sabato 9 ottobre 2010

Rho: un corteo vivace e multicolore per difendere il territorio dalla cementificazione

Partecipata, vivace e del tutto trasversale la multicolore e nutrita presenza dei movimenti cittadini alla manifestazione organizzata questa mattina a Rho dal Coordinamento Difesa Territorio AREA ALFA “Un altro progetto è possibile!”, di cui fanno parte il Comitato Difendiamo Arese, Legambiente, le Acli di zona, vari comitati cittadini, organizzazioni sindacali dell'Alfa e associazioni di commercianti, nonché esponenti politici dei comuni di Arese, Garbagnate, Lainate e Rho, tutti contrari all'attuale Accordo di Programma per la Riqualificazione dell’area Alfa Romeo (AdP).

Dopo un primo happening davanti alla Stazione di Rho, i circa 600 convenuti hanno sfilato per le vie cittadine (da Via Garibaldi a Via Madonna fino a Via De Amicis, per raggiungere il municipio di Rho. Qui la presidente del Comitato Difendiamo Arese Sara Belluzzo, Gianluigi Forloni di Legambiente, esponenti delle Acli di zona, del centro Sociale la Fornace di Rho (attualmente minacciato da uno sgombero), sindacalisti Alfa, e il Consigliere provinciale Massimo Gatti hanno preso brevemente la parola in difesa del territorio e contro l'Accordo di Programma Fiat-Alfa (AdP).

Il messaggio dei cittadini, forte e chiaro, inviato ai Consigli Comunali di Rho, Arese, Lainate ( che il prossimo 12 ottobre sono chiamati a ratificare l'Accordo di Programma siglato quest'estate in Regione dai rispettivi sindaci): VOTATE NO ALL'ADP: IL NOSTRO TERRITORIO NON HA BISOGNO DI CENTRI COMMERCIALI NE' DI ALTRO CEMENTO O NUOVE TANGENZIALINE.

Seveso e Lambro: due fiumi, una storia comune di cemento

a cura di Legambiente Lombardia

Parte prima

ALLARME ALLUVIONI: IL CEMENTO CONTINUA AD ESPANDERSI NEL BACINO DEL SEVESO A NORD DI MILANO

Il torrente Seveso sembra essere diventato l'incubo della città di Milano, dopo ben tre esondazioni succedutesi nell'arco di un mese, l'ultima dei quali ha causato danni stimati in oltre cento milioni di euro. Ma chi è il Seveso? Si tratta di un torrentello che sgorga da piccole sorgenti dalle colline comasche e che, dopo un percorso di una cinquantina di chilometri, attraversa la città, da sempre. Il suo tracciato urbano viene intercettato dalla Fossa Interna per poi defluire, a valle del capoluogo, nel Lambro attraverso il canale Redefossi. E così è da secoli, senza che Milano si sia mai dovuta più che tanto turbare per i capricci di un corso d'acqua che, in definitiva, resta un torrente, capace dunque di ingrossarsi, ma entro certi limiti, considerato che il Seveso raccoglie le acque di un bacino di modesta estensione e formato da suoli profondi e permeabili: in caso di pioggia infatti, il territorio dell'Alta Pianura a nord di Milano è una vera e propria spugna, appoggiata su uno strato profondissimo di sabbie e ghiaie alluvionali, per cui la gran parte dell'acqua che vi cade dal cielo scompare rapidamente nelle profondità del sottosuolo. Questo, almeno, fino all'inizio del secolo scorso.

Poi sono iniziati i guai.

Il primo guaio è stato la decisione di nascondere il Seveso, che oggi è un corso d'acqua sotterraneo per tutto il tratto milanese. L'ultimo intervento di 'tombatura' è stato ultimato nel 2001, con la realizzazione del capolinea della metrotramvia in via Ornato, sopra gli ultimi 500 metri di tratto scoperto del corso d'acqua, tra le proteste degli ambientalisti: Legambiente in particolare segnalò l'irrazionalità di quell'intervento, ma fu inascoltata tanto da MM Spa (che gestiva il cantiere) quanto dal comune, nella persona del vicesindaco De Corato. Sottoterra, si sa, non è facile capire cosa succede ad un torrente quando si gonfia per l'arrivo di una piena, non si può sapere se la sezione si ostruisce, e certo non è agevole fare pulizia da detriti e sedimenti che si accumulano ad ogni curva. Ma questo è un dato di fatto ormai, certo si può migliorare la vigilanza e la manutenzione preventiva: ma in caso di piena, si possono solo fare gli scongiuri e prepararsi al peggio. Di certo, le responsabilità di questo guaio ricadono su diverse generazioni di amministratori della città di Milano.

