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sabato 4 aprile 2026

Fotovoltaico tra Desio e Bovisio, l’allarme di Lanzani: “Rischio disastro per il Parco GruBrìa”

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

Negli ultimi mesi il Parco Grubria è finito al centro di una crescente pressione: con la Pedemontana già in fase di realizzazione e le relative opere in corso, con i progetti di impianti fotovoltaici a terra tra Desio e Bovisio in fase avanzata di valutazione, e con la proposta di un nuovo ospedale a Seregno in località Dosso che inizia a delinearsi — interventi che, già presi singolarmente, risultano fortemente impattanti e difficilmente compatibili con un’area di così alto valore ambientale; considerati nel loro insieme, rischiano di diventare semplicemente insostenibili, compromettendo uno degli ultimi grandi spazi aperti della Brianza centrale.

A riportare con forza l’attenzione su questo scenario è anche Arturo Lanzani, presidente del Parco GruBrìa, che proprio in questi giorni, intervenendo sui progetti di impianti fotovoltaici a terra, ha lanciato un chiaro allarme, richiamando istituzioni e amministrazioni locali alla responsabilità di non compromettere un patrimonio territoriale di valore strategico.

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

L’area compresa tra Desio e Bovisio Masciago rappresenta infatti uno dei pochissimi corridoi verdi ancora esistenti tra il Parco delle Groane e quello della Valle del Lambro. Un sistema aperto che, già oltre vent’anni fa, era stato individuato come ambito prioritario per interventi di rinaturalizzazione, con la creazione di prati, boschi e percorsi fruibili. Tuttavia, a fronte dell’attività dell’inceneritore, le compensazioni ambientali previste non hanno mai trovato piena attuazione, lasciando incompiuto un progetto fondamentale per il territorio.

Oggi, proprio su queste aree, si concentrano nuove pressioni.

Il caso più evidente riguarda i progetti di impianti fotovoltaici a terra. Le ipotesi in campo coinvolgono superfici molto estese, comprese aree agricole ancora integre e zone interne al Parco. Si tratta di interventi che, per dimensioni e localizzazione, comportano un consumo diretto di suolo e una trasformazione profonda del paesaggio.

Bovisio - Desio: localizzazione di massima degli impianti di fotovoltaico

Il nodo non è la contrarietà alle energie rinnovabili, ma la loro collocazione. In un territorio già segnato da impermeabilizzazione diffusa, isole di calore e scarsità di spazi aperti, coprire ulteriori superfici con impianti a terra significa aggravare criticità ambientali esistenti: aumento delle temperature locali, perdita della capacità drenante del suolo, sottrazione di aree agricole e riduzione degli spazi fruibili dai cittadini.

Per questo, la posizione espressa dal Parco non è un rifiuto ideologico, ma una richiesta precisa: evitare l’utilizzo di suolo agricolo e aree di valore ecologico, privilegiando invece ambiti già compromessi. Una linea che consentirebbe di conciliare produzione energetica e tutela del territorio.

Ma il quadro complessivo è ancora più complesso.

Alla pressione degli impianti fotovoltaici si aggiungono infatti il progetto della Pedemontana, con compensazioni ambientali ancora da definire, e le prospettive legate all’inceneritore, tra ipotesi di ampliamento e aumento delle attività connesse. Elementi che, sommati, contribuiscono a un carico ambientale già oggi molto elevato.

A questo scenario si affianca la proposta di realizzare un nuovo ospedale a Seregno, in località Dosso, anch’essa interna al sistema del Parco: un intervento che comporterebbe un’ulteriore sottrazione di suolo in un’area già sottoposta a forti pressioni.

Il rischio, evidenziato con chiarezza, è quello di continuare a procedere per interventi separati, senza una valutazione complessiva degli effetti. Una modalità che porta inevitabilmente a una progressiva frammentazione ecologica e alla perdita di continuità degli spazi aperti.

Da qui la richiesta di un cambio di passo: serve un piano unitario, condiviso tra Parco GruBrìa, Provincia, Comuni ed enti coinvolti, capace di guardare al lungo periodo. Un piano che recuperi finalmente l’idea originaria di questo territorio: un grande sistema verde fatto di prati, boschi e percorsi ciclopedonali, in grado di restituire qualità ambientale e vivibilità.

La posta in gioco non riguarda solo la tutela del paesaggio, ma la salute e la qualità della vita dei cittadini. In un’area densamente urbanizzata come la Brianza centrale, ogni spazio aperto ha un valore strategico e non sostituibile.

Il Parco GruBrìa non può diventare il punto di accumulo di interventi incompatibili. La scelta è ormai evidente: o si investe davvero nella sua tutela e valorizzazione, oppure si accetta il rischio concreto di perderlo, pezzo dopo pezzo.

venerdì 17 giugno 2022

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” torna a contestare il progetto legato all’inceneritore di Valmadrera


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente "Ilaria Alpi"

 
Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ribadiamo la nostra totale contrarietà al progetto del teleriscaldamento, voluto da Silea, che interesserà i comuni di Lecco, Valmadrera e Malgrate.

Il nostro no è dettato da almeno 2 considerazioni.

  1. Il teleriscaldamento sarà legato all’incenerimento dei rifiuti fino al 2032, ovvero avremo ancora 10 anni di funzionamento di un forno che invece potrebbe da subito chiudere una delle 2 linee esistenti, considerando la progressiva diminuzione dei quantitativi di rifiuti prodotti in provincia di Lecco, tant’è che già oggi molti rifiuti arrivano da fuori provincia.
  2. Non è possibile prevedere quante utenze si allacceranno alla rete di teleriscaldamento; inoltre chi si allaccerà rimarrà ‘vincolato’ alla rete stessa, quando invece la priorità deve essere indirizzata all’efficientemente energetico (ovvero alla riduzione dei consumi di energia) e all’utilizzo di fonti rinnovabili autoprodotte, quali ad esempio il fotovoltaico o le pompe di calore.

La promessa di 'decarbonizzazione’ avverrebbe dopo il 2032, nel frattempo si continueranno a bruciare rifiuti per un altro decennio! L’incenerimento è un sistema obsoleto e fortemente inquinante, che contribuisce al peggioramento della qualità dell'aria in uno dei territori tra i più inquinati d'Europa. L’incenerimento produce inoltre come ‘scarto’ altri rifiuti, ovvero ceneri tossiche - corrispondenti a circa un terzo dei rifiuti bruciati (!) - che devono essere trasportate in apposite discariche.

In definitiva la nostra richiesta è che si disattivi da subito una linea dell'inceneritore di Valmadrera, mentre per la seconda si deve programmare un piano di dismissione entro, al massimo, 5 anni.
Questo anche considerando che, grazie all’introduzione della tariffa puntuale – già attiva in alcuni comuni della provincia, con ottimi risultati – potremmo avere un’ulteriore diminuzione dei rifiuti indifferenziati.

Nel frattempo le Istituzioni del territorio, dalla Regione ai Comuni, devono mettere in campo politiche concrete di riduzione alla fonte dei rifiuti. Questa è la vera priorità che va rivendicata, piuttosto che 'avallare' altri 10 anni di incenerimento!

mercoledì 26 gennaio 2022

Circolo Ambiente: "Il nuovo inceneritore di Como è inutile e dannoso"

Lo scorso 24/01/2022 si è tenuta a Como una seduta della Commissione speciale per l'esame del progetto della terza linea del termovalorizzatore. Riportiamo di seguito una sintesi delle considerazioni/osservazioni del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

 


 


di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”


Come Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” ribadiamo la nostra contrarietà all’ipotesi di realizzazione della 3^ linea dell’inceneritore di Como in loc. La Guzza, per la combustione di fanghi da depurazione. L’abbiamo detto unitamente ad altre associazioni ambientaliste del territorio, tra cui WWF Insubria, Legambiente Como, Medicina Democratica e Associazione Medici per l’Ambiente - ISDE (leggi qui).

In questa fase preliminare, si sta parlando (mediaticamente) di ‘3^ linea di incenerimento’, quando sarebbe più corretto parlare di un ‘raddoppio della capacità di incenerimento’. Infatti l’inceneritore di Como, dalla potenzialità attuale delle due linee pari a 85.000 tonnellate/anno, passerebbe a circa 170.000 tonnellate/anno, facendo diventare l'impianto di ‘La Guzza’ all’incirca il 4° (a pari merito con altri) in Lombardia per capacità di incenerimento, dopo quelli di Brescia, Milano Silla e Parona (PV).  Questo in una regione dove, coi 13 impianti esistenti, abbiamo già una sovra-capacità di incenerimento! Già questa considerazione dovrebbe portare a respingere al proponente il progetto in esame.

Con le presenti note vogliamo in ogni caso concentrare l’attenzione su due elementi:

  1. Perché non serve un (nuovo) inceneritore per i fanghi di depurazione;
  2. Perché il sito di La Guzza non è idoneo ad ospitare un nuovo inceneritore.

1. Perché non serve un (nuovo) inceneritore per i fanghi di depurazione

In fase di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale, che dovrà essere condotta successivamente), la prima verifica da compiere non è la valutazione degli effetti sulle matrici ambientali (effetti combinati sulla salute e sull’ambiente; inquinamento dell'aria, conseguente alle emissioni da combustione e al traffico indotto; ecc.), quanto la preliminare valutazione sulla necessità del progetto stesso, rispondendo alle seguenti domande: “Il progetto serve?” , “Ci sono alternative percorribili rispetto al progetto stesso?”. La risposta a queste domande è, di fatto, già stata data dalle associazioni ambientaliste. A nostro giudizio l’impianto non serve poiché ci sono altre possibilità, più idonee e meno impattanti, per la gestione dei fanghi di depurazione.
Lo ribadiamo: la destinazione ‘naturale’ dei fanghi da depurazione è in agricoltura, tant’è che attualmente in Lombardia circa il 80% dei fanghi da depurazione prodotti in ambito regionale vengono impiegati in ambito agricolo.
Con questo non vogliamo negare le problematiche che potrebbero innescarsi (e che, in alcuni casi, si sono verificate nella nostra regione) in conseguenza dalla tipologia dei fanghi trattati. Occorre quindi mantenere alta l’attenzione sulla qualità dei fanghi da destinare ai campi agricoli, verificando la presenza e la concentrazione di contaminanti nei fanghi stessi, soprattutto metalli e altre tipologie di sostanze inquinanti.

