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martedì 6 ottobre 2026

Tra gli alberi, il volto di Laura Conti

Un volto tra gli alberi dell'Oasi LIPU di Cesano Maderno per ricordare una donna che, dopo il disastro dell'ICMESA, contribuì a dare all'ambientalismo italiano un nuovo modo di guardare al rapporto tra ambiente, salute e società.


All'esterno del Centro Visite Alexander Langer dell'Oasi LIPU di Cesano Maderno è stata infatti installata Natura Loci, un'opera site specific dell'artista Enrico Cazzaniga, promossa da Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce, dall'associazione FARE e dal Circolo Laura Conti di Legambiente Seveso, grazie anche a una donazione individuale. Il titolo dell'opera non è casuale: Natura Loci è anche un anagramma di Laura Conti. Tra due alberi, utilizzando una rete metallica zincata, bitume all'acqua ed elementi naturali come foglie, cortecce, rami, muschio e sassi, Cazzaniga ha composto il volto della scienziata e ambientalista. Un'immagine che non viene semplicemente collocata nel verde, ma sembra nascere dal luogo stesso. È forse proprio questo il senso più interessante dell'installazione: ricordare Laura Conti attraverso un'opera che entra in relazione con la natura, in un'area dove la tutela ambientale è diventata parte concreta della storia del territorio.


Laura Conti è stata una delle figure più importanti dell'ambientalismo italiano del secondo Novecento. Medico, scienziata, divulgatrice e militante politica, dopo il disastro dell'ICMESA del 10 luglio 1976 contribuì a leggere quella tragedia non soltanto come un incidente industriale, ma come una vicenda nella quale si intrecciavano ambiente, salute pubblica, responsabilità industriali e scelte politiche. La sua forza stava anche nella capacità di rendere comprensibili questioni scientifiche complesse senza semplificarle. Un approccio particolarmente attuale proprio oggi, quando il cinquantesimo anniversario dell'incidente rischia di trasformarsi in una celebrazione rituale, separata dalle domande che quella vicenda continua invece a porre. Durante la presentazione dell'opera, l'attrice Rachele Borzatta ha letto alcuni testi di Laura Conti, riportando quelle riflessioni proprio tra gli alberi dell'Oasi.

Il progetto nasce dal lavoro del coordinamento Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce, che negli ultimi anni ha riunito associazioni, realtà ambientaliste e amministrazioni locali attorno alla volontà di mantenere viva la memoria del disastro e, allo stesso tempo, di interrogarsi sul futuro del territorio. Beatrice Oleari e Alberto Colombo hanno ricordato il percorso iniziato con Insieme per il Bosco, nato dalla collaborazione tra gruppi e associazioni di Seveso e Meda e successivamente allargatosi anche a Cesano Maderno. 
Un lavoro che oggi assume un significato particolare: il Bosco delle Querce non è soltanto ciò che resta di un'area contaminata e poi bonificata. È anche la dimostrazione concreta che un luogo segnato da una catastrofe ambientale può diventare uno spazio di tutela, natura e memoria. All'iniziativa è intervenuto anche il sindaco di Cesano Maderno Gianpiero Bocca, che ha sottolineato il valore di ospitare questa memoria all'interno di un luogo dove l'ambiente è stato tutelato, auspicando che l'installazione possa diventare anche occasione di visita e conoscenza.


Il Circolo Laura Conti di Legambiente Seveso ha un legame particolare con questa storia. Maurizio Zilio ha ripercorso la vicenda del circolo e della sua intitolazione, ricordando l'impegno di Laura Conti per l'ambiente e la salute e, soprattutto, la sua capacità di parlare a interlocutori diversi utilizzando un linguaggio diretto e comprensibile. Marco Martorelli, che custodisce l'archivio documentale di Laura Conti, ha invece richiamato l'attenzione sulla difficoltà di conservare e valorizzare quella eredità documentale. L'archivio è oggi conservato presso la Fondazione Micheletti di Brescia. È un tema che va oltre la figura di Laura Conti. Perché conservare la documentazione significa anche impedire che la memoria del disastro di Seveso venga progressivamente ridotta a poche immagini, a una data e a qualche racconto ormai consolidato. Il coordinamento Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce dichiara infatti di voler proseguire il proprio lavoro proprio su questo terreno: memoria, storia, ambiente e buone pratiche ambientaliste, con l'intenzione di mantenere una narrazione del disastro della diossina il più possibile genuina e non edulcorata. Un'impostazione che sarebbe probabilmente piaciuta alla stessa Laura Conti, poco incline alle versioni addomesticate della realtà e abituata a mettere insieme rigore scientifico, impegno civile e capacità di comunicare.

Alla presentazione sono intervenuti anche Fabio Lopez Nunes, che ha ricordato il proprio rapporto con Laura Conti e le sue straordinarie capacità comunicative, Enrico Cazzaniga, che ha illustrato le scelte artistiche e il rapporto dell'opera con l'ambiente, e Alessia Cacace, responsabile dell'Oasi LIPU di Cesano Maderno. Non è irrilevante che il volto di Laura Conti sia oggi accanto al Centro Visite intitolato ad Alexander Langer. Sono due figure diverse, ma accomunate da un ambientalismo capace di guardare oltre la semplice tutela della natura, mettendo in discussione il modo in cui la società costruisce il proprio rapporto con l'ambiente. Natura Loci aggiunge così un nuovo segno a questa geografia della memoria.

Un volto tra gli alberi, in un luogo nato da una delle più gravi vicende ambientali della storia italiana. Non un monumento tradizionale, ma un'opera destinata a confrontarsi con il tempo, con la vegetazione e con il luogo. E forse è proprio questo il modo migliore per ricordare Laura Conti: non soltanto guardando indietro, ma continuando a interrogarsi su ciò che quella storia ha ancora da insegnarci.

Foto tratte dal blog Sinistra e Ambiente, Meda

mercoledì 30 settembre 2026

Una passeggiata contro Pedemontana, tra gli alberi e la musica


Sabato 10 ottobre, al Bosco delle Querce di Seveso, la musica accompagnerà una passeggiata tra alberi, sentieri e memoria. A suonare sarà la Banda degli Ottoni, insieme a tutte le musiciste e ai musicisti che vorranno partecipare. Un modo insolito per conoscere il bosco: camminare, ascoltare, fermarsi. E proprio attraverso la musica, secondo i promotori, mettere in evidenza ciò che potrebbe cambiare con la realizzazione di Pedemontana.

Il Bosco delle Querce non è soltanto una superficie verde sulla carta. È un luogo con una storia particolare, nato dalla bonifica dell'area colpita dal disastro Icmesa e diventato negli anni uno spazio di natura, memoria e vita quotidiana. La passeggiata vuole quindi essere anche un modo per guardare con attenzione il territorio e interrogarsi sulle trasformazioni che una grande infrastruttura può comportare: quanto spazio verrà modificato? quali aree saranno interessate? che cosa resterà del paesaggio che oggi attraversiamo a piedi? La musica farà da filo conduttore, ma sarà il bosco il vero protagonista. Una banda che cammina tra gli alberi può sembrare un'immagine curiosa. Forse lo è proprio perché ci invita ad ascoltare un luogo prima di parlare della sua trasformazione.

Appuntamento sabato 10 ottobre alle ore 10.00, all'ingresso del mercato di via Redipuglia (Bocciodromo), a Seveso.

martedì 29 settembre 2026

Il Bosco ricorda. La Pedemontana lo attraversa


Sabato 26 settembre è stato inaugurato il Museo Bosco delle Querce, allestito all'interno dello chalet del Centro Visite. Un luogo dedicato alla memoria del disastro dell'ICMESA e alla storia di Seveso, che vale la pena visitare. È un'iniziativa importante perché il Bosco delle Querce non è soltanto un'area verde. È il risultato di una storia che nasce da una tragedia ambientale e che, nel corso dei decenni, ha trasformato una terra colpita dalla diossina in un luogo di vita, di rinascita e di memoria. Ed è proprio per questo che l'inaugurazione del Museo pone inevitabilmente anche una domanda sul presente.


Alberto Colombo, ambientalista di Meda e da anni impegnato sulle vicende del Bosco, ha sintetizzato così il senso della giornata: «Poco ci interessava la liturgia inaugurativa e il taglio del nastro con autorità regionali e locali e altri presenzialisti. Ci interessava invece vedere i contenuti del Museo sul Disastro Diossina dell'ICMESA integrato nel Centro Visite del Bosco delle Querce». Una posizione che condividiamo almeno in un punto fondamentale: più del rituale inaugurale, interessa ciò che il Museo racconta. E il racconto è interessante anche perché nella ricostruzione della memoria del Bosco trovano spazio le battaglie, le iniziative e i racconti del mondo ambientalista che nel corso degli anni ha contribuito a mantenere viva l'attenzione sulla tragedia di Seveso e sul significato di questo luogo.


