Visualizzazione post con etichetta Brianzacque. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Brianzacque. Mostra tutti i post

domenica 14 giugno 2026

🌱 aGREENment: il territorio fa squadra per la transizione climatica


È ufficialmente partita “aGREENment”, la Strategia di Transizione Climatica promossa dal Parco GruBrìa insieme ai Comuni di Muggiò, Nova Milanese, Paderno Dugnano e Seregno, con il contributo di diverse altre realtà come Fondazione Cariplo, BrianzAcque e WWF Insubria.

In un contesto in cui gli effetti del cambiamento climatico sono sempre più evidenti, tra ondate di calore e piogge intense, il territorio sceglie di reagire unendo forze, competenze e visione.

Su un’area di 40 km² e una comunità di 150.000 abitanti, aGREENment guarda al 2030 e al 2040 con azioni concrete su quattro fronti:
🔸 mitigazione delle emissioni
🔸 adattamento e resilienza
🔸 sviluppo territoriale sostenibile
🔸 costruzione di un’alleanza climatica locale

venerdì 5 dicembre 2025

Rischio idraulico a Meda: serve una strategia, non interventi isolati

Le informazioni, le immagini e le considerazioni riportate in questo articolo provengono dal resoconto pubblicato da Sinistra e Ambiente–Impulsi a seguito della presentazione dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò, svoltasi a Meda il 28 novembre 2025. L’incontro, molto partecipato, ha visto la presenza della società WISE — incaricata dallo stesso Comune — oltre che dei tecnici di Regione Lombardia e di BrianzAcque.


Il 28 novembre 2025 la sala consiliare di Meda ha ospitato la presentazione dello Studio di Compatibilità Idrologica e Idraulica del torrente Tarò, commissionato dall’amministrazione Santambrogio alla società WISE. A illustrare i contenuti tecnici è stato l’ingegnere Giacomo Galimberti, affiancato dall’Unità Organizzativa Difesa del Suolo di Regione Lombardia — rappresentata dal geologo Roberto Cerretti — e da BrianzAcque, con l’ing. Massimiliano Ferrazzini.

Un incontro molto partecipato, segnato da domande e preoccupazioni dei cittadini dopo l’alluvione del 22 settembre 2025, quando Seveso e Tarò/Certesa esondarono causando danni rilevanti in numerosi comuni della Brianza.

Il quadro critico del bacino del Seveso

Dai dati illustrati emerge un contesto di forte vulnerabilità idraulica. Il Seveso scorre per 39 km attraverso un territorio «impermeabilizzato per il 47%, percentuale che sale al 54% considerando anche il tratto milanese tombinato e il Redefossi».

Lo stesso tratto tombinato nel capoluogo rappresenta un nodo di criticità: «ha una portata di 40 mc/sec, molto inferiore rispetto ai 150 mc/sec potenzialmente in arrivo da monte». A ciò si aggiungono ben 48 ponti e manufatti che ostacolano il deflusso.

Le precipitazioni del 22 settembre — «221 mm in 48 ore in provincia di Monza e Brianza» — hanno superato le capacità di drenaggio del territorio, rendendo evidente la necessità di interventi strutturali.

Regione Lombardia ha ricordato il programma delle vasche di laminazione già attive o in costruzione (Senago, Parco Nord, Lentate) e quelle previste nelle aree golenali di Carimate, Vertemate, Cucciago e Cantù, ma ha ammesso che «non saranno comunque risolutive».

Torrente Tarò/Certesa: un sottobacino critico


Il sottobacino del Tarò/Certesa, 72,4 km² tra 19 comuni, si presenta densamente urbanizzato e frammentato: «100 tra ponti e tratti tombinati». Oltre alla vasca di Carugo, sono previste nuove opere ad Alzate Brianza (200.000 mc) e Mariano Comense (75.000 mc), con cantieri stimati tra il 2027 e il 2028.

Il principio, ha sottolineato WISE, è che «ogni intervento debba inserirsi in un contesto sovracomunale», per evitare effetti negativi a valle.

Le ipotesi di intervento a Meda: molte non sono efficaci


Lo studio ha analizzato il tratto medese del Tarò con rilievi laser scanner, valutando anche i contributi dei valletti minori (Rio Valletto, Valle delle Brughiere, Valle di Cabiate).


L’evento del 22 settembre è stato classificato come T100, un’alluvione dalla frequenza centenaria. In questo contesto sono stati valutati vari possibili interventi.

1. Vasca di laminazione sulla Valle di Cabiate: inefficace


WISE è netta: «L’area potrebbe contenere al massimo 1.400 mc, lontanissimi dai 5.000 necessari per un impatto significativo sul picco di piena».

L’opera sarebbe dunque priva di utilità idraulica. Sarebbero invece possibili interventi minori: «riprofilatura dell’alveo e installazione di barriere mobili impermeabili presso tombinatura e ponte».

2. Area di via Trento/via Meda: da escludere 

La realizzazione di una vasca da 28.500 mc non è considerata percorribile.

«Costi troppo alti e collegamento idraulico complicato, con beneficio irrilevante sulla piena del Tarò».


3. Innalzamento dei ponti: quasi impossibile



Le normative impongono 1,50 m tra intradosso e livello idrico.

«Ciò renderebbe impossibile realizzare rampe adeguate e potrebbe addirittura peggiorare la situazione a valle».

Fondi regionali: 440 mila euro a Meda

Regione Lombardia ha assegnato al Comune:

  • 120.000 euro per consolidare sponde e briglie del reticolo minore
  • 320.000 euro per ripristinare le spalle dei ponti danneggiati su Tarò e Valle di Cabiate


La svolta di BrianzAcque: dalle fognature alle “Città Spugna”

Ferrazzini ha ricordato che l’impermeabilizzazione urbana riduce drasticamente la capacità di assorbimento: «In campagna la pioggia è assorbita al 50%, in città solo al 10-15%».

Il risultato è che «molta acqua pulita finisce nelle fognature, che sfiorano e rigettano nei corsi d’acqua miscelando acque bianche e nere».

Le soluzioni di BrianzAcque includono:

  • Vasche volano (ipotesi in piazza Cavour e via Como)
  • Volanizzazione in linea con nuovi cassoni di scorrimento
  • Aiuole drenanti e sistemi SUDS, applicabili al progetto di via Indipendenza
  • Parco dell’Acqua con captazione in piazza Dozio e infiltrazione in via Angeli Custodi


Il punto di Sinistra e Ambiente–Impulsi

Il movimento ambientalista valuta positivamente il metodo prudenziale adottato da WISE: «Corretto evitare soluzioni affrettate, inutili o dannose, e soprattutto l’occupazione di aree libere con opere inefficaci».

Particolarmente rilevante il giudizio sull’area verde tra Meda e Cabiate: «L’area di via Trento/via Meda è l’ultimo fazzoletto di verde rimasto tra i due comuni. Va mantenuto e acquisito come Bosco Urbano».

Il gruppo chiede inoltre che vasche di laminazione o volano vengano valutate prima nelle aree dismesse cittadine, evitando nuovo consumo di suolo.

Critiche anche per il passato: «Grave aver convogliato nel collettore fognario di largo Terragni le acque tombinate dei torrenti Cà Bianca e Burraschi: una scelta che ha contribuito ai danni».

Sul piano sovracomunale, preoccupazione per le vasche previste ad Alzate e Mariano Comense, situate in aree di pregio naturalistico: «Non possiamo permetterci di perdere ecosistemi importanti. Le opere devono adottare soluzioni naturalistiche e a basso impatto».

Secondo Sinistra e Ambiente–Impulsi, però, le rassicurazioni non sono arrivate: «Né Regione Lombardia né il sindaco Santambrogio hanno assunto un impegno preciso».

Nonostante l’ampiezza del confronto, la serata si è chiusa senza una strategia condivisa: «Ãˆ mancato un quadro generale e un coordinamento tra Comuni, AIPO, Regione e Province, fondamentale per evitare effetti negativi a valle».

