Qualche giorno fa siamo tornati al Parco del Meredo di Seregno. Una passeggiata, ma anche l’occasione per dare un’occhiata a come procedono i lavori della tangenziale Meda-Seregno di Pedemontana.
Eravamo rimasti alle ottimistiche dichiarazioni che indicavano settembre come il momento della conclusione dell’opera. Nel frattempo, però, pare che il calendario abbia subito una piccola correzione. Nell’incontro di fine giugno tra la Giunta comunale di Meda e i rappresentanti di Pedemontana, alla precisa domanda sulla conclusione dei lavori della tangenzialina, sarebbe stato indicato febbraio 2027 come termine ultimo. Una data che, vista la situazione del cantiere, sembra quantomeno prudente.
E qui nasce una considerazione un po’ meno ironica.
Perché, se è vero che una volta terminata la tangenziale almeno il senso di precarietà e di desolazione del cantiere verrà meno, è altrettanto vero che la devastazione del territorio è già avvenuta. Gli sbancamenti, gli scavi, le strade di servizio, i terreni trasformati, la vegetazione sacrificata: tutto questo non è un’ipotesi futura. È già sotto i nostri occhi. Anzi, osservando il paesaggio dal Meredo, viene quasi da pensare a una nuova forma di architettura delle rovine. Solo che qui non abbiamo antichi ruderi che il tempo ha consegnato alla storia. Abbiamo rovine nuove di zecca, costruite prima ancora che l’opera sia terminata.
Il monumento simbolo di questa particolare archeologia del cemento è naturalmente il famoso ponte sulla ferrovia. Una grande struttura di calcestruzzo, fatta di pilastri e travature in cemento armato, che domina il paesaggio con una presenza difficile da ignorare. A decorarlo sono comparsi anche i graffiti, che qualcuno definisce street art. Forse è il modo contemporaneo di abbellire le rovine contemporanee.
Ma al di là dell’ironia, quello che colpisce è il contrasto fra la dimensione dell’intervento e il territorio nel quale è stato inserito. Un territorio già fortemente urbanizzato e frammentato, nel quale ogni spazio libero, ogni area verde, ogni lembo di campagna rimasto assume un valore che non può essere misurato soltanto in metri quadrati.
E mentre osserviamo ciò che è stato fatto, c’è anche chi guarda con preoccupazione a ciò che ancora deve essere fatto.
È il caso degli abitanti di via Forlì e via Po a Meda e del quartiere Ceredo a Seregno, che attendono la prevista realizzazione della tangenziale. Per loro il problema non appartiene a un paesaggio visto da lontano: riguarda direttamente il luogo nel quale vivono, il rapporto con le abitazioni, la qualità dell’ambiente e la trasformazione di una parte del quartiere che rischia di pagare un prezzo molto alto per un’opera della quale non tutti condividono la necessità e i benefici. E allora viene spontanea una domanda: quanto dovremo ancora aspettare per vedere conclusa un’opera che il territorio ha già pagato a caro prezzo?
Febbraio 2027, dunque. Prendiamo nota della data.
Nel frattempo, continueremo a guardare il cantiere. Magari prima o poi qualcuno tornerà a lavorarci..
Noi, lo diciamo senza troppi giri di parole, saremmo anche felici se questa tangenziale non venisse mai completata. Non perché ci piaccia vedere un cantiere incompiuto, ma perché riteniamo che la vera domanda dovrebbe essere posta prima di costruire, non quando ormai gran parte del territorio è stata trasformata: era davvero necessario arrivare fin qui? Il problema è che anche se domani arrivasse la decisione di fermare tutto, non avremmo recuperato il paesaggio di prima. E se invece l'opera sarà completata, potremo forse finalmente smettere di vedere cantieri, recinzioni, cumuli di terra e grandi manufatti di cemento. La devastazione apparirà allora più ordinata, più definitiva, forse persino più accettabile alla vista. Una strada al posto di un cantiere. Un’infrastruttura al posto di un paesaggio. Ma sarà comunque un paesaggio diverso. Per questo continuiamo a guardare i lavori. Non soltanto per sapere quando finiranno, ma per documentare ciò che nel frattempo è stato perso.
E così, mentre aspettiamo febbraio 2027, ci resta una curiosa certezza: la tangenziale potrebbe anche non essere ancora arrivata, ma il suo arrivo sul territorio è già avvenuto da tempo. E quello, purtroppo, non si può più rimandare.
Poco dopo la pubblicazione di questo post, una cittadina del quartiere Ceredo ci ha contattato per segnalarci che proprio oggi, dopo circa un mese e mezzo di sostanziale sosta, qualcuno si è fatto vivo in cantiere, con l’arrivo di mezzi e materiale.
Prendiamo naturalmente atto della novità. Vedremo nei prossimi giorni se si tratta dell’effettiva ripresa dei lavori o soltanto di una presenza occasionale.
Intanto, il cantiere torna a dare qualche segno di vita. E noi continueremo a seguirne l’evoluzione, anche perché febbraio 2027, indicato come termine ultimo dei lavori, non è poi così lontano.








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