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sabato 1 agosto 2026

Ozono alle stelle, aria tossica: anche Monza oltre la soglia di allarme

241 microgrammi di ozono per metro cubo a Monza Parco e 226 a Monza Centro. Sono tra i valori più preoccupanti registrati in Lombardia nella giornata di ieri, quando l’ondata di caldo si è accompagnata a concentrazioni di ozono atmosferico molto elevate. Legambiente Lombardia: “Aria insalubre in tutta la regione”.

Le elevatissime concentrazioni di ozono in atmosfera rilevate giovedì 30 luglio da ARPA Lombardia

Non c’è soltanto il caldo a rendere particolarmente difficile l’aria che si respira in questi giorni in Lombardia. A preoccupare è anche l’ozono, le cui concentrazioni hanno raggiunto livelli molto elevati in gran parte della regione. A segnalarlo è Legambiente Lombardia, sulla base dei dati rilevati dalle stazioni di monitoraggio di ARPA Lombardia.

Il quadro riguarda direttamente la Brianza. Nei giorni scorsi, a Monza Parco sono stati registrati 241 microgrammi di ozono per metro cubo, superando così il livello di allarme di 240 microgrammi/m³ come valore orario. Un dato particolarmente significativo perché colloca Monza, insieme a Valmadrera e Calusco d’Adda, tra le località lombarde dove è stata oltrepassata la soglia di allarme.

Anche Monza Centro ha registrato un valore molto elevato, pari a 226 microgrammi/m³, ben al di sopra del livello di attenzione. Numeri che, secondo Legambiente, hanno esposto centinaia di migliaia di persone a concentrazioni di ozono potenzialmente dannose per le mucose respiratorie e oculari.

Il valore guida per la tutela della salute umana è infatti di 120 microgrammi/m³ come media misurata su otto ore. Nella giornata considerata, sottolinea Legambiente, questo valore è stato superato da tutte le stazioni di misura, comprese quelle situate in area alpina.

La situazione più critica si è concentrata nella Lombardia occidentale e lungo la fascia prealpina. Oltre a Monza Parco, dove si è arrivati a 241 microgrammi/m³, sono stati rilevati 243 microgrammi/m³ a Valmadrera, nel Lecchese, e 246 a Calusco d’Adda, nella Bergamasca. Ma valori molto elevati sono stati registrati anche a Bergamo (233), Lecco (229), Varese (204), Como (200) e, come detto, Monza Centro (226). Il dato brianzolo assume quindi particolare rilievo: Monza Parco è stata una delle tre stazioni lombarde nelle quali è stato superato il livello di allarme di 240 microgrammi/m³. Il fenomeno, inoltre, non riguarda esclusivamente le aree urbane. A Perledo, sul lago di Como, sono stati misurati 228 microgrammi/m³, mentre a Moggio, in Valsassina, il valore si è attestato a 215. È un elemento importante per comprendere la natura dell’inquinamento da ozono.

L’ozono è infatti un inquinante secondario: non viene emesso direttamente da una singola fonte, ma si forma nell’atmosfera attraverso reazioni chimiche che coinvolgono diversi precursori in presenza di forte radiazione ultravioletta. Tra questi ci sono gli ossidi di azoto prodotti soprattutto dal traffico, i solventi utilizzati nelle attività industriali e il metano proveniente, tra l’altro, dagli allevamenti e dalle risaie. Questo spiega anche perché gli effetti dell’inquinamento possano manifestarsi a decine di chilometri di distanza dalle sorgenti emissive. Gli inquinanti precursori vengono trasportati dall’atmosfera e l’ozono può raggiungere concentrazioni elevate anche in località lontane dai grandi centri urbani.

A spiegare la gravità del fenomeno è Damiano Di Simine, responsabile scientifico di Legambiente Lombardia, che sottolinea come l’ozono non debba essere considerato soltanto un problema legato alla qualità dell’aria.

“L’ozono è classificato tra gli inquinanti climatici. Si tratta di un gas allo stesso tempo ad effetto serra, quindi in grado di contribuire all’aumento delle temperature, sia un potente inquinante in grado di determinare azioni tossiche su tutti gli organismi viventi, infliggendo danni ai tessuti animali e vegetali.”

Per Legambiente, dunque, caldo e ozono rappresentano due aspetti strettamente collegati di una stessa crisi ambientale. Di Simine parla infatti di “ennesima spia chimica e climatica dell’insostenibilità ambientale del sistema insediativo, produttivo ed agricolo della Lombardia”, ricordando che la regione è quella europea maggiormente colpita da questo inquinante estivo. E aggiunge:

“I livelli altissimi di concentrazione nell’aria che respiriamo sono un indicatore molto preciso della distanza, enorme, che separa le misure ambientali attuate dalla nostra regione dagli obiettivi di transizione ecologica ed energetica.”

Un passaggio che riguarda da vicino anche la Brianza, territorio caratterizzato da un’elevata densità abitativa, da una forte presenza di infrastrutture e traffico e dalla vicinanza con l’area metropolitana milanese. I dati registrati a Monza mostrano infatti come il problema dell’inquinamento atmosferico non possa essere ricondotto soltanto alle concentrazioni di polveri sottili nei mesi invernali: anche durante l’estate, quando il cielo è limpido e le giornate sono caratterizzate da forte insolazione, l’aria può raggiungere livelli di insalubrità preoccupanti.

La formazione dell’ozono è favorita proprio dalle condizioni che caratterizzano le giornate più calde e stabili: forte insolazione e scarsa ventilazione. Per questo i picchi si verificano generalmente nelle ore più calde della giornata e possono proseguire fino al pomeriggio e alla sera. In queste condizioni, la prima forma di tutela consiste nel ridurre l’esposizione. Legambiente invita a evitare le attività fisiche intense, soprattutto nelle ore pomeridiane e serali, quando le concentrazioni possono raggiungere i valori più elevati, e suggerisce di trascorrere queste ore in ambienti chiusi e, per quanto possibile, freschi. Sul piano della prevenzione, invece, l’associazione richiama la necessità di intervenire sui precursori dell’ozono: ridurre l’uso dell’automobile, limitare l’impiego di solventi e prestare attenzione alle pratiche agricole, compreso lo spandimento di liquami e digestati. Sono misure che possono incidere sulle emissioni, ma che mostrano anche quanto il problema sia complesso: l’ozono non si forma necessariamente dove vengono emessi i suoi precursori e la sua presenza è il risultato dell’interazione tra emissioni, condizioni meteorologiche e radiazione solare.

lunedì 13 aprile 2026

Il lago di Pusiano non respira: senza riforma delle fognature niente risanamento


a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Buona partecipazione, con oltre 70 persone presenti, e grande interesse all'incontro pubblico dal titolo "Come sta il lago di Pusiano?", organizzato dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" lo scorso venerdì sera a Pusiano. 
Sono intervenuti alcuni esperti che hanno illustrato i dati e le analisi relative allo stato di salute delle acque del lago.  Diego Copetti del CNR-IRSA ha illustrato l'evoluzione della qualità delle acque dai primi anni '70 ad oggi. Di seguito Fabio Buzzi di ARPA Lombardia ha presentato i dati relativi allo stato ambientale del lago. Quindi Andrea Fenocchi dell'Università di Pavia è intervenuto in merito alle ultime attività di ricerca e ad alcuni risultati modellistici. Infine per la Regione Lombardia sono intervenuti Michel Fasoli e Daniele Magni, sul ruolo della Regione nel risanamento del lago. L'incontro è stato moderato da Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.


