ronf-ronf,
i citadin i guardan e disen: “Ma chi?”.
Ciaciar e rendering, promess a carret,
ma la realtà la sa de muffa e de smarret.

Riturnell
Eh va là, va là, ciap-ciap, betun a volontà,
la città la se stropa, e nissun che la vorrà.
Eh va là, va là, puf-puf, visiun minga gh’è,
el comun el dorm, e intant i muri i vegn su!

Strofa 3
Se gh’era on pian seri, cun un quaj’ idea in man,
serem minga chi a bev al vin invan.
Ma senza bussola, senza corag,
la città la va in giò, crac-crac, com’on carr in viag.

Riturnell (final cun forza)
Eh va là, va là, ciap-ciap, betun a volontà,
la città la se stropa, e nissun che la vorrà.
Eh va là, va là, puf-puf, visiun minga gh’è,
Dell’Orto l’è mort… e adess, semm qui a cantà! 🎶

 

[Nei commenti la versione in italiano]

lunedì 22 settembre 2025

Le Acli di Seregno presentano il dossier sull’area ex Dell’Orto


Martedì 23 settembre alle ore 21, presso la Casa della Sinistra – Sala Coop "Libertà", in via Leonardo da Vinci 30, Seregno, il Circolo Acli "Leone XIII" di Seregno presenta il dossier:

“Area ex Dell'Orto. Rigenerare spazi, costruire comunità”

Sarà un’occasione per approfondire un tema che nelle ultime settimane ha animato il dibattito politico cittadino e su cui ci siamo già occupati con diversi approfondimenti:

  1. Rigenerazione ex Dell’Orto a Seregno: tra opportunità e criticità, il monito del Politecnico
  2. Seregno, il caso ex Dell’Orto: le Acli chiedono trasparenza, la politica si defila
  3. Area ex Dell’Orto: è questa la rigenerazione che Seregno merita?
  4. Area ex Dell’Orto (Seregno): il dossier delle Acli e il destino della città
  5. Città vetrina o città giusta? Il contributo delle Acli di Seregno sull’area ex Dell’Orto

domenica 21 settembre 2025

Rigenerazione ex Dell’Orto a Seregno: tra opportunità e criticità, il monito del Politecnico

Dopo la presentazione del dossier delle Acli, si è aperta a Seregno una discussione pubblica sulla trasformazione dell’area ex Dell’Orto, di cui abbiamo dato spazio sul nostro blog. Qui vogliamo esaminare la relazione della professoressa Elena Granata, docente del Politecnico di Milano e consulente del Comune, per cogliere le criticità evidenziate, che potete trovare nella scheda di approfondimento.


La rigenerazione dell’area ex Dell’Orto rappresenta un passaggio cruciale per il futuro urbanistico della città. La relazione mette in luce potenzialità e criticità del progetto presentato da Anedo srl ed EffeEffeArchitects.

L’area, oggi abbandonata e impermeabilizzata, richiede un profondo intervento di bonifica e restituzione alla città. Il piano prevede residenze, verde, servizi, parcheggi e spazi pubblici, ma non mancano i nodi da sciogliere.

Tra le criticità principali segnalate dalla professoressa Granata emergono:

  1. Contesto storico delicato – L’area è nel cuore del centro storico, con cortine continue e isolati compatti. Gli interventi devono rispettare e valorizzare il carattere storico, evitando soluzioni dirompenti.
  2. Densità e volumetrie – Le volumetrie previste sono elevate per un contesto già densamente urbanizzato. La normativa regionale lascia margini ampi alla proprietà, ma la relazione sottolinea l’importanza di armonizzare edifici e spazi pubblici.
  3. Altezza degli edifici – La proposta di torri rischia di alterare lo skyline e la proporzione del centro storico, generando preoccupazione tra i residenti. La relazione invita a trovare un equilibrio tra esigenze di sviluppo e inserimento armonioso nel contesto.
  4. Qualità del verde e sostenibilità – Il verde non deve essere solo ornamentale ma ecosistemico: alberature, ombra, suoli drenanti e mitigazione delle isole di calore, in linea con il Piano Clima comunale.
  5. Spazi pubblici e privati – La gestione degli spazi comuni e la privacy delle residenze deve essere ponderata, evitando chiusure eccessive che compromettano la fruizione pubblica.
  6. Funzioni sociali e mix urbano – La presenza di edilizia convenzionata, servizi per famiglie e attività commerciali è fondamentale per un insediamento equilibrato e integrato nel quartiere.
  7. Mobilità e parcheggi – L’attenzione è rivolta a parcheggi interrati per non gravare sul traffico locale e alla valorizzazione di vie pedonali come via San Rocco, connessa alla chiesetta e agli spazi pubblici.
  8. Partecipazione della comunità – La relazione sottolinea l’importanza di avviare un percorso partecipativo con cittadini e comunità locale per garantire trasparenza e co-progettazione, vista la rilevanza dell’intervento.

