domenica 25 ottobre 2026

1976–2026 | Disastro diossina | 11. Il Bosco delle Querce

Quest'anno ricorre il 50° anniversario del disastro della diossina dell’ICMESA di Meda, una ferita ancora aperta nella storia ambientale, sociale e sanitaria della Brianza.
Il 10 luglio 1976 una nube tossica contenente TCDD (diossina) si diffuse su Seveso, Meda e nei comuni limitrofi, segnando per sempre il territorio e la vita di migliaia di persone.

Quel disastro non fu però un evento improvviso né imprevedibile, ma il punto di arrivo di decenni di inquinamenti, omissioni e controlli insufficienti. Ricostruire ciò che accadde prima del 1976 è quindi essenziale per comprenderne il significato.

Con questa serie di pubblicazioni, Brianza Centrale, riprendendo il lavoro di Sinistra e Ambiente, avvia un percorso di memoria storica e civile. Le prime tre puntate riprendono il lavoro dello storico sevesino Massimiliano Fratter (Seveso. Memorie da sotto il Bosco, 2006), mentre dalla quarta la ricostruzione si basa direttamente sulla documentazione d’archivio raccolta da Sinistra e Ambiente di Meda.


*-*-*
11° puntata
Il Bosco delle Querce



Questa è l'ultima puntata (ma forse anche no, se altro materiale o altri aspetti dovessero risultare interessanti per la divulgazione) della serie curata da Sinistra e Ambiente di Meda per ricostruire gli anni e le drammatiche vicende del disastro della diossina dell'ICMESA, la fabbrica di Meda appartenente al gruppo multinazionale svizzero Givaudan-Hoffman-La Roche.

Questa volta racconteremo con dovizia di particolari la creazione del Bosco delle Querce di Seveso e Meda, luogo simbolo legato indissolubilmente a quei tragici eventi.

Un luogo che diversi gruppi ambientalisti di Seveso e Meda hanno a cuore e monitorano con passione.

LE ORIGINI DI UNA SCELTA

Dopo le partecipate manifestazioni del 1977, durante le quali gli abitanti, i gruppi e i Comitati dei Comuni colpiti dalla diossina TCDD, con Seveso in prima fila, si espressero contro la realizzazione di un forno inceneritore per distruggere il materiale contaminato, Regione Lombardia rinunciò al contestato progetto.

Ne abbiamo scritto in: 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI.

Si scelse allora lo stoccaggio in loco e, tra il 1981 e il 1984, vennero realizzate due vasche impermeabilizzate: una a Meda, di 80.000 m³, e una a Seveso, di 200.000 m³. Al loro interno venne collocato il materiale contaminato, costituito dalle macerie delle case abbattute, dal terreno decorticato, dall'asfalto asportato, dagli animali morti, dalla vegetazione e dal reattore dell'ICMESA, racchiuso in un sarcofago di cemento.

Ne abbiamo scritto in: 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SESTA PUNTATA: LA BONIFICA E LE SUE CRITICITÀ, LE DUE VASCHE DI CONTENIMENTO.

GLI INTERVENTI PER LA CREAZIONE DEL BOSCO DELLE QUERCE DI SEVESO E MEDA

Sempre sulla spinta dei movimenti cittadini, Regione Lombardia optò anche per un intervento di ingegneria ambientale finalizzato al rimboschimento dei terreni della zona A, quella a più alto livello di contaminazione da TCDD, dove il terreno era stato asportato e le case presenti erano state abbattute. La progettazione iniziò nel 1983 nelle sottozone da A1 ad A5, nelle quali era suddivisa la zona A, e le prime attività cominciarono nel 1984. L'area interessata dagli interventi, estesa per 7,81 ettari nel Comune di Meda e per 34,95 ettari nel Comune di Seveso, per un totale di 42,76 ettari, era spoglia e priva di vegetazione, fatta eccezione per un pioppo che aveva resistito ai composti tossici presenti nella nube e che era stato risparmiato dai tagli. La prima necessità fu quella di ricostruire il terreno di coltura, cioè lo strato fertile che era stato asportato perché contaminato.

