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venerdì 7 agosto 2026

Pedemontana a Macherio, dopo il deposito terre la vera sfida sarà restituire il suolo. Chi controllerà?

Sullo sfondo la chiesetta di Santa Margherita. Foto G.C.

Nel tardo pomeriggio di mercoledì 5 agosto 2026, abbiamo percorso le strade che costeggiano la chiesetta di Santa Margherita alle Torrette di Macherio e il grande deposito di terre di scavo e inerti realizzato per il cantiere della Pedemontana.

Lo scenario che ci siamo trovati davanti è difficile da descrivere. 


Dove fino a poco tempo fa si estendevano campi agricoli  fertilissimi delimitati da maestosi filari e da fasce boscate, oggi si osservano enormi cumuli di terre, materiali di scavo e macerie, piste di cantiere, mezzi in movimento, recinzioni e perfino un'ampia area asfaltata destinata ai controlli dei camion. 
Un paesaggio quasi lunare, che rappresenta una trasformazione radicale di uno dei suoli agricoli di pregio della Brianza.


Fino all'ultimo abbiamo cercato di evitare che questo patrimonio andasse perduto, proponendo che venisse mantenuta la Compensazione Ambientale denominata Progetto Locale 24 (PL24) che prevedeva la realizzazione di un grande parco sovracomunale capace di collegare aree verdi oggi frammentate e di restituire alla fruizione dei cittadini un importante polmone ecologico.
Le scelte compiute dalle amministrazioni comunali sono state però diverse e poco lungimiranti. Lissone ha scelto di sfilarsi, ripiegando su interventi frazionati e dispersivi di dubbia utilità. Macherio, e in particolare la sua attuale amministrazione, non ha invece voluto confermare la parte più significativa delle Compensazioni Ambientali che la riguardava, optando per cinque interventi frammentati, complessivamente ben lontani dall'obiettivo di costruire una nuova naturalità di sistema.
 

Oggi una parte consistente di quest'area che era parte del PL24  è occupata dal deposito delle terre di scavo e degli inerti provenienti dai cantieri della nuova autostrada. 
Inoltre, con l'avanzare dei lavori, il deposito è destinato ad ampliarsi interessando anche la ben più vasta area agricola a nord dell’oratorio medievale di Santa Margherita alle Torrette.
Oggi, tuttavia, vogliamo guardare soprattutto al futuro.


I depositi terre sono teoricamente temporanei e funzionali agli interventi per costruire l’Autostrada Pedemontana Lombarda e al termine del loro uso, le aree dovranno essere ripristinate nella loro condizione precedente.
Ma questi terreni torneranno davvero come erano prima?
Non sarà sufficiente rimuovere i cumuli di terra e di inerti.
Occorrerà eliminare tutte le superfici impermeabilizzate realizzate per il cantiere, rimuovere i riporti di materiale utilizzati per costruire le piste di servizio, decompattare e arieggiare i terreni schiacciati dal continuo passaggio dei mezzi pesanti e ricostruire un suolo agricolo con caratteristiche analoghe a quelle originarie.


Il suolo non è un semplice supporto sul quale si deposita della terra. 
È un ecosistema complesso, formatosi nel corso di  migliaia di anni, ricco di sostanza organica, microrganismi e biodiversità, capace di trattenere l'acqua, immagazzinare CO2 (anidride carbonica) e sostenere la produzione agricola. 
Una volta compromesso, non può essere ricreato semplicemente stendendo uno strato di terreno vegetale.


Per questo riteniamo indispensabile che vengano rese pubbliche alcune informazioni fondamentali.

  • Quali interventi di ripristino sono previsti al termine dei lavori?
  • Con quali modalità verrà verificata la qualità agronomica dei terreni restituiti?
  • Chi controllerà che vengano eliminate tutte le opere provvisorie del cantiere?
  • Sono previste verifiche indipendenti sulla permeabilità del suolo, sul grado di compattazione e sulla fertilità dei terreni?
  • Quali garanzie economiche sono state richieste a Pedemontana affinché il ripristino venga realmente eseguito anche qualora emergessero criticità?

Sono domande tutt'altro che secondarie. Riguardano il futuro di un patrimonio comune e la credibilità degli interventi di ripristino ambientale.
 


I cantieri sono, per definizione, temporanei. Gli effetti e i danni per il territorio rischiano invece di essere permanenti se non vengono programmati controlli rigorosi e interventi eseguiti secondo criteri scientifici e verificabili.
Per questo chiediamo fin d'ora che il ripristino finale non venga considerato un semplice adempimento amministrativo, ma un processo trasparente e condiviso, sottoposto a controlli pubblici, trasparenti e documentabili.
Il suolo è una risorsa non rinnovabile. 
Proteggerlo significa tutelare il territorio che lasceremo alle future generazioni.

Macherio, 7 agosto 2026

  • Comitato per l'ampliamento del Parco Brianza Centrale, Macherio e Seregno 
  • Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso
  • Sinistra e Ambiente - Impulsi Meda 
  • Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP Monza e Brianza 

Rassegna stampa

sabato 1 agosto 2026

PTCP della Brianza, Majoli: "Non basta fotografare il territorio, bisogna proteggerlo"

Nei giorni scorsi il nostro blog ha presentato le 11 osservazioni alla variante al PTCP della Provincia di Monza e della Brianza elaborate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP, richiamando l'attenzione in particolare sulla tutela del suolo libero, sulla Rete Verde e sulla necessità di evitare nuovo consumo di territorio.

Abbiamo scelto ora di approfondire quei temi direttamente con Giorgio Majoli, referente del Coordinamento, che da anni segue l'evoluzione degli strumenti di pianificazione territoriale della Provincia. Non si tratta quindi di riprendere semplicemente quanto già illustrato nel precedente post, ma di provare a capire meglio che cosa c'è in gioco nella variante al PTCP, quali sono le criticità individuate dagli ambientalisti e quale idea di territorio viene proposta per il futuro della Brianza. Dal destino degli Ambiti Agricoli Strategici alla funzione della Rete Verde, dagli Ambiti di Interesse Provinciale alla crescita degli insediamenti produttivi e logistici, fino al rapporto tra transizione energetica e tutela del suolo: con Majoli abbiamo affrontato alcuni dei nodi che saranno decisivi per il futuro di una provincia dove gli spazi liberi sono ormai una risorsa sempre più preziosa.

Giorgio Majoli (a dx), durante un sopralluogo sul territorio

La variante al PTCP è arrivata a una fase decisiva. Qual è la valutazione complessiva del Coordinamento?


La nostra valutazione parte da una preoccupazione di fondo: siamo in una delle province più urbanizzate d’Italia e proprio per questo ogni scelta di pianificazione dovrebbe avere come priorità la difesa di ciò che rimane libero. Il Coordinamento segue da anni l'evoluzione del PTCP e, anche in occasione di questa variante, ha cercato di fornire un contributo concreto, non limitandosi a denunciare i problemi ma avanzando proposte e richieste precise. Avevamo già chiesto che la variante fosse sottoposta alla Valutazione Ambientale Strategica, la VAS, ma questa proposta non è stata accolta dalla Provincia. Di conseguenza, gli effetti ambientali di una parte significativa delle modifiche introdotte rimangono non adeguatamente valutati, anche se molti di essi sono facilmente immaginabili. Abbiamo quindi presentato 11 osservazioni, che riguardano diversi aspetti della pianificazione provinciale ma che hanno un filo conduttore comune: rafforzare la tutela del territorio libero e delle connessioni ecologiche.

Partiamo proprio dal suolo libero. Qual è la vostra richiesta principale?

La questione fondamentale riguarda gli Ambiti Agricoli Strategici, gli AAS, e la Rete Verde di ricomposizione paesaggistica. Chiediamo che la variante al PTCP recepisca integralmente gli ampliamenti delle aree agricole e della rete ecologica già approvati dai Comuni nei rispettivi PGT dal 2013 a oggi. È un punto importante. Se un Comune, attraverso il proprio strumento urbanistico, ha riconosciuto e tutelato una nuova area agricola o una connessione ecologica, la pianificazione provinciale dovrebbe valorizzare quella scelta e non ignorarla. In una situazione di crescente frammentazione del territorio non è sufficiente fotografare ciò che esiste oggi. Occorre riconoscere e rafforzare le tutele già deliberate dagli enti locali.