Ma è mai possibile che un torrentello che a fatica si rintraccia sulle carte geografiche, possa provocare i danni a cui ormai da decenni ci siamo abituati ad assistere? Sì, se si cambiano i connotati del suo bacino. E ad essere cambiata è precisamente la geografia del bacino del Seveso.

Il territorio a nord di Milano, nelle provincie di Milano e Monza-Brianza, è stato completamente sovvertito dall'urbanizzazione, e quelli che un tempo erano suoli agricoli oggi sono diventati per la maggior parte superfici impermeabili, di cemento e asfalto, dove l'acqua non penetra, ma corre veloce verso valle, determinando piene improvvise e talvolta imprevedibili: basta infatti un violento temporale estivo, anche molto localizzato, a mandare in tilt il Seveso determinando una piena che non può essere smaltita dalle sezioni sotterranee del torrente, che per questo torna in superficie e rivendica il suo spazio naturale di espansione. I dati di urbanizzazione dei comuni a nord di Milano sono infatti sconsolanti: al 2007, l'urbanizzazione ricopre quasi il 70% della superficie dei 16 comuni milanesi e brianzoli direttamente interessati dal bacino del Seveso. Si può dire che ormai le uniche aree libere dal cemento sopravvivono solo nei parchi regionali (Groane, Nord Milano) e sovracomunali. Per il resto il territorio è stato trasformato in una piastra di cemento e asfalto, assolutamente incapace di trattenere l'acqua di pioggia. I 16 comuni 'metropolitani' del bacino del Seveso interessano una superficie territoriale pari a 13.731 ettari, ma di questi ben 9500 sono interessati da edifici. L'acqua che cade ogni anno su queste superfici impermeabili è pari ad oltre 110 milioni di metri cubi. Un singolo, violento acquazzone estivo, con 100 mm di pioggia (ma ne basta la metà per causare seri danni), può riversare su questo territorio la bellezza di 10 milioni di metri cubi d'acqua che, non trattenuta dal terreno, finisce direttamente e rapidamente nel Seveso e deve defluirvi nell'arco di poche ore: una enormità. L'esondazione catastrofica a Milano, in queste condizioni, è letteralmente inevitabile. Ma l'aspetto più sconcertante è il fatto che, in questi comuni, la crescita dell'urbanizzazione appare inarrestabile. Nei soli 8 anni compresi tra il 1999 e il 2007 in questi stessi sedici comuni sono stati urbanizzati oltre 550 ettari di superficie: delle poche superfici ancora libere (4798 ettari nel 1999) ne sono stati sacrificati, in soli 8 anni, quasi il 12%. Questo significa, da un lato, che dal 1999 al 2007 il Seveso è diventato più pericoloso del 12%, e dall'altro che si sono perse preziose superfici utili a riservare spazi per l'espansione del fiume, rallentando così la piena e limitando i danni a valle. I comuni più vicini al capoluogo sono quelli con il suolo maggiormente compromesso: Bresso, Paderno Dugnano, Cinisello Balsamo, Cormano e Cusano Milanino presentano percentuali di urbanizzazione addirittura più alte del dato della città di Milano, e si tratta di comuni posti tutti a valle della presa dello Scolmatore di Nord Ovest: questo significa che una violenta scarica temporalesca in questi comuni provocherebbe una immediata onda di piena che non potrebbe in alcun modo essere deviata, e investirebbe Milano senza che nessuno possa far niente per limitarla. Bisogna risalire il Seveso fino a Lentate, al confine tra le provincie di Monza e Como, per trovare finalmente un dato 'tollerabile' di urbanizzazione (41,3%). E sono davvero poche le eccezioni rispetto alla crescita generalizzata dei suoli urbanizzati. Nella corsa all'occupazione dei suoli liberi eccellono Cormano (+16% di urbanizzazione tra 1999 e 2007), Bovisio Masciago (+11%), Varedo e Nova Milanese (circa +10%). Ogni comune ha potuto gestire il territorio a proprio piacimento, infischiandosi delle conseguenze per i comuni a valle. E continua, impunemente, perchè non c'è nessuna legge o piano che gli impedisca di farlo.
Che fare per risolvere il problema del Seveso? Esistono soluzioni idrauliche (canali scolmatori, bacini e aree di laminazione delle piene, risezionamenti d'alveo, ecc.), da progettare e realizzare, ma deve essere chiaro un dato: nessuna soluzione, da sola, è in grado di risolvere l'incubo dei milanesi, se non si arresta il consumo e l'impermeabilizzazione del suolo nel bacino a nord del capoluogo.