Un’ultima considerazione, sempre in relazione all’utilizzo dei fanghi in agricoltura, è legata alla necessità di non disperdere (ovvero recuperare) sostanze preziose (fertilizzanti), anche in relazione al problema della ‘desertificazione del suolo’.


2. Perché il sito di ‘La Guzza’ non è idoneo ad ospitare un nuovo inceneritore

Questo secondo focus è dedicato al sito in località ‘La Guzza’ di Como, sia per la parte su cui sorgono le due linee esistenti dell’inceneritore, sia per quella destinata ad ospitare il nuovo impianto di incenerimento fanghi.
In particolare rispetto a quest'ultimo comparto, ovvero l'area ex Econord, in base a quanto affermato nel corso dell'audizione della Provincia di Como, sembrerebbe non esservi la necessità di una Bonifica del sito, relativamente alle note vicende connesse ai depositi abusivi di rifiuti da parte della ‘SMR Ecologia’ (vicenda legata alle ecomafie). Nelle more di uno specifico accesso agli atti presso la Provincia di Como, occorre conoscere quali verifiche sono state condotte in relazione ai carotaggi e alla localizzazione degli stessi.

L'altro elemento riguarda la prossimità del comparto con il sito che ospita la ‘Palude di Albate’ che, come noto, è un SIC, ovvero un Sito di Importanza Comunitaria. Pertanto occorre, per verificare l'impatto del nuovo inceneritore, fare riferimento anche alle Direttive Habitat e Uccelli, che riguardano essenzialmente la tutela faunistica e ambientale dell’area naturalistica. Da solo, questo elemento potrebbe far considerare che quello di ‘La Guzza’ rappresenta uno dei siti meno idonei ad ospitare un nuovo impianto di trattamento rifiuti.

L'ultimo elemento riguarda l'inceneritore esistente che, sulla base della risultanza documentale, non è esente da problematiche in ordine alla gestione e alle conseguenti ricadute sull’ambiente. Si intende fare riferimento, in particolare, alla verifica ispettiva di ARPA eseguita a primavera 2021, che ha attestato, per quanto concerne il forno di combustione rifiuti, la seguente ‘inottemperanza’: “Mancato rispetto della temperatura di postcombustione di almeno 850 °C, …, a seguito di blackout elettrico avvenuto il giorno 14/02/2021 e 24/02/2021 in presenza di rifiuti in camera di combustione”. Si ricorda che, in caso di abbassamento della temperatura del forno al di sotto degli 850°C ed in presenza di rifiuti nella camera di combustione, si potrebbe potenzialmente sviluppare la dispersione in atmosfera di sostanze nocive, come le famigerate diossine ed altri inquinanti.

Anche in ordine agli elementi sopracitati, ribadiamo la nostra contrarietà all’ipotesi di realizzazione della 3^ linea dell’inceneritore di Como in loc. La Guzza, per la combustione di fanghi da depurazione.

Inceneritore di Como. Ipotesi terza linea. Aspetti sanitari con un doveroso sguardo al passato


A cura di Enzo Tiso, presidente Circolo Legambiente "A. Vassallo" APS - Como

Premetto che il direttivo del circolo Legambiente, sulla base delle informazioni raccolte, esprime contrarietà alla realizzazione di una terza linea sulla base di diverse motivazioni, non solo di carattere ambientale, rese pubbliche in un documento sottoscritto con altre associazioni e inviato agli enti interessati e alla stampa (leggi qui). La contrarietà riguarda la prassi della monocombustione generalizzata dei fanghi, indipendentemente dalla localizzazione degli impianti.

In queste brevi righe si vogliono però portare all'attenzione motivazioni di carattere sanitario riguardanti in modo specifico il sito comasco.

La nuova linea dedicata all'incenerimento dei fanghi avrà le caratteristiche di un nuovo inceneritore che porterebbe a raddoppiare i quantitativi di rifiuti trattati (RSU, rifiuti speciali ed ospedalieri nelle prime due linee più i fanghi della terza). Come noto tutti gli inceneritori emettono fumi contenenti sia inquinanti tipici della combustione, sia derivanti dal materiale trattato, sia dalla reazione tra le diverse sostanze (CO, COT, HCl, NOx, SOx, Polveri sottili di varie dimensioni, Ammoniaca, Diossine, furani, PCB, mercurio, cadmio, cromo). Sostanze dotate di varia tossicità e alcune sono considerate "cancerogeni certi".

Gli inquinanti ricadono sui terreni circostanti e può esserci esposizione da parte dei residenti e dei lavoratori e possono interessare tutto l'ecosistema. Alcune di esse ricadendo su terreni coltivati possono entrare nella catena alimentare. Per la prospettata nuova linea sono previsti sistemi di abbattimento e controllo degli inquinanti, analogamente a quanto avviene per l'esistente, volti a minimizzare le concentrazioni per cercare di mantenerle rispettose dei limiti imposti dalla normativa e facendo riferimento alle migliori tecniche disponibili (BAT).

È indubbio però che le emissioni della nuova linea si aggiungeranno alle esistenti, vanificando la adesione alle migliori tecniche di abbattimento sopra richiamate. Va inoltre ricordato che per valutare gli effetti sulla popolazione, oltre alla quantità e concentrazione nell'aria di una sostanza, va presa in considerazione anche la durata dell'esposizione e questo vale in particolar modo per i cancerogeni e per le sostanze che hanno la capacità di accumularsi nell'organismo.

Il primo inceneritore in località La Guzza (Como) si e insediato nel 1969 ed il secondo nel 1997. Autorizzati per RSU e per rifiuti speciali pericolosi e non e per rifiuti ospedalieri. La normativa dei primi anni era notoriamente molto meno restrittiva, le tecniche di costruzione molto meno efficaci e i controlli molto meno frequenti. I valori considerati "accettabili" dei vari inquinanti sono cambiati nel tempo sulla base di nuove conoscenze scientifiche ed in genere sono stati tutti ampiamente abbassati. Si pensi solo alla diversa valutazione della pericolosità delle polveri man mano che si analizzavano gli effetti nocivi delle diverse componenti (PM10, PM2,5 ...).

Leggiamo dal sito di ACSM AGAM che solo nel 1986 vi e stato un adeguamento dell'impianto trattamento acque e della linea di trattamento fumi, i cui lavori però si concludono solo nel 2004. Solo nel 2005 è adottato un sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni. Solo nel 2009 è attivato un portale per il controllo della radioattività. Non si è mai pensato di eseguire una indagine epidemiologica nella zona ma secondo una revisione di vari studi fatta da OMS si conclude che: "i documenti che trattano degli effetti sulla salute degli inceneritori attivi nel periodo 1969-1996 riportano cosfantemente un rischio rílevabile di alcuni tumori stomaco, colon, fegato e polmoni) nelle popolazioni che vivono nelle vicinanze". (WHO Meeting Report , 2015: Waste and human health: Evidence and needs", World Healt Organization, Regional Office for Europe).
 

Più incerti i risultati di studi epidemiologici svolti in anni recenti su popolazioni esposte alle emissioni di inceneritori di più moderna concezione ma che comunque non escludono danni alle persone e all'ambiente. Cito tra i tanti solo uno studio su otto inceneritori in Emilia Romagna per gli anni 2003-2006 che mostra un aumento significativo nella popolazione di nascite premature e un'associazione con l'abortività spontanea. (Regione Emilia Romagna, quaderni di Moniter, 6/12).


Nel valutare pertanto le possibili conseguenze legate alle emissioni inquinanti in questa zona, occorre prendere in seria considerazione il fatto che siamo di fronte ad una esposizione a sostanze, anche ad azione cancerogena, da oltre 50 anni. Anche basse concentrazioni, che perdureranno quindi ancora per decine di anni, accresceranno il rischio di contrarre patologie soprattutto a carico di chi da più tempo risiede o lavora nelle zone di ricaduta, oltre ad inquinare l'ambiente e l'ecosistema. Queste emissioni si sommano alle altre fonti di inquinamento atmosferico presenti ed in particolare a quelle dovute al traffico veicolare a servizio del termovalarizzatare o comunque presente nella zona.

martedì 25 gennaio 2022

Inceneritore di Como. Il WWF: non serve bruciare i fanghi di depurazione

Lo scorso 20/01/2022 si è tenuta a Como una seduta della Commissione speciale per l'esame del progetto della terza linea del termovalorizzatore. Riportiamo di seguito una sintesi della comunicazione/contributo del WWF Insubria.

 

Il progetto della terza linea dell'inceneritore Agam Acsm di Como

di Gianni Del Pero, Geologo, Presidente WWF Insubria e WWF Lombardia


Riteniamo opportuno sottolineare la mancanza di una reale esigenza di bruciare fanghi di depurazione in quanto, quantomeno per l’intera Lombardia, la produzione annuale viene interamente smaltita nel territorio regionale prevalentemente con utilizzo in agricoltura anche in co-combustione come additivo alla termovalorizzazione per migliorarne il rendimento energetico abbassando il potere calorifico dei rifiuti conferiti. Parte di questa aliquota viene avviata alla termodistruzione anche perché i fanghi non raggiungono una qualità adeguata per il loro utilizzo in agricoltura in quanto contaminati oltre le soglie di legge.

Il 20/01/2022 Regione Lombardia ha presentato l’Aggiornamento del Programma regionale in materia di gestione rifiuti e bonifiche siti contaminati fornendo dati molto interessanti anche, e in particolare, relativi al mercato dei fanghi di depurazione, sui quantitativi e sulle modalità di trattamento in essere, all’interno di politiche tese alla Economia Circolare.