La rigenerazione dell’area ex Dell’Orto rappresenta dunque un’opportunità per Seregno, ma richiede attenzione, equilibrio e capacità progettuale. Solo un intervento calibrato potrà trasformare un comparto industriale dismesso in uno spazio urbano di qualità, rispettando la storia, la comunità e l’ambiente.

Scheda / Criticità emerse dalla Relazione


sabato 20 settembre 2025

Seregno, il caso ex Dell’Orto: le Acli chiedono trasparenza, la politica si defila

Area ex Dell'Orto: rendering del grattacielo di 14 piani previsto su via San Rocco

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato diversi post riprendendo il dossier partecipato sull’area ex Dell’Orto, promosso dalle Acli di Seregno. Un documento nato non per trattare con l’amministrazione, ma – come ribadito dagli stessi promotori – come «atto di responsabilità pubblica e di partecipazione democratica, nato per rendere i cittadini e i corpi intermedi più consapevoli delle scelte che plasmeranno il futuro della città».

Nel comunicato stampa diffuso in questi giorni, per rispondere ad alcune affermazioni dell’amministrazione comunale, le Acli precisano che «il dossier non è un esercizio accademico, ma un lavoro documentato che prende le mosse dalla Delibera di Giunta n. 163/2024 e dall’intero Progetto esecutivo presentato nel 2025 da Anedo Srl, attuale proprietaria dell’area. Tutti i principali strumenti di pianificazione comunale – dal PGT al Piano Clima, dal Piano Urbano del Traffico all’Agenda Seregno 2030 – sono stati messi a confronto con il progetto per verificarne la coerenza».

Rendering delle aree interne

«Il compito di un’Amministrazione
– scrivono le Acli – non è registrare le intenzioni di un investitore, ma guidare le trasformazioni secondo una visione di città giusta, sostenibile e inclusiva». Se da un lato viene riconosciuto come positivo il richiamo all’edilizia convenzionata, alla sostenibilità e alle pedonalizzazioni, dall’altro si sottolinea che «le quote di edilizia convenzionata sono troppo limitate, la sostenibilità non è garantita da criteri vincolanti, la viabilità rischia di spostare i problemi senza risolverli».

Viene inoltre ricordato l’impegno a preservare «la memoria storica della fabbrica Dell’Orto» e viene condivisa «la recente raccomandazione del circolo culturale 'Seregn de la memoria' che riguarda la presenza della chiesetta dell’Oratorio dei Santi Rocco e Sebastiano, edificio vincolato e prezioso segno della storia religiosa e civile di Seregno. Rigenerare significa valorizzare, non oscurare o marginalizzare questi luoghi».

Una parte del comunicato è dedicata anche a sgomberare il campo da equivoci circa i rapporti personali e politici: «Essere soci Acli non equivale a rappresentare l’associazione, che parla solo tramite il Presidente e il Consiglio direttivo». Le Acli rivendicano così l’autonomia associativa, prendendo le distanze da interpretazioni giornalistiche o politiche che rischiano di confondere piani distinti.

Nella parte finale del comunicato, le Acli insistono sul bisogno di trasparenza: «Se i cosiddetti “paletti” esistono davvero devono essere messi a conoscenza della comunità. Una vera sintesi non può maturare solo in un confronto riservato tra Comune e soggetto privato».

Il dossier – ribadiscono – «non nasce per alimentare contrapposizioni, ma per offrire una base di confronto pubblico serio e orientato all’interesse generale». Alle istituzioni locali viene chiesto un passaggio di chiarezza: se la visione proposta è condivisa, deve essere tradotta in scelte concrete; se non lo è, occorre dirlo con trasparenza alla comunità.