In base ai dati delle analisi eseguite periodicamente da Arpa Lombardia, si rileva che lo stato ecologico delle acque lago di Pusiano è purtroppo fermo alla classe "sufficiente", senza giungere allo stato "buono" e ben lontano dallo stato "elevato" (che rappresenta la cosiddetta 'condizione naturale'), auspicabile per il definitivo risanamento delle acque. Anche lo stato chimico è purtroppo "non buono", a causa della presenza di alti livelli di inquinanti chimici, tra cui metalli, oltre ai famigerati Pfas.

Da quanto emerso dagli interventi dei relatori, si può affermare che la condizione delle acque del lago era comunque in graduale miglioramento rispetto all'inizio degli anni '70 del secolo scorso, grazie al progressivo collettamento degli scarichi fognari attuato negli ultimi decenni. Ma ciò è avvenuto fino all'anno 2022. Poi negli ultimi anni la situazione è purtroppo peggiorata, forse innescata dalla crisi climatica (ovvero dal riscaldamento globale), le cui ricadute sulle dinamiche biologiche del lago si sono palesate nell'ultimo periodo. Ad esempio le piogge sempre più violente e concentrate fanno entrare più spesso in azione gli sfioratori di piena, che scaricano i reflui fognari negli affluenti o nel lago stesso. Oltretutto le temperature sempre più alte, sia d'inverno che d'estate, determinano cambiamenti nel ciclo naturale di rimescolamento delle acque e innescano la proliferazione di alghe e cianobatteri, che a loro volta sottraggono ossigeno al lago. Il riscaldamento globale rischia quindi di condizionare il processo risanamento delle acque del lago.
Bisogna poi aggiungere che le condizioni ecologiche del lago sono, tuttora, fortemente compromesse dalle alte concentrazioni di fosforo, nonostante lo sforzo di realizzare le opere di collettamento della maggior parte delle acque reflue civili e industriali. Ciò è dovuto anche al fatto che al lago giungono ancora, attraverso gli affluenti, significativi carichi inquinanti, provenienti dal suo bacino idrografico.
 

Una delle principali soluzioni per risolvere alla radice il problema dell'inquinamento, va pertanto ricercata in interventi strutturali sulle fognature del territorio a monte del lago, in particolare nei comuni del Triangolo Lariano lungo l'asta del Lambro. Occorre cioè intervenire sulle fognature miste - responsabili dell'attivazione degli sfioratori di piena - tramite la separazione delle acque chiare dalle acque scure. Oppure realizzare vasche di trattamento delle acque di pioggia, afferenti agli stessi sfioratori di piena.

L'auspicio del nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" è che le Istituzioni preposte (Comuni del territorio, Regione Lombardia, Province di Como e Lecco, Ambiti territoriali ottimali (ATO) e società di gestione del servizio idrico delle due province) si attivino al più presto per individuare le soluzioni più efficaci per disinquinare le acque del lago di Pusiano. 

mercoledì 8 aprile 2026

Come sta il Lago di Pusiano?


"Come sta il Lago di Pusiano? – Qualità delle acque del lago, tra inquinamento e crisi climatica”. È questo il titolo dell'incontro pubblico organizzato dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" per la sera del 10 aprile a Pusiano.
È noto che nel lago di Pusiano continuano ad essere riversati inquinanti di tipo organico e chimico, per i quali necessita un'azione di prevenzione e di risanamento. Per conoscere nel dettaglio la situazione e comprendere quali potrebbero essere gli interventi da prevedere, il Circolo Ambiente invita tutta la cittadinanza all'incontro del 10 aprile a Pusiano. 
Nel corso dell'evento - patrocinato dall'Amministrazione comunale di Pusiano - si affronterà infatti il tema dello stato ambientale delle acque del lago di Pusiano. Sono previsti gli interventi di alcuni relatori esperti del settore, che presenteranno alcuni dati sulla qualità delle acque, sulle ricerche in corso sul lago - anche sulla base degli scenari legati alla crisi climatica in atto -, sul ruolo che possono avere le Istituzioni nell'auspicato risanamento del lago di Pusiano.

Interverranno come relatori:

  • dott. Fabio Buzzi – ARPA Lombardia: lo stato ambientale del lago;
  • dott. Diego Copetti – CNR-IRSA: le ‘risposte’ del lago, tra pressioni locali e cambiamenti globali;
  • dott. Andrea Fenocchi – Università di Pavia: la ‘salute’ del lago, evidenze e ipotesi basate sui dati e sulla modellistica numerica;
  • dott. Daniele Magni e dott. Michel Fasoli – Regione Lombardia: il ruolo della Regione nel risanamento del lago.

L'incontro sarà moderato da Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

L'evento è aperto a tutta la popolazione; sono stati invitati i Sindaci e gli Assessori all'ambiente dei Comuni rivieraschi e i rappresentanti delle altre Istituzioni del territorio: Province di Como e Lecco, Parco Valle Lambro, Comunità Montana Triangolo Lariano, ATS Insubria e ATS Brianza, ATO idrici ed enti di gestione del servizio idrico integrato delle due province.

L'incontro si terrà venerdì 10 aprile alle ore 20,45 presso la sala civica di Palazzo Beauharnais.

martedì 31 marzo 2026

Triangolo Lariano: rischio inquinamento per fiume Lambro e lago di Pusiano


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

C'è il continuo e concreto rischio di inquinamento del fiume Lambro e del lago di Pusiano. Una delle principali cause: il 60% circa delle fognature dei comuni del Triangolo Lariano sono ancora di tipo misto. Com'è risaputo, questo tipo di fognature mette in sofferenza tutto il sistema di raccolta e depurazione delle acque reflue, in particolare incide negativamente sulla gestione del depuratore di Merone e degli sfioratori di piena, col concreto rischio di inquinare le acque superficiali.
Questa è l'analisi che il nostro Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" sta conducendo, sulla base dei dati che ci sono stati forniti sia dall'Ambito Territoriale Ottimale (A.T.O.) della provincia di Como, sia dal gestore del servizio idrico, ovvero dalla società Como Acqua. I dati del censimento delle fognature, seppur indicativi e provvisori, sono abbastanza sconfortanti. Come accennato, mediamente solo il 40 per cento circa delle reti fognarie dei 30 comuni del Triangolo Lariano sono separate tra acque chiare e acque scure. Il che significa che circa il 60% è ancora di tipo misto! 
I dati sono comunque molto differenziati da comune a comune. Si va dai municipi messi peggio, con ad esempio Magreglio che ha il 97% circa delle fognature di tipo misto, a cui seguono Sormano, Torno e Blevio con oltre il 90 per cento. Significativo poi il dato dei due tra i comuni più popolosi del Triangolo Lariano: Erba con il 76% delle fognature ancora di tipo misto, e Canzo con il 66%. E poi dall'altra parte ci sono, fortunatamente, i comuni virtuosi, ovvero quelli con la maggior parte delle reti separate: si va dal 100% di Pusiano e Pognana Lario, al 97% di Brunate, al 94% di Tavernerio. 
Ma, come detto, facendo un totale ponderato (in base al numero degli abitanti), risulta che all'incirca il 60% delle fognature di tutto il Triangolo Lariano sono ancora di tipo misto. Questo comporta che, in caso di forti acquazzoni, nei collettori fognari arrivino troppe acque piovane, che conseguentemente mettono in sofferenza le tubazioni e gli sfioratori di piena, costretti a scaricare le acque miste - contenenti reflui inquinanti - nelle rogge, nei fiumi o addirittura nei laghi. In tali situazioni, ad esempio il lago di Pusiano rischia un sensibile peggioramento della qualità delle proprie acque, già normalmente inquinate.
 

