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sabato 16 maggio 2020

Un nuovo percorso protetto per il Bosco delle Querce di Meda e Seveso

Bosco delle Querce. La collina di Meda
Nei giorni scorsi abbiamo ricevuto da Polo Design Lab di Meda, associazione per la promozione dell'artigianato brianzolo, una interessante proposta per la realizzazione di un nuovo percorso protetto all'interno delle aree del Bosco delle Querce.

Sull'argomento intervengono Enrico Radice, imprenditore artigiano settore arredamento, Gian Luigi Vitali, architetto progettista opere edili e Gianni Del Pero, geologo e Presidente WWF Lombardia

Coronavirus e nuovi modelli di socialità
 
di Enrico Radice, imprenditore artigiano settore arredamento

Già nel 2012 nel Bosco delle Querce di Meda e Seveso la prima “green way”, grazie a Robert Baden Powell, fondatore dello scoutismo. Oggi la proposta di un nuovo percorso protetto.
 
Oggi, e per un periodo temiamo ancora molto lungo, il Coronavirus ci impone protezioni individuali, distanziamento sociale e attenzioni da adottare. All’imposizione “restiamo a casa” se possiamo, sopravviene la libertà condizionata a passeggiate vicine alle nostre abitazioni, ma da effettuare in piena sicurezza.

Gli oltre 23 mila abitanti della città del design si stanno chiedendo se sia possibile fare una piacevole camminata, una piccola escursione per ritrovare spazi urbani fruibili in sicurezza e godere della natura in città a due passi da casa. Noi riteniamo di si!

Ci siamo accorti, che a Meda nulla è stato fatto sul tema dei “percorsi (per la) vita” e con un piccolo intervento possiamo recuperare alla fruizione collettiva il Bosco delle Querce collegandolo all’ambito delle Attività Sportive di Meda, con un percorso che attraversando il Tarò ci porti nel Cuore del Parco nei luoghi della Memoria dell’incidente “Diossina” dell’Icmesa.

Alla creazione del nuovo percorso vorremmo affiancare anche un Ambiente Naturale, un laghetto naturalistico all’interno di un’Area di Laminazione del Tarò.

I cittadini ricordano l’annuncio del 06/03/2020 dell’Amministrazione Comunale della volontà di aprire la porzione di Meda del Bosco delle Querce con “l’installazione di un parapetto in legno sul torrente Tarò”. Noi vorremmo andare oltre …

Breve cronistoria


Il percorso vita ora dimenticato, così come gli accessi per la fruibilità del Bosco delle Querce di Meda e Seveso, fu realizzato nel 2012 con l’impianto del campo scout regionale di S. Giorgio del gruppo CNGEI di Cesano Maderno, che iniziò la sua attività nel 1956, proprio nella porzione del bosco di Meda, esattamente in via Certosa (una piccola via laterale di via Vignazzola, che noi vogliamo chiamare Via Certesa come uno dei nomi del nostro Torrente, di fronte al parcheggio del limitrofo Pub) insediandosi sin d’allora nel capannone della ex fabbrica medese di confezioni Encol.

Il percorso vita per Meda c’è, basta “riscoprirlo”


La citata via Certosa è un bel viale alberato il cui accesso è controllato da un cancello gestito da Enti e Associazioni (Protezione Civile Seveso, Scout CNGEI, Ersaf/Azienda Forestale Regionale, ecc.) che occupano il lato sinistro del viale. Lo spazio a destra della strada pubblica e il piazzale libero ben già si prestano all’accesso previa dotazione di rastrelliera per biciclette, fontanina d’acqua potabile, distribuzione gratuita di depliant illustrativo, ecc. Così come l’attività specifica di Ersaf (Ente Regionale dei servizi all’agricoltura e alle foreste) garantisce manutenzione del verde, pulizia del bosco e sfalcio erba, atte alla fruibilità dell’intera superficie boschiva.

Disposizioni e organizzazione - Il progetto



Il progetto e la grafica dell’arch. Gianluigi Vitali individuano 5 ingressi/uscite, che consentono la fruizione di un nuovo e completo percorso vita verso entrambe le porzioni del Bosco delle Querce di Seveso e Meda. Le distanze percorribili consentono percorsi per oltre 2 km sia a Meda che per altri 2 km a Seveso.

A collegare senza interruzioni le due aree con ingresso dal parcheggio (40 posti auto) prospiciente al Pub, ha provveduto nel 2012 il gruppo scout CNGEI, con l’intelligente   realizzazione e titolazione del sentiero a Baden Powell. Con l’occasione della realizzazione del    percorso intendiamo proporre anche una Oasi Naturalistica con Fitodepurazione e un’Area di Laminazione, quali servizi ecosistemici per riqualificare l’ambito degradato del vallone adiacente alle FS.

Predisposizioni e opere necessarie


Con le nostre note vogliamo contribuire alla “rimessa in moto” del Bosco delle Querce di Meda con il collegamento con Seveso, che riteniamo possibile in tempi molto brevi perché non dobbiamo inventare nulla ma solo collegare quello che già abbiamo.
Una riorganizzazione degli accessi controllati, noi ne proponiamo 5, la definizione di un percorso ciclopedonale, anche in calcestre, una buona segnaletica, la realizzazione tra sponde già consolidate di una ponte/passerella sul torrente Tarò al cuore della porzione medese del Bosco e all’angolo della Memoria da conservare, un servizio di assistenza/sorveglianza, affidata anche ad associazioni di volontariato, possano realizzare un’opera indispensabile a servizio dei cittadini. Inoltre vorremmo aggiungere anche un laghetto naturalistico nell’area di laminazione, che abbiamo ipotizzato nel vallone sottostante il rilevato delle Ferrovie che attraversano il tracciato del Tarò.

On line:  Bosco delle Querce di Seveso e Meda: l’integrazione urbana
“…come area ricreativa si ritiene, che il Bosco debba essere raggiunto da percorsi ciclabili e pedonali e debba integrarsi al territorio circostante…..si propone la creazione di una rete di percorsi ciclopedonali (già in parte realizzata) e un generale ripensamento del Bosco delle Querce in un contesto territorialmente più vasto.” 

Con i nuovi accessi verrebbero attivate le fruizioni dal centro Meda, dai Quartieri Polo e San Pietro, Baruccana e Meredo e sarebbe così dimostrata l’insostenibilità del percorso previsto nel progetto Pedemontana, che dalla ciclopedonale Polo-centro Meda, scenderebbe nel vallone parallelo alla FS, con arrivo su via Busnelli per un inutilizzabile collegamento con il Centro Sportivo “Città di Meda” e il Bosco delle Querce. Diversamente necessaria, a supporto, collegamento e servizio della mobilità dolce delle comunità di Seveso, Meda, Bosco delle Querce, Baruccana, Meredo, Parco Brianza Centrale e stazione di interscambio di Seregno, la realizzazione della ciclopedonale di via Vignazzola da via S. Carlo/Milano a via Meredo/De Nicola, a suo tempo prevista dal progetto Pedemontana.