Il dossier completo – interamente dedicato al Progetto esecutivo presentato da Anedo Srl – è disponibile a questo link: Dossier partecipato Acli.

Nostro commento: Ex Dell’Orto, la politica che abdica al suo ruolo


Quanto sta avvenendo a Seregno attorno al destino dell’area ex Dell’Orto ci ha richiamato alla memoria un’intervista rilasciata alcuni mesi fa ad Avvenire da Giancarlo Consonni, professore emerito di Urbanistica al Politecnico di Milano e direttore dell’archivio Piero Bottoni. In quelle parole, dense e radicali, rivolte in particolare alle vicende milanesi, ritroviamo molti dei nodi che anche la nostra città sta vivendo: il vuoto della politica, la rinuncia a guidare i processi urbani.

Le vicende dell’area ex Dell’Orto a Seregno non possono essere lette come una questione locale o tecnica. Esse si collocano dentro un vuoto che, prendendo a prestito le parole di Consonni, riguarda la politica stessa: «Non c’è una strategia, una linea ferrea, determinata sul tema della città. Alla fine il modo in cui viene gestita è quello di un’azienda, ma senza princìpi sociali».

Seregno non fa eccezione. L’operazione proposta da Anedo Srl e la reazione dell’amministrazione comunale rivelano la stessa dinamica che altrove ha consegnato pezzi di città alla logica degli operatori privati. La politica rinuncia a guidare i processi, limitandosi a registrare intenzioni, promesse o vincoli indefiniti, e lascia che il mercato determini le forme dello spazio urbano. Ma così facendo abdica al suo compito: quello di garantire che la città sia giusta, inclusiva, viva.


Consonni ricordava che altre città europee – Vienna, Copenaghen, Barcellona – hanno accompagnato gli interventi di grande impatto con misure compensative: Vienna e Copenaghen destinando quote ad alloggi popolari; Barcellona lavorando, con Oriol Bohigas, a progetti che rinsaldassero il tessuto urbano e le relazioni di prossimità. Lì la politica ha guidato le trasformazioni, mettendo al centro la vita collettiva. A Seregno, invece, l’ex Dell’Orto rischia di diventare l’ennesimo “non luogo”, privo di anima e destinato a svuotarsi di vita sociale.

Se un’area così significativa viene trattata come un affare tra Comune e investitore, senza un vero confronto pubblico, il problema non è solo urbanistico: è politico. «Se non agisci sul mercato – ammonisce Consonni – lasci la città in mano agli operatori privati». E così crescono disuguaglianze, quartieri ricchi contrapposti a quartieri poveri, spazi anonimi che di sera diventano deserti.

La posta in gioco, a Seregno come altrove, non è un semplice progetto immobiliare ma l’idea stessa di città: se sarà luogo di convivenza o terreno di speculazione. L’ex Dell’Orto potrebbe diventare occasione di rigenerazione urbana e sociale, restituendo centralità alla memoria e vitalità alla comunità. Oppure ridursi a un’operazione “mordi e fuggi”, senza futuro.

La scelta è tutta politica. E qui sta l’urgenza: la politica deve tornare a occuparsi della città, con coraggio e competenza. Perché, come ricorda Consonni, «se rompi il nesso tra come trasformi la città e come la vivi», il risultato non è solo degrado urbanistico: è una crisi profondamente politica, che mina la convivenza civile stessa.

giovedì 11 settembre 2025

Area ex Dell’Orto: è questa la rigenerazione che Seregno merita?

L'edificio ex Dell'Orto, vista da via San Rocco


Dopo la presentazione del dossier delle Acli (leggi qui e qui) analizziamo ora alcuni degli allegati tecnici che lo corredano. Non si tratta di appendici secondarie, ma di strumenti che permettono di verificare, punto per punto, la fondatezza della lettura critica proposta. Leggi, pareri tecnici, confronti con altri progetti: tutto concorre a mostrare che l’attuale Programma Integrato di Intervento (PII) sull’area ex Dell’Orto presenta più ombre che luci.

La legge regionale responsabilizza il Comune

Il primo allegato (A) richiama la cornice normativa fondamentale: la Legge Regionale n. 18 del 26 novembre 2019, “Misure di semplificazione per la rigenerazione urbana e territoriale”.