Per risolvere questi problemi, bisognerebbe in termini prioritari utilizzare gli investimenti pubblici - destinati al risanamento ambientale - proprio per rendere più efficienti le fognature. In definitiva occorre anzitutto separare le acque chiare dalle acque scure, oltre che - ovviamente - realizzare le tubazioni nelle località del Triangolo Lariano che ancora oggi non sono dotate di fognatura pubblica. 
Il tutto per raggiungere l'obiettivo del risanamento delle acque del bacino del fiume Lambro e dei laghi, a partire dal lago di Pusiano. 
Questo tema degli scarichi fognari sarà uno degli argomenti che verranno trattati nel corso dell'incontro pubblico che come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" abbiamo previsto per la sera del 10 aprile a Pusiano; il titolo dell'incontro sarà: “Come sta il lago di Pusiano? - Qualità delle acque del lago tra inquinamento e crisi climatica”.

martedì 24 marzo 2026

Lago di Pusiano: quale futuro per le sue acque? Un incontro pubblico per capire e agire


Il Lago di Pusiano è uno dei luoghi simbolo della Brianza, un ecosistema prezioso ma fragile, sempre più al centro di preoccupazioni ambientali. Negli ultimi anni, fenomeni come l’eutrofizzazione, l’inquinamento e gli effetti della crisi climatica hanno reso evidente la necessità di comprendere meglio lo stato di salute del lago e le prospettive per il suo futuro.

Per questo motivo, il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” promuove una serata di approfondimento aperta a tutta la cittadinanza: “Come sta il Lago di Pusiano? La qualità delle acque del lago, tra inquinamento e crisi climatica”. L’incontro si terrà venerdì 10 aprile 2026 alle ore 20:45, presso la Sala civica di Palazzo Beauharnais (Via Mazzini 39, Pusiano).

Sarà un’occasione importante per ascoltare esperti e istituzioni che, da diversi punti di vista, studiano e intervengono sul lago:
  • Fabio Buzzi (ARPA Lombardia) illustrerà lo stato ambientale attuale delle acque
  • Diego Copetti (CNR-IRSA) analizzerà le “risposte” del lago alle pressioni locali e ai cambiamenti globali
  • Andrea Fenocchi (Università di Pavia) presenterà dati, evidenze scientifiche e modelli previsionali sulla salute del lago
  • Daniele Magni e Michel Fasoli (Regione Lombardia) approfondiranno il ruolo delle istituzioni nei processi di risanamento
A moderare l’incontro sarà Roberto Fumagalli, del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

L’iniziativa rappresenta un momento fondamentale di confronto pubblico: non solo per comprendere meglio le criticità ambientali del Lago di Pusiano, ma anche per discutere possibili soluzioni e responsabilità condivise. La partecipazione è infatti aperta a tutta la cittadinanza, con l’invito esteso anche ai sindaci dei comuni rivieraschi e alle istituzioni del territorio.

martedì 24 febbraio 2026

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” accende i riflettori sul lago di Pusiano


La Regione Lombardia ha approvato i criteri per l’assegnazione di contributi destinati al risanamento delle acque dei laghi lombardi, mettendo a disposizione oltre 3 milioni di euro per il triennio 2026-2028 (leggi qui). Le risorse saranno utilizzate per interventi sui laghi presenti nelle province di Bergamo, Brescia, Como, Lecco, Milano, Mantova, Varese e Sondrio, con l’obiettivo di migliorare la qualità ambientale e la funzionalità ecologica degli ecosistemi lacustri.

Il finanziamento regionale prevede tre principali tipologie di intervento: la tutela e il miglioramento della biodiversità, attraverso la gestione delle specie animali e vegetali; la riqualificazione delle sponde, con interventi morfologici e la creazione di ecosistemi filtro e fasce tampone; infine, il miglioramento dell’assetto fognario, con azioni volte al contenimento degli scarichi e alla gestione sostenibile delle acque meteoriche urbane lungo le rive dei laghi.

In questo contesto si inserisce l’intervento del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi", che ha espresso l’auspicio che parte delle risorse regionali vengano destinate anche ai laghi briantei che presentano ancora gravi criticità ambientali. In particolare, l’associazione richiama l’attenzione sulla situazione del Lago di Pusiano, uno dei bacini più compromessi dal punto di vista della qualità delle acque.

Secondo il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, il lago di Pusiano continua a risentire della presenza di scarichi fognari non adeguatamente depurati che confluiscono direttamente nel lago o attraverso i suoi affluenti. A questo si aggiunge il problema degli sfioratori di piena, che in occasione di forti precipitazioni rilasciano reflui non trattati in prossimità delle sponde lacustri e dei corsi d’acqua, una criticità spesso legata alla persistenza di fognature miste in diversi comuni del territorio.

A delineare con maggiore precisione il quadro è Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che sottolinea come i dati disponibili confermino una situazione preoccupante: «I dati relativi al lago di Pusiano attestano una situazione di forte inquinamento. La conferma si è avuta anche la scorsa estate, con la non balneabilità di alcune spiagge e approdi nei comuni di Pusiano e Merone».

Fumagalli richiama inoltre l’attenzione sui risultati delle analisi più recenti: «Nei mesi scorsi anche i dati sulla presenza dei PFAS, le cosiddette sostanze chimiche perenni, hanno visto il lago di Pusiano come il più inquinato tra i laghi briantei e lariani, con concentrazioni molto elevate».

Da qui l’appello alle istituzioni competenti affinché si intervenga in modo strutturale: «Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” siamo molto preoccupati dello stato di salute del lago. Chiediamo ai Comuni rivieraschi, alle Province di Como e Lecco e alla Regione Lombardia di intervenire per il disinquinamento del lago. Il problema principale è rappresentato dagli scarichi fognari che ancora oggi confluiscono nel lago, direttamente o tramite gli affluenti, in particolare il Lambrone».

L’associazione auspica quindi che i nuovi fondi regionali possano essere intercettati anche per il lago di Pusiano: «Auspichiamo che parte del finanziamento regionale venga utilizzata per avviare interventi concreti di eliminazione degli scarichi e di efficientamento delle fognature, così da arrivare finalmente al disinquinamento delle acque del lago».


Il tema dello stato ambientale del lago di Pusiano sarà al centro anche di un incontro pubblico dal titolo “Come sta il lago di Pusiano? – Qualità delle acque del lago tra inquinamento e crisi climatica”, organizzato dal Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” per la sera di venerdì 10 aprile presso Palazzo Beauharnais a Pusiano. L’iniziativa, attualmente in fase di preparazione, avrà l’obiettivo di informare e sensibilizzare la cittadinanza sulle condizioni di salute del lago e sulle prospettive di risanamento.

sabato 17 gennaio 2026

Quando la tradizione chiede di evolvere: il caso della Giubiana

La Gibiana vista dai bambini di Briosco, classe 4° A, 2024

Il falò della Giubiana, in Brianza e in gran parte della Lombardia, è uno di quei riti che ogni anno riaccendono non solo il fuoco, ma anche il dibattito. È una tradizione radicata, sentita, capace di creare momenti di comunità e di richiamare un passato condiviso. Preservarla appare legittimo, forse persino necessario, in un tempo in cui i legami sociali si fanno sempre più fragili. Ma proprio perché le tradizioni hanno un valore, vale la pena interrogarsi su cosa significhi davvero conservarle: ripeterle sempre allo stesso modo o permettere loro di evolversi insieme alla società che le pratica.

Il primo nodo riguarda l’ambiente e la salute. Accendere grandi falò in un periodo dell’anno in cui la Pianura Padana registra livelli critici di polveri sottili non è un dettaglio secondario. Negli ultimi anni non sono mancati appelli e critiche da parte di associazioni ambientaliste, medici e cittadini, che hanno richiamato l’attenzione sull’impatto, anche se episodico, di questi eventi in un contesto già compromesso. Non si tratta di demonizzare la Giubiana, ma di riconoscere che il contesto ambientale di oggi non è quello di un tempo, e che ignorarlo significa sottrarre la tradizione a un confronto necessario con la realtà.