Tra i contenuti del percorso espositivo viene ricordata anche la manifestazione ambientalista del 2011, promossa dal coordinamento Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile, quando associazioni, gruppi ambientalisti, cittadini e le amministrazioni di Meda e Seveso si mobilitarono contro lo sbancamento previsto per la Pedemontana e per la difesa del Bosco. È una pagina di memoria che acquista oggi un significato particolare. Perché il problema non appartiene soltanto al passato. È qui che il Museo Bosco delle Querce diventa, suo malgrado, qualcosa di più di un museo. Perché la memoria del disastro dell'ICMESA non può essere separata dalla storia successiva del Bosco. La bonifica, la rinaturalizzazione, la nascita del parco e la sua trasformazione in luogo della memoria sono parte della risposta che Seveso ha dato alla tragedia. Ma anche le mobilitazioni ambientaliste fanno parte di questa storia. Nel 2011 il problema era già la Pedemontana. La grande manifestazione promossa da Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile portò al Bosco associazioni, cittadini, gruppi ambientalisti e amministratori locali. Il messaggio era quello di difendere il parco e impedirne la riduzione a causa della nuova infrastruttura. Quella protesta oggi è diventata, a sua volta, memoria. Ma è una memoria particolare, perché non riguarda soltanto qualcosa che è accaduto quindici anni fa. Riguarda una questione che è ancora aperta.


Il Bosco delle Querce è nato dalla necessità di trasformare una ferita in un luogo di vita. Oggi Pedemontana interviene su una parte di quel paesaggio. Ed è difficile non vedere, proprio a partire da questa vicinanza tra passato e presente, una contraddizione. Da una parte costruiamo un luogo nel quale ricordare una tragedia ambientale e il lungo percorso che ha portato alla rinascita di un territorio. Dall'altra, nello stesso territorio, un'infrastruttura interviene modificando una parte del bosco e comportando l'abbattimento di migliaia di alberi. Non si tratta soltanto di stabilire quanti alberi verranno abbattuti o quanti ne verranno piantati in compensazione. La questione riguarda anche il significato che attribuiamo a questo luogo.

Perché il Bosco delle Querce non è un bosco come gli altri. È nato dalla memoria di una catastrofe ambientale. È cresciuto anche grazie alla volontà di trasformare quella tragedia in qualcosa di positivo. È diventato un luogo nel quale la natura, la memoria e la vita quotidiana convivono. Per questo la sua trasformazione non può essere considerata soltanto come una questione tecnica o infrastrutturale. La memoria, per essere davvero tale, dovrebbe aiutarci a leggere il presente. E forse anche a porci qualche domanda sulle scelte che stiamo compiendo.

Il Museo ci invita a ricordare ciò che è accaduto a Seveso. Il Bosco ci ricorda che da quella tragedia è potuto nascere qualcosa di nuovo. La Pedemontana ci costringe oggi a chiederci che cosa siamo disposti a cancellare di quel patrimonio. È una domanda che, proprio entrando nel nuovo Museo, diventa ancora più difficile da evitare.

venerdì 11 settembre 2026

Diossina e salute: a Meda una serata per il 50° anniversario del disastro ICMESA


Il 10 luglio è passato. A Seveso, proprio in quella data, si è svolta la cerimonia istituzionale per il 50° anniversario del disastro dell’ICMESA, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una ricorrenza importante, che ha riportato all’attenzione pubblica una vicenda che, a cinquant’anni di distanza, continua a interrogare il territorio e chi lo abita.

In occasione dell’anniversario, alcuni gruppi ambientalisti di Seveso e Meda – Legambiente Circolo Laura Conti, Sinistra e Ambiente-Impulsi e Seveso Futura – hanno indirizzato una lettera alle istituzioni, chiedendo che possano essere conosciute nella loro completezza, e soprattutto nella loro attualità, sia le drammatiche vicende di quegli anni sia le criticità che ancora oggi riguardano il Bosco delle Querce, luogo simbolo della memoria di quella tragedia.

Ma il 10 luglio non può essere considerato soltanto una data del passato. Il bisogno di conoscere, ricordare e riflettere non si esaurisce con una cerimonia. Per questo a Meda proseguono le iniziative dedicate al 50° anniversario del disastro diossina dell’ICMESA.

Dopo la prima serata, svoltasi il 4 luglio 2026 e dedicata al Sapere Operaio, alla Nocività e al Diritto alla Conoscenza, il prossimo appuntamento sarà mercoledì 23 settembre. La serata sarà dedicata a un tema particolarmente delicato: la salute e le conseguenze della fuoriuscita di diossina del 10 luglio 1976 sulle persone, sugli animali e, più in generale, sui viventi.

È un aspetto centrale della vicenda di Seveso e, allo stesso tempo, uno dei più complessi e controversi. Dietro i numeri degli studi epidemiologici, dei monitoraggi e delle campagne di ricerca ci sono infatti persone che hanno vissuto sulla propria pelle le conseguenze della contaminazione e famiglie che, a distanza di decenni, continuano a confrontarsi con le domande lasciate da quella tragedia.

Nel corso degli anni sono stati prodotti dati, relazioni e risultati di grande importanza. Una parte consistente di questo patrimonio di conoscenze, tuttavia, è rimasta confinata soprattutto agli ambienti scientifici e specialistici, attraverso pubblicazioni su riviste e siti dedicati. Portare questi temi fuori dagli ambiti strettamente accademici significa quindi contribuire a rendere più accessibile una conoscenza che appartiene all’intera comunità.

L’iniziativa del 23 settembre nasce proprio da questa esigenza: non soltanto ricordare ciò che accadde cinquant’anni fa, ma provare a comprenderne meglio le conseguenze e a interrogarsi su ciò che quella storia continua a insegnare.

Come la precedente iniziativa di luglio, anche questa serata è promossa dai gruppi che da tempo lavorano insieme sulla Storia e la Memoria del Bosco delle Querce, nella consapevolezza che quel luogo e la memoria del disastro siano profondamente legati. Il Bosco delle Querce non è soltanto un'area verde nata dalla bonifica dei terreni contaminati: è anche un luogo della memoria, che conserva il ricordo di una ferita profonda per l’intero territorio.


In occasione di questo percorso comune, i gruppi promotori hanno scelto inoltre di dotarsi di un logo che li identifichi come soggetto collegiale. Un piccolo segno, ma significativo: quello di realtà diverse che hanno deciso di condividere un percorso di memoria, conoscenza e attenzione verso il territorio.

Il 50° anniversario, dunque, non si chiude con il 10 luglio. A Meda il ricordo continua, cercando di guardare al passato senza perdere di vista le domande che quella storia pone ancora oggi.

mercoledì 22 luglio 2026

Il ponte verde del Bosco delle Querce: quando vincono le idee (anche se qualcuno se ne prende il merito)

Rendering del ponte verde progettato da APL.

C'è una frase attribuita allo scrittore indo-trinidadiano V. S. Naipaul che, più o meno, dice così: «Hai davvero vinto quando la tua idea viene fatta propria dal tuo avversario.»

È una definizione sorprendentemente efficace della politica quando funziona. Perché il vero obiettivo non dovrebbe essere poter dire "l'avevo detto io", ma vedere realizzata una buona idea, indipendentemente da chi poi la inaugura, la rivendica o ci taglia il nastro.

Naturalmente, tra la teoria e la pratica c'è di mezzo l'orgoglio umano. E così capita che, appena una proposta comincia a prendere forma, inizi anche la gara per stabilire chi l'ha inventata per primo. È quello che sta accadendo in questi giorni attorno al futuro "ponte verde" del Bosco delle Querce.

Il Presidente Sergio Mattarella, la sindaca Alessia Borroni e il plastico del "ponte verde" sulla Pedemontana. Foto tratta dal sito del Quirinale.

Dopo la visita del Presidente Sergio Mattarella alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa, il plastico che mostrava il collegamento tra il Bosco delle Querce e le future aree di ampliamento oltre la Pedemontana ha inevitabilmente attirato l'attenzione. La sindaca di Seveso ha rivendicato il progetto come un risultato dell'amministrazione. Seveso Futura e le associazioni ambientaliste del territorio - Legambiente Seveso, Sinistra e Ambiente Meda, Comitato Ambiente di Bovisio Masciago, L'Altra Bovisio Masciago, Passione Civica per Cesano Maderno, Cittadini per Lentate -  hanno però ricordato che proprio una proposta di questo tipo era stata avanzata da loro in Consiglio comunale e inizialmente respinta dalla maggioranza, salvo poi riapparire, con il passare dei mesi, all'interno del percorso progettuale.

La disputa sulla primogenitura è comprensibile. Ma rischia di far passare in secondo piano la domanda davvero importante: che cosa dovrebbe essere un ponte verde?
Perché un ponte verde non è un ponte dipinto di verde.
Non basta nemmeno che sia percorribile a piedi o in bicicletta.

