Prosegue tra difficoltà e richieste di chiarimento il confronto tra i gruppi ambientalisti, alcune liste civiche del territorio e la società Autostrada Pedemontana Lombarda sullo stato della bonifica dalla diossina nelle aree interessate dalla costruzione dell’autostrada.
Secondo quanto segnalato da Sinistra e Ambiente – Impulsi di Meda, insieme a Legambiente Seveso, Seveso Futura, Passione Civica, Altra Bovisio, Comitato Ambiente Bovisio e Cittadini per Lentate, continua a essere complicato ottenere informazioni complete e tempestive sull’andamento delle operazioni di bonifica nelle zone di Meda, Seveso e Cesano Maderno.
Le difficoltà emergono nonostante l’esistenza di un tavolo permanente dedicato al monitoraggio degli interventi.
Analisi chimiche e criteri diversi tra i laboratori
Tra i documenti ottenuti attraverso l’accesso agli atti compare il verbale di una riunione tenutasi il 26 gennaio 2026 tra ARPA Lombardia, i soggetti coinvolti nella bonifica e i laboratori incaricati delle analisi chimiche.
Durante le verifiche, ARPA ha riscontrato disallineamenti tra i risultati delle proprie analisi e quelli dei laboratori incaricati dalle imprese coinvolte nella bonifica. Il problema riguarda il criterio utilizzato per calcolare la concentrazione complessiva di diossine nei campioni di terreno.
Per uniformare i risultati, ARPA ha stabilito che tutti debbano applicare il criterio denominato “Medium Bound”, che considera nella somma delle diossine anche i valori minimi, cioè quelli inferiori al limite di rilevabilità degli strumenti.
I laboratori privati avevano invece utilizzato criteri differenti:
- Upper Bound
- Lower Bound
Queste diverse metodologie possono portare a risultati leggermente diversi nella stima della contaminazione. Per questo motivo ARPA ha richiesto che tutti i rapporti di prova vengano riallineati al criterio Medium Bound, con la produzione di nuovi referti aggiornati.
Nel corso della riunione sono state inoltre segnalate alcune discrepanze nelle analisi effettuate da due laboratori su specifiche aree sorgenti, oltre a una incongruenza nella definizione del perimetro dell’area sorgente 44 nel lotto 5 di Cesano Maderno.
Alcuni campioni superano i limiti di bonifica
Gli aggiornamenti più recenti sulle analisi riguardano alcune aree del lotto 3VAR di Cesano Maderno.
Per l’area sorgente SC58.2, tre campioni su quattro analizzati risultano superiori al limite di bonifica di 10 ng/kg, con valori di:
- 34 ng/kg
- 23 ng/kg
- 24 ng/kg
Una situazione analoga riguarda l’area SC59.2, dove tre campioni superano il limite con valori pari a:
- 11 ng/kg
- 19 ng/kg
- 12 ng/kg
Questi dati emergono dai rapporti di prova dei laboratori incaricati dalle imprese, mentre mancano ancora i risultati delle analisi di ARPA, necessari per la verifica definitiva del collaudo delle operazioni di bonifica.
La situazione a Meda
Al 2 marzo 2026 risultano disponibili solo i rapporti di prova dei laboratori di parte su alcune aree del lotto 1 di Meda. Qui l’obiettivo di bonifica è meno restrittivo, poiché si applica il limite previsto per aree industriali: 100 ng/kg.
Dai dati disponibili emerge che:
- l’area A1.1 presenta un valore di 130 ng/kg, superiore al limite
- l’area A1.2 registra 140 ng/kg, anch’esso sopra soglia
- le aree A1.3, A2.1, A2.2 e A42 risultano invece entro i limiti
Anche in questo caso manca ancora il confronto con le analisi di ARPA, indispensabile per stabilire se gli obiettivi di bonifica siano stati effettivamente raggiunti.
Quasi 8.000 tonnellate di terreno contaminato
Un altro punto sollevato dai gruppi ambientalisti riguarda il destino di 7.917,82 tonnellate di terreno contaminato da diossina proveniente dalle aree della bonifica. Secondo la risposta ufficiale di Pedemontana, questi materiali sono stati conferiti all’impianto Viter S.r.l. Si tratta però di un impianto di trattamento e non di una discarica, motivo per cui le associazioni avevano chiesto chiarimenti sulla destinazione finale dei rifiuti.
Cosa significa la risposta tecnica di Pedemontana
Nella comunicazione inviata agli ambientalisti, Pedemontana utilizza una serie di codici previsti dalla normativa sui rifiuti.
In sintesi, il terreno contaminato:
- è stato classificato come rifiuto EER 17.05.04 (terre e rocce da scavo non pericolose);
- è stato conferito con operazione D15, che indica un deposito preliminare prima dello smaltimento finale;
- successivamente viene sottoposto all’operazione D13, cioè un raggruppamento preliminare dei rifiuti prima del loro invio ad altri impianti.
In pratica, secondo l’interpretazione delle associazioni, l’impianto di Saronno svolgerebbe una funzione di stoccaggio e smistamento, mentre lo smaltimento finale avverrebbe in un secondo momento presso altre strutture, probabilmente discariche autorizzate.
La questione della tracciabilità finale
Un passaggio della risposta di Pedemontana riguarda anche una modifica normativa introdotta nel 2021 nel Testo Unico Ambientale. Questa modifica ha eliminato l’obbligo per il produttore del rifiuto di ottenere l’“attestazione di avvenuto smaltimento”, documento che in passato certificava il destino finale dei rifiuti. Secondo Pedemontana, ciò significa che l’obbligo del produttore termina con la consegna del rifiuto all’impianto che lo prende in carico, in questo caso Viter. Di conseguenza, la società ritiene di non essere tenuta a indicare la discarica finale in cui verranno smaltite le terre contaminate.
Nuovi scavi dove la bonifica non è sufficiente
Laddove i campionamenti hanno evidenziato concentrazioni di diossina ancora superiori ai limiti, Pedemontana ha comunicato che saranno necessari ulteriori scavi e approfondimenti. Sono già stati effettuati nuovi campionamenti sui terreni ancora da rimuovere, con l’obiettivo di:
- classificare correttamente il tipo di rifiuto
- predisporre i piani di smaltimento
- organizzare nuove piste di cantiere per raggiungere le celle ancora contaminate
Ambientalisti chiedono un nuovo incontro pubblico
Alla luce di questi elementi, i gruppi ambientalisti e le liste civiche coinvolte hanno chiesto la convocazione di un nuovo incontro del Tavolo Permanente sui lavori di bonifica. L’ultimo confronto ufficiale risale infatti al 17 novembre 2025. Secondo le associazioni, un aggiornamento pubblico è necessario per fare chiarezza su:
- lo stato reale della bonifica
- i risultati completi delle analisi
- il destino finale dei terreni contaminati
Temi particolarmente sensibili per un territorio che continua a fare i conti con l’eredità della contaminazione da diossina legata al disastro industriale della fabbrica Icmesa del 1976.

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