Gli obiettivi regionali di autosufficienza e di prossimità di gestione sono in evidente contrasto con quelli della proposta della terza linea dell’inceneritore di Como Agam-Acsm che preve di creare un bacino sovraprovinciale di collettamento dei fanghi sottraendoli alla gestione territoriale ed al loro attuale utilizzo in agricoltura.
Percentuali dell’ordine dell’80% del prodotto stabilizzato/trattato con verifica di qualità per gli usi alternativi al “trattamento termico” (come detto prioritamente all’utilizzo in agricoltura e nel rispetto dell’economia circola) sono già oggi raggiunte. Evidente, quindi, che nella nostra Regione non serva nessun nuovo impianto e nessuna nuova tecnologia rivoluzionaria (come sarebbe quella di bruciare fanghi bagnati) per la gestione dei fanghi prodotti.

Resta la necessità di migliorare il monitoraggio degli afflussi agli impianti di depurazione e di migliorare la gestione dei processi per migliorare la qualità degli scarichi e dei fanghi e aumentare quindi la quantità di fanghi idonei al loro utilizzo in agricoltura.

Economia circolare, economia reale, autosufficienza territoriale, gestione di prossimità sono gli elementi mancanti nelle previsioni progettuali della terza linea dell’inceneritore di Como che ci portano a esprimere una valutazione fortemete critica e contraria all’ipotesi.

La provincia di Como gestisce bene i propri fanghi, non ha alcun bisogno di importare fanghi dalle province limitrofe o addirittura provenienti da altre regione per alimentare il fabbisogno di svariate decine di migliaia di tonnellate che Agam-Acsm vorrebbero incenerire e di cui non c’è disponibilità ne offerta nel territorio provinciale.

lunedì 13 dicembre 2021

No all’inceneritore per bruciare fanghi di depurazione a Como! (Quello che l'Assessore non sa)


 

Dopo quanto riferito in Consiglio Comunale il 6 dicembre 2021 relativamente alla mozione sulla III linea dell’inceneritore della Guzza, presentata dai consiglieri Aleotti, Rovi e Torresani, l'assessore Paolo Annoni pare essersi fatto ammaliare da ACSM AGAM. Praticamente si è bevuto il bicchiere di vino dopo avere chiesto all'oste se era buono. Vediamo di commentare cosa ha detto.

L’ASSESSORE FORSE NON SA COSA SIA l’ECONOMIA CIRCOLARE

 
La circolarità dell’economia NON è quella che gli hanno riferito! Qui, bruciando i fanghi, si recupera solo un’irrisoria quota di energia e forse in futuro minime percentuali di fosforo, producendo altri inquinanti, CO2 e tonnellate di ceneri che dovranno andare in discarica. I fanghi da depurazione riportati in agricoltura sono la vera prima scelta in tema di circolarità senza scarti, senza inquinare e senza produrre CO2, arricchendo e fertiIizzando i terreni col fosforo (che verrebbe estratto dalle ceneri esattamente con questo scopo), con azoto e con materia organica.

PER L’ASSESSORE UN ULTERIORE CAOS VIABILISTICO E L’INQUINAMENTO NON SONO UN PROBLEMA

 
I camion di Econord non circolano a Como da 3 anni e non lo faranno in futuro. Per quale ragione dovremmo essere contenti di indirizzare altre decine di autotreni al giorno, carichi di fanghi bagnati prodotti altrove, sulla nostra città? L'impianto ex Econord sorge su un’area il cui destino è tutto da decidere e necessita anzitutto di indagini ambientali e certamente di una bonifica cui si fa poco o nulla cenno nelle laccate presentazioni di ACSM. A proposito, chi la paga? I camion arriveranno tutti dall'autostrada e dalla tangenziale? Anche quelli da Lecco ? Anche quelli dei vari comuni delle provincie di Varese, Monza e Brianza e dell'alto lago? Annoni non conosce il sistema della mobilità comasca? Sarà poi ACSM AGAM ad obbligare i trasportatori a prendere l'autostrada e la bretella della tangenziale tra le più care d'Italia? L’area non è già criticamente sottoposta a inquinanti da combustione. i cui flussi (come da tabelle della stessa ACSM AGAM) si diffondono fino alla convalle e nei paesi limitrofi?

PER L’ASSESSORE CI SARÀ UN INCREMENTO OCCUPAZIONALE DEL 20% (8 assunzioni…)

 
Quante assunzioni potrebbero determinare il funzionamento di impianti di bonifica e disidratazione fanghi in serie agli impianti di depurazione o gli impianti di produzione di compost congiuntamente all'uso della frazione umida dei rifiuti o quelli di digestione anaerobica dei fanghi o quelli di produzione di biopolimeri o ancora quelli per la produzione di materiali per la bioedilizia, tutte alternative più circolari e sostenibili dei fanghi rispetto alla combustione? Senza contare che anche i sindacati hanno espresso preoccupazione per la salute dei lavoratori già con le linee esistenti

PER L’ASSESSORE I FANGHI ATTUALMENTE IN LOMBARDIA VENGONO PER LO PIÙ BRUCIATI MA SI SBAGLIA

 
La stessa ACSM AGAM ci ha detto che secondo gli ultimi dati ufficiali del 2018 la maggior parte è destinata all’agricoltura e al compostaggio! Questo impianto rappresenta una scorciatoia più comoda per i proponenti. Che taglia le gambe a scopi diversi dall’incenerimento, verso i quali le tecnologie più innovative si stanno invece orientando .. Ma i grandi gruppi come ACSM AGAM e A2A assieme ai gestori degli impianti di depurazione che vedono una massiccia se non preponderante partecipazione societaria da parte di enti pubblici, non possono scegliere scorciatoie per raggiungere unicamente un obiettivo di profitto aziendale.
Qui si deve ragionare in termini di rigenerazione, resilienza, di vera circolarità, di next generation e gli enti pubblici devono iniziare ad investire e fare scelte strategiche mirando a questi modelli produttivi, non solo rincorrere utili e dividendi di cui non beneficiano certo i cittadini

L’ASSESSORE IGNORA LE NUOVE TECNOLOGIE

 
L’assessore non sa che gli inquinanti possono essere rimossi dai fanghi prima di essere utilizzati in agricoltura? O per la produzione di biocombustibili?? C’è chi lo fa, ci sono già le tecnologie pronte e operanti e come ragion vuole in sede di depurazione stessa. Altro discorso riguarda la scelta di regione Lombardia, la regione più inquinata di Europa, che ha un eccesso spaventoso di inceneritori rispetto alle altre regioni e rispetto al reale fabbisogno e che, differentemente da altre regioni come l'Emilia Romagna, preferisce bruciarli.
Il ricorso ai forni per i fanghi non è il futuro, ma un ritorno al passato mascherato di finta circolarità, impattante in termini di l'inquinamento, produzioni di scorie da incenerimento e produzione di CO2!
Non svendiamo la salute, la qualità della vita e la vera sostenibilità ambientale con una ciclopedonale, con qualche impianto fotovoltaico o con il riscaldamento di un palazzetto del ghiaccio solo perchè le amministrazioni, che pur dovrebbero farlo, non sono in grado di provvedervi.


Circolo Legambiente “Angelo Vassallo” Como
Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”
Fridays for Future Como
WWF Insubria
ARCI Como
Comitato Assemblee Popolari
Movimento 5 Stelle – Como
Europa Verde Como
Civitas Como
Consigliera comunale di Como Pierangela Torresani
Sinistra Italiana – Como

sabato 20 novembre 2021

Como. Le ragioni del "NO" all’inceneritore per bruciare fanghi di depurazione

 

A Como ACSM-AGAM propone di realizzare presso l’impianto de ‘La Guzza’ una nuova linea, in aggiunta alle due già esistenti che bruciano Rifiuti Solidi Urbani, per trattare i fanghi provenienti da impianti di depurazione delle acque civili ed industriali.


Il progetto deriva dalla recente difficoltà ad utilizzare direttamente in agricoltura questi fanghi destinandoli così ad essere bruciati senza tentare di migliorarne la qualità per una valorizzazione e recupero. Con la combustione centralizzata presso un inceneritore dedicato si rinuncia infatti definitivamente sia ad un pretrattamento per tornare ad un maggiore utilizzo in agricoltura sia ad un possibile trattamento completo per recuperare energia e sostanze utili presso gli impianti di depurazione.



NON ACCETTIAMO UNA TERZA LINEA DELL'INCENERITORE!

 

Immagine tratta dal progetto del nuovo inceneritore

  1. In una regione con una eccedenza di impianti di incenerimento di rifiuti, più che sufficienti rispetto al fabbisogno, una politica compatibile con l’ambiente non può permettere che se ne aggiungano di nuovi ma si deve programmare la chiusura degli impianti più vecchi.
  2. Nel caso di Como nel 2020 avrebbe dovuto cessare l’attività della linea 2, invece con un grosso investimento economico, è stata ammodernata e potenziata.
  3. Non viene motivato perché la scelta della nuova linea sia caduta su Como dove verrebbero trattati per oltre l’80% i fanghi provenienti anche dalle province di Sondrio, Lecco, Varese e Monza Brianza.
  4. Pur nel rispetto dei limiti di legge ci sarà un incremento di emissioni inquinanti compreso quello da traffico di mezzi pesanti.
  5. Da oltre 50 anni la zona sud di Como ed i comuni limitrofi subiscono le emissioni inquinanti dell’inceneritore e del traffico conseguente, quindi andrebbe attentamente valutato “l’effetto accumulo” per la salute umana e per l’ecosistema in generale.
  6. Esistono alternative tecniche già oggi disponibili per migliorare la qualità dei fanghi e quindi per un ritorno ad un maggiore utilizzo in agricoltura. Presso gli impianti di depurazione possono anche essere attuate modalità di trattamento per ridurre la quantità da trasferire negli inceneritori già esistenti e per produrre energia.
  7. La monocombustione dei fanghi con un inceneritore dedicato, per quanto realizzata con le tecniche più moderne e ricavando anche calore ed energia elettrica, non può essere considerata una modalità di economia circolare.
  8. L’obiettivo dichiarato da ACSM-AGAM di dimezzare l’emissione di CO2 riguarda le due linee RSU e non la nuova linea fanghi. Si tratta comunque per il momento solo di mettere a punto un impianto pilota per una tecnica sperimentale su cui esistono dubbi a livello scientifico.
  9. Anche il previsto recupero di fosforo non sarà da subito attuabile ma occorrerà stoccare le ceneri in attesa che da queste possa essere effettivamente estratto.