Il documento sottolinea come questa legge non attribuisca automatismi al privato, ma affidi al Comune un ruolo decisivo:
«Gli articoli principali della legge sono chiari: l’articolo 2 fissa gli obiettivi di fondo – rigenerare significa migliorare la qualità urbana, ambientale e sociale, contenere il consumo di suolo e favorire coesione. L’articolo 4 attribuisce ai Comuni la facoltà di individuare gli ambiti da rigenerare. L’articolo 5 specifica che i diritti edificatori non sono automatici, ma devono essere previsti dagli strumenti urbanistici vigenti e compatibili con essi».

Un passaggio chiave è poi l’articolo 8:
«Ogni intervento può essere subordinato a convenzioni, capaci di riequilibrare l’interesse pubblico con quello privato, imponendo opere, servizi, standard qualitativi e ambientali».

In sintesi: il Comune non è spettatore passivo. Al contrario, è chiamato a esercitare “piena responsabilità politica e tecnica”, affinché “l’interesse generale prevalga su quello particolare”.

Il parere tecnico ignorato

Il secondo allegato (B) riporta il parere della prof.ssa Elena Granata (Politecnico di Milano), redatto nel novembre 2024 su incarico del Comune.

Pur riconoscendo alcuni elementi positivi – come “l’abbandono dell’ipotesi dei due grattacieli isolati” – la relazione resta severa:
«Le riserve espresse riguardano in primo luogo l’eccessiva densità edilizia e l’impatto paesaggistico: le altezze previste alterano lo skyline del centro e la concentrazione volumetrica risulta sproporzionata rispetto al contesto già densamente abitato».

Sul verde, la valutazione è netta:
«La logica è ornamentale e condominiale: manca un vero verde pubblico con funzione ecologica e sociale, in coerenza con le linee del Piano Clima comunale».

Non meno pesante è la critica alla mancanza di edilizia sociale:
«La relazione evidenzia l’assenza di edilizia convenzionata o sociale, invitando esplicitamente a introdurre una quota di alloggi accessibili per rispondere alla crescente domanda abitativa delle fasce più fragili».

E infine, il nodo della partecipazione:
«Non meno rilevante è la totale mancanza di partecipazione civica: il parere chiede al Comune di aprire un percorso pubblico di confronto con cittadini e associazioni, ritenuto indispensabile per dare legittimità al progetto».

Una valutazione che non può certo essere interpretata come un “via libera tecnico”.

Agenda 2030: incoerenze evidenti

L’allegato D prende in esame la coerenza del progetto con la strategia “Seregno 2030 – Crocevia di Opportunità”, approvata dal Consiglio e dalla Giunta nel 2022.

Qualche segnale positivo c’è – “il riuso di un’area dismessa” e “la ristrutturazione della ex Biblioteca” – ma, scrive il documento:
«Prevalgono le incoerenze sostanziali. L’indice edificatorio dell’area, pari a circa 5 mc/mq, è superiore a quello di altri comparti cittadini e contrasta con l’obiettivo di qualità dell’abitare. Il verde previsto è frammentato e residuale, senza connessioni ecologiche e senza funzione di spazio pubblico urbano».

Sul fronte sociale, il giudizio è ancora più duro:
«Mancano alloggi accessibili, spazi civici e funzioni di welfare di comunità. Il progetto rischia così di rafforzare processi di esclusione e polarizzazione, in contrasto con i principi di equità e inclusione sociale».

Nemmeno la mobilità sfugge alle critiche:
«Non sono previsti percorsi ciclopedonali né collegamenti con il sistema urbano esistente, mentre le opere viabilistiche privilegiano l’accessibilità privata».

La conclusione è inequivocabile:
«Il progetto, pur muovendosi formalmente nel quadro normativo vigente, si rivela incoerente con la vision urbana delineata dall’Agenda 2030 Seregno e dagli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU».

Il confronto con altri quartieri riqualificati

L’ultimo allegato (E) propone un raffronto con altri comparti di riqualificazione urbana: Trabattoni e Villa.

I numeri parlano da soli. All’ex Dell’Orto l’indice fondiario previsto è 5 mc/mq; a Trabattoni era 2,4 mc/mq, a Villa 3 mc/mq.