Da qui deriva anche la vostra richiesta di non prevedere nuove edificazioni sul suolo libero?

Esattamente. Chiediamo di escludere nuove previsioni edificatorie su suolo libero, evitando ulteriori incrementi dei carichi urbanistici, del traffico e dell'impermeabilizzazione del territorio. La Brianza ha già conosciuto una trasformazione molto intensa. Continuare ad aggiungere nuove edificazioni senza considerare la quantità di territorio che è già stata consumata significa aggravare una situazione che presenta problemi evidenti dal punto di vista ambientale, paesaggistico e della mobilità.

Un'attenzione particolare nelle vostre osservazioni è dedicata agli Ambiti di Interesse Provinciale, gli AIP. Perché?

Gli AIP erano stati introdotti anche con l'obiettivo di tutelare alcuni spazi rimasti liberi. Il problema è che, nella pratica, questo strumento ha mostrato delle debolezze e può diventare anche un modo per localizzare nuove edificazioni, attraverso intese con la Provincia finalizzate a mitigarne gli impatti. Noi riteniamo invece che negli AIP debba essere garantita una reale prevalenza della tutela ambientale. Per questo proponiamo di portare dall'attuale 51% all'80% la quota minima di territorio libero da mantenere all'interno degli AIP. È una richiesta particolarmente importante perché molti di questi ambiti rappresentano oggi alcune delle ultime connessioni verdi tra i centri abitati, le aree agricole e i sistemi naturalistici.

Un altro tema molto attuale riguarda la crescita degli insediamenti produttivi e logistici. Cosa chiedete alla Provincia?

Chiediamo innanzitutto che il PTCP censisca e rappresenti in maniera completa sia i poli esistenti sia quelli previsti, e che gli effetti complessivi vengano valutati attraverso la VAS, considerando traffico, qualità dell'aria e rumore. Il problema è proprio quello degli effetti cumulativi. Non possiamo continuare a valutare ogni nuovo insediamento come se fosse isolato dagli altri. La Brianza conosce già gli effetti della progressiva trasformazione del territorio in una vera e propria piattaforma infrastrutturale e logistica. Se si costruisce un nuovo polo produttivo o logistico, bisogna considerare cosa accade quando questo si aggiunge a tutti quelli già presenti e a quelli previsti nelle aree vicine. Il traffico aumenta, aumentano le emissioni, il rumore, la pressione sulla viabilità e il consumo di territorio. Sono effetti che non possono essere valutati soltanto guardando il singolo progetto.

Nelle vostre osservazioni affrontate anche il tema dei procedimenti dello Sportello Unico per le Attività Produttive SUAP. Perché ritenete che sia necessario intervenire su questo strumento?

Perché esiste una possibile contraddizione tra gli obiettivi dichiarati dalla variante e ciò che può avvenire concretamente attraverso alcune procedure semplificate. Da una parte si afferma la necessità di rafforzare la tutela del sistema rurale e di ridurre il consumo di suolo; dall'altra, attraverso procedimenti SUAP finalizzati alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi, possono essere introdotte varianti urbanistiche che interessano anche aree agricole strategiche o altre aree libere. Chiediamo quindi criteri più restrittivi, privilegiando il recupero delle aree dismesse e impedendo nuovo consumo di suolo proprio negli ambiti che dovrebbero essere maggiormente tutelati.

Tra le vostre osservazioni ci sono anche quelle relative a boschi, corridoi vallivi ed elementi geomorfologici. Che cosa chiedete in questo caso?

Chiediamo che il PTCP riconosca il valore strategico delle aree forestali che saranno individuate dal futuro Piano di Indirizzo Forestale dell'Alta Pianura e che sostenga il percorso di riconoscimento del Parco Regionale PANE. È necessario cambiare il modo di guardare alle aree verdi. Boschi, aree agricole e corridoi ecologici non sono spazi residuali che rimangono dopo aver deciso dove costruire. Sono vere e proprie infrastrutture ecologiche, fondamentali per la qualità ambientale della Brianza.

Il territorio libero deve quindi essere considerato una vera infrastruttura?

Sì, e credo che questo sia uno dei cambiamenti culturali più importanti che dobbiamo compiere. Quando si parla di infrastrutture si pensa normalmente a strade, ferrovie, reti tecnologiche. Ma anche un corridoio ecologico, un bosco, una zona agricola che mantiene una connessione tra due aree naturali svolge una funzione essenziale per il territorio. Se interrompiamo queste connessioni con nuove edificazioni e infrastrutture, frammentiamo ulteriormente gli habitat e rendiamo più fragile l'intero sistema ambientale. 

Avete affrontato anche il tema degli impianti da fonti energetiche rinnovabili. La vostra posizione potrebbe apparire in contrasto con la necessità della transizione energetica.

Non è affatto così. Il Coordinamento non mette in discussione la necessità della transizione energetica e dello sviluppo delle fonti rinnovabili. Il problema è dove realizzare gli impianti e secondo quali criteri. La variante introduce modifiche relative agli impianti da fonti energetiche rinnovabili e ai nuovi Servizi di Interesse Provinciale, e noi riteniamo necessario evitare il rischio che impianti fotovoltaici a terra o nuovi manufatti con funzioni sovracomunali possano essere collocati anche all'interno degli Ambiti Agricoli Strategici o della Rete Verde senza criteri sufficientemente rigorosi. Chiediamo quindi criteri chiari di compatibilità ambientale e la garanzia della continuità ecologica dei corridoi verdi. La transizione energetica è necessaria, ma non può essere utilizzata come giustificazione per consumare altro suolo di pregio o interrompere connessioni ecologiche.

Dalle vostre 11 osservazioni emerge quindi una visione complessiva del futuro della Brianza. Quali sono, in sintesi, le priorità che proponete?

La prima è molto semplice: non consumare più suolo. Ma questo non significa soltanto bloccare le nuove edificazioni. Significa anche promuovere una vera rigenerazione urbana, che non sia basata esclusivamente su premialità edificatorie, ma che serva a migliorare concretamente la qualità della vita, la viabilità e la qualità dell'urbanizzato esistente. Poi ci sono la preservazione delle aree agricole, la tutela delle connessioni ecologiche, la valorizzazione del paesaggio e una pianificazione più attenta agli effetti cumulativi delle trasformazioni. Dobbiamo smettere di considerare ogni intervento come un episodio isolato. Il territorio è uno solo e gli effetti di tanti piccoli o grandi interventi si sommano.

Che cosa dovrebbe cambiare, allora, nel modo di pianificare il territorio brianzolo?

Dovremmo passare da una logica nella quale si cerca di compensare o mitigare ogni nuova trasformazione a una logica nella quale si stabilisce innanzitutto che cosa non deve essere trasformato. Il punto non è soltanto difendere quello che rimane del territorio libero. È proporre e costruire un modello diverso di sviluppo. La Brianza non ha bisogno di altro consumo di suolo per migliorare la propria qualità della vita. Ha bisogno di rigenerare ciò che è già urbanizzato, recuperare le aree dismesse, migliorare la mobilità, preservare le aree agricole e ricostruire le connessioni ecologiche.

Il PTCP dovrebbe avere proprio questa funzione: non limitarsi a registrare le trasformazioni, ma orientare il futuro del territorio.

Le 11 osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP vanno in questa direzione. Sono un contributo al confronto sulla variante, ma soprattutto una proposta per una Brianza capace di riconoscere nel suolo libero, nell'agricoltura, nei boschi, nel paesaggio e nelle reti ecologiche non ciò che resta da edificare, ma una parte essenziale del proprio patrimonio e del proprio futuro.

lunedì 27 luglio 2026

PTCP della Brianza: gli ambientalisti chiedono più tutele per il suolo libero e la Rete Verde


La variante al Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP) della Provincia di Monza e della Brianza entra nella fase conclusiva delle osservazioni e il mondo ambientalista torna a richiamare l’attenzione su una questione fondamentale: il futuro di un territorio tra i più urbanizzati d’Italia. 

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, realtà che da anni segue con attenzione l’evoluzione della pianificazione provinciale, ha presentato nei termini previsti dalla legge un articolato documento con 11 osservazioni alla variante adottata dal Consiglio Provinciale con deliberazione n. 13 del 28 aprile 2026. Un lavoro approfondito che conferma il ruolo svolto negli anni dal Coordinamento e dal suo referente Giorgio Majoli, la cui competenza e continuità nell’analisi degli strumenti urbanistici provinciali hanno rappresentato un punto di riferimento per molte associazioni ambientaliste brianzole. Il blog Brianza Centrale ha sempre seguito e sostenuto questa attività, ritenendo fondamentale che anche nella nostra provincia, dove il consumo di suolo ha raggiunto livelli critici, vi sia una presenza attenta e competente capace di analizzare gli strumenti urbanistici e proporre alternative concrete.