Lascia inoltre stupefatti che nulla sia trapelato prima da parte della Amministrazione di Como, la quale avrebbe dovuto essere stata avvisata dai propri rappresentanti nominati presso ACSM-AGAM, impedendo di avviare un vero dibattito pubblico nella fase preliminare del progetto.

Ci aspettiamo che in una regione inquinata come la nostra (in Italia stimati dal recente rapporto AEA, 50000 morti nel 2019 per smog, come un’epidemia da covid ogni anno) che la raccolta differenziata e la riduzione della produzione di rifiuti porti ad uno smantellamento progressivo degli impianti di incenerimento e non ad un loro ampliamento, o almeno un loro bilancio netto positivo dal punto di vista ambientale. In questo caso lo scompenso ambientale per le ragioni esposte sopra è evidente (aumento emissioni, aumento traffico).


Nei prossimi giorni le associazioni firmatarie faranno pervenire ad ACSM-AGAM (in risposta all’invito ricevuto), ai Comuni coinvolti e All’amministrazione Provinciale, il documento completo che approfondisce le ragioni per il NO al progetto della nuova linea di incenerimento fanghi.

  • ARCI Como
  • Circolo Legambiente “Angelo Vassallo” Como
  • Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”
  • Fridays for Future Como
  • WWF Insubria


venerdì 27 novembre 2020

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” interroga Silea sul progetto che riguarda il forno di Valmadrera: No al teleriscaldamento e chiudiamo l’inceneritore di Valmadrera!


 

Il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” interroga Silea per sapere quali sono le fonti energetiche rinnovabili, non fossili, che sarebbero state individuate dalla società che ha presentato l’unico progetto per il teleriscaldamento, che riguarderebbe i comuni di Valmadrera, Lecco e Malgrate.
 

Gli ambientalisti lo chiedono in una lettera inviata nei giorni scorsi a Silea (mandata p.c. alla Regione Lombardia, alla Provincia di Lecco e ai Sindaci di Valmadrera, Lecco, Malgrate – questi 3 interessati dal progetto TLR – oltre che a Civate e Suello); nella missiva il Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” chiede, a proposito del progetto da 80 milioni di euro (!) per il TLR:

  • quali “sistemi alternativi di alimentazione della rete”, ovvero quali fonti energetiche rinnovabili, non fossili, sono state individuate dalla società nel progetto presentato per il teleriscaldamento, e quali tempistiche ha previsto per l'abbandono definitivo dell'uso di energia termica proveniente dal forno inceneritore di Valmadrera.


La lettera, a firma di Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”, contiene anche le seguenti affermazioni. 


“La nostra associazione reitera la propria richiesta affinché venga abbandonato l’assurdo progetto di TLR, che avrebbe come unico scopo quello di procrastinare la vita residua del forno inceneritore di Valmadrera. Forno che invece dovrebbe essere chiuso definitivamente già nel 2024, se nel frattempo venissero programmate e attuate politiche di riduzione alla fonte dei rifiuti, ovvero interventi diretti a contenere la produzione di rifiuti indifferenziati in provincia di Lecco. Infatti mettendo in campo precise strategie di riduzione – previste oltretutto dalle direttive comunitarie e dalle leggi nazionali come prioritarie nella gerarchia di gestione dei rifiuti – si potrebbero contenere in maniera consistente i quantitativi di rifiuti non riciclabili e/o non recuperabili prodotti nel territorio provinciale. Il tutto unito ad interventi tesi ad aumentare e rendere più efficaci le raccolte differenziate monomateriali (abbandonando quindi la raccolta multimateriale, sistema dispersivo, che oltretutto genera una maggiore frazione di scarto), finalizzate al recupero di materia e non al recupero energetico.   …
Riteniamo che il compito principale di Silea, società totalmente pubblica e di diretta emanazione dei comuni, dovrebbe proprio indirizzarsi all’attuazione delle sopracitate politiche e strategie di riduzione alla fonte dei rifiuti e non già a mettere in campo un dispendioso progetto di TLR. …”.


Si ricorda che il bando indica per il progetto del TLR un valore economico di 80 milioni di euro (!).

mercoledì 13 dicembre 2017

Perchè l'Agenzia Tutela della Salute della Brianza dice di no allo studio epidemiologico?

Comunicato stampa del M5S Lombardia

"L'ATS (Agenzia Tutela della Salute) della Brianza nega al Comune di Desio e al suo consulente, Dottor Paolo Crosignani, l'accesso ai dati sanitari dei cittadini, impendo così la realizzazione dello studio epidemiologico sui danni alla salute dei cittadini di Desio, Bovisio Masciago, Varedo e Cesano Maderno eventualmente causati dalle emisioni dell'inceneritore. Sono andato di persona a parlare con il direttore generale e con il suo staff e quello che è emerso in maniera inequivocabile è che lo studio epidemiologico sull'inceneritore non vogliono proprio che venga fatto, né da loro direttamente né da parte del consulente del Comune. Propongono un altro genere di studio, più generico, che con l'inceneritore non ha nulla a che vedere", così Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia.

Per Corbetta,  "l'ATS sostiene di non credere proprio all'idea stessa di uno studio epidemiologico. E' una posizione che ritengo totalmente insostenibile e inaccettabile, considerato che ovunque nel mondo si fanno studi epidemiologici scientificamente validi legati a specifiche fonti di inquinamento e non si capisce perché ATS Brianza debba porre un veto sullo studio che riguarda l’inceneritore di Desio.
E' davvero una posizione inspiegabile quella dell'ATS ma, d’altronde, se lo studio epidemiologico venisse realizzato e dovesse evidenziare danni alla salute causati dall’inceneritore, qualcuno legittimamente potrebbe chiedersi a cosa serva il servizio epidemiologico presente in ATS Brianza che sul tema non ha fatto nulla per anni"
.

"Per cercare di sbloccare la situazione ho scritto al sindaco Corti e all'assessore Guidotti esortandoli a incontrare l'assessore regionale Gallera e a chiedere il suo intervento affinché ATS Brianza consenta al Comune di accedere ai dati sanitari. Ho dato piena disponibilità a fare da tramite tra Comune e assessore regionale perché si possa organizzare l'incontro in tempi rapidissimi e risolvere finalmente questa assurda situazione. Dopo 7 anni di attesa non si può chiedere ai cittadini di aspettare ancora. Se Corti e Guidotti, come hanno dichiarato più volte, vogliono davvero realizzare lo studio epidemiologico, non si arrendano allo stop inaccettabile che ATS sta imponendo, ma al contrario proseguano con decisione sulla strada intrapresa. Io sono disponibile a collaborare ma per convincere l'assessore regionale è necessario l'intervento del Sindaco: attendo un suo riscontro", conclude il consigliere regionale.

domenica 6 settembre 2015

Il WWF aderisce alla mobilitazione dal 7 al 9 settembre contro la costruzione di nuovi inceneritori

Manifestazione del WWF di Trezzo
NUOVI INCENERITORI: SCELTA RETROGRADA DEL GOVERNO. L’EUROPA PUNTA SUL RICICLO TOTALE

a cura del WWF Lecco

L’intervento dirigistico voluto dal Governo per la realizzazione nel nostro Paese di 12 nuovi inceneritori di rifiuti (che si andrebbero ad aggiungere ai 42 già attivi e ai 6 già autorizzati) classificati come infrastrutture strategiche nazionali è teso a imporre alle Regioni una politica retrograda sul piano ambientale ed economico-sociale, che non ha spazio in Europa e non ha futuro in Italia.

Lo sostiene il WWF che - ricordando come già oggi l’Italia sia il terzo paese europeo per numero di inceneritori dopo la Francia e la Germania - chiede al Governo di ritirare il decreto legislativo che contiene il piano dei nuovi impianti previsto dall’art. 35 del decreto legge Sblocca Italia e che il 9 settembre, in occasione della Conferenza Stato-Regioni convocata per approvare il decreto, si discuta di come definire piani regionali di gestione del ciclo dei rifiuti, che puntino decisamente in tutta Italia alla loro riduzione, al riuso e al riciclaggio dei materiali, conseguendo e superando al più presto su scala nazionale la soglia del 65% di raccolta differenziata, obiettivo che doveva essere conseguito entro il 2012.

Il WWF aderisce alla tre giorni di mobilitazione previste in tutta Italia dal 7 al 9 settembre contro il decreto attuativo pro inceneritori dell’art. 35 del decreto legge Sblocca Italia, in previsione della Conferenza Stato-Regioni del 9 settembre, per almeno 3 buoni motivi:
  • l’Europa ci chiede nel prossimo futuro che: dal 2025 entri in vigore il divieto di trattamento termico per tutti i rifiuti che risultino riciclabili; la raccolta di rifiuti da imballaggi sia portata fino all’80% entro il 2030; nel 2050 si consegua l’obiettivo del riciclaggio totale;
  • il trend virtuoso di gestione del ciclo dei rifiuti (e in particolare l’aumento della raccolta differenziata di materiali dall’alto potere calorifico come carta e plastica) renderà a breve non economici i nuovi impianti di incenerimento previsti dal Governo, che entrerebbero in funzione alle soglie del 2020 e dovrebbero restare in esercizio almeno fino al 2050, avendo un tasso di vita – e anche un periodo di ammortamento dell’investimento – di diverse decine di anni;
  • a fronte di uno spreco di risorse pubbliche che dovrebbero contribuire a pagare la realizzazione e l’esercizio di impianti rispetto ai quali è previsto un sempre minore impiego e di un prelievo forzoso nelle tasche dei cittadini, attraverso il sistema dei contributi alle fonti di energia assimilabili (CIP6 e certificati verdi), si registra un incremento del rischio sanitario per i residenti nei territori limitrofi agli inceneritori in numerosi studi internazionali e nazionali, tanto che persino sul sito ufficiale del Ministero della Salute si può trovare una Tabella tratta dalla “Relazione sullo stato sanitario del Paese 2009¬2010” nella quale si riporta un aumento del rischio relativo di malformazioni congenite e di numerosi tumori maligni in seguito all’esposizione di comunità alle emissioni da incenerimento dei rifiuti”.
Il WWF ricorda che già oggi Paesi europei come Germania, Olanda, Danimarca, Svezia, che hanno puntato in passato sull’incenerimento, pur di rientrare nelle spese di costruzione di queste impianti accettano rifiuti provenienti dall’estero a prezzi stracciati per alimentare impianti industriali che altrimenti non si ripagherebbero. È un gioco perverso che l’Italia non deve alimentare.