Un autentico ecodotto nasce per ricucire ciò che un'infrastruttura inevitabilmente divide. Strade e autostrade frammentano gli habitat, interrompono i corridoi ecologici, isolano le popolazioni animali e aumentano il rischio di investimenti della fauna. Ogni anno, in Europa, milioni di animali muoiono sulle strade. La biodiversità paga un prezzo altissimo alla nostra mobilità.

Per questo, nei progetti più avanzati, gli ecodotti vengono concepiti come una vera continuazione del paesaggio naturale. Devono essere ampi, ricoperti di terreno vegetale, alberi e arbusti, con un ambiente il più possibile simile a quello circostante. La vegetazione non è un elemento ornamentale: serve a guidare gli animali verso l'attraversamento e a proteggerli dal rumore, dalle luci e dalla presenza del traffico.

C'è poi un aspetto di cui si parla troppo poco. Un ecodotto non tutela soltanto la fauna: protegge anche chi viaggia in automobile. Gli animali, infatti, non smettono di spostarsi perché l'uomo costruisce una strada. Continueranno a cercare di raggiungere i loro territori, i luoghi di alimentazione o di riproduzione. Se non trovano un passaggio sicuro, tenteranno comunque di attraversare la carreggiata, con conseguenze spesso drammatiche sia per loro sia per gli automobilisti. Un ponte verde, insieme alle recinzioni e agli altri sistemi di accompagnamento della fauna, serve proprio a questo: indirizzare gli animali verso un attraversamento protetto, riducendo il rischio di incidenti e rendendo più sicura l'infrastruttura per tutti.

L'obiettivo non è quindi costruire un bel punto panoramico sopra l'autostrada, ma permettere alla natura di attraversarla senza accorgersi quasi della sua presenza. È una differenza sostanziale.

Ed è proprio su questo punto che, negli ultimi due anni, associazioni ambientaliste e gruppi di opposizione hanno insistito con forza. Nei documenti presentati al Comune e negli incontri con le amministrazioni di Seveso e Meda hanno espresso più di una perplessità sull'ipotesi, allora circolata, di una semplice passerella ciclopedonale, giudicata insufficiente sia per compensare la perdita degli attuali collegamenti sia, soprattutto, per garantire un reale passaggio faunistico. La proposta alternativa era chiara: realizzare un vero ponte verde, largo, vegetato, integrato con l'ampliamento del Bosco delle Querce e capace di svolgere una funzione ecologica prima ancora che ricreativa.

Del resto, gli stessi atti del Consiglio comunale raccontano un percorso curioso. Nella mozione approvata dalla maggioranza nel luglio 2024 si parlava di un "ponte pedonale". Seveso Futura presentò un emendamento sostituendo quelle due parole con una definizione molto più impegnativa: "un grande ponte ciclopedonale verde, ampio collegamento, rivestito di terra e vegetazione". L'emendamento fu respinto.

Successivamente, però, il tema del ponte verde è entrato stabilmente nel dibattito pubblico e nella progettazione collegata alla Pedemontana. Nel verbale della commissione territorio dell'ottobre 2025 si parla ormai esplicitamente del futuro "ponte verde", pur rinviandone la progettazione alla fase successiva all'avvio del cantiere autostradale.

È qui che torna utile la frase di Naipaul. Se davvero un'idea valida viene adottata da chi inizialmente l'aveva respinta, forse quella è già una piccola vittoria. Purché, naturalmente, non resti soltanto uno slogan.

Qualche elemento, oggi, lo conosciamo. Durante le celebrazioni del cinquantesimo anniversario del disastro dell'Icmesa è stato presentato un plastico che raffigura il futuro collegamento tra il Bosco delle Querce e le aree di ampliamento oltre la Pedemontana. Il ponte dovrebbe avere una larghezza di circa 25 metri e una lunghezza di 58: dimensioni che, almeno sulla carta, sembrano coerenti con quelle richieste per un vero ecodotto. È molto probabile che quel plastico sia stato elaborato sulla base di un progetto di massima e di una relazione tecnica. Non siamo però ancora di fronte a un progetto esecutivo, ed è proprio questa la fase più delicata. Perché un ecodotto non si misura soltanto con il metro. La sua efficacia dipenderà da molti altri fattori: dalla conformazione del terreno, dalla continuità della vegetazione, dalle specie arboree e arbustive utilizzate, dalle barriere contro rumore e luci, dai sistemi che accompagneranno la fauna verso l'attraversamento e dal collegamento con gli habitat circostanti.

Per questo ci auguriamo che la progettazione definitiva non rimanga confinata negli uffici tecnici, ma coinvolga naturalisti, ecologi, esperti faunistici e anche la cittadinanza. Sarebbe il modo migliore per trasformare un'opera di mitigazione in un vero intervento di ricucitura ecologica, capace di diventare un modello per tutto il territorio. Se accadrà, importerà poco chi potrà rivendicarne la paternità. Sarà una vittoria del Bosco delle Querce, della biodiversità e, in fondo, anche della buona politica. Perché le idee migliori non hanno bisogno di una targa con il nome dell'autore. Hanno bisogno di essere realizzate bene.

Leggi anche: 
Ponte verde per il Bosco delle Querce ampliato: una rincorsa per intestarsi meriti trascurando l'evidenza della realtà (dal blog Sinistra e Ambiente)

lunedì 20 luglio 2026

A cinquant'anni dal disastro ICMESA, le carte del processo escono dagli archivi: una mostra per raccontare la verità storica


A cinquant'anni dal disastro dell'ICMESA, l'Archivio di Stato di Milano dedica una mostra documentaria a uno degli eventi che hanno segnato la storia ambientale, sanitaria e sociale del nostro Paese. L'esposizione, intitolata "Cronaca di una nube. Il disastro dell'ICMESA 50 anni dopo attraverso le carte processuali", è stata inaugurata il 16 luglio a Palazzo del Senato alla presenza di rappresentanti delle istituzioni, studiosi e associazioni del territorio.

La mostra rappresenta un'importante novità sotto il profilo storico e archivistico. Grazie al recente versamento all'Archivio di Stato da parte del Tribunale di Monza, le carte del processo di primo grado – comprendenti il fascicolo istruttorio e quello processuale – vengono esposte al pubblico per la prima volta. Il riordino, l'inventariazione e il ricondizionamento della documentazione, realizzati grazie ai fondi del PNRR, hanno reso consultabile un patrimonio documentale di straordinario valore, offrendo una ricostruzione rigorosa delle vicende giudiziarie seguite al disastro del 10 luglio 1976.

Il percorso espositivo accompagna i visitatori attraverso tre sezioni tematiche. La prima ricostruisce le ore successive alla fuoriuscita della nube di diossina TCDD, le misure di emergenza adottate e gli interventi per contenere la contaminazione. La seconda è dedicata al processo e alla ricerca delle responsabilità penali e civili attraverso gli atti giudiziari originali. L'ultima sezione analizza le conseguenze di lungo periodo del disastro sulla salute, sull'ambiente e sulla legislazione europea, ricordando come proprio da quella tragedia sia nata la Direttiva Seveso, ancora oggi riferimento fondamentale per la prevenzione dei rischi industriali.

Tra i partecipanti all'inaugurazione vi era anche il Circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso, invitato dalla direzione dell'Archivio e dalla curatrice della mostra, la dottoressa Carmela Santoro.

Nel commentare l'iniziativa, il circolo ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto, sottolineando di aver «apprezzato la cura della ricerca, l'attenzione al nostro territorio e alla sua storia». Gli ambientalisti evidenziano inoltre di aver trovato «punti di profondo contatto con il lavoro di ricerca e di narrazione che il nostro Circolo da anni è impegnato a fare», oggi condiviso anche con il gruppo Insieme per il presente e il futuro del Bosco delle Querce di Seveso e Meda.

Uno dei messaggi più significativi rilanciati da Legambiente riguarda il linguaggio utilizzato per raccontare quanto avvenne nel 1976. Per il circolo è fondamentale parlare di "disastro ICMESA" e non di "incidente di Seveso".

«Denominare quanto accaduto "disastro ICMESA" e non "incidente di Seveso" rappresenta una forma di rispetto verso la città di Seveso, che ha subito per anni lo stigma che ha spostato l'attenzione dai veri responsabili del danno», scrivono gli ambientalisti.

Una precisazione che richiama anche le responsabilità industriali accertate nel corso dell'inchiesta.

«Chiamare "disastro" quanto accaduto e non "incidente" rispecchia il fatto che ci fu una incuria colpevole che determinò la fuoriuscita di diossina TCDD», prosegue il circolo.

La mostra documentaria assume così anche il valore di una restituzione pubblica della memoria giudiziaria. Secondo Legambiente, «i documenti in mostra sono preziosi» e rappresentano un'occasione importante per conoscere direttamente le fonti storiche che hanno consentito di ricostruire le responsabilità del disastro.

Immagine tratta dalla pagina FB Legambiente Seveso

Particolare rilievo viene attribuito a uno dei documenti esposti, proveniente dall'Archivio comunale di Seveso.