Il primo tema posto dal Coordinamento riguarda gli Ambiti Agricoli Strategici (AAS) e la Rete Verde di ricomposizione paesaggistica. La richiesta è chiara: la variante del PTCP deve recepire integralmente gli ampliamenti delle aree agricole e della rete ecologica già approvati dai Comuni nei rispettivi PGT dal 2013 ad oggi. In un territorio dove gli spazi liberi sono sempre più frammentati, non è sufficiente fotografare la situazione esistente: occorre riconoscere e rafforzare le tutele già deliberate dagli enti locali. Da qui anche la richiesta di escludere nuove previsioni edificatorie su suolo libero, evitando ulteriori incrementi dei carichi urbanistici, del traffico e dell’impermeabilizzazione del territorio.

Particolare attenzione viene dedicata agli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP), introdotti proprio per tutelare alcune aree strategiche rimaste libere. Secondo il Coordinamento, la quota minima di territorio libero da mantenere all’interno degli AIP dovrebbe essere portata almeno all’80%, superando l’attuale criterio del 51%, ritenuto insufficiente per garantire una reale prevalenza della tutela ambientale. Un tema particolarmente importante perché molti AIP rappresentano oggi alcune delle ultime connessioni verdi tra centri abitati, aree agricole e sistemi naturalistici.

Un altro capitolo riguarda la crescita degli insediamenti produttivi e logistici. Gli ambientalisti chiedono che il PTCP censisca e rappresenti in modo completo i poli esistenti e quelli previsti, valutando nella VAS (Valutazione Ambientale Strategica) gli effetti complessivi su traffico, qualità dell’aria e rumore. La Brianza conosce già gli effetti della progressiva trasformazione del territorio in una piattaforma infrastrutturale e logistica: nuove strutture non possono essere valutate singolarmente senza considerare l’impatto cumulativo.

Una delle osservazioni più rilevanti riguarda i procedimenti SUAP (Sportello Unico Attività Produttive), spesso utilizzati per introdurre varianti urbanistiche finalizzate alla realizzazione di nuovi insediamenti produttivi. Il Coordinamento evidenzia una possibile contraddizione: da un lato la variante al PTCP dichiara di voler rafforzare la tutela del sistema rurale e ridurre il consumo di suolo; dall’altro alcune procedure semplificate potrebbero consentire trasformazioni proprio nelle aree agricole strategiche o nelle aree libere. La proposta è quindi quella di introdurre criteri più restrittivi, privilegiando il recupero delle aree dismesse e impedendo nuovo consumo di suolo negli ambiti maggiormente tutelati.

Le osservazioni affrontano anche il tema della tutela dei boschi, dei corridoi vallivi e degli elementi geomorfologici. Il Coordinamento chiede che il PTCP riconosca il valore strategico delle aree forestali individuate dal futuro Piano di Indirizzo Forestale dell’Alta Pianura e sostenga il percorso di riconoscimento del Parco Regionale PANE. La richiesta è di considerare boschi e aree verdi non come spazi residuali, ma come vere infrastrutture ecologiche fondamentali per la qualità ambientale della Brianza.

Due osservazioni riguardano infine le modifiche introdotte dalla variante sugli impianti da fonti energetiche rinnovabili e sui nuovi Servizi di Interesse Provinciale (SIP). Il Coordinamento non mette in discussione la necessità della transizione energetica, ma evidenzia il rischio che formule generiche possano permettere la collocazione di impianti a terra o nuove funzioni anche all’interno di aree agricole strategiche e della Rete Verde. Per questo viene chiesto che siano definiti criteri chiari di compatibilità ambientale e che venga sempre garantita la continuità ecologica dei corridoi verdi.

Le osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP rappresentano quindi un contributo articolato al dibattito sul futuro territoriale della provincia. Non si tratta soltanto di difendere ciò che resta del territorio libero, ma di proporre un diverso modello di sviluppo: meno consumo di suolo, più rigenerazione urbana, tutela delle aree agricole, valorizzazione del paesaggio e maggiore attenzione agli effetti cumulativi delle trasformazioni. La Brianza è ormai un territorio densamente urbanizzato e infrastrutturato. Proprio per questo il nuovo PTCP dovrebbe avere il coraggio di assumere fino in fondo una priorità: non consumare altro suolo libero e proteggere le ultime connessioni ecologiche rimaste.

martedì 21 aprile 2026

Macherio, Pedemontana e PL24: quando le compensazioni si dissolvono

Il defunto Progetto Locale 24 di Pedemontana

C’erano tutti i segnali. C’erano le preoccupazioni espresse chiaramente, nero su bianco, un anno fa (leggi qui). Eppure oggi ci troviamo esattamente nel punto che avevamo cercato di evitare: lo smantellamento del Progetto Locale 24 (PL24) attraverso quella che viene definita, con un termine fin troppo edulcorato, una “polverizzazione” degli interventi.

Il comunicato diffuso da Progetto Macherio – e che trovate al termine di questo post –  parla chiaro: l’amministrazione comunale si appresta a presentare un protocollo d’intesa con Pedemontana che stravolge completamente il progetto di compensazione ambientale sull’area di Bareggia – via Edison, frammentandolo in cinque interventi “altrove”. Una scelta che non solo cambia direzione, ma rinnega apertamente l’impianto originario del Masterplan del 2009.

Non conosciamo, al momento, la proposta alternativa avanzata da Progetto Macherio e su questo non esprimiamo alcun giudizio. Ma su ciò che invece è ormai evidente – la disgregazione del PL24 – non si può tacere.

Già nel marzo 2025, diverse associazioni ambientaliste della Brianza – Osservatorio PTCP Monza e Brianza, Legambiente Circolo Laura Conti Seveso, Sinistra e Ambiente Meda, Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale – avevano espresso forti timori rispetto a questa deriva. Durante l’incontro con l’amministrazione comunale, era emersa chiaramente la possibilità che le risorse destinate alla compensazione ambientale venissero disperse in una serie di piccoli interventi scollegati tra loro, con il rischio concreto di snaturare il progetto originario.

Quel progetto non era un’idea astratta: rappresentava una visione organica di rigenerazione ecologica, capace di restituire continuità ambientale a un territorio già pesantemente compromesso. L’acquisizione pubblica delle aree, la riforestazione, la creazione di corridoi ecologici e percorsi ciclopedonali: tutto concorreva a costruire un sistema, non una somma di interventi isolati.

Le associazioni lo avevano detto chiaramente: frammentare il PL24 avrebbe significato ridurne drasticamente l’efficacia, aumentare i costi di gestione e perdere un’occasione unica per il territorio.

Oggi, quella previsione si sta concretizzando. La “polverizzazione” del PL24 non è solo una scelta discutibile: è una scelta che svuota il concetto stesso di compensazione ambientale.

Le compensazioni, per loro natura, dovrebbero riequilibrare – almeno in parte – l’impatto di un’infrastruttura pesante come Pedemontana. Ma perché ciò avvenga, serve una visione unitaria, una massa critica di intervento, una progettualità coerente.

Spezzettare tutto in cinque interventi “altrove” significa invece ridurre l’impatto a livello simbolico più che reale. Significa trasformare una strategia ambientale in una serie di operazioni scollegate, incapaci di incidere davvero sul territorio.

E qui si apre una questione ancora più profonda, che va oltre le scelte degli ultimi mesi. Quando il progetto di Pedemontana è stato presentato, uno degli elementi chiave utilizzati per renderlo accettabile era proprio il sistema delle compensazioni ambientali. Ai territori è stato detto: l’impatto sarà mitigato, ci saranno interventi di riequilibrio, nasceranno nuove aree verdi, verrà restituito valore ambientale. Oggi scopriamo che quei progetti vengono disattesi, ridimensionati, frammentati.