L'area del Bosco delle Querce come appariva dopo la decorticazione, con il terreno già conferito nelle due vasche di Seveso e Meda

Per questo si utilizzarono terreni vegetali provenienti da diverse località della Brianza, anche distanti fra loro e caratterizzate da proprietà chimico-fisiche differenti.

La piantumazione negli anni Ottanta

Per accelerare la ricostituzione ambientale del luogo, si impiantarono inizialmente specie arboree di rapido attecchimento. Complessivamente furono messe a dimora querce indigene, aceri, carpini, pini silvestri, tigli, salici, betulle, pioppi neri e bianchi, frassini e ornielli. Tra le specie arbustive si scelsero il biancospino, la ginestra, il viburno, il ginepro, la rosa canina e altri cespugli. L'obiettivo era la creazione di un querco-carpineto tipico della pianura lombarda, obiettivo poi raggiunto. Si cercò di ottenere una distribuzione uniforme della vegetazione. Furono escluse dalla piantumazione le superfici sovrastanti le due vasche, sia per la limitata profondità del terreno di riporto, sia per preservare l'integrità della copertura superiore, evitando di appesantirla.

In quelle aree furono pertanto utilizzate soltanto essenze arbustive, laddove consentito. Nel complesso vennero messe a dimora circa 5.000 piante arboree e 6.000 arbustive. Il terreno di coltivo riportato nelle aree scarificate proveniva da luoghi diversi e presentava valori di pH differenti, fattore che causò una significativa moria di querce.

La situazione del pH del suolo del Bosco delle Querce nel 1991

Si dovette pertanto intervenire con ulteriori riporti di terreno, abbondanti concimazioni letamiche, drenaggi e irrigazioni intensive. 

Censimenti degli alberi e degli arbusti nel Bosco delle Querce nel corso degli anni

Negli anni successivi vennero messi a dimora altri alberi e il monitoraggio del 1998 censiva già quasi 22.000 alberi e 24.000 arbusti, molti dei quali nati per germinazione naturale. Successivamente si passò al consolidamento e alla gestione ordinaria del patrimonio forestale esistente, con la realizzazione, da parte dell'ERSAF, di uno stagno all'interno dell'allora area naturalistica. A partire dal 2002, la flora e la fauna del sottobosco furono potenziate e riqualificate attraverso un intervento specifico, promosso da Regione Lombardia ed eseguito dal Centro Flora Autoctona (CFA). L'intervento mirava alla propagazione di diverse specie nemorali tipiche dei boschi planiziali, seguendo i protocolli e gli standard di qualità previsti per le attività del CFA. Nella pianificazione, l'allora Azienda Regionale delle Foreste (ARF), oggi ERSAF, suddivise il Bosco delle Querce in due aree con differenti indirizzi gestionali: una prettamente naturalistica e una a carattere ricreativo.

La suddivisione gestionale delle aree del Bosco delle Querce

Il 10 luglio 1996 il Bosco delle Querce venne ufficialmente aperto alla popolazione, che poté accedervi, ad eccezione dell'area naturalistica, allora delimitata da una recinzione.

NASCE IL PARCO NATURALE REGIONALE DEL BOSCO DELLE QUERCE


Nel dicembre 2005, con la Legge regionale n. 21 del 28 dicembre 2005, successivamente abrogata e con disposizioni confluite e riordinate nell'articolo 193 della L.R. 16 luglio 2007, n. 16, Regione Lombardia istituì formalmente il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce, la cui gestione è affidata al Comune di Seveso, in convenzione con il Comune di Meda.

Un apposito Comitato, composto dai rappresentanti delle amministrazioni di Seveso e Meda, di Regione Lombardia, della Fondazione Lombardia per l'Ambiente e dell'ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste), supervisiona, definisce e pianifica le attività previste, finanziate attraverso una convenzione con Regione Lombardia, solitamente biennale.