«Uno dei documenti che fu utile al processo e alle successive condanne, che pur se lievi rispetto alla responsabilità ci furono, viene proprio dall'Amministrazione Comunale di Seveso, dall'allora Sindaco Gianluigi Dho», ricorda il Circolo Legambiente, che ne ha ripubblicato il contenuto come testimonianza storica.

Gli ambientalisti richiamano inoltre l'attenzione su una documentazione ancora più antica, che testimonia come i problemi ambientali legati all'ICMESA fossero noti ben prima del 1976.

«La documentazione precedente a questo atto – una fitta interazione tra il Sindaco Dho e la Prefettura di Milano nel 1953 in merito ai gravi eventi inquinanti causati da ICMESA – è conservata nell'Archivio della Memoria», spiegano. Un patrimonio documentale curato dal Circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso insieme a Legambiente Lombardia che costituisce una fonte preziosa per ricostruire la lunga storia dei rapporti tra l'azienda, le istituzioni e il territorio.

La mostra resterà aperta fino al 26 agosto 2026 presso l'Archivio di Stato di Milano, a Palazzo del Senato (via Senato 10). L'ingresso è gratuito, mentre le visite guidate – organizzate in diverse date tra luglio e agosto per gruppi fino a venti persone – sono prenotabili scrivendo all'indirizzo as-mi.prenotazione@cultura.gov.it.

venerdì 17 luglio 2026

Pedemontana, il Bosco delle Querce e la nuova frontiera della matematica ambientale


C'è una nuova frontiera della matematica ambientale: non si aggiunge un ettaro, si cambia il suo indirizzo.
Succede al Bosco delle Querce, dove nel dibattito sulla tratta B2 della Pedemontana è comparso un numero destinato a far discutere: tre ettari di bosco in più. La concessionaria della nuova autostrada spiega che il bilancio finale sarà positivo: una parte del bosco verrà interessata dai lavori, ma il territorio riceverà una superficie maggiore destinata al parco. Il conto è semplice: meno 1,7 ettari, più 4,7 ettari, risultato finale più 3 ettari.

C'è però un piccolo dettaglio: quei 4,7 ettari non sembrano essere comparsi dal nulla. Non sono spuntati grazie a una magia forestale, né sono stati strappati al cemento per diventare verde. Sono aree che il verde lo hanno già. La vera novità, quindi, non sarebbe la nascita di nuovo territorio naturale, ma la sua inclusione in un sistema di tutela pubblica. Ed è una differenza non proprio marginale. Perché acquisire aree verdi al patrimonio del parco è un fatto positivo: significa proteggerle, sottrarle a possibili future trasformazioni urbanistiche e garantire una gestione pubblica. Ma dire che il verde aumenta di tre ettari è un'altra cosa. È un po' come dire che una persona è aumentata di peso perché ha cambiato l'abito: forse cambia qualcosa nella sua estetica, ma il corpo resta quello.

Il punto contestato dagli ambientalisti è proprio questo: il confine tra più tutela e più superficie verde. Nel linguaggio amministrativo le due cose possono finire nello stesso bilancio. Nel territorio, però, sono elementi diversi. Il terreno non cresce perché viene disegnato con un nuovo perimetro. Un prato non nasce nuovamente perché entra in una mappa del parco. Una zona boscata non raddoppia perché cambia categoria. Anzi, se si guarda alla trasformazione fisica del territorio, il saldo racconta anche un'altra storia: per realizzare l'infrastruttura saranno occupate aree, realizzate opere accessorie, costruite vasche, rotatorie e collegamenti. Per Pedemontana quei tre ettari rappresentano un guadagno ambientale. Per i comitati e le associazioni ambientaliste rappresentano soprattutto una maggiore tutela di aree già verdi, mentre il territorio perde comunque superfici naturali per fare spazio all'infrastruttura.

Forse il punto sarebbe più semplice se si usassero parole altrettanto semplici: non nasce un nuovo bosco di tre ettari, ma vengono protetti tre ettari di verde già esistente. Ed è una differenza piccola nei comunicati stampa, ma enorme quando si parla del futuro del territorio.

mercoledì 15 luglio 2026

Bosco delle Querce, verso l'ampliamento e il Ponte Verde. Gli ambientalisti: "Un passo importante, ma non basta a compensare il consumo di suolo"

Bosco delle Querce. Progetto del 1993 della Regione Lombardia (Mario Di Fidio)

L'ampliamento del Bosco delle Querce e la realizzazione del Ponte Verde compiono un nuovo passo avanti. Nelle scorse settimane il Comune di Seveso ha approvato gli indirizzi strategici per la progettazione delle nuove aree del Parco e le linee guida che dovranno orientare il successivo Piano di Fattibilità Tecnico-Economica.

Si tratta di un intervento atteso da tempo, che prevede l'estensione del Bosco sul versante est, insieme alla realizzazione di un collegamento ecologico tra la parte storica del Parco e quella di futura espansione, oggi separate dalla viabilità che sarà interessata dal tracciato dell'autostrada Pedemontana.

Sulla vicenda è intervenuto il gruppo Sinistra e Ambiente-Impulsi, insieme a Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso e Seveso Futura, che ricordano come la proposta di ampliare il Bosco delle Querce sia stata avanzata e sostenuta da anni attraverso incontri con le istituzioni, iniziative pubbliche e attività di sensibilizzazione. 

 

 

Secondo le associazioni ambientaliste, il progetto rappresenta un risultato importante perché consentirà di acquisire al patrimonio pubblico nuove aree oggi libere da edificazioni, preservandole da possibili future trasformazioni urbanistiche. Le risorse stanziate ammontano complessivamente a oltre 2,7 milioni di euro, provenienti dal budget ambientale di Autostrada Pedemontana Lombarda e dalle compensazioni forestali.

Rendering del Ponte Verde elaborato da APL

Accanto all'ampliamento è prevista anche la realizzazione del cosiddetto Ponte Verde, un'infrastruttura del valore stimato di circa 1,9 milioni di euro, destinata a collegare le due porzioni del Bosco. Per gli ambientalisti il collegamento rappresenta un elemento essenziale, non solo per consentire il passaggio delle persone, ma soprattutto per garantire la continuità ecologica e il movimento della fauna tra le due aree.

Planimetrie del Ponte Verde elaborate da APL

Pur esprimendo soddisfazione per questi sviluppi, le associazioni invitano però a non confondere l'ampliamento con una compensazione completa degli effetti prodotti dalla Pedemontana.

Ricordano infatti che la realizzazione dell'infrastruttura comporterà comunque la perdita di circa due ettari di bosco, l'abbattimento di migliaia di alberi, la costruzione della vasca di laminazione e della nuova viabilità di accesso, con un conseguente consumo di suolo. Per questo, a loro giudizio, il nuovo bosco non potrà essere considerato un vero risarcimento del danno ambientale, pur rappresentando un'opportunità per tutelare aree che altrimenti rischierebbero di essere compromesse.

Allegato alla delibera n. 118/GC del 3/7/2026

Le osservazioni riguardano anche alcune delle ipotesi contenute nelle linee guida progettuali. Gli ambientalisti ritengono infatti che l'eventuale realizzazione di nuove aree gioco, spazi fitness o di un punto ristoro debba essere valutata con particolare attenzione. A loro avviso, il Bosco delle Querce dovrebbe continuare a privilegiare la naturalità, la biodiversità e una fruizione rispettosa dell'ambiente, evitando di assumere caratteristiche proprie di un tradizionale parco urbano.

Anche sul progetto del Ponte Verde vengono espresse alcune perplessità, in particolare riguardo alla presenza di un cancello a chiusura temporizzata che potrebbe costituire un ostacolo al passaggio della fauna. Si tratta di un aspetto che, secondo le associazioni, dovrà essere approfondito nelle prossime fasi progettuali.

L'iter dell'ampliamento entra ora nella fase della progettazione vera e propria. Proprio per questo, Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Circolo Laura Conti e Seveso Futura annunciano che continueranno a seguire con attenzione l'evoluzione del progetto, formulando osservazioni e proposte affinché il Bosco delle Querce possa rafforzare la propria funzione di area naturale e di memoria di uno dei capitoli più significativi della storia ambientale della Brianza.

Questo articolo riprende e sintetizza le valutazioni diffuse da Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Circolo Laura Conti di Seveso e Seveso Futura. Per approfondire cliccare qui.

sabato 11 luglio 2026

Seveso, cinquant'anni dopo. La memoria ha bisogno di un futuro

Il Presidente Sergio Mattarella, la sindaca Alessia Borroni e il plastico del "ponte verde" sulla Pedemontana. Foto tratta dal sito del Quirinale.

Le celebrazioni per il cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa si sono concluse ieri con una partecipazione importante e con interventi che hanno giustamente ripercorso una delle pagine più drammatiche della storia della Brianza.

Si è parlato delle responsabilità, della gestione colpevole dell'emergenza, della bonifica e della straordinaria rinascita rappresentata dal Bosco delle Querce. Un luogo unico in Europa, nato sopra le ferite del più grave incidente industriale della storia italiana, diventato nel tempo un memoriale naturale e civile.