Attivare “la mobilità dolce” con vantaggi reciproci per le due aree

Il sentiero Baden Powell con il collegamento consente agli abituali fruitori delle porzioni di Seveso e di Meda, l’accesso alle opere, impianti e servizi (campetti da calcio, tennis, piscine, due bar/ristoro, servici igienici, Centro visite, laghetto) e alle attività culturali (concerti e spettacoli all’aperto), didattiche, visite guidate e del tempo libero, che solo una così vasta area boschiva e verde, ricca di flora e fauna di pregio, possono offrire.

Criteri di progettazione percorso vita

di Gian Luigi Vitali, architetto e progettista opere edili

Le aree su cui realizzare con la massima urgenza un percorso vita medese, sono ubicate nel Bosco delle Querce di Meda e di Seveso così come nel Centro Sportivo Città di Meda nel quartiere San Pietro. Le aree sono pienamente disponibili e caratterizzate da vaste piantumazioni per circa 500,000 mq. L’accesso è facilitato dalla compresenza all'esterno di vie di comunicazione interregionali (SS Milano-Meda) e vie intercomunali tra Meda e Seveso, quali la via Vignazzola, via Busnelli e via San Carlo di Seveso.


Tale compresenza di destinazioni e funzioni, quali il Bosco delle Querce e il Centro Sportivo “Città di Meda” sono successive alla bonifica dell' area dopo l'evento Icmesa del 1976.
A quarantaquattro anni di distanza, urge l’integrazione delle funzioni ludico/sportive, con lo scopo di assolvere a più esigenze nascenti sul territorio e alle necessità determinate dalla pandemia Coronavirus del 2020:
  • attività all'area aperta;
  • valorizzazione del patrimonio verde ed ecologico;
  • incremento e promozione dell'educazione a muoversi senza mezzi a motore, integrata con pratiche di lavoro a domicilio (“smartworking”).

Il percorso vita, è un incentivo a promuovere le attività all'aperto, con integrazione alle strutture già esistenti. Il progetto prevede:
  1. Percorso che si snoda all'interno del Bosco delle Querce, con ingresso da via Vignazzola/via Certosa di Meda, attraversa il Torrente Tarò, con l’ipotesi di una passerella pedonale su di esso, accede al Bosco, vi ritorna e prosegue all'interno del Centro Sportivo “Città di Meda”, fino a Via Busnelli, percorre il perimetro del ciclodromo, transita sul piazzale all’aperto del Bar Sport, ritorna sul percorso parallelo ai campi sportivi e/o, abbreviando, esce su via Certosa per il parcheggio o per il Bosco delle Querce di Seveso.
  2. Da via Certosa con attraversamento pedonale, collegamento per il Bosco delle Querce di Seveso, attraverso l'ingresso pedonale, ubicato a fianco del Torrente e già segnalato e dedicato al Fondatore degli Scout Baden Powell.
  3. Realizzazione di pista sterrata del calibro di circa mt. 2,50, con pavimentazione in rilevato rispetto al piano  di campagna per isolarlo ad eventuali residui di diossina, e finitura in calcestre con dotazione di attrezzature ginniche, protezioni in legno da esterni, lungo il Torrente Tarò e ove necessario lungo il percorso. Interessante è la presenza del Torrente Tarò, che come la maggior parte dei secondari corsi d'acqua lombardi, che attraversano territori di forte urbanizzazione e antropizzazione, è poco valorizzato nei suoi aspetti paesaggistici e naturalistici.
  4. Il percorso ha uno sviluppo di circa 2 km. Lo stesso si può collegare attraverso la Porta Baden Powell, al percorso esistente nella porzione di Bosco in Comune di Seveso, incrementandone di altri 2 km. lo sviluppo, per un totale di 4 km.
Per concludere, con la pandemia in corso, dobbiamo riflettere sulla necessità di utilizzare appieno il patrimonio naturalistico e del “costruito”, in una sinergia di compresenza di tutte le funzioni esistenti per ridurre l'impatto antropico con l'ambiente.                                 

Servizi ecosistemici: area di laminazione con oasi naturalistica. Contributi geologici e ambientali

di Gianni Del Pero, geologo e Presidente WWF Lombardia

Vogliamo anche cogliere l’occasione di questo progetto per offrire qualcosa in più a servizio del territorio e dell’Ambiente. Abbiamo pensato, che la realizzazione del percorso potesse essere accompagnato dalla realizzazione di un’area di laminazione delle acque del Torrente Tarò: Meda contribuirebbe a contenere gli effetti delle inondazioni del nostro torrente, ignorato e trascurato da sempre fino a quando dobbiamo fare i conti con le piene.


Un servizio ecosistemico offerto a tutti i comuni del Bacino del Seveso-Tarò con il recupero di un’area marginale, anche degradata, da realizzare nel vallone parallelo alle Ferrovie. L’area potrà ricevere anche le acque del drenaggio urbano e delle azioni di invarianza idraulica che la recente normativa pone a carico dei nuovi interventi edilizi. In una porzione dell’area di laminazione potrà essere realizzata un’oasi Naturalistica, incentrata su un laghetto con canneto e altre essenze vegetali per svolgere funzioni di fitodepurazione, che potrà anche essere attrezzata con spazi ricreativi e di sosta sulle sponde con adeguate misure di protezione.

Misure di protezione che riguarderanno l’intero percorso nei punti di affaccio al torrente con staccionata in pali di castagno, in particolare nei pressi dell’attraversamento del Tarò che sarà realizzato in lamellare e posato in opera.

Per prevenire interferenze con i terreni dove recenti indagini hanno posto in evidenza la presenza di diossina residuale, in concentrazioni inferiori a quelle che richiederebbero la bonifica, si dovranno escludere scavi e tutti gli interventi dovranno essere in rilevato (ciclopedonale e percorso) o con apporto di materiali certificati (Oasi e area di laminazione e altri interventi sulle superfici).

giovedì 14 maggio 2020

Visitare i parchi della Brianza: in pochi, con le dovute cautele, qualcosa si può fare


Da sempre questo blog ha promosso le passeggiate e le visite guidate nei parchi della Brianza organizzate da enti ed associazioni. In questo periodo l'emergenza coronavirus ha imposto la sospensione di tali attività. In vista di una possibile ripresa delle passeggiate riteniamo utile segnalare il protocollo anticontagio per le escursioni nelle aree naturali elaborato da Federparchi. In pochi, con le dovute cautele, qualcosa si può fare.