La cura e la manutenzione del parco continuarono e continuano a essere affidate all'ERSAF, già ARF (Azienda Regionale delle Foreste), che, a completamento del rimboschimento, aveva attuato anche interventi per favorire lo sviluppo dell'ecosistema.

LA FAUNA NEL BOSCO DELLE QUERCE

Il Bosco delle Querce si presenta come un polmone verde completamente circondato da un tessuto urbano denso, caratterizzato da infrastrutture viabilistiche e insediamenti residenziali e produttivi. Questo comporta un isolamento rispetto ad altre aree verdi dalle quali potrebbero arrivare specie animali in grado di colonizzare il parco. Uno dei principali corridoi ecologici percorribili dalla fauna è l'alveo del torrente Tarò/Certesa, che delimita uno dei lati del Bosco.

Il torrente Tarò/Certesa al confine del Bosco delle Querce, un corridoio per la fauna

Proprio attraverso questo corridoio ecologico sono giunte alcune specie animali. Il Tarò/Certesa, un tempo molto inquinato, ha raggiunto oggi una qualità delle acque sufficiente a consentire anche la presenza di fauna ittica.


Un primo censimento faunistico, effettuato nel 1990, registrò 18 specie di avifauna, 5 specie terrestri e 4 specie di anfibi e rettili. Gli uccelli, grazie alla loro capacità di volare, sono ovviamente avvantaggiati nella colonizzazione di aree verdi isolate.

Il censimento più recente risale al 2016 e ne abbiamo scritto in modo dettagliato in: MEDA-SEVESO: LA FAUNA DEL BOSCO DELLE QUERCE.


Nel censimento risultava la presenza della volpe, diffusa in tutte le aree del parco, del riccio europeo e dello scoiattolo europeo, oltre alla presenza sporadica della faina.

Per gli anfibi e i rettili era stata verificata la presenza di tre specie: due anfibi, il rospo smeraldino (Bufo viridis) e la rana verde (Pelophylax esculentus), e un rettile, la lucertola muraiola (Podarcis muralis). Non era stato rilevato il biacco, specie presente in passato, probabilmente a causa della scarsa consistenza della popolazione, composta da pochissimi individui, e della mancanza di connessioni tra il parco e gli ambienti naturali adiacenti. Non risultava più presente nei rilevamenti la raganella, specie molto esigente dal punto di vista ambientale.

Per quanto riguarda l'avifauna, nel censimento del 2009-2011 le specie osservate nel parco, limitatamente alla porzione situata nel Comune di Seveso, erano 66, di cui 21 nidificanti. Il monitoraggio del 2016 rilevò 83 specie, tra cui lo sparviere, il falco pecchiaiolo, l'astore, la poiana, il gheppio, il gufo, la civetta, il picchio verde, il picchio rosso maggiore e l'airone cenerino.

Questa situazione potrebbe essere già cambiata a causa dell'avvio di alcuni interventi connessi ai cantieri dell'Autostrada Pedemontana Lombarda. Lo sbancamento e il disboscamento di due ettari del Bosco influiranno pesantemente e negativamente sull'ecosistema e sulle specie viventi che lo abitano o lo frequentano. Un altro fattore di disturbo è costituito dall'aumento della frequentazione da parte delle persone che, dopo la rimozione della recinzione, accedono anche alla porzione naturalistica.

IL PONTE DELLA MEMORIA

Sul finire degli anni Novanta, gli ambientalisti di Seveso, fondatori e attivisti del locale circolo di Legambiente intitolato a Laura Conti, vollero ricostruire gli eventi del disastro della diossina attraverso un lavoro di raccolta documentale. Furono raccolti i materiali prodotti dai Comitati e dai soggetti politici presenti all'epoca, gli atti ufficiali delle amministrazioni di Meda e Seveso, di Regione Lombardia e dell'Ufficio Speciale, oltre agli articoli dei giornali che si erano occupati del drammatico evento.