C’è poi una questione culturale e simbolica, spesso sottovalutata. Il rogo del fantoccio, che nella tradizione rappresenta una strega, spesso raffigurata come una donna vecchia e brutta, porta con sé un immaginario che rischia di perpetuare stereotipi maschilisti. In una società che si interroga sempre più seriamente sulle discriminazioni di genere, questo simbolismo appare quantomeno anacronistico. Anche qui, il problema non è negare il passato, ma chiedersi se sia opportuno riproporlo senza filtri, come se fosse neutro e privo di significati.

Tradizione, ambiente e inclusività non sono però elementi inconciliabili. Esistono margini per una modernizzazione che non svuoti il rito, ma lo renda più consapevole. Alcuni comuni hanno già sperimentato falò simbolici di dimensioni ridotte, con materiali controllati e meno inquinanti; altri hanno scelto di sostituire la combustione reale con installazioni luminose, spettacoli di “fuoco freddo”, proiezioni o performance artistiche. Anche il fantoccio può essere ripensato: una figura astratta che rappresenti l’inverno, le paure collettive o le difficoltà da lasciarsi alle spalle, svincolata da connotazioni di genere e stereotipi superati.

In fondo, è ciò che già accade con le rievocazioni storiche: nessuno le considera una riproposizione letterale dei fatti, ma allegorie, strumenti per raccontare il passato con il linguaggio del presente. Applicare lo stesso principio alla Giubiana non significherebbe tradirla, bensì permetterle di continuare a vivere. Perché una tradizione che non si interroga rischia di diventare un rito vuoto; una tradizione che accetta il confronto, invece, può restare un patrimonio condiviso, capace di parlare anche alle generazioni future.

martedì 23 dicembre 2025

Lago di Pusiano: allarme PFAS, è il più inquinato tra i laghi briantei e lariani


Nuove e preoccupanti informazioni emergono sullo stato di salute del lago di Pusiano. Secondo il “Monitoraggio delle sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in Lombardia – Rapporto 2025” pubblicato da ARPA Lombardia, il lago risulta il più contaminato da PFAS tra tutti i laghi della provincia di Como, Lario incluso.

I PFAS sono sostanze chimiche di origine industriale, utilizzate in numerosi processi produttivi e presenti anche in alcuni oggetti di uso quotidiano. Sono noti come “sostanze chimiche permanenti” perché estremamente resistenti alla degradazione: una volta rilasciati nell’ambiente, si accumulano nelle acque, nei suoli e negli organismi viventi, compreso l’uomo, con potenziali rischi per la salute.

Tabella 12 - Valori massimi delle concentrazioni di PFOS (ng/L) per le stazioni in cui la media annua è superiore allo SQA-MA; lo SQA-CMA è pari a 36.000 ng/L. Le stazioni sono in ordine decrescente di concentrazione media dei valori massimi. Fonte: ARPA Lombardia

I dati diffusi da ARPA Lombardia relativi al 2024 indicano per il lago di Pusiano una concentrazione media annua di PFOS pari a 2,6 nanogrammi per litro, il valore più elevato tra i laghi comaschi. Ancora più allarmante è il dato sulla concentrazione massima annua, che ha raggiunto 4,6 nanogrammi per litro, confermando il primato negativo del bacino.

Il quadro si inserisce in una situazione ambientale già critica. Nei mesi estivi del 2024, infatti, ATS Insubria aveva segnalato la non balneabilità di alcune spiagge e approdi nei comuni di Pusiano e Merone, a causa della scarsa qualità delle acque.

Sulla vicenda è intervenuto Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, che ha espresso forte preoccupazione per lo stato del lago:

"Dopo i dati riscontrati quest'estate da ATS Insubria che hanno attestato la non balneabilità di alcune spiagge e approdi a Pusiano e Merone, ora giunge il dato sulla presenza dei Pfas, che vede il lago di Pusiano come il più inquinato in provincia, con concentrazioni molto elevate. Come Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" siamo molto preoccupati dello stato di salute del lago: è nostra intenzione recuperare più dati possibili sulla qualità delle acque del lago, dati che includano altri parametri. Questo per comprendere con esattezza lo stato di salute delle acque del lago. Ma già questi dati già noti sulla non balneabilità e sull'elevata concentrazione dei Pfas attestano che la situazione è molto negativa. Come abbiamo detto più volte, il problema principale è dovuto alla presenza degli scarichi fognari che ancora oggi confluiscono nel lago, direttamente o tramite gli affluenti, in particolare il Lambrone. Occorre un impegno serio da parte delle Istituzioni preposte (Regione, Province, Comuni) per il risanamento del lago, che deve appunto passare attraverso l'eliminazione di tutti gli scarichi!"

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ribadisce la necessità di un intervento deciso da parte delle istituzioni competenti, affinché si arrivi a un reale risanamento del lago di Pusiano. L’eliminazione degli scarichi fognari non adeguatamente trattati rappresenta, secondo l’associazione, un passaggio imprescindibile per restituire al lago condizioni ambientali accettabili e tutelare la salute dei cittadini e dell’ecosistema.

mercoledì 30 luglio 2025

Lago di Pusiano, allarme inquinamento: servono interventi urgenti sulle fognature

Schiuma visibile nelle acque in uscita dal lago di Pusiano verso il fiume Lambro, in località Stallo di Merone

a cura del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

L'inquinamento rilevato nei giorni scorsi nel lago di Pusiano, in corrispondenza della foce del torrente Lambrone, conferma la necessità di dare priorità al disinquinamento delle acque, attraverso interventi sulla rete fognaria e sul collettamento e la depurazione delle acque reflue.

È questo il commento del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi" in merito al superamento dei valori di Escherichia coli, rilevati da ATS Insubria alla foce del Lambrone: un dato che ha portato il Comune di Eupilio a emanare un’ordinanza di divieto di balneazione per quel tratto di lago.

Roberto Fumagalli, presidente dell'associazione ambientalista, commenta:

    "Gli interventi per il disinquinamento del lago di Pusiano devono partire dal collettamento e dalla depurazione di tutti gli scarichi fognari nel Triangolo Lariano, da cui provengono i reflui che confluiscono nei corsi d'acqua afferenti al bacino dell'alto Lambro e del Lambrone.
    È fondamentale separare le acque chiare (meteoriche) da quelle nere (fognarie), poiché in alcune aree è ancora in funzione un sistema fognario misto. In caso di forti piogge, ciò comporta l'attivazione degli scolmatori di piena, che riversano acque inquinate direttamente nei corsi d'acqua e da lì nei laghi di Pusiano e Alserio.
    Serve quindi un’azione sistematica di raccolta e collettamento degli scarichi ancora non collegati alla rete fognaria, per arrivare al completo disinquinamento del lago. Questi interventi sono prioritari e devono essere realizzati da Como Acqua, la società che gestisce il servizio idrico integrato, secondo quanto previsto dal Piano d’Ambito della Provincia di Como.
    Purtroppo, troppo spesso le istituzioni (Regione, Parco, Comunità Montana, Comuni) concentrano risorse su progetti legati alla cosiddetta 'fruibilità turistica' del lago, come la rimozione degli inerti alla foce del Lambrone, la realizzazione di spiagge o di piste ciclabili. Si trovano fondi per il turismo, ma si ignora il tema fondamentale: la depurazione dei fiumi e del lago. Il lago va disinquinato e rinaturalizzato, non trasformato in un'attrazione artificiale.”