Durante la cerimonia è stato presentato il nuovo ponte verde che collegherà il Bosco delle Querce con le aree di ampliamento poste a est. Un'opera che abbiamo apprezzato e che è stata valorizzata anche dal Presidente della Repubblica. Ogni intervento capace di ricucire un territorio frammentato rappresenta un passo nella giusta direzione.

Ma proprio mentre si parlava di connessioni ecologiche e di futuro, è rimasta sullo sfondo una questione fondamentale: per realizzare la Pedemontana saranno sbancati circa due ettari del parco e verranno abbattuti oltre 3.200 alberi e arbusti.

Lo ha ricordato con forza anche Legambiente Lombardia nel comunicato diffuso in occasione del cinquantenario, definendo il Bosco delle Querce "una vera e propria isola verde" che rischia di essere "sfregiata per fare posto ad un'autostrada". Un giudizio netto che richiama tutti a una riflessione: la memoria non può fermarsi alle celebrazioni, deve orientare le scelte del presente.

Ancora più significativa è la riflessione del presidente del circolo Legambiente "Laura Conti" di Seveso, Maurizio Zillio: «Abbiamo impegnato cinquant'anni ad elaborare e riparare il danno dell'industria chimica nel nostro territorio. Quello che chiediamo ai politici è che i prossimi cinquant'anni siano impiegati nella cura del territorio.»

È difficile immaginare parole più appropriate. Se i primi cinquant'anni sono stati quelli della bonifica e della rinascita, i prossimi dovranno essere quelli della tutela.

Nel suo intervento, la sindaca ha affermato con orgoglio che Seveso è diventata un "contaminatore di vita". Un'immagine bella e potente. Dopo essere stata associata, suo malgrado, alla contaminazione da diossina, oggi Seveso può davvero diffondere biodiversità, cultura ambientale e attenzione per il territorio.

Di questo non possiamo che essere felici. Ma proprio quella vita va difesa, anche all'interno del Bosco delle Querce. Il Bosco non è semplicemente un parco urbano. È un monumento civile, un memoriale ambientale conosciuto ben oltre i confini della Brianza. Ogni intervento che lo riguarda assume inevitabilmente un valore simbolico oltre che ambientale. Per questo il nuovo ponte verde può rappresentare molto più di un'opera di compensazione. Può diventare il primo tassello di una visione più ampia: quella di una rete ecologica capace di collegare il Bosco delle Querce con il futuro Parco Regionale del Seveso, del Villoresi e della Brianza Centrale, la proposta promossa dal GruBrìa per costruire una continuità ambientale lungo il corso del fiume, ricucendo territori oggi frammentati e rafforzando il sistema delle aree protette.

Perché il vero ponte verde non è semplicemente quello che permette alla fauna di attraversare un'autostrada. È quello che unisce i parchi, collega gli ecosistemi, restituisce spazio al fiume e costruisce un territorio più resiliente ai cambiamenti climatici. È quello che trasforma un'opera di compensazione in una scelta di pianificazione ambientale.

Cinquant'anni fa, dal disastro dell'Icmesa nacque una nuova consapevolezza ambientale che contribuì a cambiare l'Italia e l'Europa. Oggi quella stessa consapevolezza ci chiede un passo ulteriore: passare dalla memoria alla progettazione del futuro.

A noi interessa questo. Non ci interessa inaugurare opere o rivendicare meriti. Ci interessa che i ponti siano davvero ponti: strumenti per unire i territori, non soltanto per superare gli ostacoli. Perché il modo migliore per onorare la memoria dell'Icmesa non è limitarsi a ricordare ciò che è accaduto nel 1976, ma fare in modo che il Bosco delle Querce diventi il cuore di una rete ecologica sempre più ampia.

Solo allora il ponte verde sarà davvero un ponte verso il futuro.

venerdì 10 luglio 2026

Cinquant'anni dopo Seveso: il Bosco delle Querce non è un monumento, ma il cuore del futuro Parco del Seveso


Cinquant'anni dopo il disastro dell'Icmesa, il 10 luglio 1976 continua a parlarci. Lo dimostrano anche i due approfondimenti che la Repubblica e L'Espresso hanno dedicato in questi giorni al cinquantesimo anniversario, riportando al centro del dibattito non solo la memoria della contaminazione da diossina, ma anche il futuro del Bosco delle Querce e dell'intera valle del Seveso.

La storia del Bosco è straordinaria: là dove la diossina aveva reso la terra inabitabile è nato uno dei più importanti simboli europei di rinascita ambientale. Ma proprio perché è un simbolo, oggi non può essere considerato un'isola verde separata dal territorio che lo circonda.

la Repubblica. Per leggere l'articolo cliccare qui

È questo il messaggio più interessante che emerge dalle voci delle associazioni ambientaliste raccolte da la Repubblica. Legambiente, Sinistra e Ambiente Meda e Seveso Futura chiedono che il Bosco delle Querce diventi parte integrante del futuro Parco Fluviale e Territoriale del Seveso, trasformandosi nel cuore di una rete ecologica che accompagni il fiume e ricucia un territorio frammentato da urbanizzazione, infrastrutture e consumo di suolo.

È una proposta che Brianza Centrale sostiene da tempo.

Il Bosco non appartiene soltanto ai Comuni di Seveso e Meda. Appartiene alla memoria collettiva della Brianza e rappresenta uno dei luoghi più significativi della storia ambientale italiana. Per questo la sua tutela non può limitarsi ai confini amministrativi, ma deve inserirsi in una visione più ampia di rigenerazione della valle del Seveso.

L'Espresso. Per leggere l'articolo cliccare qui

L'intervista pubblicata da L'Espresso a Gemma Beretta, di Legambiente Seveso, va nella stessa direzione. Beretta ricorda che la memoria del disastro non può essere ridotta a una celebrazione istituzionale. Occorre continuare a interrogarsi sulle conseguenze sanitarie e ambientali di quanto accaduto, ma soprattutto ricostruire un rapporto tra comunità e territorio. In una Brianza sempre più impermeabilizzata e urbanizzata, il Bosco delle Querce non deve restare un'eccezione: deve diventare il modello di una diversa politica del paesaggio.

Le sue osservazioni assumono un significato ancora più attuale se si pensa alle vicende legate ai cantieri della Pedemontana, che hanno riportato all'attenzione aree ancora interessate dalla contaminazione storica. Il disastro dell'Icmesa non appartiene soltanto agli archivi: continua a influenzare le scelte territoriali di oggi.

Anche Alberto Colombo, di Sinistra e Ambiente Meda, richiama questa prospettiva. La storia di Seveso non è soltanto la storia di una tragedia industriale, ma quella di un territorio che per decenni ha sopportato un'enorme pressione ambientale. Per questo il Bosco delle Querce dovrebbe diventare il punto di partenza di una più ampia riqualificazione ecologica dell'intero corridoio del Seveso.

È una riflessione che merita di essere raccolta dalle istituzioni.

Il cinquantesimo anniversario non dovrebbe esaurirsi nelle commemorazioni o nelle visite ufficiali, per quanto importanti. Dovrebbe diventare l'occasione per compiere una scelta politica e culturale: riconoscere il Bosco delle Querce come il cuore del futuro Parco Fluviale e Territoriale del Seveso, dotando finalmente la valle di uno strumento unitario di tutela, valorizzazione e connessione ecologica.

Cinquant'anni fa la diossina mostrò quanto fragile fosse il rapporto tra sviluppo industriale e ambiente. Oggi quella stessa storia ci insegna che la migliore forma di memoria consiste nel costruire un territorio più resiliente, più verde e più capace di affrontare le sfide del cambiamento climatico.

Il Bosco delle Querce è nato da una tragedia. Il Parco del Seveso può essere la risposta che guarda ai prossimi cinquant'anni.

giovedì 9 luglio 2026

Seveso, cinquant’anni dopo: la memoria merita rispetto


Nei giorni scorsi sui social è tornata al centro del dibattito la lettera inviata al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella da alcune associazioni e gruppi ambientalisti di Seveso e Meda in occasione del cinquantesimo anniversario del disastro dell’ICMESA.

La lettera richiama il valore della memoria del disastro del 1976, il ruolo del Bosco delle Querce come luogo simbolico di rinascita e le preoccupazioni legate agli interventi previsti per la realizzazione dell’Autostrada Pedemontana Lombarda.

Al di là delle posizioni diverse sull’opera e sulle sue conseguenze ambientali, ciò che merita una riflessione è il modo in cui, nel confronto pubblico, vengono utilizzate alcune parole. Espressioni come “ingenerare inutile allarmismo e disinformazione”, “fanno venire l’orticaria”, “diffondere informazioni ecoterroristiche e ignoranti” o “usurpatori dell’ambientalismo” pongono una questione che va oltre la singola polemica: quella della responsabilità del linguaggio, soprattutto quando proviene da persone che ricoprono o hanno ricoperto ruoli pubblici e di rappresentanza.

