giovedì 9 aprile 2026

Teli strappati sulla bonifica: gli ambientalisti contestano la versione di Pedemontana

Le operazioni di ripristino dei teli. Immagine tratta dal web.

Nelle aree interessate dalla bonifica da diossina lungo la tratta B2 di Pedemontana, tra Meda, Seveso e Cesano Maderno, torna alta l’attenzione dei gruppi ambientalisti e delle liste civiche locali. A intervenire sono i soggetti che partecipano al Tavolo Permanente sulla bonifica (Sinistra e Ambiente – Impulsi Meda, Legambiente circolo “Laura Conti” Seveso, Seveso Futura, Passione Civica per Cesano Maderno, Altra Bovisio Masciago, Comitato Ambiente Bovisio Masciago e Cittadini per Lentate) che hanno sollevato nuove preoccupazioni sullo stato delle aree contaminate.

Al centro della contestazione vi è la gestione delle coperture protettive dei terreni e, più in generale, lo stato reale di avanzamento della bonifica.

Secondo quanto segnalato dalle associazioni e dai gruppi civici, il forte vento che ha colpito la Brianza negli ultimi giorni di marzo ha provocato lo spostamento e lo strappo di numerosi teli di protezione posizionati sulle cosiddette “aree sorgenti”, ovvero i terreni da cui è stato rimosso lo strato contaminato da diossina. In diversi casi, le coperture sarebbero risultate sollevate o danneggiate, lasciando porzioni di suolo scoperte. Anche i teli posti lungo le recinzioni di contenimento risulterebbero in più punti compromessi o abbattuti.

Una situazione ritenuta critica, che ha portato i gruppi a inviare una richiesta formale di intervento agli enti coinvolti - tra cui Autostrada Pedemontana Lombarda, ARPA, Regione Lombardia e le amministrazioni locali - sollecitando il rapido ripristino delle coperture per evitare la possibile dispersione di polveri contaminate nell’ambiente circostante.


La risposta di Pedemontana, arrivata il 3 aprile, ha riconosciuto gli effetti del vento e comunicato che le imprese incaricate sono già al lavoro per sistemare i teli. Tuttavia, è soprattutto un passaggio della comunicazione ad aver suscitato forti perplessità: secondo la società, infatti, “non si tratta di una situazione che possa mettere in allarme o avere impatti sulla sicurezza”, in quanto gli spostamenti sarebbero avvenuti “su aree già bonificate”, pur essendo ancora in attesa dei risultati del collaudo.

Una posizione che i gruppi ambientalisti definiscono “azzardata, incongruente e fuorviante”. Le associazioni sottolineano infatti come, in numerose aree, la bonifica non possa essere considerata conclusa proprio perché i risultati ufficiali delle analisi di ARPA non sono ancora disponibili. In diversi casi, aggiungono, i collaudi risultano non conformi o non ancora completati.

Particolarmente significativa, secondo i gruppi locali, è la situazione del lotto 1 di Meda. Qui, sulla base dei dati disponibili, emergono valori di diossina superiori ai limiti fissati per l’obiettivo di bonifica in alcune aree specifiche. In altri punti, pur rientrando formalmente sotto soglia, si registrerebbe comunque una presenza significativa di contaminanti nel terreno.

Alla luce di questi elementi, gli ambientalisti contestano l’affermazione secondo cui le aree interessate sarebbero già bonificate. In assenza della validazione definitiva da parte di ARPA, sostengono, tale definizione sarebbe prematura e rischierebbe di minimizzare una situazione ancora aperta.

Il tema centrale resta quello del principio di precauzione. In un contesto in cui permangono incertezze sui livelli di contaminazione e sulla conformità dei collaudi, secondo i gruppi ambientalisti la priorità dovrebbe essere garantire condizioni di massima sicurezza. In questo senso, il rapido ripristino dei teli di copertura viene considerato un intervento indispensabile per ridurre il rischio di dispersione di polveri contaminate, soprattutto in presenza di eventi meteorologici intensi.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di criticità segnalate negli ultimi mesi dagli stessi soggetti, che denunciano ritardi nella trasparenza delle informazioni e difficoltà nell’accesso ai dati completi delle analisi. Una situazione che, a loro avviso, rende ancora più necessario un monitoraggio rigoroso e indipendente delle operazioni di bonifica.

In attesa dei risultati ufficiali di ARPA e del completamento delle verifiche, la distanza tra la posizione degli enti gestori e quella delle realtà ambientaliste appare ancora significativa. Sullo sfondo resta una questione cruciale per il territorio: la garanzia che la bonifica venga effettivamente completata e certificata prima di qualsiasi valutazione definitiva sulla sicurezza delle aree interessate.

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