Sinistra e Ambiente lamenta infine l’assenza di una programmazione futura: «Il sindaco non ha indicato né una fase successiva né un nuovo incontro pubblico di approfondimento».

mercoledì 18 dicembre 2024

Meda: interventi per l’ambiente e la gestione delle acque piovane nella Valle dei Mulini


Il WWF ha diffuso un aggiornamento sui lavori in corso nella Valle dei Mulini di Meda, dove si stanno attuando azioni concrete per affrontare i cambiamenti climatici e gestire le acque piovane, sempre più critiche a causa di eventi meteorologici estremi. Tra le iniziative, BrianzAcque sta realizzando un’area di laminazione in via Angeli Custodi, fondamentale per contenere le acque durante i fenomeni più intensi.

L’area è stata denominata Valle dei Mulini per la presenza storica di numerosi mulini che un tempo punteggiavano il territorio, alimentati dal corso della Roggia Desio, un canale artificiale risalente al XIV secolo.

Parallelamente, proseguono le piantumazioni di alberi e arbusti grazie alla collaborazione tra il Comune di Meda, WWF Insubria e la Cooperativa Sociale La Brughiera Onlus. Nella giornata di mercoledì 18/12/2024 sono stati messi a dimora 20 noccioli e 2 piante di fico, che si sommano agli interventi degli ultimi anni per un totale di oltre 2000 nuovi alberi piantati lungo la valle.

Gli interventi in corso, che includono sia la creazione dell’area di laminazione sia le piantumazioni, rappresentano un impegno collettivo per la tutela del territorio e per sensibilizzare la comunità sull’importanza della sostenibilità ambientale.

giovedì 3 ottobre 2024

Seregno: al via la fase conclusiva del maxi progetto di Brianzacque per ridurre le perdite idriche

Seregno, incrocio di via Locatelli con via Bologna

A Seregno, lunedì 7 ottobre, inizierà la fase conclusiva del maxi progetto di Brianzacque da 60 milioni di euro, cofinanziato dal PNRR con 50 milioni, e finalizzato alla riduzione delle perdite idriche. Dopo un anno di pausa, riprenderanno i lavori per la sostituzione di un tratto dell’acquedotto vicino ai confini con Mariano Comense, coinvolgendo quattro strade principali: via Orcelletto (dal civico 75 fino all’incrocio con via Varese, via Locatelli (dal civico 129 fino all’incrocio con via Bologna) e via Bologna. Le vecchie tubature saranno rimpiazzate da condotte in polietilene, riducendo le perdite d'acqua stimate in circa 7.113 metri cubi all'anno.

I lavori, che dureranno circa tre mesi e mezzo, includeranno scavi sorvegliati da archeologi per prevenire eventuali ritrovamenti. Questo intervento è parte di un più ampio piano di ammodernamento e digitalizzazione delle reti idriche, che ha già portato alla sostituzione del 77% dei contatori idrici di Seregno con dispositivi smart meter, permettendo un monitoraggio più preciso dei consumi.

Il progetto, sostenuto dall’Unione Europea tramite il Next Generation EU, è un passo significativo per migliorare l’efficienza del servizio idrico nella provincia di Monza e Brianza.

venerdì 26 maggio 2023

Perchè Seregno è finita sott'acqua spiegato bene

Seregno, via Cavour

Seregno, via allo Stadio


Mercoledì 24 maggio 2023 alcune zone di Seregno si sono ritrovate sott'acqua. Le immagini circolate in rete e che pubblichiamo sono eloquenti. 

Per spiegare quanto successo riportiamo qui sotto l'intervento che il sindaco Alberto Rossi ha pubblicato sulla sua pagina Facebook.



di Alberto Rossi, sindaco di Seregno


Allerta meteo passata, e potremmo pure andare oltre e non parlarne. Ma invece voglio provare a raccontare che cosa è avvenuto nella nostra città, spiegarvi il perché, e cosa si può fare per limitare (ma non impedire) certi fenomeni.

Intanto, ieri la nostra stazione meteo ha registrato la caduta di 52 mm di pioggia (quasi la metà di quello che cade mediamente a maggio), 27 mm dei quali molto localizzati tra le ore 15 e le 15:30; durante quella mezz’ora sono caduti 22 mm concentrati in 15 minuti, valori con tempi di ritorno tra 5 e 10 anni.

Si tratta di fenomeni che stressano il nostro sistema fognario e lo portano al limite causando in alcune zone la fuoriuscita dell'acqua dai tombini per la troppa pressione cui era sottoposta nelle tubazioni e la difficoltà di deflusso.

Il nostro sistema fognario è stato realizzato e dimensionato 40 anni fa, in situazioni meteo-climatiche e di territorio diverse (minor cementificazione e numero di abitanti assai inferiore).

La manutenzione di tombini o strade influisce su questo fenomeno? No. Può in parte attenuare, ma se l’evento meteorico è superiore alla capacità di smaltimento, si verificano problemi di drenaggio urbano, come è successo ieri.

Infatti, negli ultimi decenni ogni volta che è avvenuto questo fenomeno il problema si è verificato sempre negli stessi (pochi) punti. Quali? Ovviamente i sottopassi, ma in generale alcune tra le zone più “basse” della città. Ad esempio, la stazione ferroviaria è a 221 metri sul livello del mare, mentre la parte nord della città arriva fino a 235 slm.

Le zone sono sempre le stesse, e mi voglio soffermare in particolare sulla zona di via Circonvallazione, e parte di Galilei. È quella con la maggiore storicità e problematica idraulica di questi episodi, per una ragione specifica. Nella parte sud, verso via Montello, c'è un sistema di apertura automatica per cui nel momento in cui la condotta fognaria va in pressione, per evitare rotture stradali (avvenne decenni fa), i chiusini di sicurezza si aprono, facendo fuoriuscire l'acqua per allentare la pressione sulle tubazioni.

È un tema insormontabile? No, ma la soluzione di questo problema non è “pulire un tombino”, che naturalmente merita sempre la sua manutenzione.

Premesso che con il cambiamento climatico in corso l’intensità di questi fenomeni sarà destinato ad aumentare, nel caso specifico diverse interlocuzioni ufficiali con BrianzAcque avvenute negli scorsi anni hanno portato ad individuare un’area comunale - compresa fra via Circonvallazione e via Sicilia - sulla quale realizzare una vasca volano che possa accogliere l'acqua in presenza di episodi straordinari come quello di ieri.

Per quanto riguarda l’evento di ieri, Brianzacque con i propri tecnici, in regime di pronto intervento, è uscita tempestivamente a verificare i casi di sovrapressione fognaria, controllando il corretto deflusso delle acque nelle caditoie, anche attraverso l'ausilio di camion spurgo e infatti dopo un paio di ore la situazione è tornata alla normalità. Come Comune siamo intervenuti con tre equipaggi della Polizia Locale e due della Protezione Civile per presidiare le strade e lavorare per risolvere le diverse criticità.

Ringrazio gli uomini e le donne della Polizia Locale, della Protezione Civile e di BrianzAcque che come sempre hanno svolto un lavoro prezioso.

 

giovedì 12 gennaio 2023

Pronta la Carta del Potenziale Archeologico della Provincia di Monza e Brianza

L’innovativo strumento di conoscenza predittiva utile per conciliare le esigenze operative di chi deve programmare interventi di infrastrutturazione nel sottosuolo con la tutela dei beni del “passato”. La Brianza? Terra con centri ad alto potenziale di ritrovamenti.



Nata da una convenzione tra BrianzAcque e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese, indica preventivamente se in una determinata area c’è la possibilità di rinvenire depositi di interesse archeologico.

La provincia di Monza e Brianza ha la propria carta del potenziale archeologico. Digitale e interattiva, serve ad indicare preventivamente se, in una determinata area, c’è la possibilità che esistano depositi di interesse archeologico, risultando in particolare di utilità a quegli enti che progettano opere con scavi. Lo strumento, tra i primi in Italia ad essere realizzato su un’area così vasta, è frutto di una convenzione unica nel suo genere, siglata nel 2019 tra BrianzAcque, gestore unico del Servizio Unico Integrato di Monza e Brianza con la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese. La volontà congiunta è stata quella di invertire la prospettiva diffusa che vede la tutela archeologica come un’interferenza per chi si occupa di opere pubbliche e per trasformarla in un’occasione volta allo sviluppo infrastrutturale sostenibile e alla valorizzazione del territorio.