Sul nostro territorio il WWF Lecco è impegnato, all’interno del “Coordinamento Lecchese Rifiuti Zero”, per chiedere ai nostri Sindaci di fermare il potenziamento del forno inceneritore di Valmadrera e il progetto senza ritorno del teleriscaldamento.

mercoledì 29 gennaio 2014

Clamoroso: Seveso non mette in discussione il piano industriale di BEA



Lo scorso 18 gennaio su questo blog interveniva il consigliere regionale Gianmarco Corbetta e nel riportare il resoconto di una serata informativa sull'Inceneritore di Desio e la gestione sostenibile dei rifiuti scriveva "la vera notizia della serata è arrivata dai rappresentanti dei comuni di Seveso e Limbiate, che solo un paio di mesi fa avevano votato a favore del Piano Industriale di Bea, facendo così passare il Piano stesso in  un’Assemblea dei Soci sostanzialmente divisa a metà (il Piano era passato con il solo 52% dei consensi). Ebbene sia De Luca che Rivolta hanno espresso forti perplessità sul Piano Industriale di Bea e, anche alla luce di quanto emerso durante la serata, si sono impegnati pubblicamente a rimettere in discussione il Piano nelle sedi opportune."


Segnaliamo ora la seguente presa di distanza di Fabio Rivolta, assessore all’Ambiente e di Paolo Butti, sindaco di Seveso.

L’amministrazione comunale di Seveso ha tra i suoi principali obiettivi la tutela dell’ambiente e lo sviluppo sostenibile. In quest’ottica sono rivolte anche le politiche riferite a gestione e smaltimento dei rifiuti. Le politiche ambientali virtuose devono anche considerare aspetti di sostenibilità economica, infatti se tali aspetti economici non vengono correttamente soppesati possono portare problemi di carattere sociale per mancanza di risorse.

Il tema delle politiche di gestione dei rifiuti è oltremodo delicato se si considerano gli enormi interessi che potrebbero gravitare attorno a questo settore che hanno più volte portato a scandali e forti collegamenti alla criminalità organizzata.

Per i motivi sopra esposti è nostra ferma convinzione che la gestione di queste politiche debba rimanere in capo agli enti pubblici i quali garantiscono una maggiore possibilità di controllo e un’attenzione maggiore al bene pubblico.

Quindi:
– tutela dell’ambiente;
– sotenibilità economica;
– possibilità di controllo pubblico;
sono i presupposti su cui si basa la nostra azione politica e che riteniamo equilibratamente sostenuta all’interno del piano industriale di B.E.A. votato da questa amministrazione comunale.

Un piano diverso rispetto alla precedente versione principalmente sui seguenti punti:
1) i Comuni soci sono liberi dai vincoli che possano condizionare, limitandole, le politiche di incentivazione della raccolta differenziata;
2) riduce sia i tempi di ritorno dell’investimento (da 20 a 15) che i volumi di investimento (da 25 a 15 milioni) tutto ciò allo scopo di intercettare nel corso degli anni lo sviluppo di tecnologie ecologicamente virtuose alternative all’incenerimento;
3) apre ad altre tecnologie di recupero della frazione organica.

Oltre a tutto ciò, i soci hanno chiesto alla società che si impegni:
1) ad abbassare la tariffa per i Comuni soci (portata per il 2014 da 92 euro a 80 euro a tonnellata);
2) a realizzare studi sulle nuove tecnologie di smaltimento ecologicamente virtuose in un’ottica di ridimensionamento e/o riconversione futura dell’impianto da realizzare da qui a 15 anni (tempo di ritorno dell’investimento attuale).

Infine il piano industriale permette, attraverso l’efficientamento dell’impianto una maggior produzione di energia elettrica e termica (a parità di conferimento) e una forte diminuzione delle emissioni (già oggi di gran lunga sotto le soglie massime previste dalla normativa vigente).

La critica avanzata rispetto al fatto che si debba con questo impianto cercare altrove rifiuti è smentita dall’esistenza in Lombardia di discariche che accumulano rifiuti.

L’esistenza di una serie di rifiuti speciali che il termovalorizzatore potrebbe smaltire, e l’auspicio che abbiamo che si realizzi il ciclo integrato dei rifiuti nella nostra area, facendo convergere le attività di raccolta svolte da Gelsia Ambiente e di smaltimento svolte da B.E.A., entrambe aziende pubbliche, permetterebbe di mantenere in loco tutto il ciclo dei rifiuti, riducendo così sia l’impatto inquinante dovuto al trasporto dei rifiuti che quello economico.

A sostegno dell’attenzione che siamo mettendo alle politiche virtuose nel settore dei rifiufi e dell’economicità dei servizi, a breve partirà un nuovo progetto di raccolta: il cosiddetto “sacco blu” che permetterà di accrescere notevolmente la raccolta differenziata (di conseguenza verrà ridotto lo smaltimento in forno con importanti risparmi economici per i cittadini di Seveso).

Per meglio e definitivamente chiarire le posizioni della nostra amministrazione, strumentalizzate o perlomeno mal interpretate in questi ultimi giorni, chiariamo che l’azione del socio Comune di Seveso all’interno dell’assemblea di B.E.A. sarà puntuale ed attenta affinché queste linee di indirizzo politico e sostanziale espresse nel piano industriale votato lo scorso novembre si realizzino nei prossimi anni attraverso azioni puntuali, concrete ed efficaci. In questo senso va inteso il nostro impegno al migioramento del piano, nel senso cioè che tutte le parti sopra esposte che già e comunque rientrano tra gli obiettivi del piano si realizzino nel modo migliore possibile.


Fabio Rivolta
Paolo Butti 

sabato 18 gennaio 2014

Clamoroso: Seveso e Limbiate mettono in discussione il piano industriale di BEA


di Gianmarco Corbetta, Consigliere Regionale M5S

Incontro riuscitissimo quello di mercoledì sera a Seveso, organizzato dal locale gruppo del MoVimento 5 Stelle, sul tema “Inceneritore Desio e Gestione Sostenibile dei Rifiuti”. Sala gremita da un centinaio di cittadini, molto l’interesse per i temi trattati dai relatori.  Alle esposizioni delle figure tecniche - Enzo Favoino della Scuola Agraria di Monza e Stefano Caldirola di Gelsia Ambiente – si sono alternati gli interventi dei politici: oltre al consigliere regionale 5 Stelle Gianmarco Corbetta, sono intervenuti l’assessore all’ambiente del Comune di Seveso, Fabio Rivolta, il sindaco e l’assessore all’ambiente di Limbiate, Raffaele De Luca e Riccardo Alberti.

Il tema centrale è stato ancora una volta il famigerato Piano Industriale di Bea, la società  pubblica che gestisce l’inceneritore di Desio e che ha previsto un piano di revamping dell’impianto tale da aumentarne la capacità di incenerimento e protrarne la durata di funzionamento per altri 18 anni.

Corbetta ha evidenziato come gli orientamenti di Regione Lombardia vadano in senso opposto, prevedendo una progressiva dismissione degli impianti alla luce di una sovracapacità impiantistica già oggi presente in Regione, che si andrà ad accentuare sempre più in futuro.

Favoino ha spiegato la strategia Rifiuti Zero, che prevede che presupposto imprescindibile proprio lo spegnimento dei forni e un forte impegno alla riduzione e al riciclaggio di tutti i rifiuti prodotti, mentre Caldirola ha presentato l’interessante esperienza condotta da Gelsia Ambiente a Lissone con l’introduzione della tariffa puntuale (chi meno inquina meno paga), che ha prodotto risultati eccellenti nella riduzione e nella raccolta differenziata dei rifiuti.

Ma la vera notizia della serata è arrivata dai rappresentanti dei comuni di Seveso e Limbiate, che solo un paio di mesi fa avevano votato a favore del Piano Industriale di Bea, facendo così passare il Piano stesso in  un’Assemblea dei Soci sostanzialmente divisa a metà (il Piano era passato con il solo 52% dei consensi). Ebbene sia De Luca che Rivolta hanno espresso forti perplessità sul Piano Industriale di Bea e, anche alla luce di quanto emerso durante la serata, si sono impegnati pubblicamente a rimettere in discussione il Piano nelle sedi opportune.

Questa presa di posizione riapre clamorosamente le partita tra i soci di Bea. Finalmente anche nel fronte dei Comuni di centrosinistra emergono delle posizioni critiche rispetto alla prospettiva di mantenere forzatamente in vita l'inceneritore, nonostante le chiare evidenze di come la gestione dei rifiuti in Brianza e in Lombardia vada in direzione opposta.

“Cari De Luca e Rivolta, ogni promessa, soprattutto se fatta di fronte ai cittadini, è debito – ha dichiarato il consigliere regionale Gianmarco Corbetta - Occorre passare subito dalle parole ai fatti: Limbiate e Seveso chiedano immediatamente la convocazione di una assemblea straordinaria dei soci Bea per proporre un nuovo Piano basato su un cambio di politica industriale che preveda la riconversione dell'impianto in una Fabbrica dei Materiali, cioè un impianto di gestione a freddo del rifiuto residuo orientato al recupero di materia. È l'unica strada per salvare Bea dagli enormi rischi finanziari del Piano Industriale attuale e mantenere i posti di lavoro. Salviamo Bea dal sonno della ragione del suo stesso management!”

giovedì 9 gennaio 2014

Confrontiamoci a Seveso. Inceneritore di Desio e gestione sostenibile dei rifiuti


Mercoledì 15 Gennaio 2014, ore 21,00 a Seveso (MB) presso l'Aula Magna della Scuola Media L. da Vinci di Via De Gasperi.