Vademecum anticontagio elaborato da Federparchi con la consulta dei direttori, l'Ente RomaNatura e in collaborazione con Università Campus Bio Medico di Roma

Prenotazione obbligatoria anche tramite App, mascherine, igienizzazione delle mani al punto di raccolta, rilevamento della temperatura corporea, gruppi massimo di dodici persone con distanziamento sociale sino a  due metri e dispositivi di protezione aggiuntiva per le guide da utilizzare in caso di necessità. Questi i punti fondamentali del protocollo speciale per le visite guidate nelle aree naturali protette elaborato da Federparchi con la consulta dei direttori, l'Ente RomaNatura e  in collaborazione con Università Campus Bio Medico di Roma. Il protocollo risponde alle prescrizioni previste dai decreti sull’emergenza sanitaria e  andrà rispettato in  modo rigoroso al fine di potere procedere alla fruizione dei  parchi naturali non appena la normativa in vigore consentirà tali attività. Nel frattempo Federparchi lancia una campagna di  informazione rivolta a tutti gli enti gestori delle aree protette in modo da  arrivare  preparati alla prossima riapertura che, come le altre attività, sarà graduale e regolamentata, seguendo costantemente l’evoluzione delle disposizioni governative per il contenimento dell’epidemia nella Fase Due.

La prenotazione obbligatoria online è il presupposto per accedere alle visite guidate; al momento della prenotazione i  richiedenti riceveranno copia del vedemecum di comportamento oltre ad una serie di informazioni sulle norme sanitarie in vigore. Per la visita sarà obbligatorio avere mascherine  e guanti monouso, questi ultimi da utilizzare negli spazi interni e dove necessario; nei punti di incontro dei Centri visita, sarà rilevata la temperatura corporea, chi presenterà febbre superiore ai 37.5 c non potrà partecipare. Sarà svolta  anche una verifica accurata dell’abbigliamento dei visitatori che dovrà essere adeguato alla  natura dell’escursione da compiere. Le Guide autorizzate dei parchi svolgeranno un  ruolo fondamentale non solo nell’illustrare le eccellenze naturalistiche dei luoghi da  visitare, ma anche  nel controllare il rispetto delle norme, a partire dal distanziamento sociale sino a due metri a seconda della  natura del percorso.


domenica 10 maggio 2020

Mariano Comense. La giornata del verde pulito al tempo del coronavirus


Oggi, 10 maggio 2020, si è svolta a Mariano Comense in una modalità tutta nuova la Giornata del Verde Pulito 2020, nel rispetto delle norme vigenti, una squadra ridottissima munita di mascherine e guanti, ha provveduto alla pulizia delle zone limitrofe alla Chiesetta S.Martino, uno dei numerosi luoghi da riscoprire e tutelare, ricchi di storia e natura, del nostro territorio. Ecco per voi le prime immagini della giornata.

 
 

Seguiranno nei prossimi giorni, sulla pagina Facebook del Comune di Mariano Comense, dei brevi video di approfondimento con interessanti curiosità, brevi interviste ed informazioni utili.


Un plauso all'assessore del Comune di Mariano Comense Loredana Testini, alla Protezione Civile di Mariano rappresentata da Antonio Delfante, al Presidente del WWF Lombardia Gianni Del Pero, a Roberto Cerati presidente del Gruppo Naturalistico della Brianza ed al Comitato Parco Regionale Groane-Brughiera con Tiziano Grassi.

sabato 9 maggio 2020

L'impatto del Coronavirus sulla mobilità non deve trasformarsi nella vendetta dell'auto sul mezzo pubblico


di Dario Balotta, presidente ONLIT (Osservatorio Nazionale Liberalizzazioni Infrastrutture e Trasporti)

La paura del virus ha svuotato i treni e gli autobus dei pendolari che hanno preferito l’auto o sono addirittura stati indotti a usare l'auto dalle irresponsabili dichiarazioni allarmistiche di chi i mezzi pubblici è pagato per renderli disponibili, come nel caso del Direttore generale di Atm Arrigo Giana e del Presidente di FNM Andrea Gibelli.

Ma il ritorno all'auto non è una risposta, e anzi è il contrario di una soluzione, perché così i polmoni risparmiati dal virus saranno attaccati dai gas di scarico, soprattutto a Milano dove la risposta del Comune alla crisi dei bar pare sarà quella di ampliare gli spazi per mettere i tavolini in strada.

Per ribaltare questa tendenza serve un cambio di passo nella qualità e nella quantità dei servizi offerti, soprattutto da Trenord, dalle Autolinee extraurbane e da Atm, che hanno affrontato l’emergenza in ordine sparso, incapaci di mettersi d'accordo anche solo sulla segnaletica (gialla e nera su Trenord, rossa e bianca quella di Atm), giusto per aumentare la confusione.

La preoccupazione di un crollo dei trasporti pubblici a Milano è doppia, perché il trasporto ferroviario prima dell’emergenza Covid-19 era già in condizioni preoccupanti per l’inefficienza dei servizi: ritardi, soppressioni e inaffidabilità tenevano lontani i lombardi dal treno. In provincia di Milano, con linee e frequenze di autobus scarse, solo il 10% usava i mezzi. Milano città, che raggiungeva una quota del 50%, ora rischia un drastico arretramento. Lo spostamento verso la mobilità privata si traduce in un disastro per le emissioni nocive nell’aria, per il traffico e per le prospettive occupazionali del settore.

Treni, tram e autobus devono sottostare a un'unica pianificazione/ integrazione dei servizi, e l'unico soggetto che la può assicurare è l'agenzia dei trasporti (l'Authority della mobilità nata alcuni anni fa) ma inattiva.

mercoledì 6 maggio 2020

Inquinamento e coronavirus. Le azioni del Parco GruBria per conternerne l'azione: incremento boschivo, percorsi ciclopedonali e recupero delle strade vicinali


Riceviamo e pubblichiamo una riflessione sul fondamentale ruolo del Parco Grugnotorto Villoresi e Brianza Centrale (GruBria) in questo momento difficile. La lettera è stata scritta da Arturo Lanzani, Presidente del Parco con il contributo del CdA ed è stata inviata a tutti i Sindaci ed Assessori dei comuni aderenti.



di Arturo Lanzani, Presidente del PLIS GruBria

Carissimi sindaci, carissimi assessori,

il ciclone che ci ha attraversato e che ci attraversa ancora – L’EPIDEMIA COVID 19 - credo ci obblighi a riflettere anche sul ruolo di questo piccolo consorzio e sulla necessità di potenziarne l’azione.

Ci sono due ragioni per pensarlo.

La prima è che da molti studi stanno emergendo delle correlazioni evidenti tra inquinamento e mortalità del virus (si stima maggiore del 20% in condizioni critiche come le nostre).
I nostri Comuni possono fare sostanzialmente tre cose per dare il loro contributo a ridurre questo inquinamento: spingere alla eliminazione di qualsiasi forma di riscaldamento degli edifici che contribuisce alla produzione di polveri sottili; incentivare forme di trasporto individuale e collettivo non inquinante (e tra questo quello ciclistico) e infine incrementare il patrimonio boschivo.
Il Parco in collaborazione con voi può e deve essere un attore centrale per la promozione di almeno alcune di queste azioni: l’incremento boschivo e la realizzazione di percorsi ciclopedonali attraenti utilizzabili per la mobilità tra i nostri Comuni ed anche per alcuni di essi almeno nella direzione di Monza e Milano.