La domanda, allora, non riguarda solo l’attuale amministrazione. Riguarda l’intera filiera decisionale che, negli anni, ha sostenuto e promosso l’opera facendo leva anche su quelle promesse. Che valore avevano, allora, quelle compensazioni? Erano parte integrante di una visione o semplicemente uno strumento per rendere più digeribile un’infrastruttura altamente impattante? Perché se oggi possono essere smontate e “polverizzate” con relativa facilità, il dubbio è legittimo.

Disperdere le risorse in interventi sparsi significa, nei fatti, rinunciare a un vero progetto di compensazione ambientale.

Significa rinunciare alla possibilità di creare un’area verde continua e fruibile, capace di collegarsi alle residue zone naturali della Brianza.
Significa compromettere la valorizzazione di un contesto storico e paesaggistico unico, che comprende anche l’Oratorio di Santa Margherita alle Torrette.
Significa, soprattutto, non contrastare in modo adeguato l’impatto devastante di Pedemontana, che già sta dividendo il territorio comunale e compromettendo la qualità della vita dei cittadini.

In altre parole: si perde una visione, si perde un’occasione, si perde futuro.

Un appello alla partecipazione

Il consiglio comunale del 23 aprile non è un passaggio qualunque. È un momento decisivo.

Per questo è fondamentale che la cittadinanza partecipi. Non per assistere passivamente, ma per testimoniare con una presenza civile e nel pieno rispetto delle regole l’importanza di una scelta che riguarda il futuro del territorio. Perché quello che sta accadendo oggi non è una sorpresa. È l’esito di un percorso che era stato previsto, denunciato e – purtroppo – non evitato. E proprio per questo non può passare sotto silenzio.

Documento / Il comunicato di Progetto Macherio

Giovedì 23 aprile alle ore 21,00 ci sarà il consiglio comunale. Oltre alla presentazione del bilancio consuntivo del 2025, l'amministrazione in carica presenterà un protocollo d'intesa con Pedemontana nel quale verrà stravolto il progetto di compensazione ambientale sull'area attualmente utilizzata come deposito terra (Bareggia-via Edison) presentato sin dal 2009 polverizzandolo in 5 interventi "altrove"..... Progetto Macherio Bareggia ha presentato una proposta alternativa che verrà anch'essa discussa in Consiglio Comunale. Mai come ora è necessario che la cittadinanza sia presente al Consiglio Comunale, in presenza o in diretta streaming, visto che in gioco c'è il futuro del territorio in cui viviamo. Vi invitiamo pertanto a partecipare e a diffondere ai vostri contatti questo appello.

martedì 25 novembre 2025

Variante PTCP 2025: la Brianza rischia di perdere terreno


Negli ultimi mesi la Provincia di Monza e Brianza ha avviato il percorso di aggiornamento del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), lo strumento che definisce le regole generali per l’uso del territorio: dove si può costruire, quali aree devono essere tutelate, come va preservata la rete ecologica, quali interventi sono compatibili con la tutela ambientale e paesaggistica.

Il PTCP, dunque, non è un documento tecnico per pochi addetti ai lavori: è il quadro che orienta le scelte urbanistiche dei Comuni e che influisce concretamente sulla qualità dell’ambiente, sul consumo di suolo, sulla sicurezza idrogeologica e sulla protezione degli spazi naturali.

Nel 2025 la Provincia ha pubblicato una nuova proposta di modifica – la “Variante 2025” – presentata come un aggiornamento tecnico e cartografico. Tuttavia, come abbiamo già evidenziato su questo blog, queste modifiche toccano aspetti sensibili della pianificazione territoriale, introducendo nuove regole e maggiore flessibilità in settori che incidono direttamente sulla tutela del paesaggio, delle aree agricole e della rete ecologica provinciale.

Secondo la normativa italiana ed europea, quando una modifica di piano può avere effetti significativi sull’ambiente, dev’essere sottoposta a una Valutazione Ambientale Strategica (VAS): un processo trasparente che analizza gli impatti delle scelte e permette la partecipazione dei cittadini e delle associazioni.

Proprio su questi aspetti è intervenuto il Coordinamento Ambientalista “Osservatorio PTCP di Monza e Brianza”, che ha presentato una serie di osservazioni e richieste formali, sostenendo che la Variante 2025 contenga cambiamenti troppo rilevanti per essere approvati senza una VAS completa.

Di seguito, proponiamo un’intervista approfondita a Giorgio Majoli, portavoce del Coordinamento, per capire meglio quali siano le criticità rilevate e perché, secondo gli ambientalisti, questa Variante debba essere valutata con maggiore attenzione.

Intervista a Giorgio Majoli

Giorgio Majoli, al centro, durante un sopralluogo

D. Majoli, avete appena presentato una serie di osservazioni alla Provincia sulla “Variante 2025” del PTCP. Perché questa scelta?

R. «Perché la Variante 2025 non è una semplice modifica minore, come viene presentata. Analizzando i documenti abbiamo riscontrato criticità rilevanti che non possono essere liquidate con un semplice screening. Secondo noi, per la portata dei cambiamenti e per i potenziali impatti cumulativi sul territorio, serve una Valutazione Ambientale Strategica completa, trasparente e partecipata. Le norme europee e nazionali sono chiare: quando un piano può incidere sull’ambiente in modo significativo, la VAS è obbligatoria.»

D. Entriamo nel merito. Una prima criticità riguarda l’aumento di “flessibilità normativa”. Cosa intendete?
R. «La Variante introduce margini di interpretazione molto ampi nelle aree tutelate. Questo significa che norme nate per garantire salvaguardia e protezione diventano più controverse, più interpretabili, e quindi potenzialmente più vulnerabili.
La preoccupazione è chiara: una disciplina troppo “flessibile” rischia di diventare una porta aperta a deroghe e trasformazioni difficili da controllare. In un territorio fragile come la Brianza, questo è particolarmente pericoloso. Abbiamo bisogno di chiarezza, stabilità e certezze, non di incertezze normative.»


D. Avete segnalato anche il rischio di nuove edificazioni in aree geomorfologicamente fragili. Perché?
R. «Perché le modifiche all’articolo 11 potrebbero permettere interventi edilizi perfino in valloni, orli di terrazzo, scarpate e altri ambiti geologicamente delicati, se questi ricadono dentro aree urbanizzate.
In Brianza molte zone sensibili sono ormai inglobate nella città: ciò significa che la Variante potrebbe indirettamente favorire nuove costruzioni proprio dove il territorio è meno adatto. Questo comporta rischi sia per la sicurezza idraulica sia per il consumo di suolo, che qui è già oltre i livelli di guardia.»

D. Nel vostro documento parlate anche di impianti a fonti rinnovabili: non siete favorevoli?
R. «Anzi, siamo favorevolissimi. Ma la Variante prevede la possibilità di installare impianti a fonti rinnovabili anche in aree agricole strategiche e nella rete ecologica, senza però definire criteri chiari per localizzazione e valutazione degli impatti.
Senza regole precise – lo ribadiamo – anche un intervento virtuoso può creare danni, ad esempio interrompendo corridoi ecologici o frammentando spazi naturali fondamentali. Le energie rinnovabili vanno sviluppate, ma con criteri robusti e non lasciando spazio all’improvvisazione.»

D. Un’altra criticità riguarda l’introduzione dei SIP. Cosa non funziona?
R. «La Variante introduce una nuova categoria di interventi, i Servizi di Interesse Provinciale, ma non ne definisce la tipologia.
Questo rende impossibile una valutazione trasparente degli impatti. È una sorta di scatola vuota che un domani potrebbe essere riempita con qualsiasi cosa, anche con funzioni potenzialmente insediabili nella Rete Verde, che è l’ossatura ecologica del territorio.
Una previsione così vaga è in contrasto con l’obiettivo di non compromettere la funzionalità ecologica dei nostri sistemi verdi.»


D. Le compensazioni ambientali sono un tema centrale. Cosa non va nella Variante?
R. «È stato introdotto un nuovo articolo sulle compensazioni ambientali e territoriali, ma senza indicare standard minimi, indicatori misurabili, criteri chiari.
Senza numeri e parametri verificabili la compensazione rischia di diventare una formalità burocratica che non garantisce un reale equilibrio ecologico.
Noi chiediamo criteri precisi e meccanismi certi di applicazione. Una compensazione deve ristabilire ciò che si perde, non limitarsi a dichiararlo.»


