sabato 4 aprile 2026

Fotovoltaico tra Desio e Bovisio, l’allarme di Lanzani: “Rischio disastro per il Parco GruBrìa”

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

Negli ultimi mesi il Parco Grubria è finito al centro di una crescente pressione: con la Pedemontana già in fase di realizzazione e le relative opere in corso, con i progetti di impianti fotovoltaici a terra tra Desio e Bovisio in fase avanzata di valutazione, e con la proposta di un nuovo ospedale a Seregno in località Dosso che inizia a delinearsi — interventi che, già presi singolarmente, risultano fortemente impattanti e difficilmente compatibili con un’area di così alto valore ambientale; considerati nel loro insieme, rischiano di diventare semplicemente insostenibili, compromettendo uno degli ultimi grandi spazi aperti della Brianza centrale.

A riportare con forza l’attenzione su questo scenario è anche Arturo Lanzani, presidente del Parco GruBrìa, che proprio in questi giorni, intervenendo sui progetti di impianti fotovoltaici a terra, ha lanciato un chiaro allarme, richiamando istituzioni e amministrazioni locali alla responsabilità di non compromettere un patrimonio territoriale di valore strategico.

Bovisio. Terreno agricolo dove è stato proposto uno degli impianti di fotovoltaico

L’area compresa tra Desio e Bovisio Masciago rappresenta infatti uno dei pochissimi corridoi verdi ancora esistenti tra il Parco delle Groane e quello della Valle del Lambro. Un sistema aperto che, già oltre vent’anni fa, era stato individuato come ambito prioritario per interventi di rinaturalizzazione, con la creazione di prati, boschi e percorsi fruibili. Tuttavia, a fronte dell’attività dell’inceneritore, le compensazioni ambientali previste non hanno mai trovato piena attuazione, lasciando incompiuto un progetto fondamentale per il territorio.

Oggi, proprio su queste aree, si concentrano nuove pressioni.

Il caso più evidente riguarda i progetti di impianti fotovoltaici a terra. Le ipotesi in campo coinvolgono superfici molto estese, comprese aree agricole ancora integre e zone interne al Parco. Si tratta di interventi che, per dimensioni e localizzazione, comportano un consumo diretto di suolo e una trasformazione profonda del paesaggio.

Bovisio - Desio: localizzazione di massima degli impianti di fotovoltaico

Il nodo non è la contrarietà alle energie rinnovabili, ma la loro collocazione. In un territorio già segnato da impermeabilizzazione diffusa, isole di calore e scarsità di spazi aperti, coprire ulteriori superfici con impianti a terra significa aggravare criticità ambientali esistenti: aumento delle temperature locali, perdita della capacità drenante del suolo, sottrazione di aree agricole e riduzione degli spazi fruibili dai cittadini.

Per questo, la posizione espressa dal Parco non è un rifiuto ideologico, ma una richiesta precisa: evitare l’utilizzo di suolo agricolo e aree di valore ecologico, privilegiando invece ambiti già compromessi. Una linea che consentirebbe di conciliare produzione energetica e tutela del territorio.

Ma il quadro complessivo è ancora più complesso.

Alla pressione degli impianti fotovoltaici si aggiungono infatti il progetto della Pedemontana, con compensazioni ambientali ancora da definire, e le prospettive legate all’inceneritore, tra ipotesi di ampliamento e aumento delle attività connesse. Elementi che, sommati, contribuiscono a un carico ambientale già oggi molto elevato.

A questo scenario si affianca la proposta di realizzare un nuovo ospedale a Seregno, in località Dosso, anch’essa interna al sistema del Parco: un intervento che comporterebbe un’ulteriore sottrazione di suolo in un’area già sottoposta a forti pressioni.

Il rischio, evidenziato con chiarezza, è quello di continuare a procedere per interventi separati, senza una valutazione complessiva degli effetti. Una modalità che porta inevitabilmente a una progressiva frammentazione ecologica e alla perdita di continuità degli spazi aperti.

Da qui la richiesta di un cambio di passo: serve un piano unitario, condiviso tra Parco GruBrìa, Provincia, Comuni ed enti coinvolti, capace di guardare al lungo periodo. Un piano che recuperi finalmente l’idea originaria di questo territorio: un grande sistema verde fatto di prati, boschi e percorsi ciclopedonali, in grado di restituire qualità ambientale e vivibilità.

La posta in gioco non riguarda solo la tutela del paesaggio, ma la salute e la qualità della vita dei cittadini. In un’area densamente urbanizzata come la Brianza centrale, ogni spazio aperto ha un valore strategico e non sostituibile.

Il Parco GruBrìa non può diventare il punto di accumulo di interventi incompatibili. La scelta è ormai evidente: o si investe davvero nella sua tutela e valorizzazione, oppure si accetta il rischio concreto di perderlo, pezzo dopo pezzo.

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