La Carta del Potenziale Archeologico è stata presentata in mattinata nella sede della Provincia di Monza e Brianza ai Sindaci, alla stampa e ai rappresentanti degli uffici tecnici provinciali, comunali e dei professionisti che operano nel comparto dell’archeologia.

Fig. 1. Monza, Via Parini. L’imprevisto archeologico prevedibile. La posa delle condutture del teleriscaldamento si scontra con i resti delle mura viscontee della città il cui tracciato è noto dalla cartografia storica. Archivio fotografico Soprintendenza Archeologia della Lombardia.

Da qui in avanti, per la programmazione di lavori di reti e servizi idrici BrianzAcque disporrà della nuova “mappa interattiva” con indicazioni del grado di potenziale archeologico di ogni singola area (nullo, improbabile, basso, indiziato da ritrovamenti materiali localizzati, certo). Di conseguenza, l’ente gestore del SII, potrà contare su uno strumento in grado di orientare la progettazione di nuovi interventi nell’ambito di competenza in modo da preservare la zone che più verosimilmente conservano depositi di interesse archeologico o di tracce stratificate del passato senza il rischio di ritrovamenti imprevisti, che possono interferire con le attività di cantiere e rallentare i tempi con conseguente aumento dei costi. Grazie a quanto stabilito nella convenzione, finanziata da BrianzAcque per un importo di 100 mila euro, l’accesso al portale è consentito anche ad altri enti territoriali pubblici quali Regione Lombardia, Provincia, Comuni.

Ha affermato Enrico Boerci, Presidente e AD di BrianzAcque: “Questo documento è un esempio di gestione responsabile e sostenibile degli investimenti - ha affermato Enrico Boerci, Presidente e AD di BrianzAcque - Anche in questo caso, un obbligo posto da una norma positiva è stato visto e interpretato come un’opportunità di sviluppo per il territorio brianzolo anziché come mero adempimento amministrativo e tecnico richiesto dal Codice degli Appalti. Ne è nato uno strumento informatizzato che semplifica di molto il processo progettuale, ne riduce i tempi e la possibilità di incappare in depositi archeologici nel corso dell’esecuzione dei lavori. Lo abbiamo pensato per noi e per la Soprintendenza, ma ci fa piacere condividerne la consultazione con altri enti pubblici con funzioni di indirizzo nel governo del territorio, con l’ambizione che possa diventare una case history per altri contesti nel panorama nazionale”.

Per la Soprintendenza la Carta del Potenziale archeologico è un importante strumento per consentire una migliore tutela del patrimonio culturale coniugandola con le complesse esigenze infrastrutturali che un territorio ad alta densità abitativa come quello della Provincia di Monza e della Brianza necessita. Una progettazione consapevole del potenziale archeologico del territorio consentirà scelte di ubicazione delle opere e di programmazione dei lavori meglio ponderate evitando imprevisti e rallentamenti.

Provincia tra le più urbanizzate e popolose d’Italia, sempre interessata da complessi progetti di infrastrutturazione, Monza e Brianza è anche terra di grande interesse archeologico con un patrimonio ricco, testimone delle storie che vi si sono svolte fin dalla preistoria e di cui l’archeologia consente di individuare e indagare i segni superstiti impressi nel terreno.

Fig. 2. Vimercate, Via Vittorio Emanuele II. L’imprevisto archeologico prevedibile. Sotto i piani pavimentali di un demolito edificio del centro storico riemergono i muri di un atelier di lavorazione del metallo di età post-medievale che, a loro volta, coprivano resti di età romana. Il centro storico di Vimercate è noto per rinvenimenti analoghi, effettuati anche in stretta prossimità con l’area di cantiere. La mancata previsione della necessità di scavi archeologici ha comportato un notevole aumento dei costi di realizzazione. Archivio fotografico Soprintendenza Archeologia della Lombardia.

Le ricerche, condotte nei 55 comuni della Brianza per un’estensione di 405,4 kmq. hanno confermato la presenza di centri ad alto potenziale archeologico, come ad esempio Monza e Vimercate e mostrato come aree che presentano la possibilità di rinvenire depositi archeologici siano presenti a macchia di leopardo in tutto il territorio provinciale. Allo stesso tempo è stato possibile indicare “zone” in cui il rischio di intercettare resti archeologici è minore.

“Ringrazio il Presidente Enrico Boerci, il team di Brianza Acque e tutti i partner per il grande lavoro svolto nel realizzare questa Carta, frutto dell’impegno coordinato di quasi quattro anni. Questo strumento coadiuverà soprattutto la programmazione territoriale sia di enti pubblici che privati, e quindi di tutti gli addetti ai lavori del nostro territorio, evitando dilatazioni dei tempi di cantiere a causa di ritrovamenti archeologici inaspettati. Un segno tangibile che dimostra come anche oggi è possibile pensare in grande e sviluppare collaborazioni proficue al servizio delle buone pratiche della pubblica amministrazione” – ha commentato il presidente della Provincia di Monza e della Brianza, Luca Santambrogio.

Ha aggiunto il presidente di ATO Monza e Brianza, Silverio Clerici: ”La “ Carta del potenziale archeologico “ della Provincia di MB, geniale intuizione collaborativa della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio, per le province di Como Lecco Monza e Brianza Pavia Sondrio Varese e della società Brianzacque Srl, ha generato una opportunità conoscitiva, scientifica ed operativa a disposizione non solo della stessa Brianzacque per i propri interventi nel sottosuolo, ma anche e soprattutto per gli operatori e per i professionisti dei vari settori che intendono intervenire su un territorio come la Brianza ricca di reperti e di testimonianze di più civiltà per lo più sconosciute e sepolte da secoli. Per le Pubbliche Amministrazioni costituisce inoltre , con la “ Carta della qualità dei suoli liberi “ che Brianzacque ed ATO MB hanno inteso mettere a loro disposizione, importanti momenti conoscitivi e propedeutici alla programmazione urbanistica dei loro Territori, in grado di indirizzarne scientificamente un coerente e corretto uso del suolo”.

“La semplificazione dei procedimenti amministrativi passa anche da percorsi virtuosi di sinergia tra enti, come nel caso della Carta del Potenziale, uno strumento che concorrerà a ottimizzare le funzioni pianificatorie e di controllo, a beneficio del patrimonio archeologico, del Servizio Idrico Integrato e soprattutto del territorio di Monza e Brianza” – ha sottolineato il direttore del settore Progettazione e Pianificazione di BrianzAcque, Massimiliano Ferazzini.

Il lavoro lungo e complesso di redazione dello strumento, che ha richiesto l’apporto di un team di archeologi, geologi, geoarcheologi e informatici è il risultato dell’esame incrociato di diversi livelli di informazioni. Oltre alla cartografia archeologica elaborata dalla Soprintendenza, alla bibliografia archeologica e storica, sono stati presi in considerazione i catasti storici, i dati geologici ricavabili dalle mappe geologiche regionali, i carotaggi effettuati da BrianzAcque e le informazioni derivanti dalle interpretazioni di riprese aeree e satellitari. Né poteva mancare una ricognizione dei reperti conservati presso la Soprintendenza e nei musei del territorio per meglio verificare l’inquadramento cronologico dei diversi siti.

La carta, resa disponile in questi giorni e che trova pochi confronti a livello nazionale per ampiezza del territorio considerato contemporaneamente, sarà soggetta nel tempo a periodici aggiornamenti.

Fonte: BrianzAcque. Immagini per gentile concessione del MiC - SABAP-CO-LC


mercoledì 18 maggio 2022

Carugo: "È meglio l'acqua del rubinetto o quella in bottiglia?"

Incontro pubblico organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” e dal Comune di Carugo, nell’ambito del progetto ‘Brianza Senza Plastica’
Venerdì 20 maggio 2022 presso la Biblioteca si parlerà di acque potabili e di microplastiche

 


È meglio l'acqua del rubinetto o quella in bottiglia? Al quesito si cercherà di rispondere nel corso dell’incontro pubblico che si terrà venerdì 20 maggio 2022, ore 20,45,  presso la biblioteca di Carugo (via Calvi n. 1)  L'evento ha per titolo 'Acqua da bere: dal rubinetto o dalla bottiglia?'.  
Interverrà il dott. Alberto Sala, responsabile laboratorio di analisi BrianzAcque, che discuterà del tema: "Le qualità dell'acqua potabile", ovvero del perché è sicuro e conveniente rinunciare all'acqua in bottiglia, specialmente di plastica.

