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martedì 27 ottobre 2020

Lo scarica barile del trasporto pubblico

di Dario Balotta, presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Trasporti e Infrastrutture)

“È inaccettabile che oggi, dopo mesi in cui abbiamo ripetuto che il trasporto pubblico poteva diventare il collo di bottiglia se non fossero stati riprogrammati gli orari, ci si venga a dire che si chiudono scuole e attività produttive perché i trasporti si sono fatti trovare impreparati”: a dirlo è Arrigo Giana, presidente di Agens (l’Agenzia confederale dei trasporti) e amministratore dell’azienda trasporti milanese (Atm).

Di veramente inaccettabile nel 2020, tuttavia, c’è un’altra cosa: il fatto che Atm - come tutte le aziende di trasporto pubblico italiane - non abbiano ancora chiaro che il mondo e la mobilità sono cambiati, e che sono soltanto loro a vivere di rendita, garantiti da concessioni che durano da decenni senza quasi mai essere state messe a gara. Zero flessibilità, zero innovazione, tante garanzie pubbliche, soldi a palate e aziende strutturate ancora come negli anni ’80: sono queste le vere cause del fallimento dei sistemi di trasporto pubblici.  

Attualmente, rispetto al periodo pre-Covid la mobilità si è ridotta della metà; nella gran parte delle scuole superiori i flussi degli ingressi e delle uscite sono stati ridotti del 50% grazie alla didattica …
… gli over 65 si muovono prevalentemente in automobile. Dunque, che cosa serve ancora ad Atm per evitare gli affollamenti? Sarebbe bastato rafforzare le linee più congestionale con qualche autobus a noleggio.


Un’azienda come Atm, del tutto autoreferenziale nonostante si dipinga come una realtà all’avanguardia, invece di chiedere al mondo di cambiare dovrebbe farlo essa stessa attraverso un rapido mutamento organizzativo, che al contrario non ha neppure ipotizzato, lasciandosi andare a un facile quanto inutile “scarica barile”.

sabato 16 maggio 2020

Più mobilità nel futuro di A2A

di Dario Balotta, presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Mobilità)

Qualche settimana fa il neo amministratore delegato di A2A, Renato Mazzoncini, in una audizione in Comune a Milano aveva dato un messaggio tranquillizzante: si continua con il passato fatto di utili e di dividendi. Gli ultimi approvati dall’assemblea degli azionisti sono stati di 60 milioni di euro ciascuno ai due azionisti di controllo, i comuni di Milano e di Brescia, e di quasi 120 milioni al rimanente 49% in mano agli altri investitori dove la parte del leone la fanno i  fondi internazionali.

A sentire Mazzoncini, A2A si concentrerà da una parte nel mantenimento delle rendite di posizione monopoliste in campo energetico e dei servizi comunali (luce, gas, teleriscaldamento e acqua), con tanti annunci di più economia circolare e green (anche se finora sono stati ben pochi gli investimenti in nuove tecnologie e sviluppo).

Dall’altra, come annunciato dall’ex ad del gruppo FS,  ci sarà più mobilità nel futuro della multiutulity soprattutto nella città metropolitana milanese. Il tentativo sarà quello di gestire attraverso il consorzio Next Milano - dove  A2A è presente - i ricchi trasferimenti regionali del trasporto pubblico locale assieme ad ATM: una sinergia tra mobilità, energia e innovazione  per evitare la gara nell’affidamento dei servizi di trasporto.

In questo modo per Mazzoncini, rinviato a giudizio per turbativa d’asta dalle procure di Perugia e Parma, non sarà semplice continuare il Risiko societario con le FS (presenti anch’esse con Busitalia nel consorzio Next Milano) avviato con l’accordo con il comune di Milano sugli scali ferroviari dismessi e seguito all’acquisto da parte delle FS del 36% della MM5.