Si può essere in disaccordo. Si possono contestare dati, valutazioni, strategie e prospettive. È parte naturale e necessaria della democrazia. Ma quando il confronto riguarda un territorio segnato da una tragedia come quella dell’ICMESA, che cinquant’anni fa ha lasciato ferite profonde nella comunità di Seveso e Meda, e oggi coinvolge una trasformazione infrastrutturale rilevante come quella legata alla Pedemontana, il livello della discussione dovrebbe essere necessariamente più alto.

Che reazioni critiche arrivino dai vertici di un soggetto coinvolto direttamente nella realizzazione dell’opera può essere comprensibile: esistono interessi, responsabilità e visioni differenti. Ma da altri interlocutori, soprattutto da chi ha avuto incarichi di rilievo nel mondo ambientalista, ci si aspetterebbe maggiore attenzione, equilibrio e rispetto verso chi, da anni, si occupa di memoria, tutela del territorio e partecipazione civica.

La questione non è stabilire chi abbia il monopolio dell’ambientalismo. Nessuno dovrebbe arrogarsi questo diritto. La questione è riconoscere che esistono comunità, associazioni e cittadini che portano avanti un impegno basato sulla conoscenza dei luoghi, sulla memoria storica e sulla volontà di tutelare un patrimonio collettivo.

Il Bosco delle Querce non è soltanto uno spazio verde: è il simbolo di una ferita trasformata in consapevolezza, di un territorio che ha cercato di ricostruire un rapporto con la propria storia. Per questo meriterebbe che ogni discussione sul suo futuro fosse affrontata con rigore, rispetto e responsabilità.

Prima ancora delle opinioni diverse, vengono i fatti. Prima ancora delle contrapposizioni, viene il rispetto per una vicenda che ha segnato la storia ambientale italiana e per una comunità che continua a interrogarsi sul proprio futuro.

Le parole hanno un peso. Tanto più quando arrivano da chi, per ruolo o per storia personale, dovrebbe sapere quanto sia importante custodirlo.

Comitati No Pedemontana: "Seveso 10 luglio, la nostra storia. Dobbiamo esserci"


Riceviamo e pubblichiamo il seguente appello.
A cura dei Comitati NO Pedemontana e Suolo Libero


A Seveso, la mattina del 10 luglio sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, insieme al Presidente della Regione e alle autorità locali, per un evento in occasione del 50º anniversario del disastro ICMESA del 1976.

Un evento esclusivo, blindato, a cui si accede solo tramite invito. Un evento che chiude degnamente un lungo periodo di "commemorazione" istituzionale caratterizzato da ipocrisia e reticenze, in cui il disastro di Seveso (e di altri quattro Comuni) viene narrato come un "incidente chiuso", buono per la retorica del "non accada più".

IL 10 LUGLIO NON È MAI FINITO

Ma la realtà è molto diversa. La bonifica di allora fu gestita cercando di minimizzare i costi delle bonifiche stesse, dei risarcimenti e, soprattutto, l'allarme sociale e le critiche al modello di sviluppo economico e industriale che l'evento di Seveso aveva generato. E così si limitò il più possibile l'area su cui intervenire, mentre le altre zone contaminate (l'allora zona B) furono considerate non pericolose e la diossina venne lasciata dov'era e dove, in buona parte, è rimasta fino a oggi.

Ecco perché ancora oggi, per la realizzazione di Pedemontana, la società realizzatrice (APL) è costretta a effettuare una "bonifica" che, ancora una volta, è ridotta al minimo di legge e comunque non a rischio zero.

PEDEMONTANA: IL NON DETTO DELLA CELEBRAZIONE

Sul territorio incombe la realizzazione di un ecomostro chiamato Pedemontana, che impatterà sui terreni lasciati così com’erano, pieni di diossina, e che, se realizzata, danneggerà lo stesso Bosco delle Querce, costruito su una parte della zona bonificata e del quale verrebbero distrutti 3.200 tra alberi e piante.

Un patrimonio ambientale, ma soprattutto un luogo di memoria collettiva, realizzato dopo le proteste di una popolazione che respinse attivamente scellerati progetti come il forno inceneritore. Un ecomostro che ha già cominciato a devastare molte zone della Brianza.

IL BOSCO FERITO

Proprio il Bosco, sul quale, zitti zitti, sono di fatto già iniziati i primi piccoli interventi, sarà lo sfondo della scenografia in cui Regione e istituzioni locali, cercando la benedizione del Presidente della Repubblica, celebreranno l'ipocrisia della favola rassicurante e falsa di un passato chiuso, nel quale la memoria viva di quei giorni e le preoccupazioni per il presente non avranno spazio.

FACCIAMO IN MODO CHE LA VOCE DEL TERRITORIO SI SENTA

Lanciamo un appello a esserci a Seveso la mattina del 10 luglio, anche con la sola presenza all'esterno del Bosco delle Querce, in contemporanea con la celebrazione ufficiale, a partire dalle 9.30, per testimoniare che c'è una popolazione che ha memoria.

Noi ci saremo per volantinare, incontrarci e parlarci.

Aggiornamenti su: https://www.facebook.com/share/p/1M8q1kTe6E/

 

INFORMAZIONI UTILI

Domattina via Redipuglia (la strada di accesso al Bosco delle Querce, dove il sabato si tiene il mercato) e diverse vie circostanti saranno chiuse al traffico. Sarà quindi necessario lasciare l'auto più lontano e raggiungere il Bosco a piedi: conviene muoversi per tempo. Le limitazioni alla circolazione sono previste per consentire lo svolgimento della cerimonia istituzionale.

Per l'elenco completo delle modifiche alla viabilità predisposte dal Comune di Seveso: Commemorazione ICMESA – tutte le modifiche alla circolazione (Comune di Seveso) 

martedì 7 luglio 2026

Disastro ICMESA, 50 anni dopo: a Meda il racconto delle responsabilità e delle lotte per la salute


a cura di Sinistra e Ambiente, Meda 


È stata una serata partecipata quella del 4 luglio 2026 a Meda, organizzata da INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE in occasione dell'ormai prossimo 10 luglio, 50° anniversario del disastro della diossina dell'ICMESA.

Sala Civica gremita, con cittadine e cittadini attenti, e una serie di interventi incentrati su uno degli aspetti meno trattati in questi momenti di celebrazioni ufficiali: LE COLPEVOLI SCELTE DELL'ICMESA-GIVAUDAN-HOFFMANN-LA ROCHE e il ruolo dei lavoratori, del sindacato e di chi seppe e volle diffondere un SAPERE e una CONOSCENZA su quel dramma che colpì le popolazioni del territorio contaminato dalla diossina TCDD.

INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE, sigla che coinvolge gruppi ambientalisti, associazioni e singoli cittadini che avevano già operato unitariamente a Seveso con i programmi di INSIEME PER IL BOSCO, ha deciso di portare anche a Meda, sede della cosiddetta "fabbrica dei profumi", una serie di eventi ai quali l'Amministrazione comunale, guidata da Luca Santambrogio, ha concesso il patrocinio.

L'intervento del sindaco Luca Santambrogio

Dopo l'introduzione alla serata da parte di Beatrice Oleari di FARE, di Gemma Beretta e Maurizio Zilio del Circolo Laura Conti di Legambiente Seveso, il sindaco Luca Santambrogio ha portato i suoi saluti e il proprio apprezzamento per iniziative capaci di ricostruire la storia e la memoria, arricchendole di informazioni che non tutti conoscono.

Alberto Colombo

Alberto Colombo, attivista e ambientalista medese, ha illustrato la situazione del pesante inquinamento in Brianza negli anni della presenza dei grandi impianti chimici della SNIA, dell'ACNA e dell'ICMESA.

Un'ICMESA che, con l'avvio della produzione di triclorofenolo, ignorò, nella progettazione del reattore, l'installazione di dispositivi automatici di sicurezza e di un serbatoio di contenimento per bloccare eventuali fughe di gas e fluidi.

Questa scelta scellerata si sommò alla modifica del processo produttivo ottenuta con la riduzione della quantità di solventi nel ciclo di reazione.

Furono azioni consapevolmente attuate per risparmiare sui costi e sui tempi e aumentare produttività e profitto.

Divennero le concause di ciò che non fu un "incidente", ma un DISASTRO COLPEVOLE che il territorio subì.

Fu proprio grazie al SAPERE OPERAIO e alla ricostruzione del ciclo produttivo realizzata da tecnici e addetti alla produzione del Gruppo di Prevenzione e Igiene Ambientale dell'allora Montedison di Castellanza, poi divenuto Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro, della rivista Sapere e del Comitato Tecnico Scientifico Popolare, che queste conoscenze e queste informazioni furono diffuse e condivise anche con la cittadinanza, creando le basi della consapevolezza durante i difficili anni e le drammatiche e complesse vicende che seguirono il fatidico 10 luglio 1976.