L’incontro del 20 maggio è uno degli eventi del progetto ‘Brianza Senza Plastica’, che vede come capofila il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, a cui ha aderito anche il Comune di Carugo. Il progetto è cofinanziato da Fondazione Cariplo ed ha ottenuto il patrocinio della Provincia di Como. Il progetto ha l'obiettivo di sensibilizzare i cittadini sulla riduzione della plastica usa-e-getta e sui pericoli derivanti dalla dispersione della plastica nell'ambiente.  
Per questo, sempre nel corso della serata del 20 maggio, interverrà anche il prof. Andrea Binelli, docente dell’Università Statale di Milano, dipartimento di Bioscienze, che discuterà del tema: "Le microplastiche nelle acque superficiali", con un focus particolare sui laghi e fiumi del nostro territorio. Le microplastiche, ricordiamo, derivano dalla degradazione della plastica che, con gli anni, si trasforma appunto in pezzettini piccolissimi che possono contaminare il suolo e le acque e, pertanto, entrare nella catena alimentare.

L'invito è quindi quello di partecipare all'incontro del 20 maggio per discutere di questi temi interessanti per l'ambiente e per la nostra salute.
Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare all’incontro; a tutti verrà distribuito materiale informativo coi consigli su come ridurre la plastica usa-e-getta.




domenica 28 maggio 2017

Briosco: radiografia di un fiume e di un paese quarant'anni dopo

Alcuni degli studenti del 1977 e di oggi che hanno svolto la ricerca sul Lambro
1977 - Ventiquattro ragazzi della classe 3° A della Scuola Media Statale di Briosco, con l'aiuto di due insegnanti, durante le ore libere e in parte anche in classe, hanno lavorato insieme per due mesi a una ricerca approfondita sul loro paese. Briosco, in provincia di Milano.

Lo scopo principale dell'indagine era quello di individuare le zone inquinate e le relative fonte inquinanti che, a conclusione del lavoro, dovevano essere riprtate sulla planimetria del territorio comunale.

Una pagina della ricerca tratta dal libro "La ricerca ambientale e la scuola" pubblicato da Paravia nel 1979
2017 - Quarant'anni dopo due scuole, l'I.C. Manzoni di Cologno Monzese e l'I.C. Alfredo Sassi di Renate-Veduggio-Briosco, hanno voluto ripetere la stessa esperienza. Il lavoro volto è stato presentato domenica 28 maggio presso il Mulino di Peregallo a Briosco (MB).

Ettore Fiorina apre il convegno della mattina leggendo "Requiem per una biscia d'acqua" di Carlo Annoni
 
Il Mulino di Peregallo
La discesa in canoa lungo il fiume Lambro
Presentazione della ricerca effettuata dai ragazzi delle medie di Briosco e Cologno Monzese alla presenza dei ragazzi della 3°A del 1977

domenica 20 luglio 2014

Casa dell'acqua a Seregno: consigli per l'uso


Su questo blog ci siamo occupati diverse volte della Casa dell'Acqua di Seregno. In questi giorni il Comune ha diffuso un volantino per promuoverne un corretto utilizzo. Lo pubblichiamo volentieri.

L'amministrazione comunale di Seregno, in collaborazione con BrianzAcque, ha installato la Casa dell'acqua  presso il parcheggio del mercato sul lato di via Donizetti.

La Fonte del Comune è un moderno impianto per la distribuzione di acqua naturale a temperatura ambiente, naturale fredda e gasata fredda proveniente dalla rete idrica cittadina: buona, sicura e ottima da bere perché certificata da rigorosi controlli periodici dell'Asl e del Laboratorio della società di erogazione BrianzAcque.

Le caratteristiche chimico-fisiche ne garantiscono la qualità e la purezza: sul sito di BrianzAcque sono disponibili le analisi dell'acqua di tutto il territorio di Seregno.

Come funziona

Il cittadino, munito di propri contenitori, potrà usufruire del servizio tramite moneta direttamente alla Fonte del Comune o tramite tessera, in vendita presso un distributore automatico nella sede comunale di via Umberto al costo di € 3,00 e ricaricabile presso la fonte stessa; il costo dell'acqua è di 5 centesimi di euro al litro indipendentemente dal tipo di acqua scelta.

Consigli per un corretto utilizzo della Fonte del Comune
  • evitare di fare scorta: potete rifornirvi ogni giorno 24 ore su 24;
  • consumare l'acqua entro 48 ore: questo limite dipende dal fatto che i contenitori non sono sterili, quindi l'acqua potrebbe deteriorarsi nel tempo;
  • utilizzate preferibilmente bottiglie di vetro e ricordate di sciacquarle prima dell'uso;
  • non lasciate i contenitori esposti al sole e alle intemperie.
Utilizzando la fonte, contribuirete a ridurre significativamente l'impatto ambientale che le migliaia di bottiglie di plastica e relativo trasposrto provocano sul nostro territorio.

Flavio Sambruni, Assessore ai Parchi, all'Ecologia e all'Ambiente
.

domenica 21 luglio 2013

Il Comitato Beni Comuni difende l'acqua pubblica in Brianza


Comunicato stampa del Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza

IL GATTOPARDISMO DEI PREDATORI DELL’ACQUA PUBBLICA

In perfetto stile gattopardesco la casta dell'acqua manifesta episodi di cambiamento, inserendoli nel più ampio disegno teso alla sottrazione di risorse e al depauperamento del patrimonio idrico dei brianzoli.
I pochi elementi di novità sono rappresentati da un nuovo CdA di Brianzacque, che ha avuto l’incarico di presentarsi con una “nuova immagine”, nel disperato tentativo di segnare una sorta di discontinuità rispetto a un consiglio impresentabile che si è sentii in dovere di rinnovare nello sforzo di mitigare gli effetti degli “scarsi” risultati prodotti nell’arco di tutto il precedente mandato. Tra i primi interventi che si richiede al nuovo Consiglio vi è quello della revoca dell'appalto a New Lisi, società priva di iscrizione all'albo gestori dei rifiuti, incaricata di trattare i fanghi degli impianti di depurazione per la modica cifra di 7 milioni e selezionata in quanto unica titolare di un misterioso brevetto custodito nei segreti paradisi fiscali dei soci. Contestualmente andrebbe però rimosso l'ing Belotti, luogotenente del lader della casta Raho, promosso a curare lo scempio economico, sociale e legale che prende il nome di Expo. Riteniamo che di esperti in Brianzacque ve ne siano a iosa e che il pagare un consulente sia un inutile spreco economico. Tra l’altro, l’ing. Belotti pare godere di una più che discreta pensione; quindi non si corre certo il rischio di mettere in difficoltà nessuno in un periodo così difficile. Difficoltà in cui versano invece i lavoratori di Idra fanghi, rimossi e non reintegrati, che pagano l'incapacità gestionale e l'arroganza politica di una classe dirigente che ha portato il nostro paese al fallimento e sull’orlo di un dramma sociale che a breve esploderà. Ovviamente la politica si guarda bene dal reintegrare degli operai che ne hanno il diritto, mentre concede incarichi e stipendi da nababbi senza un minimo di selezione. Salvo poi scaricare il direttore Bratta che comunque, allo stato, non risulta aver realizzato la minima parte di quello che proponeva. E cosi assistiamo all'ennesimo finto cambiamento, segno di una incapacità di governo che al confronto Letta appare un insigne statista. Se questo CdA non è un semplice Gattopardo deve rimuovere tutti quelli che hanno sbagliato o non hanno raggiunto gli obiettivi e perseguire i responsabili per danno erariale o altro.

Altro capitolo è quello dei soci che hanno modificato lo Statuto, inserendo - tramite una clausola irrilevante messa in bella posta per eludere la normativa - un organismo per il controllo analogo che ci offre una straordinaria occasione per attaccare la partitocrazia del “socialismo” municipale.