La seconda ragione è che non è escluso, stante quanto sostiene la ricerca medica, che nel prossimo autunno-inverno si ricrei una seconda ondata dell’epidemia e che in generale in futuro non si ripetano fenomeni infettivi simili (che Oms e ricerca medica dal 2007 riteneva sempre più probabili).

Di tutte le misure attivate per contenere la diffusione del virus una delle meno condivise a livello europeo e mondiale è stata il divieto di movimento negli spazi pubblici a patto che ciò avvenga in forma individuale, con rispetto delle distanze e con mascherina (e non casualmente questo divieto sta per essere eliminato in alcune regioni).

Questo divieto è stato introdotto in quasi tutta Europa per gli spazi commerciali e di intrattenimento indoor (dove si è limitato l’accesso alle strutture alimentari con scaglionamento) e in molte piazze e vie dei centri urbani con forte presenza commerciale ed eguale elevata alta frequentazione.
Questo divieto viceversa non è stato attivato nella maggior parte degli altri paesi negli spazi verdi e soprattutto nei percorsi in spazi verdi e agricoli frequentabili dai cittadini in condizioni di sicurezza.
In Italia, e a volte giustamente da voi stessi ancor prima di interventi regionali e nazionali, è invece stato introdotto.

Questa diversità di comportamento è indubbiamente legata ad una densità di metri lineari di percorsi pedonali e di mq a verde per cittadino enormemente superiori in altre nazioni.
Ciò ha consentito in quei paesi di permettere una frequentazione di questi spazi in condizione di sicurezza, limitando disagi fisici e psichici sulle persone.

Per creare condizioni di sicurezza nella frequentazione dello spazio aperto il Parco può fare molto: potrebbe infatti coordinare e indirizzare una azione di recupero (relativamente low cost) delle molte vicinali dei vostri Comuni, spesso degradate nel fondo, private della vegetazione che storicamente le affiancava e talvolta addirittura cancellate con le arature (ma catastalmente ancora riconoscibili), promuovendo in concerto con voi la realizzazione di qualche nuovo tratto che
consenta di collegarli (acquisendo piccole strisce a cavaliere di proprietà).

Il tutto con costi relativamente contenuti (rispetto alle risorse investite in altri luoghi).

A conferma di quanto sopra scritto, a detta di molti dei frequentatori abituali del parco, si è assistito, proprio nelle prime settimane dell’applicazione dei provvedimenti di distanziamento sociale, ad un sensibile aumento, in termini numerici, degli utenti, nonché vostri concittadini, del parco Grubria che, proprio grazie alla maggiore ampiezza degli spazi fruibili per ogni persona, garantiva, garantisce e garantirà, una fruizione di tali spazi in completa sicurezza. Un pregio, questo, che non è possibile non prendere in considerazione, soprattutto quando si passerà alla cosiddetta fase due dell’epidemia di COVID-19, quella denominata di convivenza con il virus.

In conclusione:
  • forestazione diffusa in molti spazi aperti esterni al perimetro dell’urbanizzato e con usi agricoli non sempre ecologicamente virtuosi;
  • realizzazione di alcune ciclopedonali attrattive (cioè non a fianco di strade trafficate e sotto la minaccia di incidenti per le migliaia di intersezioni con passi carrabili e vie minori) di collegamento tra i Comuni per una mobilità alternativa casa lavoro, casa studio;
  • recupero delle vicinali per pratiche nello spazio aperto a bassa densità di affollamento sembrano, a valle di questa emergenza, azioni sempre più urgenti.
Per questa ragione, Vi invito ad uno doppio sforzo:
  • a disporre nei vostri bilanci comunali delle risorse per realizzare simili interventi – boschi, ciclopedonali nel parco, recupero vicinali - nei vostri Comuni. Pochi altri investimenti sono costi essenziali per garantire maggior salubrità all’ambiente e condizioni di vita più dignitose in fasi critiche ai vostri concittadini;
  • ad affidare al Parco una azione di coordinamento o di diretta promozione della progettazione e della realizzazione di questi interventi anche grazie ad un progressivo potenziamento del suo bilancio che vive oggi di un esiguo contributo di 1 euro per cittadino.
Con l’auspicio di confrontarci a breve sui temi proposti, con l’occasione invio i miei più cordiali saluti a tutti voi.

martedì 5 maggio 2020

Manifesto per un futuro sostenibile in Lombardia al tempo del Covid 19


Un manifesto per un futuro sostenibile in Lombardia, da sostenere anche attraverso una petizione su change.org: è quello che chiedono Legambiente, WWF ed Italia Nostra. Tre associazioni che si sono unite in un appello, perchè lo slogan della quarantena, "andrà tutto bene" si potrà concretizzare solo se non sarà tutto come prima, se verranno adottate politiche più green, a partire da un rapporto più equilibrato di reciprocità tra ambiente e umani. Misure concrete, come investire nella scuola e nella sanità pubblica e territoriale, incentivare l'agricoltura e l'allevamento biologico, tutelare la biodiversità, investire nei beni culturali e nel paesaggio, realizzare una vera riconversione energetica e molto altro.

"L'emergenza Coronavirus ci ha insegnato che è necessaria una riflessione sul modello di sviluppo fin qui adottato e questo riteniamo sia il momento propizio per cambiare rotta
- si legge nel manifesto - Massicci investimenti verranno mobilitati per contrastare la forte crisi che succederà alla pandemia, un flusso di risorse economiche verrà messo in disponibilità a singoli, società, aziende ed enti pubblici. Queste ingenti risorse, che serviranno per la ripresa, non dovranno essere utilizzate per far crescere ancora i consumi, gli sprechi e la distruzione di risorse naturali e società umane col conseguente incremento di squilibri e nuove criticità ambientali".

SCARICA IL MANIFESTO COMPLETO

Firma la petizione

Serena Longaretti - Italia Nostra Lombardia
Gianni Del Pero  - WWF Lombardia
Barbara Meggetto - Legambiente Lombardia

Moderiamo il nostro comprensibile desiderio di immergerci nella Brughiera


a cura del COMITATO PARCO REGIONALE GROANE - BRUGHIERA

Dopo quasi due mesi di blocco totale dei nostri movimenti per il contenimento della diffusione del Coronavirus che tanti danni ha causato ed ancora ne causa, da lunedì 4 maggio 2020 è partita la cosiddetta "Fase 2".

Il desiderio di tutti noi di riprendere le normali attività a cui eravamo abituati all'epoca "pre Covid19" è molto forte. Poter ritornare in Brughiera nel periodo più rigoglioso per il bosco è sicuramente nelle aspettative di tanti di noi.