Cliccando qui potete visualizzare e scaricare le slide che hanno accompagnato questa parte dell'illustrazione.

Marco Caldiroli di Medicina Democratica

Marco Caldiroli, di Medicina Democratica, ha ampliato lo sguardo su altri disastri causati da una chimica irrispettosa dell'uomo e dell'ambiente e ha parlato delle potenzialità di questo "sapere operaio", protagonista e interlocutore delle istituzioni, capace di supportare le comunità locali e di ispirare le attività di Medicina Democratica nel campo della salute nei luoghi di lavoro, del controllo dell'impiantistica e di una sicurezza non più delegata, ma frutto del confronto anche con la conoscenza operaia della filiera produttiva.

Cliccando qui sono disponibili le slide del suo intervento.

Da sinistra: Amedeo Argiuolo, Mattia Lento e Gemma Beretta

Mattia Lento, giornalista della testata AREA, organo d'informazione del sindacato svizzero UNIA, da sempre molto attento alle vicende del nostro territorio e alle criticità indotte dall'Autostrada Pedemontana Lombarda, ha attualizzato la vicenda ICMESA e la lotta operaia per la salute e i diritti, mettendole in rapporto con la vertenza per l'ecologia e l'occupazione dell'acciaieria svizzera Stahl e con quanto è in corso alla GKN di Campi Bisenzio, dove i lavoratori intendono prendersi direttamente in carico il proprio destino.

Ha quindi dialogato con il già delegato del Consiglio di Fabbrica dell'ICMESA, Amedeo Argiuolo.

Amedeo ha raccontato l'azione del Consiglio di Fabbrica dell'ICMESA sia per conquistare il diritto all'informazione sulle sostanze nocive presenti in azienda sia per promuovere l'operatività degli SMAL (Servizi di Medicina degli Ambienti di Lavoro), strutture pubbliche di prevenzione e tutela della salute create all'inizio degli anni Settanta per iniziativa dei sindacati CGIL, CISL e UIL e primi strumenti di una svolta radicale nella medicina del lavoro.

Con gli SMAL si passò da un approccio assistenziale e di indennizzo monetario del rischio a un'analisi attiva e partecipata dei rischi in fabbrica.

Fu il Consiglio di Fabbrica che, dopo la fuoriuscita della nube tossica, constatato l'atteggiamento minimizzante della direzione, proclamò il 16 luglio 1976 l'assemblea permanente, interrompendo tutte le attività produttive dell'ICMESA; seguì, il 18 luglio, l'ordinanza del sindaco di Meda che dispose la chiusura della fabbrica.

La struttura sindacale aziendale dell'ICMESA partecipò a tutte le assemblee territoriali e fu parte attiva del Comitato Tecnico Scientifico Popolare.

Manuel Perrone

Manuel Perrone, autore e regista, ha proposto alcuni contenuti del suo podcast "Cristo si è fermato a Seveso" e ha sviluppato un interessante excursus sul significato e sul valore della memoria, che deve scuotere le coscienze ponendoci di fronte alle ingiustizie di un sistema squilibrato e votato al profitto, anche quando a farne le spese sono le collettività.

Elena Colombo e Rossana Verderio

Importante il contributo di Elena Colombo e Rossana Verderio, due giovani rispettivamente di Meda e Seveso, che hanno deciso di dedicare alcuni loro studi e parte del loro tempo ad approfondire condizioni, aspetti e conseguenze del disastro della diossina dell'ICMESA e della storia del Bosco delle Querce.

Elena Colombo ha già collaborato con Insieme per il Bosco e al suo lavoro sugli animali morti a causa della diossina è stato dedicato un incontro il 10 giugno 2024 al Centro Visite del Bosco delle Querce.

Recentemente ha inoltre realizzato il podcast "Radici di Seveso - Abitare il disastro".

Rossana Verderio ha invece completato la propria tesi di laurea dedicata all'attività svolta dal Comitato Tecnico Scientifico Popolare.

Serata partecipata

Non sono mancati i richiami all'attualità e alla contraddizione di una commemorazione del 50° anniversario che mette al centro, anche come scenografia, il Bosco delle Querce, polmone verde frutto di ingegneria ambientale e simbolo di vita, fortemente voluto dalla popolazione come alternativa al forno inceneritore che Regione Lombardia intendeva realizzare per bruciare i materiali contaminati dalla diossina.

Una commemorazione che, tuttavia, esclude dalla narrazione le mutilazioni che l'Autostrada Pedemontana Lombarda infliggerà al Bosco, privandolo di 2 ettari, di 3.200 alberi e di una porzione dell'area destinata al suo ampliamento.

Relatori e organizzatori

giovedì 25 giugno 2026

Meda ricorda il 50° anniversario del disastro dell'ICMESA

In occasione del 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA, alcuni dei soggetti che già partecipano alle attività di “Insieme per il Bosco” – coordinate dall’associazione FARE e che negli anni hanno promosso numerose iniziative presso il Bosco delle Querce di Seveso e Meda e il suo Centro Visite – hanno deciso di proporre anche alla città di Meda un percorso di incontri e approfondimenti dedicati alla memoria di quanto accadde nel 1976.

L’Amministrazione comunale di Meda ha accolto con favore la proposta, concedendo il proprio patrocinio a un ciclo di appuntamenti pubblici che prenderà avvio il 4 luglio 2026 e proseguirà dopo la pausa estiva.

Di seguito il programma delle iniziative, precisando che alcune date sono ancora in fase di definizione e potrebbero subire variazioni.


50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DELL’ICMESA
Iniziative a Meda



Sapere operaio e nocività: il caso ICMESA


Incontro con l’ambientalista Alberto Colombo, che racconterà il disastro dell’ICMESA e le sue responsabilità, in dialogo con il giornalista Mattia Lento e con Amedeo Argiuolo, già delegato sindacale del Consiglio di Fabbrica dell’ICMESA.

Interverrà inoltre Marco Caldiroli di Medicina Democratica sul tema dei cicli produttivi e della nocività industriale. L’artista Manuel Perrone, autore del podcast Cristo si è fermato a Seveso, proporrà una riflessione sul tema “Che cosa fare della memoria”.

Sabato 4 luglio 2026, ore 21.00
Sala Civica Radio, Vicolo Comunale, Meda.

Il disastro della diossina del 1976: le ricerche e gli effetti sulla salute

Incontro di approfondimento dedicato alle ricerche epidemiologiche e agli effetti sanitari del disastro. Interverrà Dario Consonni, epidemiologo, in collaborazione con Medicina Democratica. Altri relatori sono in via di definizione.

Data prevista: giovedì 24 settembre 2026.

ICMESA di Meda ed ENICHEM di Manfredonia: le risposte dei territori al disastro ambientale

Un gemellaggio ideale tra Meda e Manfredonia, introdotto dalla ricostruzione storica di Bruno Ziglioli, in dialogo con la giovane storica Lorenza Moretti e con Rosa Porcu del Movimento Cittadino Donne di Manfredonia.

Nel settembre del 1976, l’incidente avvenuto presso l’ENICHEM di Manfredonia ricevette una limitata attenzione mediatica, anche a causa della rilevanza nazionale e internazionale assunta dal disastro dell’ICMESA. L’incontro metterà a confronto i due eventi, ricostruendone analogie e differenze, e offrirà l’occasione per raccontare una storia spesso dimenticata: quella del grande bacino dell’industria chimica nella Brianza di quegli anni.

Data prevista: giovedì 1° ottobre 2026.

Una parte delle iniziative qui presentate è già stata riconosciuta meritevole di patrocinio oneroso da parte della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza, nell’ambito di un progetto promosso dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso.

Le iniziative sono promosse dal gruppo di lavoro “Insieme per la Memoria e il Futuro del Bosco delle Querce di Seveso e Meda”, ora anche con il patrocinio del Comune di Meda.

Diossina ICMESA, gli ambientalisti a Mattarella: «Il Bosco delle Querce non può essere sacrificato alla Pedemontana»


Riceviamo e pubblichiamo
a cura di Legambiente Seveso e Sinistra e Ambiente Meda


Per il 50° anniversario del disastro della diossina i gruppi ambientalisti di Seveso e Meda scrivono al Presidente Sergio Mattarella

Alle celebrazioni istituzionali per il 50° anniversario del disastro Diossina dell'ICMESA, fabbrica del gruppo multinazionale Givaudan-Hoffman-La Roche, sarà presente il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Un evento che si terrà nel Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, polmone verde creato con un intervento di ingegneria ambientale dopo aver asportato il terreno dove si era depositata la diossina dell'ICMESA nella zona A, quella a maggior livello di contaminazione.

Il circolo Legambiente Laura Conti di Seveso e Sinistra e Ambiente di Meda, gruppi che da anni si occupano della tutela e della conservazione del territorio e che insieme ad altri soggetti locali hanno partecipato, organizzato e promosso attività per la Memoria storica e naturalistica del Bosco delle Querce, hanno scritto una lettera al Presidente Mattarella.