Il problema dell’inquinamento delle acque del lago di Pusiano si ripresenta spesso, come dimostrano anche le fotografie scattate nei giorni scorsi dal consigliere del Circolo, Massimo Cattaneo, in località Stallo di Merone. In corrispondenza dello sbocco del lago di Pusiano nel fiume Lambro – attraverso il cavo Diotti – si notava chiaramente la presenza di schiuma, segno evidente della contaminazione delle acque.

sabato 5 luglio 2025

Bonifica aree Pedemontana: pubblicati i dati sulla qualità dell’aria a Meda e dintorni


Il Comune di Meda ha pubblicato sul proprio sito istituzionale una pagina interamente dedicata alla Bonifica delle aree interessate dal tracciato dell’Autostrada Pedemontana Lombarda. La pagina contiene documenti e relazioni tecniche relativi ai monitoraggi ambientali eseguiti nel territorio.

Consulta la pagina qui: Bonifica Aree Pedemontana - Comune di Meda

L’ultimo documento pubblicato è la: “Relazione esiti CO Pedelombarda 21 aprile - 27 aprile 2025 Rev. 02” redatta da Edison Next Environment S.r.l. 

Si tratta di un monitoraggio corso d’opera della qualità dell’aria, eseguito per verificare eventuali criticità ambientali durante le attività di cantiere della Pedemontana, in particolare in aree già note per la contaminazione storica (ex-Icmesa).

La campagna di rilevazioni ha interessato:

  • PM10 (polveri sottili fino a 10 micron)
  • PM2,5 (polveri sottili fino a 2,5 micron)
  • Diossine e furani (PCDD/F)
  • Parametri meteorologici (temperatura, umidità, vento, pioggia)

I campionamenti sono stati effettuati in 9 punti di monitoraggio (detti “recettori”) collocati lungo l’asse viario SS35 dei Giovi nei territori di Meda, Seveso e Cesano Maderno.

Stazione PM A2 - Via Carnia, Meda

Le stazioni nel Comune di Meda erano localizzate, ad esempio, in:

  • PM A1 → Via Treviso (Meda)
  • PM A2 → Via Carnia (Meda)

I risultati nel dettaglio

PM2,5 e PM10

Il Decreto Legislativo 155/2010 stabilisce i seguenti limiti:

  • PM10: 50 μg/m³ (valore limite giornaliero, da non superare più di 35 volte/anno)
  • PM2,5: 25 μg/m³ (valore limite giornaliero)

Nei giorni di campagna, nessun superamento dei limiti è stato registrato. Ecco i valori più significativi rilevati:


Recettore PM A1 (Via Treviso – Meda)

  • Media PM2,5: 7,61 μg/m³ (max 11,42 μg/m³ il 23/04)
  • Media PM10: 19,01 μg/m³ (max 25,13 μg/m³ il 23/04)

Recettore PM A2 (Via Carnia – Meda)

  • Media PM2,5: 8,60 μg/m³ (max 14,79 μg/m³ il 23/04)
  • Media PM10: 12,40 μg/m³ (max 20,14 μg/m³ il 23/04)

Valori analoghi si riscontrano anche negli altri punti, con nessun superamento dei limiti di legge.

Il valore più alto complessivo è stato misurato nel punto PM A7 (Cesano Maderno), dove il PM10 ha raggiunto 33,12 μg/m³ il 23 aprile 2025, comunque sotto il limite di 50 μg/m³.

Stazione PM A2 - Via Carnia, Meda

Diossine e furani (PCDD/F)


Le diossine rappresentano il parametro più critico dal punto di vista sanitario, perché legate alla contaminazione storica dell’area ex-Icmesa.

Il limite guida indicato nel documento è di 150 fg/m³ (femtogrammi/m³) come sommatoria in termini di tossicità equivalente (I-TEQ). Tutti i valori rilevati sono risultati ampiamente sotto questo limite.

Sommatoria PCDD/F I-TEQ in tutti i punti: < 2,3 – 3,8 fg/m³, cioè sotto il limite di rilevabilità strumentale.

L’unico composto presente in valori misurabili è l’OCDD (Ottaclorodibenzo-p-diossina), con concentrazioni comprese tra 21,8 fg/m³ e 31,4 fg/m³ nei vari punti di campionamento.

Tuttavia, anche questi valori sono ampiamente inferiori al limite di 150 fg/m³, quindi non costituiscono criticità.

Parametri meteo

Durante la settimana di monitoraggio (21-27 aprile 2025):

  • Temperatura media: 15,9 °C
  • Vento medio: 0,58 m/s (basso rimescolamento atmosferico)
  • Pioggia cumulata: 31,6 mm

sabato 14 giugno 2025

Lissone e Macherio, Pedemontana sfiora scuole e case: chiesto il monitoraggio dell’aria


Il Comitato per la Difesa del Territorio di Lissone ha lanciato un forte appello alle amministrazioni locali di Lissone e Macherio per garantire un costante monitoraggio della qualità dell’aria nelle aree adiacenti ai cantieri della Pedemontana. L’iniziativa nasce dalla crescente preoccupazione per i rischi ambientali e sanitari connessi all’impatto dei lavori infrastrutturali in corso, che interessano zone densamente abitate e frequentate da minori e cittadini fragili.

Secondo quanto denunciato nel comunicato diffuso dal Comitato, la situazione tra Lissone e Macherio appare particolarmente allarmante: i cantieri si trovano a ridosso della scuola primaria “Rodari”, del cimitero di Bareggia, dell’oratorio di Santa Margherita e di quello di Bareggia. A queste criticità si aggiunge l’imminente incremento del traffico pesante e il massiccio movimento terra previsto per i prossimi mesi, con una durata stimata ufficialmente in 1.000 giorni ma che potrebbe protrarsi ben oltre.

Il Comitato si è rivolto formalmente ai sindaci Laura Borella (Lissone) e Franco Redaelli (Macherio), chiedendo loro di attivarsi come autorità responsabili della salute pubblica e della tutela ambientale. In particolare, le richieste avanzate sono chiare e concrete:

  • Verifica della presenza di centraline ARPA per il monitoraggio della qualità dell’aria nelle aree interessate dai cantieri;
  • Diffusione mensile dei dati rilevati, in un’ottica di trasparenza e accessibilità per tutta la cittadinanza;
  • Installazione urgente di nuove centraline presso la scuola Rodari (Macherio) e in via Santa Margherita (Lissone), qualora non siano presenti monitoraggi attivi;
  • Chiarezza sulle eventuali prescrizioni ambientali già a carico di Pedemontana e obbligo di rendere pubblici i relativi dati.

L’azione civica è sostenuta da realtà del territorio come Vivi Lissone, Il Listone e Partito Democratico Lissone, oltre che da singoli attivisti come Luca De Vincentis. L’iniziativa è già stata formalizzata al Comune di Lissone e si estenderà nei prossimi giorni anche a Macherio.

Il messaggio del Comitato è netto: “La qualità dell’aria che respiriamo è parte imprescindibile del nostro benessere”. In un contesto urbano già stressato da traffico, inquinamento e cementificazione, la mancata vigilanza sulla salute pubblica sarebbe, secondo i promotori dell’iniziativa, non solo grave ma eticamente inaccettabile. Un silenzio istituzionale su questi temi equivarrebbe a una complicità nei confronti di un danno ambientale che può segnare a lungo la qualità della vita delle comunità locali.

giovedì 24 ottobre 2024

Lago di Annone: contro le alghe serve togliere le fogne!


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"


Per risolvere il problema dell'eutrofizzazione delle acque del lago di Annone occorre agire - in termini di assoluta priorità - sugli scarichi fognari, che arrivano nel lago attraverso le rogge e i torrenti immissari.

