Il figlio più bello. La memoria ritrovata di Guido Brighi
Ci sono storie che restano a lungo sommerse, come relitti silenziosi sotto la superficie del tempo. Poi, all’improvviso, riaffiorano: basta un dettaglio, una coincidenza, il bisogno ostinato di qualcuno di non lasciarle scomparire. Il figlio più bello di Lorenza Pleuteri nasce così, dal riemergere di una vita breve e intensa, quella di Guido Brighi, partigiano.
Guido Brighi era nato nel 1922 in una famiglia della borghesia milanese. Bello, atletico, inquieto: così lo restituiscono i documenti e le poche testimonianze rimaste. Soldato di leva, paracadutista, allo sfascio dell’esercito dopo l’8 settembre non sceglie la via più semplice o più sicura. Non chiede aiuto ai suoi per fuggire all’estero né per nascondersi. Abbandona la divisa e si unisce a un gruppo di coetanei di Cantù, un nucleo partigiano ancora in formazione. È una scelta netta, solitaria, che lo conduce rapidamente alla morte.
Guido viene ferito a morte mentre pattuglia la zona tra Alzate Brianza e Orsenigo, in un campo lungo lo stradone tra Como e Bergamo. Ha solo ventidue anni. Sua madre fa collocare un cippo nel punto esatto in cui è caduto: una fotografia composta, il nome, le date. Un segno di memoria in un luogo dove quasi nessuno sa chi fosse quel ragazzo né da dove venisse. A prendersi cura della stele, per anni, è soltanto il figlio del giardiniere, su richiesta della madre.
Da questo silenzio prende forma il lavoro di Lorenza Pleuteri: un piccolo libro, autoprodotto, che è insieme ricerca storica, ricostruzione paziente e gesto civile. I ventidue anni di Guido Brighi vengono ricomposti frammento dopo frammento: lo stato di famiglia, le pagelle scolastiche, la cartella clinica che certifica il decesso, la casa natale, i luoghi delle vacanze, la testimonianza di un nipote. Accanto ai dati emergono però anche i vuoti: mesi interi di vita di cui non resta traccia, spazi aperti che interrogano il lettore e ricordano quanto la Storia, quella con la maiuscola, sia fatta anche di assenze.
La documentazione ufficiale indica che Guido fu ucciso da fuoco nemico, probabilmente da un colpo esploso da uno dei paracadutisti fascisti accasermati presso il laghetto di Montorfano, aggregati a una unità speciale della Xª MAS. Ma l’autrice non nasconde le incertezze, le zone d’ombra, le versioni mancanti. I capitoli finali sono ricostruiti attraverso atti e fonti istituzionali e di parte; delle eventuali versioni “dall’altra parte” non si sa ancora nulla. Le ricerche, dichiara Pleuteri, non sono concluse: le reti gettate nei “mari neri” della memoria fascista non hanno ancora restituito risposte. Il libro resta volutamente aperto, disponibile ad accogliere nuovi contributi.
Il figlio più bello non è solo il racconto di una morte, ma il tentativo di restituire dignità e voce a una scelta: quella di un giovane che, nel caos del 1943, decide da che parte stare. È un libro breve, essenziale, ma attraversato da una profonda consapevolezza etica: ricordare non significa chiudere i conti con il passato, bensì continuare a interrogarlo.
Il volume, autoprodotto nel 2025, è acquistabile al prezzo simbolico di 5 euro (cliccare qui). La storia di Guido Brighi è raccontata anche dalla giornalista Vera Paggi nel podcast Mille papaveri rossi, disponibile su Distoriainstoria.it. Un’ulteriore occasione per ascoltare, da più voci, una memoria che chiede di non essere dimenticata.

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