Tuttavia la situazione della pandemia è ancora lontana dell'essere risolta e, come stiamo riscontrando dalle dichiarazioni di chi sta seguendo gli aspetti scientifici e virali del virus, è necessario più che mai fare attenzione in ogni nostra azione che ora può essere svolta anche fuori delle nostre abitazioni.
Questo vale anche per eventuali passeggiate in Brughiera che possono essere fatte, ma solo individualmente o con conviventi, mantenendo le protezioni (MASCHERINA OBBLIGATORIA), tenendo le distanze con chi si incontra durante l'uscita e evitando assembramenti assolutamente vietati pena la denuncia e la sanzione.

Di seguito trovate alcune precisazioni fornite dal Governo in merito alle ATTIVITÀ MOTORIE (anche nei parchi) contenute nel DPCM del 26/04/2020:

Domande frequenti riguardanti la "Fase 2" e i termini di frequentazione delle aree a verde per attività motorie
  1. È consentito fare attività motoria o sportiva? L’attività sportiva e motoria all’aperto è consentita solo se è svolta individualmente, a meno che non si tratti di persone conviventi. A partire dal 4 maggio l’attività sportiva e motoria all’aperto sarà consentita non più solo in prossimità della propria abitazione. Sarà possibile la presenza di un accompagnatore per i minori o per le persone non completamente autosufficienti. È obbligatorio rispettare la distanza interpersonale di almeno due metri, se si tratta di attività sportiva, e di un metro, se si tratta di semplice attività motoria. In ogni caso sono vietati gli assembramenti. Al fine di svolgere l’attività motoria o sportiva di cui sopra, è consentito anche spostarsi con mezzi pubblici o privati per raggiungere il luogo individuato per svolgere tali attività. Non è consentito svolgere attività motoria o sportiva fuori dalla propria Regione.
  2. Posso utilizzare la bicicletta? L’uso della bicicletta è consentito per raggiungere la sede di lavoro, il luogo di residenza o i negozi che proseguono l'attività di vendita. È inoltre consentito utilizzare la bicicletta per svolgere attività motoria all’aperto. In ogni circostanza deve comunque essere osservata la prescritta distanza di sicurezza interpersonale.  
Anche il presidente del Parco Regionale delle Groane e della Brughiera ha emanato una nota relativa alla fruizione delle aree del parco rivolta ai Sindaci e alle Provincie (cliccare qui). Come vedrete le preoccupazioni per grossi assembramenti all'interno del Parco Groane - Brughiera sono molto evidenziate, e in questa nota si chiede di diffondere alla cittadinanza alcune specifiche per la fruizione delle aree a verde e dei sentieri. A questo proposito vi alleghiamo il link per visualizzare l'area del Parco sulla piattaforma WebGIS - Parco delle Groane con i suoi sentieri e tutte le indicazioni contenute.

Quindi..... moderate il vostro comprensibile desiderio di immergervi nella Brughiera e comunque fatelo in sicurezza per voi e per rispetto degli altri..... il virus purtroppo resta sempre in agguato nonostante la "Fase 2".

Arriverà sicuramente, speriamo prima possibile, il momento in cui potremo ritrovarci tutti insieme a godere di nuovo dei nostri bellissimi territori del Parco condividendo sensazioni e paesaggi da cartolina.

lunedì 4 maggio 2020

Due mesi di Coronavirus. Il bilancio di Legambiente Cinisello

Il banner del sito di Legambiente Cinisello Balsamo aps

di Maurizio Zampini, Presidente di Legambiente Cinisello Balsamo aps

Da oggi, 4 maggio 2020, anche Cinisello Balsamo si è allentata l’emergenza, la Fase 2 comunque ci obbligherà a rispettare le distanze e mantenere comportamenti atti ad evitare il contagio.

Detto questo, come associazione, ci premeva fare un piccolo bilancio di questi due mesi costretti a rimanere in casa dal COVID-19.

Molte delle nostre attività stagionali come l’educazione ambientale per le scuole elementari della nostra città, l’orto solidale, le visite nel Parco Grugnotorto e all’apiario, la manutenzione degli spazi e del verde, fino ad oggi sono state sospese e continueranno ad esserlo fino a che disposizioni precise non ci aiuteranno a organizzare eventi come ad esempio il campo estivo, argomento ripreso recentemente dal Ministero dell’Istruzione.

Durante questi primi mesi di crisi siamo stati promotori di due raccolte fondi destinati all’ospedale Sacco di Milano questo fin da subito e alla Caritas di Cinisello Balsamo partecipando ad un progetto di Umanità Migrante, mentre riceviamo la comunicazione da parte dei nostri avvocati che il pronunciamento dell’ordinanza T.A.R. per il ricorso di Legambiente contro il megacentro commerciale (Auchan) è stato rinviato a novembre 2020.

Abbiamo cercato di evitare finora, nei canali social, per quanto ci è stato possibile, di esercitare ulteriore pressione psicologica oltre a quella che già genera il Covid-19, ma non possiamo esimerci nel ricordare che nella Fase2 l’inquinamento dell’aria attraverso le polveri sottili torneranno a compromettere la nostra salute.

In questi giorni si sta parlando molto della volontà di istituire al più presto pratiche di mobilità dolce e piste ciclabili nella nostra città. Semmai ci sarà chiesto, saremmo ben felici di far parte del progetto per poter dare un nostro contributo per la loro realizzazione.

Per chiudere vogliamo lanciare un appello “locale" a NON pensare di tornare a fare quello che abbiamo fatto finora. La mobilità dolce, le piste ciclabili, devono essere gli argomenti principe della politica cinisellese, insieme all'azzeramento del consumo di suolo che sarebbe la miglior risposta che potremmo dare alla crisi, per preservare parchi e luoghi naturali dove già domani molti di noi torneranno a riscoprire e a beneficiarne.

Ricordiamoci del “buono” che questa emergenza ci ha potuto insegnare: dallo stare più vicini ai nostri nonni, genitori, figli, all’uscire a piedi per acquistare quello che ci serve rinunciando all’auto.
Cambiamo e facciamo nostri stili di vita che rispettano l’ambiente, allora questa tornerà a prendersi cura di tutti noi.

Un pensiero di augurio per chi è ancora vittima del virus e di cordoglio a chi invece ha subito il danno più grave.

mercoledì 22 aprile 2020

Curare Pedemontana dal coronavirus


di Dario Balotta, Europa Verde

La Regione Lombardia ha dichiarato con orgoglio (nascosto in video solo dalle mascherine) che più del 10% delle risorse (1,3 mld) destinate alla ripartenza post-Covid 19 saranno assegnate a Pedemontana. Non alle imprese, non ai lavoratori, non alle famiglie, non a progetti di economia circolare, e ovviamente non alla sanità pubblica, che per troppi anni la regione ha sacrificato per alimentare i privati con gli effetti che stiamo subendo.