Le dotazioni pubbliche?
«Il progetto ex Dell’Orto prevede spazi estremamente ridotti per funzioni non residenziali (circa 350 mq complessivi)… A confronto, Trabattoni ha garantito 8.200 mq di biblioteca, 4.250 mq di giardino pubblico e una piazza di 1.200 mq; Villa ha previsto un giardino di quartiere, parcheggi pubblici e una quota di edilizia convenzionata».

Il giudizio finale è netto:
«Mentre nelle aree Trabattoni e Villa le trasformazioni hanno introdotto dotazioni pubbliche significative e un miglioramento complessivo della qualità urbana, l’intervento sull’ex Dell’Orto appare guidato prevalentemente da logiche speculative, con un ritorno pubblico minimo».

 

La posizione dell’amministrazione comunale

Sul progetto dell’area ex Dell’Orto l’amministrazione comunale ha più volte espresso la propria linea.

Il sindaco Alberto Rossi, in un intervento pubblicato su Facebook tre mesi fa (13 giugno 2025), ha ricordato che il Piano Integrato di Intervento oggi sul tavolo «è il progetto elaborato dal proprietario dell’area e dal suo staff progettuale ed esprime l’aspettativa dell’operatore privato». Per questo, ha sottolineato, le ambizioni del privato dovranno «conciliarsi con l’interesse pubblico, con la necessità di integrare il nuovo intervento con il quartiere, di prestare attenzione alla mobilità locale e di interpretare in modo corretto le indicazioni date dal Documento di inquadramento». Un percorso definito «non facile da raggiungere in un contesto urbano già molto denso», ma da affrontare «con rigore e serenità».

L’assessore all’urbanistica Giuseppe Borgonovo, intervenendo in questi giorni sulla stampa locale, ha giudicato il dossier Acli «sorprendente», perché a suo avviso «non coglie lo stato dell’arte: l’amministrazione ha già fatto osservazioni al soggetto attuatore». Pur riconoscendo che i contenuti del dossier «sono perfetti dal punto di vista accademico, direi una lezione di urbanistica», Borgonovo ha precisato che «non siamo in presenza di una pianificazione pubblica, bensì del progetto di un privato che ha tutti i diritti di edificare come prevedono le norme vigenti e la legge sulla rigenerazione».

Secondo l’assessore, il documento delle Acli sarebbe «disconnesso dalla realtà, perché con il privato si è fatto un passo avanti». La prima proposta della proprietà, infatti, non è stata accolta dal Comune, che ora «nella revisione del progetto si aspetta una risposta positiva sugli aspetti non secondari che abbiamo evidenziato». Resta però un punto fermo: «Non siamo nelle condizioni di mettere in discussione l’intero progetto, che non è il progetto del Comune, bensì del privato che opera con tutti i diritti del caso».
 

Nostro commento 
Il confronto tra le dichiarazioni istituzionali e il documento delle Acli mostra con chiarezza un diverso approccio al tema della rigenerazione urbana.

Da un lato, le Acli chiamano in causa la responsabilità politica del Comune, ricordando che la legge regionale attribuisce agli enti locali non solo il potere, ma anche il dovere di pretendere qualità urbana, equità sociale e sostenibilità ambientale. Per loro, il progetto ex Dell’Orto non è un destino già scritto, ma uno spazio di scelta politica.

Dall’altro lato, il sindaco Rossi e l’assessore Borgonovo interpretano il ruolo dell’amministrazione in modo più limitato: non tanto come regia capace di riscrivere le regole del gioco, quanto come mediatore tra le ambizioni del privato e le necessità della città. Il sindaco parla di un equilibrio “da ricercare con rigore e serenità”, mentre l’assessore sottolinea che “non siamo nelle condizioni di mettere in discussione l’intero progetto”, proprio perché si tratta di un’iniziativa privata prevista dalle norme vigenti.

Questa differenza di impostazione è cruciale: per le Acli siamo davanti a un banco di prova della capacità del Comune di orientare le trasformazioni urbane secondo gli indirizzi di “Seregno 2030”; per l’amministrazione, invece, il margine di manovra è più circoscritto, e si tratta di ottenere le migliori condizioni possibili dentro il perimetro normativo già definito.