Come risaputo - non da ora ma ormai da svariati decenni - il fenomeno della formazione delle alghe è dovuto all'immissione nel lago, per lo più tramite gli affluenti, di 'nutrienti' che possono avere più origini, le più comuni sono:

  • le acque reflue, ovvero scarichi fognari non collettati che, direttamente o tramite i canali scolmatori, finiscono nelle rogge e torrenti e da qui nel lago;
  • i fertilizzanti (ricchi di azoto e fosforo) utilizzati in agricoltura, che finiscono nei corsi d'acqua e nel lago per dilavamento, soprattutto in coincidenza con le forti piogge.

Finché non si risolverà il collettamento di tutti gli scarichi fognari (anche piccoli) e si interromperà l'uso/abuso dei fertilizzanti in agricoltura, il lago non sarà risanato e periodicamente - soprattutto in coincidenza con periodi di gran caldo a cui purtroppo siamo sempre più abituati - si dovrà assistere alla formazione delle alghe.
Altri interventi ipotizzati o in corso (prelievi ipolimnici dai fondali, ecc.) rischiano di essere un palliativo. I decisori politici non possono non sapere che la priorità per il risanamento delle acque del lago di Annone deve necessariamente passare attraverso l'intercettazione degli scarichi delle fogne.

giovedì 3 ottobre 2024

Due denunce per smaltimento illecito di rifiuti speciali nel Parco del Meredo (Plis GruBrìa)

Il deposito di liquami e rifiuti nel Parco del Meredo. Immagine tratta dal web

Il 24 settembre, la Polizia Locale di Seregno ha denunciato due persone per smaltimento illecito di rifiuti speciali non pericolosi all'interno di un'area protetta del Parco del meredo (Plis Grubria). Le indagini, iniziate ad agosto in seguito a numerose segnalazioni, hanno rivelato che i due gestivano illecitamente rifiuti organici e liquami animali, usandoli come fertilizzante senza le autorizzazioni previste dalla legge.

Durante un sopralluogo, gli agenti hanno scoperto un considerevole deposito di liquami e rifiuti organici su un terreno di proprietà di più soggetti. Gli accertamenti successivi hanno permesso di appurare che i responsabili dell'abbandono erano terze persone, che operavano all'insaputa dei legittimi proprietari. Il terreno era stato concesso in uso gratuito a uno dei denunciati, il quale, in accordo con l’altro, ha permesso il deposito dei rifiuti. Tuttavia, anziché rispettare le normative vigenti, i due hanno smaltito il materiale in modo illecito, violando anche le norme sulla fertirrigazione, una pratica che consente l'uso di liquami animali a fini agronomici ma richiede procedure specifiche per evitare danni ambientali. Questo comportamento ha portato a un accumulo eccessivo di nitrati, con il rischio di contaminare il suolo e le falde acquifere.

venerdì 16 agosto 2024

Qualità dell'aria a Cantù: Fridays For Future chiede chiarezza

Lo stabilimento Novabit di Cantù. Fonte immagine: sito dell'azienda

Il gruppo Fridays For Future di Cantù lancia un appello all'amministrazione comunale e alla sindaca Alice Galbiati, chiedendo trasparenza sui risultati della campagna ambientale condotta dall'Arpa nel 2021 in relazione alla Novabit, un'azienda di via Giovanni da Cermenate specializzata nella produzione di conglomerati bituminosi. L'iniziativa nasce dalle preoccupazioni espresse dai residenti delle vie Rencati e Stoppani, che da tempo lamentano una pessima qualità dell'aria e la presenza di miasmi olfattivi provenienti dall'azienda.

Secondo quanto riferito da Matteo Aiani, rappresentante del gruppo Fridays For Future Cantù, il comune ha avviato un'indagine nel 2021 per monitorare la situazione, ma nonostante le richieste di accesso ai dati da parte dei cittadini, i risultati dell'indagine non sono ancora stati resi pubblici. "Conoscere la reale portata di un problema è il primo passo per affrontarlo," afferma Aiani, sottolineando l'importanza per i cittadini di sapere cosa respirano ogni giorno.

Il gruppo invita quindi l'amministrazione a rendere disponibili i risultati della campagna M.O.L.F. (Monitoraggio Odori e Loro Fonti) condotta sul territorio comunale, in modo da garantire la tutela della salute pubblica e rispondere alle legittime preoccupazioni della comunità.

L'appello sottolinea come la trasparenza e la condivisione delle informazioni siano elementi fondamentali per affrontare i problemi ambientali in modo efficace e responsabile. I cittadini di Cantù attendono ora una risposta da parte delle autorità, nella speranza che la questione venga trattata con la dovuta attenzione e urgenza.

 

La lettera dell'ARPA che invita Matteo Ajani del gruppo Fridays For Future a rivolgersi all'Amministrazione Comunale

sabato 15 luglio 2023

WWF Insubria: "I dati confermano l'importanza delle aree verdi per contenere le concentrazioni di biossido d'azoto nell'aria"


Sono stati pubblicati on-line i dati della campagna di monitoraggio del biossido di azoto (NO2) promossa dall’associazione "Cittadini per l’aria". Il WWF Lombardia e il WWF Insubria avevano collaborato al monitoraggio delle concentrazioni di NO2 nell'Area Metropolitana di Milano e lungo le direttrici Varesina-Sempione, Milano-Meda e Comasina-Canturina (leggi qui).

A suo tempo Maurizio Borghi, responsabile del WWF Insubria, aveva spiegato: «Il campionatore monitora il biossido di azoto (NO2) proveniente dal traffico automobilistico. La curiosità non è solo quella di conoscere tale dato ma anche capire quanto il verde del parco lo possa in qualche modo ridurre l'impatto delle emissioni, notoriamente nocive per la salute umana».


Su questo punto è intervenuto Gianni Del Pero, Presidente del WWF Lombardia che ha detto: «I risultati confermano l'effetto benefico e 'balsamico' delle aree protette (in particolare del Parco delle Groane e della Brughiera) e l'effetto 'venefico' (massimi relativi lungo la statale del Sempione, lungo la Milano-Meda fino a Cesano e all'ingresso della città di Como) della 'grande' viabilità».

«Per quanto rigurda la direttrice Varesina-Sempione – ha aggiunto Pio Clemente del WwF Insubria - i dati rilevati (45,2 μg/m³), superano di gran lunga i valori suggeriti a tutela della salute umana dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), ancora peggiori i dati di altri due campionatori in centro Città dove il superamento dei valori soglia è di 5/6 volte i valori limite».


«I valori più contenuti
– hanno constatato i responsabili dell'associazione ambientalista – sono stati rilevati nelle zone con la vicinanza di aree boschive e parchi importanti che, grazie alla presenza di specie arboree e vegetali, hanno permesso un naturale filtraggio di questo ed altri inquinanti dall’aria. Come WWF, auspichiamo fortemente azioni che possano contenere il traffico veicolare e potenziare anche le aree di verde urbano per mitigare questo ed altri fenomeni di inquinamento al fine di tutelare la salute di tutti».

Dati stazione di Meda

Dati stazione di Cantù

Dati stazione di Legnano

Dati stazione Ospedale di Garbagnate

Dati stazione Busto_SommaLombardo

Per visionare i dati raccolti cliccare questo link: 

https://www.cittadiniperlaria.org/no2-mese-milano-2023/

 

venerdì 23 dicembre 2022

WWF Lombardia e Insubria aderiscono alla campagna di monitoraggio del biossido di azoto

Il WWF Lombardia, con WWF Insubria e WWF Varese Insubria, partecipa alla campagna di monitoraggio: NO2? NO Grazie! promossa da Cittadini per l'Aria onlus nell'area metropolitana di Milano.

Gianni Del Pero, presidente del WWF Lombardia ci ha detto: "Noi ci occuperemo, oltre che dell'area metropolitana di Milano, delle direttrici Comasina-Canturina e Sempione."