La lettera è frutto di riflessioni condivise con i soggetti del territorio che hanno animato il progetto Insieme per il Bosco a partire dal 2023 e con quei gruppi ambientalisti e quelle liste civiche che partecipano al Tavolo Permanente sui lavori di Bonifica da Diossina della tratta B2 della Pedemontana. 
Illustra al Presidente il loro agire, la loro pratica politica e le condizioni di un territorio che continua a subire scelte che impattano e compromettono la residua naturalità rimasta nella Brianza nord/occidentale.
Proprio il Bosco delle Querce sarà oggetto di uno sbancamento di 2 ettari con l'abbattimento di 3200 alberi e con la riduzione delle superfici del suo potenziale ampliamento per consentire la realizzazione di un'inutile autostrada: la Pedemontana Lombarda.

Il 50° anniversario non può essere un momento puramente celebrativo ove la Storia, il Dolore e la Memoria di ciò che avvenne dal 10 luglio 1976 (da seguire con la dettagliata ricostruzione a puntate sul blog di Sinistra e Ambiente) vengano annacquati, rimossi o non considerati nel nome di un presente che la seppellisce.

È quello che sta succedendo nella narrativa promossa in particolare dall'amministrazione sevesina di Borroni e da Regione Lombardia che nelle iniziative ufficiali sorvolano sulla ricostruzione degli eventi e sulla definizione delle responsabilità del disastro del 1976 e ignorano l'alterazione e i danni che il Bosco delle Querce subirà per realizzare l'autostrada Pedemontana Lombarda.

Il 50° anniversario non può essere avulso dal presente che non è fatto solo da una narrazione di resilienza positiva poiché anche il presente continua ad essere caratterizzato da un modello di sviluppo ad ogni costo che va a farci perdere irreversibilmente Natura e preziosi servizi ecosistemici, peggiorando la qualità della vita.
È un presente che necessita di politiche ambientali decise che ancora non ci sono. 

Il testo della lettera al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è stata sottoscritta anche da Seveso Futura e da singoli cittadini e cittadine.

Illustrissimo 
Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella,

Le scriviamo da Seveso e Meda, dal territorio che presto Lei pregerà della Sua presenza rendendo tangibile l’attenzione dello Stato per questo lembo della Brianza tanto ferita dal danno ambientale e alla salute causato 50 anni fa dal disastro diossina dell’ICMESA. 
Quella ferita oggi persiste ma è cambiata. 
Attorno alle vasche che custodiscono i materiali contaminati, oggi cresce il Bosco delle Querce: un parco realizzato sopra il dolore, diventato nel tempo un luogo vivo, frequentato da famiglie, scuole, cittadini. 
I suoi sentieri raccontano una storia che non può essere dimenticata e che è base delle attività che lì si svolgono fatte da cura, educazione ambientale, ricerca scientifica e partecipazione civica. 
Il dramma ha generato Memoria collettiva, consapevolezza civile, responsabilità pubblica. 
Questo cambiamento non è accaduto per caso. 
La Memoria collettiva è conservata nel Bosco delle Querce dai Pannelli del Ponte della Memoria, un’opera di narrazione condivisa dalla comunità locale su come Seveso ha subito il danno e su come ha reagito. 
Il percorso fu fortemente voluto al principio di questo millennio da una piccola ma significativa realtà del territorio: il Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, costituitosi nei primi anni Novanta e attivo proprio qui, nel cuore del disastro. 
La storia di questo processo di resistenza e di cura della memoria è narrata dalla sociologa Laura Centemeri nel libro Ritorno a Seveso (Mondadori, 2006). 
In questi ultimi anni, i gruppi facenti parte di “Insieme per il Bosco”, hanno rilanciato nel tempo presente l’intento del Ponte della Memoria e il Bosco ha cominciato a ospitare attività dedicate alla biodiversità, giornate di cura del territorio, eventi culturali, laboratori artistici, gemellaggi tra le comunità che hanno subito disastri quali il Vajont, Bhopal, Stava, Casale Monferrato, iniziative per le famiglie, momenti di educazione e di sensibilizzazione ambientale, momenti di Memoria su quello che comportò la fuoriuscita della diossina dall’ICMESA. 
Anche in questo caso è una sociologa, Emanuela Macelloni, a narrare nei suoi articoli apparsi su Secondo Welfare (https://www.secondowelfare.it/author/emanuela-macelloni/) il significato, i dettagli, il movente di questi percorsi.
Insieme per il Bosco è un progetto realizzato, su mandato e contributo di Regione Lombardia, in convenzione con il Comune di Seveso, facilitato dall’Associazione Fare di Meda e dal Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso, che ha aggregato molte realtà: A.S.D. Dan Dien, Associazione Anziani di Seveso, Gruppo Cinofilo delle Groane, Impulsi – Sostenibilità e Solidarietà Meda, Legambiente Lombardia, A.S.D. Marathon Club Seveso, Musicamorfosi, NATUR&, Samadhi, Seveso Futura, Sinistra e Ambiente Meda, Teatro In-folio.
La cura della Memoria ha reso il Bosco delle Querce un Bene Comune da custodire e nel 2011 un coordinamento di associazioni e gruppi ambientalisti chiamato Insieme in Rete per uno Sviluppo Sostenibile guidò un percorso di resistenza al progetto scellerato dell’Autostrada Pedemontana Lombarda che avrebbe eroso 12 dei 43 ettari complessivi del Bosco. 
Le diverse azioni politiche intraprese convogliarono in un grande Abbraccio del Bosco delle Querce proprio nella data del 10 luglio nel quale confluirono più di 1000 donne e uomini. 
Un anno dopo Regione Lombardia deliberò la modifica del tracciato dell’Autostrada portandola per la maggior parte – ma non del tutto purtroppo - al di fuori del confine del Bosco delle Querce.
Quest'anno il momento simbolico dell'anniversario del 10 luglio 2026 vedrà la Sua pregiata presenza e per questo ci permettiamo di scriverLe prima, affinché possa Lei stesso verificare quanto Le diciamo e ne possa tenere conto.
Il Bosco delle Querce, realizzato e cresciuto sulle aree più contaminate dalla diossina e successivamente bonificate, sarà presto violato dal passaggio dell’autostrada Pedemontana che lo priverà di 2 ettari di terreno, con l’eradicazione di circa 3200 alberi.
Questi 3200 alberi sono tanta vita in un momento in cui la salvezza del pianeta potrebbe essere legata alla sua riforestazione. 
Anche le compensazioni ambientali, previste con l’ampliamento su superfici a oriente e a occidente del Bosco, saranno compromesse poiché una loro porzione significativa verrà occupata da opere complementari all’autostrada Pedemontana.
Queste compensazioni ambientali saranno comunque solo una goccia nel mare di asfalto e cemento che in questi anni ha letteralmente seppellito la Brianza, oggi prima tra le provincie italiane per consumo di suolo.
Per far passare l’autostrada è altresì in corso una bonifica dei terreni ancora contaminati dalla diossina TCDD del disastro del 1976 e questo è fonte di ulteriori preoccupazioni e attenzioni.

Il territorio dove viviamo è sventrato, i cantieri sono aperti da mesi, siamo impegnati in un percorso di monitoraggio intenso dei lavori in corso e siamo sempre più contrariati dagli accadimenti poiché ancora una volta le comunità subiranno una decisione non condivisa: quella di realizzare un’autostrada che impatterà pesantemente su ambiente e vivibilità. 
Per questo il nostro agire continuerà ad essere quello di un fattivo lavoro di cultura, di riconversione, di custodia, di protezione dell’ambiente naturale che tante, troppe volte è stato e viene violato.
Ci appassiona la biodiversità, ci anima il gusto della storia, cerchiamo di coltivare visioni per il futuro a vantaggio delle generazioni che si affacciano oggi alla vita.
 
La Sua presenza oggi qui è un segno importante di attenzione e riconoscimento per una vicenda che ha segnato la storia del Paese che non può essere dimenticata poiché deve essere monito e riferimento per le politiche ambientali, così come è accaduto con l’emanazione europea della Direttiva Seveso, giunta alla sua terza edizione.
Nel rispetto di questa storia, auspichiamo che Lei voglia aiutarci a mettere le premesse perché proprio qui venga realizzato un progetto di riqualificazione ambientale del territorio e della natura, oggi sostenuto anche a livello internazionale dalla Nature Restoration Law. 
È il progetto del Parco Fluviale e Territoriale del Seveso che dovrebbe comprendere un Bosco delle Querce ampliato che abbraccia e si unisce con tutti quei lembi di territorio che sono sopravvissuti alla cementificazione, restituire a verde il greto dei corsi d’acqua che confluiscono verso l’area metropolitana, tutelare gli ecosistemi e la biodiversità rimasta nella terra di Brianza.

Per i gruppi e le associazioni ambientaliste del territorio:

Circolo Legambiente Laura Conti di Seveso
Sinistra e Ambiente di Meda

Seveso e Meda 11 giugno 2026


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