La questione di fondo, dunque, rimane aperta: la rigenerazione urbana è un terreno di mediazione tecnica o un atto politico che decide il futuro della città?

lunedì 8 settembre 2025

Area ex Dell’Orto (Seregno): il dossier delle Acli e il destino della città

L'area ex Dell'Orto, corso Matteotti ang. via Cavour

Le Acli di Seregno hanno recentemente prodotto un Dossier partecipato dedicato all’ex area Dell’Orto. Si tratta di un documento articolato e prezioso, che merita di essere conosciuto e discusso perché non riguarda solo un progetto edilizio, ma la qualità del futuro della città.

L’argomento è decisivo: non si tratta soltanto delle volumetrie e delle scelte proposte da un privato, ma soprattutto del modo in cui l’operazione è stata (o meglio, non è stata) gestita dall’Amministrazione comunale.

Il dossier mostra con chiarezza come i processi partecipativi siano stati deboli, quasi inesistenti, e come manchi del tutto una vera visione di città. Si procede “a spot”, con progetti isolati e scollegati, senza un disegno complessivo capace di orientare le trasformazioni urbane.

Il rischio è che, al momento della redazione del nuovo PGT, ci si trovi con progetti impattanti già avviati, che condizionano e limitano la possibilità di pensare a una Seregno più giusta, equilibrata e sostenibile.

Per questo crediamo sia necessario ribadire un principio semplice ma fondamentale: meglio fare meno ma bene, piuttosto che tanto ma male.


Ex area Dell’Orto: un progetto senza visione pubblica

Il piccolo parcheggio su via Cavour

L’area ex Dell’Orto è una delle ultime grandi occasioni di rigenerazione urbana per Seregno. Ma il progetto oggi sul tavolo – con una torre di 14 piani, volumetrie sproporzionate e verde frammentato – rischia di trasformarsi in una mera operazione immobiliare. Il dossier partecipato delle Acli parla chiaro: «Non si costruisce città, si occupa spazio».

Piazza Mons. Ratti, davanti all'Oratorio dei SS: Rocco e Sebastiano

Il dossier ricorda che l’ex Dell’Orto non è un semplice comparto edilizio, ma un nodo strategico per il futuro di Seregno. L’operazione in corso, presentata come piano di recupero, in realtà appare come una trasformazione a guida privata, priva di una visione pubblica. La città, spiegano le Acli, dovrebbe porsi una domanda di fondo: vogliamo una città costruita a misura di investitori o una città coesa e inclusiva?

Il progetto visto da via San Rocco

Il piano prevede un grattacielo di 14 piani, con oltre 41.000 metri cubi edificati e un indice pari a 5 m³/m², molto più alto rispetto ad altri quartieri cittadini. Una volumetria che muta radicalmente il profilo urbano, senza un disegno che ne spieghi l’utilità collettiva.

Le dotazioni pubbliche risultano marginali: la promessa di un asilo nido non trova conferme e la quota minima di standard (6%) è stata monetizzata, rinunciando a spazi verdi e sociali autenticamente collettivi.

Pianta delle aree pubbliche

Il verde proposto è frammentato e condominiale, senza connessioni ecologiche e senza valore sociale. La viabilità si fonda su una nuova rotatoria e su parcheggi destinati soprattutto alla mobilità privata, in aperto contrasto con gli obiettivi del PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile) e del Piano Clima.

Inoltre, il progetto non prevede alcuna edilizia sociale: l’offerta immobiliare è pensata per fasce medio-alte, contribuendo ad aumentare le disuguaglianze.

L'edificio ex Dell'Orto in via San Rocco

Secondo le Acli, la criticità principale sta nella mancanza di una visione pubblica. L’Amministrazione comunale ha il dovere di guidare le trasformazioni urbane, orientandole verso l’interesse collettivo. Rinunciare a questo ruolo significa abdicare alla propria responsabilità.

Il progetto, così com’è, si presenta come un’operazione immobiliare più che come una rigenerazione urbana. Non c’è un piano per integrare l’intervento nel tessuto cittadino, né un coinvolgimento della cittadinanza.

