sabato 17 gennaio 2026

Trasporto pubblico: perché la riforma lombarda non aiuta la Brianza


Il Trasporto Pubblico Locale è uno degli snodi centrali della transizione ecologica, della qualità dell’aria e del diritto alla mobilità, soprattutto in territori densamente urbanizzati come la Brianza. Pendolarismo quotidiano, traffico congestionato, inquinamento e disuguaglianze di accesso ai servizi rendono il tema tutt’altro che tecnico: riguarda la vita concreta di migliaia di persone.

Nei giorni scorsi il Consiglio regionale lombardo ha approvato la riforma del Trasporto Pubblico Locale, presentata dalla maggioranza come un passo avanti per l’efficienza e l’integrazione dei servizi. Secondo molte associazioni, comitati e forze ambientaliste, però, il provvedimento non affronta le criticità strutturali del sistema e concentra ulteriormente il potere decisionale nella Giunta regionale, riducendo il ruolo di controllo democratico.

Pubblichiamo di seguito il comunicato di Dario Balotta (Europa Verde Lombardia), che offre una lettura critica della riforma appena approvata e solleva questioni che riguardano da vicino anche il nostro territorio: dalla qualità del servizio per studenti e lavoratori, alla mancata integrazione tra ferro e gomma, fino alle scelte di investimento che rischiano di allontanare la Lombardia – e la Brianza – da un modello di mobilità davvero sostenibile.

APPROVATA LA RIFORMA DEL TPL IN LOMBARDIA: PARTORITO UN (MEZZO) TOPOLINO
Con un blitz tolte le competenze sul Piano dei Trasporti dal Consiglio alla Giunta regionale

 
di Dario Balotta, Europa Verde Lombardia

Non sono bastate le lunghe e inutili consultazioni degli stakeholder (aziende, istituzioni e sindacati) per approvare una legge di riforma del Trasporto Pubblico Locale capace di rilanciare un settore in crisi e di integrare finalmente i servizi ferroviari con quelli su gomma.
La maggioranza di centrodestra ha approvato invece quello che è, nei fatti, un mezzo topolino.

Con questa legge continua lo scaricabarile tra Regione Lombardia, Governo, Province, Comuni e Agenzie della mobilità su chi sia il “colpevole” dei tagli al trasporto locale, della mancata riorganizzazione, dell’assenza di integrazione e del mancato potenziamento dei servizi.

La Regione si tiene ben salda la competenza ferroviaria: Ferrovie Nord resta una vera e propria gallina dalle uova d’oro, tanto da poter spendere anche 400 milioni di euro inutilmente per l’idrogeno in Valle Camonica (la valle è già servita), mentre intere aree extraurbane vengono lasciate con meno corse e servizi ridotti e le città si devono arrangiare con risorse proprie.

La Regione premia se stessa, visto che controlla, gestisce e affida il contratto di servizio a Trenord. In un contesto di collasso permanente, denunciato quotidianamente dai pendolari, a fare rumore è solo lo spoils system dei manager, spesso privi di competenze tecniche ma con tessere di partito pesanti.

Se i lavoratori devono comunque prendere i mezzi per recarsi al lavoro, ormai in molti casi gli studenti devono farsi accompagnare a scuola dai genitori, perché i bus sono stracarichi e spesso soppressi per mancanza di autisti.

Se i richiami a sicurezza e digitalizzazione presenti nel testo restano parole vuote, Fontana si assicura invece, con un vero e proprio blitz, il trasferimento alla Giunta regionale delle competenze sul Piano dei Trasporti, che prima era prerogativa del Consiglio regionale.

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