![]() |
| Rendering del ponte verde realizzato da APL. |
C'è una frase attribuita allo scrittore indo-trinidadiano V. S. Naipaul che, più o meno, dice così: «Hai davvero vinto quando la tua idea viene fatta propria dal tuo avversario.»
È una definizione sorprendentemente efficace della politica quando funziona. Perché il vero obiettivo non dovrebbe essere poter dire "l'avevo detto io", ma vedere realizzata una buona idea, indipendentemente da chi poi la inaugura, la rivendica o ci taglia il nastro.
Naturalmente, tra la teoria e la pratica c'è di mezzo l'orgoglio umano. E così capita che, appena una proposta comincia a prendere forma, inizi anche la gara per stabilire chi l'ha inventata per primo. È quello che sta accadendo in questi giorni attorno al futuro "ponte verde" del Bosco delle Querce.
| Il Presidente Sergio Mattarella, la sindaca Alessia Borroni e il plastico del "ponte verde" sulla Pedemontana. Foto tratta dal sito del Quirinale. |
Dopo la visita del Presidente Sergio Mattarella alle celebrazioni del cinquantesimo anniversario del disastro Icmesa, il plastico che mostrava il collegamento tra il Bosco delle Querce e le future aree di ampliamento oltre la Pedemontana ha inevitabilmente attirato l'attenzione. La sindaca di Seveso ha rivendicato il progetto come un risultato dell'amministrazione. Seveso Futura e le associazioni ambientaliste del territorio - Legambiente Seveso, Sinistra e Ambiente Meda, Comitato Ambiente di Bovisio Masciago, L'Altra Bovisio Masciago, Passione Civica per Cesano Maderno, Cittadini per Lentate - hanno però ricordato che proprio una proposta di questo tipo era stata avanzata da loro in Consiglio comunale e inizialmente respinta dalla maggioranza, salvo poi riapparire, con il passare dei mesi, all'interno del percorso progettuale.
La disputa sulla primogenitura è comprensibile. Ma rischia di far passare in secondo piano la domanda davvero importante: che cosa dovrebbe essere un ponte verde?
Perché un ponte verde non è un ponte dipinto di verde.
Non basta nemmeno che sia percorribile a piedi o in bicicletta.
Un autentico ecodotto nasce per ricucire ciò che un'infrastruttura inevitabilmente divide. Strade e autostrade frammentano gli habitat, interrompono i corridoi ecologici, isolano le popolazioni animali e aumentano il rischio di investimenti della fauna. Ogni anno, in Europa, milioni di animali muoiono sulle strade. La biodiversità paga un prezzo altissimo alla nostra mobilità.
Per questo, nei progetti più avanzati, gli ecodotti vengono concepiti come una vera continuazione del paesaggio naturale. Devono essere ampi, ricoperti di terreno vegetale, alberi e arbusti, con un ambiente il più possibile simile a quello circostante. La vegetazione non è un elemento ornamentale: serve a guidare gli animali verso l'attraversamento e a proteggerli dal rumore, dalle luci e dalla presenza del traffico.
C'è poi un aspetto di cui si parla troppo poco. Un ecodotto non tutela soltanto la fauna: protegge anche chi viaggia in automobile. Gli animali, infatti, non smettono di spostarsi perché l'uomo costruisce una strada. Continueranno a cercare di raggiungere i loro territori, i luoghi di alimentazione o di riproduzione. Se non trovano un passaggio sicuro, tenteranno comunque di attraversare la carreggiata, con conseguenze spesso drammatiche sia per loro sia per gli automobilisti. Un ponte verde, insieme alle recinzioni e agli altri sistemi di accompagnamento della fauna, serve proprio a questo: indirizzare gli animali verso un attraversamento protetto, riducendo il rischio di incidenti e rendendo più sicura l'infrastruttura per tutti.
L'obiettivo non è quindi costruire un bel punto panoramico sopra l'autostrada, ma permettere alla natura di attraversarla senza accorgersi quasi della sua presenza. È una differenza sostanziale.
Ed è proprio su questo punto che, negli ultimi due anni, associazioni ambientaliste e gruppi di opposizione hanno insistito con forza. Nei documenti presentati al Comune e negli incontri con le amministrazioni di Seveso e Meda hanno espresso più di una perplessità sull'ipotesi, allora circolata, di una semplice passerella ciclopedonale, giudicata insufficiente sia per compensare la perdita degli attuali collegamenti sia, soprattutto, per garantire un reale passaggio faunistico. La proposta alternativa era chiara: realizzare un vero ponte verde, largo, vegetato, integrato con l'ampliamento del Bosco delle Querce e capace di svolgere una funzione ecologica prima ancora che ricreativa.