Chi ci guadagna? Impatti sociali, ambientali ed economici

Ogni trasformazione urbana produce valore. La domanda è: a chi va questo valore? Nel caso dell’ex Dell’Orto, il dossier mostra come la rendita generata sia quasi interamente concentrata nelle mani del privato, mentre gli impatti sociali, ambientali ed economici ricadono sulla collettività.

Via D'Azeglio, ang. via San Rocco

Il piano proposto concentra i vantaggi su chi realizza l’intervento, senza redistribuirne i benefici. La monetizzazione delle dotazioni pubbliche è un esempio lampante: invece di creare nuovi spazi collettivi, si preferisce un contributo economico che lascia intatto il problema della scarsità di servizi e aree verdi.

Questa scelta priva la città di opportunità di crescita inclusiva e riduce la rigenerazione a una semplice occasione di profitto.

Il progetto rischia di escludere le fasce più fragili della popolazione: giovani, famiglie monoreddito, anziani. L’assenza di edilizia sociale e di spazi civici alimenta disuguaglianze e concentra l’offerta abitativa su chi dispone di maggiori risorse.

Via D'Azeglio, vista da corso Matteotti

Inoltre, l’arrivo di nuovi residenti aumenterà la pressione su servizi pubblici già carenti, senza che siano previsti investimenti compensativi.

Il verde è insufficiente, chiuso entro spazi condominiali, e non garantisce connessioni ecologiche. Non sono previste compensazioni ambientali né interventi che riducano l’impatto della densificazione edilizia. Al contrario, il rischio è di aumentare traffico, inquinamento e consumo di risorse.

I costi indiretti dell’intervento – dall’adeguamento delle reti idriche e fognarie all’aumento della domanda di servizi – ricadranno sulla collettività. Non esiste un’analisi costi-benefici che dimostri la sostenibilità economica dell’operazione nel medio-lungo periodo.

La città si trova così a sopportare gli oneri senza ricevere in cambio vantaggi significativi.

Il progetto cancella la memoria industriale dell’area, trasformandola in un “non-luogo”. Nessun richiamo alla storia produttiva, nessun percorso di valorizzazione culturale.

A questo si aggiunge l’assenza di processi partecipativi: non sono stati attivati strumenti di confronto pubblico, né valutazioni di impatto sociale. Una trasformazione così rilevante è stata decisa senza un vero coinvolgimento della cittadinanza.

Per una rigenerazione giusta e partecipata

Una città giusta non nasce dal silenzio, ma dalla partecipazione consapevole. Il dossier propone sette assi strategici per invertire la rotta sull’ex Dell’Orto: più dotazioni pubbliche, edilizia accessibile, mobilità sostenibile, standard ambientali vincolanti e un tavolo civico permanente.

Il punto è chiaro: vogliamo una città costruita a misura di investitori o una città coesa e inclusiva? Delegare ai privati la regia urbana significa rinunciare al ruolo politico dell’Amministrazione.

L'edificio ex Dell'Orto su corso Matteotti

Le Acli lo sottolineano: l’Amministrazione ha il potere, il dovere e la responsabilità di guidare le trasformazioni urbane.

Le sette proposte:
  • Incrementare le dotazioni pubbliche: più spazi verdi e sociali collettivi.
  • Garantire casa accessibile: introdurre edilizia sociale o cooperativa, superando la logica della monetizzazione.
  • Integrare il progetto nella mobilità sostenibile: percorsi ciclabili e pedonali, riqualificazione dell’asse Cavour–Matteotti, piano del verde urbano.
  • Istituire un tavolo civico permanente: monitoraggio partecipato per un intervento che durerà anni.
  • Vincolare a standard ambientali elevati: certificazioni energetiche, materiali ecologici, patti di manutenzione.
  • Applicare davvero la L.R. 12/2005, art. 8 bis: rigenerazione significa inclusione, verde e servizi, non solo costruzione.
  • Rinegoziare l’accordo urbanistico: riequilibrare interesse pubblico e privato, con convenzioni trasparenti e vincolanti.

Il dossier propone di andare oltre il singolo caso: istituire un Osservatorio Civico Permanente sul PGT, promuovere tavoli di coprogettazione pubblica, definire criteri chiari di valutazione delle trasformazioni (utilità collettiva, giustizia urbana, sostenibilità ambientale, redistribuzione del valore).