Nel 2001 prese avvio il progetto di ricerca storico-scientifica denominato «Il Ponte della Memoria», promosso dal circolo Laura Conti di Legambiente Seveso, da Legambiente Lombardia, dalla Fondazione Lombardia per l'Ambiente, dall'Agenzia Innova21 e dal Comune di Seveso. In seguito si aggiunse anche la Fondazione Corriere della Sera, che mise a disposizione materiale documentale e giornalistico.

Uno dei pannelli de «Il Percorso della Memoria»

Furono predisposti diversi pannelli didattici e illustrativi, raccolti sotto il titolo «Il Percorso della Memoria», tuttora presenti nel Bosco delle Querce, visibili ai visitatori e utilizzati per attività di educazione ambientale e storica. La loro elaborazione, che coinvolse più soggetti, richiese un lavoro condiviso sui testi dei pannelli.

Sempre nell'ambito del progetto «Il Ponte della Memoria», nel 2006 uscì il libro Seveso. Memorie da sotto il bosco, accompagnato da un DVD e dal film documentario Seveso 10 luglio 1976: una storia da raccontare.

Nel 2016 anche a Meda, su proposta e con una mozione di Sinistra e Ambiente, in continuità con il progetto «Il Ponte della Memoria», venne posizionato sul muro di quella che fu la fabbrica ICMESA un pannello che identifica e ricorda il luogo fisico dal quale fuoriuscì la nube tossica.

Il pannello a Meda, sul muro dell'ICMESA, unico manufatto rimasto della fabbrica

IL BOSCO DELLE QUERCE TRA DISBOSCAMENTO DI DUE ETTARI A CAUSA DELLA PEDEMONTANA E PARZIALE AMPLIAMENTO

Il Bosco delle Querce è oggi minacciato dal disboscamento necessario per consentire il passaggio dell'Autostrada Pedemontana Lombarda, attraverso l'ampliamento dell'attuale sedime della superstrada Milano-Meda-Lentate sul Seveso.

Il progetto definitivo del 2010 prevedeva uno sbancamento di 12 ettari, principalmente nella porzione medese del Bosco. Questa porzione sarebbe stata spazzata via per raddrizzare il raggio di curvatura dell'attuale asse stradale e consentire una velocità massima di 130 km/h ai veicoli in transito.


Contro questo progetto si impegnarono a lungo i gruppi e le associazioni ambientaliste che, riuniti nel coordinamento «INSIEME PER UNO SVILUPPO SOSTENIBILE», organizzarono, in occasione del 10 luglio 2011, un grande evento: L'ABBRACCIO AL BOSCO DELLE QUERCE, che ottenne il patrocinio anche delle amministrazioni di Meda e Seveso.

Momenti della manifestazione «Abbraccio al Bosco delle Querce» del 10 luglio 2011

L'evento registrò una partecipazione significativa, mostrando quanto fossero condivise le preoccupazioni e la protesta dei gruppi di Insieme in Rete.

Successivamente, grazie a una costante pressione su Regione Lombardia, svolta anche in collaborazione con alcuni consiglieri della Provincia di Monza e della Brianza e con rappresentanti in Consiglio regionale, il 27 aprile 2012 il Consiglio di Vigilanza di Regione Lombardia approvò un nuovo progetto definitivo, rinunciando al raddrizzamento del raggio di curvatura e riducendo lo sbancamento previsto a circa due ettari, su aree di confine con l'attuale superstrada. Uno sbancamento che comporterà il taglio di 3.200 alberi adulti. Una ferita profonda per il Bosco.

Da anni gli ambientalisti di Seveso e Meda, insieme a Sinistra e Ambiente-Impulsi, Legambiente Seveso e Seveso Futura, chiedono anche l'ampliamento del Bosco delle Querce, includendo le zone di Seveso a ovest e quelle a est, in prossimità di via della Roggia e via dei Vignee.