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Tab 1: livello di urbanizzazione e suo incremento recente, nei 16 comuni (MI e MB) direttamente interessati dal bacino del Seveso. Fonte: DUSAF 2.1 di Regione Lombardia, elaborazione a cura di CRCS-Centro Ricerche sul Consumo di Suolo




Parte seconda

LAMBRO: UNA BOMBA A TEMPO. IL CEMENTO DILAGA NELLA 'FU' VERDE BRIANZA ...E LE PIENE SOMMERGONO LE CITTA'

ALLARME 'CEMENTO A PRESA RAPIDA' NEL TRATTO LODIGIANO E SUD-MILANESE


Anche il Lambro, benchè venga chiamato fiume, è in realtà un corso d'acqua ad andamento torrentizio e con portate naturali piuttosto modeste (peraltro generosamente supplementate dalle portate di fogne e depuratori...). E' un fiume che ha fatto e farà parlare a lungo di sé, non solo per le (gravi) vicende di inquinamento, ma anche per il serio rischio alluvionale associato all'attraversamento di aree densamente popolate e di città: il Lambro costituisce il cuore della città di Monza, ma lambisce anche Milano, attraversa Melegnano e, più a valle, Sant'Angelo Lodigiano, dove avviene la confluenza tra Lambro e Lambro Meridionale (un corso d'acqua che origina dal ventre di Milano, originatosi dalla deviazione - avvenuta in epoca storica - delle acque dell'Olona verso la città, anch'esse interrate nel corso del ventesimo secolo, come per quasi tutto il reticolo idrico meneghino).

Le piene del Lambro hanno ripetutamente afflitto queste città, provocando severi danni specialmente a Monza, nella fascia periferica di Milano e nei comuni della cintura milanese. Ma l'intensità delle piene in futuro è destinata ad aumentare, perchè anche nel bacino del Lambro, come già avvenuto per il Seveso, la cementificazione e l'impermeabilizzazione dei suoli procede in modo incontrollato. Il Lambro, per ora e per fortuna, dispone ancora di vaste aree entro le quali il fiume può spagliare senza danno, moderando e rallentando la discesa a valle dei picchi di piena, e molte di queste sono tutelate dalla presenza del Parco regionale della Valle del Lambro. Ma, nonostante ciò, il rischio associato ad eventi alluvionali catastrofici è potenzialmente molto grave (anche se associato ad una frequenza molto più bassa di quella che caratterizza il torrente Seveso): il Lambro infatti non dispone di 'valvole di sicurezza' come è il canale scolmatore per il Seveso, e le caratteristiche del territorio non permettono di prevederne la realizzazione in un prossimo futuro. Il principale strumento disponibile per la moderazione delle piene è la regolazione del livello del Lago di Pusiano, che può fungere da vasca volano per la ritenzione di portate, ma con effetti molto limitati in quanto il lago si trova molto a monte delle principali città. Anche nel caso del bacino del Lambro è dunque necessario e urgente mettere un freno al cemento selvaggio.