Il Movimento 5 Stelle di Seveso invita tutti i cittadini a una serata informativa sulla gestione dei rifiuti al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla questione dell’Inceneritore di Desio e la corretta gestione dei Rifiuti pubblici.

L’ invito al confronto con i cittadini è rivolto principalmente alle Amministrazioni Pubbliche a favore dell’Inceneritore (Seveso, Cesano Maderno, Lentate sul Seveso, Limbiate, Nova Milanese, Solaro e Meda): CONFRONTIAMOCI!

A Seveso e in Brianza si sta decidendo la gestione dei rifiuti dei prossimi decenni: continuare a bruciare i rifiuti è davvero necessario? Rifiuti Zero è un obiettivo raggiungibile? Cosa conviene al cittadino? E' in gioco il futuro tuo e dei tuoi figli, vogliamo parlarne oggi prima che sia troppo tardi...

Gli interventi previsti in scaletta sono: GIANMARCO CORBETTA (Consigliere Regionale – Portavoce M5S Lombardia), ENZO FAVOINO (Coordinatore del Comitato Scientifico Rifiuti Zero Europa) e STEFANO CALDIROLA (Responsabile Gelsia).

Al termine di questi si propone un momento di confronto comune.

mercoledì 8 gennaio 2014

Paderno Dugnano è in ostaggio di una nuvola di gas


Dispersione di ammoniaca a Paderno Dugnano, l’Assessore Terzi banalizza la questione e non la risolve.

Il Consiglio regionale ha approvato  una mozione urgente di M5S Lombardia sulle esalazioni che provengono da 10mila tonnellate di ceneri pesanti, provenienti dell’inceneritore di Brescia e stoccate nell’impianto di proprietà della Leganti Naturali srl. e sul pericolo che corrono i cittadini che vivono nel Comune di Paderno Dugnano in Provincia di Milano dove è depositato quel materiale critico. L’azienda avrebbe dovuto garantire uno stoccaggio adeguato per quei rifiuti speciali ed evitare la dispersione di materiale polverulento nell’aria, rumori ed emissione di odori.

Per Silvana Carcano, consigliere M5S Lombardia, “la situazione è allarmante: ancora oggi i cittadini lamentano forti odori che ricordano l’ammoniaca e problemi respiratori. Chiediamo che la Giunta risolva immediatamente questo grave problema dando anche seguito all’articolo 29 del Codice Ambientale perché diffidi o revochi le concessioni all’azienda accollando le spese di bonifica all’impresa e non alla collettività.   L’Azienda in conferenza stampa a dicembre ha sostenuto che la situazione è sfuggita di mano e soprattutto ASL e Arpa avrebbero dovuto produrre una relazione sulle sostanze inquinanti diffuse in aria. Dal 27 dicembre abbiamo chiesto le relazioni che non sono mai state prodotte. L’Istituzione deve dare risposte tempestive ai cittadini anche relativamente alla salute dei cittadini. Non sappiamo cosa hanno respirato i cittadini e vogliamo valutare l’eventuale danno sanitario che le esalazioni stanno suscitando”.

“Quelle tonnellate di ceneri devono essere rimosse ora essendo la causa della produzione delle esalazioni che inquinano l’aria padernese e che preoccupano i cittadini, che lamentano problemi respiratori. Non ci bastano le rassicurazioni del’Assessore Terzi sulla base di presunte relazioni presentate da ASL e ARPA che non abbiamo mai ricevuto e nemmeno l’ipotesti di un impianto di captazione di aria”, conclude Carcano.

Prosegue Carcano “l’assessore Terzi ha voluto togliere dalla mozione la richiesta di rimuovere le ceneri subito, dichiarando che è materiale utile all’azienda non appena riprenderà i lavori. Noi crediamo che prima della necessità dell’azienda, ci sia la salute dei cittadini. Monitoreremo l’avanzamento della mozione. Rimaniamo molto delusi per l’atteggiamento dell’assessore, che, come ASL e ARPA, semplifica la questione senza dati alla mano, chiedendo un atto di mera fiducia ai cittadini, che nel frattempo continuano a vivere profondi disagi.”


Leggi il servizio pubblicato su Giornalettismo.

martedì 31 dicembre 2013

La Brianza alla guerra dei rifiuti

desio-forno-inceneritore

di Gianmarco Corbetta, Consigliere Regionale M5S 

Oggi in Brianza è in corso una guerra, che coinvolge il settore dei rifiuti. E’ una guerra che si combatte su più fronti e per varie ragioni, ma, come in ogni guerra, il rischio è che a farne le spese siano soprattutto i cittadini. In ballo ci sono investimenti milionari e la sopravvivenza di una classe di dirigenti di società pubbliche vecchia e arretrata, spalleggiata da una classe di politici locali altrettanto vecchi e arretrati. Sono coinvolte varie amministrazioni dei nostri Comuni e due delle principali società del settore: Gelsia Ambiente (raccolta) e Bea (smaltimento tramite inceneritore). Come andrà a finire questa guerra nessuno lo può dire, ma alla fine di questo lungo scritto cercherò di fare qualche previsione.

UN PO’ DI STORIA
Nella parte di Brianza in cui operano queste due società pubbliche (la parte ad ovest di Monza), il servizio di raccolta differenziata e quello di incenerimento del rifiuto residuo hanno convissuto abbastanza pacificamente per molti anni. Il motivo era semplice: la capacità del forno inceneritore di Desio, ovvero il “fabbisogno del combustibile” non era tale da ostacolare lo sviluppo della raccolta differenziata. Per quanto quest’ultima crescesse in percentuale, il forno poteva comunque contare sul suo “approvvigionamento”.
E quando la raccolta differenziata dei Comuni soci di Bea ha cominciato a raggiungere percentuali tali da sottrarre rifiuti all’inceneritore di Desio, la società che lo gestisce, Bea, non ha fatto altro che allargare via via la platea dei Comuni serviti, anche a Comuni fuori provincia (es: Senago). Una vera beffa per i cittadini dei Comuni soci: più diventavano bravi a fare la raccolta differenziata e più Bea si rivolgeva all’esterno del circuito dei soci per mantenere invariata la quantità dei rifiuti da bruciare, con tutte le ben note conseguenze in termini di impatti ambientali e sanitari sulla zona.

LE DISPOSIZIONI DELLA REGIONE
Oggi però le cose si sono complicate parecchio per Bea. In primo luogo perché Regione Lombardia, con il nuovo Piano Rifiuti, ha certificato che anche su base regionale la raccolta differenziata sta togliendo la terra sotto i piedi ai 13 inceneritori attualmente presenti in regione: si prevede addirittura che tra soli 6 anni sarà necessario bruciare la metà dei rifiuti che si bruciano oggi! La regione ha quindi assunto l’impegno a redigere un piano per la progressiva dismissione degli impianti col maggiore impatto ambientale (e Desio è tra i primi che andrebbero dismessi considerando questo parametro).
Bea però ha ottenuto il rinnovo dell’autorizzazione integrata ambientale da parte della Regione – per altri 6 anni, con facoltà di aumentare la capacità di smaltimento fino a quasi 100 mila tonnellate/anno – poco prima che venisse pubblicato il Piano Rifiuti, venisse approvata una moratoria per la realizzazione di nuovi impianti/ampliamento degli esistenti e venisse approvata la risoluzione della progressiva dismissione di cui sopra. E forte di questo rinnovo autorizzativo ha approvato un piano industriale che prevede l’investimento di 15 milioni di euro nel vecchio impianto per tirare avanti con l’attività per altri 18 anni.

PER BRUCIARE QUALI RIFIUTI??
Ma se mancheranno sempre più i rifiuti da bruciare in Lombardia, che senso ha il piano di Bea? E dove pensa di trovare i rifiuti che servono per alimentare l’impianto per altri 18 anni? Due sono le strategie messe in atto da Bea: da un lato mira a stabilizzare nel tempo il quantitativo di rifiuti conferito dai Comuni soci e dall’altro vuole andare a reperire monnezza da bruciare “sul mercato”.

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I RIFIUTI DA FUORI REGIONE
Cominciamo ad analizzare questo secondo intendimento: se la società andrà in cerca di rifiuti all’interno della regione, dovrà scontrarsi con colossi del settore che gestiscono impianti da 500/700 mila tonnellate, per di più in un contesto di sempre più accentuata scarsità di rifiuti da bruciare… praticamente un suicidio!
A Bea non resta che rivolgersi al di fuori dei confini regionali: l’idea di tenere in vita l’inceneritore di Desio per altri 18 anni (è attivo dal 1976…) grazie a rifiuti provenienti da Napoli, da Roma o da Firenze è semplicemente folle e del tutto insostenibile sul piano politico. Senza contare che i cittadini di Desio, Bovisio, Varedo, Limbiate e Cesano Maderno sono già pronti a scendere in piazza nel caso si realizzasse una simile eventualità!

LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE: I RIFIUTI DEI SOCI
I dirigenti di Bea non sono stupidi e lo sanno. Per questo puntano quantomeno a stabilizzare i quantitativi conferiti dai soci ed evitare che nuovi passi in avanti della raccolta differenziata erodano ulteriormente la base certa e “politicamente accettabile” dei rifiuti da bruciare.
Difatti hanno da prima messo in atto un tentativo maldestro, con il primo piano industriale dell’anno scorso, di obbligare i comuni soci a conferire una quantitativo prestabilito di rifiuti da bruciare per ben 20 anni! E se il Comune fosse stato così virtuoso da ridurre la produzione di rifiuti o aumentare la raccolta differenziata, sarebbe stato per contratto passibile di penalizzazioni!
Fallito miseramente questo tentativo con conseguente perdita secca di credibilità da parte del management di Bea (ma non agli occhi dei sindaci che l’hanno nominato), ecco spuntare il secondo piano industriale, quello recentemente approvato dalla risicata maggioranza dei soci di centro sinistra (Desio escluso), in cui quest’obbligo di conferimento non c’è più ma si insiste sul fatto che una quota cospicua di rifiuti sia inevitabilmente da bruciare.