D. Parliamo di partecipazione. Perché ritenete inadeguati i tempi previsti?
R. «Perché la Provincia ha messo a disposizione i documenti per soli 30 giorni, un tempo insufficiente per un confronto pubblico serio su scelte che influenzeranno il territorio per decenni.
Chiediamo un incontro pubblico, più tempo e più strumenti di partecipazione. La VAS completa garantirebbe proprio questo: trasparenza, confronto e coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni.»


D. In sintesi, cosa chiedete alla Provincia?
R. «Chiediamo una cosa semplice e di buon senso: che la Variante 2025 venga assoggettata a Valutazione Ambientale Strategica completa.
Non siamo contrari agli aggiornamenti del PTCP, ma qualunque modifica che incide sulle tutele ambientali deve essere valutata con la massima attenzione.
La Brianza è una delle aree più consumate d’Italia: ogni passo verso una maggiore flessibilità urbanistica deve essere accompagnato da garanzie solide, verificabili e trasparenti. Altrimenti il rischio è di compromettere ulteriormente un territorio che ha già pagato troppo.»

 

Per scaricare le osservazioni presentate dal Coordinamento Ambientalista cliccare qui.

 

mercoledì 2 aprile 2025

Ambientalisti in pressing sul Sindaco di Macherio per il futuro del PL 24

L'Oratorio di Santa Margherita alle Torrette (XIV sec.) situato nei pressi del PL 24

Giovedì 27 marzo 2025, i rappresentanti di diverse associazioni e gruppi ambientalisti della Brianza hanno incontrato l'amministrazione comunale di Macherio, rappresentata dal sindaco Franco Redaelli, per discutere l'impatto dell'autostrada Pedemontana sul territorio, con particolare attenzione alla Compensazione Ambientale del Progetto Locale 24 (PL 24).

Durante l’incontro, il sindaco Redaelli ha illustrato le difficoltà nella realizzazione del PL 24, causate dall’uscita dal progetto del Comune di Lissone e dall’esclusione di Sovico, coinvolto solo dalla tangenzialina TRM10 e quindi senza più accesso ai fondi compensativi. Redaelli ha inoltre confermato, in linea con quanto emerso dall’interpellanza della minoranza di Progetto Macherio durante il consiglio comunale del 12 marzo 2025, che i costi degli espropri, secondo le stime della società Autostrada Pedemontana Lombarda, ammonterebbero a 2,5 milioni di euro, superando i 1,762 milioni di euro stanziati per Macherio.


Gli ambientalisti hanno ribadito l’importanza del PL 24 e chiesto che il progetto venga confermato, utilizzando i fondi disponibili per acquisire al patrimonio pubblico quante più aree possibile all'interno del perimetro della Compensazione Ambientale. L’area interessata, attualmente di proprietà privata, prima dell’esproprio temporaneo di una porzione del terreno per il deposito delle terre derivanti dagli scavi di Pedemontana, veniva utilizzata a fini agricoli nel rispetto del prezioso Oratorio di Santa Margherita alle Torrette, un edificio storico del Trecento, che è anche il simbolo di tutto il contesto storico paesaggistico circostante.

L’area è tutelata dal Piano Provinciale come Ambito Agricolo di Interesse Strategico ed è inserita nel Parco Regionale della Valle del Lambro, con destinazione agricola e forestale anche in caso di permanenza della proprietà privata. Tuttavia, la mancata acquisizione pubblica limiterebbe la possibilità di attrarre finanziamenti necessari per la riqualificazione e la riforestazione della zona, oltre che per interventi di ingegneria ambientale e fruizione pubblica. L’acquisizione comunale dell’area garantirebbe ai cittadini uno spazio verde collegato ecologicamente alle residue aree verdi di questa porzione di Brianza, costituendo un primo passo per il completamento del PL 24 che si attuerebbe mediante la partecipazione a futuri bandi al fine di ottenere ulteriori finanziamenti necessari per interventi di riforestazione (formazione di nuovi boschi, di filari, di alberature e di siepi naturali) e la realizzazione di percorsi ciclopedonali.


La necessità di un recupero ambientale è resa ancor più urgente da due fattori. Da un lato, l’area è attualmente destinata a ospitare il deposito temporaneo delle terre degli scavi di Pedemontana, con il rischio di un danno ambientale irreversibile. Dall'altro, l’area del PL 24 si trova in prossimità dell’antico Oratorio di Santa Margherita, un edificio storico risalente al XIV secolo che diverrà presto di proprietà comunale grazie a una donazione della stessa proprietà dei terreni. Il Comune ha già previsto, in accordo con la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Belle Arti, interventi di messa in sicurezza e di consolidamento della chiesetta che, assieme alle aree circostanti, dovrebbe, a nostro avviso, essere integrata sia nel Progetto Locale 24 che nel Parco Regionale della Valle del Lambro.

Il sindaco Redaelli ha dichiarato che non sono ancora state prese decisioni definitive sulle eventuali compensazioni ambientali alternative, precisando che il tempo a disposizione dei comuni è di cinque anni dalla conclusione dei lavori per la realizzazione dell’autostrada. Il primo cittadino macheriese ha comunque ammesso l'esistenza di proposte per l’utilizzo dei fondi che, a detta delle associazioni ambientaliste, se attuate rischierebbero di suddividere in tante piccole parti gli interventi compensazione ambientale e, conseguentemente, di snaturare il progetto iniziale elaborato dal Politecnico di Milano (Masterplan del 2009), non senza un cospicuo aumento dei costi di manutenzione delle opere.


Gli ambientalisti hanno condiviso l’atteggiamento prudente del sindaco e chiedono di evitare decisioni affrettate. Temono che le risorse destinate al PL 24 vengano disperse in piccoli progetti senza impatto reale, compromettendo il piano di rigenerazione ecologica della provincia di Monza e Brianza, in cui Macherio gioca un ruolo fondamentale.

La delegazione ambientalista ha inoltre espresso preoccupazione per lo scempio del territorio comunale causato da Pedemontana, che l’attraverserà, da est a ovest, e, congiuntamente alla nuova provinciale TRM10 e allo svincolo autostradale, lo dividerà in quattro parti, lambendo entrambi i cimiteri comunali, numerosissime abitazioni e, non ultima, la scuola primaria “Gianni Rodari” di Bareggia, passando a soli otto metri di distanza da essa.

Il sindaco Redaelli si è impegnato a valutare attentamente i suggerimenti delle associazioni e dei gruppi ambientalisti e si è dichiarato disponibile per futuri momenti di confronto e aggiornamento.

Osservatorio PTCP Monza e Brianza
Legambiente Circolo Laura Conti, Seveso
Sinistra e Ambiente, Meda
Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale

 

Rassegna stampa

Su PrimaMonza:
https://primamonza.it/attualita/compensazioni-ambientali-necessario-il-progetto-locale-24/
 

mercoledì 8 gennaio 2025

Consumo di suolo e Ambiti di Interesse Provinciale: il bilancio del Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza


Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza ha diffuso un comunicato in cui analizza il consumo di suolo legato agli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP). Il documento fa il punto sulle intese siglate dalla Provincia di Monza e Brianza in questo ambito, evidenziando criticità e proponendo suggerimenti per il futuro.

Il Coordinamento segnala che, nonostante richieste reiterate, solo di recente è stata fornita una tabella riassuntiva con i dati delle intese. Tra aprile 2015 e marzo 2024 sono stati siglati 30 protocolli d’intesa, interessando una superficie complessiva di 4.752.311 mq. Di questi, 1.857.893 mq erano già urbanizzati, mentre i restanti 2.894.418 mq rappresentavano suolo libero. Le trasformazioni proposte nelle intese hanno comportato un consumo di suolo di 900.529 mq, lasciando liberi 1.993.889 mq.


Il terreno rimasto libero è stato in parte destinato a Rete Verde (1.686.205 mq), Aree Agricole Strategiche (186.195 mq) e PLIS (86.480 mq con impegni a recepire l’ampliamento nei PGT). Tuttavia, il comunicato sottolinea come le intese abbiano comunque portato a un consumo di suolo pari al 31,9% del suolo libero presente negli AIP.

Il Coordinamento segnala inoltre tre accordi siglati tra il 2018 e il 2021 sul Corridoio Trasversale della Rete Verde, che hanno interessato una superficie complessiva di 116.990 mq, con un consumo di suolo di 46.410 mq (39,6%). Altri quattro accordi per l’ampliamento di attività industriali (ad Arcore, Biassono-Macherio e Ceriano Laghetto) risultano ancora incompleti.

