L’appello del sindaco per rintracciare i familiari.
Seregno si prepara ad accogliere una nuova pietra d’inciampo, un segno concreto di memoria che restituisce nome e dignità a una vittima della violenza nazifascista. A darne notizia è stato il sindaco Alberto Rossi con un lungo e sentito messaggio pubblicato sulla sua pagina Facebook, nel quale ha raccontato la storia di Claudio Appennini e annunciato tempi e luogo della posa.
«Ieri (giovedì 15 gennaio) sono stato in Provincia, insieme al Comitato Pietre d’Inciampo, per ritirare una nuova pietra che nei prossimi giorni verrà posata a Seregno. È dedicata a Claudio Appennini», ha scritto il primo cittadino, sottolineando il valore simbolico di questo gesto.
Il sindaco ha ripercorso la vicenda umana e storica di Appennini, presentandolo come «un ragazzo come tanti». Arruolato all’inizio della guerra come artigliere nel 13° Reggimento Artiglieria della Divisione “Granatieri di Sardegna”, Claudio fu impegnato prima in Jugoslavia e poi, dal 1942, nella difesa di Roma. Dopo l’8 settembre 1943, però, la sua storia incrociò uno dei momenti più drammatici della storia italiana.
«Dopo l’8 settembre 1943 rifiutò di arrendersi. Combatté contro i tedeschi a Porta San Paolo, uno dei primi episodi della Resistenza», ha ricordato Rossi. La sconfitta portò alla cattura dei soldati italiani sopravvissuti e alla loro deportazione in Germania. Anche a Claudio venne offerta più volte la possibilità di aderire alla Repubblica Sociale Italiana, ma la sua scelta fu sempre la stessa: «Disse sempre no. Un no consapevole, pagato con condizioni di prigionia durissime».
Claudio Appennini morì nel campo di prigionia di Küstrin, oggi Kostrzyn nad Odrą in Polonia, il 19 marzo 1945, «a pochi mesi dalla fine della guerra», come ha evidenziato il sindaco.
Particolare rilievo è stato dato all’annuncio della cerimonia di posa della pietra d’inciampo, un momento aperto alla cittadinanza: «La pietra d’inciampo verrà posata il 31 gennaio alle ore 15, in via San Benedetto, all’incrocio con via Stefano», ha precisato Rossi. Un appuntamento che vuole essere non solo commemorativo, ma anche di riflessione collettiva.
«Sarà un gesto semplice, ma importante: restituire un nome, una storia, un volto a chi è stato cancellato dalla violenza della storia», ha scritto ancora il sindaco, richiamando il significato profondo delle pietre d’inciampo.
Nel suo messaggio, Alberto Rossi ha voluto lanciare anche un appello pubblico: ad oggi non sono stati rintracciati eventuali familiari di Claudio Appennini. «Colgo anche questa occasione per fare un appello: ad oggi non siamo riusciti a rintracciare eventuali familiari di Claudio Appennini. Se qualcuno avesse informazioni, o riconoscesse questo nome come parte della propria storia familiare, sarebbe importante potersi incontrare», ha dichiarato.
Il post si chiude con una riflessione che riassume il senso dell’iniziativa: «Le pietre d’inciampo servono a questo: non a celebrare, ma a ricordare. A fermarsi un attimo, abbassare lo sguardo, e capire che dietro ogni nome c’è stata una vita».
Un invito alla memoria e alla responsabilità, che il 31 gennaio troverà forma concreta nelle strade di Seregno.
La posa della pietra d’inciampo dedicata a Claudio Appennini richiama il senso più profondo della memoria: ricordare chi ha pagato con la vita il rifiuto del nazifascismo. Appennini disse no alla Repubblica Sociale Italiana, un no consapevole che lo condusse alla deportazione e alla morte.
Proprio per questo, l’iniziativa pone una domanda sul modo in cui la città racconta la propria storia. Nel 2015, nel cimitero di Seregno e a ridosso del monumento ai Caduti, è stata collocata una lapide dedicata ai “combattenti seregnesi della Repubblica Sociale Italiana”, priva di qualsiasi contestualizzazione critica.
Le pietre d’inciampo – come ricordato dal sindaco – non celebrano, ma ricordano. Restituiscono un nome a chi è stato cancellato dalla violenza di un regime. La coesistenza di queste memorie, una che ricorda chi ha detto no e un’altra che normalizza l’esperienza della RSI, apre una contraddizione evidente.
Non per dividere, ma per chiarezza storica e civile: lo spazio pubblico non è neutro. E la memoria, per essere davvero tale, deve essere coerente.

Nessun commento:
Posta un commento
Invitiamo gentilmente chi utilizza questo spazio per i commenti a rimanere in tema con il contenuto del post e a mantenere un linguaggio rispettoso, anche quando le opinioni sono diverse. Si informa che non verranno pubblicati commenti contenenti promozioni commerciali.