Le mappe realizzate con i dati della campagna 2020 hanno restituito dati molto preoccupanti sull’aria di Milano e Roma. I dati sono uno strumento formidabile per sostenere il cambiamento, responsabilizzare e spingere le istituzioni ad agire ed ottenere nuove misure, fra le quali le strade scolastiche, e città con una migliore qualità dell’aria.


Info: www.cittadiniperlaria.org

martedì 8 marzo 2022

Le misteriose sfere galeggianti sul Lago di Pusiano


 

di Marco Ferrario, Ekokayak.

Comunicato sottoscritto anche dal Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

Dopo un breve giretto in kayak sul lago di Pusiano, ormai noto per essere il lago in cui si disperdono sfere galleggianti dette 'da cisterna'.

Calziamo due kayak e decidiamo di circumpagaiare attorno al lago imbarcandoci dal Lido di Mojana (Merone) e muovendoci in senso orario.

 



All'imbarco vediamo sulla riva la prima sfera dispersa, la raccogliamo e la depositiamo in un gavone del kayak. Proseguendo, ne scorgiamo molte altre disseminate lungo la costa occidentale del lago e così decidiamo di raccogliere tutta questa plastica o perlomeno quella che riusciamo a raggiungere con i kayak o sbarcando sulle rive che visto il livello del lago molto basso, sono spesso di facile approdo.

 



Dopo la foce del Lambrone (completamente asciutta) la nostra pagaiata prosegue lungo la sponda situata nel comune di Eupilio dove abbiamo raccolto il maggior numero di sfere. Tra i canneti più fitti abbiamo anche notato alcuni parabordi bianchi per barche che sono ben più grandi delle sfere galleggianti , ma senza riuscire a raggiungerli a causa della vegetazione.

 



Costeggiamo poi la sponda di Pusiano e, doppiato il paese, ci rendiamo conto che lo spazio disponibile nei gavoni dei nostri kayak si è esaurito, così, colmi di plastica, dopo aver scrupolosamente costeggiato per oltre 6 km, ci siamo diretti verso il Canoa Club Bosisio Parini che si trova lungo la sponda sud orientale del lago e che si è gentilmente reso disponibile come centro di raccolta della plastica trovata da chi naviga sul lago.

 



Sbarcati al molo, abbiamo tolto tutta questa plastica dai gavoni e depositata presso la sede del Canoa Club Bosisio Parini, dimostratosi molto sensibili al problema.

Le sfere galleggianti da cisterna sono tutte identiche, alcune sono rotte, altre sono piene d'acqua e queste ultime siamo riusciti a ricuperarle solo perchè incagliate nella vegetazione che ha impedito l'affondamento, immaginiamo che altrimenti sarebbero inevitabilmente andati a fondo. Quanti ce ne saranno sul fondale del lago?

 



Su questi galleggianti non ci sono scritte che consentano di identificarli. Il loro diametro è 18 cm e tra loro si differenziano solo per il colore, taluni sono rossi altri bianchi, a parte il colore appaiono identiche a quelle che si possono trovare nei grandi magazzini di prodotti idraulici. Di chi saranno?

Confidiamo nel fatto che chi ha disperso tutta questa plastica venga a riprenderla al Canoa Club e sopratutto non continui a disperderla!

Numerose altre fotografie scattate durante la nostra pagaiata documentano l'avvistamento di ben 62 sfere disperse ma la fitta vegetazione non ha consentito di scorgerne e fotografarne altre.

 



Un anno fa, era già stata documentata fotograficamente la dispersione di un centinaio di sfere galleggianti da cisterna attorno alle rive del lago, poi in primavera e nei mesi successivi, molte sfere furono raccolte dai canoisti che frequentano il lago.

Mentre l'inquinamento da plastica si fa sempre più emergenziale e ben sappiamo ormai i danni che provoca alla salute, coscienti del fatto che la plastica dispersa in laghi e fiumi o va a fondo o arriva al mare, ben sappiamo che se non sarà raccolta, è destinata a trasformarsi in microplastica che, se può sfuggire agli occhi, viene altresì assimilata dagli organismi viventi, uomo compreso.

Una cosa appare evidente: si infittisce il mistero della esagerata e continua dispersione di sfere galleggianti 'da cisterna' nel Lago di Pusiano.

sabato 27 febbraio 2021

Lombardia, una Regione senza qualità (dell'aria)


a cura di FridaysForFuture Como

 

Negli scorsi giorni in Lombardia sono stati sforati per più volte consecutivamente i limiti di legge previsti per la qualità dell'aria. Come è solito in queste circostanze, è scattato il divieto di tenere il riscaldamento acceso sopra i 19°C nelle abitazioni e il divieto di circolare con i veicoli diesel Euro 0 - 1 - 2 - 3 - 4.

Il vero problema è che queste misure sono insufficienti a risolvere i problemi di inquinamento atmosferico in Pianura Padana.
A nostro parere servono incentivi, dal governo o dalla regione, volti a convertire il patrimonio edilizio esistente. Il Super Bonus 110% varato dallo scorso governo va in questa direzione. Servono politiche coraggiose in modo che tutti i cittadini possano installare nelle proprie case le caldaie a pompa di calore o i pannelli solari termici. Allo stesso modo serve incentivare l'efficientamento energetico degli edifici con i cappotti termici e la coibentazione dei tetti.
Se venissero eseguiti questi investimenti da parte delle istituzioni, a beneficiarne non sarà solo l'ambiente, ma anche il settore edile.

Riguardo all'inquinamento dovuto al traffico veicolare. I divieti purtroppo hanno spesso uno svantaggio, ovvero che fanno pagare la transizione ecologica alla popolazione più povera (vedasi quanto è successo con i Gilet gialli in Francia). A nostro parere serve dare alle persone la possibilità di muoversi con mezzi alternativi all'auto. Serve investire nel trasporto pubblico e nella realizzazione di piste ciclabili per garantire i brevi spostamenti.
Sul tema delle ciclabili, la città di Como è indietro, ma in provincia si sta assistendo a un seppur lento, ma visibile cambiamento. Un esempio? A Cucciago entro l'aprile 2021 verrà inaugurata una nuova pista ciclabile tra il centro del paese e la stazione ferroviaria vicina...

Infine, parte dell'inquinamento atmosferico è dovuto anche all'elevata concentrazione di allevamenti intensivi in Pianura Padana. Come è ormai risaputo, l'elevato carico di bestiame all'ettaro porta a una produzione non sostenibile di metano, ammoniaca, nitrati e nitriti.
Su questo tema, chi ha le deleghe in regione sull'Agricoltura non può restare immobile. Servono investimenti per permettere agli agricoltori di passare dalla monocultura per l'alimentazione del bestiame alla produzione di vegetali direttamente destinabili all'alimentazione umana. L'UE dovrebbe tagliare gli incentivi agli allevamenti intensivi e investire nella riqualificazione del sistema rurale come già avvenuto per alcune aziende agricole.

Serve un cambiamento, serve farlo ora!

sabato 23 gennaio 2021

Facciamo luce sulle montagne lecchesi. Inquinamento luminoso e spettacolarizzazione del paesaggio

Foto: WWF Lecco
 

Comunicato stampa a cura di:

  • Lello Bonelli, Presidente WWF Lecco
  • Laura Todde, Presidente Circolo Legambiente Lecco
  • Gabriella Suzanne Vanzan, Responsabile Mountain Wilderness Lombardia
  • Lello Bazzi, Coordinatore CROS Varenna

È di pochi giorni fa la notizia che l’azienda Spacecannon, con sede in Costa Masnaga, avrebbe individuato nelle montagne lecchesi un possibile progetto.