L’ex Dell’Orto diventa così simbolo di una sfida più ampia: costruire una città capace di coniugare memoria, giustizia e innovazione.

Contornata in rosso: l'area ex Dell'Orto

Rigenerare non significa solo costruire, ma costruire meglio. Significa creare spazi che rafforzino la comunità, che riducano le disuguaglianze, che rispettino l’ambiente e la storia.

Il dossier partecipato delle Acli è un invito alla cittadinanza e alle istituzioni: fare dell’ex Dell’Orto un’occasione di giustizia urbana, non di speculazione. Perché una città giusta non si misura in metri cubi, ma nella qualità delle relazioni e della vita che ospita.

venerdì 5 settembre 2025

Città vetrina o città giusta? Il contributo delle Acli di Seregno sull’area ex Dell’Orto

Il Circolo Acli Leone XIII di Seregno ha diffuso nei giorni scorsi una nota di sintesi che accompagna il “Dossier Partecipato PII area ex Dell’Orto”, un documento che intende offrire un contributo politico, civico e tecnico al futuro di una delle aree più delicate della città.

Copertina del documento presentato dalle ACLI di Seregno

Le Acli chiariscono subito il senso dell’iniziativa: «L’area ex Dell’Orto non è una questione tecnica, ma un nodo strategico per il futuro di Seregno. Le ACLI di Seregno scelgono di intervenire con un contributo documentato e propositivo, dentro una dialettica democratica che valorizza i corpi intermedi e rilancia la partecipazione».

L'area dell'ex Dell'Orto, oggetto dell'intervento

La sintesi non risparmia critiche al progetto presentato. Le parole sono nette: «In sintesi: non si costruisce città, si occupa spazio». Tra i principali punti critici evidenziati troviamo:

  • volumetrie eccessive (14 piani, oltre 41.000 m³), con un indice edificatorio molto superiore ad altri comparti cittadini;
  • assenza di dotazioni pubbliche significative, con il rischio che gli standard vengano monetizzati anziché tradotti in spazi collettivi;
  • verde frammentato e condominiale, privo di vere connessioni ecologiche e sociali;
  • viabilità incoerente, orientata all’uso dell’auto e non alla mobilità sostenibile;
  • nessuna edilizia sociale, con un’offerta destinata solo a fasce medio-alte;
  • processo chiuso e senza confronto pubblico, che priva la cittadinanza di strumenti partecipativi.

Secondo le Acli, i rischi sono molteplici: esclusione sociale, impatti ambientali e costi indiretti per la collettività, fino a un indebolimento della stessa qualità democratica del dibattito pubblico.

Il Piano di Intervento presentato (vista da via San Rocco)

Il nodo, spiegano dal Circolo, è eminentemente politico: «Vogliamo una città costruita a misura di investitori o una città coesa e inclusiva? Accettiamo di delegare ai privati la regia urbana, rinunciando a una visione collettiva?».

La responsabilità ricade sull’Amministrazione comunale, che – sempre secondo le Acli – ha «il potere, il dovere e la responsabilità di guidare le trasformazioni: rinunciare significa abdicare al proprio ruolo».

Il documento non si limita alle critiche, ma avanza sette assi strategici per “invertire la rotta”:

  • Incrementare le dotazioni pubbliche.
  • Garantire alloggi accessibili e forme di edilizia sociale.
  • Integrare il progetto nella mobilità sostenibile.
  • Istituire un tavolo civico permanente.
  • Vincolare a standard ambientali elevati.
  • Applicare davvero la normativa regionale sulla rigenerazione.
  • Rinegoziare l’accordo urbanistico per riequilibrare gli interessi.

Un approccio che punta a «una nuova visione condivisa», in cui il futuro della città non sia appaltato agli interessi privati ma «costruito con visione, giustizia e partecipazione».

Il Circolo Acli Leone XIII, proprio nell’anno del suo 80° anniversario, ribadisce così la volontà di giocare un ruolo attivo nel dibattito civico: «Studiare, spiegare, condividere e dialogare per un governo del territorio giusto, trasparente e democratico».

Nei prossimi giorni torneremo su questo tema, entrando nel merito dei diversi aspetti politici, urbanistici e sociali sollevati dal Dossier partecipato sull’area ex Dell’Orto, per contribuire a un confronto pubblico più consapevole e inclusivo.