La manifestazione del 10 luglio 2021 di Sinistra e Ambiente-Impulsi Meda, Legambiente Seveso e Seveso Futura per chiedere l'ampliamento del Bosco delle Querce

Dopo un lungo e faticoso percorso, fatto di proposte, iniziative pubbliche e incontri con l'amministrazione di Seveso e con la società Autostrada Pedemontana Lombarda (APL), la proposta è stata accolta. Attraverso la concretizzazione e la conversione di due compensazioni ambientali, con i relativi fondi stanziati da APL, è attualmente in corso l'iter per l'ampliamento, con atti amministrativi approvati ed elaborati preliminari presentati a luglio 2026.

Purtroppo, l'ampliamento non comprenderà tutte le aree previste nella proposta iniziale degli ambientalisti, poiché una parte delle superfici di via della Roggia, a Seveso, sarà occupata da manufatti al servizio dell'autostrada, tra cui una vasca di laminazione, rotonde e strade di accesso all'infrastruttura.

La mappa con gli sbancamenti e il parziale ampliamento del Bosco delle Querce

LE ATTIVITÀ NEL BOSCO DELLE QUERCE

Il Parco Naturale Regionale del Bosco delle Querce è un'area verde che subisce la pressione antropica del tessuto urbano circostante.

Negli ultimi anni, oltre alle attività di educazione ambientale svolte da Legambiente Lombardia, i gruppi ambientalisti, diverse associazioni e singoli cittadini hanno lavorato per mantenere alta l'attenzione delle amministrazioni di Meda e Seveso, in particolare di quella di Seveso, in quanto Comune gestore.

Per diversi anni hanno proposto e realizzato iniziative che hanno spaziato dalla memoria e dal significato di questo luogo fino ad attività dedicate al benessere e alla tutela della natura.

Lo hanno fatto attraverso il progetto «INSIEME PER IL BOSCO», approvato anche dal Comitato Tecnico Scientifico del Parco. Il progetto, oltre a organizzare momenti di approfondimento e visite guidate, ha raccontato anche le tragedie di altri disastri ambientali e sanitari, come il Vajont, Bhopal in India, con il coinvolgimento della Union Carbide, la tragedia di Stava, legata alla miniera di Prestavel, e il caso di Casale Monferrato, con l'Eternit.

Più recentemente, con la costituzione del coordinamento «INSIEME PER LA MEMORIA E IL FUTURO DEL BOSCO DELLE QUERCE», è stata data continuità a queste attività, portando la storia e il valore del Bosco anche al di fuori del territorio comunale di Seveso, attraverso serate divulgative e informative sul disastro della diossina dell'ICMESA a Meda e un omaggio a Laura Conti a Cesano Maderno, presso l'Oasi LIPU.

Una serie di iniziative del progetto «Insieme per il Bosco»

IL BOSCO DELLE QUERCE E IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA

In occasione del 50° anniversario del disastro della diossina dell'ICMESA, il Bosco è stato al centro di diverse attività, momenti celebrativi e riconoscimenti. Nel febbraio 2026 ha ottenuto il marchio di «PATRIMONIO EUROPEO» da parte dell'apposita commissione incaricata di valutare le candidature.

Ne abbiamo scritto in: IL BOSCO DELLE QUERCE OTTIENE IL RICONOSCIMENTO DI «PATRIMONIO EUROPEO»: IL COMMENTO DEGLI AMBIENTALISTI DI SEVESO E MEDA.

Il 10 luglio 2026, alle celebrazioni ufficiali era presente il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Purtroppo, come era prevedibile, le istituzioni locali, nella loro narrazione, hanno completamente sorvolato sulle responsabilità di quel dramma e sulla ferita che il Bosco subirà a causa dell'Autostrada Pedemontana Lombarda. Per riportare la ricostruzione storica su un percorso corretto, Sinistra e Ambiente-Impulsi di Meda, il circolo Laura Conti di Legambiente Seveso e Seveso Futura hanno scritto una lettera aperta al Presidente Mattarella, come hanno fatto anche altri cittadini che furono testimoni di quegli eventi. Questa decisione ha provocato la reazione scomposta del sindaco di Seveso e dei suoi estimatori.