Prima di tutto, i protagonisti della vicenda. Spacecannon è un’azienda nata nella Provincia di Lecco, che si occupa di illuminazione architettonica: usa la luce come strumento per valorizzare edifici e costruzioni, proiettando colori e forme sugli stessi. A quanto pare, tuttavia, il nuovo progetto potrebbe riguardare non soltanto strutture di interesse architettonico, ma anche elementi naturali del lecchese.

Spacecannon, infatti, nei giorni scorsi ha condotto alcune prove di illuminazione della Grignetta, del Santuario di Santa Maria di Mandello e del Sasso Cavallo. In sostanza, l’azienda di Costa Masnaga ha proiettato potenti fasci di luce sulle montagne per illuminarle e renderle visibili anche da lontano.

Se l’intento può anche essere quello di valorizzare il patrimonio naturale della Provincia di Lecco, la modalità di realizzazione e il progetto in sé lasciano quantomeno perplessi, anche alla luce (è proprio il caso di dirlo) della normativa regionale in materia, recentemente riformata con la L.R. n. 31/2015.

La citata Legge Regionale, infatti, rubricata «Misure di efficientamento dei sistemi di illuminazione esterna con finalità di risparmio energetico e di riduzione dell’inquinamento luminoso», ha come espressa finalità «la salvaguardia delle condizioni naturali nelle zone di particolare tutela dall’inquinamento luminoso e la riduzione dell’inquinamento luminoso sul territorio regionale, nell’interesse della tutela della salute umana dei cittadini, della biodiversità e degli equilibri ecologici».

Ai sensi della medesima Legge Regionale, «i parchi nazionali, i siti di Rete Natura 2000 e le aree a parco naturale inserite nelle aree regionali protette di cui all'articolo 1 della legge regionale 30 novembre 1983, n. 86 (Piano regionale delle aree regionali protette. Norme per l'istituzione e la gestione delle riserve, dei parchi e dei monumenti naturali nonché delle aree di particolare rilevanza naturale e ambientale), costituiscono zone di particolare tutela dall’inquinamento luminoso».

La “spettacolarizzazione” dei nostri meravigliosi paesaggi sta nella loro “naturalità” ed è quindi il caso di effettuare una riflessione maggiore e più approfondita per quanto riguarda l’aspetto ambientale. I potenti fasci di luce proiettati da Spacecannon nell’ambito di iniziative analoghe a quella qui considerata, infatti, costituiscono pur sempre un improvviso e invasivo mutamento dello status quo naturale delle montagne, della fauna ivi presente. Rispetto alle precedenti iniziative di Spacecannon, infatti, la proiezione sulle montagne lecchesi andrebbe ad interessare un ambiente naturale per così dire “densamente popolato”, in cui gli animali sarebbero “aggrediti” dai potenti strumenti di illuminazione dell’azienda.

Un recente lavoro pubblicato nel 2020 da Owens e colleghi sulla nota rivista scientifica internazionale Biological Conservation, evidenzia ad esempio come l’inquinamento luminoso notturno sia uno dei fattori chiave coinvolti nel declino degli insetti, classe a cui appartiene la stragrande maggioranza degli impollinatori, che hanno un ruolo chiave negli ecosistemi montani. Uno studio condotto sulla cinciallegra da Raap e colleghi (2015) e pubblicato su Scientific Reports, prova invece come l’inquinamento luminoso possa avere un impatto significativo sul sonno degli animali selvatici, ed un articolo recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Ecology & Evolution da Sanders e colleghi (2021) analizza quale sia l’impatto biologico dell’illuminazione notturna, evidenziando ad esempio un particolare effetto sul termine e sull’inizio dell’attività della fauna.

Se effettivamente l’intento dell’azienda di Costa Masnaga è, come recentemente dichiarato, «creare un connubio tra aspetto estetico, tecnologico e ambientale» (così dichiarava su una testata locale l’Ingegner Gianmario Invernizzi di Spacecannon), l’aspetto ambientale non può e non deve rimanere confinato nel mero risparmio energetico, ma deve considerare l’impatto più ampio creato sull’ambiente.

WWF Lecco, nel corso degli ultimi anni, è già intervenuta più volte con documentate segnalazioni di inquinamento luminoso ad alcune Amministrazioni comunali della provincia, risolte poi con esito positivo a vantaggio della protezione del patrimonio ambientale da questo tipo di ingerenza artificiale.

Anche oggi, pertanto, l’Associazione conferma la propria attenzione sul tema, certa che ogni ulteriore passo a riguardo sarà frutto di un’attenta valutazione dell’impatto ambientale e dell’assoluto rispetto della normativa in materia.

mercoledì 13 gennaio 2021

Smog in Lombardia: L'aria resta molto inquinata nonostante la "narrazione" della Regione!


 

di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”

 

Non ci piace la “narrazione” della Regione sui dati relativi alla qualità dell’aria in Lombardia. L’Assessore regionale all’ambiente  ha impostato tutta la comunicazione sul raffronto dei dati rispetto al passato, affermando che “Siamo in un trend complessivamente positivo e in miglioramento su base pluriennale”, ma la vera lettura che si deve fare è un’altra: l’aria in Lombardia continua ad essere fortemente inquinata.
 

La Regione preferisce la “narrazione” positiva, unicamente sulla base del confronto dei dati 2020 con le annualità precedenti. È innegabile che negli ultimi anni vi sia stata una diminuzione dei dati di inquinamento, soprattutto per alcuni parametri. Ma non viviamo in un Eden, siamo ancora, purtroppo, in una delle aree più inquinate d’Europa: ad attestarlo sono, anche qui, dati ufficiali, come quelli dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (cliccare qui).
 

Anziché orientarsi sul “va tutto bene”, la Regione dovrebbe concentrarsi sugli stessi dati preoccupanti che riporta essa stessa, a partire dalle polveri sottili: “I valori rilevati sul Pm10 superano, anche nel 2020, in modo diffuso i limiti sul numero massimo di giorni oltre la soglia di 50 microgrammi/m3”. E poi il dato sull’ozono, che continua a registrare diffusi superamenti dei limiti: a fronte di un massimo di superamenti stabilito in 25 giorni/anno, in provincia di Como il limite è stato sforato per 92 giorni, a Lecco per ben 116 giorni! Questi sono alcuni dei principali elementi ad attestare che l’aria continua ad essere fortemente contaminata e che pertanto occorre agire per ridurre le fonti di inquinamento. 


Invece la Regione, anziché pensare a provvedimenti lungimiranti per contenere lo smog, preferisce far finta di nulla, tant’è che pochi giorni fa ha prorogato il rinvio del blocco dei diesel euro 4 (cliccare qui), pur sapendo che il traffico veicolare, e in particolare i diesel, sono responsabili di circa la metà delle emissioni di ossidi di azoto (NOx). 


Ricordiamo inoltre che lo scorso novembre la Corte di Giustizia Europea ha condannato l’Italia per aver “sistematicamente e persistentemente” violato le norme sull’inquinamento atmosferico, proprio per le polveri sottili nella pianura Padana! (cliccare qui). E l’Italia è ancora ai primi posti in Europa per le morti premature da smog (cliccare qui).
 

Compito della Regione, piuttosto che compiacersi della diminuzione dei dati, è quello di agire, mettendo in campo provvedimenti seri e duraturi per disinquinare l’aria. Anziché puntare sugli investimenti in nuove strade e autostrade, il Pirellone deve ripensare l’intera mobilità, favorendo anzitutto il trasporto pubblico. E poi incentivare l'uso di fonti energetiche pulite, per passare dai combustibili fossili alle rinnovabili. Solo con interventi lungimiranti si riuscirà a migliorare la qualità dell'aria del nostro territorio.