Un limite evidenziato dal comunicato è la mancanza di un termine temporale entro cui le intese devono essere attuate, il che rende incerta l’effettiva concretizzazione delle compensazioni ambientali e degli altri interventi previsti. Inoltre, molte intese risultano ancora prive di piani attuativi, impedendo una valutazione completa del loro stato di attuazione.


Il Coordinamento esprime preoccupazione per la possibilità che le intese non realizzate diventino una sorta di “diritto acquisito” per nuove edificazioni. Viene anche criticata l’interpretazione adottata dagli uffici della Provincia, secondo cui basta mantenere almeno il 51% del suolo libero per considerare le intese conformi al PTCP.

Con la Variante al PTCP annunciata, il Coordinamento ha presentato contributi e suggerimenti per rendere più stringente la normativa sugli AIP. Tra le richieste, emerge l’esigenza di garantire una maggiore tutela del suolo libero, prevedendo interventi compensativi chiari e vincolanti.

Il comunicato conclude sottolineando che gli AIP si sono rivelati “un anello debole del PTCP”, consentendo trasformazioni e consumo di suolo in misura significativa. Il Coordinamento auspica che le criticità evidenziate siano affrontate nella nuova variante del piano territoriale.

venerdì 6 dicembre 2024

Invito alle associazioni ambientaliste: riunione il 9 dicembre al CCR di Monza


Giorgio Majoli, rappresentante delle associazioni ambientaliste nell'Osservatorio provinciale PTCP della Provincia di Monza e della Brianza, rinnova l’invito a partecipare alla riunione prevista per lunedì 9 dicembre alle ore 21 presso il Centro Culturale Ricerca di Monza (via Ambrogiolo 6 - Centro Monza).

Sarà un’importante occasione per approfondire i temi, i tempi e i metodi di lavoro dell'Osservatorio, confrontarsi su questioni rilevanti per il territorio e creare una rete ancora più forte tra le associazioni impegnate per l’ambiente.

Vi invitiamo a partecipare numerosi e a diffondere questa comunicazione presso altre realtà interessate.

Nota: Portate con voi una giacca a vento, poiché il luogo potrebbe essere freddo.

venerdì 8 novembre 2024

Provincia di Monza e Brianza: nominati i nuovi componenti dell'Osservatorio Provinciale del Paesaggio Rurale

Al centro: Giorgio Majoli, rappresentante delle associazioni ambientaliste nell'Osservatorio PTCP

Il Presidente della Provincia di Monza e della Brianza, Luca Santambrogio, ha ufficializzato la nuova composizione dell’Osservatorio Provinciale del Paesaggio Rurale, delle Pratiche Agricole e delle Conoscenze Tradizionali per il triennio 2024-2027. L’Osservatorio, istituito nel 2013, ha il compito di coordinare e promuovere iniziative per la tutela del paesaggio rurale e della rete ecologica provinciale, in linea con quanto stabilito dall’art. 5bis del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP).

Tra i membri, la nomina di Giorgio Majoli, in rappresentanza delle associazioni ambientaliste, rappresenta la voce più vicina al mondo ecologista. Majoli è stato proposto dal Coordinamento ambientalista dell'Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, un’ampia rete di gruppi e associazioni locali. Tra i membri del Coordinamento che hanno sostenuto la candidatura di Majoli figurano, tra gli altri, Alternativa Verde Desio, Amici della Natura Triuggio, Associazione Parchi del Vimercatese, Centro Culturale Ricerca Monza, Comitato per il Parco Antonio Cederna, Comitato "La Villa Reale è anche mia", Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera, Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale, Legambiente (circoli Alexander Langer di Monza, Laura Conti di Seveso, Gaia di Usmate e di Seregno), Sinistra e Ambiente di Meda, e il Gruppo "Un Parco per Bernareggio". Hanno inoltre confermato il proprio appoggio a Majoli altre realtà significative, come Legambiente Lombardia, Italia Nostra Monza, Oasi Lipu di Cesano Maderno, WWF Lombardia, WWF Insubria e FAI Monza.

Majoli, in segno di riconoscenza verso le associazioni che lo hanno sostenuto, ha dichiarato: “Ringrazio tutti quelli che mi hanno indicato per la fiducia accordata, che spero di non deludere. Convocherò prossimamente una riunione in presenza a Monza con tutti per avere indicazioni e per raccontarvi quale sia il ruolo, i temi e i metodi nell'Osservatorio.”

L’Osservatorio sarà presieduto da Riccardo Borgonovo, delegato dal Presidente Santambrogio, e vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni locali, delle associazioni agricole, della Camera di Commercio e di esperti scientifici in vari ambiti. La pubblicazione del decreto sul sito ufficiale della Provincia rende trasparente la composizione dell’Osservatorio e permette ai cittadini di seguire gli sviluppi delle attività di tutela e valorizzazione del paesaggio rurale per i prossimi tre anni.

Il blog Brianza Centrale desidera congratularsi con Giorgio Majoli per questo importante incarico. Siamo certi che il contributo di Majoli e delle realtà ambientaliste che lo sostengono sarà essenziale per promuovere la salvaguardia della bellezza e della biodiversità del nostro territorio. Auguriamo buon lavoro e siamo pronti a seguire le future attività e iniziative dell’Osservatorio.

mercoledì 9 ottobre 2024

PTCP di Monza e Brianza: il Coordinamento ambientalista chiede una variante coraggiosa per fermare il consumo di suolo


Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza ha presentato, il 7 ottobre 2024, una serie di contributi e proposte in merito alla variante del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP). L'iniziativa nasce dall'esigenza di aggiornare un piano che, a distanza di undici anni dalla sua approvazione, appare obsoleto e poco adatto a contrastare il crescente consumo di suolo nella provincia più cementificata d'Italia, secondo il Rapporto ISPRA 2023.

Il Coordinamento, pur condividendo la necessità di un aggiornamento normativo del PTCP, sottolinea l'importanza di sfruttare questa occasione per introdurre tutele più efficaci sulle aree libere. Tra le principali preoccupazioni espresse vi sono le proposte di nuove edificazioni in aree vallive, dove il naturale scorrimento delle acque dovrebbe invece essere favorito per prevenire rischi ambientali. In aggiunta, vi è il rischio di nuovi poli produttivi e centri logistici, la cui realizzazione potrebbe avere pesanti ripercussioni sul traffico, l'inquinamento dell'aria e quello acustico.

Il Coordinamento chiede inoltre maggiore chiarezza sugli Ambiti di Interesse Provinciale (AIP), richiamando l’attenzione sull'assenza di un bilancio ufficiale delle intese approvate. La mancanza di trasparenza su quante intese siano state effettivamente attuate e le modalità di compensazione ambientale rappresentano un ulteriore elemento di criticità.

Un altro punto cruciale riguarda le aree dismesse: il Coordinamento invita a evitare la speculazione fondiaria, richiedendo l'applicazione di standard urbanistici più rigorosi e una maggiore conservazione di suolo libero. A tal fine, propone che la percentuale minima di suolo libero da conservare, attualmente fissata al 51%, venga elevata per garantire una reale tutela del territorio.

Questi contributi rappresentano il primo passo verso un dialogo costruttivo nelle fasi successive del procedimento di variante al PTCP, con l’obiettivo di orientare la pianificazione territoriale verso una maggiore sostenibilità e una riduzione del consumo di suolo.

Scheda illustrativa dei contributi del Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP


Il PTCP attuale, datato 2013, necessita di un aggiornamento sia normativo che cartografico, in quanto superato dagli azzonamenti e dai PGT (Piani di Governo del Territorio) successivamente approvati.

Linee guida principali

1) Ampliamento degli Ambiti Agricoli Strategici (AAS) e della Rete Verde:

  • Tutte le proposte di ampliamento approvate dai PGT dal 2013 ad oggi devono essere recepite nella Variante.
  • Necessario rafforzare la tutela delle aree libere nella provincia più cementificata d'Italia, secondo il Rapporto ISPRA 2023.

2) Contrasto alle nuove edificazioni:

  • Le proposte che comportano un aumento del consumo di suolo e dei carichi urbanistici non devono essere accolte. Il rispetto del principio di invarianza idraulica è fondamentale.

3) Tutela degli ambiti vallivi:

  • Gli ambiti vallivi, fluviali e non, devono essere protetti per garantire il naturale scorrimento delle acque. La delocalizzazione delle edificazioni esistenti è preferibile rispetto alla creazione di nuovi insediamenti.