ARRIVANO I RINFORZI: IL POLITECNICO, IL CENTRO STUDI MATER E IL CONSORZIO LEAP
E per convincere i soci di questa loro “verità assoluta” hanno pensato bene di chiamare i rinforzi: ed ecco il Professor Giuliano del Politecnico di Milano presenziare ad una assemblea dei soci per spiegare che non c’è alternativa all’incenerimento del 30/40% dei rifiuti urbani prodotti:

Giuliano

Ma per assicurare tutti sulla propria buona volontà e “mantenere una costante attenzione alle innovazioni di processo che dovessero rendersi disponibili nel settore del trattamento della frazione residua dei rifiuti solidi urbani”, ecco Bea aderire al Consorzio Leap e al Centro Studi Mater!
Peccato che questi soggetti, nell’ambiente degli esperti del settore, abbiano una credibilità prossima allo zero. Da sempre considerati (non solo in Italia, ma a livello mondiale) quelli che puntano forte sull’incenerimento, quelli pronti a denigrare qualunque strategia alternativa, seguono le evoluzioni del sistema di gestione dei rifiuti con 10/15 anni di ritardo.
Quando si cominciò a discutere della possibilità di raccogliere separatamente l’umido, loro dicevano che non si poteva fare; poi sostennero che più del 50% di raccolta differenziata non era possibile fare; ora dicono che si può fare il 65% (previsto per legge) “ma di più non conviene, e comunque il rifiuto residuo è meglio che sia incenerito”. I riferimenti economici, tecnici, operativi e legali a smentita delle loro tesi esistono in abbondanza.
Certo, per sostenere la tesi della sopravvivenza e rilancio dell’inceneritore di Desio per altri 18 anni sono perfetti! E difatti Bea si è rivolta a loro riuscendo a convincere i sindaci soci della bontà delle loro tesi!

UN PERICOLO MORTALE PER BEA: LA TARIFFA PUNTUALE DI GELSIA AMBIENTE
Come se non bastassero tutti i problemi che Bea deve affrontare per portare avanti la sua insostenibile politica di potenziamento e ammodernamento del vetusto impianto, ecco all’orizzonte profilarsi un pericolo mortale! Negli ultimi mesi la società pubblica Gelsia Ambiente, titolare del servizio di raccolta differenziata di molti comuni brianzoli, tra cui vari soci Bea, ha avviato in un quartiere di Lissone, grazie al lungimirante appoggio del sindaco Monguzzi, la sperimentazione di un innovativo sistema di raccolta del rifiuto residuo, basato sul principio della tariffa puntuale (“chi meno inquina meno paga”).
Grazie ad un avanzato sistema elettronico (RFID), Gelsia è in grado di applicare una tariffa diversa ad ogni singolo utente a seconda del quantitativo di rifiuti residui (quelli cioè da mandare all’inceneritore) prodotti. Pratica innovativa in Brianza, ma già ben sperimentata in altre parti d’Italia, si tratta di un potente strumento per incentivare i cittadini a fare bene la raccolta differenziata. E difatti a Lissone i risultati non si sono fatti attendere! Con l’introduzione del nuovo sistema la raccolta differenziata è passata dal 64 al 78% in pochissimi mesi! Un incredibile salto di ben 14 punti percentuale!!
Un grandissimo risultato per i cittadini di Lissone, non solo in termini di difesa dell’ambiente e della salute ma anche economici: si abbattono i costi di smaltimento del rifiuto residuo (leggi costi di incenerimento) e aumentano gli introiti derivanti dalla vendita dei materiali separati ai vari consorzi della filiera Conai!

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A questo punto finalmente anche in Brianza c’è la “prova provata” di quanto vado ripetendo da 5 anni: una raccolta differenziata fatta come si deve può arrivare a sfiorare l’80% e portare benefici economici alle esangui casse dei Comuni e quindi dei cittadini! Ora che finalmente un sindaco ha accettato la sfida della tariffa puntuale e l’ha vinta alla grande, è facile prevedere l’effetto emulazione da parte della altre amministrazioni brianzole, in particolare quelle servite da Gelsia.
Ma non è tutto: in Gelsia stanno facendo anche delle prove di recupero di materia dal rifiuto residuo, producendo tramite estrusione un granulato a base plastica da rivendere alle aziende del settore dello stampaggio plastico, emulando di fatto le innovazioni del famoso Centroriciclo di Vedelago. In questo modo il rifiuto residuo si trasforma da costo (di smaltimento) a ricavo (dalla vendita del materiale) per i Comuni! Si tratta quindi di altro combustibile e altre risorse economiche sottratte all’inceneritore!

plastica_vedelagoEd è proprio questo il rischio insopportabile per Bea: l’evoluzione virtuosa del sistema di gestione dei rifiuti in Brianza condanna a morte l’inceneritore di Desio. Già sarà dura per Bea trovare rifiuti da bruciare e se anche li trova fuori regione l’operazione rischia fortemente di fallire perché politicamente insostenibile. In più ora ci si mette pure Gelsia a levarle la terra sotto i piedi in casa sua, in Brianza, smentendo con i fatti le basi concettuali (quelle sostenute dal Politecnico, Mater, Leap e compagnia cantante) su cui si regge tutta l’operazione di rilancio del forno… operazione che assume sempre più le sembianze di un fragile castello di carte destinato a cedere in breve tempo.

QUANDO IL GIOCO SI FA DURO
Ed è proprio qui che comincia la guerra, una poco gloriosa guerra per il forno, che per i nostri cari sindaci illuminati di centro sinistra deve sopravvivere, nonostante tutto e tutti. E nonostante ai cittadini che amministrano non convenga affatto economicamente!
Fino qui abbiamo parlato poco delle responsabilità dei politici e degli amministratori locali. Abbiamo ricordato che il piano industriale di Bea è passato grazie al voto favorevole dei sindaci di centro sinistra (Desio esclusa), capitanati da Gigi Ponti di Cesano Maderno, seguito a ruota dal sindaco di Limbiate, Raffaele De Luca. Non a caso sulle poltrone del Consiglio di Amministrazione di Bea siedono dei nominati dal centro sinistra brianzolo e di Nova Milanese in particolare (mentre su quelle di Gelsia sono rappresentati principalmente la Lega e l’ex Pdl).
E chissà se è un caso che proprio a Cesano Maderno e Limbiate si sia messa in discussione l’approvazione del nuovo piano industriale di Gelsia Ambiente, che prevede tra le varie cose l’individuazione di un partner privato per lo smaltimento dei rifiuti. Si tratta di fatto di un piano industriale difficilmente compatibile con quello di Bea.
La prospettiva è che Cesano e Limbiate non rinnovino il contratto con Gelsia ed affidino ad un altro soggetto la raccolta differenziata. Chissà, magari un soggetto meno orientato alla gestione virtuosa del servizio e quindi meno incline a rompere le scatole a Bea.

LA GRANDE FREGATURA DELL’OPERATORE UNICO DEL “CICLO INTEGRATO”
Oppure Cesano e Limbiate stanno cercando di ostacolare il piano industriale di Gelsia per tenere in vita una strategia che sempre più sta prendendo piede nel centro sinistra brianzolo: la creazione di un’unica grande società pubblica per la gestione del cosiddetto ciclo integrato dei rifiuti in Brianza, tramite la fusione di Bea e Gelsia.
Innanzitutto quando sento parlare di “ciclo integrato” mi viene da mettere mano alla pistola! è semplicemente ridicolo parlare di “ciclo integrato”, visto che nel bruciare rifiuti di “ciclico” non c’è nulla. Si tratta di un processo lineare (estraggo materie prime dall’ambiente, produco oggetti e dopo l’uso li incenerisco) che distrugge risorse, materiali post consumo, invece che riciclarli come madre natura ci insegna. L’unico vero ciclo possibile è quello della strategia Rifiuti Zero (ovvero del riciclo totale dei rifiuti).

pd meda

Ma veniamo al sodo: unire la società che fa la raccolta differenziata e quella che fa lo smaltimento è un errore clamoroso e lo capirebbe anche un bambino di 5° elementare. Questi due servizi devono essere posti “in concorrenza” tra loro: tanto meglio lavora la prima, tanto meno lavora la seconda! Non a caso la proposta di legge nazionale di iniziativa popolare Rifiuti Zero prevede un preciso obbligo di separazione tra i soggetti che raccolgono e quelli che smaltiscono. Con la fusione dei due servizi non potrà mai esserci innovazione ed evoluzione virtuosa del sistema! Ma ve l’immaginate una società che fa sia raccolta che smaltimento sperimentare la tariffa puntuale (come ha fatto Gelsia a Lissone)? E perché mai dovrebbe farlo? A quale pro? E’ così difficile da capire?
O forse è fin troppo facile da capire… forse è proprio per questo che il centro sinistra brianzolo insiste sulla fusione tra Gelsia e Bea… l’unica a trarne vantaggio sarebbe Bea (per la serie il miglior modo per combattere un nemico è farselo amico!). Per Gelsia non sarebbe altro che un abbraccio mortale, anche in considerazione degli enormi rischi finanziari che il piano industriale di Bea comporta… se non trovano un quantitativo sufficiente di rifiuti da bruciare per i prossimi 18 anni, come faranno a rientrare degli investimenti fatti dal socio privato previsto dal piano? Sempre che riescano a trovare un socio privato tanto pazzo o sprovveduto da entrare nell’assetto societario di Bea.