Un’ultima domanda: l'eventuale esclusione dei soci di Brianzacque che, alla data del 31 dicembre 2013, non avranno svolto le operazioni di retrocessione con quali denari verrà effettuata? Non di certo con i soldi di Alsi o Brianzacque, visto che questi denari sono destinati dalla tariffa agli investimenti e non per far giocare la casta al Monopoli. Le quote le acquisteranno gli altri Comuni? Riducendo le spese per i cittadini e per gli investimenti? Il dubbio è lecito perché ormai è noto che l’interesse della casta non è certo rivolto al bene dei cittadini, ma piuttosto a mantenere il potere e a depredare le risorse dei contribuenti. Nei libri di storia situazione simili alla nostra vengono descritte in relazione ai periodi antecedenti la Rivoluzione Americana e la Rivoluzione Francese.

In conclusione, nel ribadire il dovere morale di reintegrare i lavoratori di Idra fanghi, riproponiamo ancora una volta la richiesta di incontro con i dipendenti e il CdA di Brianzacque, così da poter dibattere apertamente di tali tematiche e di portare alla luce tutte problematiche legate a una gestione del servizio idrico poco trasparente, che un’informazione “filtrata” non consente di far emergere nella loro drammaticità.

sabato 29 giugno 2013

Seregno: la casetta dell'acqua (pubblica) si farà


La casetta dell'acqua a Seregno si farà. La buona notizia è stata diffusa dall'assessore Sambruni dopo un incontro avuto con il nuovo direttore generale di Brianza Acque, il quale recependo le negatività espresse da Comune di Seregno sulla gestione privatizzata ha di fatto sbloccato l'iter.

La casetta verrà realizzata in via Donizetti nel quartiere Lazzaretto; il luogo oltre ad essere di agevole accesso presenta anche un facile allacciamento alla rete idrica.

Rispondendo ad una interpellanza sull'argomento l'assessore Sambruni ha indicato che l'inaugurazione della casetta potrebbe avvenire verso la fine di settembre / metà ottobre. Nell'occasione, riconoscendo alla consigliera Giusy Minotti di aver avuto la sensibilità di pensarci fin dal lontano 2008, l'ha invitata a partecipare all'inaugurazione.

Leggi l'antefatto: Che fine ha fatto la casa dell'acqua a Seregno?

mercoledì 19 giugno 2013

Acqua in Brianza: il Comitato Beni Comuni indica la strada

Intervento del Comitato Beni Comuni MB

Al fine di una maggiore comprensione in merito  al SII della Brianza, riteniamo importante condividere quanto di nuovo si sta sviluppando intorno a questo importantissimo ciclo.

In allegato due documenti:

Il primo è un autorevolissimo parere tecnico del Comune di Monza che pone fine alla scellerato progetto di riorganizzazione del servizio idrico portato finora avanti dall'ATO.

Il secondo è uno schema di delibera per l'inizio di un percorso alternativo, nel segno della legittimità e della trasparenza.

L'alternativa all'affidamento a Brianzacque, infatti, non è di certo la gara, come ostinatamente continuano a ripetere i rappresentanti della Provincia e dell'ATO. Ai sensi dell'art. 48 della L.R. n. 26/2003, in materia di scelta del modello gestionale è necessaria la preventiva consultazione obbligatoria e vincolante della Conferenza dei Comuni, cui partecipano tutti i comuni dell'ATO.

Non spetta, quindi, ne a un Assessore provinciale ne al Vice Presidente dell'ATO stabilire se il servizio debba essere messo a gara o continuare con il modello cosiddetto "in house". Le varie Conferenze dei Comuni hanno già espresso il loro parere vincolante a favore di quest'ultimo modello, indipendentemente dal fatto che l'affidatario sia, o meno, Brianzacque.

lunedì 17 giugno 2013

Il ciclo idrico brianzolo: insieme per la tutela della legittimità

Riceviamo e pubblichiamo

6 GIUGNO 2013: DAL CONSIGLIO COMUNALE DI DESIO UNA BELLA LEZIONE DI DEMOCRAZIA E PARTECIPAZIONE ATTIVA PER LA DIFESA DEI BENI COMUNI E DELLA LEGALITA'
 
Il Consiglio Comunale aperto, tenutosi a Desio il 6 giugno 2013, ha rappresentato un momento di grande partecipazione democratica e di discussione, mai realizzato fino ad ora, sul ciclo idrico integrato.
Il Consiglio Comunale di Desio, finalmente, ha potuto esercitare la sua funzione istituzionale perché, prima di esser chiamato ad esprimersi su una proposta di delibera per la retrocessione delle quote del proprio patrimonio idrico e il loro conferimento in una società che non possiede i requisiti previsti dalla legge, ha potuto ascoltare anche la voce di chi dissente da questo progetto.

Va dato atto che l'Amministrazione Comunale di Desio ha dimostrato ampia sensibilità democratica, garantendo alle parti di poter esporre i diversi percorsi possibili per dotare la Brianza di un unico soggetto che gestisca il Ciclo Idrico Integrato.

Gruppi ristretti di potere, invece, pretendono che i Consigli Comunali votino a scatola chiusa dispositivi così importanti, immiserendo il ruolo dei Consigli Comunali che, per conto dei cittadini e per diritto costituzionale, devono esercitare il controllo nella gestione dei Beni Comuni.

Le ragioni espresse dall'ATO sono apparse confuse, contradditorie e omissive.

Appare assurdo il teorema sostenuto dall’ATO secondo il quale un’operazione non può essere considerata illegittima finché l’autorità giudiziaria non si è espressa a riguardo. Non è accettabile che ci si esprima in questi termini di fronte a un Consiglio Comunale! Non è così che si alimenta la cultura della legalità, tanto più in un territorio devastato dalle infiltrazioni criminali! Le istituzioni devono, prima di ogni altra cosa, garantire la legalità e la trasparenza. La legge è l’elemento su cui si fonda il vivere civile e non può essere considerata un ostacolo al raggiungimento di obiettivi più o meno legittimi.

I rappresentanti dell’ATO, poi, hanno apertamente dichiarato che il percorso intrapreso è illegittimo ma da perseguire in quanto unica “strada obbligata”. Hanno poi dichiarato che il dibattito svoltosi a Desio è tardivo e quindi non ci sono altre possibilità, che si è avviata la strada dell'affidamento a Brianzacque perché non c'erano alternative e mai nessuno ha avanzato proposte diverse.

Ma la tardività del dibattito è da ascriversi esclusivamente a una politica fatta solo di logiche di potere, quindi estranee agli interessi dei cittadini, che ha tentato di evitare il confronto, ben sapendo delle difficoltà in esso insite. L’esito referendario e i Comitati per l’acqua pubblica sono esempi di questa volontà di discussione che i partiti hanno deciso di evitare per poter gestire le ingenti risorse idriche per i loro interessi personali, anzichè della collettività.  Il dibattito non è tardivo; forse lo è per loro, in quanto hanno fallito e non vogliono arretrare. Ma è ovviamente ancora possibile intraprendere un percorso legittimo e strategico: la fusione delle patrimoniali che possiedono i requisiti, ALSI e Idra, le quali, con un percorso di gestione unitaria a norma di legge, possono dar vita a un processo di fusione per incorporazione del segmento idrico delle altre Patrimoniali: AEB-GELSIA-ASML-SIB-GSD.

Il Vice presidente dell'ATO ha poi palesemente omesso un dato incontrovertibile, dicendo che non c'è stata mai una proposta alternativa, mentre nella prima decade di luglio 2010, l'allora neo eletto C.d.A di ALSI propose un percorso di fusione delle patrimoniali, in ossequio alla normativa. Tale percorso fu bloccato dal C.d.A di Brianzacque, in accordo con la Provincia e l'ATO di MB. Fu bloccato perché la ristretta cerchia di potenti comandava contestualmente in Brianzacque e in Idra e il processo fu liquidato per meri interessi partitocratici.
Veniamo, ora, alle tesi dell'Avvocato, consulente dell'ATO di MB. Esse appaiono flebili e contradditorie, in particolare sulle sentenze della Corte Costituzionale relative alla valenza delle patrimoniali costituite prima del 2008 e la proprietà dei beni demaniali. Il patrimonio detenuto da Brianzacque non ha la qualifica di inalienablità e incedibilità e cioè non gode della particolare tutela garantita alle patrimoniali costituite prima del 2008.

Alla luce di tutto ciò, il Sindaco e la Giunta di Desio hanno dovuto prendere atto che la complessità della materia e le diverse posizioni in campo necessitano di opportuni approfondimenti.