4) Censimento e regolamentazione dei poli produttivi e logistici:

  • Censire e valutare attentamente i poli produttivi e logistici esistenti e in progetto, evitando l’uso di suolo libero. Devono essere considerate le ripercussioni sul traffico e l'inquinamento atmosferico e acustico.

5) Ambiti di Interesse Provinciale (AIP):

  • Pubblicare una tabella riepilogativa delle intese approvate e concretizzate, con un aumento della percentuale di suolo libero da conservare fino all'80%, superando il minimo attuale del 51%.

6) Riqualificazione delle aree dismesse:

  • Contrastare la speculazione immobiliare sulle aree dismesse, introducendo standard urbanistici più rigidi per impedire l’abbandono e il degrado.

7) Standard urbanistici per le aree dismesse:

  • Prevedere una quantità minima di standard urbanistici e aree verdi da cedere in loco nelle aree dismesse per evitare premi volumetrici ingiustificati a chi ha lasciato aree in rovina.

domenica 29 settembre 2024

Le associazioni ambientaliste della Provincia di Monza e della Brianza propongono Giorgio Majoli per l'Osservatorio del paesaggio rurale e della rete ecologica provinciale

Giorgio Majoli, in secondo piano, durante uno dei tanti sopralluoghi nel territorio

Su invito della Provincia di Monza e della Brianza, le associazioni ambientaliste del territorio hanno scelto Giorgio Majoli come loro rappresentante presso l'Osservatorio provinciale del paesaggio rurale, delle pratiche agricole e delle conoscenze tradizionali, oltre che della rete ecologica provinciale. La decisione è stata presa a seguito di un confronto tra i gruppi e le associazioni del Coordinamento ambientalista dell'Osservatorio PTCP di Monza e Brianza, che hanno espresso il loro sostegno unanime a Majoli, figura di rilievo nell'ambientalismo locale.

Giorgio Majoli, noto per il suo impegno in Legambiente Monza e come portavoce di diversi comitati monzesi, si è distinto per le sue competenze e l'esperienza maturata nel tempo a difesa dell’ambiente e del territorio. Il blog Brianza Centrale auspica la sua nomina ufficiale da parte della Provincia, ritenendolo la persona più qualificata per rappresentare gli interessi ambientali all'interno dell'Osservatorio.

Tra i gruppi del Coordinamento ambientalista dell'Osservatorio PTCP di Monza e Brianza che hanno sostenuto la candidatura di Majoli figurano:

  • Alternativa Verde Desio
  • Amici della Natura Triuggio
  • Associazione Parchi del Vimercatese
  • Centro Culturale Ricerca Monza
  • Comitato per il Parco Antonio Cederna
  • Comitato "La Villa Reale è anche mia"
  • Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera
  • Comitato per l’ampliamento del Parco Brianza Centrale
  • Legambiente circolo Alexander Langer di Monza
  • Legambiente circolo Laura Conti di Seveso
  • Legambiente circolo Gaia di Usmate
  • Legambiente circolo di Seregno
  • Sinistra e Ambiente di Meda
  • Gruppo Un Parco per Bernareggio

Oltre a questi, hanno confermato il proprio sostegno:

  • Legambiente Lombardia
  • Italia Nostra, Monza
  • Oasi Lipu di Cesano Maderno
  • WWF Lombardia
  • OA WWF Insubria
  • FAI Monza

La candidatura di Giorgio Majoli, sostenuta da queste numerose e importanti realtà, conferma il suo ruolo centrale nella difesa dell’ambiente e del territorio della provincia di Monza e della Brianza.

venerdì 10 maggio 2024

Sono 16 i comuni della Brianza che hanno consumato più del 50% di suolo


Da più parti, non solo dagli ambientalisti, viene rimarcato che è fondamentale affrontare l'emergenza ambientale e climatica con azioni concrete e mirate. In questo contesto, i dati recentemente pubblicati dal Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di MB indicano chiaramente la necessità di proteggere il suolo non consumato nei comuni della Provincia di Monza e Brianza. Questi dati rappresentano un campanello d'allarme, sottolineando l'urgente bisogno di adottare misure efficaci per limitare ulteriori perdite di territorio naturale.

Sono 16 i comuni della Provincia MB che hanno consumato più del 50% di suolo

Ecco i dati dei comuni meno virtuosi elencati nel report, insieme alla percentuale di suolo consumato:

    Lissone: 71,39%
    Muggiò: 61,94%
    Nova Milanese: 59,59%
    Varedo: 58,14%
    Verano Brianza: 57,22%
    Villasanta: 56,87%
    Cesano Maderno: 56,01%
    Brugherio: 54,67%
    Bovisio M.: 54,37%
    Seregno: 53,80%
    Giussano: 53,70%
    Meda: 53,10%
    Biassono: 52,30%
    Sovico: 51,94%
    Vedano L.: 51,40%
    Desio: 50,71%

Questi dati non solo evidenziano l'entità del problema, ma anche la necessità di adottare politiche urbane sostenibili che proteggano il suolo rimanente. L'urbanizzazione e il consumo di suolo non solo minacciano la biodiversità e gli ecosistemi locali, ma aggravano anche i rischi legati ai cambiamenti climatici, come l'inondazione e l'erosione del suolo. Pertanto, è imperativo che i comuni adottino misure di conservazione del suolo, promuovendo pratiche di sviluppo urbano sostenibile e pianificazione territoriale che limitino l'espansione delle aree urbane e proteggano le aree naturali rimanenti. 

 

La tabella diffusa dall'Osservatorio PTCP di Monza e Brianza


venerdì 3 maggio 2024

I costi del suolo perduto in Brianza

Vista aerea della Provincia di Monza e Brianza; la più cementificata d'Italia

Il Coordinamento Ambientalista Osservatorio PTCP di Monza e Brianza ha recentemente contattato tutti i 55 Sindaci dei Comuni della provincia, evidenziando i preoccupanti dati sul consumo di suolo, in continuo aumento nonostante gli sforzi per ridurlo, e i costi pubblici ad esso associati, spesso trascurati.

Basandosi sui dati ufficiali dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) dal 2006 al 2022, le lettere inviate riportano il consumo di suolo nel 2022 e l'andamento del consumo nel periodo considerato, oltre al valore economico delle perdite di servizi ecosistemici.

L'obiettivo è sensibilizzare gli amministratori comunali affinché rivedano le strategie urbanistiche e contrastino efficacemente l'espansione del cemento e dell'asfalto. Ridimensionare le previsioni urbanistiche del passato non è sufficiente; occorre affrontare le ingenti perdite economiche, ambientali ed ecosistemiche causate dall'incremento dell'impermeabilizzazione del suolo.

La provincia di Monza e Brianza si trova in una situazione critica, con il 40,72% del suolo consumato nel 2022. Questi dati sono allarmanti e richiedono azioni concrete.

I comuni che hanno registrato i maggiori incrementi nel consumo di suolo dal 2021 al 2022 sono Carate Brianza e Bovisio-Masciago, seguiti da Desio, Monza, Lentate sul Seveso, Caponago e Arcore.

In termini di percentuale di superficie artificiale complessiva, Lissone e Muggiò sono tra i comuni con le percentuali più elevate di suolo già consumato, insieme ad altri 14 comuni che superano il 50% di suolo urbanizzato.

Per ulteriori dettagli sui dati e sui risultati, è possibile consultare i seguenti link:

Scheda: I dati di Meda e Seregno

A Meda, il consumo di suolo nel 2022 è stato di 0,98 ettari, mentre a Seregno è stato di 0,21 ettari. Dal 2006 al 2022, sono stati consumati rispettivamente 14,17 ettari e 19,98 ettari di suolo libero.

Secondo i calcoli nazionali, le perdite di servizi ecosistemici addebitabili ammontano rispettivamente a:
  • Meda: 27.947.480,00 €
  • Seregno: 50.993.800,00 €

Il bilancio ambientale dovrebbe registrare, a partire dal 2024, una perdita annuale di servizi ecosistemici pari a:

  • Meda: 1.246.960,00 € 
  • Seregno: 1.758.240,00 €

venerdì 12 aprile 2024

Ambiente e territorio a Villasanta. Proposte per la salvaguardia del consumo di suolo e la riqualificazione dell'area ex Lombarda Petroli


Il Coordinamento Ambientalista "Osservatorio PTCP" di Monza e Brianza si è da tempo impegnato nella monitoraggio del consumo di suolo nella provincia, intervenendo nelle fasi di pianificazione comunale per suggerire proposte e osservazioni. Recentemente, a Villasanta, il coordinamento insieme a Legambiente Monza ha presentato delle osservazioni alla variante del Piano di Governo del Territorio (PGT) accompagnate da suggerimenti volti alla valorizzazione delle aree dismesse.