Quei 350 milioni di euro potrebbero aiutare migliaia di imprese, dare una speranza a decine di migliaia di persone che rischiano di perdere il lavoro nel commercio, nel turismo e nell’artigianato, o recuperare migliaia di letti d’ospedale prima che la prossima emergenza spinga qualche burocrate a rimandare i malati nelle case di riposo.

E invece ancora una volta i soldi pubblici andranno al più inutile dei progetti, per evitare l’unico fallimento che non farebbe male a nessuno tranne che alla politica: quello di Pedemontana.

È già successo con il finanziamento statale di 1,2 miliardi, servito per realizzare solo 22 km sugli 87 previsti, con tariffe assurde che non rendono utilizzabile neppure i primi tratti. E  con il fallimento conclamato dalla magistratura ed evitato da Maroni con 200 milioni dei lombardi nel 2017. E ancora nel 2018,  con il bilancio miracolosamente in attivo per un solo anno, per evitare lo scioglimento di Pedemontana imposto dalla legge Madìa.

Questa volta però si è definitivamente passata la misura e la decenza. La giunta regionale sostiene  che con questi 350 milioni si riavviano i cantieri, ma ciò è falso perché di Pedemontana non c’è l’appaltatore, non c’è il progetto e soprattutto mancano altri 2 miliardi che nessuna banca vuole mettere.

Regione Lombardia, se davvero hai 350 milioni, investili nella sicurezza di strade ponti e gallerie, finanzia 350 cantieri che servono e non uno inutile, fai lavorare subito 350 piccole imprese e dai da mangiare a 3500 famiglie. Regione Lombardia, non sono soldi tuoi quelli che stai sprecando; sono i nostri, quelli che hai tolto ai Lombardi quando lavoravamo e che dovresti ridarci oggi che non possiamo lavorare. Regione Lombardia, ripensaci.

martedì 14 aprile 2020

Intervista "impossibile" sulla pandemia influenzale del 1918 in Italia

Eccesso della mortalità del 1918 sulla normale

La pandemia in corso del Coronavirus viene paragonata spesso all'epidemia di influenza "spagnola" dello scorso secolo. Volevamo approfondire l'argomento, in particolare sulla sua diffusione in Brianza. Non potendo consultare gli archivi storici locali abbiamo sfogliato le annate 1918, 1919, 1920 del "Cittadino" senza ottenere risultati significativi. Tra le pubblicazione d'epoca ci siamo però imbattuti in un prezioso studio intitolato "La salute pubblica in Italia durante e dopo la guerra" redatto nel 1925 dal prof. Giorgio Mortara. Trattandosi di un volume di quasi 600 pagine abbiamo pensato di stralciarne alcune parti e di trasformarle in una intervista. Le domande sono nostre, le risposte, a parte qualche piccola modifica, sono tratte dal volume citato.

D.: Da quale anno l'influenza "spagnola" ha incominciato a mietere vittime in Italia?

R.: L’influenza non ha presentato fino a tutto il 1917 aumenti di mortalità che, per la loro gravità o per la loro localizzazione geografica, potevano apparire dipendenti dalle speciali condizioni del periodo bellico. L’ampiezza delle variazioni che si osservano da anno ad anno nel numero dei morti nelle singole regioni non sorpassa i consueti limiti; solo nel Veneto il 1916 è contrassegnato da un numero di morti relativamente alto (867, in confronto a 351 nel 1914), che in parte può essere attribuito direttamente alla presenza dell’esercito. Ma si tratta di una variazione ancora relativamente piccola. È col 1918 che l’influenza assume estensione ed intensità straordinariamente gravi in tutte le regioni, senza eccezione.

D.: Si sono riscontrate differenze sulla mortalità nelle varie regioni d'Italia?

R.: Certo, abbiamo calcolato saggi di mortalità regionali, per mettere in evidenza la distribuzione geografica dell’epidemia, o meglio pandemia, influenziale del 1918. Abbiamo redatto una tabella in cui abbiamo riportato anche i numeri assoluti dei decessi, per indicare la partecipazione delle varie regioni al tributo di 274.041 morti pagato dalla popolazione italiana all’epidemia: ricordiamo che tal numero va molto aumentato, per ragioni che meglio illustreremo più avanti.

Nota 1 (Veneto): Esclusi i comuni invasi
La mortalità per influenza varia da un minimo di 5,0 per 1000 abitanti nel Veneto ad un massimo di 11,9 nel Lazio; sebbene essa sia stata molto alta in tutte le regioni, presenta dunque una vasta gradazione di micidialità. Le più alte proporzioni di morti sono date dalle regioni meridionali, dalla Sardegna e dal Lazio; le più basse dalle regioni settentrionali e centrali e dalla Sicilia. Sono rimaste oscure le cause di questa ripartizione geografica della mortalità: sembra che l’epidemia si sia propagata da sud a nord, ma non è questa una circostanza sufficiente a spiegare la maggiore mitezza della sua manifestazione nelle regioni settentrionali. D’altronde nella stessa Italia meridionale qualche regione presenta una mortalità relativamente bassa: tale la Campania, dove pure l’esistenza della grande agglomerazione urbana di Napoli, così densamente popolata, crea condizioni favorevoli alla propagazione dei contagi.

D.: Questo punto ci interessa molto. Ci può illustrare meglio le differenze che ci sono state tra le varie regioni?

R.: La mortalità della Campania - 8 per 1000 abitanti - è praticamente uguale a quella della Toscana, dove gli abitanti sono in gran parte disseminati per le campagne e vivono in condizioni igieniche assai migliori. La presenza di un grande centro urbano potrebbe essere invocata per spiegare l’altissima mortalità del Lazio (11,9 per 1000 abitanti); ma la maggiore facilità di diffusione dei contagi si è avuta invece nel Veneto. Qui infatti la presenza di un poderoso esercito e i conseguenti frequentissimi scambi di uomini tra il fronte e le retrovie, e tra quella zona e le altre parti d’Italia, uniti all’affollamento di profughi nelle città meno prossime al fronte creavano le condizioni ideali per la diffusione di una epidemia.  Infine, i movimenti di truppe necessari per la preparazione di una grande offensiva contrastavano ogni serio tentativo di profilassi. Aggiungasi che, proprio nel periodo culminante dell’epidemia, fu iniziata la battaglia di Vittorio Veneto. 

Lo sforzo imposto alle truppe combattenti per la conquista delle linee nemiche e per la rapidissima marcia attraverso le Venezie, lo spostamento della maggior parte dell’esercito in zone che si trovavano in disastrose condizioni igieniche dopo l’occupazione nemica, l’affluenza alle retrovie di centinaia di migliaia di prigionieri, il tumultuario ritorno di centinaia di migliaia di nostri militari, reduci dalla prigionia - questi e quelli laceri, sporchi, affamati, esausti, portatori dei più svariati agenti patogeni - sembravano costituire circostanze eminentemente favorevoli ad una tremenda diffusione ed intensificazione dell’epidemia influenziale nel Veneto. 