Nel luglio 2026 anche il testimone verde, il PIOPPO NERO, sopravvissuto alla diossina e alla successiva bonifica, durante la quale furono abbattuti numerosi alberi, è stato iscritto nell'albo regionale degli Alberi monumentali.

Il pioppo nero all'inizio dei lavori di piantumazione per la creazione del Bosco e ai giorni nostri

Il 26 settembre 2026 sono terminati i lavori di allestimento del Museo multimediale dedicato al dramma della diossina, presso il Centro Visite del Bosco a Seveso. Un museo alla cui realizzazione i gruppi ambientalisti locali hanno contribuito con contenuti e immagini.

Alcuni contenuti del Museo multimediale nel giorno della sua apertura

Rimane alta l'attenzione degli ambientalisti di Meda e Seveso nei confronti del Bosco delle Querce, che ritengono meritevole non solo di essere ampliato, ma anche di essere inserito, pur mantenendo la propria autonomia gestionale, in un nuovo Parco regionale fluviale e territoriale del Seveso.


IL LAVORO DI RICERCA DI SINISTRA E AMBIENTE DI MEDA: LE PUNTATE PUBBLICATE FINORA

11) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, UNDICESIMA PUNTATA: IL BOSCO DELLE QUERCE

10) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, DECIMA PUNTATA: IL COMITATO TECNICO SCIENTIFICO POPOLARE

9) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, NONA PUNTATA: I PROCESSI, LA TRANSIZIONE ECONOMICA, L'ASSASSINIO DI PAOLETTI, LA COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

8) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, OTTAVA PUNTATA: GLI EFFETTI DELLA DIOSSINA SULLA SALUTE, LE INTERRUZIONI DI GRAVIDANZA, L'AZIONE E IL PENSIERO DI LAURA CONTI

7) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SETTIMA PUNTATA: IL GIALLO DEI 41 FUSTI CONTENENTI MATERIALE TOSSICO E NOCIVO

6) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SESTA PUNTATA: LA BONIFICA E LE SUE CRITICITÀ, LE DUE VASCHE DI CONTENIMENTO

5) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUINTA PUNTATA: LE COMMISSIONI ISTITUZIONALI, I LAVORATORI E LA VERTENZA SULLA SALUTE E LA CONOSCENZA, L'OPPOSIZIONE ALL'IPOTESI FORNO INCENERITORE E LE MOBILITAZIONI POPOLARI

4) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, QUARTA PUNTATA: L'EVACUAZIONE DEI RESIDENTI, L'ARRIVO DEI MILITARI, LA MAPPATURA DELLE ZONE CONTAMINATE

3) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, TERZA PUNTATA: 10 LUGLIO 1976, LA DIOSSINA DELL'ICMESA CONTAMINA IL TERRITORIO, POI IL SILENZIO DELLA MULTINAZIONALE, LA MORIA DI ANIMALI, LA CLORACNE

2) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, SECONDA PUNTATA: L'ICMESA AVVIA LA PRODUZIONE DI TRICLOROFENOLO CON PROCESSO E IMPIANTO INSICURI

1) 1976-2026 – 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA, PRIMA PUNTATA: L'ICMESA DI MEDA INQUINÒ IL TERRITORIO SIN DAL SUO INSEDIAMENTO

PREMESSA) 1976-2026: IL 50° ANNIVERSARIO DEL DISASTRO DIOSSINA NON PUÒ ESSERE SOLO CELEBRATIVO, MA DEVE ESSERE MEMORIA VIVA E VERITIERA

Nessun commento:

Posta un commento

Invitiamo gentilmente chi utilizza questo spazio per i commenti a rimanere in tema con il contenuto del post e a mantenere un linguaggio rispettoso, anche quando le opinioni sono diverse. Si informa che non verranno pubblicati commenti contenenti promozioni commerciali.