Una delle proposte chiave riguarda la valutazione precisa del fabbisogno abitativo, che consideri non solo la domanda attuale ma anche il patrimonio edilizio esistente non utilizzato. Questo approccio mira a evitare una sovrastima del fabbisogno abitativo, riducendo così la pressione sull'espansione urbanistica e favorendo invece la riqualificazione delle aree già urbanizzate e la creazione di spazi verdi pubblici.


Per quanto riguarda l'area ex Lombarda Petroli, si sollecita a non accettare le richieste di incremento volumetrico avanzate dalla curatela fallimentare che ne gestisce l'area. Si propone invece di destinare una maggiore superficie a "bosco urbano", consentendo solo attività compatibili con questa destinazione, come la bonifica del terreno attraverso tecniche di fitodepurazione e fitorimedia. Si auspica inoltre la creazione di un accordo di programma tra enti pubblici per restituire l'area al pubblico e riqualificarla per un uso collettivo.


Si suggerisce anche l'inclusione di diverse aree libere nel Parco Regionale Valle Lambro al fine di preservarne la natura e la biodiversità. Questo comprende le aree limitrofe al centro commerciale "Il Gigante", le aree agricole al confine con il Comune di Arcore e le aree nelle adiacenze della Rovagnati. Inoltre, si propone di inserire due piste ciclopedonali esistenti nella tavola cartografica del parco, garantendo così una maggiore fruibilità e valorizzazione del territorio.

Altre osservazioni riguardano l'adeguamento del Quadro Conoscitivo e Ricognitivo del Piano di Governo del Territorio con i dati del Censimento Istat 2021 e lo stralcio di una norma di attuazione potenzialmente obsoleta o non più necessaria.

Queste proposte mirano a promuovere una pianificazione territoriale sostenibile, che tenga conto delle esigenze ambientali, sociali ed economiche della comunità locale, favorendo la conservazione del paesaggio e migliorando la qualità della vita dei cittadini.

 

[Per scaricare le osservazioni in formato pdf cliccare qui]

venerdì 31 marzo 2023

Incredibile ma vero! Per la Regione Lombardia costruire Pedemontana non consuma il suolo

Foto di repertorio dei cantieri di Pedemontana

 a cura del COORDINAMENTO AMBIENTALISTA OSSERVATORIO PTCP DI MB


Ogni giorno leggiamo sulla stampa e sentiamo ora anche sulle reti televisive e in alcuni programmi elettorali che è del tutto sbagliato consumare nuovo suolo agricolo per motivi idrogeologici, produttivi, paesaggistici, ecosistemici e in estrema sintesi ambientali. Numerose sono le proposte di legge sul consumo di suolo a livello nazionale che giacciono da anni in Parlamento, anche in recepimento di alcune direttive dell’Unione Europea che mira a conseguire l'obiettivo di un consumo netto di suolo pari a zero entro il 2050. Taluni sostengono che tale compito spetti alle Regioni, dopo la riforma del Titolo V° della Costituzione.


Anche la Regione Lombardia, dopo anni di non ascolto di petizioni nazionali e proposte di legge di iniziativa popolare, ha approvato nel 2014 le legge n. 31 che dovrebbe tendere alla riduzione del consumo di suolo, con meccanismi “a cascata” sui diversi piani territoriali, a partire da quello regionale (PTR), poi quelli provinciali (PTCP) e infine quelli comunali (PGT).

In realtà, oltre ad aver accumulato ritardi di diversi anni rispetto a quelli previsti da quella stessa legge, questa contiene alcuni escamotage e alcune definizioni che la rendono praticamente inutile, se non peggio.

Ci riferiamo in particolare all’art. 2, che definisce il consumo di suolo, che recita, alla lettera

c):“consumo di suolo: la trasformazione, per la prima volta, di una superficie agricola da parte di uno strumento di governo del territorio, non connessa con l'attività agro-silvo-pastorale, esclusa la realizzazione di parchi urbani territoriali e inclusa la realizzazione di infrastrutture sovra comunali;”. 

Ma non è così.

Infatti il comma 4 sempre dell’articolo 2 dice però: “La Giunta regionale, con deliberazione da approvare entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sentita la competente commissione consiliare, definisce i criteri di individuazione degli interventi pubblici e di interesse pubblico o generale di rilevanza sovracomunale per i quali non trovano applicazione le soglie di riduzione del consumo di suolo di cui alla presente legge”.

Naturalmente la deliberazione è arrivata (DGR 1141 del 14/01/2019) ed esclude le opere di rilevanza sovracomunale come, per esempio, le infrastrutture stradali, contraddicendo logicamente quanto sentenziato al punto c) della stessa Lr 31/2014, sopra letteralmente riportato.

Facciamo però qualche esempio concreto per capire gli effetti pratici di tale statuizione.

La contrastata autostrada Pedemontana Lombarda che, secondo alcune stime di massima da noi effettuate, ha consumato per la parte già realizzata e consumerebbe ulteriore suolo (attualmente libero da edificazioni), per complessivi 3 milioni di metri quadrati (comprensivi dei collegamenti secondari), è come se non esistesse. Questo non è consumo di suolo? Per la Regione no, e sarà così nei Piani territoriali sotto ordinati (PTCP e PGT).



Si consideri che il Piano provinciale (PTCP di MB), che ha recepito le indicazioni del Piano territoriale regionale (PTR) indica ai 55 Comuni della Provincia di ridurre la soglia del consumo di suolo del 45%, per circa 4 milioni di mq complessivi. Operazione resa quasi inutile nella realtà a livello territoriale sovracomunale in quanto la riduzione ipotizzata verrà fortemente compromessa dal passaggio di Pedemontana (3mln di mq non computati come consumo di suolo). Una vera beffa!

Anche nel comasco, Provincia a noi prossima, si rischia il ripetersi di questa condizione, laddove è progettata la realizzazione della Canturina bis, una strada di collegamento che interessa più comuni. Un’arteria il cui tracciato andrà ad interessare aree tutelate come zone di riqualificazione ambientale ad indirizzo agricolo, zone di riqualificazione ambientale ad indirizzo naturalistico e zone di tutela naturalistica dentro i confini del Parco Regionale Groane-Brughiera. Regione Lombardia ha messo a bilancio buona parte dei fondi necessari, impegnandosi a trovarne la copertura economica completa.

Oppure, prendiamo il previsto prolungamento della M5 a Monza, opera sovracomunale, dove, a sud della Città, nel quartiere Casignolo, si prevede la realizzazione di un grosso deposito - officina di quella metropolitana, il quale consumerà circa 20 ettari di suolo agricolo oggi coltivato. S’è preferito utilizzare una superficie libera invece di recuperarli su aree dismesse (es. ex Falck di Sesto). Anche questi 20 ettari non verranno considerati come consumo di suolo?


Per la Regione, nessuna differenza tra piastroni di cemento e asfalto e aree agricole o tutelate che invece dice di voler preservare per non consumare altro suolo libero. Questo fatto è tanto più grave in una Regione e in una Provincia, quella di Monza e Brianza, certificata da tutti i rapporti come la “maglia nera” e la peggiore in Italia per suolo consumato e caratterizzata da un livello altissimo di antropizzazione e urbanizzazione.

La contraddizione è reale e sarà evidente: il consumo di suolo misurato da ISPRA nei comuni interessati da queste opere sarà impietoso, così come i costi enormi generati dalla perdita di suolo libero. Dati già evidenti negli anni passati nei comuni attraversati dalla Tangenziale Est Esterna e dal tratto già realizzato di Pedemontana.


C’è solo da auspicare un ripensamento della Regione e soprattutto dei Comuni che vedono quelle infrastrutture sovracomunali passare sul proprio territorio. Serve una legge chiara, da applicare senza scappatoie, che sia veramente utile per arrestare la cementificazione indiscriminata della Brianza e in Lombardia.