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Tab 2: livello di urbanizzazione e suo incremento recente, nei 59 comuni (CO, LC, MI, MB, LO, PV) rivieraschi del Lambro, ripartiti per tratto. Fonte: DUSAF 2.1 di Regione Lombardia, elaborazione a cura di Legambiente
*Nota:
Tratto montano: comuni della provincia di Como rivieraschi del Lambro, dalle sorgenti al Lago di Pusiano (11 comuni)
Tratto pedemontano: comuni delle provincie di Como e Lecco rivieraschi a valle del Lago di Pusiano (8 comuni)
Tratto brianzolo: comuni rivieraschi della provincia di Monza e Brianza (15 comuni)
Tratto milanese: comuni rivieraschi della provincia di Milano (13 comuni)
Tratto lodigiano: comuni rivieraschi delle provincie di Lodi e Pavia (12 comuni)

I dati del repertorio regionale DUSAF 2.1 di Regione Lombardia e riferiti ai comuni rivieraschi del Lambro mettono in luce una situazione differenziata: nelle porzioni montana e pedemontana del fiume il livello di urbanizzazione del territorio si mantiene tutto sommato entro limiti accettabili, mentre la situazione peggiora nettamente nei tratti in cui il fiume attraversa le provincie di Monza e di Milano. Qui si incontrano comuni che hanno ormai impermeabilizzato la quasi totalità del loro territorio: in Brianza troviamo Verano, 79% di suolo urbanizzato, Villasanta al 73%, Giussano al 71%, mentre il capoluogo Monza è all'83% di urbanizzazione. Nel milanese la situazione è se possibile anche peggiore: Sesto San Giovanni, con il 95% di suolo impermeabile, ha un livello di urbanizzazione da record nazionale, vanno malissimo le cose anche a Cologno Monzese, con l'82% di urbanizzazione, e nella città capoluogo regionale, Milano, con urbanizzazione al 78%. Molto migliore è la situazione nel sud milano e nel lodigiano, dove il fiume scorre in un territorio sostanzialmente agricolo. Ma qui a preoccupare è la velocità di urbanizzazione: infatti in queste aree, dove la disponibilità di terreni non è ancora un limite allo sviluppo urbanistico, la velocità con cui il cemento avanza è addirittura tripla rispetto a quella del territorio metropolitano. Si tratta di un segnale estremamente preoccupante, che indica che anche il territorio agricolo della Bassa Padana ormai si sta mettendo a disposizione della peggiore speculazione immobiliare, avviandosi a trasformarsi in una nuova espansione metropolitana.

Incontri Natura 2010 - L'avifauna in Brianza

“Un frullo d’ali: l’avifauna in Brianza”, questo il filo conduttore del ciclo di Incontri Natura 2010 promosso dal CEDAL di Pusiano e dalla biblioteca comunale di Cesana.

Martedì 12 ottobre 2010 - ore 21
Conferenza “L’inanellamento a scopo scientifico: uno strumento chiave per la salvaguardia e lo studio degli uccelli”

Martedì 19 ottobre 2010 - ore 21
Conferenza “Il Parco regionale della valle del Lambro, attività di ricerca e tutela dell’avifauna”

Martedì 26 ottobre 2010 - ore 21
Conferenza "Censimenti e monitoraggio dell’avifauna del Lago di Pusiano"

Presso l’aula civica di Villa Borroni in Via Papa Giovanni XXIII, 4, Cesana Brianza.

Per informazioni
: C.E.D.A.L. Pusiano – Lauretta Carpani: tel 031 865459

Nella foto, tratta da Tracce di naura nel Parco di Monza, il Codibugnolo

venerdì 8 ottobre 2010

Festa dell'Ambiente a Pomelasca di Inverigo

Associazione LE CONTRADE e ORRIDO di INVERIGO

XVI° FESTA DELL’AMBIENTE
Per notizie sulla festa del 2011 cliccare qui

Domenica 10 e 17 ottobre 2010 - dalle ore 14.30
Tenuta di Pomelasca di Inverigo

« TE SE REGORDET … »
ul temp del tegnì a man e di robb tra indrèe

Mostra documentaria sull’arte di vivere senza sprechi e sull’abituale frugalità della nostra gente.
Se pudaria fa amò inscì … per uno stile di vita in armonia con l’ambiente.

