martedì 13 gennaio 2026
Monte San Primo, lo sci artificiale sfida i dati sul clima che cambia
Il 2025 si conferma come uno degli anni più caldi mai registrati in Lombardia. A certificarlo è ARPA Lombardia, l’ente tecnico regionale, che nel suo bilancio climatico colloca l’anno appena trascorso al quarto posto tra i più caldi in assoluto, con temperature medie superiori di 1,25 gradi rispetto al periodo di riferimento 1991-2020. Un dato che, seppur leggermente inferiore al 2024, si inserisce in una tendenza ormai consolidata: dal 1991 la temperatura media regionale cresce di circa 0,7 gradi ogni dieci anni.
Numeri che parlano chiaro e che descrivono un cambiamento climatico evidente anche in Lombardia. Il 2025 ha visto mesi eccezionalmente caldi come giugno e dicembre, con scarti positivi di circa 3 gradi, e ondate di calore estive con temperature fino a 38 gradi in diverse località della regione. Allo stesso tempo, il clima si mostra sempre più estremo, come dimostrano gli eventi meteorologici intensi concentrati in brevi periodi, tra cui l’esondazione del Seveso del 22 settembre, quando in 24 ore sono caduti fino a 220 millimetri di pioggia nella zona nord di Milano.
È in questo contesto che torna al centro del dibattito il Monte San Primo, nel Triangolo Lariano, dove è stato proposto un progetto per riportare lo sci alpino attraverso l’uso di innevamento artificiale. Un’ipotesi che appare sempre più in contrasto con la realtà climatica descritta dai dati ufficiali.
A sottolinearlo è Roberto Fumagalli, presidente del Circolo Ambiente di Merone e portavoce del Comitato Salviamo il Monte San Primo, che richiama direttamente le conclusioni di ARPA Lombardia: «Il 2025 è stato uno degli anni più caldi mai registrati in Lombardia, confermando una tendenza che ormai si ripete da tempo».
Secondo Fumagalli, ignorare questo scenario significa perseverare in una visione ormai superata della montagna: «Eppure c’è chi continua a far finta di nulla – osserva – proponendo un progetto assurdo per riportare lo sci sul Monte San Primo, basato sull’innevamento artificiale, come se il riscaldamento globale non esistesse».
Il nodo centrale non è solo ambientale, ma anche economico e culturale. In un territorio di media quota, sempre più esposto a inverni miti e a precipitazioni irregolari, puntare su impianti sciistici e neve artificiale comporta consumi elevati di acqua ed energia, oltre a un impatto significativo sul paesaggio. Una scelta che rischia di risultare insostenibile nel medio-lungo periodo, proprio mentre i dati climatici indicano la necessità di ripensare radicalmente il rapporto tra turismo e montagna.
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