IL RUOLO (INSIGNIFICANTE) DELLA PROVINCIA
Sullo sfondo di questa intricata vicenda c’è la Provincia di Monza e Brianza. In qualità di socia di maggioranza relativa di Bea, con l’assesore Monti ha fatto finta di opporsi al rilancio del forno, per poi attestarsi su una comoda posizione di astensione al momento di votare il piano industriale.
Intanto sta per essere approvato il Piano Rifiuti Provinciale, che non fa altro che prendere atto e avvallare il piano industriale di Bea. Peccato che il Piano Rifiuti Provinciale, per quanto riguarda gli assetti impiantistici della gestione dei rifiuti, non ha alcun valore, come candidamente ammettono gli stessi estensori del documento:
piano rifiuti prov mb


LA POLITICA SORDA E INCOMPETENTE
Ma tornando ai sindaci che hanno approvato questo strampalato piano industriale di Bea, c’è da chiedersi come hanno giustificato questa loro decisione. Le motivazioni sono sempre le solite baggianate: la difesa del patrimonio pubblico rappresentato da Bea, l’ineludibilità dell’incenerimento dei rifiuti, la tutela dei posti di lavoro (peccato che la stessa attenzione ai posti di lavoro non ci sia quando si mette in discussione l’affidamento del servizio a Gelsia…) e via discorrendo.
Sulla necessità di bruciare abbiamo già detto tutto; bisogna invece soffermarsi sulla presunta volontà di difendere l’azienda e i posti di lavoro. In realtà è del tutto evidente da quanto abbiamo detto sopra che questo piano industriale è il modo migliore per distruggere l’azienda. I politici che sostengono a spada tratta le scelte di Bea non capiscono che la strada scelta porterà al fallimento della società.

UNA EXIT STRATEGY C’E’ MA NESSUNO LA VUOLE
Non capiscono che Bea avrebbe davanti a sé un futuro luminoso se solo cambiasse politica industriale: uscire il prima possibile e con il minor danno dall’incenerimento, riconvertire l’impianto al recupero di materia dal rifiuto residuo seguendo l’esempio della Fabbrica dei Materiali di Reggio Emilia, puntare sulla creazione di un impianto di compostaggio per il trattamento dell’umido.
Certo, riconvertire l’impianto non è un’operazione a basso costo. Ma è l’unica strada percorribile per salvare l’azienda. Si può studiare un piano finanziario di medio termine per la copertura dei costi tramite gli introiti derivanti da un sistema di gestione dei rifiuti veramente innovativo (tariffa puntuale e vendita dei materiali ricavati dalla lavorazione del rifiuto residuo). Ma tutto questo i sindaci non lo sanno o non lo capiscono. Anche perché si tratterebbe, come prima cosa, di mandare a casa l’attuale management di Bea, che loro stessi hanno nominato e sostenuto strenuamente fino ad oggi, e sostituirlo con uno nuovo, capace di guardare al futuro e all’innovazione del sistema. E si tratterebbe anche di dare ragione ai quei grillini, sporchi, brutti e cattivi, che queste cose in Brianza le ripetono da 5 anni.
Se non lo faranno, Bea andrà a sbattere. Su questo non c’è alcun dubbio. Si tratta di capire i tempi e i modi: sarà la Regione a imporre lo stop all’impianto, in modo graduale e meno traumatico possibile oppure sarà il mercato, sempre più piccolo e competitivo, a mandare Bea con le gambe all’aria?
Ma a quel punto saranno dolori per tutti: Comuni soci, lavoratori e cittadini.

Tratto da: http://gianmarcocorbetta.it/2013/12/la-brianza-alla-guerra-dei-rifiuti/  

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giovedì 7 novembre 2013

Brianza Energia Ambiente: un piano industriale che non convince


Comunicato stampa di Sinistra e Ambiente - Meda

SUL PIANO INDUSTRIALE DI BEA E SUL FORNO INCENERITORE DI DESIO

Si torna a parlare del forno inceneritore di Desio e del Piano Industriale di BEA (Brianza Energia Ambiente).

Venerdì 8/11/013 si terrà infatti l'Assemblea dei Soci, cui partecipano i Sindaci (o loro delegati) dei 12 Comuni facenti parte del Consorzio e aventi una quota in BEA (vedi a fianco).

Sarà una riunione atta a decidere sul Piano Industriale presentato da BEA, rivisto rispetto alla precedente versione su cui alcuni Comuni del Consorzio avevano sollevato contrarietà e perplessità.
Tra le 4 soluzioni previste da BEA, pare che vada per la maggiore quella ove gli aggiustamenti sono relativi agli investimenti strutturali per 15 milioni di euro (a fronte dei 25 previsti nel precedente Piano) da cui rientrare in 15 anni (anziché in 20 come previsto nel precedente).
I rifiuti da incenerire salirebbero fino a 88 mila tonnellate annue.
Il tutto garantirebbe – secondo quanto elaborato da BEA – riduzioni nelle tariffe per i Comuni: di 12 euro a tonnellata nel 2014 e di 25 euro a tonnellata dal 2020.
I lavori di adeguamento riguarderebbero il potenziamento del trattamento fumi, l’efficientamento elettrico e termico.

Al momento attuale, il forno inceneritore opera su di un volume di 56mila t/a di rifiuti solidi bruciati, pari a circa il 71% della sua capacità annua.
Siamo quindi ben lontani dalle 88mila tonnellate previste con il potenziamento.
Ancora una volta, pur prendendo atto che le modifiche introdotte sono sicuramente migliorative rispetto al Piano Industriale originario, non possiamo far altro che evidenziare le nostre perplessità rispetto ad alcuni punti critici.
Primo fra tutti, la mancata correlazione rispetto a quello che si prevede con quanto stabilito nella deliberazione della Giunta Regionale lombarda X/497.

La Lombardia, nel campo degli inceneritori, risulta già ampiamente oltre la soglia di autosufficenza. Negli 11 impianti presenti in regione, si rileva anzi un surplus pari a 112mila tonnellate.
Vi vengono trattate 2.408.731 t a fronte di una capacità potenziale di 2.521.600 t.
Oltretutto, dal 2010, è stata registrata una stabilizzazione del volume di rifiuti prodotti con una tendenza ad una riduzione pari al -2%.

Quindi, il potenziamento previsto nella scenario n° 4 che si prospetta nel piano BEA, è poco aderente alla realtà territoriale, ma esclusivamente legato alla compatibilità economica.
Allora perchè questo potenziamento (a 88mila t) quando il bacino di utenza dei 12 Comuni consorziati arriva solo a 56mila t ? Dove si reperirà il quantitativo mancante ? Si vuole ampliare il bacino di utenza ? Si vuole entrare in competizione con gli altri inceneritori lombardi ?
In questo caso lo "spegnimento" e la riconversione dell'inceneritore desiano non sarebbe evidentemente un opzione considerabile nel breve/medio termine, anzi.

Anche l'apertura di BEA ad un patner privato è un altro aspetto critico poichè si rischia di dare preminenza al solo aspetto economico sulla partita rifiuti. Il privato avrà evidentemente quale priorità, il solo guadagno. Questo a discapito di valutazioni e pianificazioni atte al superamento della tecnica d'incenerimento.

Nel Piano Industriale in oggetto, manca, purtroppo, uno scenario che preveda e quantifichi tempi, costi e tecnologie per una graduale dismissione dell'impianto d'incenerimento, attuato con l'implementazione di altre tecnologie per il recupero spinto di tutte le frazioni differenziabili e recuperabili.

Vogliamo però anche essere chiari rispetto a posizioni atte a semplificare o a malcelate volontà che porterebbero inevitabilmente ad una situazione di rischio determinato da mancati adeguamenti (sottolineiamo ADEGUAMENTI, non potenziamenti) dell'impianto di Desio.
Non vogliamo correre il rischio di una DEREGULATION di fatto nella gestione del ciclo dei rifiuti regionale.
Non fare adeguamenti tecnici, (dettati anche da obblighi normativi) comporterebbe nel breve termine la chiusura del forno di Desio, PRIMA che sia pronto e avviato qualsiasi progetto di recupero dei rifiuti trattati, alternativo all'incenerimento.
Ne conseguirebbe il trasporto dei rifiuti altrove, dando fiato al businnes della movimentazione del rifiuto, con problemi sul controllo della filiera e "scarico" su altri impianti d'incenerimento del "prodotto" del consorzio brianzolo.

Insomma, una non soluzione, atta ad aprire alla "privatizzazione" del trasporto e delle piattaforme di raccolta, con tanto di messa in gara di crescenti pezzi del settore gestione rifiuti. Una strada pericolosa che, serpeggia sottotraccia in Regione Lombardia.
Dietro le scelte del Piano Industriale di BEA vi sono quindi aspetti molto complessi e delicati che meritano adeguati approfondimenti.

In alcuni Comuni del Consorzio vi sono stati alcuni momenti di approfondimento e dibattito.
A Cesano Maderno, SEL aveva posto in votazione una mozione (respinta) sul tema.
Sono seguiti incontri d'approfondimento in Commissione Urbanistica (l'ultimo in data 4/11/013).
A Desio è in atto un dibattito acceso che coinvolge sia la maggioranza sia la minoranza.
I gruppi di maggioranza hanno addirittura formalizzato un documento e una mozione d'indirizzo per il Cons. Comunale del 07/11/013.

E a MEDA ?

A Meda, (quota del 7,34% in BEA) nonostante le nostre sollecitazioni, come gruppo consigliare di Sinistra e Ambiente, si continua a non dare la corretta rilevanza e trasparenza pubblica alla vicenda e ai suoi contenuti.

La Giunta Caimi giustifica il mancato dibattito/confronto adducendo di aver già il mandato decisionale determinato da una delibera del  19/12/2011 (con delega al Sindaco per gli adempimenti conseguenti). Alla sopracitata delibera ne seguì una successiva in data 29/5/2013 per chiedere un sospensiva del precedente piano industriale in attesa di una nuova versione, che tenesse conto di alcune criticità .
Entrambe le delibere erano espressione della maggioranza di Taveggia.

Il nuovo Consiglio Comunale non è stato quindi minimamente investito della facoltà di valutare ed esprimere un parere.

Il richiamo alle delibere, ci pare una giustificazione molto debole, una giustificazione che non può esautorare chi amministra dai corretti e opportuni passaggi di discussione e confronto sia tra tutte le forze della coalizione di maggioranza sia verso il Consiglio Comunale.
Oltretutto, nel Piano Industriale di BEA sono previste 4 possibilità di scelta e quindi, non c'è nemmeno stato un passaggio che definisse su quale scenario attestarsi nell'espressione di voto in sede di Assemblea dei Soci.

Evidentemente, un'illustrazione posteriore all'approvazione del Piano Industriale, avrebbe il sapore di sola e pura informazione.

SINISTRA E AMBIENTE  - MEDA