Segnaliamo, inoltre, questi altri appuntamenti…

Domenica 10 ottobre 2010 – dalle ore 15.00

Concerto del gruppo folcloristico vive
“ I PICETT DEL GRENTA”
35 suonatori dalla Valgreghentino che vogliono mantenere vive le tradizioni portando, con le loro voci e i loro caratteristici strumenti, canti e allegria ovunque.

Domenica 17 ottobre 2010 – dalle ore 15.00

Concerto di Musiche e Danze popolari del mondo con i …
“NOCINO FOLK”
Semiserio gruppo folk che rende danzabile qualsiasi situazione proponendo gighe e polke, pizziche e tammurriate, danze bretoni ed ebraiche, slave, italiane, irlandesi, rumene, occitane, basche, greche, ….

In preparazione al Concerto del 17 ottobre ...
CORSO DI DANZE POPOLARI
tenuto da Barbara del gruppo “Nocino Folk”
dalle ore 10.00 alle 12.00 – cortile della Cascina di Pomelasca

NEL CORSO DEI DUE POMERIGGI …
dimostrazione di mestieri, mostre fotografiche e documentarie,
visita guidata ai giardini di Villa Sormani, merenda in curt, …

Per pranzare a pochi minuti da Pomelasca in macchina:
Trattoria da Noè in piazza S. Ambrogio - Inverigo.
Raggiungibile anche a piedi con circa 10 - 15 minuti di strada:
Circolo da Pierino – via Trento / presso Santuario di S.Maria – Inverigo 


giovedì 7 ottobre 2010

Groane: Brughiere e paludi si raccontano

Manutenzione conservativa di brughiere, riapertura di zone umide interrate, miglioria forestale e il monitoraggio completo di ben 61 aree umide sono stati gli interventi di miglioramento ambientale degli habitat prioritari realizzati recentemente nel parco Groane, grazie al progetto


realizzato dal Consorzio Parco delle Groane e il WWF Italia con il cofinanziamento di Fondazione Cariplo.

Venerdi 15 ottobre gli organizzatori invitano cittadinanza, simpatizzanti e addetti ai lavori ad una serata di presentazione dei risultati del progetto che giunge così alla sua conclusione dopo un anno.

Accanto ai lavori è stato realizzato il primo e più completo monitoraggio delle aree umide del parco, siti delicati e particolarmente importanti. Sei uscite sul campo e la consultazione di molto esperti locali hanno permesso di mappare ben 61 aree umide, che ora costituisce uno straordinario strumento di conservazione attiva. Per ogni area sono elencate le caratteristiche fisiche e biologiche, nonché problemi di conservazione e proposte di soluzione.
I problemi da risolvere sono molti, l’interramento, il degrado, la presenza di specie esotiche, ma le aree umide delle Groane rappresentano un insieme di ecosistemi di elevato valore e grandi potenzialità che è necessario conoscere e tutelare attraverso interventi attivi.
Ai partecipanti verrà fornita una versione sintetica del lavoro fatto.

In contemporanea durante la serata Maurizio Valota presenterà il proprio lavoro di redazione dell’Atlante degli Anfibi e dei Rettili del Parco delle Groane.

Dove: Centro Parco - Via della Polveriera 1 Solaro (MI)

Programma del 15 ottobre 2010
20.00 – rinfresco offerto dal progetto
21.00 – presentazione dei risultati del progetto – Luca Frezzini Parco delle Groane
21.20 – presentazione del database delle aree umide del parco – Mauro Belardi WWF Italia
21.40 – presentazione del libro “Anfibi e Rettili del Parco delle Groane” da parte dell’autore Maurizio Valota

Fonte: Wwf Italia
Immagine tratta dal sito del Parco

mercoledì 6 ottobre 2010

Vieni nei boschi della Brughiera


10 ottobre 2010
- Camminata Meda-Montorfano
Percorso lungo il sentiero Meda-Montorfano di circa 21 km, per camminatori allenati, della durata di circa 5 h. Ritrovo ore 7.45 in fondo a Via Varese a Meda.
Al termine spaghettata offerta dagli organizzatori.
Per il rientro è previsto il pullman.
Organizzazione a cura della Società Escursionisti Medesi e del Club Alpino Italiano di Meda
Prenotazioni e informazioni ulteriori: semmeda@alice.it tel.:0362.341440 / caimeda@libero.it tel.: 0362 71607

Per scoprire i segreti del percorso cliccare qui.