Vale la pena evidenziare la posizione del Sindaco Corti che ha sostenuto che in Brianza qualunque operazione finalizzata a un affidamento diretto del servizio idrico sarebbe illegittima. Questo, a suo parere, perché nel nostro territorio non esisterebbe alcun soggetto “in house”, visto che nessuno applica correttamente quello che dovrebbe essere il principio del controllo analogo. Al di là del legittimo dubbio di non essere in uno stato di diritto, così come della certezza del disprezzo che la Casta dell’Acqua nutre per la legge, va sottolineato che non può essere confuso il piano della corretta amministrazione delle società pubbliche con quello della corretta modalità di affidamento del servizio idrico. Non è giusto e non è intellettualmente onesto fare di ogni erba un fascio per nascondere le magagne di Brianzacque.
Dato che ogni decisione deve essere ponderata per queste ragioni la delibera di retrocessione delle quote è stata ritirata e, probabilmente, verrà riproposta al Consiglio comunale.

Ora, acclarato che il percorso di Brianzacque è illegittimo e pericoloso per il patrimonio pubblico, esponiamo la soluzione possibile e immediatamente percorribile, priva di ostacoli di natura tecnica e giuridica. Gli unici ostacoli sono di natura politica, e in quanto tali, devono essere rimossi.

  1. Riconvocazione urgente dell'assembla dei soci Alsi per il ritiro della delibera votata il 22 maggio 2013 che prevede la fase di “studio” di smembramento della patrimoniale stessa, richiesta delle dimissioni dell'amministratore unico, rielezione di un nuovo C.d.A autorevole che, viceversa  abbia la missione di ottenere l’affidamento in house e di elaborare un piano industriale strategico che preveda la fusione per incorporazioni delle altre patrimoniali minori.
  2. Convocazione urgente dell'assemblea dei soci di Idra per bloccare il processo unilaterale di scissione dei comuni soci della Provincia di Milano e contestuale avvio di una fase di studio e di trattativa con il Cap per attuare in simultanea il concambio la cessione dei comuni della provincia di Milano, in cambio dei comuni ricadenti nella Provincia di Monza e Brianza, ora detenuti dal Cap.
  3. Creazione di un comitato garante dell'operazione, i cui componenti siano scelti nei Consigli comunali, previa presentazione di curricula attestanti conoscenze nel campo idrico, tra personalità di provata rettitudine che rappresentino la società civile e i comitati che da anni sono impegnati nella difesa dei Beni Comuni. Le finalità e il ruolo di questo comitato dei garanti deve essere tale da garantire la massima trasparenza, validità legale e industriale del nuovo iter.
  4. Il patrimonio e la liquidità finanziaria di Alsi devono essere inviolabili e di conseguenza non utilizzati per ripianare la enorme massa di debiti di Brianzacque.
  5. Nomina del nuovo Cda di Brianzacque, in base a quanto stabilito dalla legge.
  6. Immediata attuazione di un piano di rientro dei debiti che Brianzacque ha nei confronti di Alsi e di altri enti.
  7. Organizzazione di Consigli Comunali aperti, con le stesse modalità di quello organizzato a Desio il 6 giugno 2013.

Ora che in Brianza si presenta questa grande possibilità di cambiamento nel segno della trasparenza, è necessario ridare dignità alla gestione dei servizi pubblici, sfruttando l'opportunità per elaborare un progetto di accorpamento in un'unica grande azienda pubblica brianzola.
Molti sono al corrente che nel settembre del 2007 tra i Presidenti di alcune patrimoniali brianzole che si occupano della gestione di servizi pubblici, tra i quali i servizi di igiene ambientale, e i Sindaci dei Comuni soci di tali patrimoniali fu firmato un Protocollo di intesa che prevedeva l'aggregazione di tali patrimoniali per la gestione congiunta dei servizi.

Vi è da notare che le citate patrimoniali che firmarono l'intesa, per la quasi totalità, sono proprietarie di quote di Brianzacque e che i Sindaci firmatari, sempre per la quasi totalità, rappresentano Comuni soci di ALSI.
Costituire una grande azienda speciale brianzola del ciclo idrico metterebbe al riparo il settore da qualsiasi pretesa di privatizzazione, porrebbe il patrimonio idrico al riparo degli interessi della speculazione finanziaria con i relativi rischi di default, di assorbimento da parte di Cap Holding e della conseguente sottrazione della titolarità delle reti ai Comuni brianzoli. La sinergia con le altre aziende pubbliche firmatarie del Protocollo garantirebbero le economie di scala necessarie al sostenimento degli investimenti.
Il presente comunicato è sottoscritto dalle forze politiche e sociali democratiche che avversano l’illegittimo affidamento a Brianzacque e che sono disponibili al confronto democratico per un nuovo percorso aggregativo nel rispetto della Legge.
  • Piergiorgio Borgonovo Consigliere Comunale di Seregno e Presidente Ordine degli Ingegneri di Monza e Brianza
  • Paolo Di Carlo Consigliere Comunale di Desio
  • Nicola Emanuele Fuggetta Consigliere Comunale di Monza
  • Tiziano Garbo Consigliere Comunale di Desio
  • Gianmarco Novi Consigliere Comunale di Monza
  • Comitato Beni Comuni di MB

sabato 1 giugno 2013

Le acque della Brianza sono sempre più torbide


Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa del Comitato Beni Comuni  Monza e Brianza

L’ennesima omissione, l’ennesimo oltraggio alla trasparenza sono stati compiuti dall’ATO di Monza e Brianza e dai vertici di Brianzacque.
Il 3 maggio 2013 l’AGCM (Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato) ha inoltrato la terza comunicazione ai vertici dell’ATO e di Brianzacque.

Questa comunicazione, di cui alleghiamo copia, è molto importante poiché assegna termini perentori e non differibili (30 giugno 2013) entro i quali Brianzacque deve necessariamente ottenere i requisiti stabiliti dalla normativa relativa all’in house providing, completando tutte le operazioni, non solo relative alla modifiche statutarie, ma anche quelle che dovrebbero portare la società ad essere direttamente partecipata dagli Enti locali. In assenza, l’AGCM fa presente che non tollererà ulteriori atti di proroga che saranno suscettibili di impugnazione tramite Avvocatura dello Stato (art 21 bis della L. n. 287/1990).

Alla luce dei contenuti della comunicazione e della evidente impossibilità di portare a termine le necessarie operazioni entro il termine assegnato, nascono alcuni inquietanti interrogativi.
Per esempio, è stato un caso il rinvio dell’Assemblea di ALSI avvenuto il 16 maggio, la sua convocazione il 22 maggio dopo la riunione dei Sindaci in Provincia, la delibera di avviare uno studio per la fusione completa di ALSI in Brianzacque e la nomina di un Amministratore Unico?
I Sindaci, in particolare quelli che hanno partecipato all’incontro in Provincia e che hanno poi presenziato all’Assemblea di ALSI, erano edotti della comunicazione dell’AGCM?
Le patrimoniali socie di Brianzacque, nonché il Comune di Monza, fresco socio di Brianzacque dopo l’acquisizione delle quota di Agam, erano al corrente di tale comunicazione?
L’AGCM ha ricevuto tutte le informazioni del caso, visto che nel comunicato non vengono citate problematiche relative alla presenza in Brianzacque di realtà quali IDRA, ASML, GSD?

Tutta l’operazione è nata nel segno dell’illegittimità e la situazione, con le ultime decisioni che sono state prese, viene ad aggravarsi sempre più per i motivi che non ci stancheremo di ripetere.
Per quanto riguarda la proprietà di reti e impianti giova ricordare che, alla luce della sentenza n. 320/2011, le uniche legittimate a detenerla sono le patrimoniali costituite precedentemente all’entrata in vigore del D.L. n. 112/2008, mentre Brianzacque, che patrimoniale non lo è mai stata, non potrà mai averla. Per inciso, la cosa non è indifferente in quanto in Brianzacque hanno già evidenti tendenze a cedere alle sirene del privato, come la vicenda delle Case dell’Acqua evidenzia.