Invece la mortalità nell’esercito combattente è stata relativamente mite, per quanto si può arguire dalle poche informazioni disponibili, e la mortalità nel Veneto più bassa che in ogni altra regione; si noti a questo proposito, che la proporzione di circa 5 morti per 1000 abitanti risulta dal rapporto fra il numero dei morti nel Veneto (eccettuati i comuni invasi per i quali non si hanno notizie) e la popolazione civile presuntivamente presente nel Veneto non invaso, e quindi è certamente esagerata, perchè fra i morti è compreso un certo numero di militari. 

Se si aggiunge al denominatore del rapporto la forza dell’esercito operante nel Veneto, la proporzione dei morti nella regione stessa scende a circa 3‰: proporzione ora troppo bassa, perchè non tutti i morti per influenza provenienti dalle truppe che operavano nel Veneto, anzi solo la minor parte di essi, sono registrati nelle statistiche delle cause di morte. Tenuto conto di queste circostanze e della presenza di prigionieri e di reduci dalla prigionia, nell’ultimo bimestre, si può ritenere che la mortalità per influenza della popolazione veneta non abbia superato di molto la proporzione del 4‰, circa tre volte inferiore a quella della Sardegna, che pure si trovava in condizioni propizie ad un rigoroso isolamento dal resto del paese.

D.: Ci sono state ricadute influenzali negli anni successivi?

R.: Al contrario di altre malattie epidemiche, le cui manifestazioni, rincrudite durante la guerra, sono poi ritornate prontamente nei limiti normali, l’influenza ha mantenuto anche negli anni successivi all’armistizio una diffusione ed una gravità maggiore di quella prebellica. Questo peggioramento è stato comune a tutte le regioni italiane, senza eccezione alcuna: per metterlo in evidenza in modo sintetico abbiamo redatto una tabella dove indichiamo anzitutto il numero dei morti in ciascuna grande divisione territoriale, negli anni dal 1919 in poi, in confronto col 1918 e col 1912-17.


Come si può vedere la prima grande ondata epidemica - quella del 1918 - si è prolungata anche nel 1919; le successive ondate del 1920, del 1922, del 1923 sono, in tutte le divisioni territoriali, gradualmente decrescenti. 

L’analisi geografica conferma la progressiva attenuazione delle manifestazioni epidemiche nelle successive ondate, che sembrano corrispondere ad altrettanti successivi periodi d’un unico ciclo. Fra la seconda e la terza ondata, l’anno 1921 costituisce un periodo di tregua: la mortalità per influenza ritorna al livello normale in tutte le divisioni territoriali. Che il ciclo epidemico non fosse ancora compiuto, attestano i dati per il successivo biennio. E sembra, dalle notizie preliminari, che anche nel 1924 e nel 1925 la mortalità per influenza si sia mantenuta superiore al livello d’anteguerra.

D.: In una delle precedenti risposte ci ha detto che la stima delle morti causate dall'influenza è di molto superiore ai dati ufficiali. Ci può dire qualcosa in più?

R.: Nel triennio 1911-13 il numero medio annuo dei morti nella popolazione italiana è stato di circa 681.000. Supposto costante il livello della mortalità, nel quadriennio bellico (1915-18) la popolazione civile avrebbe dovuto dare una media annua di circa 660.000 morti. Invece si sono avute le seguenti cifre (ottenute col sottrarre dalle cifre totali dei morti indicati nelle variazioni della popolazione i numeri dei morti militari compresi in tali cifre):
  • 1915       732.421
  • 1916       708.544
  • 1917       688.463
  • 1918    1.148.535
Complessivamente nel quadriennio bellico la popolazione civile ha avuto 3.277.963 morti, in luogo dei 2.640.000 che avrebbe avuto nell’ipotesi dinanzi esposta. L’eccesso di 638.000 morti si riduce a poco più di 600.000 se si tolgono i 30.000 morti per il terremoto del gennaio 1915: in cifra tonda diremo 600.000. 

Aggiunto l’eccesso di morti della popolazione militare (525-530.000 fino all’11 novembre 1918 e altri 10.000 circa dal 12 novembre al 31 dicembre 1918), il totale eccesso di morti del quadriennio 1915-18 si può stimare a 1.140.000 circa.

Questa non è che una prima grossolana stima. Soltanto dopo un’accurata analisi della mortalità saremo in grado di tentare una stima più precisa.

D.: Immaginiamo che la raccolta dei dati non sia stata semplice...

R.: Certamente. L’epidemia influenziale del 1918 ha infierito in alcuni luoghi con tale violenza da mettere in crisi l'apparato statale, per la forzata assenza del personale i servizi sanitari e di stato civile. Da ciò un forte aumento nel numero delle morti la cui causa non ha potuto essere accertata.

sabato 28 marzo 2020

Le mascherine di Mariano Comense: un bell'esempio


MARIANO COMENSE: DISPONIBILITA' DI MASCHERINE PROTETTIVE E LORO DISTRIBUZIONE

In questi giorni Croce Bianca Onlus sez. di Mariano Comense sta ricevendo un quantitativo di mascherine protettive realizzate da alcune aziende del territorio e destinate alla cittadinanza.
Dato il quantitativo attualmente disponibile, le modalità di distribuzione sono state definite in base ad esigenze prioritarie, evitando al contempo spostamenti di persone non necessari o urgenti.

Le mascherine saranno distribuite gratuitamente da Croce Bianca attraverso i volontari civici mediante:
  • consegna al domicilio delle persone in quarantena;
  • consegna ai commercianti al dettaglio di Mariano Comense e di Perticato, sia per l'autoprotezione che per la distribuzione alla clientela che ne sia sprovvista all'interno del punto vendita;
  • consegna a farmacie e parafarmacie per la distribuzione gratuita fino ad esaurimento scorte e nel limite di una mascherina al giorno per persona;
  • distribuzione a cura dei volontari all'ingresso dei supermercati Il Gigante, Iperal, Penny Market e Coop a chi ne sia sprovvisto.
Invitiamo pertanto la cittadinanza a non telefonare né a Croce Bianca né agli uffici comunali per farne richiesta. Solo in caso di comprovate situazioni di priorità e necessità è possibile inviare una richiesta a Croce Bianca via mail all'indirizzo di posta elettronica presidente@crocebiancamariano.org

Si ringraziano le aziende che si sono messe a disposizione della collettività in questo frangente di emergenza sanitaria:
  • Trapuntificio Pozzi snc - Mariano C.
  • Souplesse srl - Mariano C.
  • I 4 Mariani srl - Mariano C.
  • Tuttomerceria Barbara Parravicini - Mariano C.
  • Merceria Pozzi Giulia - Mariano C.
  • Confezioni Betty di Sala Peup E. - Cabiate
  • Ipea srl – Meda
  • Astrid di Baggioli Astrid srls
insieme a tutte le persone che a vario titolo hanno collaborato all'iniziativa.