Area Alfa: “Un altro progetto è possibile!”

Sabato 9 ottobre alle 9.30 in Piazza della Stazione a Rho, si terrà una manifestazione, organizzata dal Coordinamento Area Alfa “Un altro progetto è possibile!”, contro l'Accordo di Programma Alfa Romeo.

Sarà l'occasione per far sentire la propria voce ai Consigli Comunali di Rho, Arese, Lainate che il 12 ottobre dovranno ratificare l'AdP, siglato dai tre rispettivi sindaci lo scorso 14 settembre in Regione, nonostante le 4000 firme contrarie degli aresini e le 1600 dei cittadini di Lainate.

L’Accordo prevede la realizzazione di un grande Centro Commerciale (77.000 mq (45.000 di vendita!) che si aggiunge a quello previsto a Garbagnate, di un’ampia area residenziale, di una viabilità dall'impatto estremamente negativo sul territorio (con un'inutile tangenzialina che lambisce il centro abitato di Arese), ma soprattutto cancella di fatto la vocazione industriale di gran parte dell'area. Oltre ai danni ambientali (quali il coinvolgimento di un'area di Parco protetta dalla Regione Lombardia, con specie faunistiche e floreali rare) che deriveranno anche dal previsto insediamento residenziale e all’assenza sostanziale di un intervento di qualità in ambito produttivo, il grosso centro commerciale influirà sul tessuto commerciale dei tre comuni favorendo la “desertificazione” già in atto nei centri storici con gravi conseguenze non solo economiche, ma sociali.

Il Coordinamento continua a pensare che a questo accordo, osteggiato dai cittadini, dagli ambientalisti, dai commercianti e dai lavoratori, è possibile dare un’alternativa credibile che parta dai bisogni del territorio.
Questo significa: produzione di qualità, occupazione, servizi pubblici adeguati e verde compatto. Per questo motivo il Coordinamento terrà sotto pressione fino all'ultimo i Consigli Comunali perché respingano questo accordo imposto dall’alto: l’area Alfa Romeo merita altro e di più!
La manifestazione è un'occasione per fare sentire forte e chiara ai sindaci e ai consigli comunali la voce dei tanti cittadini che si oppongono all'AdP e che credono che svendere per quattro soldi e due strade il proprio territorio non sia una buona politica. Di tutto abbiamo bisogno tranne che di altro asfalto e cemento !

Del Coordinamento, promosso a suo tempo dal Comitato Difendiamo Arese e da Legambiente Rho, fanno parte numerosi soggetti della società civile di Rho, Arese, Lainate, Garbagnate, tutti contrari all'attuale Accordo di Programma per la Riqualificazione dell’area Alfa Romeo (AdP).

Alla manifestazione hanno aderito anche diverse forze politiche e sindacali. Ecco le loro firme.

Il Coordinamento Area Alfa “Un altro progetto è possibile”

(WWF Lombardia, Lac, Acli, Legambiente, Comitato Difendiamo Arese, Associazione culturale Filo della Memoria di Lainate, Associazione Commercianti di Lainate, Circolo Culturale Gramsci di Garbagnate, Comitato Commercianti Garbagnatesi, Comitato Garbagnatese per la Tutela dell'Ambiente, Comitato Residenti di Bariana, Gruppo opposizione Circoscrizione 5 Rho, Sindacati Slai Cobas, Cub, Fiom, Arese Flm, Partito Democratico di Arese, Rho, Lainate, Rifondazione Comunista Provinciale, Lista Civica - Un'altra provincia Prc Pdcl, Comitato No Expo, Centro Sociale SOS Fornace Rho)