A riguardo, il Ministero dell’Ambiente sul ricorso presentato dal Comitato Beni Comuni si esprime in questi termini: “La Corte Costituzionale, con sentenza 320/2011 del 24 novembre 2011, ha affermato il principio della incedibilità, a soggetti privati, delle infrastrutture a rete del servizio idrico integrato, comprendenti acquedotti, fognature, depuratori e relative infrastrutture pertinenziali;”…“Il conferimento in proprietà delle reti idriche, ad una società per azioni, anche se a capitale interamente pubblico (n.d.r. Brianzacque nemmeno lo è!), trasformerebbe le reti medesime in patrimonio aziendale privato e le renderebbe pertanto soggette a trasferimento in favore di un terzo o ad azioni esecutive, con violazione degli artt. 822, 823 e 824 del codice civile. La sola partecipazione pubblica, ancorché totalitaria, in società di capitali non vale a mutare la disciplina della circolazione giuridica dei beni che formano il patrimonio sociale e la loro qualificazione”.
La tutela dei beni pubblici, a noi tanto cara e ben delineata dal Prof. Rodotà, impone che la proprietà pubblica dei beni comuni non possa essere trasferita ad una società che, pur avendo la totalità delle quote nelle mani degli enti, è un organismo di diritto privato e non può essere proprietaria delle reti che sono demaniali e inalienabili. Il rischio di trasferirle a Brianzacque è che in ipotesi di dissesto i beni possano finire nelle mani di un privato, magari quotato in Borsa. L’ipotesi non è così peregrina, visti i precedenti degli amministratori di Brianzacque, con licenziamenti di dipendenti pubblici e società privatizzate (impianto di Truccazzano e Idra Fanghi).

Vale poi la pena ricordare che l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato aveva già segnalato che: “l’affidamento in house a Brianzacque è avvenuto in assenza dei necessari requisiti per tale forma di affidamento”, “questi ultimi, infatti, devono logicamente essere integrati dalla società a ciò individuata, al momento stesso in cui le viene conferito l’affidamento del servizio senza che il possesso integrale degli stessi possa essere rimandato ad un momento successivo nel tempo”. Della stessa opinione il Ministero dell’Ambiente “E’ altresì condivisibile quanto sostiene il ricorrente, con il secondo motivo del ricorso, in ordine alla mancanza, da parte di Brianzacque s.r.l., dei requisiti giuridici per essere affidataria diretta della gestione del servizio idrico integrato”.

Sono quindi chiaramente illegittimi tutti gli atti con i quali i Comuni procedano alle operazioni finalizzate a partecipare direttamente in una società che ha ottenuto un affidamento definito illegittimo dall’AGCM e dal Ministero dell’Ambiente.
Ma è possibile che nessuno si renda conto che il tentativo di riorganizzare il servizio idrico secondo il progetto della Provincia è ormai fallito e che insistere su questa strada non può che peggiorare la situazione? Perché non si prende atto che questa strada, proprio perché illegittima, risulta irta di ostacoli pressoché insormontabili?
L’unico modo credibile per riorganizzare il servizio idrico, che possa scongiurare il pericolo di perdere, a favore del CAP, un’azienda brianzola con la quale rispondere in modo più efficace alle esigenze della cittadinanza è quello di affidarlo alla grande patrimoniale brianzola che nascerebbe a seguito delle varie operazioni di incorporazione tra quelle storicamente esistenti sul territorio. Ancora più proficuo sarebbe accorpare il ciclo dei rifiuti e quello dell’acqua, visto che le patrimoniali brianzole già gestiscono i due servizi.
Al termine di questo percorso si potrebbe quindi finalmente creare, questo deve essere il vero obiettivo, una grande azienda speciale consortile, Ente pubblico che finalmente gestirà il servizio idrico e il ciclo dei rifiuti al servizio dei cittadini e nella massima trasparenza, mettendo al riparo i beni comuni dalle logiche di un mercato perverso.

Alla luce di quanto esposto chiediamo:
1) l’immediata convocazione di un’Assemblea straordinaria di ALSI per:
  • - revocare la delibera con la quale, per l’amministrazione della Società, è stata scelta la figura dell’Amministratore Unico (il soggetto nominato, oltretutto, risulta essere uno dei maggiori artefici del fallimentare progetto finora portato avanti);
  • - nominare  con scrutinio segreto un C.d.A. autorevole in grado di veicolare il processo di aggregazione con le altre patrimoniali (IDRA, AEB/GELSIA, ASML, SIB, GSD);
  • - revocare la delibera con la quale si è avviato lo studio per la fusione di ALSI in Brianzacque
2) l’immediata convocazione della Conferenza dei Sindaci della Brianza per:
  • - sostituire il CdA dell’ATO;
  • - revocare tutti gli atti preordinati e conseguenti all’illegittimo affidamento del servizio a Brianzacque;
  • - confermare la gestione del servizio con le modalità antecedenti la Delibera n. 85, nelle more dei processi di accorpamento tra le patrimoniali.

sabato 25 maggio 2013

Acque poco trasparenti in Brianza

Riceviamo e pubblichiamo

MERCOLEDI' 22 MAGGIO 2013: UNA GIORNATA NERA PER L’ACQUA PUBBLICA, I BENI COMUNI E LA TRASPARENZA.

di Biagio Catena Cardillo, Referente Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza

L'ennesima commedia è andata in scena. Se ci fosse stato presente il grande Eduardo De Filippo avrebbe provato un moto di invidia; certo, perché nei confronti dei navigati attori che hanno messo in scena la rappresentazione dell’Assemblea dei soci di ALSI del 22 maggio, anche un genio della commedia partenopea come lui avrebbe potuto sembrare un novellino.
Sceneggiata perché, nonostante la pantomima delle discussioni fini a se stesse, tutto era stato deciso nelle buie segreterie partitiche bipartisan di PDL e PD meno L.

Tutto era determinato, ovvero l'avvio dell'iter che porterà alla disintegrazione della storica patrimoniale nata nel 1930, tramite uno schema di delibera preparato ad arte dalla provincia e dall'ATO, i cui esiti saranno devastanti per l'acqua pubblica, per i lavoratori del settore e per il valore della trasparenza . Questa delibera, votata all’unanimità dai bravi 20 sindaci soci di Alsi presenti, prevede la sparizione di ALSI mediante fusione inversa in Brianzacque, progetto irrealizzabile, che però consente di poter dar avvio allo smantellamento della patrimoniale brianzola che possiede i requisiti per l’affidamento in house del ciclo idrico integrato.
Per portare a termine il progetto, lor signori, “rappresentanti delle istituzioni”, hanno votato per l'elezione dell'amministratore unico, il quale, dal 23 maggio 2013, deterrà tutto il potere decisionale in mano sua, senza vincoli di confronto democratico e, quindi, senza fastidiosi ostacoli nel mettere in atto quanto prevede il suo mandato.

Tra le altre cose, gli ubbidienti sindaci alla voce dei padroni hanno sottovalutato quale sia la figura individuata per assurgere al ruolo di amministratore unico.
La scelta non è stata casuale, anzi siamo certi che la sua individuazione è avvenuta dopo un’accurata selezione che non ha di certo tenuto conto che il prescelto ha enormi conflitti di interessi di natura etica e, forse, anche giuridica.

Infatti è stato amministratore di Brianzacque per due mandati, (nel primo, addirittura, Presidente insieme a Raho, Perri, Giordano, Gavazzi; nel secondo solo Consigliere insieme a Raho, Alioli, Alinovi, Panizzut) oltre ad essere difensore del Presidente di Brianzacque, rinviato a giudizio per falso ideologico a seguito di denuncia di un dirigente di Alsi.
Il pensiero unico del potere ha imposto la sua volontà.

Nell'assise era presente anche il Sindaco di Monza, detentore del 24. 6% delle quote di Alsi, che si è limitato a una piccola polemica con il Sindaco del Comune di Monticello Brianza e a una disquisizione sulla durata del mandato dell’Amministratore unico.
Al Sindaco Scanagatti, invece, vorremmo porre noi qualche domanda: al bando relativo alle nomine nei Consigli di amministrazione delle partecipate ha partecipato l’avv. Filippo Carimati? Se la risposta dovesse essere negativa, il Sindaco Scanagatti poteva votare a favore dell’avv. Filippo Carimati? Il bando è servito solo a far perdere tempo a chi ha presentato la candidatura e a dare una veste candida a chi lo ha indetto?