Del resto, gli stessi atti del Consiglio comunale raccontano un percorso curioso. Nella mozione approvata dalla maggioranza nel luglio 2024 si parlava di un "ponte pedonale". Seveso Futura presentò un emendamento sostituendo quelle due parole con una definizione molto più impegnativa: "un grande ponte ciclopedonale verde, ampio collegamento, rivestito di terra e vegetazione". L'emendamento fu respinto.
Successivamente, però, il tema del ponte verde è entrato stabilmente nel dibattito pubblico e nella progettazione collegata alla Pedemontana. Nel verbale della commissione territorio dell'ottobre 2025 si parla ormai esplicitamente del futuro "ponte verde", pur rinviandone la progettazione alla fase successiva all'avvio del cantiere autostradale.
È qui che torna utile la frase di Naipaul. Se davvero un'idea valida viene adottata da chi inizialmente l'aveva respinta, forse quella è già una piccola vittoria. Purché, naturalmente, non resti soltanto uno slogan.
Qualche elemento, oggi, lo conosciamo. Durante le celebrazioni del cinquantesimo anniversario del disastro dell'Icmesa è stato presentato un plastico che raffigura il futuro collegamento tra il Bosco delle Querce e le aree di ampliamento oltre la Pedemontana. Il ponte dovrebbe avere una larghezza di circa 25 metri e una lunghezza di 58: dimensioni che, almeno sulla carta, sembrano coerenti con quelle richieste per un vero ecodotto. È molto probabile che quel plastico sia stato elaborato sulla base di un progetto di massima e di una relazione tecnica. Non siamo però ancora di fronte a un progetto esecutivo, ed è proprio questa la fase più delicata. Perché un ecodotto non si misura soltanto con il metro. La sua efficacia dipenderà da molti altri fattori: dalla conformazione del terreno, dalla continuità della vegetazione, dalle specie arboree e arbustive utilizzate, dalle barriere contro rumore e luci, dai sistemi che accompagneranno la fauna verso l'attraversamento e dal collegamento con gli habitat circostanti.
Per questo ci auguriamo che la progettazione definitiva non rimanga confinata negli uffici tecnici, ma coinvolga naturalisti, ecologi, esperti faunistici e anche la cittadinanza. Sarebbe il modo migliore per trasformare un'opera di mitigazione in un vero intervento di ricucitura ecologica, capace di diventare un modello per tutto il territorio. Se accadrà, importerà poco chi potrà rivendicarne la paternità. Sarà una vittoria del Bosco delle Querce, della biodiversità e, in fondo, anche della buona politica. Perché le idee migliori non hanno bisogno di una targa con il nome dell'autore. Hanno bisogno di essere realizzate bene.

Sarà forse il primo ponte di questo tipo in Italia. Teniamo le dita incrociate!
RispondiEliminaIn realtà non sarebbe il primo ecodotto in Italia. Un volume della Fondazione Lombardia per l'Ambiente, La connessione ecologica per la biodiversità. Corridoi ecologici tra Parco del Ticino e Parco del Campo dei Fiori (2012), ricorda che nel nostro Paese esistono già diverse esperienze significative. Tra queste spiccano proprio gli ecodotti realizzati nel vicino Parco lombardo della Valle del Ticino, costruiti nell'ambito della realizzazione della superstrada SS 336 di collegamento con Malpensa 2000, con sovrappassi larghi circa 180 metri (a pagina 92 del volume sono pubblicate anche alcune fotografie).
EliminaInoltre Marco Dinetti (Road Ecology in Italia: gioie e dolori), ricorda i quattro ponti verdi realizzati già a metà degli anni Ottanta lungo l'Autostrada del Carso, i numerosi sottopassi faunistici costruiti tra Pordenone e Udine e il viadotto della riserva naturale Orti-Bottagone, in Toscana.
Quello previsto al Bosco delle Querce avrebbe però un'importanza particolare perché rappresenterebbe uno dei più significativi interventi di ricucitura ecologica in un'area fortemente urbanizzata e frammentata come la Brianza. Speriamo davvero che venga realizzato nei tempi previsti.
Quindi lasciamo che i falsi, i bugiardi e menzonieri continuino a governarci, a renderci sudditi e succubi. Che mondo sarebbe questo? Di certo non un mondo migliore!! Quindi anche su questi aspetti occorre fare emergere la verità, la dignità e il giusto riconoscimento!
RispondiEliminaGià inserito e l'avete bocciato.
RispondiEliminaLe idee sono importanti, ma altrettanto importante è che trovino attuazione. Su come si sia arrivati a questo risultato si potrà discutere e ricostruire il percorso. Oggi, però, crediamo sia essenziale concentrarsi affinché il ponte verde venga realizzato nel migliore dei modi. In altre parole, cerchiamo di guardare la luna e non il dito.
RispondiElimina