Croce Bianca Onlus - Sez. Mariano Comense
Città di Mariano Comense
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domenica 22 marzo 2020

Legambiente Lombardia: "le riduzioni delle polveri sottili riscontrate dall’inizio del periodo di emergenza Covid-19 sono coerentemente riferibili alla riduzione del traffico"

Lo smog nella Pianura Padana, in una foto satellitare del 2005 © Nasa
Fact checking a cura di LEGAMBIENTE LOMBARDIA

Riduzione di inquinanti (PM10) nel periodo di applicazione in Lombardia delle misure straordinarie legate all’epidemia di Covid-19.

Le misure progressivamente più severe di limitazione della mobilità e delle attività al fine di contenere il dilagare epidemico da Covid-19 hanno sicuramente portato a effetti benefici sulla qualità dell’aria in Pianura Padana, su cui però le comunicazioni sono state spesso discordanti e contraddittorie, ‘tirate’ per sostenere tesi sul maggiore o minor contributo inquinante della specifica fonte emissiva e spesso corroborate da suggestive immagini satellitari che ‘svelavano’ effetti di riduzione degli inquinanti che in realtà sono governati, se osservati per brevi periodi, in maniera prevalente dalla forzante meteorologica.

Per cercare di fare chiarezza, occorre valutare le variazioni su archi temporali sufficienti lunghi per ‘appiattire’ gli effetti legati alla variabilità meteo (elevata specialmente nelle fasi di successione stagionale, quale quella in corso), e operare un confronto con condizioni di periodi di calendario sovrapponibili in annate precedenti e recenti (per limitare il fattore di deriva legato ai trend emissivi, ovvero evitare il confronto con periodi in cui composizione e quantità delle emissioni erano fortemente diverse da quelle attuali). Abbiamo operato un confronto sui dati delle centraline ARPA Lombardia dei capoluoghi delle province lombarde, confrontando i dati raccolti nel periodo 20 febbraio-19 marzo 2020 con gli analoghi (19 febbraio-20 marzo, un giorno in più per tener conto dell’annualità bisestile) del 2017, 18 e 19.


Il dato che emerge è che in tutti i capoluoghi lombardi la qualità dell’aria, per l’indicatore PM10, è decisamente migliore, nel periodo considerato di quest’anno, rispetto al dato degli anni precedenti, con livelli medi decisamente più alti (33-35 microg/mc) per i capoluoghi della ‘bassa zootecnica’ (CR, MN, LO), rispetto ai capoluoghi della fascia pedemontana (BG, VA, LC, SO, valori tra 19 e 28 microg/mc), ma in tutti i casi con dati medi del periodo ampiamente inferiori alla soglia di legge(40 microg/mc) per il dato medio annuo. La riduzione rispetto al dato medio del periodo è più forte per i capoluoghi pedemontani (-27 / -34%) rispetto a quella osservata per i capoluoghi della ‘bassa’ zootecnica (-16 / -23%).

Si tratta di dati che hanno una forte coerenza rispetto a quanto si sarebbe potuto attendere con la riduzione del traffico legata alle misure di emergenza, oltre che con una moderata riduzione delle emissioni da riscaldamento domestico (incluso quello da combustione di legna o simili) legata prevalentemente alle temperature più miti della media stagionale lungo l’arco del periodo. Un modello visualmente efficace per correlare le fonti con l’entità delle emissioni è quello sviluppato da ARPA Emilia Romagna (fig) nell’ambito del progetto life PREPAIR, che mette in evidenza il ruolo oggi largamente prevalente del particolato di origine secondaria (cioè formato in atmosfera a partire da precursori), costituito da sali d’ammonio (solfati e nitrati), in cui l’ammoniaca gassosa che origina da emissioni di origine zootecnica reagisce con l’umidità atmosferica e i gas da emissioni di combustione (SOx e NOx) per dar luogo a microcristalli di sali sospesi.


Lo schema mostrato fornisce anche una spiegazione plausibile dei livelli più alti di polveri sottili (e dei minori abbassamenti) riscontrati nella ‘bassa zootecnica’, laddove non solo l’attività di allevamento si ritiene non significativamente interferita dall’emergenza covirus ma, anzi, in questo periodo dell’anno contribuisce maggiormente alle emissioni ammoniacali in quanto nei mesi di febbraio e marzo si effettuano gli spandimenti in campo di liquami e deiezioni impiegate come fertilizzanti per le semine primaverili.


All’attività zootecnica, eccessivamente addensata nella bassa lombarda dove si concentra circa il 40% del patrimonio zootecnico nazionale, sono anche in gran parte ascrivibili molti dei superamenti delle soglie di legge, come quello riferito da ARPA Lombardia in data 19 marzo 2020.

Concludendo, dunque, le riduzioni di inquinamento da polveri sottili, fino ad un terzo in meno delle concentrazioni medie del periodo, riscontrate dall’inizio del periodo di emergenza Covid-19 sono coerentemente riferibili in prevalenza alla riduzione delle emissioni da traffico, sia leggero che pesante, e in minor misura alla riduzione delle emissioni da riscaldamento per ragioni in larga misura indipendenti dall’emergenza Covid (è plausibile che le utenze domestiche abbiano fatto maggior ricorso all’accensione dei riscaldamenti, pur con temperature esterne miti, ma è altrettanto vero che altre utenze, ad esempio le scuole, sono state disconnesse fin dall’inizio dell’emergenza). I dati in apparente controtendenza di superamento dei livelli soglia, rilevati in occasione di fasi meteorologiche con tempo stabile e alta pressione, sono interpretabili, in larga misura, come effetti delle emissioni derivanti dalla elevatissima concentrazione dell’attività di allevamento, in particolare nella fascia della Bassa Pianura, oltre che dalle altre fonti (in primo luogo industriali e da produzione energetica) e dal traffico pesante residuo, soprattutto autostradale.

lunedì 16 marzo 2020

Coronavirus in Lombardia: rapporto tra abitanti e casi positivi

Dati 16 marzo 2020 - Fonte Regione Lombardia
Abbiamo provato a calcolare il rapporto fra contagiati e popolazione per ogni provincia della Lombardia. Come potete vedere le situazioni son ben diverse.

Lodi, Cremona e Bergamo, le più colpite, hanno un positivo ogni 243 abitanti, Monza e Brianza uno ogni 2556 abitanti.

Interessante anche il raffronto dei dati odierni con quelli di ieri.

Dati del 15 e 16 marzo 2020 - Fonte Regione Lombardia

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/cittadini/salute-e-prevenzione/coronavirus/coronavirus-raccolta-fondi
(per maggiori informazioni cliccare sull'immagine)