Tutta questa operazione finalizzata alla distruzione di ALSI sembra nascondere alcuni inconfessabili motivi, tra i quali ci permettiamo di individuare:
  • l'ottimo bilancio di esercizio di ALSI;
  • gli appetitosi investimenti programmati per i prossimi 3 anni, pari a 130 milioni di euro;
  • i noti collegamenti della casta brianzola con la casta milanese; l’operazione sembra quasi fatta apposta per rendere più facile l’ascesa di Cap Holding nelle terre brianzole.
Tutto ciò avviene nel solito assordate silenzio del sindacato di categoria, che si è limitato ad esultare perché ora Brianzacque ha il 100% di capitale pubblico, ultimo dei problemi per ottenere i requisiti in house che non ha.

Speriamo che i criteri di scelta del nuovo CdA di Brianzacque non siano gli stessi utilizzati per ALSI; in ogni caso, il Comitato Beni Comuni sarà instancabile oppositore di questi loschi progetti, denunciando puntualmente,in ogni possibile sede, le operazioni poco trasparenti come quella messa in atto il 22 maggio 2013 nell’Assemblea di ALSI.

lunedì 22 aprile 2013

Chi è il soggetto preposto a finanziare e investire per realizzare le case dell'acqua in Brianza?

Dopo la pubblicazione del post relativo alla vicenda della casa dell'acqua a Seregno abbiamo ricevuto il sottastante intervento di Biagio Catena Cardillo, referente Comitato Beni Comuni di MB, che volentieri pubblichiamo.

Le Case dell’Acqua rappresentano il progetto che consente al cittadino di approvvigionarsi direttamente di acqua dell’acquedotto e, nello stesso tempo, riduce i consumi di plastica.

Trattandosi di investimento connesso, ovviamente, al servizio di acquedotto, gli investimenti relativi alle Case dell’Acqua risultano di competenza del gestore del servizio idrico, ovvero del soggetto al quale, a norma dell’art. 150 del codice dell’Ambiente, viene affidato il servizio idrico integrato.

In Italia, infatti, a partire dall’entrata in vigore della Legge Galli (L. n. 36/1994), è stato introdotto il principio della copertura completa dei costi e degli investimenti tramite tariffa; quest’ultima, riscossa dal gestore, viene quindi utilizzata per realizzare tutti gli investimenti del servizio idrico.

Attualmente in Brianza, il gestore unico del servizio è stato individuato nella società Brianzacque che, pertanto, dovrebbe farsi carico degli investimenti relativi alle case dell’Acqua,  secondo il provvedimento di affidamento del SII da parte dell’Ato di MB, per altro ritenuto illegittimo da parte dell’AGCM.

Brianzacque incassa direttamente tutta la tariffa, spogliando le patrimoniali del ruolo di gestori e quindi di soggetti preposti alla programmazione degli investimenti, compreso le case dell’acqua.

Per tanto, Brianzacque  e tutti i gestori d’Italia devono accantonare obbligatoriamente il 42% della tariffa incassata da parte dei cittadini e investirli.

Le inadempienze di Brianzacque e dell’Ato sono macroscopiche, vergognose, e inaccettabili, come sono inaccettabili  i soliti valzer che tendono al palleggio delle responsabilità.

Il tentativo maldestro di Brianzacque di privatizzare le case dell’acqua è miseramente fallito, grazie alle nostre pronte e legittime denunce  e questo ennesimo episodio sulle case dell’Acqua dimostra che Brianzacque non è affidabile.

Abbiamo il fondato sospetto che l’atteggiamento dilatorio, volto a ritardare la programmazione e la costruzione delle case dell’acqua, sia dettato dal fatto che il progetto milionario di privatizzazione delle case dell’Acqua, non sia mai stato abbandonato da parte della casta dell’Acqua e quindi il tentativo di ritardare faccia parte di una strategia ben  studiata al fine di riproporre quel piano in spregio all’Acqua pubblica.

Costoro devono investire quanto previsto per legge e, che non ci si venga a raccontare favole, di altri e improbabili investimenti,(che ci dimostrino dove finiscono i soldi provenienti dalla tariffa).

Chiediamo a tutti i sindaci della Brianza di farsi promotori di iniziative volte a pretendere la programmazione di investimenti per la costruzione delle case dell’Acqua: è un atto dovuto da parte di chi incassa la tariffa idrica.

domenica 21 aprile 2013

Che fine ha fatto la casa dell'acqua a Seregno?

Casa dell'acqua - Viganò Brianza

La vicenda della casa dell'acqua a Seregno è abbastanza vecchia. Risale infatti al 2008 una interpellanza della consigliera Giuseppina Minotti che, facendo propria una proposta di Adiconsum Brianza, chiedeva all'amministrazione comunale  se non avesse intenzione di installare anche a Seregno una casa dell'acqua.

L'allora assessore alle politiche ambientali Alioli rispondeva che aveva "attivato già da alcuni mesi un percorso con Brianza Acque e Università di Pavia”.

Da allora un lungo silenzio fin quando, nell'aprile 2012, il Comune di Seregno chiede all'ATO MB di partecipare alla selezione per la realizzazione delle case dell'acqua dei Comuni della Provincia di MB (leggi qui).

Nel giugno 2012, su questo blog appare un intervento di Christian Brambilla, nostro lettore e collaboratore,  che chiede lumi sulla vicenda. L'assessore Sambruni risponde prontamente (leggi qui) dichiarando che "la casetta dell'acqua non è caduta nel dimenticatoio" e anzi ne conferma, a breve, la realizzazione.

Nel settembre 2012, in seguito alla pubblicazione sul sito di Brianzacque di un bando di gara sull'affidamento in concessione della fornitura e gestione di case dell’acqua,  il Comitato Beni Comuni MB prende una  posizione critica sull'affare delle case dell'acqua in Brianza (leggi qui).

La consigliera Giuseppina Minotti propone quindi una nuova interpellanza (leggi qui) dal titolo emblematico: "Casa dell'acqua: pubblica o privatizzata?", chiedendo quali siano le intenzioni dell'amministrazione seregnese al riguardo.

Anche se l'interpellanza risulta a tutt'oggi inevasa siamo in grado di aggiornare i nostri lettori sulla vicenda.

Il giorno 6 febbraio 2013 l'ATO MB scrive ai sindaci vincitori del bando (tra cui quello di Seregno) informandoli che in seguito al bando promosso dall'ATO MB "da un'analisi effettuata da BA (Brianzacque) emerge che tale progetto richiede l'impegno di ingenti risorse finanziarie per ciò che concerne la gestione delle casette. BA quindi propone di appaltare la realizzazione e la gestione delle stesse ad un soggetto privato per un totale di 6 anni con restituzione successiva del bene. Il soggetto privato scelto mediante gara avrà il compito di costruire 13 casette dell'acqua, una per ogni comune che aveva partecipato al suddetto bando e di gestirle completamente."



Tale procedura, evidentemente, risulta dubbia anche all'ATO che, nella stessa e-mail, afferma: "Tuttavia affidare ad un soggetto privato la costruzione e la gestione delle casette potrebbe provocare critiche e contestazioni da parte dei comitati per l'acqua pubblica" ed invita i sindaci a "mostrarmi eventuali osservazioni sul percorso."

Prontamente arriva la risposta del Comune di Seregno: "Non condividiamo ... la vostra proposta di affidare la realizzazione e la gestione della casa dell'acqua ad una ditta privata che introiterebbe i proventi della vendita dell'acqua per sei anni e che al termine della concessione potrebbe smantellare il manufatto, dopo che lo stesso è stato ampiamente pagato dai cittadini con l'acquisto dell'acqua." L'assessore Sambruni, firmatario della lettera, prosegue invitando l'ATO a "rivedere la proposta affinché la gestione delle case dell'acqua che verranno installate nei diversi comuni siano gestiti direttamente da una società pubblica e non da una società privata. In caso contrario l'Amministrazione si riserva la facoltà di rinunciare al Vostro contributo e di procedere autonomamente alla realizzazione della casa dell'acqua."

A questa lettera, datata 15 febbraio 2013, fanno seguito ulteriori 2 solleciti (15 e 26 marzo 2013) del Comune di Seregno per invitare l'ATO a dare una risposta, sinora non pervenuta, in modo da poter anche evadere l'interpellanza della consigliera Minotti.